Vertical Farm nel deserto

Nome: Seawater Vertical Farm
Progetto: Studiomobile, Antonio Girardi, Cristiana Favretto
Tipologia: Vertical Farm
Luogo: Dubai
Anno: 2009

Il Seawater Vertical Farm utilizza l’acqua del mare per raffreddare e umidificare le serre e riconvertire l’umidità in acqua dolce per irrigare le colture. Trasformare acqua salata in acqua dolce nella quantità e nel luogo giusti offre così il grande vantaggio di risolvere tutte le problematiche appena descritte.
Il Seawater Vertical Farm si trova a Dubai dove la mancanza di acqua dolce e di ortaggi di produzione locale sommata ai problemi legati al traffico e al trasporto e ad un altissimo valore del terreno induce a prendere in seria considerazione l’idea di utilizzare qualche lotto urbano per la coltura intensiva.
Il progetto del Seawater Vertical Farm è piuttosto semplice e si compone di cinque serre ovaliformi collegate ad altrettante braccia che trasportano e nebulizzano acqua salata creando un flusso fresco e umido ideale per le piante, simile all’habitat della foresta equatoriale.
Dopo aver lasciato l’ambiente di coltivazione, l’aria passa attraverso il secondo evaporatore sopra il quale scorre acqua salata: durante questa fase l’aria umida si mescola con quella calda e asciutta dell’intercapedine del soffitto e di conseguenza l’atmosfera si fa molto più calda e umida.
I ventilatori sono un vecchio ricordo: l’aria calda infatti è indotta dall’effetto camino a risalire il condotto centrale, dove il calore e l’aria umida, venendo a contatto con i tubi di plastica che trasportano la fredda acqua marina, si condensano. È così che sulla superficie dei condensatori compaiono goccioline di acqua dolce pronte per essere raccolte in un serbatoio e utilizzate per l’irrigazione delle serre o per altri scopi.
Le serre hanno una struttura in acciaio leggero e una copertura in polietilene. Quest’ultima viene trattata in modo da assumere caratteristiche capaci al contempo di riflettere i raggi ultravioletti e di assorbire quelli infrarossi; può essere inoltre interamente riciclata una volta giunta al termine della sua vita produttiva. Anche qui come nel caso del controsoffitto è stato impiegato l’etilene tetrafluoroetilene (EFTE), una resistente pellicola altamente trasparente, autopulente, riciclabile, più duratura, economica e leggera del vetro. Mentre questi polimeri permettono di massimizzare la penetrazione dei raggi solari, la composizione a strati della copertura, che forma diverse mura ventilate, riesce a fornire un buon grado di isolamento. Dato il carattere ambientale del progetto l’EFTE è riciclabile. Gli evaporatori invece sono costituiti da fogli di cartone, più convenienti e sorprendentemente efficienti, che cristallizzano il carbonato di calcio dell’acqua di mare rendendolo duro come conchiglie. I risultati di questo processo, che è possibile sottoporre a controllo e monitoraggio, rivelano come la vita degli evaporatori possa essere prolungata quasi all’infinito.

Quando la casa parla al paesaggio

Tra i 20 invitati a partecipare al concorso NEXT-GENE, bandito dalla società immobiliare Genuine Development, non poteva mancare lo studio MVRVD. L’obiettivo da raggiungere era quello di progettare ville per la Northeast Coast National Scenic Area (situata  a 50 minuti da Taipei).
Il progetto richiedeva di trovare il modo di dialogare con il paesaggio; richiesta particolarmente difficile da esaudire quando, come in questo caso, si tratta di progettare abitazioni in uno splendido parco naturale affacciato sull’oceano pacifico; quando, come in questo caso, si voleva superare il comune concetto abitativo, affinché la necessaria identità di ciascun ambiente fosse rispettato senza nulla togliere alla collettività.
Nel progetto presentato in questa occasione,  lo studio olandese ha saputo creare un’abitazione in grado di offrire praticamente, ma anche e forse ancor di più simbolicamente, riparo senza  chiudere i contatti con l’ambiente circostante.
La casa si apre, infatti, alla natura e la natura entra a far parte della casa; cielo, suolo ed orizzonte fungono da pavimenti, soffitti e pareti  in un gioco di ambienti mescolati tra loro in modo da sorprendere gli ospiti rivelando loro, poco a poco, spazi nascosti senza compromettere, in alcun modo, la  ricchezza naturale del luogo.

