Le città del New Hampshire illuminate dal cioccolato

Le case del New Hampshire saranno presto illuminate dal cioccolato. La compagnia elettrica statale e una grande azienda produttrice di cioccolato hanno firmato un accordo per una centrale elettrica ‘al cioccolato’.

Verranno bruciati i gusci dei semi di cacao, un sottoprodotto di scarto del processo lavorativo, ridotti in polvere e miscelati al carbone con un rapporto di 1 a 33. Si avra cosi’ anche la possibilita’ di smaltire un rifiuto altrimenti destinato alla discarica o al compostaggio.

Per ulteriori informazioni, vedi anche Rinnovabili.it

Quando Kyoto incrementa il fatturato

Kyoto club, l’associazione che raggruppa 90 tra imprese ed enti locali che si distinguono per la spiccata “propensione ambientale” ha previsto che attuare lo “scenario Kyoto” tra il 2005 e il 2015 potrebbe generare un fatturato aggiuntivo per i diversi settori imprenditoriali pari a 49 miliardi di euro, con un incremento del 60% rispetto all’evoluzione delle entrate di uno scenario tendenziale.
Oltre a questo bacino potenziale di business, è già stato effettuato uno stanziamento reale di 25 milioni di euro per individuare e finanziare programmi pilota finalizzati alla riduzione delle emissioni e all’impiego di piantagioni forestali per l’assorbimento dei gas serra a favore dell’Italian Carbon Fund, istituito nel 2003 a Washington dal nostro Ministero dell’ambiente, presso la Banca mondiale. Infine, secondo altre valutazioni, l’entrata in vigore delle disposizioni sull’efficienza energetica determinerà investimenti per 1 miliardo di euro, distribuiti sui prossimi cinque anni, e coinvolgerà diversi attori: dai distributori elettrici e del gas alle Regioni, dalle Energy Service Companies (Esco) ai produttori di tecnologie ad alto rendimento. Sono alcune delle ricadute economiche dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, vincolante dal 10 marzo scorso, secondo il quale l’Italia deve rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai valori del 1990.
Il Kyoto Club ha presentato lo scorso anno l’indagine Riflessi sulle imprese di una politica di protezione del clima che prende in analisi tre comparti del settore energetico, divisi in dieci aree:
o     gli usi finali dell’energia, con un’analisi dettagliata di aree specifiche come illuminazione, frigoriferi, isolamento termico e superfici vetrate dell’edilizia residenziale;
o     le fonti rinnovabili e, in particolare, eolico, biomasse, solare termico e solare fotovoltaico;
o     infine, il comparto legato alla conversione di energia ad alta efficienza con impianti di mini-cogenerazione e caldaie termiche.
Lo studio ipotizza lo sviluppo della filiera energetica in due differenti scenari, scenario “tendenziale” e scenario “Kyoto” in un arco temporale esteso al 2015. Ebbene, in uno “scenario Kyoto” l’adozione di tecnologie efficienti consentirebbe di risparmiare 11 miliardi di kWh l’anno, mentre l’impiego di tecnologie rinnovabili potrebbe consentire la produzione di 15 miliardi di kWh/anno di elettricità a basso impatto ambientale e la mini-cogenerazione altri 13 miliardi di kWh/anno. In termini di potenza, nello studio è stato valutato un possibile incremento al 2015 di 5.500 MW per le fonti rinnovabili considerate e di 2.900 MW per la mini-cogenerazione.
Applicando i calcoli in chiave ambientale, quindi in termini di riduzione delle emissioni di gas effetto serra, in uno scenario “tendenziale” al 2015 si potrebbe avere una riduzione delle emissioni di 11 milioni di tonnellate (Mt) di anidride carbonica (CO2); nell’ipotesi di uno scenario “Kyoto” le riduzioni potrebbero essere 2,7 volte maggiori, pari a 25 milioni di tonnellate di CO2 evitate all’anno.
Ma oltre a quello che possiamo fare a casa nostra, sono molte le possibilità di fare business ambientale all’estero, grazie ai meccanismi di Joint implementation e Clean Development Mechanism (CDM) previsti dal protocollo di Kyoto, volti a favorire l’esportazione di tecnologie a basso impatto ambientale per la produzione di energia in Paesi in via di sviluppo o dell’ex blocco dell’Est Europa. Dello sviluppo di questi progetti si occupa l’Italian Carbon Fund (ICF), che ha partecipazione pubblico/privata ed è dotato di un capitale iniziale di 15 milioni di dollari messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente perché l’Italia acquisisca crediti di carbonio e crediti di emissione e sostenga al tempo stesso gli investimenti delle imprese italiane all’estero nello sviluppo delle tecnologie ed energie pulite. Dal primo gennaio 2004 l’ICF è aperto alla partecipazione di aziende private ed agenzie pubbliche italiane, che possono partecipare versando un contributo minimo di 1 milione di dollari.
Lorenza Gallotti / e-gazette / www.enel.it

Verde urbano, un aiuto dal pirodiserbo

Sono moltissime le piante infestanti che riescono ad adattarsi all'ambiente urbano, non solo nei parchi e nelle aiuole, ma anche sui marciapiedi, sugli asfalti stradali, ai bordi degli edifici, e in prossimità degli scoli di drenaggio. Studi recenti hanno censito in Italia 1.600 specie diverse, accomunate dalla capacità di crescere in ambienti poco ospitali. In centro ed in periferia le associazioni vegetali possono ostacolare la viabilità, la pulizia delle strade e la fruibilità dei cartelli stradali, occludere griglie e tombini e impedire la regimazione delle acque. Inoltre alcune infestanti cittadine sono capaci di scatenare fenomeni allergici. Combatterle non è facile, la legislazione che regola i trattamenti fitosanitari in area urbana è molto severa, per garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell'ambiente. 

