Potare gli alberi: perché

In Italia, pressoché ovunque, pur con le debite eccezioni, sulle piante arboree ornamentali vengono effettuate potature che compromettono la vitalità degli alberi.

Alessandro Chiusoli

Lungo le strade statali, provinciali e comunali gli alberi ornamentali vengono mutilati con tagli che eliminano la maggior parte delle chiome; in questo modo si deprime lo sviluppo degli alberi stessi e se ne provoca sempre una precoce, o precocissima, fine.
Troppo poco si è fatto o si sta facendo per l’istruzione di tecnici e potatori nel campo delle piante arboree ornamentali. Per questo motivo ho ritenuto indispensabile riproporre l’argomento: esporre in termini pratici, semplici, anche se non troppo scientifici, quale sia il bagaglio minimo indispensabile di nozioni che chi si accinge a potare una pianta ornamentale deve avere.

Un colossale platano non potato a Bolzano. Anche nelle città, quando esiste lo spazio sufficiente, gli alberi possono svilupparsi liberamente senza potature con minori rischi per la loro integrità. La potatura, spesso, se mai eseguita è causa di un precoce deperimento dell’albero. Trasformazione di tigli in Svizzera dalla forma obbligata alla forma libera. L’operazione è possibile dal notevole spazio disponibile. Comporterà anche un drastico diradamento degli alberi.

Purtroppo, come è costume nel nostro Paese, dell’argomento si occupano molti volonterosi e volontari, spesso incompetenti, ma poco gli specialisti della materia. E gli specialisti della materia esistono. Sono gli arboricoltori: gli esperti, i tecnici, i ricercatori e i docenti. Osservando le cosiddette potature praticate nella maggior parte d’Italia, gli arboricoltori si rendono conto che chi, pota, quasi sempre, non ha alcuna idea degli scopi della potatura stessa e delle conseguenze che i tagli provocano alle piante. Infatti è pratica diffusa tagliare indiscriminatamente rami e branche, capitozzare gli alberi, quasi che il fine ultimo della potatura sia l’ottenere, da ogni pianta, una notevole quantità di legna da ardere. Il problema rappresentato dalle potature, specie stradali è, in effetti, complesso e va studiato e ponderato, in quanto i motivi che spingono i tecnici di enti pubblici e gli amministratori ad effettuarle, sono diversi.

Altro errore di base: alberature stradali (i platani a destra) dominate da verde privato (i pini a sinistra). La posa in opera dei platani in una strada ombreggiata è stata evidentemente una scelta gratuita la cui conseguenza per i cittadini è un continuo onere per potature di contenimento (oltretutto eseguite con la maggior incompetenza possibile). Linee elettriche aeree, illuminazione stradale, insegne ecc. sono causa indiretta di decisioni tecniche sbagliate. Questo platano capitozzato a Riccione testimonia una serie di errori che vanno dalla progettazione (specie inadatta alle strade troppo strette), alle scelte urbanistiche (alterazione delle volumetrie precedenti con aumento della cubatura costruita e conseguente messa in sofferenza delle piante esistenti), alla tecnica sbagliata e impropria dell’esecuzione.

D’altra parte è necessario affermare e ribadire che alcuni radicati concetti quali: la potatura fortifica gli alberi, la potatura è necessaria. la potatura rinvigorisce ecc., riferiti alle piante arboree ornamentali, sono sbagliati in toto, non ancorati ad alcuna base scientifica e tecnica, sono frutto di diffusa ignoranza della fisiologia delle piante arboree, e contribuiscono a diffondere errate soluzioni del problema. La potatura delle piante legnose è una pratica colturale importante e delicata, non alla portata di tutti coloro che sanno maneggiare una motosega, e i cui effetti si ripercuotono profondamente sull’habitus della pianta con conseguenze spesso irreversibili. Ritornando ai motivi per cui gli alberi ornamentali vengono potati, se ne elencano alcuni.

