Giardini nel deserto: tecnologia italiana protagonista

Gli Emirati Arabi Uniti esprimono una domanda crescente di macchine per la manutenzione dei giardini e delle aree verdi. I grandi progetti urbanistici e gli insediamenti turistici e residenziali puntano a raggiungere standard molto elevati, simbolo di una cultura ecologica e di un'alta qualità della vita. In un convegno alla fiera di Abu Dhabi a confronto le municipalità e i costruttori di macchine. 

 

Insieme con l'agricoltura anche il settore del gardening è in netto sviluppo negli Emirati Arabi Uniti. I grandi progetti urbanistici, le aree turistiche e residenziali in via di realizzazione, gli stessi giardini privati richiedono una vasta gamma di tecnologie specifiche, dai piccoli trattori ai trimmer, dai rasaerba ai sistemi per l'irrigazione.

Delle esigenze specifiche del settore e della domanda di mezzi meccanici per le varie manutenzioni si è parlato il 29 aprile nell'ambito di EIMA Gulf. (La rassegna internazionale si è aperta il 28 aprile alla fiera di Abu Dhabi. Ultimo appuntamento con il verde: il 30 aprile, con un incontro sul tema 'Giardinaggio e cura del verde: le nuove oasi'.)

Coordinato dalla giornalista Nada Abdel Khalek, l'incontro ha visto la partecipazione di Said Ali Khubara, in rappresentanza delle amministrazioni municipali di Abu Dhabi, di Mario Margheriti, imprenditore del settore vivaistico, e di Lorenzo Marastoni, in rappresentanza delle imprese italiane costruttrici di macchine e attrezzature per il gardening.

Le tecnologie offerte dall'industria italiana – è emerso dall'incontro – offrono una qualità molto alta, essendo particolarmente affidabili anche sul piano dell'efficienza, della durata e della sicurezza. Non c'è mezzo meccanico che possa funzionare – hanno convenuto i partecipanti – senza una specifica competenza e una diffusa cultura del verde. Il gardening è infatti un'attività che non può essere improvvisata, ma che richiede una perfetta gestione di tutti i fattori, dalla progettazione degli spazi verdi alla scelta delle specie vegetali da impiantare, dall'impiego dei prodotti per la cura delle piante alla scelta appunto del mezzo meccanico.

Politiche per il paesaggio, serve maggiore collaborazione

Creare un coordinamento a livello nazionale nella definizione delle politiche per il paesaggio che metta in rete le diverse esperienze locali. E' questa la proposta che il 23 aprile hanno lanciato Agenda 21 Italia e l'Osservatorio Europeo del Paesaggio, in accordo con la Direzione Parc del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, in occasione della consegna del 'Premio Nazionale per percorsi di partecipazione alle politiche per il paesaggio e la biodiversità' che si è tenuta nella sede della Provincia di Salerno.

'E' necessario individuare più livelli di collaborazione nella definizione delle politiche per il paesaggio – sottolinea Eriuccio Nora, direttore di Agenda 21 Italia – che prevedano, in ambito territoriale, il coinvolgimento della cittadinanza, delle associazioni, del mondo accademico e della scuola ed a livello nazionale, la strutturazione di un tavolo di confronto che consenta un'integrazione delle esperienze e delle conoscenze specifiche'.

L'obbiettivo quindi è quello di valorizzare tutte le realtà del paese che sono già attive e incentivare un confronto sulle metodologie di intervento che permetta un ulteriore miglioramento sul fronte della pianificazione.

'Creare un coordinamento a livello nazionale – mette in risalto Angelo Paladino, Presidente dell'Osservatorio Europeo del Paesaggio – permetterebbe di avere un quadro comparativo completo che potrebbe consentire di interpretare in modo più strutturato e pratico le esigenze dei singoli territori. L'esperienza del Premio ci ha permesso di conoscere le buone pratiche che potranno costituire l'inizio delle rete di qualità del paesaggio italiano'.

In termini concreti il tavolo di confronto potrebbe permettere la creazione di un vero e proprio data base in grado di mappare il panorama nazionale e sviluppare azioni mirate di tutela incentivando sempre più una visione del paesaggio come risorsa da difendere, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento della propria identità.

Il verde verticale attacca Londra

La Gherkin Tower di Londra, progettata da Norman Foster, sta per rivvestirsi di verde. E’ in atto un progetto che prevede il rivestimento di alcune zone dell’esterno del noto grattacielo londinese con sistemi di verde verticale. Inutile dire che i vantaggi dei pannelli sono molteplici: ombreggiatura, aumento della luce naturale interna, isolamento termico, ridotto consumo di acqua, generazione di energia per tutta la struttura, il riciclaggio dei materiali, la riduzione della tossicità degli spazi interni e, non ultimo, l’aumento del valore di vendita degli spazi dell’edificio.
I proprietari sono entusiasti anche perché si prevede un dimezzamento dei costi dell’energia consumata dall’aria condizionata.
Speriamo che qualcuno in Italia se ne accorga.

Peter Zumthor vince il premio Pritzker 2009

Lo svizzero Peter Zumthor ha  vinto per il 2009 il Pritzker Prize, il più importante premio al mondo per l’architettura. Non si tratta certo del classico starchitect, di quelli che sono automaticamente nella shortlist di qualunque concorso internazionale di architettura. Un carattere diversissimo da quello dei più recenti trionfatori, come Zaha Hadid, Herzog & de Meuron, o Jean Nouvel, premiato lo scorso anno. Zumthor, conosciuto comunque per il suo uso del legno e per la qualità scultorea del suo lavoro, riceverà il premio di 100mila dollari in una cerimonia che si svolgerà il mese prossimo a Buenos Aires.
Peter Zumthor, nato a Basilea il 26 aprile 1943, è un architetto svizzero. Figlio di un ebanista, Zumthor imparò falegnameria fin da piccolo. Negli anni sessanta ha studiato al Pratt Institute di New York. Zumthor ha lavorato a molti progetti di restauro storici, che gli hanno permesso di conoscere più a fondo le relazioni tra i vari materiali. I suoi edifici esplorano le qualità tattili e sensoriali di spazi e materiali, pur mantenendo una sensazione minimalista. Nel 1998, Zumthor ha ricevuto il Carlsberg Architecture Prize per il progetto del museo di Bregenz, Austria, e per i bagni termali a Vals, nel Canton Grigioni (Svizzera). Zumthor ha insegnato al Southern California Institute of Architecture di Los Angeles, alla Technical University di Monaco, all’Accademia di Architettura di Mendrisio, all’Università della Svizzera Italiana e alla Harvard Graduate School of Design. I lavori di Zumthor in gran parte non sono stati pubblicati in parte a causa delle su credenze filosofiche sul fatto che l’architettura deve essere sperimentata di prima mano.[senza fonte] Il suo lavoro scritto pubblicato è principalmente di tipo narrativo e fenomenologico. Zumthor attualmente lavora nel suo atelier, fondato nel 1979 a Haldenstein.