Paesaggio ed Enti Locali

Nel nostro Paese spesso si “dibatte” sulle cose nuove da fare, mentre si “attendono” ancora che quelle vecchie, già approvate, si realizzino.
Accade, per esempio, che molte delle politiche strutturali sul piano europeo si attivino spesso con qualche decina d’anni di ritardo, a causa delle resistenze interne che si manifestano nel Paese, nella società civile, come nella stessa Amministrazione pubblica. A tal proposito appare opportuno introdurre il tema del paesaggio.
La Convenzione Europea del Paesaggio è stata siglata a Firenze il 19 luglio del 2000 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e recepita ormai da parte del nostro Governo, e tuttavia, il dibattito politico ed amministrativo di attuazione è solo agli inizi. Avrebbe invece dovuto aver luogo prima ancora della sua sottoscrizione, sia a livello nazionale che locale.
La responsabilità di questi ritardi è da addebitarsi non solo ad un’inadeguata  informazione sull’argomento e ad una carenza culturale nel nostro Paese ma anche alla non definizione delle relative competenze, tra le varie istituzioni di Governo del Paese.
Nella Convenzione Europea il paesaggio racchiude in sé “tutto il territorio e riguarda spazi naturali, rurali, urbani e peri-urbani, comprendendo i paesaggi considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana, sia i paesaggi degradati. Il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale”, e per questo è  considerato: come un bene collettivo avente una posizione centrale nella qualificazione e definizione di ogni territorio, in grado di incidere in modo significativo sul successo economico, sulla qualità della vita e sull’arricchimento culturale della sua comunità.
L’art.5. della medesima Convenzione spinge gli Stati a “(…) integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio”.
In questo contesto la maggiore novità è l’importanza che la Convenzione riconosce al paesaggio agrario.
Vezio De Lucia, in sintonia con la politica del territorio al livello europeo, rileva come esso sia l’elemento che ha fatto la storia del paesaggio nel mondo: evidenzia quindi la sua importanza come diritto collettivo, la cui soddisfazione implica il definirsi di larghe convergenze, che vadano al di là dell’esaltazione di ogni singola componente del paesaggio stesso.
Nonostante tutto ciò la parola paesaggio continua a essere utilizzata con diversi significati, tra i quali alcuni contraddittori ed equivoci.
In particolare, la cultura di alcuni movimenti ambientalisti e il pensiero verde in generale, il quale tende ad egemonizzare queste tematiche, cerca di ridurre il paesaggio ad un sinonimo o ad una parte dell’idea di ambiente.
Oppure, come, più drasticamente, afferma lo stesso Vezio De Lucia, il paesaggio viene considerato futile, antiquato, fuori moda, viene quindi cancellato e sostituito, volta a volta, da ambiente, o da ecologia, ecosistema, biosfera, biodiversità, parole evidentemente reputate più scientifiche e moderne.
Oppure, c’è in questo dibattito, anche chi, come il Prof. Franco Farinelli in un suo recente articolo, ha rilevato che nella Convenzione Europea del Paesaggio la sostituzione del termine “territorio” col termine “paesaggio” può essere interpretata con una valenza ideologica a favore dell’estetica e della percezione individuale, dando luogo ad un modello di sviluppo debole del territorio.
La filosofia ispiratrice della Convenzione Europea del Paesaggio è invece basata sull’idea che sia il paesaggio più che l’ambiente, il livello dell’applicazione delle politiche di salvaguardia, riqualificazione, gestione e progettazione del territorio all’interno dei singoli Stati.
L’interrogativo se ci sia nella nostra società l’esigenza o meno di una politica del paesaggio, fa emergere subito due opposte tendenze: da un lato chi propone il mantenimento del paesaggio come testimonianza dell’evoluzione passata, con tutti i vincoli d’immobilismo che ne derivano, e dall’altra chi sostiene la liberalizzazione dei vincoli, con le conseguenze di potenzialità di aggressione e consumo del territorio che ne derivano.
Questa separazione così netta crea inconvenienti di vario tipo: a situazioni di immobilismo che deprimono l’economia locale, si contrappongono situazioni di cedimento delle istituzioni locali che lasciano passare ogni abuso.
Ne derivano pratiche sempre più squilibranti, di abbandono o di aggressione, comunque violente e distruttive, che si traducono in effetti disastrosi sia per il paesaggio che per l’ambiente.
Si impone quindi una riflessione che possa portare ad una soluzione adeguata che garantisca la salvaguardia, ma permetta anche trasformazioni compatibili e sostenibili.
Questo perché l’idea di paesaggio si fonda sui concetti di equilibrio e di armonia, sulla pacifica coesistenza degli elementi, sulla gradualità della loro trasformazione e sulla coerenza dei loro rapporti.
Pertanto bisogna confermare che con la parola paesaggio si deve intendere l’intera fisionomia del territorio che include sia la sua forma che la sua bellezza.
A chi ritiene l’estetica del paesaggio un fattore arcaico va quindi ricordato che il paesaggio può essere sicuramente giudicato bello o brutto, ma è sempre espressione di un giudizio estetico.
La conseguenza è quindi, che il paesaggio ha un valore estetico ed un valore culturale ed è un fattore insostituibile della percezione, dell’identificazione e della descrizione di un territorio.
Di conseguenza, riteniamo che al paesaggio, in materia di scelte urbanistiche, debba essere riconosciuta una collocazione autonoma, tanto in senso disciplinare quanto in senso operativo, com’è sempre stato nelle migliori esperienze del governo del territorio in Italia.
Ma l’autonomia del paesaggio deve essere rivendicata soprattutto nei confronti delle scelte di breve periodo dell’economia, dell’occupazione, dello sviluppo e via di seguito.
Questi sono diventati infatti i valori supremi della società contemporanea, quello che comanda su ogni altra prospettiva. Fra lo “sviluppo” e il “paesaggio” è in corso quindi un conflitto continuo, che continua ad essere perso a danno del “paesaggio”.