1) Molto spesso nelle città, lungo le strade e nei giardini, gli alberi vengono piantati troppo fitti e, una volta accresciuti, dovrebbero venire diradati, oppure vengono messe a dimora specie a grande sviluppo al posto di alberi a portamento colonnare o di piccola mole. Tuttavia, spesso, i tecnici preferiscono, oppure sono costretti, a ridurre  le chiome con ‘potature’ pur di non dover affrontare operazioni di diradamento degli alberi che comportano decisioni spesso impopolari, in quanto i cittadini, a volte malamente orientati da campagne giornalistiche campate sull’effetto, sul sensazionale e sullo scandalo facile, insorgono a ogni abbattimento di albero in città, senza evidentemente poter discernere tra scelte tecnicamente valide e truffe o aggiramento dei regolamenti urbanistici. In questo modo però è chiaro che si massacrano tutti gli alberi, che si mettono tutti in condizioni di precario equilibrio, e che si erode, in maniera forse meno evidente, ma estremamente dannosa, tutto il patrimonio verde. Gli effetti di queste potature devastanti sono noti: la carie si insedia nei tronchi, dopo qualche anno, gli alberi deperiscono “misteriosamente” per un “cancro che mangia il tronco dall’interno”  e “Il Comune importa piante inglesi particolarmente resistenti” (Sic). Sarebbe stato meglio che quel Comune avesse consultato esperti di potature e non avesse scelto la politica del tagliare per non dover diradare gli alberi piantati a sesto troppo serrato.

2) Ignoranza da parte dei responsabili di enti pubblici delle più elementari basi e principi che regolano la potatura. Negli Enti pubblici spesso, infatti, le operazioni di potatura aderiscono a servizi tecnici i cui dirigenti sono ingegneri, geometri, periti edili, ecc. – cioè qualificati operatori in campi tecnici che con le competenze specifiche del Dottore Agronomo Forestale o del Perito Agrario non hanno nulla da spartire. E’ tempo che gli ordinamenti professionali, fissati dalle Leggi, vengano rispettati, che i posti destinati a Dottori Agronomi Forestali o a Periti Agrari vengano riservati a questi professionisti, o, quantomeno, le Amministrazioni pubbliche che hanno organici scarsi, affidino a Dottori Agronomi e Forestali specializzati, consulenze su problemi di manutenzione delle aree verdi.

3) Tentativo di rimediare, con ripetute potature di riforma, a impianti effettuati da incompetenti, con scelta sbagliata delle specie arboree, con sesti troppo ravvicinati, o piantagioni troppo a ridosso di costruzioni (piante troppo fitte tra loro, alberi giganteschi su marciapiedi molto stretti, ecc.). Sempre o troppo spesso nel nostro Paese non si sono utilizzate le competenze tecniche degli agronomi nella progettazione del verde urbano e se ne vedono ovunque le conseguenze: alberi a grande sviluppo, come platani e Celtis australis, in strade troppo strette piantati a distanze inferiori di molto ai 10 -. 12 metri; assenza nelle alberature stradali di varietà a portamento piramidale se si esclude il pioppo cipressino o il cipresso nero, ecc.

4) Impiego di manodopera non qualificata.

5) Scarsa capacità decisionale da parte dei tecnici. I pubblici amministratori debbono convincersi che potare bene le piante ornamentali significa salvare parte del verde esistente con beneficio della salute di tutti; significa anche risparmiare dei fondi che si possono destinare a più proficue attività. Bisogna quindi che nella formazione professionale si dia spazio all’istruzione di giardinieri e potatori qualificati. Gli amministratori, inoltre, debbono anche rendersi conto che non si può continuare a contare sui voti dei gonzi cittadini sbandierando a scopi elettorali ettari ed ettari di nuovi parchi o espropri di annosi parchi privati e poi lasciare che il patrimonio arboreo esistente venga distrutto da squadre di sedicenti potatori specializzati. I tecnici del verde, gli agronomi, che conoscono bene le conseguenze apportate agli alberi da inutili potature devastanti debbono impegnarsi in un’opera continua di segnalazione e denuncia alle competenti sedi (magistratura non esclusa) per tutto quanto viene fatto nel nostro Paese, soprattutto da Enti pubblici per distruggere il verde: capitozzature, scavo di trincee alla base di piante, asfaltature fino alla base di piante adulte. Come pure gli errori tecnici effettuati per ignoranza, compiacenza o lassismo come l’impianto di grandi alberi in zone soggette a servitù di elettrodotto, la piantagione di alberi a chioma espansa in strade troppo strette ecc.