Adotta un albero

La Società Italiana di Arboricoltura ha recentemente avviato una campagna di “adozione” di alberi di interesse storico-monumentale. La campagna viene condotta per la salvaguardia di alberi con queste caratteristiche posti in aree verdi sia pubbliche, sia private. La S.I.A. si impegna ad adottare l’albero per 3 anni curandone la manutenzione a seconda delle necessità. Alla base della pianta verrà apposta una targa con il logo della Società, i motivi e gli scopi della “adozione” e le caratteristiche della pianta. Chiunque fosse interessato a segnalare alberi di interesse che un’amministrazione pubblica od un privato proprietario ritengano degno di attenzione e tutela può scrivere all’indirizzo email arboricoltura.urbana@tiscali.it.
Ma cosa vuol dire adottare un albero? Guardiamo un caso concreto. Demetra è stata tra le prime società in Italia ad aderire all’iniziativa. A questo scopo Demetra ha adottato il platano situato all’incrocio tra via Astesani e via Affori, nel quartiere Affori di Milano, albero caro alla memoria dei milanesi e meglio conosciuto come  “la Pianta”, risalente alla  epoca della conquista
napoleonica. Si racconta  infatti che l’albero sia  stato piantato in  onore di una  donna per cui Napoleone aveva perso la testa.
L’iniziativa si è svolta in collaborazione con il Comune di Milano, anch’esso, socio della S.I.A. Demetra ha svolto l’analisi dendrocronologica dalla quale si è potuto stabilire che il platano di Affori ha quasi 200 anni. Con questa adozione Demetra si impegnerà per 3 anni a svolgere interventi di monitoraggio e di cura dell’albero, particolarmente necessari in considerazione delle difficili condizioni in cui vive il platano. Al fine di ridurre la pressione sull’apparato radicale, dovuta al passaggio delle persone, è stata realizzata una apposita piattaforma in legno, che assicura alle radici il mantenimento delle condizioni per un ottimale sviluppo. Demetra ha anche condotto un’accurata analisi per verificare la stabilità del platano e provvederà periodicamente ad eseguire i necessari interventi  curativi. Infine, a corredo dell’opera, Demetra ha realizzato ed installato una simpatica scultura in legno di robinia a fianco del platano, che ricorda i rapaci notturni che in questo albero sembrano trovare rifugio.

La Calla Captain Romance è arrivata prima

La  Calla “Captain Romance”, caratterizzata da foglie di forma triangolare di colore verde e da fiori dalla curvatura imbutiforme di color rosso-fucsia, si è aggiudicata il titolo di "Bulbo estivo dell'anno 2009. Questo  bulbo, il cui nome deriva dalla parola greca Kalos (bello), già in età vittoriana era simbolo di raffinatezza e di nobiltà e fu presto considerata il regalo adatto a suggellare un'amicizia importante o una dichiarazione di stima.

Semplici da coltivare, come tutte le bulbose, le Calle colorate sono ottime compagne di altre bulbose ed erbacee perenni. Piantate a piccoli gruppi, allietano la vista e si fanno notare anche da lontano.

Richiedono un'esposizione al sole o a mezz’ombra e vengono piantate in terreno ben fertile alla profondità di 10 cm, con una distanza, l’una dall’altra, di  30 cm. Raggiungono l’altezza di 55 cm. Inoltre non va dimenticato che la Calla “Captain Romance” come tutte le calle colorate, risponde alle esigenze eco sostenibili degli ultimi anni. È, infatti, una bulbosa che predilige terreni asciutti e drenanti, permettendo così un sostanziale risparmio di acqua.

In California più grande impianto fotovoltaico del mondo

Conergy ha realizzato a Monteca, in California, un impianto che combina moduli a film sottile, inseguimento solare. L’impianto, costruito per il South San Joaquin Irrigation District (Ssjid) è il più grande impianto fotovoltaico ad inseguimento con moduli a film sottile conosciuto al mondo: 419 kW di potenza. Il South San Joaquin Irrigation District, che opera in un’area tra San Francisco e il parco nazionale Yosemite, fornisce acqua per l’irrigazione a 55.000 acri di terreno nelle zone circostanti grazie ad un sistema che attinge dal fiume Stanislaus.
“Questo impianto – spiega Conergy – rappresenta la seconda fase di un progetto da 1,4 MW che permetterà al distretto idrico di risparmiare 400.000 dollari per i consumi elettrici, beneficiare di milioni di dollari di incentivi statali e stabilizzare i prezzi dell’acqua per i consumatori proprio nel corso della crisi per l’approvvigionamento idrico che sta investendo tutto lo stato della California. Il progetto, noto come la Fattoria Solare di Robert O. Schulz, consentirà di condurre un’analisi sui diversi benefici economici che due distinte tecnologie fotovoltaiche, moduli cristallini e a film sottile, possono apportare.”

La Fattoria Solare Robert O. Schulz soddisferà all’incirca il fabbisogno del vicino stabilimento di trattamento delle acque “Nick C. DeGroot”, che depura 40 milioni di galloni d’acqua ogni giorno, il fabbisogno di 155.000 famiglie ed attività commerciali delle città limitrofe. La California è al suo terzo anno consecutivo di siccità e San Joaquin, dove sorge l’impianto, è una delle 9 contee per le quali il governatore Schwarzenegger ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, che può comportare razionamenti e aumento dei prezzi
Secondo David Vincent, project director di Conergy, “per il secondo impianto è stata adottata la soluzione dei moduli a film sottile su inseguitori perché questi moduli hanno un costo per Watt inferiore ai cristallini e migliori prestazioni in condizioni nebbiose o nuvolose e in ambienti che producono polvere o alte percentuali di articolato”.

La produzione dell’impianto verrà monitorata da dispositivi che inviano informazioni sul sistema alla società di sorveglianza Fat Spaniel Technologies, consentendo così ai proprietari di controllare lo stato del loro impianto via web, comodamente dal proprio ufficio a 22 miglia di distanza. Il general manager di Ssjid, Jeff Shields, sottolinea che “L’applicazione di moduli a film sottile su sistemi ad inseguimento solare per ottimizzare la produzione energetica in aree costantemente polverose e nuvolose sta generando molto entusiasmo non solo in quelle aree che vivono condizioni simili alla Contea di San Joaquin, ma anche presso la classe politica di Washington. Siamo ansiosi di continuare il nostro progetto con Conergy per far conoscere questa soluzione applicativa e i dati risultanti dalla nostra analisi comparativa di costi”.

