Alimenti e servizi, agricoltura sempre più specializzata

Il ruolo multifunzionale dell’agricoltura come produttrice di beni pubblici ed esternalità positive congiuntamente ad alimenti e fibre è stato fortemente sostenuto dall’Unione Europea, come elemento essenziale del cosiddetto “modello di agricoltura europeo”. Tale ruolo ha ricevuto attenzione crescente nel più ampio dibattito che ha interessato il processo di riforma del sostegno al settore primario (European Commission, 1998; OECD, 2001). In effetti, la politica agricola comunitaria (PAC) ha cercato di incentivare l’ampio spettro di funzioni secondarie dell’agricoltura attraverso gli strumenti ricadenti sia nel primo che nel secondo pilastro della PAC. Anche nella più recente proposta di riforma, conosciuta come Health Check della PAC, la multifunzionalità in qualche modo fa da sfondo, pur non essendo mai esplicitamente nominata, al processo di diversificazione dei prodotti e dei redditi in agricoltura, fortemente sostenuto dalla Commissione (European Commission, 2007; Cooper, Baldock e Farmer, 2007; Garzon, 2005).

Identificandosi nel modello di agricoltura europea, gli Stati membri riconoscono il ruolo multifunzionale dell’agricoltura, dando tuttavia ciascuno di essi un’enfasi diversa alle produzioni secondarie, in funzione del proprio modello di sviluppo agricolo e territoriale e delle diverse forze in campo che spingono per la maggiore o minore “visibilità” di una determinata funzione (Henke, 2004).
Questo lavoro si pone come obiettivo la conferma di quella che è una percezione della diversa enfasi data al ruolo multifunzionale dell’agricoltura in contesti sviluppati e ad alto sostegno pubblico come sono i paesi dell’UE. Accanto a questo, si cerca di evidenziare anche come, passando da una unità di osservazione “alta” come lo Stato membro, ad una più bassa come la regione (per il solo caso italiano), l’apparente omogeneità della specializzazione di un modello di agricoltura si frammenta in una differenziazione della valorizzazione delle funzioni secondarie dell’agricoltura, che rispecchia fortemente l’interazione tra agricoltura e componenti sociali, ambientali e culturali che caratterizzano il territorio oggetto di analisi.

Il lavoro, dunque, si divide in due parti:

  • la prima si concentra sui 25 membri dell’UE (inclusi quindi 10 nuovi Stati membri – si vedano le note su AgriRegioniEuropa)
  • la seconda approfondisce la specializzazione territoriale della multifunzionalità guardando al solo caso italiano, con l’obiettivo di identificare le principali funzioni secondarie nelle regioni italiane.

Per fare ciò, si è fatto ricorso, sia per l’analisi europea che per quella nazionale, ad un processo a due stadi di analisi multivariata (analisi delle componenti principali e cluster analysis), applicata ad una batteria di indicatori che sono stati associati ad alcune funzioni specifiche dell’agricoltura.

L’analisi completa è disponibile su AgriRegioniEuropa.it

Conclusioni

Il lavoro ha cercato di mettere in evidenza il processo di specializzazione multifunzionale di diversi sistemi agricoli a due diversi livelli: comunitario (UE-25) e italiano (venti regioni). Ciò ha portato a far emergere, da un lato, la differenziazioneverso forme di produzioni secondarie associate all’attività primaria tra Paesi membri; dall’altro, una maggiore articolazione della differenziazione una volta che si scende ad un livello territoriale più basso. Il processo di specializzazione è stato, in parte, anche il frutto del disegno della nuova PAC, che ha sempre più marcatamente orientato il sostegno verso le funzioni secondarie dell’agricoltura, sia attraverso le politiche del primo pilastro (condizionalità, articolo 69) che con quelle del secondo (programmi di sviluppo rurale). Non secondaria, d’altra parte, è stata la spinta provocata dalla nuova domanda espressa dalla società nei confronti dell’agricoltura, che non si sofferma più solamente sulla produzione di alimenti (di qualità, diversificati e sani) ma anche di servizi (ambiente, attività ricreative, sociali, terapeutiche), che sempre più integrano i redditi primari e concorrono ad una diversificazione delle tipologie aziendali e delle funzioni.

Più nel dettaglio, l’analisi multivariata condotta a livello dell’UE-25 mostra una evidente specializzazione degli Stati membri rispetto alle funzioni secondarie dell’agricoltura, che concorrono a definire il modello di agricoltura europeo. D’altra parte, il modo in cui si manifesta la multifunzionalità dell’agricoltura europea è molto differenziata tra Paesi. Dall’analisi svolta è piuttosto evidente che i Paesi mediterranei dell’UE, quelli nordici, l’area continentale europea ed i nuovi Stati membri, tendono a privilegiare funzioni diverse con enfasi diverse, e questo, in qualche modo, si riflette nelle posizioni assunte rispetto al processo di riforma della PAC e alla difficoltà di trovare una posizione comune in tema di valorizzazione della multifunzionalità nei consessi internazionali.

Passando poi all’approfondimento incentrato sul caso italiano, l’elemento di maggiore interesse sta nel fatto che l’apparente omogeneità della specializzazione nazionale si frammenta in una più spinta articolazione delle funzioni secondarie dell’agricoltura; di queste, due riguardano beni privati con un mercato di una qualche rilevanza (prodotti di qualità e biologico), altre rientrano a più pieno titolo nella produzione di esternalità positive (paesaggio, vivacità aree rurali, aspetti sociali).

In conclusione, il principale risultato di questa analisi a due stadi sta nel fatto che ad un più basso livello territoriale si evidenzia una più dettagliata specializzazione verso le attività secondarie dell’agricoltura. Ciò è il risultato di almeno due forze complementari: da un lato, il fatto che l’interazione dell’attività agricola con il contesto sociale ed ambientale si manifesta in maniera più evidente passando dall’unità di dimensione nazionale a quella regionale; dall’altro, la PAC ed il suo processo di decentramento a favore dei sistemi locali, che si rivela sempre più intenso ed efficace.

Autori: Roberto Henke, Fabio Pierangeli, Maria Grazia Coronas (INEA)

Pianificazione paesaggistica, prioritaria

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, così come modificato dal D. Lgs. n. 63/2008, è di fondamentale importanza anche per l'agricoltura. Quali sono i principi cardine che riguardano anche il settore primario?

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, alias Codice Urbani o D.L.n. 42 del 2004, diventa vigente nel 2004 sotto il governo Berlusconi e già in antitesi con la Convenzione Europea del Paesaggio presentata a Firenze nel 2000; quest'ultima viene ratificata dall'Italia e diventa anch'essa legge dello Stato italiano nel 2006.

Nel 2008 al Codice Urbani, sotto il governo Prodi, vengono apportate con il D.L. n.63/2008 ulteriori modifiche che testimoniano il mancato recepimento della Convenzione Europea; quest'ultima, infatti, presentava un concetto di 'paesaggio' inteso comebene strutturale e cioè un bene costituito da innumerevoli componenti, la cui non ottimale gestione di uno solo di essi vanificava l'equilibrio delle altre e dell'intero sistema.

Di fatto la tutela del 'paesaggio' viene applicata, nel Codice Urbani, ai soli paesaggi che presentano identità nazionale e valenza culturale, delineando così un 'paesaggio' e un 'non paesaggio'; perfino il mare, che la Convenzione Europea tutela pienamente come 'paesaggio', nel Codice Urbani viene completamente ignorato.

Si evidenzia così un approccio culturale fortemente diverso e contrastante, messo in risalto dalla totale assenza nel Codice Urbani del protagonismo delle popolazioni nella percezione dei paesaggi e nelle scelte sulla loro gestione.

Così, mentre nel Codice Urbani il 'paesaggio' è rappresentato da 'beni', nella Convenzione Europea il 'paesaggio' è invece rappresentato dal 'patrimonio paesaggistico'; questa diversa impostazione mette in evidenza un ulteriore allontanamento del nostro Paese dalle strategie politiche europee rivolte ad una maggiore consapevolezza del valore culturale ed economico del paesaggio.

Queste scelte politiche italiane, comuni ai governi succedutisi, producono pericolosi effetti sul crescente divario tra l'Italia ed il resto dell'Europa e perfino un evidente gap con i Paesi dell'Europa orientale.

Pertanto sarei più dell'idea che i principi cardine, riguardanti il settore primario ed oggetto della domanda, siano effettivamente deleteri per tutti i settori economici del nostro Paese, in quanto non tendono ad una ottimale gestione della maggiore risorsa italiana, che è rappresentata proprio dal paesaggio.

  

Per i professionisti dell'agricoltura (in particolare della selvicoltura e del verde), quali scenari si sono aperti?

Innanzitutto tenderei a sottolineare l'abissale differenza esistente tra agricoltura, selvicoltura e paesaggistica; infatti la prima si occupa della coltivazione delle piante alimentari, la seconda della coltivazione delle piante da legno e la terza, molto più complessa, dell'intero patrimonio paesaggistico, di cui il 'verde' ne è una parte, così come lo sono il paesaggio agrario e quello forestale.

Un effetto sconvolgente sul 'paesaggio' è causato dall'incredibile confusione che nel Codice Urbani si fa tra pianificazione paesaggistica e pianificazione urbanistica; la prima riguarda infatti il 'paesaggio', che è costituito da tutti quegli elementi naturali che lo compongono, e la seconda dallo studio dell'espansione urbana nel paesaggio.

Questo particolare evidenzia una sostanziale differenza nell'approccio culturale al tema del paesaggio; il rapporto che lega il paesaggio all'urbanistica è essenzialmente logico e cioè che è il paesaggio che da sempre ospita l'uomo.

E' nel paesaggio che è nata la prima casa e poi il borgo, il paese, la città e l'area metropolitana e non il centro urbano, che ospita il paesaggio negli spazi rimasti inedificati.

Deve esserci prima una pianificazione paesaggistica, che deve successivamente indicare all'urbanistica modi e possibilità di espansione. Da un'attenta analisi si evidenzia la comune strategia usata da tutte le correnti politiche e cioè quella di assicurare la tutela solo di alcune minute parti di 'paesaggio' a discapito dell'intero patrimonio paesaggistico italiano, pensando di dare un 'contentino' alle popolazioni, anziché salvaguardare e valorizzare l'intera e vera risorsa culturale ed economica del nostro Paese al fine di un reale benessere diffuso.

In mancanza di una scrupolosa pianificazione paesaggistica non può esistere una valorizzazione dell'agricoltura e della selvicoltura, le quali hanno bisogno invece di una programmazione precisa e di una legislazione più consona alle esigenze del paesaggio, delle popolazioni e degli imprenditori agricoli e forestali.

Ci sono fondi, ad esempio, per i rimboschimenti e non per una cura attiva delle aree boscate e naturali; è ovvio che la conseguenza di questa politica porta a creare incendi al patrimonio per potersi assicurare reddito.