6) Potature stradali: anche se eseguite con raziocinio (il che è raro avvenga), a volte, le potature degli alberi lungo le strade, a causa delle esigenze del traffico moderno, vengono effettuate in modo che le branche degli alberi non costituiscano ostacolo per la circolazione. Ciò può essere, entro certi limiti accettabile. Ma è raro trovare, in Italia, esempi di potature stradali ben eseguite: in genere, per semplificare, gli alberi vengono capitozzati e, purtroppo, le migliaia di automobilisti che circolano per le strade sono portati a ritenere che ‘”quelle potature” siano le ottimali per le piante, perché ritengono, in buona fede, che tali potature siano state effettuate da parte di personale tecnico qualificato.

Riccione. Amen per un platano. Un platano allevato a forma naturale in un giardino a Lugano

Scopi della potatura
La potatura delle piante ornamentali si prefigge scopi diversi da quelli della potatura delle piante da frutto o da legname. Per le prime, infatti, la potatura comprende le operazioni che, direttamente applicate agli organi epigei dell’albero, ne controllano il naturale modo di vegetare e di fruttificare consentendo di conseguire il massimo rendimento, inteso quindi in funzione della fruttificazione. Per le seconde, invece, lo scopo della potatura è quello di realizzare i massimi incrementi legnosi. Nel caso delle piante ornamentali, il concetto di “rendimento” è diverso, essendo basato su parametri che, secondo le istanze attuali, intendono la funzione delle componenti vegetali nella progettazione dei giardini come mezzo per creare, oltre ad una composizione esteticamente valida, anche un insieme che risponda a norme di ordine igienico, sociale e ricreativo. Il rendimento delle piante ornamentali deve, dunque, soddisfare non esigenze produttive, ma esigenze estetiche, funzionali e igieniche. Queste ultime, che assumono nelle città una importanza forse superiore a quella rappresentata dalle esigenze ornamentali, sono rappresentate dalla depurazione chimica dell’atmosfera, dalla fissazione dei gas tossici, dalla depurazione batteriologica dell’aria, dalla fissazione di polveri, prodotti catramosi e oleosi, dalla emissione di vapore acqueo e regolazione termica, da effetti di schermo antirumore. E’ indubbio che, da un punto di vista generale, uno dei mezzi che permettono di soddisfare queste esigenze è l’ottenere in breve tempo e mantenere per lungo tempo (compatibilmente con le caratteristiche delle diverse specie), un’armonica ed equilibrata massa vegetale sfruttando quanto più possibile le potenziali attitudini delle singole piante. Nella potatura di allevamento, effettuata in quella fase della vita delle piante che va dall’impianto al raggiungimento dell’habitus definitivo, la potatura, unitamente alle altre tecniche colturali (lavorazioni, irrigazioni, apporto di elementi fertilizzanti, ecc.) deve tendere a raggiungere in breve tempo l’assetto scheletrico definitivo della pianta, o, quanto meno, un suo rapido sviluppo. Nella fase di maturità delle piante, invece, gli interventi di potatura su gran parte delle ornamentali, se allevate in forme naturali, rivestono carattere di straordinarietà. Fanno naturalmente eccezione quelle piante, arbustive e sarmentose, per le quali la potatura, similmente a quanto avviene per le piante da frutto, si rende necessaria ai fini di assicurare una equilibrata produzione di fiori o di frutti ornamentali (rosai, arbusti da fiore), e, ovviamente, le piante vincolate in forme obbligate (siepi, filari, quinte), o costrette in spazi ristretti (alberature stradali).

La consistenza tra un platano preesistente e l’ampliamento di un edificio è spesso difficile. Se si concedono, in questi casi, le licenze edilizie si abbia anche il coraggio di fare abbattere piante, già sicuramente condannate, che- oltretutto per diversi anni obbligano ad interventi manutentivi molto onerosi. Statale Catania Taormina: «taglio» di eucalipti. Purtroppo nonostante le polemiche le strade italiane «di ogni ordine e grado» sono sempre in primo piano per scempi compiuti a carico delle piante arboree effettuate non solo su alberi, come questi, di scarso pregio e valore naturalistico ed ambientale, ma su piante di ogni specie.