E il direttore dei servizi pubblici del distretto, Don Battles, aggiunge che “L’obiettivo principale del progetto era di stabilizzare i costi dell’elettricità, che possono raggiungere picchi elevati nei mesi estivi. Oltre ai 400.000 dollari di risparmio annuo in bolletta, gli impianti fotovoltaici ci mettono al riparo contro i prezzi crescenti dell’elettricità. Entrambi i sistemi sono connessi alla rete elettrica statale e ciò significa che il Distretto può vendere l’energia in eccesso rispetto ai consumi al gestore di rete”. Inoltre il Ssjid ha ricevuto un finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso il programma “California Solar Iniziative” che il grande Stato occidentale degli Usa ha avviato per incentivare il mercato del solare, con il rimborso fino al 30% dei costi dell’impianto per aziende, enti pubblici e privati.

Da Creta con amore

L'Ebenus è un'interessante pianta endemica di Creta che offre diverse possibilità di impiego in floricoltura. La Grecia ha un ricco patrimonio floreale che include specie di rara bellezza. In particolare a Creta, considerata una delle zone più ricche del mediterraneo dal punto di vista floricolo, sia per le varietà che per il numero di piante endemiche, crescono ben 1.750 specie di piante autoctone. Nel resto dell'Europa si stimano 2,5 specie di piante autoctone / 1.000 mq, in Grecia 42 e solo a Creta 210/1.000 mq!
Fatte le opportune sperimentazioni, diverse specie autoctone che crescono nella "Grande Isola" (come viene chiamata Creta) potrebbero essere coltivate ed utilizzate in floricoltura. Una di queste è Ebenus cretica che, dai primi risultati della ricerca attualmente in corso presso il Dipartimento di Orticoltura al Tei (Technological Educational Institute) di Iraklion a Creta, sembrerebbe offrire buone possibilità. I produttori sono sempre alla ricerca di "qualcosa di nuovo", di differente e per questo motivo l'introduzione di nuove piante nel mercato è oggetto di ricerca in molti paesi. Quando si parla di "piante nuove" ci si riferisce a tre diverse situazioni di utilizzo delle piante:

  • la prima riguarda la scelta e la valutazione delle qualità di cloni conosciuti per produrre nuove varietà con il miglioramento genetico;

  • la seconda riguarda l'uso di specie conosciute per nuovi impieghi. In questo caso, specie normalmente utilizzate nei giardini hanno acquisito importanza come piante da coltivare in vaso o per la produzione di fiori recisi;

  • la terza, la più interessante, è quella che concerne la ricerca su piante di cui si hanno scarse informazioni riguardo alla tecnica colturale, ai bisogni ecofisiologici ed ai loro possibili utilizzi.

Fioritura di cespugli di Ebenus cretica coltivati alla Technical Education Inst. Farm a Iraklion (Creta)

Un cespuglio di Ebenus cretica che cresce spontaneo nelle zone rocciose di collina a Creta

Quando si parla di "piante nuove" in realtà ci si riferisce a piante già conosciute da anni, ma che all'improvviso acquisiscono un nuovo speciale interesse nel campo della floricoltura commerciale e di cui si iniziano a studiare le esigenze colturali, le metodologie di produzione e di distribuzione. L'introduzione di nuove piante in floricoltura e nell'orticoltura ornamentale è un'importante attività che si è affermata in questi ultimi anni nei paesi in cui la ricerca in floricoltura ed agricoltura è ben sviluppata. Per questo motivo piante spontanee vengono ricercate e selezionate per le loro caratteristiche ornamentali, nonché studiate per verificare il metodo migliore per la loro produzione. Con il miglioramento genetico è poi possibile produrre piante vigorose e resistenti alle malattie. I coltivatori attuali subiscono una concorrenza molto forte, per cui sono incentivati a provare nuove coltivazioni solo se queste possono assicurare una produzione migliore e meno costosa. Paesi come la Germania, l'Olanda, la Danimarca e gli Stati Uniti sono orientati verso l'introduzione di nuove varietà di piante nel mercato della floricoltura perché si è riscontrato che il consumatore attuale è molto attratto da nuovi prodotti per cui aumentano il mercato, il commercio, ecc. Quasi tutte queste piante nuove provengono da Australia, Sud Africa e paesi latino-americani. In Grecia sono state fatte diverse prove di coltivazione di alcune delle tante ed interessanti piante ornamentali autoctone. Per avere risultati da queste prove sono necessari un lavoro più sistematico e l'impiego di personale scientifico specializzato. Nella Scuola di Agricultural Technology (Steg) al Tei di Iraklion è stato avviato due anni fa un progetto di ricerca intitolato: "Introduction of new plants in the commercial floriculture of Creta", uno studio sulle piante Achimenes ed Ebenus cretica. Una parte di questo progetto riguarda lo studio e la sperimentazione sull'adattamento di Achimenes hybrida, proveniente dall'America centrale, alle condizioni ambientali di Creta.

Macchie di cespugli di Ebenus cretica in fiore nel paesaggio collinare di Creta

Particolare dei fiori raccolti in racemi

L'altra parte del progetto riguarda invece lo studio della pianta endemica Ebenus cretica. Questo progetto di ricerca è stato finanziato per due anni (1992-1994) dalla Regione di Creta nell'ambito del Progetto di Sviluppo Regionale. Il prof. J.C. Vlahos è responsabile di questo progetto di ricerca in cui lavorano suoi collaboratori afferenti al Tei. Studenti laureandi del Belgio e dei Paesi Bassi hanno inoltre partecipato, per l'elaborazione della loro tesi di laurea nell'ambito del Programma di Cooperazione InterUniversitario (Icp) Erasmus, al lavoro sperimentale nei laboratori di Botanica e Floricoltura dello Steg.