Pertanto credo che, anziché aprire nuovi scenari per i professionisti legati al paesaggio, il Codice Urbani partorisca l'abbandono del paesaggio e delle economie ad esso legate, in una drammaticità non recepita dai cittadini italiani ed in forte antitesi con la Convenzione Europea del Paesaggio, legge altrettanto vigente in Italia e del tutto ignorata nei suoi principi.      

 

E' nata anche la 'pratica albero monumentale'. In cosa consiste?

Non nego l'importanza culturale, ecologica ed attuale degli 'alberi monumentali', la cui 'pratica' non è nata ora ma è sempre esistita; tanto è vero che tali alberi hanno sempre suscitato nell'uomo un profondo rispetto e addirittura nei Paesi orientali ad essi vengono poggiati elementi votivi e religiosi.

Penso invece che la pubblicizzazione di essi serva ad attirare l'attenzione su questi a discapito dell'intero 'paesaggio', così come il Codice Urbani tende a tutelare solo alcuni e troppo poco numerosi 'beni paesaggistici'.

Ho la vaga impressione che il messaggio contenuto sia: 'Concentratevi su questi, mentre si fa razzia del resto'.

 

L'azienda agricola svolge sempre più spesso una funzione non solo produttiva, ma anche di 'erogatore' di servizi. Quali adempimenti e quali opportunita' si possono configurare?

L'esigenza, di un imprenditore agricolo, di integrare con nuove funzioni la propria azienda nasce evidentemente dal non essere soddisfatti delle scelte attuate in campo politico e relative all'economia agraria; di conseguenza negli ultimi due decenni si è sviluppata una certa multifunzionalità delle aziende agricole, che, oltre ad offrire nuovi servizi, tendono così ad individuare altre forme di reddito, che possano assicurare l'equilibrio economico aziendale.

Nascono così l'agriturismo, le fattorie sociali e quant'altro di utile al fine; nella purezza degli intenti tali funzioni offrono anche un aspetto di carattere culturale, non sempre raggiunto, e che a volte si è trasformato, ad esempio per l'agriturismo,  invece nell'occasione per aprire sale per ricevimenti e questo avvalla quanto dico.

Le fattorie sociali hanno certamente una funzione integrativa all'approccio del cittadino, dell'uomo urbanizzato al rapporto ed al contatto con il mondo naturale.

Nei grandi centri urbani generazioni intere sono cresciute e si sono sviluppate nell'ignorare totalmente i processi biologici e nella più assoluta mancanza di conoscenza perfino visiva degli animali; quest'ultima è stata soddisfatta solo dalle rare occasioni di una serata al circo o, per i più fortunati, dalla presenza di un parco zoologico nella propria città.

Senza dubbio queste funzioni secondarie delle aziende agricole vanno fortemente stimolate e motivate da una maggiore educazione ambientale e da una coscienza paesaggistica, particolarmente necessaria alle nostre comunità e ai nostri amministratori.        

 

Come PromoVerde Lazio, avete sottolineato l'attenzione all'evoluzione della 'citta' verde ed alla pianificazione del paesaggio' anche in un recente incontro a Roma (novembre 2008). Quale messaggio desiderate 'lanciare' alle istituzioni ed ai professionisti coinvolti in questo processo?

Innanzitutto il messaggio mira ad una profonda riflessione legata ad una maggiore consapevolezza sul valore culturale ed economico del 'paesaggio'.

L'Italia, la cui fama nel mondo è sempre stata legata al proprio paesaggio culturale, evidenzia oggi una profonda arretratezza rispetto agli altri Paesi; ironia della sorte il settore maggiormente penalizzato è proprio quello del paesaggio culturale.

L'industria economica prima al mondo per fatturato e per numero di addetti è rappresentata dal turismo; la risorsa primaria del turismo è il 'paesaggio'.

L'Italia ha la fortuna ed il primato rispetto agli altri Paesi di detenere un 'patrimonio paesaggistico' assolutamente senza alcuna concorrenza; una corretta ed ottimale pianificazione di questa risorsa, rappresentata dal paesaggio, procurerebbe certamente una maggiore ricchezza economica ai cittadini italiani.

La realtà parla da sola e anziché indirizzare gli investimenti pubblici nel recupero e nella valorizzazione di questa risorsa, le scelte politiche di tutti i governi hanno invece come effetto la distruzione della risorsa; altra grande delusione è rappresentata dalla mancata attuazione di quello che doveva essere l'aspetto innovativo del federalismo.

Infatti il federalismo avrebbe dovuto portare innanzitutto ad una pianificazione basata sulle differenti risorse territoriali; l'Italia è un Paese ricco di identità culturali e paesaggistiche, seppur facilmente e maggiormente riferibili al paesaggio mediterraneo.

Tale identità è riscontrabile sia nel centro-sud che lungo le coste del nord, le quali non possono seguire una pianificazione economica dettata dall'economia 'padana'; diventa così ancor più indispensabile dare al 'paesaggio' quella dignità che merità e promuovere pianificazioni paesaggistiche degne di questo nome.

Tale indirizzo porterebbe altresì maggiore rispetto delle aree montane del nord Italia e ad una più corretta espansione di tutti i centri urbani italiani; ma per fare questo è necessario predisporre non solo leggi più consone all'obiettivo finale, ma favorire quei processi di adeguamento del nostro Paese al mondo civile.

Innanzitutto va assicurata un'adeguata formazione degli specialisti del 'paesaggio' così come avviene da un secolo negli altri Paesi europei e come viene prescritto dalla Convenzione Europea del Paesaggio; nell'attualità invece si sta minando la stessa sopravvivenza di quei pochi corsi di studio universitario, a fatica ma con successo sviluppatisi negli ultimi decenni, e che ora con la riforma universitaria vengono messi in profonda crisi (ma questo meriterebbe un articolo giornalistico specifico). 

La formazione non deve riguardare solo gli specialisti ma anche gli operatori, siano essi legati al paesaggio, all'agricoltura, alla selvicoltura o al turismo; tranne, ad esempio, la Scuola del Parco di Monza o la Scuola di Minoprio non esistono in Italia strutture didattiche pubbliche che preparino giardinieri e operatori del verde, nonostante la sempre più crescente domanda di specializzati.

Deve essere inoltre favorita la divulgazione della coscienza paesaggistica presso le comunità, così come la 'filosofia dell'accoglienza e dell'ospitalità' a fini turistici per garantire un'offerta di servizi di qualità (il turista reputa di fondamentale importanza quest'aspetto nella scelta dei luoghi).

Questo intero processo dovrebbe però anche accompagnare una democratizzazione del nostro Paese, ridando al cittadino la propria dignità innanzitutto nel primo suo dovere che è quello elettorale, caratterizzato oggi da un voto espresso con una matita (di fatto cancellabile con una semplice gomma) e con la libertà di poter nominare chi lo rappresenti.

 

PromoVerde Lazio

L'Associazione PromoVerde nasce con il preciso intento di riunire in sé tutti coloro che operano nel settore paesaggistico (paesaggisti, progettisti, architetti, aziende, vivai ed altri operatori), di presentarsi come la filiera del paesaggio a servizio degli Amministratori e delle collettività e di condividere le finalità con tutti coloro che hanno a cuore un paesaggio ben tutelato e ben costruito.

La PromoVerde Lazio nasce il 5 giugno del 2008 e mira a fornire quel supporto professionale nel settore paesaggistico in un territorio fortemente caratterizzato dalle civiltà e dalla storia dell'uomo e pertanto contenitore di paesaggi culturali e naturalistici di immenso valore.

 

I nostri obiettivi

La PromoVerde Lazio mira innanzitutto a caratterizzare la propria struttura sociale attraverso la interdisciplinarietà, elemento indispensabile per realizzare una community in grado di fornire un completo puntodi riferimento sul tema del paesaggio.

La storicità, che caratterizza la regione geografica e la millenaria cultura laziale, rappresenta uno stimolo per la qualità offerta dalla PromoVerde Lazio sui temi culturali e professionali; infatti le attività sociali mirano a perseguire il valore culturale, derivante dalla tutela del patrimonio paesaggistico italiano, in sinergia con i principi e le indicazioni che caratterizzano la Carta di Napoli del 2000 e la Convenzione Europea del Paesaggio del 2006.

 

Il nostro fine

La PromoVerde Lazio persegue il fine ultimo di porsi come attore di un coordinamento tra tutte le Associazioni, Fondazioni, CentriStudi, Organizzazioni culturali e quant'altro esiste nell'orizzonte paesaggistico, promuovendo collaborazioni, comunicazione, sinergie e ricerche utili al processo di condivisione e compartecipazione delle tematiche comuni.

La PromoVerde Lazio, essendo apartitica, apolitica, laica ed obiettiva nei suoi principi e finalità, tende a raccogliere le energie, profuse da tanti, dirette ad un alto grado di qualità del paesaggio percepibile dalla collettività e a contribuire ad un dialogo costruttivo con le altre realtà europee in tema di paesaggio e di verde urbano.

 

Un'Associazione aperta a tutti per condividere 

La PromoVerde Lazio è aperta a chiunque lo desideri; possono diventare soci tutti coloro che, persone fisiche o giuridiche, associazioni, enti e organizzazioni di qualunque genere, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica, condividono le finalità e gli obiettivi dell'Associazione, stabiliti nello statuto e vogliono favorire la realizzazione degli scopi sociali, lo sviluppo dell'Associazione e l'affermazione della sua funzione nella società.

I Soci si distinguono in fondatori, ordinari e sostenitori; è prevista, altresì, la possibilità di costituire delegazioni della PromoVerde anche all'estero. 

Per associarsi e per informazioni ci si può rivolgere a lazio@promoverde.it o telefonare al numero 06/87906235.

 

Pianificazione paesaggistica, prioritaria

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, così come modificato dal D. Lgs. n. 63/2008, è di fondamentale importanza anche per l'agricoltura. Quali sono i principi cardine che riguardano anche il settore primario?

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, alias Codice Urbani o D.L.n. 42 del 2004, diventa vigente nel 2004 sotto il governo Berlusconi e già in antitesi con la Convenzione Europea del Paesaggio presentata a Firenze nel 2000; quest'ultima viene ratificata dall'Italia e diventa anch'essa legge dello Stato italiano nel 2006.

Nel 2008 al Codice Urbani, sotto il governo Prodi, vengono apportate con il D.L. n.63/2008 ulteriori modifiche che testimoniano il mancato recepimento della Convenzione Europea; quest'ultima, infatti, presentava un concetto di 'paesaggio' inteso comebene strutturale e cioè un bene costituito da innumerevoli componenti, la cui non ottimale gestione di uno solo di essi vanificava l'equilibrio delle altre e dell'intero sistema.

Di fatto la tutela del 'paesaggio' viene applicata, nel Codice Urbani, ai soli paesaggi che presentano identità nazionale e valenza culturale, delineando così un 'paesaggio' e un 'non paesaggio'; perfino il mare, che la Convenzione Europea tutela pienamente come 'paesaggio', nel Codice Urbani viene completamente ignorato.

Si evidenzia così un approccio culturale fortemente diverso e contrastante, messo in risalto dalla totale assenza nel Codice Urbani del protagonismo delle popolazioni nella percezione dei paesaggi e nelle scelte sulla loro gestione.