L'impiego di mezzi fisici basati sull'uso di elevate temperature può costituire un'alternativa interessante. Se ne è parlato a San Piero a Grado (Pisa) lo scorso 9 febbraio, in una giornata di studio dal titolo 'Contrasto con mezzi non-chimici alle piante infestanti in ambito urbano' (on line gli atti), organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-ambientali 'Enrico Avanzi' dell'Università di Pisa e dall'Arsia, in collaborazione con l'Associazione Direttori e Tecnici Pubblici Giardini.

L'argomento è stato oggetto di sette interessanti relazioni, tenute da docenti della Facoltà di Agraria e della Scuola Superiore Sant'Anna e da funzionari pubblici. Il convegno ha visto la partecipazione di oltre 80 tecnici, ricercatori, funzionari della pubblica amministrazione, rappresentanti del mondo imprenditoriale e studenti, interessati a diverso titolo alla gestione del verde pubblico.

 

Macchine per il pirodiserbo

La maggior parte degli interventi è stata dedicata al controllo fisico delle infestanti, in particolare alle macchine per il pirodiserbo progettate dalla Sezione Meccanica Agraria e Meccanizzazione Agricola del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell'Agroecosistema di Pisa. Il pirodiserbo non è una novità assoluta: i primi sistemi furono messi a punto in America nell'800, per contrastare il giacinto d'acqua, che al tempo sembrava insensibile a tutti i trattamenti. Solo il calore riuscì a indebolire il rizoma, permettendo il controllo di questa specie vigorosa.

Il sistema è fondamentalmente basato sull'utilizzo di particolari bruciatori alimentati a GPL. Durante il trattamento le aree investite dalla fiamma libera, prodotta dai bruciatori stessi, raggiungono temperature elevatissime, dai 1000 ai 2000 °C, per un tempo variabile da 0,1 a 0,7 secondi. In queste condizioni i tessuti vegetali subiscono un vero e proprio 'shock termico', consistente in una istantanea lessatura, anche se i risultati appaiono evidenti e 'visibili' qualche tempo dopo (in media 5-10 giorni). I consumi di GPL e l'impiego di manodopera sono proporzionali alla copertura e soprattutto alla biomassa delle specie spontanee presenti.

Il gruppo di lavoro coordinato dal professor Peruzzi ha messo a punto macchine operatrici di diverse dimensioni e capacità di lavoro: dalle attrezzature spalleggiate alle macchine semoventi (con operatore al seguito o a bordo) e portate, comunque adattate ai nostri ambienti. Il sistema ha una struttura modulare ad ampia flessibilità, ad esempio è possibile applicarlo anche ad un piccolo motocarro, tipo 'Ape – Piaggio'. Al metodo è stato assegnato il premio Toscana ecoefficiente 2007-2008, per la capacità di coniugare sviluppo, innovazione e rispetto dell'ambiente. La sperimentazione, iniziata nel 2004, è stata portata avanti su differenti tipologie di pavimentazione e substrati in zone urbane e periurbane di Pisa e Livorno. Il pirodiserbo è stato confrontato con le tradizionali strategie di lotta: diserbo chimico, asportazione manuale e sfalcio.

 

L'articolo continua sotto l'immagine
Un momento della presentazione delle macchine operatrici per il pirodiserbo a San Piero a Grado (Pisa)

Pirodiserbo - Pisa
 

Pirodiserbo, un'ottima alternativa…

Peruzzi ha ricordato i problemi legati al diserbo chimico. Nella pratica comune vengono impiegate dosi di formulato molto maggiori di quelle riportate in etichetta. Spesso i prodotti vengono distribuiti con attrezzature non adeguate che comportano effetto deriva; inoltre, su superfici dure la degradazione dei principi attivi è molto lenta. Il principio attivo più usato è il 'glyphosate', inefficace sulle piante nei primi stadi di sviluppo ed, ormai, su oltre 30 specie tolleranti o resistenti. 

Christian Fiasconi ha ricordato come l'uso del descespugliatore comporti sempre la necessità di raccogliere e di 'smaltire' la massa sfalciata e come il sistema risulti poco efficiente quando impiegato su piante di piccola dimensione e su specie a comportamento prostrato. L'impiego di questa tecnica è inoltre connesso a frequenti ed importanti episodi di danneggiamento alle superfici dure trattate (particolarmente gravi nel caso di pavimenti antichi e storici).

 

Attrezzature per il pirodiserbo: dove trovarle in Italia? Quali investimenti?