Nella varietà delle prospettive con cui si può analizzare il rapporto tra uomo e ambiente il “paesaggio” merita invece uno spazio specifico, per l’importanza che assume, nel lungo periodo, nel determinare la qualità ecologica del territorio e quella esistenziale delle popolazioni.
Inoltre la Convenzione Europea del Paesaggio richiama esplicitamente l’interpretazione delle trasformazioni attuali e del recente passato e la riflessione intorno agli aspetti educativi e formativi legati a questo tema che richiedono quindi una particolare attenzione.
Qui si inserisce il ruolo fondamentale degli Enti Locali – Regioni, Province e Comuni – ai quali spetta l’applicazione dei principi della Convenzione nell’ottica di un’azione, sul territorio di competenza, caratterizzata da una stretta integrazione tra salvaguardia, gestione e progettazione.
Solo un approccio integrato degli Enti Locali – incluso il coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali pubblici – sarà in grado di dare vita a politiche paesaggistiche e di intervento territoriale in grado di valorizzare la complessa relazione che lega società e territorio nella prospettiva di un complessivo sviluppo sostenibile.
Gli Enti Locali dovrebbero quindi porre la qualità del paesaggio tra i loro obiettivi-guida di carattere politico per poter rispondere alle esigenze di una comunità moderna che deve fare i conti con i rischi ed i processi di degrado sociale, economico e territoriale in corso.
Per questo fine è necessaria un’iniziativa che si proponga di analizzare in modo articolato il tema del paesaggio quale immagine della società che lo abita, delle vicende e delle identità territoriali, sociali, storiche e culturali che lo caratterizzano.
L’obiettivo pertanto, è quello di riuscire a offrire un concreto contributo a questo tema, il paesaggio, che oggi come molti altri aspetti, che appartengono alla nostra vita quotidiana, risulta in continua mutazione, trasformato dalle esigenze del nostro vivere moderno.
La gente, se opportunamente sollecitata, rispetta i luoghi ai quali sentono di appartenere e nei quali si identificano. Far maturare questo tipo di consapevolezza crediamo sia indispensabile ai fini di una corretta ed efficace tutela e valorizzazione del paesaggio.
Con il passaggio delle competenze dallo Stato agli Enti Locali sono venute meno le procedure di salvaguardia, già messe in crisi quando il DPR 616/1977 delegò alle Regioni la “protezione delle bellezze naturali”, con facoltà di sub-delega ai Comuni, pur mantenendo un finale giudizio di conformità da parte delle Soprintendenze.
Il nuovo Codice dei Beni Culturali, nonostante contenga l’obbligo di Piani Paesaggistici Regionali, rischia di non essere attuato, soprattutto perché spesso le Regioni non vogliono assumersi la responsabilità di redigere i loro piani paesaggistici, per lasciare di fatto mano libera ai Comuni.
Questo ha reso possibili una serie di decisioni del tutto scoordinate rispetto al progetto legislativo complessivo, prese da singoli Amministratori Comunali che spesso sono disponibili a svendere il paesaggio pur di rincorrere qualche esigenza clientelare, elettorale e non solo.
Pertanto, i casi come quello di Montichiello non sono isolati, ma sono diffusi su tutto il territorio nazionale. Nascono grazie ad azioni condivise da vari Enti Locali, ognuno per le proprie competenze, che invece di difendere il paesaggio cercano di svenderlo alla speculazione edilizia, grazie soprattutto alla mancanza di piani paesaggistici.
