Zelkova di latisana

Una pianta monumentale, di importanza storica e architettonica, è stata potata secondo i criteri più corretti. Ecco la descrizione delle analisi preliminari e del lavoro compiuto.

Maria Teresa Salomoni

Zelkova crenata di Latisana (UD), che oramai ha superato i 200 anni di vita, con i suoi 42 metri di altezza, sembra essere l'esemplare di questa specie più grande d'Europa, sicuramente è il più grande d'Italia. Infatti, oltre ad essere riconosciuto come monumento naturale in base alla Legge Regionale 35/93 che tutela gli alberi monumentali del Friuli-Venezia Giulia, è anche censito come Albero Monumentale Italiano.
Piantata all'interno del giardino Rossetti (ex Peloso-Gaspari), sovrasta il centro di Latisana con la sua poderosa chioma ovata e con i suoi rami possenti che si dipartono da uno splendido tronco costoluto capace di superare i 9 metri di circonferenza alla base. Questo esemplare è stato innestato, secondo documenti storici, su un portainnesto di olmo campestre dall'agronomo Luigi Gaspari, nel 1790. Questo innesto è ancora ben visibile alla base della pianta, dove si riconoscono i due tipi di corteccia.
Il fusto è corto e irregolare, ricco di contrafforti che sostengono branche alte oltre 30 metri. La corteccia liscia si stacca in scaglie con colori cangianti dal grigio al marrone al giallo oro. Nonostante la veneranda età, questo straordinario esemplare presenta un accrescimento legnoso notevole e una ricca vegetazione di color verde chiaro.
Gli abitanti di Latisana chiamano affettuosamente questo stupendo esemplare "La Vedrane" (la zitella), proprio per la sua impossibilità a trovare un suo pari sia per imponenza delle forme, sia per caratteristiche di forza e vigore che il suo tronco sprigiona e capaci di incutere sempre nel passante, anche più distratto, rispetto e stupore.

La base del fusto diZelkova: si noti la diversa corteccia nel punto di innesto

Momento di analisi dagli apparati radicali e della rizosfera

Oltre 20 anni fa, precisamente nel 1972 il fusto della pianta, a causa delle gelate invernali e dei successivi temporali estivi, si spaccò in due parti. Per evitare il crollo della pianta fu eseguito un intervento di consolidamento rigido mediante la posa di 14 tiranti in acciaio e ben 7,5 q.li di cemento furono iniettati nella cavità del fusto.
Col passare del tempo, grazie al suo vigoroso accrescimento, la pianta ha inglobato il cemento e parte dei tiranti in acciaio.
Purtroppo, solo a distanza di 25 anni ci si è accorti che i tiranti rigidi in acciaio, che costituivano l'antico sistema di consolidamento, dopo aver svolto per molti anni la loro funzione, rischiavano di produrre addirittura un danno maggiore di quello che avevano tentato di risolvere creando pericolosi punti di rottura con molti rami interni anche di notevoli dimensioni (alcuni di oltre 50 cm di diametro) che si erano seccati e costituivano una enorme fonte di pericolo per i passanti e gli autoveicoli, anche a fronte del fatto che proprio sotto la chioma della pianta passa una delle arterie stradali più importanti della città.

Gli interventi
Il primo passo per intervenire su questo magnifico esemplare arboreo è stato l'esecuzione di una attenta perizia fitopatologica-fisiologica-meccanica eseguita in chioma, sul fusto e sull'apparato radicale. L'analisi aerea condotta con tecniche di Tree-climbing ha evidenziato una chioma in fase fenologica 7 (secondo Rimbaud), che presentava diffusi seccumi sia interni che esterni con numerosi punti di contatto tra i vari rami evolventisi in lesioni cancerose (possibili punti di rottura). La vegetazione apicale risultava piuttosto stentata. Il legno di reazione, sulle ferite e sui punti di consolidamento installati nel 1972, si presentava di buona qualità, ma la rapida formazione dello stesso e l'altrettanto rapido accrescimento della pianta avevano portato all'inglobamento di traverse e fasce in ferro con la creazione di punti critici (strozzature) sulle branche ove questi consolidamenti erano inseriti.
Tra i parassiti riscontrati in chioma sono state evidenziate alcune specie di scolitidi su legno morto e un parassita fungino – Tubercularia ulmae – tipico agente di cancri rameali su piante appartenenti alla famiglia delle Ulmaceae.