Ebenus cretica è una delle piante endemiche più caratteristiche di Creta; cresce spontanea in molte zone dell'isola, ma soprattutto centrali e del sud. Il nome probabilmente deriva da Ippocrate (460-377 a.C.) che usò la parola ebenus per indicare tutti i legumi. Linneo nella sua opera Species Plantarum la chiamò Ebenus creticus L., mentre oggi il nome si dice sia stato attribuito da Prosper Alpinus. Questo nome gli fu finalmente attribuito da Bentham-Hooker in Genera Plantarum. Venne anche chiamata Anthyllis cretica Willd. A Creta è soprattutto conosciuta come poupoulo (piumino) e con altri nomi a seconda delle varie zone dell'isola. In inglese viene chiamata "Cretan Silver Bush" (cespuglio argentato di Creta) e in francese "ébénier de Créte". È importante comunque non confonderla con Diospyros ebenum, l'albero che produce il ben noto ebano.
Secondo l'articolo di Curtis nel "Botanical Magazine" del 1892, questa pianta era conosciuta nell'Europa occidentale fin dal 1737 ed è stata coltivata nei Royal Botanical Gardens a Kew in Inghilterra sin dal 1748. Presente in tutti i giardini botanici europei, era considerata come pianta da serra. Dal 1677 fino al 1850 veniva indicata in alcuni cataloghi di orticoltura come pianta da serra e si avevano notizie della sua esistenza anche nei giardini dei nobili londinesi e di Bristol. Nel 1850 veniva segnalata la sua presenza nei giardini del Trianon a Versailles e nel 1885 nella Villa Thuret (Jardin d'Antibes) in Francia. Nel 1868 venne ritrovata nelle serre di Charles Huber a Hyères, famose per le collezioni di specie di piante rare e nuove. E. Andre, editore della "Revue Horticole" riferì di una coltivazione di Ebenus cretica in una zona protetta all'aperto nella regione di Parigi nel 1901 e sottolineò che doveva essere una pianta robusta, essendo sopravvissuta all'inverno e avendo prodotto piccoli fiori rosa in estate. Oggi la si può trovare in due piccole serre in Inghilterra (Oldo Manor Nursery in Gloucestershire e T. Ingra a Canterbury nel Kent) ed in altre piccole serre di amatori in Francia (Costa Azzurra e Provenza), nonché in alcuni giardini botanici americani. In Grecia il Museo di Storia Naturale, nei suoi giardini a Kifissia vicino ad Atene, conserva alcune specie di Ebenus e ovviamente molte sono presenti nella fattoria del Tei a Iraklion per le esigenze del programma di ricerca.

Descrizione botanica
Il genere Ebenus appartiene alla famiglia delle Leguminose o Papilionacee e comprende 18 specie che crescono in un vasto areale che va dal Mediterraneo orientale fino al Beluchistan (Asia centrale). Piante del genere Ebenus si possono trovare anche in Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto.
Le specie Ebenus cretica ed E. sibthorpii sono endemiche della Grecia. La specie E. sibthorpii cresce nella maggior parte delle regioni rocciose della Tessaglia, della Grecia (nel continente, non nelle isole) e nell'isola di Euboia. Ebenus cretica cresce esclusivamente a Creta. Le piante di E. cretica sono piccoli cespugli erbacei perenni, sempreverdi, che raggiungono l'altezza di 1 m. I giovani germogli sono ricoperti da una sottile peluria. Le foglie sono alterne, composte da 3 a 11 foglioline lunghe da 1 a 3 cm e larghe da 4 a 6 mm. Sono di forma oblunga e appuntite. I fiori sono di colore rosso tendente al rosa o al viola e formano racemi fitti che si sviluppano da gemme ascellari, mentre i germogli apicali rimangono solo vegetativi. I racemi sono allungati e cilindrici, con un piccolo pedicello; la loro misura varia da 5 a 20 cm. I boccioli dei fiori sono protetti da un involucro rossastro che li rende molto ornamentali ancora prima che schiudano. I fiori sono zigomorfi (a petali diseguali, ma disposti secondo un piano di simmetria bilaterale) come in tutte le leguminose e la corolla, i cui petali sono lungamente saldati tra loro, circonda gli stami ed il pistillo; la forma è simile a quella di un'ala. Il frutto (legume) è appiattito e circondato dal calice. Il calice è costituito da 5 sepali di uguale misura ed ha la forma di un sottile tubo. Il frutto è deiscente e solitamente contiene 1 o raramente 2 semi. Recentemente nell'area di Ierapetra (Kalamafka e Anatoli) sono state individuate piante aventi fiori bianchi, mentre nella collezione al Tei alcune piante hanno prodotto fiori bicolore bianchi e rosa.

Caratteristiche ecologiche
Le piante di Ebenus c. fioriscono da aprile fino a giugno a seconda dell'altitudine e della zona; verso la fine del periodo di fioritura i fiori acquistano una colorazione giallo-marrone. Non tutti i fiori producono semi, forse perché i fiori non si autofecondano, il che spiegherebbe la presenza di tanti insetti durante il periodo della fioritura.

Varietà di Ebenus cretica dalla fioritura bicolore ottenuta dalla sperimentazione condotta al Tei

Piante di Ebenus cretica coltivate in contenitore. I cespugli sono particolarmente ornamentali e adatti ad essere allevati in vaso

Ebenus cretica cresce in zone rocciose collinari ad una altitudine non superiore ai 600 m e su suoli alcalini. I semi, che cadono dal frutto maturo, germinano all'ombra della pianta madre venendo a formare gruppi fitti di piante che creano, al momento della fioritura, fantastiche macchie di colore sulle colline. Da una sezione trasversale di un giovane getto si è potuto osservare al microscopio che le piante di Ebenus contengono grandi quantità di amido e pertanto sono cibo adatto per pecore e capre. Così ogni anno le piante sono soggette o ad un'intensa brucatura, o i loro germogli vengono tagliati e usati come cibo per conigli; spesso i fiori secchi vengono raccolti per riempire i cuscini (da cui il nome poupoulo).

Progetti di ricerca
A Creta sono state condotte, e sono in corso, ricerche relative alla propagazione per seme, sia in vivo in differenti substrati, temperature e pH, sia in vitro, in particolare su substrato MS non modificato. Sono state anche condotte ricerche di vivaio relative all'allevamento delle piantine ottenute con i differenti metodi.
Tecniche di allevamento e di potatura sono state saggiate con differenti, interessanti risultati. Sono state anche effettuate ricerche sulla moltiplicazione agamica della specie saggiando differenti tipi di talee, in epoche differenti e con differenti tipi di sostanze rizogene. Dalla collezione di piante di Ebenus coltivate nella fattoria del Tei, sono state selezionate diverse piante individuali basandosi sulle loro caratteristiche fenotipiche quali fioritura precoce, vigore e tipo di crescita, colore e dimensione dei fiori, colore delle foglie, ecc. Sono anche stati effettuati esperimenti di propagazione in vitro dell'Ebenus.
Per la coltura di queste talee vennero usati 4 diversi substrati contenenti auxine, citochinine, giberelline in diverse concentrazioni. Attualmente il Dipartimento di Colture Arboree dell'Università di Bologna sta saggiando Ebenus cretica nel quadro delle ricerche, condotte dal prof. A. Chiusoli, su specie a basso consumo idrico per giardini.

Conclusioni generali
Da tutte le informazioni raccolte si può dedurre che la pianta endemica di Creta Ebenus cretica, con i suoi fiori attraenti ed il fogliame grazioso e leggero, offre molte possibilità di essere coltivata in floricoltura e per uso ornamentale nel paesaggio. Per la fisiologia e le caratteristiche morfologiche si può ragionevolmente prevedere che questa pianta verrà commercializzata nei mercati dei fiori in Grecia, in Europa e in un prossimo futuro in America. Sono comunque necessarie ulteriori e più approfondite ricerche. La diversità genetica delle specie richiede che vengano selezionati i genotipi migliori e più adatti e con le caratteristiche idonee per ciascun possibile utilizzo della pianta. La sua capacità di adattamento all'ambiente mediterraneo la rendono una pianta perfetta per le regioni xerotermiche dell'Europa del sud o della California e altre zone degli Stati Uniti aventi clima simile. Con ulteriori ricerche si potrebbero studiare, selezionare e coltivare altre piante della flora autoctona spontanea della Grecia per possibili utilizzi in floricoltura in quanto, prodotte su larga scala, contribuiranno allo sviluppo e all'incremento del settore primario dell'economia in molte zone rurali del paese.

