SKY GARDEN SECRETS prima puntata

Che differenza c’è fra estensivo ed intensivo?
Quando si parla di tetto verde occorre distinguere tra due principali sistemi di inverdimento: estensivo e intensivo. Le due tecnologie si distinguono in particolare per costi di costruzione, oneri di manutenzione e prestazioni globali.
Il verde pensile estensivo richiede spessori di substrato di coltivazione molto limitati, variabili tra i 10 cm e i 15 cm circa. Può essere realizzato su coperture piane o inclinate, grazie a particolari sistemi di trattenimento dello strato di coltura. Il peso del pacchetto degli strati destinati alla coltivazione delle piante è mediamente di 80-120 kg/m2 in condizione di massima saturazione idrica. Le specie vegetali utilizzate sono caratterizzate da basse esigenze nutritive, elevata resistenza agli stress termici ed idrici, capacità di autorigenerazione e autopropagazione (Sedum, muschi, succulente, graminacee caratteristiche dei pascoli poveri, ecc.). La manutenzione per questo tipo di copertura è molto ridotta e si traduce in uno o due interventi l’anno volti per lo più all’asportazione di specie non desiderate o sviluppatesi oltre misura e alla concimazione, quest’ultima non sempre necessaria. Sono esclusi in genere gli interventi di irrigazione.
Il verde pensile intensivo necessita di maggiori cure, in quanto prevede la messa a dimora di piante più esigenti nell’impianto e nella manutenzione e un più ampio impiego di tecnologie e materiali. Lo spessore del pacchetto destinato alla coltivazione può essere compreso tra i 15 e i 100 cm e il suo peso, saturo d’acqua, è di circa 150-300 kg/m2 ma, nel caso di impiego di arredi, pavimentazioni o specie arbustive e arboree di notevoli dimensioni, può superare in modo significativo tali valori. Gli inverdimenti pensili di tipo intensivo, necessitano di un impianto di irrigazione per integrare la perdita d’acqua subita dal complesso piante-terreno. Tali impianti, quasi tutti di derivazione agricola, possono essere inquadrati in quattro principali gruppi che differiscono tra loro soprattutto per il metodo di somministrazione dell’acqua: irrigazione per aspersione, a goccia o microirrigazione, subirrigazione e irrigazione a falda.
Normalmente un inverdimento pensile è realizzato mediante l’impiego di diversi strati, ciascuno dei quali assolve ad una specifica funzione. In particolare tre sono gli strati indispensabili al buon funzionamento di un inverdimento: il substrato, o strato di coltura, lo strato filtrante e lo strato drenante. A seconda che questi strati siano realizzati con un unico o con più materiali si possono distinguere i tre seguenti sistemi:
Sistema monostrato
Sistema a due strati
Sistema a tre strati
Nei sistemi monostrato il materiale impiegato svolge contemporaneamente la funzione di substrato, filtro e strato drenante. I materiali più frequentemente utilizzati a questo scopo sono il lapillo vulcanico, l’argilla espansa e l’ardesia espansa. I sistemi a due strati sono costituiti da uno strato di granulato minerale e da uno strato di humus con funzione di pacciamatura. Entrambi i sistemi sono economici ma non sempre in grado di assolvere alle basilari esigenze biologiche delle piante. Il sistema a tre strati è il più diffuso ed efficace. Lo strato di coltura, lo strato filtrante e lo strato drenante sono nettamente distinti. I materiali impiegati per il drenaggio sono molteplici e sono scelti in base alle specifiche esigenze di progetto e al tipo di inverdimento da realizzare. Lo strato filtrante, posto tra drenaggio e substrato, consente di mantenere costanti nel tempo le proprietà dello strato drenante, assicura una buona aerazione del substrato e fa in modo che la granulometria di quest’ultimo rimanga invariata trattenendo le particelle più fini e le sostanze organiche. Con il sistema a tre strati è possibile realizzare sia inverdimenti estensivi sia intensivi.
A seconda della tipologia e della complessità dell’inverdimento, altri strati completano il pacchetto di copertura: strato di pendenza, strato isolante, impermeabilizzazione, strato antiradice, strato protettivo, di accumulo e di separazione. Non sempre tutti gli strati funzionali sono presenti contemporaneamente e non sempre essi occupano la stessa posizione.