Così, mentre nel Codice Urbani il 'paesaggio' è rappresentato da 'beni', nella Convenzione Europea il 'paesaggio' è invece rappresentato dal 'patrimonio paesaggistico'; questa diversa impostazione mette in evidenza un ulteriore allontanamento del nostro Paese dalle strategie politiche europee rivolte ad una maggiore consapevolezza del valore culturale ed economico del paesaggio.

Queste scelte politiche italiane, comuni ai governi succedutisi, producono pericolosi effetti sul crescente divario tra l'Italia ed il resto dell'Europa e perfino un evidente gap con i Paesi dell'Europa orientale.

Pertanto sarei più dell'idea che i principi cardine, riguardanti il settore primario ed oggetto della domanda, siano effettivamente deleteri per tutti i settori economici del nostro Paese, in quanto non tendono ad una ottimale gestione della maggiore risorsa italiana, che è rappresentata proprio dal paesaggio.

  

Per i professionisti dell'agricoltura (in particolare della selvicoltura e del verde), quali scenari si sono aperti?

Innanzitutto tenderei a sottolineare l'abissale differenza esistente tra agricoltura, selvicoltura e paesaggistica; infatti la prima si occupa della coltivazione delle piante alimentari, la seconda della coltivazione delle piante da legno e la terza, molto più complessa, dell'intero patrimonio paesaggistico, di cui il 'verde' ne è una parte, così come lo sono il paesaggio agrario e quello forestale.

Un effetto sconvolgente sul 'paesaggio' è causato dall'incredibile confusione che nel Codice Urbani si fa tra pianificazione paesaggistica e pianificazione urbanistica; la prima riguarda infatti il 'paesaggio', che è costituito da tutti quegli elementi naturali che lo compongono, e la seconda dallo studio dell'espansione urbana nel paesaggio.

Questo particolare evidenzia una sostanziale differenza nell'approccio culturale al tema del paesaggio; il rapporto che lega il paesaggio all'urbanistica è essenzialmente logico e cioè che è il paesaggio che da sempre ospita l'uomo.

E' nel paesaggio che è nata la prima casa e poi il borgo, il paese, la città e l'area metropolitana e non il centro urbano, che ospita il paesaggio negli spazi rimasti inedificati.

Deve esserci prima una pianificazione paesaggistica, che deve successivamente indicare all'urbanistica modi e possibilità di espansione. Da un'attenta analisi si evidenzia la comune strategia usata da tutte le correnti politiche e cioè quella di assicurare la tutela solo di alcune minute parti di 'paesaggio' a discapito dell'intero patrimonio paesaggistico italiano, pensando di dare un 'contentino' alle popolazioni, anziché salvaguardare e valorizzare l'intera e vera risorsa culturale ed economica del nostro Paese al fine di un reale benessere diffuso.

In mancanza di una scrupolosa pianificazione paesaggistica non può esistere una valorizzazione dell'agricoltura e della selvicoltura, le quali hanno bisogno invece di una programmazione precisa e di una legislazione più consona alle esigenze del paesaggio, delle popolazioni e degli imprenditori agricoli e forestali.

Ci sono fondi, ad esempio, per i rimboschimenti e non per una cura attiva delle aree boscate e naturali; è ovvio che la conseguenza di questa politica porta a creare incendi al patrimonio per potersi assicurare reddito.

Pertanto credo che, anziché aprire nuovi scenari per i professionisti legati al paesaggio, il Codice Urbani partorisca l'abbandono del paesaggio e delle economie ad esso legate, in una drammaticità non recepita dai cittadini italiani ed in forte antitesi con la Convenzione Europea del Paesaggio, legge altrettanto vigente in Italia e del tutto ignorata nei suoi principi.      

 

E' nata anche la 'pratica albero monumentale'. In cosa consiste?

Non nego l'importanza culturale, ecologica ed attuale degli 'alberi monumentali', la cui 'pratica' non è nata ora ma è sempre esistita; tanto è vero che tali alberi hanno sempre suscitato nell'uomo un profondo rispetto e addirittura nei Paesi orientali ad essi vengono poggiati elementi votivi e religiosi.

Penso invece che la pubblicizzazione di essi serva ad attirare l'attenzione su questi a discapito dell'intero 'paesaggio', così come il Codice Urbani tende a tutelare solo alcuni e troppo poco numerosi 'beni paesaggistici'.

Ho la vaga impressione che il messaggio contenuto sia: 'Concentratevi su questi, mentre si fa razzia del resto'.

 

L'azienda agricola svolge sempre più spesso una funzione non solo produttiva, ma anche di 'erogatore' di servizi. Quali adempimenti e quali opportunita' si possono configurare?

L'esigenza, di un imprenditore agricolo, di integrare con nuove funzioni la propria azienda nasce evidentemente dal non essere soddisfatti delle scelte attuate in campo politico e relative all'economia agraria; di conseguenza negli ultimi due decenni si è sviluppata una certa multifunzionalità delle aziende agricole, che, oltre ad offrire nuovi servizi, tendono così ad individuare altre forme di reddito, che possano assicurare l'equilibrio economico aziendale.

Nascono così l'agriturismo, le fattorie sociali e quant'altro di utile al fine; nella purezza degli intenti tali funzioni offrono anche un aspetto di carattere culturale, non sempre raggiunto, e che a volte si è trasformato, ad esempio per l'agriturismo,  invece nell'occasione per aprire sale per ricevimenti e questo avvalla quanto dico.

Le fattorie sociali hanno certamente una funzione integrativa all'approccio del cittadino, dell'uomo urbanizzato al rapporto ed al contatto con il mondo naturale.

Nei grandi centri urbani generazioni intere sono cresciute e si sono sviluppate nell'ignorare totalmente i processi biologici e nella più assoluta mancanza di conoscenza perfino visiva degli animali; quest'ultima è stata soddisfatta solo dalle rare occasioni di una serata al circo o, per i più fortunati, dalla presenza di un parco zoologico nella propria città.

Senza dubbio queste funzioni secondarie delle aziende agricole vanno fortemente stimolate e motivate da una maggiore educazione ambientale e da una coscienza paesaggistica, particolarmente necessaria alle nostre comunità e ai nostri amministratori.        

 

Come PromoVerde Lazio, avete sottolineato l'attenzione all'evoluzione della 'citta' verde ed alla pianificazione del paesaggio' anche in un recente incontro a Roma (novembre 2008). Quale messaggio desiderate 'lanciare' alle istituzioni ed ai professionisti coinvolti in questo processo?

Innanzitutto il messaggio mira ad una profonda riflessione legata ad una maggiore consapevolezza sul valore culturale ed economico del 'paesaggio'.

L'Italia, la cui fama nel mondo è sempre stata legata al proprio paesaggio culturale, evidenzia oggi una profonda arretratezza rispetto agli altri Paesi; ironia della sorte il settore maggiormente penalizzato è proprio quello del paesaggio culturale.

L'industria economica prima al mondo per fatturato e per numero di addetti è rappresentata dal turismo; la risorsa primaria del turismo è il 'paesaggio'.

L'Italia ha la fortuna ed il primato rispetto agli altri Paesi di detenere un 'patrimonio paesaggistico' assolutamente senza alcuna concorrenza; una corretta ed ottimale pianificazione di questa risorsa, rappresentata dal paesaggio, procurerebbe certamente una maggiore ricchezza economica ai cittadini italiani.

La realtà parla da sola e anziché indirizzare gli investimenti pubblici nel recupero e nella valorizzazione di questa risorsa, le scelte politiche di tutti i governi hanno invece come effetto la distruzione della risorsa; altra grande delusione è rappresentata dalla mancata attuazione di quello che doveva essere l'aspetto innovativo del federalismo.

Infatti il federalismo avrebbe dovuto portare innanzitutto ad una pianificazione basata sulle differenti risorse territoriali; l'Italia è un Paese ricco di identità culturali e paesaggistiche, seppur facilmente e maggiormente riferibili al paesaggio mediterraneo.

Tale identità è riscontrabile sia nel centro-sud che lungo le coste del nord, le quali non possono seguire una pianificazione economica dettata dall'economia 'padana'; diventa così ancor più indispensabile dare al 'paesaggio' quella dignità che merità e promuovere pianificazioni paesaggistiche degne di questo nome.

Tale indirizzo porterebbe altresì maggiore rispetto delle aree montane del nord Italia e ad una più corretta espansione di tutti i centri urbani italiani; ma per fare questo è necessario predisporre non solo leggi più consone all'obiettivo finale, ma favorire quei processi di adeguamento del nostro Paese al mondo civile.

Innanzitutto va assicurata un'adeguata formazione degli specialisti del 'paesaggio' così come avviene da un secolo negli altri Paesi europei e come viene prescritto dalla Convenzione Europea del Paesaggio; nell'attualità invece si sta minando la stessa sopravvivenza di quei pochi corsi di studio universitario, a fatica ma con successo sviluppatisi negli ultimi decenni, e che ora con la riforma universitaria vengono messi in profonda crisi (ma questo meriterebbe un articolo giornalistico specifico). 

La formazione non deve riguardare solo gli specialisti ma anche gli operatori, siano essi legati al paesaggio, all'agricoltura, alla selvicoltura o al turismo; tranne, ad esempio, la Scuola del Parco di Monza o la Scuola di Minoprio non esistono in Italia strutture didattiche pubbliche che preparino giardinieri e operatori del verde, nonostante la sempre più crescente domanda di specializzati.

Deve essere inoltre favorita la divulgazione della coscienza paesaggistica presso le comunità, così come la 'filosofia dell'accoglienza e dell'ospitalità' a fini turistici per garantire un'offerta di servizi di qualità (il turista reputa di fondamentale importanza quest'aspetto nella scelta dei luoghi).

Questo intero processo dovrebbe però anche accompagnare una democratizzazione del nostro Paese, ridando al cittadino la propria dignità innanzitutto nel primo suo dovere che è quello elettorale, caratterizzato oggi da un voto espresso con una matita (di fatto cancellabile con una semplice gomma) e con la libertà di poter nominare chi lo rappresenti.

 

PromoVerde Lazio

L'Associazione PromoVerde nasce con il preciso intento di riunire in sé tutti coloro che operano nel settore paesaggistico (paesaggisti, progettisti, architetti, aziende, vivai ed altri operatori), di presentarsi come la filiera del paesaggio a servizio degli Amministratori e delle collettività e di condividere le finalità con tutti coloro che hanno a cuore un paesaggio ben tutelato e ben costruito.

La PromoVerde Lazio nasce il 5 giugno del 2008 e mira a fornire quel supporto professionale nel settore paesaggistico in un territorio fortemente caratterizzato dalle civiltà e dalla storia dell'uomo e pertanto contenitore di paesaggi culturali e naturalistici di immenso valore.

 

I nostri obiettivi

La PromoVerde Lazio mira innanzitutto a caratterizzare la propria struttura sociale attraverso la interdisciplinarietà, elemento indispensabile per realizzare una community in grado di fornire un completo puntodi riferimento sul tema del paesaggio.

