Campi da calcio in erba naturale e artificiale: la manutenzione

Più diffusi dei tappeti artificiali, i campi in erba naturale sono i preferiti dai calciatori, ma la loro manutenzione è costosa e deve tenere conto dei cambiamenti climatici e dell’intensa attività che vi si svolge. I campi in erba artificiale hanno un costo di realizzazione superiore ma la manutenzione ha un’incidenza più bassa 

I campi da calcio con erba naturale sono ancora di gran lunga i più diffusi e sono preferiti dalla maggior parte degli attuali giocatori professionisti, la cui formazione ha concorso a dare loro la percezione di gioco su una superficie “viva”, capace di emettere l’inconfondibile profumo dell’erba. Anche i problemi di queste superfici sono di natura biologica e, come tali, diversi e soggettivi da campo a campo. La manutenzione dei campi in erba naturale deve infatti tenere conto del deterioramento causato da:

– una fruizione troppo intensa, in quanto la stagione calcistica, in pratica, non ha interruzione nell’arco dell’anno e si giocano più partite durante la stessa settimana anche in condizioni climatiche avverse. Difficilmente, quindi, viene rispettato il carico massimo che, nel nord Italia dovrebbe essere di 6-10 ore/settimana nei mesi autunno-invernali e 15-20 ore/settimana nei mesi primaverili-estivi;

carenze nutrizionali o di illuminazione per coperture eccessive, ed anche danni per attacchi delle malattie tipiche dei tappeti.

Questi problemi comportano pesanti interventi di manutenzione che arrivano al rifacimento totale o parziale del tappeto con la tecnica della rinzollatura, anche più volte all’anno.

I tappeti sintetici, invece, non risentono della fruizione intensa per cui si può andare anche oltre le 70 ore di gioco settimanali, senza avere problemi, né di illuminazione né di carenze nutrizionali né di attacchi parassitari. La manutenzione quindi ha una bassa incidenza, anche se deve comunque essere praticata.

Campi con erba naturale

Nell’eseguire la manutenzione occorre conciliare le esigenze del calendario sportivo con la capacità di resistenza del tappeto che, specie nel periodo invernaleprimaverile, risente delle avverse condizioni climatiche.

Gli interventi manutentivi riguardano:

– il taglio dell’erba. L’altezza di taglio è compresa tra 25 e 35 mm, mentre la frequenza è legata al periodo vegetativo, per cui si fanno, mediamente, due tagli a settimana nel periodo di massimo rigoglio, mentre in quello invernale la frequenza viene ridotta;

– la fertilizzazione. Gli interventi mediamente sono 4-6 nel corso dell’anno;

– i trattamenti. Normalmente hanno una bassa frequenza. Diverso è il discorso in caso di comparsa di malattie;

– la sfeltratura e carotatura. L’asportazione del feltro è fatta una volta all’anno anche se vi possono essere frequenze maggiori. La carotatura si rende necessaria per eliminare l’eccessiva compattezza del terreno. Si fanno da 1 a 4 interventi all’anno in relazione allo stato del suolo e alla capacità drenante. Per ridurre l’impatto sul calendario sportivo vengono anche impiegate foratrici a getto d’acqua;

-il top-dressing. Questa operazione è indispensabile non solo dopo un intervento di carotatura ma anche per mantenere la permeabilità del suolo e ridurre la formazione di feltro. La distribuzione di sabbia mista a sostanza organica viene normalmente effettuata in primavera e in autunno;

– la pulizia. Consiste nell’asportazione dei corpi estranei (carta, mozziconi, foglie ecc.);

l’irrigazione. Nel periodo estivo la frequenza è di 1-2 interventi a settimana.

I costi di manutenzione sono molto variabili: da 30.000-40.000 euro a 100.000-150.000 euro all’anno. Quando poi si deve rifare la rinzollatura il costo della stessa è dell’ordine dei 150.000-200.000 euro.

Campi con erba artificiale

Mentre l‘investimento per realizzare un campo in erba artificiale è circa il doppio rispetto a quello in erba naturale, cioè dell’ordine di 300.000-500.000 euro, la manutenzione ha un’incidenza decisamente più bassa rispetto a quella dei campi tradizionali.

Per mantenere in modo corretto il manto artificiale occorre:

– non gettare sigarette accese, bengala e qualsiasi tipo di prodotto infiammabile;

– non lanciare oggetti contendenti o appuntiti;

– non impiegare gesso o vernici spray per la marcatura del campo;

– non ostruire i canali di drenaggio;

– non utilizzare tacchetti di alluminio o scarpe chiodate;

– non transitare, specie nelle ore calde, con veicoli pesanti (superiori a 500 kg/m2) e non fare sostare sul manto bagnato veicoli il cui carico superi i 3-4.000 kg/m2;

– evitare l’utilizzo diverso da quello del gioco quali manifestazioni e concerti;

– evitare che i gas di scarico di qualsiasi veicolo vadano direttamente sull’erba;

– bagnare regolarmente per lavare le fibre ed evitare l’accumulo di sporcizia, nonché mantenere la temperatura al suolo non troppo elevata

– tenere pulito il campo, asportando cartacce,mozziconi di sigarette e rifiuti di ogni tipo;

– non fumare ed evitare i fuochi artificiali;

– non posizionare teloni sul campo durante i periodi di gelo.