Quel che sta accadendo non è colpa solo del Codice e delle altre leggi, ma anche dell’infelice riforma del titolo V della Costituzione (1999), che, anziché definire la ripartizione dei poteri fra Stato e Regioni, l’ha resa confusa, sollevando davanti alla Corte Costituzionale decine di conflitti.
Secondo l’art. 117, la potestà legislativa sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (ivi compreso il paesaggio) spetta, in via esclusiva, allo Stato.
Quanto alla valorizzazione, allo Stato spetta fissare i principi, alle Regioni (ivi comprese quelle ad autonomia speciale) la regolamentazione di dettaglio.
L’esercizio della valorizzazione, ha chiarito una sentenza della Corte (26/2004) è in capo al possessore del bene, che sia lo Stato o la Regione.
Infine, secondo l’art. 118, leggi dello Stato devono regolare forme di intesa e di coordinamento fra Stato e Regioni «nella materia della tutela dei beni culturali».
Ma la stessa distinzione fra “tutela” e “valorizzazione” è confusa e contraria alla buona amministrazione, produce frammentazione dell’azione amministrativa e dispersione delle responsabilità.
È quindi tempo di lanciare in questo Paese, come ha proposto il FAI al termine del suo recente convegno, un grande patto nazionale per la tutela del paesaggio che includa Stato, Regioni, Enti Locali e privati.
Un patto che non solo suddivide le giustificate ed ulteriori competenze, ma dalle esigenze vitali e ineludibili di tutela del nostro patrimonio e dalla necessaria unità del Paese, richiamata ultimamente anche dal Presidente Giorgio Napolitano.
In questo patto anche l’educazione all’arte, al paesaggio, all’ambiente, deve avere un ruolo essenziale, pena la devastazione dell’Italia che amiamo.
“Il codice dei beni culturali prevede che ogni Regione faccia i propri piani per il paesaggio e alcune di queste anche se molto lentamente sono già in regola, altre no. Il Codice prevede che ogni Regione faccia il proprio “piano paesaggistico” e che questo contenga come prevede il Codice i vincoli nella sua formulazione.
La Corte costituzionale ha sancito anche che il piano paesaggistico nell’essere formulato dalla Regione non può essere un collage di piani comunali o provinciali, né può consistere in un mero rinvio a questi, se non per il recepimento e l’ulteriore specificazione delle norme di tutela.
Nella pianificazione paesaggistica regionale decisivo è quindi il rapporto tra Regioni e Governo Nazionale, in quanto le competenze della “tutela” sono attribuite ai poteri esclusivi dello Stato mentre la “valorizzazione” è attribuita alle responsabilità concorrenti di Stato e Regione. Questo perché la tutela del paesaggio è tra i principi della Costituzione, come interesse della Repubblica, mentre la pianificazione del paesaggio è responsabilità della Regione.
Queste competenze concorrenti, indubbiamente pongono alcune contraddizioni, che però potrebbero essere evitate se, invece di scontrarsi, gli Enti coinvolti si adoperassero per un accordo comune, così come auspica anche Edoardo Salzano tra gli esperti del paesaggio, che rileva che in un regime integrato il piano paesaggistico è redatto d’intesa tra Stato e Regione.