La storicità, che caratterizza la regione geografica e la millenaria cultura laziale, rappresenta uno stimolo per la qualità offerta dalla PromoVerde Lazio sui temi culturali e professionali; infatti le attività sociali mirano a perseguire il valore culturale, derivante dalla tutela del patrimonio paesaggistico italiano, in sinergia con i principi e le indicazioni che caratterizzano la Carta di Napoli del 2000 e la Convenzione Europea del Paesaggio del 2006.

 

Il nostro fine

La PromoVerde Lazio persegue il fine ultimo di porsi come attore di un coordinamento tra tutte le Associazioni, Fondazioni, CentriStudi, Organizzazioni culturali e quant'altro esiste nell'orizzonte paesaggistico, promuovendo collaborazioni, comunicazione, sinergie e ricerche utili al processo di condivisione e compartecipazione delle tematiche comuni.

La PromoVerde Lazio, essendo apartitica, apolitica, laica ed obiettiva nei suoi principi e finalità, tende a raccogliere le energie, profuse da tanti, dirette ad un alto grado di qualità del paesaggio percepibile dalla collettività e a contribuire ad un dialogo costruttivo con le altre realtà europee in tema di paesaggio e di verde urbano.

 

Un'Associazione aperta a tutti per condividere 

La PromoVerde Lazio è aperta a chiunque lo desideri; possono diventare soci tutti coloro che, persone fisiche o giuridiche, associazioni, enti e organizzazioni di qualunque genere, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica, condividono le finalità e gli obiettivi dell'Associazione, stabiliti nello statuto e vogliono favorire la realizzazione degli scopi sociali, lo sviluppo dell'Associazione e l'affermazione della sua funzione nella società.

I Soci si distinguono in fondatori, ordinari e sostenitori; è prevista, altresì, la possibilità di costituire delegazioni della PromoVerde anche all'estero. 

Per associarsi e per informazioni ci si può rivolgere a lazio@promoverde.it o telefonare al numero 06/87906235.

 

Tutti i segreti delle piante da appartamento

PIANTE DA INTERNI:  BELLE MA SOPRATTUTTO UTILI

Spesso, nel cercare di migliorare la qualità della nostra vita, navighiamo tra i numerosi meandri delle nuove tecnologie, senza renderci conto che la soluzione è molto più semplice, economica e, soprattutto, naturale!
Un ricercatore del John C. Stennis Skylab Space Center della NASA, il Dott. B.C.Wolverton, ha condotto per ben 25 anni, studi per far fronte agli elevati  e preoccupanti livelli di inquinamento dell’aria presenti all’interno delle navicelle spaziali.
Il suo lavoro è subito iniziato ponendosi un interrogativo di fondamentale importanza, ovvero: in che modo la Terra produce aria e la mantiene pulita?
La risposta è molto più facile di quel che sembri: attraverso i processi biologici delle piante!
L’urbanizzazione ha indotto alla costruzione di edifici isolati dall’aria esterna allo scopo di risparmiare le risorse energetiche , nonchè di costituire un rifugio sicuro contro i pericoli dell’inquinamento atmosferico. Molti dei materiali impiegati nell’edificare gli stabili moderni e nell’ arredamento (tappeti, moquette) contengono sostanze chimiche come la formaldeide, la tossina più comune presente nell’aria degli ambienti chiusi, benzene, acetone ed ammoniaca che sono la causa di un notevole aumento di patologie allergiche, asma e ipersensibilità ad agenti chimici.
E’ quella che è ormai conosciuta come “sindrome dell’edificio malato”. Oggi la popolazione delle società industrializzate è solita trascorrere quasi il 90% della propria vita in ambienti chiusi, dove i prodotti in legno pressato o i pannelli di fibre, sostanze sintetiche, colle e resine diverse sono ampiamente presenti e sono la fonte primaria di inquinamento. Nelle case, negli uffici e negli edifici pubblici esistono inoltre numerosi apparecchi elettronici necessari al lavoro, allo svago e a garantire ogni comodità, ed è noto che tali congegni emettono composti organici tossici. Anche le persone sono fonte di inquinamento, in particolar modo quando vivono o lavorano in gran numero in luoghi chiusi e scarsamente ventilati; infatti risultano essere molte le sostanze chimiche volatili, oltre all’anidride carbonica, emesse dall’uomo nell’atmosfera attraverso i normali processi biologici  denominate “bioeffluenti”. Non sempre è possibile fornire un efficiente grado di ventilazione e controllo del tasso d’umidità dell’aria, per garantire un buon ricambio ed una buona qualità della stessa, senza dover ricorrere ad un consumo di energia eccessivo, con implicazioni di carattere economico e tecnico.
Sono proprio le nostre “Amiche” piante che ora entrano in gioco!
Le piante, e più precisamente le piante da interni, rappresentano da sempre un modo piacevole e comune per abbellire una stanza. rendendola anche confortevole ed invitante per viverci e lavorare; ma non solo, sembra infatti che esse esercitino un effetto calmante, a livello mentale, sulla maggior parte delle persone.
Non vi siete mai chiesti per quale motivo le piante svolgano un ruolo tanto importante in molti eventi sociali e privati della nostra vita, quali i matrimoni, i funerali, i periodi di malattia ed i compleanni e ancora perchè alcune aziende, alberghi di lusso, ristoranti ed altre sedi commerciali fanno appositamente installare giardini interni e  piante di vario tipo?
Ecco quindi che le piante d’appartamento oltre a rilassarci si sono rivelate  in grado di umidificare con efficacia gli ambienti chiusi e surriscaldati, incrementare la capacità di rimozione delle tossine dall’aria, dopo solo 24 ore di esposizione, veicolando tali sostanze chimiche verso i microbi radicali capaci di demolirle.
Riepilogando possiamo individuare tre cause fondamentali di una scarsa qualità dell’aria negli ambienti chiusi:

– l’isolamento ermetico degli edifici, unitamente ai materiali sintetici impiegati nell’arredamento
– la ridotta ventilazione, insieme ad una scarsa manutenzione dei condizionatori d’aria
– i bioeffluenti

Infine vorrei presentare alcune delle 50 piante d’appartamento che sono state oggetto di studio degli esperti.

 

– ARECA PALMATA ( Chrysalidocarpus lutescens)
E’ una delle palme dall’aspetto più aggraziato, originaria del Madagascar;
ben si adatta ad ambienti chiusi e molto secchi, libera infatti abbondanti
quantità di vapore acqueo e rimuove le tossine di natura chimica.
Cresce rapidamente, è resistente alle infezioni parassitarie ed è semplice
da coltivare e da mantenere.

– PALMA DI BAMBU’ Chamaedoera seifritzii )
Palma originaria del Messico, è ideale per gli ambienti di lavoro poichè
molto efficace nel rimuovere i vapori chimici, soprattutto benzene e formaldeide,
ed immette notevole umidità nell’atmosfera. Apprezzabili  sono inoltre la semplicità
di coltura e la resistenza alle malattie.

– FICUS ( Ficus robusta / Ficus robusta )
Della famiglia delle Moracee proviene dall’India e Malesia, è largamente utilizzato
per la sua robustezza e capacità di vivere in condizioni di scarsa luminosità e
temperature relativamente fredde.
Semplice da coltivare e mantenere, rimuove in particolarmente la formaldeide e le
tossine chimiche. Buona la resistenza alle infestazioni parassitarie.
– FELCE DI BOSTON ( Nephrolepis exaltata “Bostoniensis” )
Felce delle regioni tropicali, famiglia delle Polipodiacee, ha un’ottima capacità di
traspirazione e di rimozione degli inquinanti atmosferici in particolar modo la
formaldeide. Di rado la pianta viene attaccata da malattie, tuttavia la felce di
Boston richiede un certo grado di cure, dovendo vaporizzare spesso con acqua le
fronde e irrorandola costantemente per mantenere sempre umido il terreno.

– SPATIFILLO (Spathiphyllum
Aracea proveniente dal Venezuela e Colombia si contraddistingue per le eleganti
spate di color bianco. Immette nell’atmosfera elevate quantità di vapore acqueo,
ed inoltre è particolarmente efficace nella rimozione di alcoli, acetone, benzene
e formaldeide. Buone la semplicità di coltivazione, il mantenimento e la resistenza
a parassiti e malattie.

– SANSEVERIA (Sanseveria trifasciata)
Pianta della famiglia delle Liliacee ed originaria delle regioni tropicali dell’Africa occidentale
dentale e dell’India. Praticamente indistruttibile è semplice da coltivare e resiste
a qualsiasi attacco parassitario; la sua caratteristica distintiva consiste nel fatto
che durante le ore notturne produce ossigeno ed elimina l’anidride carbonica !
Modesti il tasso di traspirazione e rimozione di vapori chimici.

 

– ALOE VERA ( Aloe barbadensis )
Universalmente conosciuta come piante officinale l’aloe è, al pari della sanseveria,
orchidee e bromeliacee, capace di liberare ossigeno ed assorbire anidride carbonica
durante le ore notturne. Per tale motivo, la si può considerare una pianta ornamentale
adatta per la camera da letto.

 