Secondo Mirco Branchetti, del Comune di Livorno, è ancora difficile reperire sul mercato attrezzature per il pirodiserbo. Inoltre, al momento non esistono ditte in grado di fornire un servizio 'chiavi in mano', e questa circostanza rende difficile per le municipalità una definizione rigorosa dei costi. Per ciascuna tecnica oltre ai risultati qualitativi dell'intervento sono stati valutati costi, consumi e impiego di manodopera. Nel caso del pirodiserbo i consumi sono elevati nelle prime fasi di utilizzo, mentre, grazie all'effetto di contenimento della flora potenziale, già a partire dal secondo anno di impiego di questa strategia appare possibile ridurre sensibilmente gli impieghi di manodopera e di GPL e quindi i costi di esercizio. Per questo si parla di 'effetto autocatalitico' conseguente ad una applicazione prolungata dei trattamenti termici. Grazie al bassissimo impatto ambientale, gli interventi possono essere eseguiti in qualsiasi momento. Altro vantaggio di non poco conto consiste nella possibilità di operare senza conseguenze negative, sia in prossimità degli alberi, sia direttamente su tutti i 'manufatti' normalmente presenti in area urbana (panchine, lampioni, cartelli, etc.).

 

Ed in Europa?

I ricercatori coinvolti in queste esperienze hanno ricordato che in tutta l'Europa del nord il diserbo delle aree urbane è prevalentemente affidato a sistemi non-chimici. Al riguardo, nelle zone periferiche si impiegano macchine equipaggiate con spazzole rotanti su asse orizzontale o verticale, dotate di setole realizzate in vetroresina o in metallo caratterizzate da un effetto particolarmente abrasivo. Sulle piste ciclabili vengono utilizzati sistemi ad aria calda ad acqua calda ed a vapore.

Relativamente a queste ultime applicazioni, il Daga ha progettato e realizzato una macchina semovente in grado di distribuire vapore per il controllo delle infestanti presenti sugli argini che verrà testata prossimamente nel Comune di San Giuliano Terme e, probabilmente, nel consorzio di bonifica del Padule di Bientina, che a questo proposito ha già manifestato un forte interesse.

 

A chiusura della giornata di studio sono state presentate alcune delle macchine operatrici progettate dal gruppo di studio pisano. Grazie all'accordo con una azienda meccanica nazionale, esse potrebbero essere in commercio già in autunno.

 

A cura di Rosalba Risaliti, Centro Interdipartimentale di ricerche agro-ambientali "Enrico Avanzi",
Via Vecchia di Marina n°6, San Piero a Grado PISA
tel. centralino 050 2210500
fax. 050 2210503
e-mail labsuolo@avanzi.unipi.it

Arriva il biochar

E’ carbone vegetale, lo stesso prodotto per secoli dai carbonai attraverso la pirolisi, la combustione in assenza di ossigeno. Negli ultimi anni la ricerca sulla terra preta di alcune civiltà precolombiane, una terra nera mischiata al carbone vegetale, che reso fertili piccoli angolo di Amazzonia, ha contribuito a formare una nuova visione del carbone vegetale. Questa tecnologia potrebbe portare tre grandi vantaggi.
1. Energia – Durante la pirolisi di qualsiasi biomassa (scarti agricoli, potature e anche escrementi animali), si sviluppa un gas, che produce energia termica.
2. Fertilizzazione – Lo scarto della pirolisi, è il biochar. I terreni dove viene distribuito, richiedono minori quantità di fertilizzanti. Inoltre, per la sua capacità di trattenere grandi quantità di acqua, richiede anche minori irrigazioni.
3. Sequestro della CO2 – Il 90% dell’anidride carbonica contenuta nella biomassa originale resta nel biochar per secoli, forse per millenni. Il procedimento potrebbe essere usato per sottrarre l’anidride carbonica dall’atmosfera.

 

Ulteriori informazioni su Ibimet.Cnr.it

Bioetologia della tingide del platano

C. ciliata (Say, 1832) (Heteroptera: Tingidae) (tingide del platano) è un emittero appartenente all'ordine degli Eterotteri, famiglia Tingidi, che è stato introdotto, accidentalmente, in Italia settentrionale dagli Stati Uniti, negli anni '60 e si è rapidamente diffuso in tutta la penisola. 

Essendo un animale eterometabolo, presenta una metamorfosi incompleta con stadi di sviluppo graduali, con la presenza di forme giovanili attere (prive di ali) che attraverso varie mute arrivano allo stadio adulto (alato); gli adulti hanno il corpo di colore nero lucente, il capo presenta una scultura reticolata ed il torace è fornito di due espansioni reniformi bianche, le ali sono bianche, membranacee e con un reticolo di maglie ben evidente. 

Questo insetto è in grado di colpire diverse essenze vegetali, ma risulta particolarmente dannoso sulle piante del genere Platanus specialmente P. hybryda presenti nelle nostre città; oltre a danneggiare direttamente la pianta ne provoca l'indebolimento esponendola all'attacco di altri agenti patogeni come Ceratocystis fimbriata ('cancro colorato'), Gloesporium nervisequum (antracnosi del platano), Microsphaera platani

Durante il periodo primaverile-estivo, si localizza nella pagina inferiore delle foglie a cui sottrae linfa e clorofilla attraverso un'iniezione effettuata con l'apparato boccale (rostro), ciò causa una decolorazione tipica delle foglie che successivamente ingialliscono, si disseccano e cadono precocemente.

Al sopraggiungere dell'inverno, dopo l'accoppiamento, le femmine adulte del tingide cercano riparo sotto le placche corticali del tronco, nelle screpolature dei muri ed altro; in primavera, tra fine aprile e inizio maggio (alla ripresa vegetativa dei platani), le femmine adulte ritornano sulle foglie e dopo pochi giorni iniziano a deporre le uova, sviluppando 3 generazioni, a metà maggio compaiono i primi stadi giovanili ed a fine giugno gli adulti, questo fino ad ottobre per un totale di tre generazioni, dopo di che gli adulti tornano a riparasi sotto le placche corticali o in altri ripari per svernare.