Ma le infiltrazioni d’acqua?
Come è facile intuire, i problemi principali di una copertura verde, composta da strati che assorbono e trattengono acqua anche per periodi prolungati, sono l’allontanamento delle acque meteoriche e di irrigazione e l’impermeabilizzazione dell’elemento portante, ancor più se si tratta di un tetto piano. Lo smaltimento dell’acqua in eccesso dal substrato di coltivazione è, poi, condizione essenziale per il funzionamento e il mantenimento dello strato vegetale. La superficie inverdita va suddivisa in aree di drenaggio, dotate di un’adeguata pendenza e dimensionate in modo tale che la distanza massima percorsa dall’acqua che defluisce non superi mai, di norma, i 15-20 m. Ciascuna area di drenaggio deve essere dotata di  collettori di scarico di diametro adeguato in funzione dell’area servita, collocati in pozzetti d’ispezione facilmente raggiungibili.
In corrispondenza degli elementi tecnologici (bocchettoni, tubazioni, lucernari, ecc.) e di tutti gli elementi verticali (parapetti, pareti ecc.) è necessario adottare alcuni accorgimenti per scongiurare le infiltrazioni di acqua. L’impermeabilizzazione, ad esempio, va risvoltata rispetto al piano di posa di circa 15 cm oltre il livello dello strato drenante e fissata all’elemento verticale con particolari sistemi di fissaggio e protezione.

Tratto da: SKY GARDEN, IL GIARDINO SUL TETTO a cura di Maurizio Corrado, Macro Edizioni 2006.
SKY GARDEN SECRETS è cura di MAJA Natura & Architettura. Il testo di questa puntata è di Federica Fiorina.

Nella prossima puntata:
Com’è fatto?
Pesa molto?

Quando la casa è di paglia

Il metodo di costruzione delle case di paglia risale alla fine dell’Ottocento. Dopo l’invenzione della macchina imballatrice, nel Nebraska (USA), stato povero di pietre e legnami per la costruzione, ma ricco di enormi pianure coltivate a grano, i primi coloni utilizzarono il loro materiale di scarto, il sottoprodotto del grano, la paglia, per costruire ricoveri provvisori, in attesa dell’arrivo delle carovane con i materiali da costruzione.  Col passare del tempo gli abitanti si accorsero che le loro case erano davvero confortevoli: dotate di ottimo isolamento termico sia per il caldo che per il freddo, e isolate acusticamente dal costante sibilo del vento. Da case provvisorie diventarono permanenti e molte di queste sono tuttora abitate ed in ottime condizioni. Questo metodo di costruzione prende il nome di “Nebraska” e si riferisce alle strutture autoportanti, dove sono le balle di paglia a sorreggere il peso del tetto. Successivamente le balle di paglia furono utilizzate come materiale di tamponamento per strutture portanti in legno. Questo è il metodo preferito dai moderni architetti, è più semplice da progettare in quanto si possono fare i calcoli su materiali più omogenei e conosciuti.
Esistono poi forme ibride fra i due metodi dove la struttura portante in legno viene compressa sui muri in paglia e collabora con questa nel portare i peso del tetto.
Nonostante il naturale scetticismo sulla durata e sulla tenuta delle pareti di paglia, molti sono gli studi specifici effettuati specialmente negli Stati Uniti e in Canada che dimostrano i grandi vantaggi degli edifici in balle di paglia ed empiricamente si contano una dozzina di case negli USA costruite più di cento anni fa e ancora resistenti e abitate e molte decine di migliaia costruite a partire dagli anni Ottanta in tutto il mondo. In Europa si è diffuso questo metodo grazie all’inglese Barbara Jones: è del 1994 la prima costruzione in paglia in Gran Bretagna e ad oggi se ne contano circa centinaio in tutto il Regno Unito e diverse centinaia in tutti i paesi d’Europa.