Alcuni corollari
Non bisogna credere, anzitutto, che una costante potatura, per le piante ornamentali, costituisca una pratica colturale necessaria. Se la scelta delle piante rispetta le esigenze ecologiche delle specie, se le piante sono state bene allevate in vivaio e se sono state poste a dimora nel rispetto delle distanze ottimali, sia per lo sviluppo delle piante stesse. sia per la sicurezza del traffico, lo sviluppo successivo alla piantagione si può svolgere tranquillamente senza alcuna necessità di potatura se non di trascurabili interventi. Si debbono inoltre sfatare, come abbiamo accennato in premessa, alcune sbagliate ma radicate credenze, quali quelle che la potatura fortifica gli alberi, la potatura rinvigorisc ecc. Tutto ciò è falso: tecnicamente e scientificamente errato.

Conseguenze di un taglio di una branca male eseguito su Celtis australis: il moncone rimasto, data la modalità di taglio non ha potuto cicatrizzare, divenendo sede di parassiti fungini che in breve tempo distruggeranno l’albero. Capitozzatura (oltretutto del tutto gratuita ed inutile) di platani a Budrio (Bologna). La pianta al centro è morente a causa dell’intervento.

Vi sono eccezioni; molti arbusti possono venire, come si è detto, potati ogni anno per particolari scopi: migliorare la qualità della fioritura. ottenere particolari effetti di fogliame, ecc. Tuttavia, come regola generale, gli alberi e gli arbusti ornamentali lasciati sviluppare naturalmente nelle zone adatte al loro sviluppo, fioriscono e fruttificano senza alcun intervento di sorta di potatura. E inoltre fondamentale che chi pota sappia che cosa sta facendo e perché. Il potatore deve possedere una completa conoscenza del modo di crescere e di fiorire di ogni singola specie che è oggetto delle sue cure. Il potatore deve inoltre possedere una buona capacità di giudizio, una buona capacita e soprattutto, coscienza professionale e, deve amare le piante
Con la potatura si accorcia la vita fisica degli alberi, perché una pianta regolarmente potata vivrà meno a lungo di una pianta non potata. In questa sommaria nota non si possono, evidentemente, approfondire i complessi meccanismi che regolano la potatura delle piante in genere. Tali meccanismi, detti comunemente basi fisiologiche della potatura, possono tuttavia semplificarsi nelle loro enunciazioni rimandando a specifici trattati.

Tigli in forma obbligata a Lugano. I ripetuti interventi necessari (almeno due all’anno) per mantenere le piante in queste forme senza nuocere alla loro vitalità, comportano oneri tali che spesso, in molti Paesi si sta tentando di modificare, se possibile, la forma delle piante. Da noi, invece, si preferisce capitozzare ogni dieci-quindici anni. Ai politici forse, poco importa se le piante poi moriranno, allora l’amministrazione non sarà più la stessa e poi si potrà, comunque, accusare di errori l’amministrazione precedente. Tentativo di trasformazione dalla forma obbligata alla libera di bagolari a Modena. In questa città, a causa di antiche capitozzature oltre 2.000 piante arboree ad alto fusto sono interamente cariate e pericolanti. Il loro trattamento e risanamento, tecnicamente possibile, verrebbe però a costare svariate decine di milioni al bilancio comunale.

Tali enunciazioni possono così riepilogarsi:

  1. la potatura è dannosa alle piante giovani;
  2. la potatura eccessiva diviene causa di una successiva più severa potatura: più si pota e più si dovrà potare l’anno successivo;
  3. la potatura è una operazione che sottrae materiale alla pianta, perché asporta rami e foglie e riduce la possibilità di accumulo degli idrati di carbonio;
  4. la potatura riduce lo sviluppo delle piante giovani, sia per la riduzione della chioma, sia perché la potatura ha riflesso sul minore sviluppo delle radici;
  5. la pianta giovane deve essere potata il minimo necessario in quanto le potature che non siano ‘ultraleggere’ riducono lo sviluppo della pianta;
  6. la linfa tende ad affluire all’estremità dei rami e fa sviluppare le gemme terminali con maggiore vigore di quelle poste a metà del ramo e queste a loro volta con maggior vigore di quelle poste alla base del ramo;
  7. la linfa affluisce ai rami più vigorosi e sviluppati ed abbandona i rami e le parti più deboli;
  8. sopprimendo una branca la linfa va a profitto delle altre branche;
  9. in una branca tagliata corta si sviluppano numerosi germogli più vigorosi che in una branca tagliata lunga a scapito dell’allungamento complessivo della branca;
  10. il diradamento dei rami favorisce l’attività produttiva; il raccorciamento favorisce l’attività vegetativa.