 

Ulteriori approfondimenti: tecniche di difesa

Tingide del platano, nuove strategie di difesa

Riassunto

Il platano è una tra le essenze arboree più diffuse nei viali di Roma e come le altre piante è soggetto all'attacco di parassiti, in particolare da parte della Corythucha ciliata (Say, 1832) (Heteroptera: Tingidae o tingide del platano), un emittero che risulta particolarmente dannoso sulle piante del genere Platanus.

In inverno le femmine gravide si riparano prevalentemente sotto le placche corticali, nel periodo primaverile-estivo si localizzano nella pagina inferiore delle foglie dove sottraendo la linfa causano un indebolimento delle stesse provocandone la caduta anticipata; a metà maggio compaiono i primi stadi giovanili, a fine giugno gli adulti danno complessivamente luogo a 3 generazioni nel corso dell'estate, poi per svernare tornano sotto le placche corticali.

Da fine febbraio a fine settembre 2008 è stato effettuato uno studio dei platani presenti a Roma per valutare l'efficacia di una nuova metodica di lotta contro la Corythucha ciliata, a tale scopo sono stati scelti e monitorati 93 alberi effettuando sopralluoghi e campionamenti prima e dopo i trattamenti.

La metodica si articola in due fasi: la prima di scortecciatura del tronco principale e la seconda di trattamento della chioma con un olio minerale.

La scortecciatura invernale ha avuto un forte impatto sullo sviluppo di Corythucha ciliata, a seguito della quale è stata riscontrata una presenza inferiore di un 1/3 rispetto agli alberi non scortecciati, mentre il trattamento con l'olio ha dato risultati positivi ma con una diminuzione di Corythucha Ciliata inferiore rispetto a quanto ottenuto col trattamento effettuato precedentemente.

 

Introduzione

A seguito di numerose segnalazioni pervenute al Dipartimento 'Politiche Ambientali e del Verde Urbano' del Comune di Roma, da parte di cittadini, che lamentavano fastidi causati da piccoli insetti, provenienti dagli alberi adiacenti ai palazzi, il Dipartimento Ambiente del Comune di Roma è stato incaricato di attuare un progetto per contrastare il fenomeno dell'infestazione dei platani da C. ciliata.

Pertanto il presente studio nasce dalla necessità di sperimentare una soluzione tecnica dai costi contenuti e non invasive per la pianta, attraverso la messa in opera di procedimenti innovativi e l'utilizzo di prodotti ecocompatibili al contempo efficaci che rispettassero le piante, l'ambiente e la salute pubblica.

 

L'articolo continua sotto l'immagine

Ulteriori approfondimenti sulla bioetologia della tingide del platano: link

Tingide del platano

 

Materiali e metodi

Nel periodo di studio che va da fine febbraio a fine settembre 2008 è stata effettuata una sperimentazione sulle alberature presenti nei viali del Gianicolo a Roma al fine di valutare l'efficacia di questo tipo di metodica atta a contrastare l'infestazione da C. ciliata in ambito urbano. 

Con un primo sopralluogo è stata valutata l'infestazione degli alberi da utilizzare per l'esperimento, ogni pianta è stata classificata in base alle femmine di C. ciliata riscontrate sotto le placche di corteccia rimosse durante il sopralluogo, con un grado di infestazione Basso (meno di 10 femmine), Medio (da 11 a 50) e Alto (più di 50 femmine).

Durante i sopralluoghi sono state misurate la temperatura e l'umidità relativa in diversi orari che vanno dall'inizio alla fine del sopralluogo, in una fascia temporale che và dalle 9.00 alle 18.00 circa.

Le piante attaccate dal parassita appartengono alla specie P.hybryda, sono stati scelti per lo studio 93 alberi disposti sui due viali che portano alla piazza del Gianicolo (Viale Passeggiata del Gianicolo) divisi in 4 lotti (uno per lato di ogni strada).

Per ogni lotto sono stati scelti alcuni alberi di controllo sui quali non è stato effettuato nessun trattamento. Le piante in questione sono state monitorate per tutto il periodo di studio effettuando campionamenti prima e dopo i trattamenti. 

La metodica è stata suddivisa in due fasi:

 

a) Scortecciatura

questa effettuata sul tronco principale, fino ad un'altezza di 4-6 metri, tramite rimozione delle placche di corteccia necrotizzate sotto le quali svernano le femmine fecondate; per tale asportazione manuale sono stati utilizzati guanti ruvidi allo scopo di evitare la creazione di abrasioni sui tessuti vivi del fusto della pianta. I residui vegetali derivati dalla pulitura sono stati asportati in sacchi di plastica facendo attenzione a pulire accuratamente l'area di lavorazione; l'eliminazione in discarica è avvenuta con le procedure di profilassi utilizzate per il fungo Ceratocystis fimbriata 'Cancro Colorato', le porzioni di fusto scortecciate sono state trattate con un prodotto fungicida.

 

b) Trattamento della chioma tramite irrorazione con olio minerale effettuata tramite l'utilizzo di un cannone nebulizzatore

Il trattamento è consistito in un ciclo di tre interventi effettuati a cadenza di circa 30 giorni a partire da Maggio 2008, seguendo il ciclo biologico di C. ciliata. E' stato utilizzato un prodotto fitosanitario, in soluzione acquosa, denominato Biolio 12 mesi®, a base di olio minerale, prodotto e commercializzato dalla Copyr S.p.A.