I VANTAGGI
Seguendo la filosofia della “Permacultura” (letteralmente “permanent culture” = modello di agricoltura e di stile di vita elaborato da Bill Mollison in Australia nel 1978, che insegna a progettare insediamenti umani con il minimo impatto sull’ecosistema, rispettando la natura e prendendosi cura della terra), le costruzioni in paglia sono completamente ecologiche, in quanto sfruttano il surplus di paglia prodotto dai campi per ottenere case molto efficienti. La paglia è lo stelo della pianta morta dei cereali (grano, orzo, segale, avena, ecc.). A differenza del fieno (che è invece l’erba verde essiccata), in essa non sono presenti né foglie né fiori né semi a generare il tipico “raffreddore da fieno”. La paglia ha una composizione chimica simile al legno e, se ben conservata e protetta, è di difficile deperimento. Fra le principali caratteristiche che rendono la paglia un ottimo materiale da costruzione c’è sicuramente l’isolamento termico: una parete di balle di paglia non intonacata dello spessore di 450 mm ha un valore di trasmittanza termica, K, di 0,13 W/m2K.   Con lo spessore dell’intonaco, il valore K si riduce ulteriormente ed è quindi notevolmente più basso di quello richiesto per norma di legge in Italia, che varia da 0,85 W/m2K a 0,44 W/m2K, a seconda della zona climatica di riferimento, e meno della metà dello 0,25 W/m2K previsto dalle ultime normative UE. E’ stato pertanto calcolato un notevole risparmio sul costo del riscaldamento, che può arrivare fino al 75% rispetto ad una casa tradizionale in mattoni e cemento. Con questo materiale si arriva facilmente ai parametri previsti per le case in classe A+.
Oltre all’efficienza energetica, il vantaggio economico è dato anche dai materiali da costruzione. Le balle di paglia possono costare in media 1,60 euro l’una, considerando anche il trasporto in cantiere (1,10 euro se prese presso gli agricoltori e trasportate a proprio carico). Calcolando che per una casa a due piani con tre camere da letto, possono essere usate sulle 520 balle, il totale ammonta a 830 euro, contro svariate migliaia di euro per il costo del laterizio convenzionale. Un altro vantaggio offerto dalle spesse pareti di paglia è quello di essere altamente fonoassorbenti. Infine, la paglia, essendo un materiale naturale e traspirante, a differenza di alcuni altri materiali da costruzione moderni, non emette sostanze nocive come la formaldeide e garantisce una migliore qualità dell’aria all’interno delle stanze, un ambiente sano e piacevole in cui vivere. In locali come bagno e cucina non si avranno efflorescenze e muffe grazie alla capacità all’intonaco in argilla di regolare il quantitativo d’umidità all’interno dell’ambiente abitato.