Per saperne di più
Andre E. (1902) – Ebenus creticus. "La Revue Horticole", pp. 160-161. Paris, Librairie Agricole de la Maison Rustique.
Curtis (1892) – "Botanical Magazine" Vol. XXVII.
Lentjes P., Laangland I., Eijssink J. (1985) – Eerste toetsing van Vaste planten als bloiende potplant. "Vakbla voor de Bloemisterij", nr. 3.
New Royal Horticultural Society (1992) – Dictionary of gardening. Macmillan Press Ltd. London, Stocktar Press NY.
Turland N.J., Chilton J., Press J.R. (1993) – Flora of the Cretan Area (Annotated check list and Atlas). The Natural History Museum.
Sficas G. (1987) – Wild Flowers of Greece. Efstathiades Group SA. Athens.

Manuale di ecologia quotidiana – 1

1. LA CASA ECOLOGICA: PRINCIPI FONDAMENTALI

“..sull’erba non si posa polvere.”
Henry Thoreau

Negli ultimi anni è cresciuta l’attezione nei confronti dell’ambiente in cui ci troviamo a vivere e in particolare ad abitare: le case, gli uffici, gli interni in genere. E’ in questi luoghi che noi occidentali passiamo oltre l’ottanta per cento del nostro tempo. Questo fatto, dato come ovvio, è il problema principale a cui cerca di porre rimedio quella che viene chiamata architettura bioecologica.

Fino a metà Ottocento, fino alla rivoluzione industriale in sostanza, la nostra vita si svolgeva meno all’interno e più all’esterno, per lo meno nei nostri climi temperati. Poi è successo qualcosa: in nome dell’igiene le nostre città sono state sventrate e ricostruite con criteri nei quali la dimensione ‘uomo’ era solo una parte, un particolare quasi scomodo di cui dover tenere conto, insieme ai veri nuovi protagonisti della città: le industrie, le automobili, le necessità di controllo. Nasce proprio a metà ottocento l’ecologia, termine coniato nel 1866 da un naturalista tedesco, Hernst Haeckel, per indicare “la scienza che studia l’insieme delle relazioni dell’organismo con l’ambiente circostante”. Alcuni attribuiscono l’invenzione della parola all’americano Henry Thoreau, che in quegli anni scrive ” Walden o Vita nei boschi “, considerato uno dei libri culto della cultura ecologica. Il protagonista rifiutando la nascente organizzazione industriale, si ritira in un bosco e vive in maniera autosufficiente e felice, lontano dal nuovo corso che sta inesorabilmente prendendo il resto del mondo.

Oggi, la parola “ecologia” è diventata un contenitore, una scusa per aumentare i prezzi, uno spauracchio che ci fa sentire in colpa se gettiamo una carta per terra, alcuni di noi la sentono lontana quanto ” il buco nell’ozono “, altri la usano inconsciamente per aumentare il proprio senso di potenza perché dà la grande possibilità di ” salvare il mondo ” con poche piccole azioni quotidiane.
Sull’onda della presa di coscienza per la propria salute, iniziata molti anni fa con l’attenzione all’alimentazione, si è arrivati all’interesse per i propri ambienti, le case in particolare. E’ successo allora un fatto particolare: la gente ha cominciato ad andare dagli architetti chiedendo loro una casa più “sana “, con materiali che non danneggiassero l’organismo, con impianti che tenessero conto delle influenze elettromagnetiche, con tutta una serie di richieste alle quali la maggior parte dei tecnici non sapeva proprio cosa rispondere. L’architetto medio italiano allora si è rivolto all’estero, alle esperienze che almeno dagli anni ’70 si facevano in Germania, scoprendo un diverso modo di intendere le case, una riscoperta dei materiali naturali, una serie di studi che individuavano negli interni contemporanei degli elementi negativi per la salute fisica e psicologica di chi li abita. Nasce così anche in Italia una corrente di pensiero e di azione che si richama a quella che chiamamo qui architettura bioecologica. Esistono tante altre definizioni, ognuna indica una zona precisa di interesse, quello che importa è che è nato anche da noi un altro modo di pensare il costruito e l’abitare, un modo che vuole partire dal benessere e dal piacere dell’individuo.

Possiamo agire in almeno due modi verso l’ambiente che ci circonda:
1. Agire dall’esterno.     Cambiamo lo spazio, cerchiamo i materiali giusti, non nocivi, naturali; stiamo attenti a tutte le regole, cerchiamo di controllare l’ambiente con il maggior numero di mezzi possibili, con l’obbiettivo di renderlo ‘sano’, è una via che spesso procede aggiungendo norme e divieti.
2. Agire dall’interno.     Modifichiamo il nostro comportamento verso l’intorno, inseriamo abitudini che possano farci stabilire col mondo esterno dei rapporti di equilibrio positivo e di piacere. L’ipotesi su cui lavora questa soluzione è che spesso sia più efficace agire sul proprio comportamento piuttosto che rifare le case. E’ una strada di semplificazione e di leggerezza.
Rispetto alla valutazione di un ambiente, i parametri indicati dalla magioranza degli operatori sono:
1 – qualità dell’aria
2 – qualità della luce e dei colori
3 – condizione elettromagnetica e geobiologica
4 – temperatura e umidità
5 – qualità dei materiali da costruzione, delle finiture e degli isolanti
6 – qualità dei materiali dell’arredamento
7 – qualità acustica, suoni e rumori
8 – qualità olfattiva, odori e profumi
9 – qualità simbolica, psicologica e culturale.
Questi sono parte degli elementi che valuteremo insieme nel corso del testo, qui voglio indicare alcune proprietà che possono aumentare il piacere di abitare.
Autosufficienza        totale: è caratteristica ricercata spesso nella zona naturale, dai pannelli solari ai sistemi di autoguarigione, alla musica.
Variabilità            costante: in natura tutto si muove, costantemente e secondo ritmi diversi, l’ambiente costruito è spesso fisso, ha luci ferme, rumori costanti, è pericolosamente fermo.
Leggerezza            assoluta: la variabilità porta alla leggerezza, da preferire anche in quello che ci circonda, mobili e accessori leggeri, manovrabili, simpatici.
Simpatia            vibrante: ciò che ci circonda, meglio se simpatico, che vibri alle stesse note, in accordo; analogo a noi e quindi organico, vivo.