Franco Salaroli

Giardini pubblici e verde urbano

Un interessante incontro, promosso dall’Aiapp di Roma, sul tema “ Le metamorfosi del giardino pubblico: nuove tipologie e morfologie per il verde urbano” con l’intervento illuminante del Prof. Franco Panzini è stato un successo non solo per la carica innovativa dell’argomento ma anche per l’interesse suscitato da parte di molti giovani partecipanti. Panzini ha aperto il suo discorso con un excursus sulla storia recente dei giardini pubblici, in data da definirsi intorno al 1980, dove colloca la svolta nella consapevolezza dell’importanza del giardino pubblico e degli spazi verdi in generale. Ci troviamo, sostiene il Panzini, in un periodo dove la corsa alla modernità dei centri urbani, ha ormai liquidato la maggior parte delle zone verdi fabbricabili nei centri urbani e, anzi, siamo ormai all’aggressione anche degli spazi esterni per allargare le città senza nessun criterio di vivibilità.
In questo contesto Panzini colloca la ribellione degli unici spazi storici rimasti, anche in condizioni di abbandono, concomitante l’inizio di una presa di coscienza su queste tematiche di una parte del Paese, sollecitata dai nuovi valori ambientali nascenti, soprattutto là dove è possibile il recupero di alcune parti centrali del territorio e dove il loro utilizzo industriale o infrastrutturale è ormai superato dalla stessa modernità.
Questo processo coglie di sorpresa anche i professionisti, specie architetti che non sempre si sono impegnati in una progettazione di giardini o spazi verdi, ritenendoli invece elementari e secondari, tali da lasciare addirittura agli amministratori dei condomini il compito di arredare quelle costruzioni che iniziano a sentire l’esigenza che la costruzione  sia anche accompagnata e armonizzata da un arredo verde.
Questa lotta all’interno delle nostre città tra il verde e l’urbanizzazione, come dice Panzini comincia ad essere più equilibrata grazie all’interesse dei cittadini che iniziano ad apprezzare queste nuove realtà che danno un beneficio estetico e di migliore vivibilità dei luoghi.
All’inizio del suo discorso sul percorso personale di studi di alcune realtà mondiali, unito alla passione per il viaggio e la conoscenza, il professore indica un particolare frammento di realtà italiana nella città di Pesaro e il Parco Miralfiori.
La storia di questo parco, come altri, ha riferimenti antichi, ma quello su cui ci si vuole soffermare, in quanto condizionante la situazione attuale, è la decisione nell’Ottocento di fare attraversare l’area boscata del parco da una strada ferroviaria.
Tale intervento ha comportato la riduzione delle aree agricole e di alcune parti del parco trasformandole in percorsi lunghi e stretti.
Nonostante ciò, coloro che hanno ridefinito e progettato le parti del parco hanno avuto la capacità di integrare le piante con i filari accompagnandoli con un sentiero, interrotto a tratti da alcune pergole di rampicanti, ottenendo così un pò di ombra e permettendo così di godere del paesaggio agrario.In questo ambiente sono anche previsti servizi e attrezzature per parchi giochi. Il tutto sfocia in un area fluviale laterale che si sta rinaturalizzando, tale da renderla una piacevole area di recupero.La parte che riguarda i servizi non viene indicata come elemento di supporto al cittadino per le sue esigenze temporanee, ma spesso viene contrastata da una visione rigida di difesa del parco, che purtroppo lo rende, e non solo in questa situazione, una zona talmente intoccabile che gli stessi cittadini rischiano di non sentirla propria e in alcuni casi, addirittura potrebbero provocandone il rifiuto.Ci sono però dei modi affinché tutto questo non sia terreno di scontro.
Basterebbe infatti, guardare ai Paesi del nord-europa dove in circostanze analoghe (vedi il Parco di Skansen di Stoccolma) sono riusciti a rendere le strutture di servizio molto leggere e mobili, senza obbligatoriamente ricorrere a grande costruzioni permanenti.Un’altra realtà sulla quale Panzini si è soffermato è stata quella di Seul, una città asiatica molto intensa sul piano abitativo (circa 18 milioni di abitanti), e come questa, e molte altre nella regione suddetta, rincorrono alla modernità cancellando così la parte storica anziché recuperarla attraverso una loro ristrutturazione.
L’esempio di Seul ci mostra come essa abbia addirittura aggredito il fiume che la attraversava, e che nel passato divideva la parte più ricca della città dalla parte più popolare ed aveva altresì una connotazione storica, prima ancora che sociale, per fare posto ad un’operazione che togliesse l’acqua definitivamente al fiume, anzi costruendo, attigua, una sopraelevata per il traffico delle autovetture.Successivamente, come spesso accade, anche perché prevedibile, poiché gli spazi della città non sono inesauribili e il soffocamento della città è ciò che rimane, si è avviata una ricostruzione dell’alveo del fiume attingendo l’acqua di alcuni pozzi e da una parte della deviazione di un fiume vicino.Questo ha comportato la rinaturalizzazione dell’ambiente vicino contribuendo anche a rendere più sopportabile il clima di quella realtà tropicale che non solo è stato apprezzato dalla popolazione attraverso passeggiate e godimento di una certa frescura,. ma anzi, ha provocato la decisione di abbattere la sopraelevata e riscoprire un luogo  storico.Questo esempio è forse tra quelli, in cui l’antropizzazione sbagliata, può essere corretta attraverso un recupero e valorizzazione di una realtà territoriale. Parlando dell’esperienza di Duisburg, in Germania, Panzini sottolinea come in un’operazione di recupero particolarmente difficile, trattandosi di un’industria ormai dismessa, nonostante l’ambiente ostile, le piante siano riuscite a vincere naturalizzando di nuovo l’intera zona.La visita dell’alto Forno, con la ricostruzione di un corso d’acqua e la copertura delle strutture di ferro con piante rampicanti, è un esempio di cosa sia possibile fare per recuperare zone dismesse e abbandonate, intramezzandole con piazze verdi e addirittura con la costruzione di una piscina nel gazometro, permettendo di evidenziare come possa essere riabilitata all’equilibrio naturale e all’utilizzo sociale del territorio.Anche a Berlino, il Nature Park, tratto da una zona residuale trasformata in parco pubblico, mostra la rinaturalizzazione in corso grazie alla costruzione dei tracciati per percorsi di visita persino nei posti sopraelevati e nei luoghi dove l’antropizzazione è stata cancellata dalla naturalizzazione con la presenza di un giardino segreto composto da elementi di scarti industriali.Infine, un tracciato ferroviario nei dintorni di Parigi con gallerie e viadotti per renderlo in linea con la zona collinosa, oggi è stato rinverdito e trasformato in passeggiata con posizioni visive eccellenti, condizionando anche gli aspetti adiacenti, e creando in diversi casi collegamenti attraverso ponti di legno con le abitazioni vicine che possono così godere in modo immediato del percorso ricostruito.

Giovanni Li Volti
Segretario nazionale Promoverde
Associazione per la qualità del paesaggio e del florovivaismo

Colline High Tech in Corea

Lo studio di architettura olandese MVRDV ha vinto il concorso per il masterplan di Gwanggyo, vicino a Seoul in Corea del Sud. Il  progetto consiste in una serie di edifici concepiti come alte colline verdi che formano il “power Centre”, una zona ad alta densità abitativa che formerà il nuovo polo della città. Lo studio MVRDV è attivo a Rotterdam dal 1993.

Giardini sulle dita

Viene dall’Islanda la proposta di un gioiello da  innaffiare e curare, un piccolo giardino da mettere al dito. A disegnarlo è Hafsteinn Juliusson, un designer ventiquattrenne di Reykjavik che ha previsto nel kit di vendita anche l’acqua per innaffiarlo.

Scoperta una nuova specie di Genziana

Una specie di Genziana fino ad ora sconosciuta alla scienza è stata scoperta fra le rocce del massiccio del Brenta, nel cuore delle Alpi, da ricercatori del Museo Civico di Rovereto: l'eccezionale evento è stato accolto con entusiasmo dagli studiosi internazionali, soprattutto perché, come hanno commentato i due botanici roveretani autori dell'impresa, Filippo Prosser e Alessio Bertolli, "la scoperta di una nuova specie è estremamente rara in Europa, in zone già studiate e battute fin dall'Ottocento, e dove sembrava che tutto fosse già conosciuto".
E' un piccolo fiore caratterizzato da un bellissimo colore azzurro, con foglie spesse e ruvide al margine che ne costituiscono un elemento di unicità. Alla nuova specie, i cui esemplari vivono solo sull'altopiano di roccia dolomitica della regione centrale del Gruppo del Brenta, è stata assegnata la denominazione scientifica di Gentiana Brentae, e come tale il fiore viene descritto e catalogato sull'ultimo numero della rivista internazionale di botanica "Willdenowia" che ha sottoposto la scoperta alla verifica dei massimi specialisti scientifici.
Prima di assegnare a Gentiana Brentae la dignità di una specie a sé stante, i suoi caratteri morfologici sono stati analizzati con il raffronto con oltre mille campioni d'erbario di genziana conservati in 16 erbari scientifici europei. Le escursioni di verifica hanno inoltre accertato che la Genziana del Brenta è strettamente legata alla roccia di dolomia, per cui il suo habitat è nettamente delimitato. Non sono mai state trovate parentele né forme di passaggio con altre specie di genziana (per esempio la Gentiana Bavarica), nemmeno quando gruppi dei due fiori crescono contigui.
Nella conferenza stampa in cui ha annunciatola scoperta, il direttore del Museo Civico di Rovereto, Franco Finotti, non ha nascosto l'orgoglio e la soddisfazione per gli straordinari risultati ottenuti dai botanici dell'istituto, che ancora nel 2007 avevano scoperto sul Monte Baldo (a ridosso del lago di Garda) una specie di cavolo fino ad allora sconosciuta, battezzata Brassica repanda baldensis e, una decina di anni prima, altre due specie floreali, la Primula recubariensis e la Festuca Austrodolomitica. Il Gruppo del Brenta ospita già un'altra specie esclusiva, la Nigritella rossa del Brenta.
 

Una panchina di alto design

L’oggetto panchina è uno degli elementi fondamentali per l’arredo  urbano e la realizzazione di giardini e parchi. Da tempo si lamenta la scarsa attenzione del mondo  del design contemporaneo per questo oggetto dalle late potenzialità creative. Da qualche mese, dalla collaborazione tra lo studio Iosaghini e l’azienda Neri è nata una proposta per l’arredo  della città basata sulla qualità e sul design.
Dalle forme sinuose e avvolgenti, la panchina è caratterizzata da un design raffinato e di forte carattere innovativo. I due elementi strutturali in ghisa disegnano nello spazio curve aggraziate e serpentine che racchiudono le tavole lignee della seduta. La finitura nera delle assi di iroko, un materiale sostenibile ed ecologico.

D. L. n. 63 del 26 marzo 2008

 

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2008

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76, 87, 117 e 118 della Costituzione;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, recante istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, e successive modificazioni;
Visto l'articolo 10, comma 4, della legge 6 luglio 2002, n. 137, come modificato dall'articolo 1 della legge 23 febbraio 2006, n. 51;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25 gennaio 2008;
Acquisito il parere della Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 marzo 2008;
Sulla proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali;
 