Organografia delle piante arboree
Un tempo, le tecniche della potatura, perfezionatesi come potatura delle piante da frutto, adottavano una minuziosa e dettagliata terminologia per indicare i vari organi che nelle differenti specie erano oggetto degli interventi stessi di potatura.
Con gli anni le tecniche di potatura delle piante da frutto e di quelle ornamentali sono andate sempre più semplificandosi, tuttavia, ancor oggi, esiste una ben precisa e codificata terminologia di base che qui riporto soltanto per i principali termini maggiormente usati anche in campo delle piante ornamentali.

ACCECAMENTO: esportazione delle gemme.
ACROTONIA: tendenza dei germogli terminali a svilupparsi più di quelli inferiori di uno stesso ramo.
ALBERO: pianta legnosa provvista di tronco.
ANGOLO DI IMPALCATURA: angolo formato dalle branche primarie con il tronco nel punto della loro inserzione.
ARBUSTO: pianta legnosa il cui sviluppo è, per natura, limitato.
BASITONIA: tendenza dei germogli basali a svilupparsi più di quelli terminali in uno stesso ramo.
BOTTONE: gemma a frutto ingrossata. (Termine usato più propriamente per le pomacee, quindi, ad esempio, nel settore ornamentale per i meli da fiore).
BRANCA: ramo di due o più anni costituente lo scheletro dell’albero. Si distinguono: le branche primarie, inserite sul tronco, le branche secondarie (impropriamente sottobranche) inserite sulle branche primarie, ecc. Le branche primarie, secondarie e, talora, terziarie, inserite su di uno stesso tronco o su di una medesima branca, vengono distinte fra loro in: branca di primo ordine, la prima a partire dal basso; branca di secondo ordine, la seconda a partire dal basso, ecc.
CAPITOZZATURA: esportazione di gran parte della chioma mediante energici tagli praticati sulle branche principali.
CEPPAIA: ipertrofia del colletto dalla quale sorgono più rami.
CHIOMA: parte epigea di una pianta legnosa a partire dalla prima impalcatura.
CIMATURA: esportazione dell’apice dei germogli.
EPITONIA: tendenza dei germogli inseriti sul lato superiore di un ramo inclinato a svilupparsi più di quelli inseriti sul lato opposto.
FRECCIA: ramo di prolungamento del tronco.
GERMOGLIO: asse vegetativo in corso di sviluppo e non ancora lignificato.
GRADIENTE DI VEGETAZIONE: differenze graduali del vigore dei germogli inseriti su di uno stesso ramo.
INFRANGIMENTO: rottura di un germoglio o di un ramo, spesso eseguita lasciando parzialmente attaccata – e pendente la porzione terminale.
MESOTONIA: tendenza dei germogli mediani a svilupparsi più di quelli terminali e basali di uno stesso ramo.
MONCONE: residuo di branca spezzata o tagliata senza applicare la tecnica del taglio di ritorno. Il termine sta anche ad indicare la porzione morta di un ramo immediatamente sopra ad un ramo sviluppato da una gemma sottostante.
PALCO: complesso di due o più branche dello stesso ordine, inserite sul tronco o sulle branche primarie circa alla stessa altezza dal suolo.
POLLONE: ramo emesso dalle radici o dal pedale.
PORTAMENTO: aspetto assunto da una pianta legnosa nel suo naturale modo di vegetare.
RAMO: asse vegetativo completamente lignificato e provvisto di gemme. Si distinguono i seguenti tipi di ramo: – ramo a frutto: ramo provvisto prevalentemente di gemme a frutto; – ramo a legno: ramo provvisto di sole gemme a legno;
– ramo anticipato (impropriamente femminella): ramo derivato da una gemma pronta;
– ramo di prolungamento: ramo di prolungamento delle branche; – ramo di sottocchio (impropriamente ramo stipulare): ramo derivante da una sottogemma;
– ramo misto: ramo provvisto tanto di gemme a legno quanto di gemme a frutto.
SPERONE: breve residuo di un ramo energicamente accorciato, provvisto di qualche gemma.
SUCCHIONE: ramo generalmente vigoroso, derivato da una gemma avventizia o latente del tronco o delle branche.
TRONCO: porzione di un albero compresa fra il colletto e la inserzione delle branche primarie.