Prospettive per il terziario rurale e forestale

INTRODUZIONE

Nel documento che segue si propongono delle ipotesi che riguardano l’evoluzione dell’economia del paesaggio italiano.
In primo luogo si desidera evidenziare come nei territori non edificati, di tipo sia rurale che forestale e naturale, soprattutto urbani e peri – urbani, si vadano diffondendo, in forme differenti, imprese che offrono servizi turistico – commerciali, culturali e socio – terapeutici, integrati, in misure diverse, con la produzione materiale di beni, alimentari e non, rispondendo ad una “domanda di ruralità” in crescita.
In particolare, nel terzo gruppo è possibile includere il mondo dell’agricoltura sociale, ovvero l’insieme dei contesti dove alla produzione agricola si associa la fornitura di servizi assistenziali rivolti a fasce deboli della comunità, dalla tossicodipendenza, all’esperienza carceraria, al mondo degli handicap di vario tipo, ai problemi legati all’età, molto bassa o molto elevata…….
Potenzialità d’offerta di servizi socio-terapeutici, si vanno manifestando anche nel mondo dei boschi e degli alberi, tanto da poter includere nel terzo gruppo anche una possibile “selvicoltura sociale”.
Nello stesso gruppo, per la sua rilevanza sociale, si suggerisce inoltre di includere anche il mondo della piccola e media agricoltura. Infatti, il piacere che il vivere la campagna offre può essere visto come un servizio sociale che il territorio permette.
In secondo luogo, si ipotizza che questo fenomeno, definibile “Terziario Rurale”, sia di particolare importanza per l’indotto di consumo che crea nella filiera del paesaggio, in tutti i suoi snodi, dalla produzione orti colturale, alle progettazione, alla gestione delle aree verdi ed alla distribuzione di beni e servizi, meritando per questo un’analisi approfondita da parte degli operatori del settore.
Si ipotizza infine che una regia attenta di questa trasformazione del paesaggio possa determinare esiti positivi per la sua qualità ecologica.

TAVOLA I:  TERZIARIO RURALE

A) Servizi turistico – commerciali:
agriturismo
sport nel verde (golf, ippica…..)
turismo naturalistico, escursionismo
caccia e pesca interna
B) Servizi culturali:
multifunzionalità culturale (musei della cultura materiale, eco musei…..)
arte e natura
verde ornamentale
C) Servizi socio – terapeutici:
Agricoltura sociale:
fattorie didattiche
fattorie sociali (servizi di reintegrazione, formazione, ospitalità……)
terapie e territorio (ippoterapia, onoterapia, giardini terapeutici…..)
selvicoltura sociale
Agricoltura hobbistica:
case in campagna
piccola e media agricoltura
orti urbani
COSA:

Per articolare queste ipotesi e valutarne la rilevanza socio – economica e paesaggistica, è necessario esplicitarne le singole componenti

A) SERVIZI TURISTICO – COMMERCIALI:

Agriturismo
L’agriturismo è stato il primo servizio a radicarsi nel territorio italiano.
La gamma di opportunità offerta dalle aziende va, da diversi anni, crescendo, ampliandosi dall’ospitalità e ristorazione in ambito rurale alla vendita diretta dei prodotti aziendali e non solo, a molteplici attività sportive.

Sport nel verde
Tra questa l’ippica è la principale, ma anche il golf si và diffondendo velocemente.

Turismo naturalistico
Sia alla scala di singole aziende che di interi comprensori, protetti e non, si va inoltre sviluppando il turismo naturalistico, vale a dire il percorrere le aree con i mezzi più diversi, dai propri piedi ai mezzi acquatici e volanti.

Caccia
La stessa caccia, senza entrare nel merito degli aspetti etici ed ecologici, può essere considerata un’attività di fruizione terziaria del territorio.
Le esigenze tecniche, come anche le valenze di status di tutte queste attività le rendono dei fenomenali creatori di domanda per beni e servizi, di cui molti ricadono nella filiera del paesaggio.

B) SERVIZI CULTURALI

Multifunzionalità culturale
La curiosità e la nostalgia per il mondo rurale, come anche la consapevolezza dell’importanza della memoria storica, sono stati gli stimoli che hanno portato alla costituzione di molti musei della cultura materiale. Collezioni di attrezzature e macchinari del mondo rurale ed artigianale passato sono presenti in tutto il territorio, sia in musei dedicati che nelle singole aziende. Tanto più antica è la loro origine, tanto più autarchico il loro utilizzo, tanto maggiore è la curiosità che suscitano nell’uomo moderno, sempre più dipendente da sistemi complessi.

Eco Musei
La sensibilità per le problematiche ambientali sta sollecitando inoltre lo sviluppo di eco-musei.

Arte e Natura
A questi aspetti tecnici ed ecologici si và affiancando, più recentemente, il mondo dell’arte. Nascono infatti musei e gallerie di Arte nella Natura, dove creatività e sensibilità ambientale di associano nel produrre realizzazioni artistiche e servizi culturali.

Verde ornamentale
Lo stesso mondo del verde ornamentale, nelle sue varie declinazioni, storiche, urbanistiche, pubbliche e private, si è sviluppato per offrire un servizio culturale, cui oggi si associano importantissime funzioni ambientali e sociali. Nel suo insieme anche questa componente del Terziario Rurale contribuisce a creare domanda di  beni e servizi.

C) SERVIZI SOCIO – TERAPEUTICI

C.1) AGRICOLTURA SOCIALE

Fattorie didattiche
La consapevolezza delle potenzialità emozionali campagna e della povertà di stimoli nella città và dando luogo, da qualche anno, all’offerta di servizi di animazione in fattoria, mirati soprattutto ai bambini. Si diffondono negli agriturismi, ma anche in aree parco ed in contesti rurali peri-urbani, più vicini alla domanda potenziale.
Una recente declinazione di questa domanda si và configurando negli agri-asili.

Fattorie sociali p.d.
La necessità di promuovere il benessere di soggetti deboli e di valorizzare le loro energie, ma anche di formare e reintegrare nella società elementi che se ne fossero allontanati, entrando in tunnels quali la tossicodipendenza, sta, da qualche anno, cercando opportunità anche nel mondo rurale.
Alcune aziende hanno sviluppato questo aspetto, tanto da poter essere denominate, Fattorie Sociali.
Il contributo pubblico alla remunerazione dei lavoratori integrati evidenzia come l’attività si possa analizzare come servizio sociale offerto dall’azienda alla collettività.
Comunque, la produzione di beni, il loro consumo, dono o vendita, sono considerati come parte rilevante del processo di stimolo e formazione degli utenti. L’attività produttiva è quindi molto importante, ma in un’ottica sia primaria che terziaria.
In base a quanto detto si può sostenere che tanto più la struttura si avvicina all’attivo economico della produzione dei beni o dei servizi per il mercato, escluso il contributo pubblico, tanto maggiore è la sua efficacia anche nell’azione sociale e terapeutica per i lavoratori – utenti integrati.
In Italia queste realtà sono discretamente diffuse e si vanno ulteriormente sviluppando.
Concettualmente, contesti in cui gli utenti godono di servizi socio culturali legati al territorio, sebbene di natura particolare, sono anche i conventi ed i monasteri istituiti in ambito rurale.