SVANTAGGI
Fra i nemici della paglia come materiale da costruzione c’è l’acqua, il fuoco e il vento. Ma quando vengono rispettati alcuni accorgimenti questi elementi naturali non rappresentano un problema.
L’acqua può rappresentare un problema specialmente in fase di costruzione: occorre proteggere le balle di paglia sia in fase di stoccaggio, sia durante la costruzione, fino a che non sia terminata l’intonacatura. Le balle devono essere rialzate dal terreno e poggiare su fondazioni autodrenanti, che lascino fuoriuscire l’umidità che altrimenti tenderebbe a risalire in alto dal terreno. Il tetto deve avere uno spiovente ampio per proteggere al massimo le pareti dalla pioggia. E’ poi essenziale l’intonacatura a base di calce o di terra cruda per proteggere i muri di paglia ma che al tempo stesso permetta la traspirazione.
La paura di incendi è meno giustificata di quanto si creda: con un buon strato di intonaco, sia interno che esterno da 1,25 a 4,00 cm e con le corrette attenzioni per la copertura dei fili elettrici, come in una casa tradizionale del resto, i muri sono conformi alle norme di sicurezza contro gli incendi, e cioè sono classificati con mezz’ora di protezione contro il fuoco. Il pericolo principale per il fuoco è il cantiere di costruzione. In ogni caso, test specifici dimostrano che “un muro tamponato con balle di paglia è un assemblaggio molto più resistente al fuoco di un muro con strutture di legno utilizzando le stesse finiture”. Uno dei test più recenti è stato effettuato al centro di ricerca sui materiali per l’edilizia dell’Università di Braunschweig (Brunswick) in Germania con risultati sorprendenti: il muro campione ha resistito all’azione del fuoco per oltre 90 minuti, garantendo quindi una protezione assoluta.
Nei climi continentali come il nostro il vento non rappresenta una minaccia reale. Le pareti di paglia delle odierne costruzioni vengono ancorate saldamente con una legatura che collega il cordolo delle fondazioni al tetto formando corpo unico. Si possono utilizzare fili di metallo, cinghie sintetiche o tiranti di fibra di carbonio con bulloni infissi nelle fondazioni, il tutto ricoperto dall’intonacatura.

COSTRUZIONI IN ITALIA
In Italia la tecnica di costruzione in paglia è ancora molto giovane. La balla di paglia è stata introdotta in Altoadige come materiale di tamponamento nel 2003 per una casa che ha vinto il premio “Casa Clima 2003” www.archschwarz.com; www.atelierwernerschmidt.ch; nel 2004 è stata iniziata la prima casa in autocostruzione a Belfiore di Pramaggiore (Ve) (www.laboa.org). Attualmente l’architetto Schmidt sta costruendo la prima casa di tre piani in stile “Nebraska” in Italia con muri in balle di paglia autoportanti in alta Val Venosta (BZ).

 

Venerdì 21 novembre l’autore terrà un seminario sulle tecniche di costruzione in paglia a Bologna. Informazioni: maja.formazione@libero.it

 

Stefano Soldati

Nasce Promoverde Emilia Romagna

Il 16 ottobre a Bologna, all’interno del convegno “Natura & Architettura” è stata presentata Promoverde Emilia Romagna. Il convegno, organizzato da Promoverde con il sostegno della Camera di Commercio di Bologna, ha visto la presenza di Marisa Corso, Bruno Filetti, Vaentino di Pisa, Gianluca Cristoni, Andrea Segrè, Massimo Iosa Ghini, Antonio Caliceti, Maurizio Corrado, Emina Cervo Vukovic, Gianluca Veronesi, Riccardo Rigolli. Promoverde nasce due anni fa con l’intento di riunire in un unico grande organismo la filiera degli opertori del verde in Italia. Sede centrale a Roma, delegazioni regionali che stanno nascendo in tutta Italia, Veneto, Lazio, Toscana, Puglia, Sicilia e altre regioni che si stanno organizzando per unirsi a questo ambizioso e utile progetto.

L’idea che il verde non sia più solo un accessorio, che l’agricoltura abbia la grande possibilità di trasformarsi anche in attività di servizio, che lo sviluppo sostenibile passi attraverso una nuova concezione del rapporto con l’elemento “verde”, formano una visione inedita di cui Promoverde si fa portavoce con le amministrazioni e con i cittadini. Unire le competenze, le discipline, quelle dell’architettura e dell’agraria in primo luogo, stabilire una continuità colaborativa nei diversi passaggi della filiera costituiscono alcuni degli obbiettivi di base di una organizzazione che si configura come il punto di riferimento italiano del “verde” per dialogare con l’Europa.
 