E m a n a il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Modifiche alla Parte prima
1. Alla Parte prima del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, di seguito denominato: «decreto legislativo n. 42 del 2004», sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 5, comma 6, dopo le parole: «del presente codice» sono aggiunte le seguenti: «, in modo che sia sempre assicurato un livello di governo unitario ed adeguato alle diverse finalità perseguite»;
    b) all'articolo 6, comma 1, ultimo periodo, le parole: «In riferimento ai beni paesaggistici» sono sostituite dalle seguenti: «In riferimento al paesaggio,».
Art. 2.
Modifiche alla Parte terza
1. Alla Parte terza del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) l'articolo 131 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 131 (Paesaggio). – 1. Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.
        2. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale, in quanto espressione di valori culturali.
        3. Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all'esercizio delle attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio, le norme del presente Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici.
        4. La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, e' volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. I soggetti indicati al comma 6, qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e caratteri peculiari.
        5. La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo sviluppo della cultura. A tale fine le amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono, per quanto di rispettiva competenza, apposite attività di conoscenza, informazione e formazione, riqualificazione e fruizione del paesaggio nonche', ove possibile, la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati. La valorizzazione e' attuata nel rispetto delle esigenze della tutela.
        6. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonche' tutti i soggetti che, nell'esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, informano la loro attività ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi valori paesaggistici integrati e coerenti, rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità.»;
    b) l'articolo 132 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 132 (Convenzioni internazionali). – 1. La Repubblica si conforma agli obblighi ed ai principi di cooperazione tra gli Stati fissati dalle convenzioni internazionali in materia di conservazione e valorizzazione del paesaggio.
        2. La ripartizione delle competenze in materia di paesaggio e' stabilita in conformità ai principi costituzionali, anche con riguardo all'applicazione della Convenzione europea sul paesaggio, adottata a Firenze il 20 ottobre 2000, e delle relative norme di ratifica ed esecuzione.»;
    c) l'articolo 133 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 133 (Cooperazione tra amministrazioni pubbliche per la conservazione e la valorizzazione del paesaggio). – 1. Il Ministero e le regioni definiscono d'intesa le politiche per la conservazione e la valorizzazione del paesaggio tenendo conto anche degli studi, delle analisi e delle proposte formulati dall'Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, istituito con decreto del Ministro, nonche' dagli Osservatori istituiti in ogni regione con le medesime finalità.
        2. Il Ministero e le regioni cooperano, altresì, per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti l'attività di pianificazione territoriale, nonche' la gestione dei conseguenti interventi, al fine di assicurare la conservazione, il recupero e la valorizzazione degli aspetti e caratteri del paesaggio indicati all'articolo 131, comma 1. Nel rispetto delle esigenze della tutela, i detti indirizzi e criteri considerano anche finalità di sviluppo territoriale sostenibile.
        3. Gli altri enti pubblici territoriali conformano la loro attività di pianificazione agli indirizzi e ai criteri di cui al comma 2 e, nell'immediato, adeguano gli strumenti vigenti.»;
    d) all'articolo 134:
        1) al comma 1, lettera a), la parola: «indicati» e' sostituita dalle seguenti: «di cui»;
        2) al comma 1, lettera b), la parola: «indicate» e' sostituita dalle seguenti: «di cui»;
        3) al comma 1, lettera c), le parole: «gli immobili e le aree tipizzati, individuati e» sono sostituite dalle seguenti: «gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell'articolo 136 e»;
    e) l'articolo 135 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 135 (Pianificazione paesaggistica). – 1. Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi di seguito denominati: "piani paesaggistici". L'elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all'articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d), nelle forme previste dal medesimo articolo 143.
        2. I piani paesaggistici, con riferimento al territorio considerato, ne riconoscono gli aspetti e i caratteri peculiari, nonche' le caratteristiche paesaggistiche, e ne delimitano i relativi ambiti.
        3. In riferimento a ciascun ambito, i piani predispongono specifiche normative d'uso, per le finalità indicate negli articoli 131 e 133, ed attribuiscono adeguati obiettivi di qualità.
        4. Per ciascun ambito i piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate in particolare:
            a) alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici sottoposti a tutela, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali costruttivi, nonche' delle esigenze di ripristino dei valori paesaggistici;
            b) alla riqualificazione delle aree compromesse o degradate;
            c) alla salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli altri ambiti territoriali, assicurando, al contempo, il minor consumo del territorio;
            d) alla individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.»;
    f) all'articolo 136:
        1) al comma 1, lettera a), le parole: «o di singolarità geologica» sono sostituite dalle seguenti: «, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali»;
        2) al comma 1, lettera c), le parole: «ivi comprese le zone di interesse archeologico» sono sostituite dalle seguenti: «inclusi i centri ed i nuclei storici»;
        3) al comma 1, lettera d), le parole: «considerate come quadri» sono soppresse;
    g) all'articolo 137:
        1) al comma 1, le parole: «Ciascuna regione istituisce una o più commissioni» sono sostituite dalle seguenti: «Le regioni istituiscono apposite commissioni,»;
        2) al comma 2, primo periodo, le parole: «nonche' due dirigenti» sono sostituite dalle seguenti: «nonche' due responsabili»;
        3) al comma 2, secondo periodo, la parola: «eventualmente» e' sostituita dalle seguenti: «di norma» e le parole: «individuate ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349» sono sostituite dalle seguenti: «individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale. La commissione e' integrata dal rappresentante del competente comando regionale del Corpo forestale dello Stato nei casi in cui la proposta riguardi filari, alberate ed alberi monumentali»;
    h) l'articolo 138 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 138 (Avvio del procedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico). – 1. Le commissioni di cui all'articolo 137, su iniziativa dei componenti di parte ministeriale o regionale, ovvero su iniziativa di altri enti pubblici territoriali interessati, acquisite le necessarie informazioni attraverso le soprintendenze e i competenti uffici regionali e provinciali e consultati i comuni interessati nonche', ove opportuno, esperti della materia, valutano la sussistenza del notevole interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 136, degli immobili e delle aree per i quali e' stata avviata l'iniziativa e propongono alla regione l'adozione della relativa dichiarazione. La proposta e' formulata con riferimento ai valori storici, culturali, naturali, morfologici, estetici espressi dagli aspetti e caratteri peculiari degli immobili o delle aree considerati ed alla loro valenza identitaria in rapporto al territorio in cui ricadono, e contiene proposte per le prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei valori espressi.
        2. La commissione decide se dare ulteriore seguito all'atto di iniziativa entro sessanta giorni dalla data di presentazione dell'atto medesimo. Decorso infruttuosamente il predetto termine, entro i successivi trenta giorni il componente della commissione o l'ente pubblico territoriale che ha assunto l'iniziativa può formulare la proposta di dichiarazione direttamente alla regione.
        3. E' fatto salvo il potere del Ministero, su proposta motivata del soprintendente, previo parere della regione interessata che deve essere motivatamente espresso entro e non oltre trenta giorni dalla richiesta, di dichiarare il notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree di cui all'articolo 136.»;
    i) all'articolo 139:
        1) nella rubrica, le parole: «Partecipazione al procedimento» sono sostituite dalla seguente: «Procedimento»;
        2) al comma 1, primo periodo, le parole: «La proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di immobili ed aree, corredata dalla relativa planimetria redatta in scala idonea alla loro identificazione,» sono sostituite dalle seguenti: «La proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui all'articolo 138, corredata di planimetria redatta in scala idonea alla puntuale individuazione degli immobili e delle aree che ne costituiscono oggetto,» e, all'ultimo periodo, la parola: «interessata» e' sostituita dalla seguente: «interessate»;
        3) al comma 2, la parola: «territorialmente» e' soppressa;
        4) al comma 5, le parole: «ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349,» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale,»;
   l) all'articolo 140:
        1) al comma 1, le parole: «il termine di» sono soppresse, la parola «paesaggistico» e' soppressa e, in fine, le parole: «degli immobili indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 136 e delle aree indicate alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo dell'articolo 136» sono sostituite dalle seguenti: «degli immobili e delle aree indicati, rispettivamente, alle lettere a) e b) e alle lettere c) e d) del comma 1 dell'articolo 136»;
        2) i commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
            «2. La dichiarazione di notevole interesse pubblico detta la specifica disciplina intesa ad assicurare la conservazione dei valori espressi dagli aspetti e caratteri peculiari del territorio considerato. Essa costituisce parte integrante del piano paesaggistico e non e' suscettibile di rimozioni o modifiche nel corso del procedimento di redazione o revisione del piano medesimo.
            3. La dichiarazione di notevole interesse pubblico, quando ha ad oggetto gli immobili indicati alle lettere a) e b) dell'articolo 136, comma 1, e' notificata al proprietario, possessore o detentore, depositata presso ogni comune interessato e trascritta, a cura della regione, nei registri immobiliari. Ogni dichiarazione di notevole interesse pubblico e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel Bollettino ufficiale della regione.
            4. Copia della Gazzetta Ufficiale e' affissa per novanta giorni all'albo pretorio di tutti i comuni interessati. Copia della dichiarazione e delle relative planimetrie resta depositata a disposizione del pubblico presso gli uffici dei comuni interessati.»;
        3) il comma 5 e' abrogato;
    m) l'articolo 141 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 141 (Provvedimenti ministeriali). – 1. Le disposizioni di cui agli articoli 139 e 140 si applicano anche ai procedimenti di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui all'articolo 138, comma 3. In tale caso i comuni interessati, ricevuta la proposta di dichiarazione formulata dal soprintendente, provvedono agli adempimenti indicati all'articolo 139, comma 1, mentre agli adempimenti indicati ai commi 2, 3 e 4 del medesimo articolo 139 provvede direttamente il soprintendente.
        2. Il Ministero, valutate le eventuali osservazioni presentate ai sensi del detto articolo 139, comma 5, e sentito il competente Comitato tecnico-scientifico, adotta la dichiarazione di notevole interesse pubblico, a termini dell'articolo 140, commi 1 e 2, e ne cura la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel Bollettino ufficiale della regione.
        3. Il soprintendente provvede alla notifica della dichiarazione, al suo deposito presso i comuni interessati e alla sua trascrizione nei registri immobiliari, ai sensi dell'articolo 140, comma 3.
        4. La trasmissione ai comuni del numero della Gazzetta Ufficiale contenente la dichiarazione, come pure la trasmissione delle relative planimetrie, e' fatta dal Ministero, per il tramite della soprintendenza, entro dieci giorni dalla data di pubblicazione del numero predetto. La soprintendenza vigila sull'adempimento, da parte di ogni comune interessato, di quanto prescritto dall'articolo 140, comma 4, e ne dà comunicazione al Ministero.
        5. Se il provvedimento ministeriale di dichiarazione non e' adottato nei termini di cui all'articolo 140, comma 1, allo scadere dei detti termini, per le aree e gli immobili oggetto della proposta di dichiarazione, cessano gli effetti di cui all'articolo 146, comma 1.»;
    n) dopo l'articolo 141 e' inserito il seguente:
        «Art. 141-bis (Integrazione del contenuto delle dichiarazioni di notevole interesse pubblico). – 1. Il Ministero e le regioni provvedono ad integrare le dichiarazioni di notevole interesse pubblico rispettivamente adottate con la specifica disciplina di cui all'articolo 140, comma 2.