Agricoltura terapeutica
La ricerca scientifica ha dimostrato che coltivare ed avere a che fare con il verde, la natura, gli animali, fa bene alla salute fisica e mentale di soggetti le cui condizioni siano, per età o condizione, non idonee al reinserimento produttivo. Questa consapevolezza sta dando luogo, nel mondo sanitario, a varie forme di terapia integrativa, tra cui Ippoterapia, Onoterapia, ed agricoltura terapeutica (Horticoltural Therapy).
Questi ultimo tipo di servizio sociale, il coltivare per l’attività in sé, positiva in termini ortopedici, fisiologici, neurologici, psicologici……, viene offerto valorizzando gli spazi verdi dei centri della salute, delle case di cura e riposo, ma anche creando appositi orti e giardini terapeutici nelle aree verdi delle città. In questo caso il risultato materiale, edule od ornamentale, è considerato decisamente secondario, ma, rimane valida l’idea che le attività di produzione, trasformazione, consumo, dono o vendita, possano avere efficacia positiva nel processo di stimolo, formazione e soddisfazione emozionale.
Con la stessa ottica, si vanno configurando iniziative pilota di ospitalità di soggetti anziani in strutture rurali.
Le esperienze italiane sono ancora poche, il principale fattore limitante appare essere l’identificazione della titolarità del settore, se sia cioè sanità, agricoltura o giardinaggio.

Selvicoltura ed arboricoltura sociale
L’espansione urbana va portando ad un incremento delle esigenze di arredo verde e di organizzazione paesaggistica, quindi all’aumento del numero di alberi nel territorio.
La loro gestione è denominabile nel suo insieme, selvicoltura urbana ed implica, nelle sue componenti operative, attività quali la manipolazione di attrezzi potenti, l’arrampicata ed il lavoro in pianta con l’ausilio di corde di sicurezza (tree climbing), l’utilizzo di automezzi da lavoro……..
Ovviamente poco idonee per chi abbia serie limitazioni fisiche, le attività della selvicoltura multifunzionale, ci sono apparse invece particolarmente idonee ad affrontare varie forme di disagio sociale e culturale, tra cui il “disagio d’identità”.
Con questo termine vorremmo indicare quella condizione di insoddisfazione per il proprio mondo culturale e sociale e ricerca di identità mitiche, nella quale vive una gran parte dei giovani italiani che, nei casi più gravi, diventa un serio fattore di blocco dell’inserimento sociale e lavorativo.
Comprensibilmente non vista come handicap dalla normativa, questa pulsione può essere però, il fattore predisponente per arrivare a scelte auto-aggressive ed anti-sociali, quali l’assunzione di stupefacenti, la criminalità od al contrario la chiusura in se stessi……
Per prevenirle è necessario fornire proposte d’identità positive, attraenti, ma non socialmente dannose, che rafforzino l’autostima e la sicurezza, diano opportunità di inserimento lavorativo e producano al contempo un’identità socialmente spendibile e vincente.
L’esperienza diretta nel settore ci permette di pensare che una di queste, per la sua visibilità e teatralità, può essere proprio la selvicoltura urbana, soprattutto quando implica azioni acrobatiche e cerimonie di vestizione particolari, come, ad esempio, necessario nella manutenzione degli alberi con il “tree climbing”.
Peraltro, collateralmente alle attività di cantiere, è sempre più frequente il coinvolgimento degli operatori in attività didattiche e di animazione indirizzate soprattutto ai bambini, quali il tree climbing ricreativo. In questo caso il servizio educativo ai fruitori rafforza l’efficacia del servizio sociale agli operatori stessi, permette infatti l’ulteriore consolidamento dell’identità e  dell’autostima.
Dato quanto detto possiamo parlare dell’esistenza di una possibile selvicoltura multifunzionale e sociale, ma la sua realtà e consistenza è ancora tutta da evidenziare.

C.2) AGRICOLTURA HOBBISTICA

La casa in campagna
Il piacere di avere a che fare con la terra e con il coltivare vanno dando luogo, da anni, al fenomeno della seconda casa in campagna. Gran parte di queste seconde e prime case sono dotate di spazio rurale coltivato, con orto, frutteto, oliveto……
I costi di queste attività agricole sono, in genere, molto più elevati del valore commerciale delle produzioni realizzate, ma non vengono per questo abbandonate, anzi si diffondono a macchia d’olio.
Si può quindi ipotizzare che chi le mette in atto, non abbia come obbiettivo primario la produzione di un reddito economico, ma di un proprio beneficio emotivo. Quindi, implicitamente il territorio dà al conduttore l’opportunità di fruire di un servizio, che paga con le cospicue spese che sostiene.
Frequentemente di questi servizi sociali impliciti godono, nel quadro della famiglia, soggetti deboli, bambini, anziani, diversamente abili etc. Contribuiscono, con le loro risorse, alle attività ed ottengono l’opportunità di rendersi utili, quindi integrarsi e migliorare la loro condizione emotiva.

Piccola e media agricoltura
E’ ipotizzabile che una valutazione simile possa essere applicata a molte piccole realtà rurali, condotte più come passione che come impresa.
Per capire la rilevanza sociale ed economica di questa realtà basti dire che nella Provincia di Roma, secondo il Censimento del 2000, su un totale di 59.900 imprese agricole quelle con superficie inferiore ai 5 Ha erano più del 90 % e di queste circa 34.000 avevano superficie inferiore ad 1 Ha.

Orti urbani
Una declinazione prettamente urbana della coltivazione hobbistica è rappresentata dagli orti di città. Molte città del nord Italia hanno organizzato il fenomeno, predisponendo aree e definendone le regole d’uso. Al centro – sud la realtà degli orti urbani è ancora spontanea, abusiva e di una certa rilevanza per la sussistenza.

CHI:

CHI COMPRA
Si può realisticamente immaginare che negli ambiti metropolitani vadano ad aumentare sia le esigenze commerciali che quelle culturali e socio – terapeutiche cui il territorio rurale, naturale e forestale, può dare risposte.