Il prodotto è un abbattente, senza potere residuale, che agisce esclusivamente per contatto diretto con gli insetti andando ad ostruire gli spiracoli respiratori e causando la morte per asfissia. Per l'irrorazione è stato utilizzato un furgone con cannone atomizzatore (40 atm con micro dosatore) ed è stata irrorata una soluzione acquosa con prodotto diluito al 1,5-2%. La soluzione diluita ha bagnato integralmente le piante particolarmente la pagina inferiore delle foglie dove stazionano gli insetti.

 

Le operazioni di scortecciatura e trattamento fogliare sono state effettuate dalla Coop. Soc. Verdeidea 2001 Srl.

I sopralluoghi e relativi campionamenti sono stati eseguiti su un furgone con cestello elevatore a quattro altezze predeterminate: 5, 10, 15, 20 metri da terra, ad ogni altezza sono state osservate 20 foglie e sono stati identificati e contati gli insetti presenti (forme giovanili e adulti). 

Per evidenziare l'eventuale presenza di uova, sono state prelevate da ogni albero alcune foglie infestate e osservate al microscopio da dissezione a 60x.

 

Risultati e discussione

Nel grafico 1 vengono riportati i risultati preliminari della sperimentazione effettuata sulle alberature del Gianicolo durante il periodo di studio (febbraio-luglio 2008) tramite l'attuazione della metodica sopra descritta.

La prima fase effettuata a febbraio tramite la scortecciatura del tronco principale dei platani scelti per la sperimentazione, è stata effettuata fino ad un'altezza di circa 3 metri dal suolo.

Ad aprile si nota una netta differenza nel numero medio di insetti presente sugli alberi scortecciati rispetto a quelli di controllo (7,1 contro 20 insetti per pianta), differenza che si evidenzia maggiormente a maggio (13,4 contro ben 178,5 insetti per pianta). 

La seconda fase è stata realizzata irrorando le piante con olio minerale tramite cannone nebulizzatore per tutta l'altezza della pianta in tre momenti differenti della stagione per colpire più efficacemente le tre generazioni che si sono susseguite durante la primavera-estate. 

Tutti i trattamenti con olio sono stati preceduti e seguiti da sopralluoghi effettuati per valutare l'efficacia di ogni trattamento; dal confronto dei valori medi degli insetti per pianta, si nota come il trattamento, seppure con i limiti di un prodotto solo a base di olio minerale, abbia avuto lo stesso un effetto limitante sulla C.ciliata, rilevato paragonando i dati raccolti prima e dopo i trattamenti e comparando i valori tra gli alberi trattati e quelli utilizzati come controllo.

Le temperature hanno oscillato da un massimo di 31,2°C ad un minimo di 18,4°C mentre l'umidità relativa si è aggirata tra il 77% e il 40%.

 

L'articolo continua sotto il grafico 1

Risultati delle operazioni di scortecciatura e dei 3 trattamenti con Biolio®.

K = piante non trattate utilizzate come controllo negativo.

Trattato = piante scortecciate/irrorate con olio. I valori si riferiscono al numero medio di insetti per albero.

Scortecciatura - grafico 1

 

L'articolo continua sotto il grafico 2.

Andamento delle temperature e dell'umidità relativa misurate durante i sopralluoghi nel periodo di studio.

Temperature - grafico 2

 

Conclusioni 

Come si può notare dalla tabella con i dati riassuntivi derivati dai monitoraggi, si rileva che un efficace contrasto allo sviluppo di C. ciliata è stato dato dalla scortecciatura invernale, dai dati rilevati dal confronto dei valori medi di insetti per albero si può notare che il numero di insetti sia circa 1/3 rispetto a quelli in cui non è stata effettuata la scortecciatura.

Anche per quanto riguarda il trattamento effettuato con il prodotto fitosanitario denominato Biolio® 12 mesi, si nota come il numero di insetti (stadi giovanili e adulti) presenti sulle piante trattate sia nettamente inferiore rispetto alle piante di controllo.

L'utilizzo di questo tipo di soluzione tecnica, permette di affrontare gli infestanti presenti in città con metodologie ad impatto ambientale basso o nullo; questi risultati sperimentali andranno certamente valutati in un ambito temporale più ampio, auspicando altri cicli di scortecciatura e di trattamenti che ripetuti negli anni potrebbero certamente avere un impatto più efficace ed evidente soprattutto sulla prima generazione. 

 

Autori

Francesco Severini, Istituto Superiore di Sanità

Giancarlo Quarchioni, Servizio Giardini Comune di Roma

Bruno Cignini, Marco Chionne, Rita Di Domenicantonio, Comune di Roma

 

Ringraziamenti

Si ringrazia la Copyr spa per la fornitura del prodotto, del supporto tecnico e dell'organizzazione editoriale.