La rimozione di foglie, cartacce ecc., può essere fatta con macchine soffiatrici, oppure con macchine spazzolatrici trainate o semoventi. Per evitare la rimozione dell’intasamento dei granuli in gomma, le spazzole devono essere appropriate, così come il loro uso. In particolare la spazzola deve essere in fibre sintetiche con lunghezza minima di 65 mm. Occorre controllare la posizione in modo che le fibre sfiorino l’erba senza intaccare lo strato intasante. In ogni caso è bene evitare il trattamento quando la temperatura ambiente supera i 35°C. I migliori risultati si ottengono operando trasversalmente, in quanto le fibre si alzano e gli intasamenti si distribuiscono in modo uniforme.

Periodicamente, occorre apportare sabbia e granulato, in modo da mantenere gli intasamenti stabili. Intervenendo con macchine appropriate l’operazione dura circa un’ora.

Attenzione particolare va posta alle “macchie”. Quelle a base d’acqua possono essere provocate da vari ingredienti, quali caffè e cioccolato, succhi di frutta e gelato, acido e alcool, ecc. La loro eliminazione è relativamente semplice. Occorre anzitutto intervenire con macchine spazzolatici per eliminare i residui e poi lavare con acqua e sapone (eventualmente con ammoniaca al 3%), procedendo poi con risciacqui ed asciugatura. Le macchie più resistenti sono quelle a base oleosa, quali quelle prodotte dalle perdite di olio lubrificante, da vernici o da catrame. Dopo avere rimosso il residuo occorre intervenire con appositi detergenti, così come per la rimozione delle gomme da masticare. La neve non provoca danni al tappeto sintetico. Se si rende necessaria la rimozione si interviene con  spazzolatrice rotativa, in presenza di neve soffice e  pale gommate, in presenza di neve umida, mentre gli eventuali residui di neve,vanno eliminati con sale antigelo in dose ridotta.

L’irrigazione del tappeto, oltre che per la pulitura, si rende necessaria per abbassarne la temperatura nei periodi più caldi. Rispetto all’erba naturale, il tappeto sintetico ha una maggiore temperatura dell’ordine del 30-45% in superficie. Anche con l’irrigazione un campo con erba artificiale avrà sempre una temperatura superiore, tuttavia l’intervento irriguo consente di ridurne sensibilmente il livello.

L’articolo è un estratto da Mondo Macchina – on line, il PDF completo

Autore: Pietro Piccarolo

L’Autore ringrazia Mondoturf di Mondo per il materiale fornito. 

Le dune costiere: problemi di degrado e strategie di salvaguardia

A Pisa nella Sala Giovanni Gronchi, loc. Cascine Vecchie, Tenuta di San Rossore si terrà l’icontro tecnico Le dune costiere: problemi di degrado e strategie di salvaguardia. l’incontro si prefigge di trasmettere conoscenze sullo stato attuale delle dune sabbiose in Italia e in Toscana, indicando anche i principali interventi da mettere in atto per la salvaguardia, la conservazione e il miglioramento degli habitat dunali. L’occasione permette di illustrare i risultati raggiunti nell’ambito del progetto LIFE-NATURA DUNETOSCA per la riqualificazione dell’ambiente costiero nell’area Parco MSRM. Il convegno è rivolto a tecnici di settore, amministratori, ricercatori, studenti. Al termine dell’incontro, se richiesto, verrà rilasciato un attestato di presenza; verrà distribuito il volume ARSIA “Wildflowers: produzione, impiego, valorizzazione” ed è prevista una visita guidata alle dune di San Rossore, a cura del Prof. Paolo Tomei. La partecipazione è gratuita.

Info: Claudio Carrai, ARSIA, claudio.carrai@arsia.toscana.it; eventi@avanzi.unipi.it
Tel. 050.2210500

Appuntamento col verde verticale

IL VERDE VERTICALE. PROGETTAZIONE E SISTEMI
Venerdì 27 marzo 2009
seminario

MAJA natura & architettura organizza nella giornata di venerdì 27 marzo 2009 il seminario: “IL VERDE VERTICALE. PROGETTAZIONE E SISTEMI “.

Organizzazione: MAJA natura & architettura
Data: venerdì 27 marzo 2009
Durata: 8 ore
Orario: 10 – 14; 15 – 19
Sede: Bologna, Palazzo  della Formazione, via Vittorio Bigari 3
Target: Laureati / laureandi in architettura, agraria, ingegneria, progettisti, geometri.
DocentI: Anna Lambertini, Christian Inderst, Riccardo Rigolli, Daniela Raimondo (Gruppo di Ricerca Tebe, Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino), tecnici di aziende

Argomenti
Storia del verde in verticale.
La progettazione.
Tecniche di realizzazione e tipologie.
Caratteristiche e vantaggi del verde verticale esterno ed interno.
Trattamento e selezione delle essenze vegetali.
Abbattimento dei carichi termici estivi e valutazione dei risparmi energetici.
Analisi dei sistemi realizzativi in commercio in Italia.
Realizzazioni.