CHI OFFRE
Esistono quindi vasti spazi d’impresa e d’occupazione nell’offrire questi servizi.
Le imprese turistico commerciali hanno ormai una diffusione capillare nel territorio, mentre l’offerta di servizi culturali sembra essere ancora in crescita.
L’agricoltura sociale appare in crescita, con vaste opportunità di sviluppo, mentre l’agricoltura per hobby sembra essere in Italia un mondo ben consolidato.
Tutti i settori contribuiscono a dinamizzare l’economia dell’indotto. Valutando, ad esempio il numero di fiere, riviste, negozi per paleo e neo contadini,  servizi specialistici, terzisti, frantoi, consorzi agrari e simili……, si può pensare che la “domanda di campagna”  dia già motivo d’essere ad un significativo tessuto di imprese, soprattutto piccole e medie.
In questo insieme un ruolo di particolare rilievo viene svolto dalla filiera orticolturale e paesaggistica.

DOVE:

AMBITO TERRITORIALE
Le esigenze da soddisfare si manifestano soprattutto nelle aree urbanizzate, le iniziative del terziario rurale si concretizzano quindi, in diverse forme, sopratutto negli spazi aperti della città, nei territori limitrofi ed in misura decrescente nei territori extraurbani. Possiamo quindi dire che il Terziario rurale è un fenomeno soprattutto urbano e peri-urbano.

SPAZI UTILIZZABILI
Gli obbiettivi prevalentemente immateriali delle attività in oggetto permettono di valorizzare spazi e contesti che non sarebbero idonei alla produzione agricola e forestale primaria.

PERCHE’:

Il mondo descritto è culturalmente ed economicamente diverso da quello primario. In particolare, nel mondo del turismo territoriale e delle attività culturali non c’è produzione primaria agricola o forestale.
Nell’agricoltura sociale e per hobby il valore dei beni e dei servizi, direttamente od indirettamente acquistati dai coltivatori appare, in molti casi, superiore al valore della produzione di beni realizzati.
Si può quindi ipotizzare che chi usa il territorio in questo modo lo faccia sopratutto per ottenere benefici immateriali, quali, ad esempio, benessere fisico e psichico. Economicamente và quindi considerato un consumatore di servizi e solo in misura ridotta un produttore di beni.
In tutti questi i casi l’analisi economica dovrebbe essere rovesciata: si può ipotizzare che la ruralità turistica, culturale, sociale ed hobbistica sia, per il mercato, soprattutto una vitalissima forma di godimento terziario del territorio.
Si può inoltre ipotizzare che il suo sviluppo porti benefici sia per i soggetti che la vivono, sia per la collettività, come di seguito evidenziato.

A) BENEFICI ECONOMICI E SOCIALI
Si è già messo in evidenza come il terziario rurale possa essere rilevante per l’indotto che crea nella filiera del paesaggio.
Visto il costo minore di tante altre attività assistenziali, questi servizi potrebbero diventare anche un modo per ridurne i costi pubblici e privati e/o per migliorarne qualità e quantità.
Potrebbero inoltre valorizzare realtà aziendali che per la produzione primaria sarebbero di dimensioni troppo limitate, quindi fuori mercato e permettere l’avvio di nuove forme d’impresa, portando nuove energie in un mondo rurale con seri problemi di rinnovo funzionale e generazionale.
Peraltro le imprese in oggetto, dovendo rispondere ad una domanda locale non sarebbero minacciate dalla globalizzazione dell’economia.
Potendo valorizzare aree economicamente marginali urbane e peri-urbane, queste attività potrebbero anche diventare un fattore di presidio e controllo del territorio. Peraltro, la loro gestione potrebbe essere organizzata in modo tale da poter divenire un fattore di integrazione della stessa marginalità sociale.
Infine, fare in modo che il territorio possa offrire servizi non è assolutamente in conflitto con l’agricoltura primaria, anzi può essere sinergico. All’interno di un azienda multifunzionale la componente terziaria potrebbe infatti trainare quella primaria, con opportunità commerciali, quali la vendita diretta od il gruppo d’acquisto, o rafforzando l’identità del prodotto stesso. Analogo discorso potrebbe valere alla scala di un territorio multifunzionale.

B) BENEFICI AMBIENTALI
Si può ipotizzare che la combinazione della produzione di servizi e beni, la frequente maggiore rilevanza dei primi sui secondi e le stesse finalità sociali dei servizi svolti, possano spingere le imprese ad optare per modalità di produzione ad alta qualità, dalla coltivazione biologica, alla scelta di specie autoctone e di varietà antiche……
L’insieme delle esigenze culturali e colturali individuate potrebbe inoltre motivare un generale arricchimento degli spazi aziendali e del territorio con elementi verdi (alberi, arbusti, siepi…).

C) BENEFICI CULTURALI
Le opportunità descritte, permettendo un relazione individuale e di piccola scala con le cose materiali del nostro habitat potrebbero infine contribuire a conservare nella collettività sia la capacità di rapporto con il territorio, sia la memoria storica della ruralità e della cultura materiale.

COME:

PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI
Le tecniche di utilizzo e manipolazione dei fattori ambientali e produttivi cambiano radicalmente se il fine primario non è la realizzazione di un bene, bensì di un servizio o della somma dei due. L’accogliere questa logica porta alla necessità di nuovi approcci concettuali, quindi nuova ricerca, nella pianificazione territoriale, come anche nella selezione delle specie coltivate, nelle attrezzature impiegate, nelle metodologie di coltivazione, nell’organizzazione aziendale, nel sostegno pubblico all’economia del territorio ……

RAPPORTI CON IL TERRITORIO
Purtroppo, và evidenziato come superficialità, disinformazione e carenza di idonei stimoli culturali facciano, ancora oggi, si che il turismo territoriale, come anche l’agricoltura sociale e quella hobbistica producano notevoli impatti ambientali.
Seconde case ed orti abusivi, utilizzo improprio di territori protetti, appropriazioni di aree pubbliche, impiego irrazionale di materiali chimici, introduzione di specie esotiche infestanti, diffusione sul territorio di rifiuti, incendi, dolosi o meno, ed arroganze di vario tipo sono esempi di danno, sociale ed ambientale, ancora molto frequenti nei contesti in oggetto.

LE NECESSITA’

Il potenziale per una crescita corretta del fenomeno è quindi elevato, ma altrettanto elevate sono le esigenze di verifica. Perché il Terziario Rurale cresca e lo faccia in modo ecologicamente compatibile e socialmente utile deve essere difeso, stimolato e guidato con:
La ricerca;
La sperimentazione;
La divulgazione;
La formazione;
L’inquadramento legislativo;
Il sostegno;
L’organizzazione della domanda e dell’offerta;
La programmazione.

Lo spazio di ricerca è quindi notevolmente ampio. Evidenziarne le potenzialità in questa sede mira a sollecitare il dialogo tra i due poli di questo incontro possibilmente sinergico, mondo verde e mondo sociale – salute – benessere.

Franco Paolinelli (2005- 2009)