        2. Qualora le regioni non provvedano alle integrazioni di loro competenza entro il 31 dicembre 2009, il Ministero provvede in via sostitutiva. La procedura di sostituzione e' avviata dalla soprintendenza ed il provvedimento finale e' adottato dal Ministero, sentito il competente Comitato tecnico-scientifico.
        3. I provvedimenti integrativi adottati ai sensi dei commi 1 e 2 producono gli effetti previsti dal secondo periodo del comma 2 dell'articolo 140 e sono sottoposti al regime di pubblicità stabilito dai commi 3 e 4 del medesimo articolo.»;
    o) all'articolo 142:
        1) al comma 1, lettera m), le parole: «individuate alla data di entrata in vigore del presente codice» sono soppresse;
        2) al comma 2, primo periodo, le parole: «Non sono comprese tra i beni elencati nel comma 1, le aree» sono sostituite dalle seguenti:
            «La disposizione di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), g), h), l), m), non si applica alle aree»;
        3) al comma 2, lettera a), le parole: «come zone A e B;» sono sostituite dalle seguenti: «, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee A e B;
        4) al comma 2, lettera b), le parole: «come zone diverse dalle zone A e B, ed erano ricomprese» sono sostituite dalle seguenti:
«come zone territoriali omogenee diverse dalle zone Ae B, limitatamente alle parti di esse ricomprese»;
        5) al comma 3, primo periodo, le parole: «La disposizione del comma 1 non si applica ai beni ivi indicati alla lettera c) che la regione, in tutto o in parte, abbia ritenuto, entro la data di entrata in vigore della presente disposizione,» sono sostituite dalle seguenti: «La disposizione del comma 1 non si applica, altresì, ai beni ivi indicati alla lettera c) che la regione abbia ritenuto in tutto o in parte»;
        6) al comma 3, terzo periodo, le parole: «comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «comma 4»;
    p) l'articolo 143 e' sostituito dal seguente:
        «Articolo 143 (Piano paesaggistico). – 1. L'elaborazione del piano paesaggistico comprende almeno:
            a) ricognizione del territorio oggetto di pianificazione, mediante l'analisi delle sue caratteristiche paesaggistiche, impresse dalla natura, dalla storia e dalle loro interrelazioni, ai sensi degli articoli 131 e 135;
            b) ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell'articolo 136, loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonche' determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso, a termini dell'articolo 138, comma 1, fatto salvo il disposto di cui agli articoli 140, comma 2, e 141-bis;
            c) ricognizione delle aree di cui al comma 1 dell'articolo 142, loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonche' determinazione di prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei caratteri distintivi di dette aree e, compatibilmente con essi, la valorizzazione;
            d) eventuale individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico a termini dell'articolo 134, comma 1, lettera c), loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonche' determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso, a termini dell'articolo 138, comma 1;
            e) individuazione di eventuali, ulteriori contesti, diversi da quelli indicati all'articolo 134, da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione;
            f) analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio ai fini dell'individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio, nonche' comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo;
            g) individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione compatibili con le esigenze della tutela;
            h) individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio, al fine di realizzare uno sviluppo sostenibile delle aree interessate;
            i) individuazione dei diversi ambiti e dei relativi obiettivi di qualità, a termini dell'articolo 135, comma 3.
        2. Le regioni, il Ministero ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare possono stipulare intese per la definizione delle modalità di elaborazione congiunta dei piani paesaggistici, salvo quanto previsto dall'articolo 135, comma 1, terzo periodo. Nell'intesa e' stabilito il termine entro il quale deve essere completata l'elaborazione del piano. Il piano e' oggetto di apposito accordo fra pubbliche amministrazioni, ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241. L'accordo stabilisce altresì i presupposti, le modalità ed i tempi per la revisione del piano, con particolare riferimento all'eventuale sopravvenienza di dichiarazioni emanate ai sensi degli articoli 140 e 141 o di integrazioni disposte ai sensi dell'articolo 141-bis. Il piano e' approvato con provvedimento regionale entro il termine fissato nell'accordo. Decorso inutilmente tale termine, il piano, limitatamente ai beni paesaggistici di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, e' approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
        3. Approvato il piano paesaggistico, il parere reso dal soprintendente nel procedimento autorizzatorio di cui agli articoli 146 e 147 e' vincolante in relazione agli interventi da eseguirsi nell'ambito dei beni paesaggistici di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, salvo quanto disposto al comma 4, nonche' quanto previsto dall'articolo 146, comma 5.
        4. Il piano può prevedere:
            a) la individuazione di aree soggette a tutela ai sensi dell'articolo 142 e non interessate da specifici procedimenti o provvedimenti ai sensi degli articoli 136, 138, 139, 140, 141 e 157, nelle quali la realizzazione di interventi può avvenire previo accertamento, nell'ambito del procedimento ordinato al rilascio del titolo edilizio, della conformità degli interventi medesimi alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico comunale;
            b) la individuazione delle aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi effettivamente volti al recupero ed alla riqualificazione non richiede il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 146.
        5. L'entrata in vigore delle disposizioni di cui al comma 4 e' subordinata all'approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 145, commi 3 e 4.
        6. Il piano può anche subordinare l'entrata in vigore delle disposizioni che consentono la realizzazione di interventi senza autorizzazione paesaggistica, ai sensi del comma 4, all'esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l'effettiva conformità alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.
        7. Il piano prevede comunque che nelle aree di cui al comma 4, lettera a), siano effettuati controlli a campione sugli interventi realizzati e che l'accertamento di significative violazioni delle previsioni vigenti determini la reintroduzione dell'obbligo dell'autorizzazione di cui agli articoli 146 e 147, relativamente ai comuni nei quali si sono rilevate le violazioni.
        8. Il piano paesaggistico può individuare anche linee-guida prioritarie per progetti di conservazione, recupero, riqualificazione, valorizzazione e gestione di aree regionali, indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.
        9. A far data dall'adozione del piano paesaggistico non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree di cui all'articolo 134, interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. A far data dalla approvazione del piano le relative previsioni e prescrizioni sono immediatamente cogenti e prevalenti sulle previsioni dei piani territoriali ed urbanistici.»;
    q) all'articolo 144:
        1) al comma 1, primo periodo, le parole: «associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi, individuate ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349» sono sostituite dalle seguenti: «associazioni portatrici di interessi diffusi, individuate ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di ambiente e danno ambientale,»;
        2) al comma 1, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «A tale fine le regioni disciplinano mediante apposite norme di legge
i procedimenti di pianificazione paesaggistica, anche in riferimento ad ulteriori forme di partecipazione, informazione e comunicazione.»;
        3) al comma 2, le parole: «al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «all'articolo 143, comma 9».
    r) all'articolo 145:
        1) al comma 1, in principio, le parole: «Il Ministero individua ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 le» sono sostituite dalle seguenti: «La individuazione, da parte del Ministero, delle»;
        2) al comma 1, in fine, dopo la parola «pianificazione» sono aggiunte le seguenti: «, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali»;
        3) al comma 2, la parola: «prevedono» e' sostituita dalle seguenti: «possono prevedere»;
        4) al comma 3, dopo le parole: «Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143 e 156» sono aggiunte le seguenti: «non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico,»;
        5) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
            «4. I comuni, le città metropolitane, le province e gli enti gestori delle aree naturali protette conformano o adeguano gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale alle previsioni dei piani paesaggistici, secondo le procedure previste dalla legge regionale, entro i termini stabiliti dai piani medesimi e comunque non oltre due anni dalla loro approvazione. I limiti alla proprietà derivanti da tali previsioni non sono oggetto di indennizzo.»;
    s) l'articolo 146 e' sostituito dal seguente:
        «Art. 146 (Autorizzazione). – 1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell'articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, ne' introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione.
        2. I soggetti di cui al comma 1 hanno l'obbligo di presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendano intraprendere, corredato della prescritta documentazione, ed astenersi dall'avviare i lavori fino a quando non ne abbiano ottenuta l'autorizzazione.
        3. La documentazione a corredo del progetto e' preordinata alla verifica della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato. Essa e' individuata, su proposta del Ministro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, e può essere aggiornata o integrata con il medesimo procedimento.
        4. L'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio. Fuori dai casi di cui all'articolo 167, commi 4 e 5, l'autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi. L'autorizzazione e' valida per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione.
        5. Sull'istanza di autorizzazione paesaggistica si pronuncia la regione, dopo avere acquisito il parere vincolante del soprintendente in relazione agli interventi da eseguirsi su immobili ed aree sottoposti a tutela dalla legge o in base alla legge, ai sensi del comma 1, salvo quanto disposto all'articolo 143, commi 4 e 5. Il parere del Soprintendente, all'esito dell'approvazione delle prescrizioni d'uso dei beni paesaggistici tutelati, predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 3, lettere b), c) e d), nonche' della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione interessata dell'avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, assume natura obbligatoria non vincolante.
        6. La regione esercita la funzione autorizzatoria in materia di paesaggio avvalendosi di propri uffici dotati di adeguate competenze tecnico-scientifiche e idonee risorse strumentali. Può tuttavia delegarne l'esercizio, per i rispettivi territori, a province, a forme associative e di cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti disposizioni sull'ordinamento degli enti locali, ovvero a comuni, purche' gli enti destinatari della delega dispongano di strutture in grado di assicurare un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche nonche' di garantire la differenziazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.
        7. L'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, ricevuta l'istanza dell'interessato, verifica se ricorrono i presupposti per l'applicazione dell'articolo 149, comma 1, alla stregua dei criteri fissati ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 3 lettere b), c) e d). Qualora detti presupposti non ricorrano, l'amministrazione verifica se l'istanza stessa sia corredata della documentazione di cui al comma 3, provvedendo, ove necessario, a richiedere le opportune integrazioni e a svolgere gli accertamenti del caso. Entro quaranta giorni dalla ricezione dell'istanza, l'amministrazione effettua gli accertamenti circa la conformità dell'intervento proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici e trasmette al soprintendente la documentazione presentata dall'interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonche' dando comunicazione all'interessato dell'inizio del procedimento ai sensi delle vigenti disposizione di legge in materia di procedimento amministrativo.
        8. Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5, limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di cui all'articolo 140, comma 2, entro il termine di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti. Entro venti giorni dalla ricezione del parere, l'amministrazione rilascia l'autorizzazione ad esso conforme oppure comunica agli interessati il preavviso di provvedimento negativo ai sensi dell'articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.