Il seminario vuole fornire ai professionisti gli strumenti operativi per la progettazione e la realizzazione del verde verticale in Italia. Oltre ad i docenti indicati, al seminario saranno presenti tecnici di alcune delle maggiori aziende produttrici di sistemi di verde verticale italiano in modo da fornire ai partecipanti un panorama operativo concreto di ciò che si può effettivamente fare e progettare nella prassi professionale con questa tecnica innovativa.
Informazioni e iscrizioni
maja.formazione@libero.it

Il territorio come patrimonio

Le finalità:
a) sensibilizzare il mondo della scuola e della società civile alle tematiche della sobrietà e dell’ambiente, a partire dalla cura, tutela e valorizzazione del territorio come patrimonio comune e bene culturale e identitario;
b) dare un contributo sostanziale all’attuazione degli artt. 5 e 6 della “Convenzione europea del paesaggio”, recepita dall’ordinamento giuridico italiano (Legge 14 del 2006).

Il seminario è nazionale e ha il sostegno istituzionale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e della Amministrazione Provinciale di Treviso.
Gli insegnanti partecipanti sono esonerati dall’insegnamento per la durata del seminario (nota del Ministero della P. I. diffusa attraverso la rete Intranet a tutte le scuole del territorio nazionale, Prot. nº. AOODGPER – 759 del 22 gennaio 2009, confermata e aggiornata in data 4 febbraio).
Si invitano pertanto gli interessati a inoltrare in tempi brevi la loro domanda di iscrizione telefonando o scrivendo all’indirizzo del referente riportato in calce.
Qualora impossibilitati ad una partecipazione completa, è possibile iscriversi anche per una sola giornata seminariale. Le iscrizioni saranno accolte in ordine d’arrivo, fino ad esaurimento posti.
La partecipazione al seminario è volontaria e gratuita e non comporta alcun onere a carico degli organizzatori.
La partecipazione è aperta al pubblico e ad una rappresentanza di studenti delle scuole superiori, compatibilmente con i posti disponibili e previo accordo con gli organizzatori.
È prevista la pubblicazione degli Atti del seminario, di cui sarà data copia ai partecipanti.

L’organizzazione è a cura di: I Care onlus, Associazione Eco-Filosofica, Associazione per la Decrescita Sostenibile, Uomo Mondo, Terraceleste.

Il seminario è inserito nel progetto “Sobrietà come stile di vita”, promosso da varie Associazioni culturali e di volontariato della Provincia di Treviso, con l’adesione di molti Istituti Scolastici, enti pubblici e privati e con il contributo del Centro di Servizio per il Volontariato di Treviso con i fondi di cui alla Legge nº 266/1991.
Ulteriori adesioni sono in via di definizione.

Programma.

GIOVEDI’ 19 MARZO
saluto delle Autorità Scolastiche e Istituzionali
presentazione dell’iniziativa da parte delle Associazioni proponenti.
– – Marzio  Favero (Assessore alla Cultura della Provincia di Treviso):
Paesaggio e comunità
Domenico Luciani (Architetto e paesaggista, Direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche e Presidente dell’Associazione “Accademia di paesaggio”):
Ragioni e azioni per il buongoverno dei luoghi
Gianni Tamino (docente di Biologia presso l’Università di Padova):
Le trasformazioni del territorio sotto il profilo ambientale, produttivo e degli
stili di vita;
VENERDI’ 20  MARZO
Damiano Gallà (Responsabile Progetti della Direzione di RECEP-ENELC – Rete europea degli Enti locali e regionali per l’attuazione della “Convenzione europea del paesaggio”):
L’attuazione della Convenzione europea del paesaggio: il diritto del
paesaggio per un nuovo rapporto tra popolazioni e territorio;
Roberto Franzini Tibaldeo (Docente  presso l’Università di Torino):
Il progetto di paesaggio come laboratorio di etica pubblica;
SABATO 21 MARZO
Luisa Bonesio (Docente di Estetica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pavia):
La sobrietà come stile di vita e valore identitario;
Alberto Magnaghi (Docente di Pianificazione territoriale presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e fondatore della “Scuola territorialista italiana”):
Oltre la globalizzazione, verso una municipalità allargata e solidale.

A conclusione delle relazioni, seguirà dibattito.

Iniziativa patrocinata da RECEP-ENELC, (Rete Europea Enti locali e Regionali per l’attuazione della Convenzione europea del paesaggio, nata sotto l’egida del Consiglio d’Europa)
Partner:
Ufficio Scolastico Provinciale
Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci – Treviso
Istituto Comprensivo Statale – Ponte di Piave (TV)
–   Amministrazione Provinciale di Treviso
–   Fondazione Benetton Studi Ricerche
–   Associazione culturale Terraceleste
–   Coordinamento provinciale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani della Provincia di
Treviso
–   Legambiente
–   Il Cerchio Aperto di Oderzo
–   ULSS Azienda Unità Locale Socio Sanitaria n. 9 di Treviso
Associazione Famiglie 2000
Istituto Comprensivo di Carbonera
Liceo Classico Giorgione – Castelfranco Veneto (TV)
Banca Popolare Etica
Scuola Media Statale Stefanini – CTP 1  Treviso
Rete Progetto Pace – Istituto Fabio Besta – Treviso
Istituto comprensivo, Rete Moving School e Cti di Preganziol
Direzione Didattica II Circolo di Treviso

per informazioni sul progetto “Sobrietà come stile di vita” visitare i siti

www.icaretreviso.org
e-mail  info@icaretreviso.org

www.filosofiatv.org

e-mail  info@filosofiatv.org

e il blog di Terraceleste http://terraceleste.wordpress.com

Referente del seminario:
prof. Angelo Marino, via Ottavi 28, 31100 Treviso
Tel. 0422-401259/495134.
Cell. 340 6549013
E-mail:  angelo@laverna.net

