Un viaggio al Salone 2008.

Milano, 18.04.2006  Il neofita del design comincia la sua esperienza istituzionalmente: parte dal maestoso Salone, accolto da Fuksas a Rho, e programma in conclusione di giornata un salto al Fuorisalone nel centro della città.
Arriva nella nuovissima ma coinvolgente costruzione che la rinata fiera milanese rende disponibile: vi si trova prima di essersene reso conto, non potendo cogliere in un solo colpo d’occhio tutta la struttura. Si arrischia ad entrare: snobba la ricchezza, in alcuni casi addirittura rococò, dei padiglioni classici per volgersi ad esplorare il design in versione moderna. Osserva la varietà di escamotages messi a punto dagli espositori per attirare sguardi, apprezza l’armonia che governa l’esposizione in ogni stand, desiderio estetico che non ha mai potuto soddisfare in fiere di altri settori.
Si lascia distrarre da oggetti comuni rivisitati, spesso in chiave ironica: dal calcio balilla in vetro (B.Lab Italia), in una versione fashion che fornisce l’alibi per una casa di adulti, ai letti singoli di Flou, dove la struttura è vestita con il kilt, il trench o l’eskimo per i nostalgici… Trova poltrone dove la seduta è trasformata in una corolla di petali o divani colorati come le fantasie catalane di Custo (Il Loft), mentre altri sono chaise-longue decomposte o classicheggianti (capitelli neoclassici in poliuretano espanso) o esposti sotto una doccia a mostrare i risultati della ricerca sul materiale.
Il visitatore inizia ad elaborare le immagini con lo scopo di delineare alcune tendenze e fare propria qualche idea sul mondo del design: trova un filone sulla ricerca nei materiali appunto, dove emergono banali tentativi di impermeabilità, elaborazioni di poliuretano espanso o resina, lavorazioni di termoformato su centinaia di sedie, lastre o reti di policarbonato (Andreani) in cui la ricerca sul materiale ancora cerca una destinazione d’uso, realizzazioni naturalistiche in Plexwood di sapore nordico.
Scorge tentativi di riciclaggio (cassetti, persiane o tubi per il cablaggio) che riescono tutt’al più a dare vita ad improbabili ready-made. Questi introducono un’altra tendenza, verso l’utilizzo critico dei materiali in un contorno ecologico, dove è notabile un largo uso di legno quasi grezzo, in realtà con proposte scarsamente adatte alla commercializzazione.
Gli si offrono varie forme di divertissment: poltrone a spirale glitterate (Cappellini), pouf che, funzionando come aspirapolvere, creano giochi di magia con palline sospese e sgabelli tributo a Bartali (con pedali, di Campeggi) o al venerato Castiglioni. Trova ancora una modularità applicata a divani o a cucine o a mobili, non tanto distanti da Le Corbusier.
Il novello appassionato prosegue il suo Grand Tour nel centro città, al Fuori Salone, e individua un altro movimento che al Salone era apparso con uno slogan attualissimo, “Space is luxury”: un arredamento creato per i nuovi spazi abitativi, soprattutto openspace e monolocali. Il letto matrimoniale si solleva al soffitto lasciando libera la stanza, lo schermo al plasma è completamente inglobato nell’anta a specchio dell’armadio, la lavastoviglie è posta nello spazio inutilizzato sotto il lavello. E’ esemplare il prefabbricato che in 33mq propone cucina, bagno, camera matrimoniale e salottino, sorta di tetris impeccabile.
Indirizzato ad un target più giovane rispetto al Salone, il FuoriSalone dà spazio a mobili per viaggiatori che si scontrano con la necessità di diventare sedentari: poltrone trapuntate come i materassini delle tende da campeggio (Arik Ben Simhon, Tel Aviv), applique come piccioni, getti d’acqua dal piano del tavolo (Grand Danois), lampade a forma di farfalla (Luzifer Spain, Valencia), un progetto di “Nomadic Kitchen” e un Joshua Tree, casa mobile in cui rifugiarsi in caso di emergenza.
Una particolarità che ricrea l’atmosfera del viaggio in zona Tortona è l’allestimento delle aree per paese, che fornisce un’interpretazione del legame di questi creativi con la propria terra. Il collettivo degli Scandinavi, molto nutrito, annovera un’agguerrita Next Generation Danish Design (Muuto, Grand Danois): presenta forme molto leggibili e pure, alla Brancusi, o gioca sulle forme o sui nodi, o riprende il mare in delicati tappeti di colori freddi in lana e seta (Kinnasand).
I Berlinesi, in un padiglione eterogeneo, propongono modularità smontabili e inclinabili che rielaborano il funzionalismo Bauhaus (Kiru), espongono incastri, oggetti kitch, un tavolino in cartone ondulato, sorta di trompe l’oeil come base bon ton per lampade, e composizioni spiritose a partire dalla cultura della Ruhrgebiet (Llot Llov).
I Londinesi si offrono al pubblico in modo ironico con oggetti di luce: lampade da tavolo dimezzate (tagliate nel senso della larghezza), lampioni in miniatura o lampadari come wunderkammer, pezzi unici.
Gli Olandesi di Lebesque portano spunti romantici e fiabeschi in ricami e decorazioni, tavoli da artigiano e una libreria dall’interessante struttura, fatta per richiamare alla memoria del viaggiatore un Rathaus.
Il gruppo neozelandese (Essenze) dichiara come proprio intento l’esportazione tramite il design della cultura di questa terra isolata. Presenta oggetti d’arredo fatti di linee curve intersecate, con profili estremamente morbidi; ricorda forme arcaiche, sia nelle decorazioni essenziali, simili a graffiti, sia nei pezzi che ricordano scheletri, con una naturalezza che permea l’intero panorama espositivo e che riporta alla poetica della land art.
Le creazioni giapponesi (Garde, Tokyo) si pongono in modo più uniforme e raggiungono lo scopo colpendo in modo studiato in mezzo al turbinio di zona Tortona. I rimandi alla dimensione naturale propria dell’uomo si susseguono in un percorso scuro, dove si trovano poltrone a uovo che evocano la dimensione subcosciente, un ciclo dell’acqua (ricreato per innaffiare verdure), tavoli che ricordano giochi di bambini tra formiche, un altro tavolo posizionato in uno specchio d’acqua tra i bambù: sono tutte opere che lasciano la sensazione della nostalgia e dell’eterna e intima tensione all’origine della vita.
Nel visitare il Salone e il FuoriSalone è forse questa la percezione più viva che il neofita riporta: la sensazione di apertura al mondo, lo sguardo curioso ed emozionato del grand Tour, come di un viaggio non corrotto dalla tensione all’omogeneità.

Francesca  Faroni