 

 

Bibliografia consultata

  • Antonio Servadei; Sergio Zangheri; Luigi Masutti. Entomologia generale ed applicata. Padova, CEDAM, 1972. 
  • Arzone A., 1973 – Corythucha ciliata (Say) nuovo nemico dei platani in Piemonte
  • Austin W. Morril Notes on the Immature Stages of Some Tingitids of the Genus Corythuca Psyche Volume 10 (1903), Issue 324, Pages 127-134 doi:10.1155/1903/79649
  • Binaghi, G. (1970). "Sulla presenza in Italia del Tingide americano del platano Corythuca ciliata
  • Corythuca ciliata (Say) (Hemiptera: Tingidae) in Korea // Korean Journal of Applied Entomology. 1996, 35:2, – Р. 137-139. 
  • Éric Guilbert. Morphology and evolution of larval outgrowths of Tingidae (Insecta, Heteroptera) with description of new larvae Zoosystema: 96-113. URL consultato il 24-03-2008. 
  • Ermenegildo Tremblay. Entomologia applicata. Volume II Parte I. 1a ed. Napoli, Liguori Editore, 1981. ISBN 88-207-1025-5. Europe. Bulletin OEPP/EPPO Bulletin 16, 621-624.
  • Iosifov M.V. On the occurrence of the Nearctic species Corythuca ciliata (Say, 1832) (Heteroptera: Tingidae) in Bulgaria. // Acta Zoologica Bulgarica. 1990, № 39, 53-56 
  • L. Watson; M. J. Dallwitz. (EN) Tingidae in British Insects: the Families of Hemiptera. (2007). URL consultato il 24-03-2008. 
  • Longo S.. Remarks on the behaviour of Corythuca ciliata (Say) in Sicily. Working Group IOBC/WPRS. Integrated control of Corythuca ciliata. Bull. SROP. 9 (1): 53-67, 1986.
  • Maceljski, M. (1986) Current status of Corythuca [sic] ciliata in
  • Mazzini F., Vai N., Bonetti G., (2000).Utilizzo di prodotti fitosanitari in città: aspetti tecnici e normativi. Informatore Fitopatologico, 6, 11-14
  • Nanni C., Piccari Ricci P. P.,BoselliM.,(1996). Lotta contro Corythuca ciliata mediante applicazioni fogliari. Atti Giornate Fitopatologiche, I, 163 – 168 
  • Panconesi A. Canker stain of plane trees: a serious danger to urban plantings in europE Journal of Plant Pathology (1999), 81 (1), 3-15 Edizioni ETS Pisa, 1999 Redia, 71(1): 227-245.
  • Servadei, A. 1966. Un Tingide neartico comparso in Italia (Corythuca ciliata Say). Bolletino della Società Entomologica Italiana, Genova 96: 94–96.
  • Baseggio Alberto : Dinamica di popolazione e controllo della Corythuca ciliata (Say). – Rel. prof. V. Girolami Tesi dell'Istituto di Entomologia Agraria. Anno Accademico 1988 – 1989
  • Tiberi R., Panconesi A., Roversi P. F., 1988 – Ulteriori indagini sul metodo per tronco. Inform. Fitopatol., 40(5): 59-63.
  • Vai N., Boselli M., Ponti F., Montermini A., Colla R., Bellettini L., Chiusa B., (2000). Esperienze di lotta a Corythucha ciliata mediante diverse applicazioni. Atti Giornate Fitopatologiche, I, 427-432
  • Zecchini D'Aulerio A., Marchetti L., Dalla Valle E., De Giovanni G., Badiali G., Boselli M., Lodi M., 1990 – Controllo simultaneo su platano di Gnomonia platani (Kleb.) e Corythucha ciliata (Say) con iniezioni di fitofarmaci al tronco. Inform. Fitopatol., 40(5): 59-63.

La casa che si pianta

Mitchell Joachim, laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo di Frank O. Gehry,  progetta vere case viventi, il prototipo si chiama “Free tree  hab”, una casa che si “pianta” e che segue il ciclo vitale delle piante. Sulla struttura data dagli alberi, l’architetto progetta un sistema abitativo completamente autosufficiente e in grado non solo di non inquinare, ma di contribuire al risparmio energetico e alla lotta alle polveri sottili.