Endoterapia

L’endoterapia è una tecnica che permette di curare le piante nel completo rispetto dell’ambiente circostante, in casi in cui il trattamento tradizionale non si potrebbe eseguire, in quanto:
gli alberi sono vicini alle case
nei luoghi frequentati da bambini
quando gli alberi sono molto alti
quando altri sistemi non risolvono il problema (ad esempio contro la cameraria sugli
ippocastani)
quando si vogliono rispettare gli insetti utili (api o predatori tipo crisopa o coccinella)
quando ci si trova nelle vicinanze di zone a rischio e/o zone con acqua
nelle giornate ventose

Ogni pianta può subìre attacchi di diverso tipo: malattie, insetti, carenze. Per questo motivo ogni pianta va trattata in periodi differenti a seconda di che cosa si deve combattere. L’unica e sostanziale differenza, però, rimane tra le conifere e le latifoglie. Le prime, infatti, vengono trattate soprattutto nel periodo autunno-vernino, poiché al loro interno non vi è presente la resina che ostacola (e di molto) la risalita del prodotto; per le seconde, invece, si può intervenire durante tutto il periodo vegetativo, secondo sempre la patologia che si deve debellare. Questo periodo, ad esempio, è ideale per intervenire contro la processionaria del pino; a maggio, invece, è il momento giusto per intervenire contro la cameraria dell’ippocastano; e in entrambi i casi, indicativamente, basta un solo trattamento all’anno, ma ripetuto per almeno due anni consecutivi.
L’importante, in ogni tipo di trattamento, è intervenire durante una giornata soleggiata, in quanto la pianta svolge più veloce la fotosintesi clorofilliana e, conseguentemente, assorbe più prontamente il principio attivo curativo.

Per effettuare interventi endoterapici, viene utilizzato un macchinario dotato di serbatoio dentro cui viene versata la soluzione, che viene successivamente iniettata nel fusto della pianta nel momento in cui gli aghi vengono posizionati nei fori praticati sull’albero (con un normale trapano). Con questo metodo, quindi, non viene disperso nessun fitofarmaco nell’ambiente e il prodotto sviluppa al meglio la propria efficacia. Entrando in circolo con la linfa, infatti, l’efficacia del prodotto è più duratura e permette di proteggere l’intera pianta.

L’aspetto più delicato della tecnica è il foro che viene praticato con il trapano, in quanto si causa una piccola ferita negli alberi (che peraltro viene fatta per diversi altri motivi: tarli, uccelli, potature ecc.). Questo aspetto si può ridurre utilizzando una tecnica appropriata che si può riassumere in questo modo:
1) diametro del foro ridotto (3-3,5 mm)
2) precisione nell’esecuzione
3) utilizzo di prodotti specifici
4) profondità non superiore ai primi due – tre anelli annuali di crescita
5) disinfezione del foro per favorire la cicatrizzazione (dopo ogni trattamento, i fori vengono tappati con chiodi di amido e sigillati con mastice)
6) utilizzo di una pressione che non rompa i vasi  del trasporto dell’acqua dalla radice alle foglie

Valeria Nicolello

www.nicolellovaleria.altervista.org

Oltre il giardino

CORSO di APPROFONDIMENTO
“Oltre il giardino”
MARZO-GIUGNO 2009

DIPARTIMENTO FORMAZIONE E CULTURA ORDINE DEGLI ARCHITETTI, PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA – COMMISSIONE ENERGIA E SOSTENIBILITA’

INTRODUZIONE AL CORSO
Il corso di approfondimento OLTRE IL GIARDINO, è un ciclo di 6 incontri incentrati sulle nuove tecnologie per il verde che stanno rivoluzionando l’approccio al costruire sostenibile. Le lezioni sono trattate da docenti professionisti riconosciuti e coordinate dall’arch. Maurizio Corrado di Bologna, direttore della struttura didattica Maja e sono strutturate come un approccio operativo all’argomento. Il corso è indirizzato ad architetti e progettisti e si prefigge come obiettivo di fornire gli elementi progettuali  e gli spunti di riflessione per una nuova concezione dell’elemento “verde”. Il costo del corso, che sarà attivato con un minimo di 15 iscritti, è estremamente contenuto e rende possibile la partecipazione anche di giovani colleghi. Il numero massimo di iscritti è limitato a 25. Il programma del corso si svilupperà  dal 28 marzo 2009  al 13 giugno 2009 e si svolgerà nella giornata di sabato mattina, dalle ore 10,30  alle ore 13,30, per consentire la partecipazione al di fuori del consueto orario di attività professionale. Alla conclusione del corso ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza.