Associazione per la qualità del paesaggio e del florovivaismo
Giovanni Li Volti Segretario generale

I giardini verticali di Indoorlandscaping

36 anni, tedesco, Andreas Schmidt è il fondatore di „Indoorlandscaping”,“Agency for new green strategies“ (www.indoorlandscaping.de) che dal 1998 ad oggi ha realizzato progetti importanti per clienti come Siemens, Sony, HypoVereinsbank, Bank of America. Tra le „visioni verdi“ dello studio ci sono gli „Hanging Gardens“ a Monaco di Baviera, i “giardini pensili” per i grattacieli di Suzhou in Cina (in cui si coltiverà riso), e, soprattutto, diversi  progetti di vertical green realizzati grazie a Grüne Wand®, parete verde per interni, ideata da Schmidt nel 1999, messa a punto dal suo team e distribuita da “art aqua” (www.artaqua.com).

Perché ha scelto questo nome, „Indoorlandscaping“, per il suo studio?
Perché „piante per interni“ non è molto attraente e poi non descrive esattamente quello che facciamo. Ci occupiamo di progetti di verde, ma innovativi, cioè non ci limitiamo a mettere delle piante nei vasi, per poi distribuirli nello spazio, ma progettiamo dei paesaggi per interni.  Questa parola, Indoorlandscaping, è stata coniata ragionando in termini globali, per interessare soprattutto architetti, architetti del paesaggio, designer, costruttori.

Quante persone lavorano nel suo studio? chi sono?
Siamo un gruppo di 12 persone distribuite tra Monaco di Baviera, il quartier generale, Città del Messico e Los Angeles. Il team comprende diverse figure professionali: architetti di interni e del paesaggio, communication e light designer, un ingegnere specializzato nella progettazione di giardini, un biologo, un briologo, cioè uno studioso di muschi, e io…

Qual è il Suo ruolo?
Metto in comunicazione creativi ed esperti, ma sono anche Art Director, quando per esempio decido la linea da seguire in un concorso.

Parliamo di Grüne Wand;
qual è la grande novità di questa parete verde?
Non è solo un „quadro“ verde, non ha un valore esclusivamente estetico, ma è un vero e proprio climatizzatore biotecnico per interni. Produce umidità, in maniera passiva, come accade in natura, ma senza la presenza di germi, ed è regolabile. La grande innovazione è qui: il raffreddamento adiabatico, effetto dell’evaporazione, può essere utilizzato in maniera mirata per climatizzare una stanza.

In che senso?
Nel senso che più acqua fornisco alle piante, maggiore è l’evaporazione, maggiore il raffrescamento; posso per esempio programmare di fornire più acqua durante le ore lavorative, meno di sera, nella pausa pranzo o nei weekend. Inoltre la grandezza della parete viene calcolata in base alle caratteristiche del luogo in cui sarà installata, in modo che funzioni al meglio.

Come? Fate un sopralluogo?
Non sempre, abbiamo una checklist che facciamo compilare ai clienti con tutta una serie di variabili: il numero di finestre, di persone che lavorano lì, il tipo di materiali presenti in una stanza, per esempio se ci sono pavimenti di legno, l’aerazione, la qualità dell’acqua …
In base a questi dati possiamo realizzare una parete verde grande abbastanza per climatizzare in modo appropriato quella stanza; ma non troppo grande, altrimenti il locale rischia di trasformarsi in una serra!

Quanto tempo ci vuole perché il muro inizi a “funzionare”? La manutenzione come avviene?
Grüne Wand è fatto di pannelli con piante precoltivate in una serra per 14-18 settimane; una volta montato è  pronto. Per quanto riguarda la manutenzione è un po’ come per i capelli, dipende dallo stile che gli si vuole dare, ma di norma deve essere potato ogni due-tre mesi. Di questo se ne occupa il nostro distributore, oppure, a seconda del contratto che stipuliamo, viene fatto un training ai giardinieri che già lavorano nell’edificio.

Quali piante vengono utilizzate?
Piante tropicali e subtropicali dalle foglie piccole, perché hanno una texture interessante, ma anche perché riescono a sopravvivere in interni caldi tutto l’anno. Poi, a seconda dell’ispirazione o richiesta dei clienti utilizziamo felci e piante con fiore, anche se io  preferisco la monocromia, la presenza di una sola specie.

Chi sono i vostri clienti?
Per la progettazione, siamo consulenti di grandi studi di architettura; le pareti verdi vengono richieste direttamente da banche, aziende, ristoranti…

Il suo modo di vivere è „green“?
Il rispetto della natura è molto importante per me. Cerco di viaggiare soprattutto in treno; quando sono a Monaco, solo in tram e metropolitana. Le mie figlie frequentano la scuola Waldorf, dove, grazie alle attività di giardinaggio, cominciano ad acquisire una mentalità ecologica. Compro verdura di stagione e di produzione locale al mercato o in negozi bio. Ho un giardino. L’energia elettrica di casa mia è prodotta da fonti rinnovabili.

Dove trova l’ispirazione per i suoi progetti?
Le fonti sono diverse: viaggiare, parlare con altre persone, leggere, guardare; è importante vivere con gli occhi bene aperti.