Codice dei beni culturali e urbanistica

La legge dei beni culturali e del paesaggio, definita “Codice”, approvata ormai nel 2004 modificata e aggiornata nel corso di questi anni, nonostante sia legge dello Stato con il proprio corredo di regole circa i suoi adempimenti  non sembra tuttavia esistere: nessuno ne parla, e si continua a combatterla non applicandola, per progetti di valorizzazione di tutto il nostro patrimonio paesaggistico.
Quando se ne parla ciò che emerge ancora in modo negativo è l’atteggiamento contro questa riforma fondamentale per salvaguardare l’identità e l’immagine del nostro Paese; e questo accade anche dopo l’ultima revisione del Codice che ha il merito principale di restituire allo Stato la competenza “esclusiva” sulla tutela del paesaggio, in sintonia con la sentenza della Corte costituzionale del novembre scorso.
Infatti, come sostiene Giovanni Valentini sulla Repubblica, il potere centrale si riappropria in questo modo di alcune prerogative sul governo del territorio che per definizione, riguardando un patrimonio collettivo, non può essere localistico, municipale o regionale, frazionato dunque tra una pluralità di soggetti amministrativi spesso in conflitto tra loro. La riforma introduce innanzitutto l’obbligo di una pianificazione congiunta fra Stato e Regioni per elaborare i piani paesaggistici.
In questa procedura, è previsto poi il parere vincolante delle Sovrintendenze su qualsiasi intervento urbanistico o paesaggistico che incida su territori vincolati.
Il paesaggio non è solo il suo aspetto vedutistico, di eventuale spessore estetico, ma contiene la cultura del suo territorio.
In molte delle nostre città ci sono quei luoghi dove spesso ci sono le tracce del passato che convivono con le sue bellezze naturali attuali.
Storia e paesaggio sono un’unica cosa. Spesso dalle fonti si ricostruiscono le essenze botaniche e le colture che hanno plasmato questo paesaggio nei millenni: dal castagno, al pino marittimo al cipresso, dalla vite alla cipolla così come l’uso agricolo è stato parte essenziale della sua storia produttiva e della sua vita agricola.
Una passeggiata in questi luoghi consente di goderli sotto molti punti di vista, da quello artistico con le sue chiese e palazzi che in alcuni casi contengono affreschi più o meno noti o altri dove sono organizzate vere e proprie mostre, a quello importante della memoria dei sapori della tradizione, che non sono solo il piacere della gola, pur necessario, ma anche una cultura dell’alimentazione. Così come lo sono le stesse caratteristiche delle case e delle strade con i loro percorsi urbani ed extraurbani con i suoi sentieri pieni di verde e in alcuni casi con la presenza anche di percorsi d’acqua che accompagnano il perimetro del paese o città, che costituiscono anche il loro valore ambientale.
Il paesaggio nel suo complesso esprime il rapporto nelle diverse fasi della sua storia, tra la società e il territorio e la società collaborando con la natura (o violentandola) costruisce il paesaggio, come ci ha descritto magistralmente Emilio Sereni. Ma il paesaggio condizionando la vita dell’uomo, contribuisce a sua volta a modificare la società.
Il paesaggio oggi non è solo come definito da alcuni superato ed antico, perché anche per questo dovrebbe essere una attrazione da valorizzare e conservare, ma è anche un nuovo modo di urbanizzare una città vincolandola alla sua sostenibilità e reintroducendo anche un problema estetico, che contribuisce alla bellezza della stessa.
In questo contesto è utile ricordare che tra le azioni di valorizzazione sono contenute le azioni che tendono a recuperare tutte quelle aree dismesse che in questo ultimo secolo le politiche industriali e urbanistiche hanno creato per le diverse esigenze produttive ed economiche.
Da alcuni ormai, la città diffusa avanza con le sue costruzioni disperse su tutto il territorio eliminando la divisione tra città e campagna e facendo nascere così la città unica senza confini.
Tutto ciò avviene con il concorso dei comuni che, attraverso questo sviluppo spesso incontrollato, credono di favorire uno sviluppo economico e occupazionale, mentre in realtà consumano suolo con danni rilevanti per la campagna e il paesaggio; la conseguente mancanza di infrastrutture, garantisce un’ulteriore spesa pubblica sempre più difficile da sostenere da parte della cittadinanza.
Nelle città europee, c’ è una linea netta tra città e campagna, da noi, invece, c’ è una linea continua legalizzata,  anche se il fenomeno è sempre esistito, in questi ultimi anni è  peggiorato per l’applicazione di un decreto di alcuni anni fa, che consentì di utilizzare i finanziamenti derivanti dagli oneri di urbanizzazione per il bilancio comunale, da quel momento i comuni in difficoltà di cassa hanno aumentato il numero delle concessioni edilizie e se a questo aggiungiamo il decreto legge che impone a comuni, province e regioni di fare l’ elenco delle proprietà immobiliari per venderle o metterle a reddito, risorse pubbliche devono essere trasformate in qualcosa che renda.
Intanto il territorio si trasforma e diventa altro. Perdendo così le caratteristiche di avere la città e la campagna, come una ricchezza d’insieme. Al loro posto ecco le aree metropolitane, che tendono a diventare vere e proprie megalopoli. Il rapporto 2008 della Società geografica italiana infatti, sottolinea che circa l’80% della popolazione in Italia vive ormai nel 5 per cento del territorio, questa situazione evidenzia perciò cosa succede al suolo e ai paesaggi.
A questo proposito il prof. Edoardo Salzano denuncia come complessivamente sia sotto accusa tutta la politica urbanistica attuata in vaste zone delle regioni, dove «L’azione di tutela non deve essere semplice conservazione, ma deve essere la guida che consenta il prolungamento nel tempo delle regole, degli equilibri che la qualità di paesaggi urbani e rurali hanno costruito e mantenuto fino a oggi”, legandola ad una valorizzazione complessiva del territorio.
L’urbanistica nella legge 1150 del lontano 1942, prevedeva i piani a cascata, i pareri di conformità obbligatori, i poteri sostituivi: in questi sessanta e più anni invece, le cose sono radicalmente cambiate, è stata abolita la gerarchia dei piani e le conformità, introdotta la sussidiarietà fra livelli istituzionali, definita la temporalità delle destinazioni urbanistiche, stabiliti i meccanismi di perequazione.