PROGRAMMA DEL CORSO

1. sabato 28 marzo 2009
IL NUOVO RUOLO DEL VERDE NEL PROGETTO SOSTENIBILE
Arch. Maurizio Corrado
Una panoramica introduttiva del progetto sostenibile che evidenzia il ruolo fondamentale del verde nello sviluppo dei nuovi progetti per l’ambiente, l’architettura, il design, l’urbanistica, il paesaggio. Oltre il giardino, oltre il servizio, oltre il decoro, la vegetazione torna nelle città da protagonista.

2. sabato 4 aprile 2009
IL VERDE PENSILE
Dott. Agr. Riccardo Rigolli
Il verde pensile rappresenta una delle più concrete possibilità per le amministrazioni di affrontare i grandi temi ambientali del risparmio energetico, della qualità dell’aria, dello smaltimento delle acque. Se ne sono accorti da oltre quarant’anni in Germania, e più recentemente in Giappone, Canada, USA.

3. sabato 18 aprile 2009
IL VERDE VERTICALE
Dott. Agr. Christian Inderst
Il verde verticale rappresenta l’ultima frontiera dell’architettura bioecologica. Lanciato da un Biologo francese, ora anche in Italia si nono messi a punto sistemi che  rendono possibile realizzare questa tecnologia avanzata.

4. sabato 16 maggio 2009
IL BAMBU’ COME MATERIALE DA COSTRUZIONE
Arch. Mauricio Cardenas
Il bambù è un materiale molto usato per le costruzioni in Asia e America Latina, da qualche anno in Europa lo si sta introducendo e sperimentando, è italiana la prima realizzazione di grandi dimensioni. Per le sue alte prestazioni è chiamato l’acciaio vegetale e unisce alle caratteristiche tecniche grandi peculiarità ecosostenibili.

5. sabato 30 maggio 2009
Marco Nieri
BIOENERGETIC LANDSCAPES, IL GIARDINO TERAPEUTICO
Dalle ricerche della geobiologia e dall’analisi elettromagnetica delle piante deriva un metodo di progettazione del verde in grado di influenzare il nostro organismo.

6. sabato 13 giugno 2009
TECNICHE DI COSTRUZIONE IN TERRA CRUDA
Arch. Andrea Facchi
L’uso della terra cruda, abbandonato in Italia dagli anni ’50, è una delle più efficaci soluzioni per il costruire ecologico. Finiture, pavimenti, murature di tamponamento, elementi di arredo realizzati con questo materiale soddisfano pienamente le esigenze di sostenibilità oggi indispensabili.

COORDINAMENTO:

Dott. Arch. Stefania Annovazzi, Dott. Arch. Eleonora Falconi

ISCRIZIONI PRESSO:

Segreteria Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
Via delle Grazie, 6 – Brescia
∑ tramite e-mail: infobrescia@archiworld.it
∑ tramite fax: 030 3751884
Per ulteriori informazioni: telefonare al n. 030 3751883

COSTI:

Iscrizione intero corso di 6 giornate _ 180,00 + iva 20%
Iscrizione alla singola giornata _ 35 + iva 20%

SEDE DEL CORSO:

Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Via delle Grazie, 6 – Brescia

 

Viaggio ad Arcosanti – seconda puntata

Ogni mattina alle 11.45 c’è il morning meeting che si tiene sotto le volte, strutture a mio parere fantastiche, molto affascinanti, ampie e spaziose che offrono uno spazio perfetto per le attività comuni e sopra le quali si possono ammirare tramonti fantastici; il morning meeting è una riunione alla quale devono partecipare tutte e durante la quale si parla di eventuali problemi riscontrati nei vari dipartimenti , si parla di eventi che si vogliono organizzare e di tutto ciò che fa parte della comunità e non. Un grande esempio di convivenza civile.
Ogni mercoledì invece c’è la school of thought , la scuola di pensiero tenuta da Paolo Soleri, evento aperto a tutti i residenti, workshopper e turisti, nel quale si possono fare domande all’architetto e nel quale si leggono insieme dei suoi testi. La prima domanda che gli feci fu “perché ha deciso di utilizzare cosi tanto cemento che in realtà non è un materiale molto sostenibile?”  e lui molto semplicemente mi rispose che Arcosanti non è finita qui, la gran parte del progetto è ancora da realizzare e prevede strutture alte più e più piani che non potevano certo venir sostenute da un’architettura in paglia e terra e oltretutto il progetto risale agli anni ’70 quando il cemento armato era considerato un materiale molto innovativo. A quel punto non potevo più controbattere. Lui è una persona molto disponibile al dibattito, fermo nelle proprio idee ma disposto ad accettare i pareri altrui, e guai a chi gli da dell’utopista, l’utopia è qualcosa di irrealizzabile, invece Arcosanti esiste eccome!