Eugenia Marchisio

Principali fioriture di agosto e settembre

Principali fioriture di agosto-settembre

Specie

Colore dei fiori

Specie

Colore dei fiori

Abelia

Bianco-rosa

Achillea

Bianco-giallo-rose caricoi

Althea

Bianco-rosa-viola

Alyssum

Giallo

Amaranthus

Rosso amaranto

Anthirrinum

Vari colori

Begonia

Bianco-rosa-arancio-giallo

Bignonia

Rosso-arancio-giallo

Bouganvillea

Bouganvillea

Buddleia

Bianco-viola-lilla

Calendula

Bianco-giallo

Calluna

Rosa

Celosia

Giallo-rosa-rosso

Coreopsis

Giallo-rosso

Crisantemi

Vari colori

Dalie

Bianco-giallo-rosa-arancio

Gaillardia

Bianco-giallo-rosso

Gazania

Giallo-arancio-rosa-rosso

Gladioli

Bianco-rosa-rosso-viola

Gynerium

Bianco-rosa

Hybiscus

Bianco-rosa-viola-blu

Hypericum

Giallo

Iberis

Bianco

Impatiens

Bianco-rosa-rosso-viola

Largestroemia

Bianco-rosa-rosso-viola

Lantana

Glallo-rosso-arancio

Lobelia

Bianco-rosso-blu

Lonicera

Bianco-giallo-rosa

Mesembrianthemum

Bianco-rosa-rosso

Mirabilis

Vari colori

Nasturzio

Giallo-arancio-rosso

Rudbeckia

Giallo

Verbena

Rosa-rosso-viola

Zinnia

Vari colori

Green Revolution in Costa Rica

La remota Península de Osa, regione situata a sud-ovest della Costa Rica e protesa verso l’Oceano Pacifico, è un lembo di terra straordinario di un piccolo paese straordinario.
Descritta dal National Geographic come “il posto più biologicamente intenso sulla terra”, è considerata da molti la punta di diamante del paese con la biodiversità più ricca del pianeta. La Costa Rica, infatti, con la sua concentrata estensione di foresta pluviale tropicale offre a specie animali e vegetali un habitat protetto dall’istituzione dei parchi nazionali. Con la “green revolution” la Costa Rica ha raggiunto un alto standard di vita e ha perseguito una politica ecologica grazie alla quale il presidente Oscar Arias è stato insignito del premio Nobel per la pace.

”La traversata sul Rio Sierpe, che scorre tra foreste di mangrovie e sfocia nell’Oceano costeggiando la baia, regala uno spettacolo naturale incantevole…”
Incastonata tra il Rio Sierpe e il Parque Nacional Corcovado, Bahía Drake è la porta d’accesso per raggiungere la Isla del Caño, situata al largo a 19 km dalla costa nell’Oceano Pacifico. Dichiarata Reserva Biológica nel 1978, Isla del Caño presenta un ecosistema tra i meglio conservati del versante Pacifico della Costa Rica comparabile alle barriere coralline di Panamá, Colombia e Isole Galápagos. Non è raro durante la traversata imbattersi in gruppi di delfini di circa 25 specie diverse ed assistere agli spettacolari salti delle balene megattere che solcano queste acque durante le loro migrazioni. E’ la stagione del whale watching più lunga al mondo; le balene possono essere avvistate durante tutti i mesi dell’anno, eccetto maggio, anche se la maggior concentrazione dei cetacei va dalla fine di luglio all’inizio di novembre.
La maggior parte dei lodge disseminati su Bahía Drake organizza tour giornalieri in barca di snorkeling e immersioni subacquee con sosta sull’isola per il pranzo.

Al ritorno, sulle spiaggette di sabbia nera di Bahía Drake, coloratissimi ara macao annunciano la loro presenza con i classici versi acuti e gutturali che permettono di identificarli tra il fitto fogliame degli alberi. E’ possibile effettuare escursioni al vicino Parque Nacional Corcovado e i night tour, camminate nella foresta circostante alla scoperta di insetti, rane e animali notturni.
A Sierpe il lodge Cabinas Mozelle, recentemente inaugurato, é immerso nella fitta vegetazione. Dal terrazzo sopraelevato è possibile identificare varie specie di uccelli, scoiattoli ed altri animali della foresta. La vecchia signora americana che lo gestisce è un’esperta di bird watching. La piacevole passeggiata che conduce al “centro turistico” del paese, si snoda lungo una stradina sterrata circondata da alte palme da cocco ed è caratterizzata dalla presenza di scimmie cebo cappuccino e iguane, che fanno capolino tra le foglie. Il mezzo di trasporto più diffuso è la bicicletta, che risparmia ai più pigri la fatica di girare a piedi in un caldo umido irrespirabile e inondati di sudore anche dopo il tramonto! Non va dimenticato che la Costa Rica
è situata a 8° sopra l’Equatore.
Paola Ottaviano