        9. Decorso inutilmente il termine di cui al primo periodo del comma 8 senza che il soprintendente abbia reso il prescritto parere, l'amministrazione competente può indire una conferenza di servizi, alla quale il soprintendente partecipa o fa pervenire il parere scritto. La conferenza si pronuncia entro il termine perentorio di quindici giorni. In ogni caso, decorsi sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente, l'amministrazione competente provvede sulla domanda di autorizzazione. Con regolamento da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il 31 dicembre 2008, su proposta del Ministro d'intesa con la Conferenza unificata, salvo quanto previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite procedure semplificate per il rilascio dell'autorizzazione in relazione ad interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti, ferme, comunque, le esclusioni di cui agli articoli 19, comma 1 e 20, comma 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
        10. Decorso inutilmente il termine indicato all'ultimo periodo del comma 8 senza che l'amministrazione si sia pronunciata, l'interessato può richiedere l'autorizzazione in via sostitutiva alla regione, che vi provvede, anche mediante un commissario ad acta, entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora la regione non abbia delegato gli enti indicati al comma 6 al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, e sia essa stessa inadempiente, la richiesta del rilascio in via sostitutiva e' presentata al soprintendente.
        11. L'autorizzazione paesaggistica diventa efficace decorsi trenta giorni dal suo rilascio ed e' trasmessa, senza indugio, alla soprintendenza che ha reso il parere nel corso del procedimento, nonche', unitamente allo stesso parere, alla regione ovvero agli altri enti pubblici territoriali interessati e, ove esistente, all'ente parco nel cui territorio si trova l'immobile o l'area sottoposti al vincolo.
        12. L'autorizzazione paesaggistica e' impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale amministrativo regionale possono essere appellate dai medesimi soggetti, anche se non abbiano proposto ricorso di primo grado.
        13. Presso ogni amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica e' istituito un elenco delle autorizzazioni rilasciate, aggiornato almeno ogni trenta giorni e liberamente consultabile, anche per via telematica, in cui e' indicata la data di rilascio di ciascuna autorizzazione, con la annotazione sintetica del relativo oggetto. Copia dell'elenco e' trasmessa trimestralmente alla regione e alla soprintendenza, ai fini dell'esercizio delle funzioni di vigilanza.
        14. Le disposizioni dei commi da 1 a 13 si applicano anche alle istanze concernenti le attività di coltivazione di cave e torbiere incidenti sui beni di cui all'articolo 134, ferme restando anche le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d), della legge 8 luglio 1986, n. 349.
        15. Le disposizioni dei commi 6, 7, 8, 9, 10, 11 e 13 non si applicano alle autorizzazioni per le attività minerarie di ricerca ed estrazione. Per tali attività restano ferme le potestà del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della normativa in materia, che sono esercitate tenendo conto delle valutazioni espresse, per quanto attiene ai profili paesaggistici, dal soprintendente competente. Il soprintendente si pronuncia entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta, corredata della necessaria documentazione tecnica, da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
        16. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»;
    t) all'articolo 147:
        1) al comma 1, le parole: «conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modifiche e integrazioni.» sono sostituite dalle seguenti: «conferenza di servizi indetta ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo.»;
        2) al comma 2, le parole: «dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349» sono sostituite dalle seguenti: «delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale» e, in fine, e' aggiunto il seguente periodo: «I progetti sono corredati della documentazione prevista dal comma 3 dell'articolo 146.»;
    u) all'articolo 148:
        1) al comma 1, le parole: «Entro il 31 dicembre 2006 le regioni» sono sostituite dalle seguenti: «Le regioni» e, in fine, le parole: «comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «comma 6»;
        2) al comma 2, le parole: «, competenti per ambiti sovracomunali, in modo da realizzare il necessario coordinamento paesaggistico,» sono soppresse;
        3) al comma 3, le parole: «parere obbligatorio in merito al rilascio delle autorizzazioni previste» sono sostituite dalle seguenti: «pareri nel corso dei procedimenti autorizzatori previsti» e dopo le parole: «dagli articoli 146,» sono aggiunte le seguenti: «comma 7,»;
        4) il comma 4 e' soppresso;
    v) all'articolo 149, comma 1, le parole: «comma 5» sono sostituite dalle seguenti: «comma 4»;
    z) all'articolo 150:
        1) al comma 1, la parola: «ha» e' sostituita dalla parola: «hanno»;
        2) al comma 2, le parole: «Il provvedimento di inibizione o sospensione dei lavori incidenti su immobili od aree non ancora dichiarati di notevole interesse pubblico» sono sostituite dalle seguenti: «L'inibizione o sospensione dei lavori disposta ai sensi del comma 1» e dopo la parola: «proposta» sono aggiunte le seguenti: «di dichiarazione di notevole interesse pubblico»;
        3) il comma 3 e' abrogato;
    aa) all'articolo 151, comma 1, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Qualora sia stata ordinata, senza la intimazione della preventiva diffida prevista dall'articolo 150, comma 1, lettera a), la sospensione di lavori su immobili ed aree di cui non sia stato in precedenza dichiarato il notevole interesse pubblico, ai sensi degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, l'interessato può ottenere il rimborso delle spese sostenute sino al momento della notificata sospensione.»;
    bb) all'articolo 152:
        1) al comma 1, primo periodo, le parole: «la regione, tenendo in debito conto la funzione» sono sostituite dalle seguenti: «l'amministrazione competente, su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente, o il Ministero, tenuto conto della funzione»; la parola: «ha» e' sostituita dalla seguente: «hanno»; le parole: «ad evitare pregiudizio ai ben protetti da questo Titolo.» sono sostituite dalle seguenti: «comunque ad assicurare la conservazione dei valori espressi dai beni protetti ai sensi delle disposizioni del presente Titolo. Decorsi inutilmente i termini previsti dall'articolo 146, comma 8, senza che sia stato reso il prescritto parere, l'amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo 146.»;
        2) al comma 1, l'ultimo periodo e' soppresso;
        3) il comma 2 e' soppresso;
    cc) all'articolo 153:
        1) al comma 1, le parole: «e' vietato collocare cartelli e» sono sostituite dalle seguenti: «e' vietata la posa in opera di cartelli o», e le parole: «individuata dalla regione.» sono sostituite dalle seguenti: «, che provvede su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente. Decorsi inutilmente i termini previsti dall'articolo 146, comma 8, senza che sia stato reso il prescritto parere, l'amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo 146.»;
        2) al comma 2, le parole: «e' vietato collocare cartelli» sono sostituite dalle seguenti: «e' vietata la posa in opera di cartelli»; le parole: «ai sensi dell'articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli», e le parole: «della amministrazione competente individuata dalla regione» sono sostituite dalle seguenti: «del soprintendente»;
    dd) l'articolo 154 e' sostituito dal seguente:
        «Art. 154 (Colore delle facciate dei fabbricati). – 1. Qualora la tinteggiatura delle facciate dei fabbricati siti nelle aree contemplate dalle lettere c) e d) dell'articolo 136, comma 1, o dalla lettera m) dell'articolo 142, comma 1, sia sottoposta all'obbligo della preventiva autorizzazione, in base alle disposizioni degli articoli 146 e 149, comma 1, lettera a), l'amministrazione competente, su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente, o il Ministero, possono ordinare che alle facciate medesime sia dato un colore che armonizzi con la bellezza d'insieme.
        2. Qualora i proprietari, possessori o detentori degli immobili di cui al comma 1 non ottemperino, entro i termini stabiliti, alle prescrizioni loro impartite, l'amministrazione competente, o il soprintendente, provvede all'esecuzione d'ufficio.
        3. Nei confronti degli immobili di cui all'articolo 10, comma 3, lettere a) e d), dichiarati di interesse culturale ai sensi dell'articolo 13, e degli immobili di cui al comma 1 del medesimo articolo 10 valgono le disposizioni della Parte seconda del presente codice.»;
    ee) all'articolo 155, dopo il comma 2, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
        «2-bis. Tutti gli atti di pianificazione urbanistica o territoriale si conformano ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche dei vari contesti.
        2-ter. Gli atti di pianificazione urbanistica o territoriale che ricomprendano beni paesaggistici sono impugnabili, ai fini del presente codice, ai sensi dell'articolo 146, comma 12.»;
    ff) all'articolo 156:
        1) al comma 1, le parole: «1° maggio 2008» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2009» e le parole: «i piani previsti dall'articolo 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,» sono sostituite dalle seguenti: «piani paesaggistici»;
        2) al comma 3, primo periodo, le parole: «dal comma 3 dell'articolo 143, possono stipulare intese» sono sostituite dalle seguenti: «dall'articolo 135, possono stipulare intese, ai sensi dell'articolo 143, comma 2,»;
        3) al comma 3, il terzo e quarto periodo sono sostituiti dai seguenti: «Il piano adeguato e' oggetto di accordo fra il Ministero e la regione, ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e dalla data della sua adozione vigono le misure di salvaguardia di cui all'articolo 143, comma 9. Qualora all'adozione del piano non consegua la sua approvazione da parte della regione, entro i termini stabiliti dall'accordo, il piano medesimo e' approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro.»;
    gg) all'articolo 157:
        1) al comma 1, primo periodo, le parole: «Fatta salva l'applicazione dell'articolo 143, comma 6, dell'articolo 144, comma 2 e dell'articolo 156, comma 4, conservano efficacia a tutti gli effetti:» sono sostituite dalle seguenti: «Conservano efficacia a tutti gli effetti:»;
        2) al comma 1, lettera a), le parole: «le notifiche» sono sostituite dalle seguenti: «le dichiarazioni» e la parola: «eseguite» e' sostituita dalla seguente: «notificate»;
        3) al comma 1, lettera c), le parole: «i provvedimenti di dichiarazione» sono sostituite dalle seguenti: «le dichiarazioni» e la parola: «emessi» e' sostituita dalla seguente: «notificate»;
        4) al comma 1, dopo la lettera d), e' inserita la seguente: «d-bis) gli elenchi compilati ovvero integrati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;»;
        5) al comma 1, lettera e), le parole: «i provvedimenti di dichiarazione» sono sostituite dalle seguenti: «le dichiarazioni» e la parola «emessi» e' sostituita dalla seguente: «notificate»;
    hh) l'articolo 159 e' sostituito dal seguente:
        «Art. 159 (Regime transitorio in materia di autorizzazione paesaggistica). – 1. La disciplina dettata al Capo IV si applica anche ai procedimenti di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica che alla data del 31 dicembre 2008 non si siano ancora conclusi con l'emanazione della relativa autorizzazione o approvazione. Entro tale data le regioni provvedono a verificare la sussistenza, nei soggetti delegati all'esercizio della funzione autorizzatoria in materia di paesaggio, dei requisiti di organizzazione e di competenza tecnico-scientifica stabiliti dall'articolo 146, comma 6, apportando le eventuali necessarie modificazioni all'assetto della funzione delegata. Il mancato adempimento, da parte delle regioni, di quanto prescritto al precedente periodo, determina la decadenza delle deleghe in essere alla data del 31 dicembre 2008. Resta salvo, in via transitoria, il potere del soprintendente di annullare, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione dei relativi atti, le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate prima della entrata in vigore delle presenti disposizioni.
        2. I procedimenti di conformazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesaggistica redatta a termini dell'articolo 143 o adeguata a termini dell'articolo 156, che alla data del 1° giugno 2008 non si siano ancora conclusi, sono regolati ai sensi dell'articolo 145, commi 3, 4 e 5.
        3. Per i beni che alla data del 1° giugno 2008 siano oggetto di provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1-quinquies del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data anteriore al 6 settembre 1985, l'autorizzazione può essere concessa solo dopo l'adozione dei provvedimenti integrativi di cui all'articolo 141-bis.».
Art. 3.
Modifiche alla Parte quarta
1. Alla Parte quarta del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono apportate le seguenti modifiche:
    a) all'articolo 167, comma 3, secondo periodo, le parole: «procede alla demolizione avvalendosi delle modalità operative» sono sostituite dalle seguenti: «procede alla demolizione avvalendosi dell'apposito servizio tecnico-operativo del Ministero, ovvero delle modalita» e le parole: «Ministero per i beni e le attività culturali» sono sostituite dalla seguente: «Ministero»;
    b) all'articolo 181, comma 1, le parole: «dall'articolo 20 della
legge 28 febbraio 1985, n. 47» sono sostituite dalle seguenti: «dall'articolo 44, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380».
Art. 4.
Modifiche alla Parte quinta
1. Al primo periodo del comma 3-bis dell'articolo 182 della Parte quinta del decreto legislativo n. 42 del 2004 le parole: «comma 12» sono sostituite dalle seguenti: «comma 4, secondo periodo».
Art. 5.
Abrogazioni
1. All'articolo