Durante queste prime settimane ho avuto l’occasione di assistere anche a vari eventi fra cui l’Italian Night, serata organizzata in onore del compleanno dell’architetto dove centinaia di persone vengono ad Arcosanti da varie parti dell’Arizona per apprezzare del buon cibo e musica italiana. Tutti gli eventi in genere si svolgono sotto le volte o nell’anfiteatro, nel quale si sono esibiti vari gruppi di ballo e musicali.
Finita la scholarship ho finalmente iniziato il workshop di cinque settimane. La prima settimana di seminari è stata molto intensa, ad ogni ora c’era una lezione diversa.
Prima il tour per Arcosanti dove ci è stato spiegato nei minimi dettagli le varie aree e ogni dipartimento: agricoltura, costruzione, paesaggio,grafica e progettazione. Ci hanno fatto vedere come vengono fatte le campane in bronzo nella foundry apse, colate in forme ricavate dal silt (terra presa dal letto del fiume vicino) e le campane in ceramica per le quali c’era anche la possibilità di fare un ceramic workshop, ovvero un paio di ore in cui potevi decorare la tua campana con le tecniche che usano loro. Abbiamo anche fatto il tuor delle abitazioni, per la maggior parte su più livelli, con grandi finestre per l’illuminazione e l’aereazione naturale, la cosa che più mi impressionò di questo tuor furono i piani di lavoro delle cucine. Grossi pezzi di pietra lavorata attorno ai quali veniva costruito il tutto.


Ci sono state anche lezione storiche su Arcosanti in cui ci hanno spiegato il passato, il presente e ciò che sarà il futuro di questa città in opposizione allo spawl urbano, il dilagare orizzontale di edifici contrapposto ad architetture tridimensionali sviluppate in altezza e dove gli spazi sono organizzati per migliorare la vita di chi li vive, non più automobili, non più la vita solitaria, non più chilometri e chilometri per andare al lavoro. La soluzione alternativa di una vita comunitaria, dove ci si aiuta e ci si sostiene per  fare qualcosa di migliore.
L’architetto Tomiaki Tamura ci ha anche illustrato vari progetti di Soleri e della fondazione cosanti tra cui il ponte che verrà realizzato a Phoenix e altre arcologie tra cui two suns arcology, vasta architettura che prevede la “ collaborazione” fra il sole e l’uomo, entrambi fonti di energia. Altro progetto molto interessante è  Lean Linear city progetto sostenibile anch’esso ideato per combattere lo sprawl urbano e per sfruttare le energie naturali come vento e sole.
Ci sono state anche lezioni a carattere morfologico dove ci hanno fatto visitare il territorio circostante spiegandoci le varie specie di flora e fauna con le loro caratteristiche.

 


La seconda settimana siamo andati per tre giorni a Cosanti (Phoenix) dove Soleri inizio a costruire negli anni ’50 le prime strutture a forma di apside col la tecnica della formazione a terra, e dove tuttora risiedono lui e altri due veterani delle arcologie,Roger e Mary,una coppia fantastica che ci ha dato un’ospitalità generosissima e che è stata disposta a rispondere alle nostre mille domande. Sono stati tre giorni molti interessanti alternati tra lavoro e visite guidate a punti di interesse architettonico a Phoenix.
Tornati  ad Arcosanti abbiamo dovuto scegliere il dipartimento nel quale volevamo lavorare per le tre settimane successive. Per quel che mi riguarda ho scelto grafica, dove ho dovuto realizzare dei render per la nuova copertura dell’anfiteatro. Gli altri partecipanti al workshop hanno scelto qualcuno costruzione nel quale dovevano finire la rampa d’accesso al visitor center per i disabili e rinforzare la struttura sottostante la piscina, altri invece sono andati ad agricoltura per imparare tecniche di coltivazione naturale tra cui la concimazione col compost che consiste nel far macerare gli scarti organici del cafè con segatura in casseforme di legno per qualche giorno, ottenendo così un fertilizzante naturale.
È arrivato cosi il giorno della consegna dei “diplomi” dopo la quale ognuno di noi è diventato ufficialmente un residente di Arcosanti. Ora possiamo andare li

quando vogliamo per fare i volontari e se qualcuno vuole stare di più dopo un po’ se ce né la possibilità può chiedere una posizione retribuita.
Quest’esperienza mi ha cambiato la vita, ho avuto l’occasione di conoscere persone fantastiche che desiderano qualcosa di più per il loro futuro e per il futuro del pianeta, persone con le quali sono ancora in contatto,si sono creati dei legami forti e ho capito che vivere bene con la natura e con gli altri non è un’utopia, basta volerlo, basta voler far parte di una comunità incentrata sul lavoro comune in cui tutto viene detto in piazza e dove la parola d’ordine è ecologia … in questo casoarcologia.
Ci tornerò presto e ho tutta l’intenzione di restarci, voglio continuare ad aiutare alla realizzazione di Arcosanti perché c’è bisogno di braccia per il lavoro manuale e tanta tanta volontà di andare avanti, di portare a conclusione qualcosa che potrebbe cambiare il nostro modo di vivere.