www.materialidiviaggio.com

Il cemento avanza

200mila metri quadri ogni giorno mangiati dal cemento che avanza nel bacino del po. e’ questo l’inquietante risultato che emerge dal primo rapporto sui consumi di suolo presentato a luglio dall’osservatorio nazionale sul consumo di suolo (oncs), costituito da inu, legambiente e diap del politecnico di milano. 20 ettari di territorio che l’urbanizzazione ricopre ogni giorno, in un processo inesorabile che cancella quotidianamente aree grandi come 12 piazze del duomo di milano o 28 volte piazza maggiore di bologna. “il primo rapporto sui consumi di suolo e’ – hanno sottolineato le associazioni – lo strumento necessario per avviare nel nostro paese la raccolta sistematica di dati necessari a conoscere le dimensioni di un problema ambientale, fortemente connesso al modo in cui si sviluppano le nostre citta’, ma fino ad oggi sostanzialmente inesplorato. il lavoro dell’osservatorio non si e’ limitato a misurare il suolo ‘consumato’ dall’urbanizzazione, ma ha valutato anche le trasformazioni del suo uso: suoli agricoli che vengono abbandonati alla natura, zone umide bonificate o ripristinate, insomma una ‘fotografia’ delle mutazioni recenti del nostro paesaggio. anche per quanto riguarda il fenomeno preoccupante dell’erosione delle superfici agricole il protagonista resta l’urbanizzazione, responsabile di 2/3 delle perdite di suolo agricolo, con l’aggravante che ben difficilmente i suoli ‘sigillati’ da cemento e asfalto potranno mai tornare ad essere produttivi: nelle regioni del grana padano e dei salumi ‘made in italy’, emilia romagna e lombardia, ogni giorno scompaiono 32 ettari di superfici agricole: le dimensioni di una media azienda cerelicola.

La fattoria sul tetto

Mindscape è uno studio di architettura del paesaggio diretto da Hiroshi YANAGIHARA in collaborazione con Hitomi ONISHI che svolge una vasta gamma di attività, dal design dei giardini residenziali alla progettazione del paesaggio inserito nel piano urbano. I due si sono fatti conoscere attraverso due storie immaginarie e piuttosto ironiche (poi divenute cortometraggi) sul legame fra città e natura. Una di queste è la Fattoria cittadina sul tetto.
Difficilmente si trova un pezzo di terra libero a Tokio. Ma, in compenso, ci sono molti tetti disponibili. In effetti, ci sono tanti tetti quanti palazzi. E allora, ecco la “Rooftop Farm”, una piccola fattoria cittadina allestita sul tetto di casa. Se, a breve, dovremo comunque piantare alberi, perché non aumentare il numero di animali domestici ampliando i pascoli? Perché non aumentare il numero dei campi coltivabili, e magari anche il tasso di autosufficienza alimentare giapponese? Un secondo livello della città di Tokio, sereno, rurale, quasi una seconda Tokio apparirà davanti a noi semplicemente collegando i tetti uno all’altro.

Berlino: ristrutturata la serra tropicale del Giardino Botanico

Dopo la ristrutturazione del Grand Pavilion (il Grosse Tropenhaus, costruito nel 1906) del Giardino Botanico di Berlino, centinaia di piccoli pannelli di vetro termoisolanti e altamente permeabili alla luce permettono l'illuminazione naturale di una delle più importanti collezioni al mondo di rare piante tropicali in pericolo di estinzione. 

I pannelli interni utilizzati nei doppi vetri delle sezioni del tetto del padiglione sono costituiti da vetro stratificato di sicurezza con l'interstrato DuPont™ SentryGlas®, rigido e resistente. Per la prima volta in Germania (dopo aver ottenuto un'autorizzazione particolare) viene usato per questa applicazione uno speciale tipo di SentryGlas® "a trasmissione UV" che sostiene attivamente la crescita delle piante e le protegge.

Il Grand Pavilion misura 60 m di lunghezza, 29 m di larghezza e 26,5 m di altezza ed è una delle più grandi serre auto-portanti al mondo, costruita senza pilastri interni. Il suo involucro trasparente, attaccato alla struttura portante, ha una superficie complessiva di 4,500 mq, di cui circa il 60% è costituita dal tetto. Nel corso degli anni, l'involucro è diventato opaco e presentava fessure che hanno reso essenziale un'ampia ristrutturazione. Agendo in qualità di cliente, la Freie Universitat di Berlino ha affidato la progettazione dei lavori allo studio di architettura berlinese HAAS Architekten BDA. I lavori saranno completati nell'autunno del 2009.