Particolare: danni arrecati dall'inclusione laterale dei tiranti

Particolare: danni arrecati dall'inclusione del sistema di consolidamento rigido

Notevoli erano anche i problemi meccanici sulle branche principali dovuti ad infezioni di miceti, agenti di carie bruna, e a fenomeni di corteccia inclusa. Il fusto presentava una cavità interna molto ampia, riempita di cemento nel '72, ma ulteriormente ampliatasi nel corso degli anni, anche al di sotto del punto di innesto. Al momento della perizia (primavera 1997) gli esami strutturali segnalavano, a livello quantitativo, tessuto legnoso appena sufficiente ma con caratteristiche qualitative statico-meccaniche molto buone.
L'apparato radicale presentava una serie di grosse radici fittonanti dipartentisi dalle costolature del fusto e una serie di radici secondarie (reiterate), che costituivano l'apparato assorbente, molto più sottili e superficiali. L'ispezione della rizosfera e dell'apparato radicale aveva evidenziato una buona attività di traslocazione della linfa grezza e non aveva rilevato la presenza di marciumi o danni sulle radici. Erano però quasi del tutto assenti fenomeni di simbiosi micorrizica. Questo fatto poteva essere attribuito sia all'eccessivo compattamento del terreno, sia alla sua reazione alcalina (pH > 7,8), sia alla scarsa dotazione di sostanza organica. Anche la dotazione di elementi minerali risultava piuttosto bassa. I primi interventi in pianta, decisi in base alle analisi periziali, che sono stati eseguiti in tree-climbing (arrampicata in pianta) dall'équipe di Verde Verticale, sono stati tutti finalizzati a diminuire i rischi di caduta di rami secchi, eliminando tutte le parti morte, deperienti o critiche del gigante.

Il sistema di tiranti posizionato nel 1972 a livello dell'inserzione delle branche (foto Verde Verticale)

Particolare: danno arrecato dall'inclusione di una fascia di ferro

Per far questo si è dovuto chiudere per un'intera giornata la strada provinciale, mentre 4 agronomi – forestali, come veri chirurghi degli alberi, armati di motoseghe e segacci affilatissimi, tagliavano con perizia i rami a oltre trentacinque metri di altezza.
Dopo l'intervento di pulizia del secco (rimonda), eseguito a fine maggio con la pianta in piena vegetazione, sono iniziati i lavori di eliminazione e sostituzione dei vecchi tiranti in acciaio. Alcuni di questi risultavano inutili e sono stati eliminati senza prevedere sostituzione, altri sono stati eliminati e sostituiti con un doppio sistema di consolidamento, posizionato a 15 metri e a oltre 25 metri di altezza, capace di garantire sia la necessaria stabilità della pianta sia l'altrettanto importante elasticità dei tessuti legnosi. Questo intervento, piuttosto delicato, soprattutto per quanto riguarda l'eliminazione dei vecchi tiranti inglobati nel legno, è stato svolto in più fasi e non è ancora terminato. Il procedere per piccoli passi, con interventi poco cruenti e massicci, permette di dar modo alla pianta di reagire alle nuove sollecitazioni in maniera armonica e di non creare situazioni di stress o nuove tensioni meccaniche che potrebbero compromettere l'esito dell'intervento.
Permette anche al tecnico di seguire nel tempo la risposta della pianta, di verificare la bontà del suo operato e di entrare, se vogliamo, in sintonia con il paziente, imparando a conoscerne il linguaggio particolare, le necessità e perché no, le aspettative.

Seccumi apicali (altezza 42 metri) eliminati mediante rimonda in tree-climbing

La zelkova dall'interno: foto scattata a oltre 35 metri di altezza. In evidenza il caratteristico svilupparsi verticale delle branche principali, quasi completamente prive, all'interno, di rami laterali.
La foto risulta mossa perché a 40 metri di altezza, basta una lieve brezza per fare ondeggiare i rami di un paio di metri.

La scheda

  • Località: Latisana, Giardino Rossetti

  • Famiglia: Ulmacee

  • Nome latino: Zelkova crenata Spach

  • Nome volgare: Olmo del Caucaso

  • Altezza: 41 metri

  • Ampiezza chioma: 30 metri

  • Circonferenza fusto a petto d'uomo: 7,75 metri

  • Circonferenza alla base: 9,89 metri

  • Rilievi dendrocronologici:

  • Età massima: 310, nascita nel 1688

  • Età calcolata: 123, nascita nel 1875

  • Età media: 216, nascita nel 1782

  • Età storica: 208, nascita nel 1790

  • Accrescimento medio del nesto misurato ultimi 10 anni: 1,01 cm

  • Accrescimento medio del portainnesto misurato ultimi 10 anni; 0,72 cm

  • Accrescimento medio calcolato: 0,76 cm

La zelkova dall'interno: si evidenzia l'inserzione delle branche principali, alcuni tiranti e il punto di contatto preesistente alla rottura del fusto del 1972

Gli interventi
 

  1. Puntuale analisi dei tessuti legnosi aerei e radicali, per individuare i punti di debolezza o di deficit meccanico-statico (marzo 1997).
     

  2. Rimonda di tutte le parti morte, secche e/o deperienti, che potevano creare pericolo per la pubblica incolumità ma anche fungere da fonte di inoculo di parassiti dannosi per la pianta (maggio 1997).
     

  3. Eliminazione di alcuni tiranti in acciaio ormai inefficienti e dannosi e posa di un secondo sistema di consolidamento, questa volta di tipo dinamico a oltre 30 metri di altezza, così da evitare oscillazioni delle branche principali troppo accentuate (agosto 1997).
     

  4. Intervento di modificazioni fisico-chimica-microbiologica del terreno (primavera 1998).
     

  5. Rimozione e sostituzione completa del sistema di consolidamento statico in acciaio (estate 1998).


    Fonte: Giardino Fiorito - Maroè Andrea

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