Nemeton Party, cronaca di un successo

“Mai visto un evento così in fiera” queste le parole che circolavano fra gli addetti ai lavori giovedì 16 ottobre nello spazio di Progetti & Paesaggi al pad. 15 della Fiera di Bologna. Alle 19,30 era iniziato il Nemeton Party, organizzato in occasione della presentazione della nuova rivista Nemeton, dedicata alle alte tecnologie per il verde e del portale Culturadelverde. Lo spazio che di giorno vedeva convegni e aziende si era completamente trasformato, agli occhi dei fortunati che avevano ricevuto l’invito si presentava un luogo in cui luci soffuse e sapientemente dosate, musica d’ambiente e un allestimento fatto letteralmente coi sapori che hanno reso l’Emilia Romagna famosa nel mondo, parlava di raffinata eleganza, alta enogastronomia e riusciva ad esprimere il nuovo concetto di verde che gli organizzatori stanno proponendo in ambito professionale.

 

 

L’evento è stato organizzato da Promoverde, Nemeton e Culturadelverde. La rivista Degusta ha coordinato nella maniera più squisita alcuni dei migliori e più rappresentativi marchi della produzione locale: l’Azienda agricola Fratelli Caretti, Gaccioli, Golinelli, Tonino Lamborghini hanno trasformato lo spazio in un piccolo paese dei Bengodi dove trovare prodotti unici di altissima qualità. Girando fra i numerosi invitati, si sentiva spesso la parola “abbondanza”. Ognuno ha potuto trovare ciò che desiderava. Un punto particolarmente interessante è stato il luogo in cui Beauty by Passing ha presentato i suoi esclusivi trattamenti per il corpo: massaggi la cioccolato, all’uva e, ultimi arrivati, speciali trattamenti al tartufo che donano alla pelle e al corpo benefici unici.

Tra gli invitati, si potevano vedere alcuni dirigenti della Fiera di Bologna, dell’Ascom, della Camera di Commercio, volti noti dell’alta società bolognese e un ospite d’onore, Gianni Morandi che ha allietato tutti con la sua inossidabile simpatia.

Visita alle prove di confronto varietale su Radicchio Rosso di Chioggia, Radicchio Rosso di Treviso e Cicoria Pan di Zucchero

La visita si terrà dalle ore 10.00 alle ore 12.30 presso il Centro sperimentale ortofrutticolo “Po di Tramontana” di Veneto Agricoltura, presso Rosolina (Ro). Il campo varietale realizzato interessa le tipologie di radicchio più coltivate (Chioggia e Treviso di tipo precoce), ponendo a confronto materiali della ricerca sementiera internazionale con selezioni locali. Inoltre nel confronto varietale sono state inserite anche diverse accessioni di cicoria Pan di Zucchero.
Questo incontro si propone come momento di confronto per i diversi operatori della filiera che potranno avere la possibilità di uno scambio di opinioni e di idee.
Per ulteriori informazioni tel. 0426664917 fax 0426664916.


Mail: franco.tosini@venetoagricoltura.org

Web: www.venetoagricoltura.org

Tecniche di costruzione in bambù

MAJA natura & architettura organizza nella giornata di venerdì 7 novembre 2008 il seminario: “TECNICHE DI COSTRUZIONE IN BAMBU' ”. Il bambù, chiamato l’acciaio vegetale è largamente usato in Asia, America latina e Africa come materiale da costruzione e sta conquistando consensi anche in Europa per le sue caratteristiche di  resistenza e per le sue qualità ecocompatibili.

Organizzazione: MAJA natura & architettura
Data: venerdì 7 novembre 2008
Durata: 8 ore
Orario: 10 – 14; 15 – 19
Sede: Bologna, via Bigari 5/2
Target: Laureati / laureandi in architettura, agraria, ingegneria, progettisti, geometri.
Docente: arch. Mauricio Cardenas
Argomenti: Introduzione – il bambù come materiale per la costruzione. La pianta del bambu’ – le caratteristiche generali. Piantagioni – la specie più adatta per la costruzione. Le caratteristiche fisiche del bambu’ – i trattamenti protettivi. Le caratteristiche meccaniche del bambu’ – flessione, compressione, trazione. Il sistema costruttivo. I nodi strutturali. Casi studio – Asia, America Latina, Europa, ricerche in corso.