Durante le opere di ristrutturazione è stata sostituita l'intera facciata. Il progetto suscitava grandi aspettative in termini di sicurezza, protezione, isolamento termico e trasmissione della luce del giorno, incluse radiazioni UV A e B. Soddisfare questi requisiti rappresentava una sfida in un nuovo territorio, visto che prima d'ora non era mai stata progettata una facciata in vetro con una tale versatilità funzionale. La soluzione è stata sviluppata dagli architetti e dal cliente in collaborazione con Radeburger Fensterbau GmbH (Radeburg-Barwalde, Germania), con l'azienda specializzata nella produzione e lavorazione del vetro Glas Trosch (Svizzera e Germania) e con DuPont come produttore dell'interstrato per vetro stratificato utilizzato in tutto il mondo per progetti di architettura.

Nelle sezioni del tetto, la doppia vetrata multifunzionale è formata da un pannello esterno costituito da un singolo pannello di vetro di sicurezza precompresso termicamente e da un pannello interno in vetro stratificato di sicurezza. Per ogni pannello è stato scelto Eurowhite® di Glas Trosch, un vetro float molto trasparente, extra chiaro, a basso contenuto di ossido di ferro, fornito con un rivestimento Luxar® anti-riflesso sulla seconda superficie. Le ottime prestazioni di isolamento termico, il valore Ug- è 1.1 W/m² K, sono dovute all'inserimento di gas nobile tra i pannelli e a un rivestimento in Silverstar® EN plus Low-E sulla terza superficie.

L'architetto Friedhelm Haas spiega: "All'inizio avevamo difficoltà a reperire un vetro stratificato di sicurezza che fosse trasparente ai raggi UV. Gli interstrati di vetro stratificato di sicurezza tradizionali sono in polivinilbutirrale (PVB.) Questo materiale contiene un filtro che blocca i raggi UV, per prevenire l'ingiallimento dell'intercalare e impedire che mobili e opere d'arte perdano colore. Gli esperti di botanica, tuttavia, richiedevano che la luce entrasse con un livello di raggi UV più vicino possibile a quello naturale, per prevenire una crescita non naturale delle piante, per controllare l'erogazione di pesticidi e per favorire la fioritura. Mentre cercavamo delle alternative, abbiamo saputo che DuPont aveva utilizzato un interstrato SentryGlas® con particolari proprietà di trasparenza cristallina per il tetto piatto di un edificio che ospitava una mostra sulla foresta pluviale amazzonica, a Barcellona nel 2004. In questa occasione, per la prima volta in Europa, è stato utilizzato un intercalare senza stabilizzatore UV."

In maniera simile agli altri tipi standard, SentryGlas® a elevata trasmissione UV (questo il nome del particolare tipo di intercalare usato per la serra) consiste di un polimero stabile ai raggi UV e pertanto non richiede uno stabilizzatore UV per la sua protezione. Tutti i tipi di interstrato DuPont™ SentryGlas®, originariamente sviluppati per i vetri nelle regioni interessate da uragani, sono rinomati per le ottime proprietà meccaniche. La resistenza di SentryGlas® è molto più elevata rispetto al PVB e la rigidità circa 100 volte maggiore. Il vetro stratificato di sicurezza con l'interstrato DuPont™ SentryGlas® offre superiori prestazioni post rottura ed eccezionali livelli di sicurezza e protezione.

Il vetro stratificato di sicurezza con l'interstrato Dupont™ SentryGlas® può essere già utilizzato in molte applicazioni architettoniche nel mondo, tuttavia finora in Germania non si è ottenuta un'approvazione progettuale per la particolare combinazione di Eurowhite® e "High UV-Transmission SentryGlas®."

Su iniziativa del dipartimento tecnico della Freie Universitat di Berlino, è stato commissionato un test generale per confermarne la conformità con gli standard di sicurezza. Lavorando a stretto contatto con Radeburger Fensterbau, produttore di facciate continue, il dipartimento per le costruzioni in acciaio e metallo leggero della University of Applied Sciences di Monaco di Baviera ha effettuato dei test. Le valutazioni riguardavano proprietà come resistenza alla trazione, protezione da impatto, prestazioni post-rottura del vetro, prestazioni di resistenza a incendio e comportamento a lungo termine quando esposto a simulazioni di condizioni atmosferiche. I risultati hanno soddisfatto tutte le aspettative e alla fine il loro impegno è stato premiato. Le autorità edilizie di Berlino hanno concesso un'"approvazione speciale" per l'utilizzo in questo ambizioso progetto edilizio di una soluzione innovativa e funzionale.