Valentina Luccherini

Sky Gardern Secret terza puntata

Il comportamento termico di una copertura a verde

Se sono più o meno noti i vantaggi di carattere estetico, ecologico (miglioramento del microclima urbano, nuovi habitat per flora e fauna, regimazione idrica, filtraggio delle polveri, benefici psicologici per l’uomo) ed economico (maggiore durata dell’impermeabilizzazione, aumento di valore degli immobili) relativi alla tecnologia del verde pensile, meno evidenti sono le prestazioni termiche di tale sistema di copertura (incremento dell’isolamento termico, aumento dell’inerzia termica e conseguente risparmio energetico). I vantaggi in termini di comfort termico e di risparmio energetico che derivano dall’adozione di tale tecnologia possono compensare i maggiori costi di realizzazione e di manutenzione rispetto ai tradizionali sistemi di copertura.
Nell’ambito di un contratto di ricerca tra il Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino e il Parco Scientifico e Tecnologico dell’Ambiente Environment Park di Torino si è presentata la possibilità di monitorare il comportamento termico di una copertura a verde in opera. L’obiettivo della valutazione Post-Occupancy è di ottenere un profilo dei parametri termici caratterizzanti la struttura e di fornire una valutazione del comportamento del tetto verde. L’analisi sperimentale, che ha preso avvio nell’Aprile 2001, si è basata sull’acquisizione di dati forniti da un sistema di rilievo messo in campo su una copertura a prato di tipo estensivo a bassa manutenzione caratterizzata dalla seguente successione di strati funzionali:
Strato vegetale: manto erboso a bassa manutenzione;
Strato di coltura: terriccio costituito per il 92% da materiali vulcanici (lapillo e pomice) e per l’8% da materiale organico, spessore 12 cm;
Strato filtrante:  strisce di telo filtrante in polipropilene;
Strato drenante: lapillo vulcanico, spessore 4 cm;
Strato di separazione e protezione: TNT (tessuto-non-tessuto);
Strato di protezione e scorrimento: geocomposito costituito da una struttura drenante a maglia romboidale in polietilene ad alta densità;
Impermeabilizzazione: guaina impermeabile antiradice in PVC, spessore 0,2 cm;
Strato di separazione: TNT, spessore medio di 0,2 cm;
Strato isolante: pannello termoisolante in polistirene espanso estruso, spessore 5 cm.
I parametri misurati durante la campagna sperimentale sono:
Temperatura degli strati funzionali
Flusso termico attraverso la copertura
Conducibilità termica del terreno
Coefficiente di diffusività del terreno
Capacità termica del terreno
Contenuto di umidità del terreno.
Il sistema di misura è stato progettato per il monitoraggio in continuo dei parametri termofisici e la raccolta dei dati è stata effettuata con diversi tipi di sensori. Gli strumenti di misura sono stati sistemati a varie profondità nel pacchetto di copertura, in corrispondenza dei diversi strati funzionali. Tutti i sensori sono stati collegati ad un acquisitore di dati, con la funzione di registrare i dati inviati dalle sonde. I dati acquisiti sono stati periodicamente scaricati su un personal computer portatile ed analizzati. I dati sono stati elaborati in modo da ottenere alcuni grafici rappresentativi del comportamento termico del tetto.
Senza voler scendere in una troppo tecnica e dettagliata descrizione dei metodi di acquisizione dei dati e della loro elaborazione, si riportano di seguito alcune considerazioni di carattere generale ricavate dall’analisi dei risultati forniti con le modalità sinteticamente sopra descritte:
I grafici relativi all’andamento di temperatura degli strati, mostrano che il manto vegetale è quello che maggiormente risente degli effetti dell’irraggiamento solare e delle condizioni climatiche, presentando una curva con andamento del tutto simile a quello della temperatura esterna. Le curve di temperatura dello strato di coltivo e dello strato drenante appaiono più attenuate e sfasate nel tempo. La temperatura superficiale interna risulta pressoché costante mostrando di non risentire, se non in minima parte, delle variazioni termiche esterne.
L’analisi degli andamenti dei flussi termici mette in evidenza la capacità della copertura di svolgere un’azione di attenuazione della trasmissione del calore. L’effetto di sfasamento e di attenuazione delle curve è molto evidente ed è dovuto all’elevata inerzia termica dello strato di coltivo. La presenza dello strato di terreno coperto da tappeto erboso determina una risposta del sistema alle sollecitazioni termiche che tende a limitare il surriscaldamento degli ambienti sottostanti.
I risultati sperimentali, raccolti nei primi due mesi di misurazioni, non si possono considerare generalizzabili, sia per l’estrema variabilità delle condizioni al contorno (irraggiamento solare, contenuto di umidità, ecc.), sia per il limitato periodo di monitoraggio, ma sono estremamente significativi e possono, in prima battuta, portare all’ipotesi che il tetto verde studiato svolga una funzione di riduzione dei carichi termici entranti contribuendo così al risparmio energetico dell’edificio.
(L’analisi e lo studio, di tipo sperimentale, sono state svolte nell’ambito della tesi “Tecnologie verdi per l’architettura – analisi teorica e sperimentale del comportamento termico del tetto verde” di Federica Fiorina, discussa presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino – Relatore prof. Marco Filippi- Luglio 2001. I dati analizzati si riferiscono ai primi due mesi di monitoraggio.)

Federica Fiorina

Tratto da: SKY GARDEN, a cura di maurizio Corrado, Macroedizioni 2006.