La considerazione dell’ambiente e del paesaggio pur nella loro importanza nel governo del territorio, non possono essere considerati solo elementi, specie il paesaggio per la sua caratteristica generale.
Se poi aggiungiamo anche le problematiche relative ai cosiddetti piani operativi, sulla loro rispondenza ai piani strutturali, sui bandi e gli avvisi di concorso e su tutta la prassi contrattuale (nobilitata come governance) dell’urbanistica contemporanea, ne scaturisce una legislazione complessa e confusa  con tutte le possibili varianti regionali, in cui, più che la norma scritta, vale la prassi. Questi cambiamenti devono  far riflettere sul governo del territorio in Italia, che non sono più affidati all’osservanza delle leggi, bensì al conflitto fra diverse istituzioni e fra soggetti pubblici e privati.
Il Codice del Paesaggio ulteriormente corretto e approvato nel corso del 2008 prevede il regime autorizzatorio che è conteso fra Soprintendenze e enti locali. Il parere del Soprintendente non è vincolante se il piano paesaggistico è stato elaborato e approvato a seguito dell’accordo fra Ministero e Regione e se il Ministero ha positivamente verificato l’avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici alle prescrizioni del piano paesaggistico. Qualora si verifichino queste due condizioni chi rilascia l’autorizzazione è la Regione che tuttavia può delegare il compito alle Province, ai Comuni in forme associate o addirittura ai singoli Comuni, qualora essi dispongano di adeguate strutture tecniche di valutazione. I cittadini e le loro associazioni possono impugnare le autorizzazioni presso il TAR e appellare le sentenze anche se non abbiano proposto ricorso di primo grado.
É importante perciò che ci si doti di un piano preciso che rispetti le norme e non solo d’indirizzo con la relativa conformità degli strumenti urbanistici (aspetto non previsto in molte regioni e contestato in altre); l’effettiva verifica dell’adeguamento delle strutture tecniche. Queste competenze spesso concorrenti tra le stesse istituzioni alimentano un potenziale contenzioso ed è perciò doveroso prevedere come farsi carico dell’osservanza della legge.
Ogni territorio deve essere dotato di uno statuto costruito in modo partecipato, una carta costituzionale non variabile se non con procedure straordinarie e altrettanto partecipate. É il piano territoriale o urbanistico, o meglio, le trasformazioni che essi prevedono, a doversi conformare alle regole e alle invarianti che definiscono per ogni territorio il suo ‘essere paesaggio’. Il conflitto così istituzionalizzato deve essere risolto nella fattispecie della conformità dei piani urbanistici agli statuti del territorio e alle loro regole.
Questi dovrebbero essere i compiti e le azioni dei cittadini nella difesa effettiva del territorio, al contrario, frequentemente, questa battaglia viene di fatto delegata ad alcune associazioni che interpretano la difesa del territorio solo ed esclusivamente con la negazione di qualsiasi azione di modifica dello stesso.
Questo perché al cosiddetto “ambientalismo del fare”, si contrappone l’interrogativo che merita una risposta chiara e definitiva: fare che cosa? Le grandi opere, alcune autostrade che toccano zone di pregio territoriale e tutte quelle che servono per opere strutturali e di servizi.
Si chiede dunque cosa significa “ambientalismo del fare?” e prima che arrivi la risposta, si è già accusati di essere lo speculatore truccato da ambientalista.
Alla giusta preoccupazione, che nel fare senza spiegare cosa, si possa nascondere il fatto di continuare a distruggere un patrimonio, bisogna che ci sia una reale pianificazione partecipata che risponda alle esigenze di tutta la collettività.
Bisogna pertanto evitare di cavalcare quei radicalismi che hanno forse il pregio di essere chiari, ma difficilmente risolvono i problemi, perché il fare se vincolato ad una corretta sostenibilità è sempre meglio della difesa dell’esistente che in alcuni casi è la posizione di una difesa conservatrice.
Fra gli stessi comitati dell’ambientalismo spesso è prevalsa una politica di contrapposizione. Hanno vinto istanze estremiste e per certi aspetti regressive, e accusano i Comuni di aver lasciato mano libera, troppo deboli rispetto a certi interessi.
Le posizioni di mediazione sono spesso dettate dalla “ragione” alla ricerca di una soluzione e non vanno confuse come portatori d’interesse particolari.
I compiti del nuovo codice obbliga le regioni: a identificare i paesaggi regionali, analizzandone i caratteri costitutivi,  a confrontare le dinamiche di mutamento e di rischio, a valutare i paesaggi tenuto conto anche dei particolari valori attribuiti loro dalle popolazioni e a definirne gli obiettivi di qualità.
Si aprono degli spazi per una nuova presenza delle Regioni in materia di paesaggio, caratterizzati da esigenze diverse: da un lato quella di condividere con lo Stato (coinvolgendo Enti e popolazioni locali ed utilizzando processi e strumenti ordinari della pianificazione del territorio) la tutela delle parti del territorio il cui paesaggio è stato giudicato di valore, dunque di interesse pubblico, e che conseguentemente sono state sottoposte a vincolo ai sensi del Dlgs 490/99; dall’altro lato quella di definire elementi di indirizzo per la costruzione del paesaggio delle parti del territorio non vincolate, indirizzi da veicolare, sempre con il coinvolgimento delle popolazioni e degli Enti locali, nei processi e negli strumenti ordinari di panificazione territoriale e urbanistica.
Si tratta in sostanza, per le Regioni, di lavorare per il paesaggio in due modi,  uno in cui prevale l’attenzione per la tutela del paesaggio di valore (con il coinvolgimento anche dello Stato); l’altro in cui prevale l’attenzione alla costruzione del nuovo paesaggio per le parti di territorio che non esprimendo paesaggi riconosciuti di valore sono a rischio e vivono da tempo processi di trasformazione incuranti degli esiti paesaggistici con il risultato di una loro progressiva dequalificazione.
Alla luce di quanto detto, si pone come uno degli obiettivi prioritari quello di adeguare gli strumenti di pianificazione vigenti ai nuovi principi e gli indirizzi introdotti dalla Convenzione Europea del Paesaggio e recepiti successivamente dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Li Volti Giovanni segr. Gen. Promoverde nazionale