Informazioni e iscrizioni:
maja.formazione@libero.it
http://www.majaformazione.net

IL BAMBU’: L’ACCIAIO VEGETALE
Al contrario di quanto accade in Asia, America latina e Africa, dove cresce in abbondanza ed è perciò di facile reperibilità e accessibile a tutti, in Occidente si sa pochissimo del bambù, pianta che può essere utilizzata per costruire case, ponti, mobili, laminati, pavimenti, materiali compositi, carta, trova applicazioni anche in medicina ed è un ottimo alimento. E, grazie al lavoro svolto negli ultimi decenni da importanti architetti e ingegneri in tutto il mondo, sta tornando a essere un materiale nobile da costruzione. Per un lungo periodo, l’utilizzo diffuso di materiali moderni ha significato per il bambù la perdita del ruolo che aveva come materiale da costruzione nelle regioni del pianeta in cui era diffuso. È stato gradualmente sostituito da calcestruzzo, acciaio e legno ed è cosi divenuto “il legno dei poveri”. Ma oggi questa connotazione e l’idea della sua deperibilità sono due fattori in parte superati: insieme con altre tecnologie basate sull’utilizzo di materiali naturali, il bambù è in fase di rivalutazione da parte di architetti e ingegneri di tutto il mondo. E nessun altro materiale s’identifica così appieno con gli attuali ideali di progettazione sensibile agli aspetti ambientali e sostenibili.

646 monumenti vegetali in Emilia Romagna

Esemplari di platani, querce, frassini, olmi, farnie, cedri deodora, pioppi e varie altre specie, gli alberi monumentali presenti in Emilia-Romagna superano in alcuni casi l´altezza di 40 metri e il diametro di 1 metro e mezzo. Le due province in cui maggiore e la loro presenza sono quelle di Bologna con 147 esemplari e  Modena con 123. Seguono Reggio Emilia con 95, Ravenna con 84, Piacenza con 62, Forlì-Cesena con 58, Rimini con 32, Parma con 26 e Ferrara con 20.

Sono 646 gli alberi monumentali tutelati in Emilia-Romagna, unici superstiti di antichi paesaggi perduti, testimoni  di una natura che resiste a un contesto spesso difficile. Vere e proprie "opere d´arte viventi", sono considerati parte integrante  del nostro patrimonio culturale e per questo tutelati da una legge regionale del 1977 che prevede  anche interventi conservativi e di valorizzazione.

Rientra tra queste iniziative anche il volume "Giganti da proteggere. Conservazione e gestione degli alberi monumentali (a cura di Teresa Tosetti, collana "Ibc. Musei e Territorio"; Bologna, Clueb 2008) . La pubblicazione è stata presentata a Bologna nel corso di un convegno promosso dall´Istituto regionale per i Beni culturali, artistici e naturali in collaborazione con l´Assessorato regionale all´ambiente e che è stato introdotto dal presidente dell´Ibacn Ezio Raimondi. Rivolto in particolare a tutti coloro che si occupano della loro cura e salvaguardia, il testo rappresenta anche un´opportunità per chiunque voglia conoscere i "giganti verdi" presenti in Emilia-Romagna.

"Questi alberi costituiscono un patrimonio importante che la Regione intende continuare a tutelare e a valorizzare, rafforzando la stessa legge del 1977 – ha dichiarato nel suo intervento l´assessore all´ambiente Lino Zanichelli – Essi infatti non rappresentano solo una risorsa ambientale, ma anche culturale e storica per noi e per le generazioni future. Sono parte integrante dell´identità di questa terra".
Sul sito www.ibc.regione.emilia-romagna.it, alla voce "banche dati", si trovano tutti gli esemplari, suddivisi per territorio e specie. Di ognuno è disponibile una scheda con foto, località e caratteristiche dell´albero.