 

MESOTONIA – Lo schema e l’esempio (Rosa canina) illustrano questo tipo di vegetazione in cui i germogli mediani tendono a svilupparsi di più di quelli terminali e basali di uno stesso ramo. BASITONIA – Lo schema e l’esempio (nocciolo = Corylus avellana) illustrano questo tipo di vegetazione, notissimo anche perché è quello dell’olivo, in cui i germogli basali tendono a svilupparsi più di quelli terminali. In questo modo, senza un intervento correttivo da parte dell’uomo, la pianta tende ad aumentare il portamento cespuglioso.
ACROTONIA – Lo schema e l’esempio (Acero riccio = Acer platanoides) illustrano questo tipo dì vegetazione in cui le gemme terminali danno origine a germogli che hanno la tendenza a svilupparsi più di quelli inferiori di uno stesso ramo. EPITONIA – Lo schema e l’esempio (Ribes aureum) illustrano questo tipo di vegetazione in cui i germogli provenienti da gemme disposte sul lato superiore di un ramo, naturalmente inclinato od orizzontale, tendono a svilupparsi di più di quelli inseriti sul lato opposto.
ANFITONIA – Lo schema e l’esempio (Cotoneaster horizontalis) illustrano questo tipo di vegetazione in cui le gemme disposte su entrambi i lati di un ramo orizzontale danno origine a germogli opposti di uguale vigore e lunghezza. IPOTONIA – Lo schema e l’esempio (Aesculus hippocastanum) illustrano questo tipo di vegetazione in cui da gemme opposte, inserite su rami orizzontali o inclinati, si sviluppano rami di differente lunghezza.
CIMATURA – esportazione dell’apice dei germogli. Nell’esempio cimatura su un germoglio di rosa H.T. Questa operazione permette d . i ritardare la Fioritura di circa 3-4 settimane. INFRANGIMENTO. L’esempio illustra l’infrangimento di un germoglio di Rosa. Questa operazione evita di asportare completamente un ramo che ha prodotto, stimolando nel contempo la emissione – tra il punto di infrangimento e la base del ramo stesso di nuovi getti a fiore. L’utilità di non asportare completamente un ramo sottoponendolo ad infrangimento, risiede nel fatto che le foglie continuano ad esercitare le loro funzioni. Si evita cosi, nel periodo vegetativo, di sottrarre preziose foglie a piante sottoposte a coltura forzata.
TAGLIO DI RITORNO – L’esempio illustra come intervenire con la tecnica del taglio di ritorno su una branca danneggiata di orniello (Fraxinus ornus). Il taglio della posizione 1 è errato in quanto non asporta tutte le parti danneggiate e anche perché lascia un MONCONE (vedi). Il taglio nella posizione 2 è effettuato in una buona posizione ma non elimina del tutto la parte deperita. Il taglio nella posizione 3 (taglio di diradamento), è effettuato nella posizione esatta, elimina tutte le parti deperite e, soprattutto, lascia inalterate le funzioni di cima esercitate dalla nuova gemma terminale della branca.
PORTAMENTO NATURALE di pianta allevata a tutta cima. Per ottenere nei vivai grandi esemplari con questa tecnica occorre trapiantarli più volte rispettando il loro sistema radicale, cioè estirpandoli sempre con zolla, in questo modo al momento del trapianto non occorre ridurre drasticamente la chioma. Fanno eccezione soltanto alcune specie come Populus e Salix. PORTAMENTO ASSUNTO da pianta impalcata. Con gli anni la pianta impalcata, cioè sottoposta a cimatura al momento della messa a dimora, tende a riprendere il portamento naturale. Tuttavia, nelle specie a grande sviluppo, le differenti branche che si originano dalla cimatura sono spesso in concorrenza tra loro.

 


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritto riservati

Un pensiero su “Potare gli alberi: perché

  1. Il prof Chiusoli ha perfettamente ragione, purtroppo non viene ascoltato praticamente quasi da nessuno se siamo costretti ad assistere a veri e propri scempi nella totale indifferenza da parte di ordini professionali, università, associazioni ambientali e quanti altri

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