Alberi di Roma

Spesso assistiamo a mobilitazioni di cittadini in relazione alla caduta o alla sostituzione di qualche albero oppure per evitarne il taglio per un opera pubblica.
Manifestazioni del tutto accettabili, e tuttavia sarebbe necessario che la sensibilizzazione di questi episodi avvenisse con un’informazione adeguata rispetto alle problematiche che si presentano di volta in volta.
Partiamo dal problema principale, dal servizio giardini, verso cui  l’assessore in carica o di maggioranza diversa s’impegna, mediante un fondo, a costituire un servizio interno al comune. Potremmo chiederci, come si possa essere così ipocriti da non tenere conto  che coloro che formulano queste proposte sono poi gli stessi che hanno smantellato un servizio che fino ad alcuni anni fa, è stato insieme ad altre città il fiore all’occhiello italiano dell’arredo pubblico?
Quando si propone un organismo interno al Comune, che si avvarrà di volta in volta di esperti agronomi, urbanisti e paesaggisti per progettare la tipologia delle nostre alberature e del nostro arredo urbano in generale, è senz’altro utile e necessario, e ancora potremmo obiettare: perché non si fa precedere il tutto da un regolamento del Verde, che indichi le strategie da seguire e le regole da osservare sia per il privato che il pubblico?
Spesso sentiamo dire che la caduta di alcuni alberi impone subito la loro sostituzione e pertanto anche in questa situazione si chiedono fondi straordinari per queste operazioni, ma non sarebbe meglio per quanto è possibile intervenire prevenendo il danno come si dovrebbe fare in tutte le cose? Oppure quando si aprono le strade per le opere pubbliche, perché mai non si procede ad un esame preventivo attraverso un monitoraggio delle radici degli alberi interessati all‘opera? Sappiamo che esistono gli strumenti adatti,  e sappiamo anche che ci sono, ovviamente, dei costi maggiori.
Quando si protesta perché vengono sdradicati degli alberi, perché non ci si oppone maggiormente quando vengono fatte le operazioni di potature delle alberature stradali, operazioni frequentemente approssimative e irregolari, frutto di gare indette che badano più al risparmio che alla professionalità adeguata al rispetto delle stesse alberature.
Questo perché si preferisce un ambientalismo della domenica che faccia scalpore, invece di essere un impegno continuo come esige la natura per la sua difesa.
Nel lontano 2002 il bilancio del servizio giardini era di appena 20 miliardi per tutto il verde di Roma e solo gli alberi ne imponeva un fondo di almeno tre miliardi per i tre anni successivi.
Se pensiamo che questa responsabilità è stata ricoperta da un rappresentante dei verdi, ci viene da chiedersi: quando la fanno la battaglia ambientale? Se in tanti anni di governo non sono riusciti a realizzare le stesse proposte che avanzavano.
Ci si lamenta anche che, laddove avvengano le sostituzioni, esse avvengono con esemplari più giovani e pertanto con un aspetto paesaggistico diverso. Risponderemo allora che è vero ma anche che è un problema di costi e di tecnica vivaistica, perché per l’attecchimento ci vuole sia una tecnica adeguata sia una qualità del prodotto, e i cittadini devono impegnarsi altrettanto a pretendere affinché queste problematiche siano risolte correttamente.
Per quanto riguarda invece l’abbattimento di alcune piante, ci possono essere casi dettati dallo stato di necessità fitosanitaria, come quello del cancro colorato del platano; in questi casi  c’è bisogno ch,e anche se l’albero appare rigoglioso, debba essere abbattuto non solo lui ma anche quello più vicino che può essere stato contaminato dall’apparato radicale o da quello aereo e non può essere sostituito per legge dalla stessa varietà di platano se non si trova un clone diverso che sia capace di non essere attaccato dal contagio, ma per fare ciò c’è bisogno che la comunicazione del servizio giardini e i cittadini sia efficiente, continua e professionale attraverso la costituzione di uno sportello specifico che sappia rispondere a queste esigenze.
La ricerca in questo settore è fondamentale e ci vogliono anni per individuare nuove varietà e spesso questa motivazione spinge gli amministratori ad abbandonare qualsiasi intervento in questo campo, perché anche qui il politico tende ad attuare interventi che si possano evidenziare nel corso della sua azione amministrativa, e invece nel campo vegetale questo non coincide perché spesso anche la crescita non avviene nel corso di una nostra vita.
Su queste tematiche ci vogliono degli intenti condivisi affinché si riesca  a conseguire i risultati auspicati.
In alcune realtà sono stati sostituiti con i tigli e vedremo se la crescita di questi comporterà un risultato vicino a quello dei platani.
Un aspetto positivo che invece va sottolineato e stato quello di avere immesso le grate di salvaguardia della pianta e in qualche caso impedito che si parcheggiasse troppo vicino agli alberi, ma urge una manutenzione diversa che tenga conto che stiamo operando con una natura viva ed esige tutta la sensibilità e il rispetto.
Per quanto riguarda l’arredo urbano dobbiamo stare attenti che la salvaguardia del centro storico, importante ai fini turistici e più complessivi della cittadinanza, sia in egual misura anche nelle zone periferiche, affinché il riequilibrio non sia soltanto a parole e che la città nel suo insieme diventi un’attrazione complessiva.
La recente iniziativa a Roma promossa dalla sensibilità di Luca Zingaretti sugli alberi di Roma sia un ulteriore contributo al mondo vegetale e in particolare ai suoi stupendi alberi che sempre più arredano e valorizzano le nostre città.

Giovanni Li Volti Segretario Naz. Promoverde