Prova il nettare, scopri la vita

Per crescere sane e vivere a lungo le piante necessitano di numerose attenzioni, che a volte però non sono sufficienti a garantirne un corretto sviluppo. Molteplici sono infatti i fattori ambientali che possono indebolirle. 

Compo, da sempre attenta alle particolari esigenze di tutte le famiglie di piante, offre in esclusiva Compo Nettare di Vita (Pentagarden® ALA), l'innovativo formulato in grado di promuovere la crescita delle piante rendendole meno sensibili alle condizioni esterne

Compo Nettare di Vita (Pentagarden®ALA) è una reale innovazione a livello mondiale grazie al suo contenuto dell'acido 5-aminolevulinico ALA, il precursore della clorofilla che incrementa lo sviluppo della pianta, ne migliora la struttura e le funzioni vitali prolungandone la vita anche in condizioni ambientali difficili, quali: ridotta luminosità, freddo e sbalzi di temperatura, concimazioni errate 

ALA entra nel processo di formazione della clorofilla, aumentando i livelli di attività fotosintetica già 24 ore dopo l'applicazione. 

Compo Nettare di Vita si utilizza diluito in acqua a dosaggi estremamente ridotti ed ha un impiego univeCrsale: è efficace su tutte le piante ornamentali da appartamento, balcone e giardino, su orticole, frutticole e sul tappeto erboso. 

Grazie a Compo Nettare di Vita le piante possono ottenere: 
• Maggiore intensità del colore e dello spessore delle foglie 
• Maggior sviluppo e vigore vegetativo 
• Riduzione e ritardo della perdita di foglie nel periodo autunno-invernale 
• Anticipo della fioritura e incremento della produzione: numero, colore e dimensione di fiori e frutti 
• Aumento della resistenza agli stress vegetativi ed ambientali 

Sicura dell'efficacia del prodotto, Compo sosterrà il lancio di Compo Nettare di Vita con un'attività d'impatto e pionieristica per il settore: “soddisfatti o rimborsati” permetterà all'acquirente di essere rimborsato dell'intera cifra pagata se non soddisfatto di Compo Nettare di Vita. 

L'operazione sarà sostenuta insieme al prodotto attraverso attività promopubblicitarie adeguate e coordinate nell'immagine, che mette in risalto le condizioni “stravaganti” in cui Compo Nettare di Vita può agire. Dal sito esclusivo www.nettaredivita.it alla campagna stampa per i media, da una confezione promo su display personalizzato, a poster e cartelli da banco, a giornate promozionali nel punto vendita al fine di rendere pubblica l'efficacia di Compo Nettare di Vita anche alle condizioni più estreme. 

 

Con tappo contagocce e misurino. Diluizione: 1 ml = 20 gocce / 100 ml d‘acqua 

Dose media: 
• applicazione radicale: diluire 1 ml in 1 l d‘acqua. Distribuire 100 ml di soluzione ogni 10 cm di diametro del vaso 
• applicazione fogliare: diluire 1-2 ml in 1 l d‘acqua 

Compo Nettare di Vita è a disposizione in flaconi da 25 ml a € 9,90 (nei punti vendita da novembre 2009)

 

Per informazioni: K + S Agricoltura Spa
Via Marconato, 8 – 20031 Cesano Maderno MI
Ufficio Marketing – Dr. Laura Galli 
Tel. 0362 512408- Fax 0362 512301
laura.galli@ks-agricoltura.it
www.ks-agricoltura.it

I giardini che fanno bene alla salute

BIOENERGETIC LANDSCAPES
Di Marco Nieri
Collana Costruire Naturalmente diretta da Maurizio Corrado
Sistemi Editoriali, Napoli 2009

“Bioenergetic Landscapes”, è una tecnica innovativa che, attraverso particolari misurazioni, riconosce alle piante e in particolare agli alberi la capacità di influire elettromagneticamente sull’uomo e sulle sue funzioni vitali, creando aree verdi terapeutiche chiamate “giardini bioenergetici”. Questo grazie al fatto che le piante emettono frequenze elettromagnetiche identiche a quelle prodotte dai nostri organi, ma con intensità e qualità differenti e che dipendono dal genere o dalla specie vegetale. Queste frequenze interagiscono per risonanza con il nostro organismo, con lo stesso principio di funzionamento della radio, e in relazione alle loro caratteristiche possono “nutrire” energeticamente i vari organi del corpo umano, producendo in taluni casi anche benefici molti intensi. Le proprietà elettromagnetiche di ogni specie possono essere misurate dettagliatamente e utilizzate così a scopo terapeutico nella realizzazione di aree verdi. In realtà l’intensità dei campi elettromagnetici emessi dagli alberi è estremamente bassa (come lo è quella dei “campi di bio-energia” emessi dall’uomo e oggi studiati in molte Università del mondo), ma possiede un’altissima affinità biologica. Normalmente essa non ha un’influenza sull’organismo oltre a qualche decina di centimetri dall’albero. Lo studio intrapreso ha però permesso di individuare particolari vettori elettromagnetici naturali, chiamati “campi generatori”, capaci di veicolare fino a una certa distanza le proprietà energetiche degli alberi, che possiamo definire la loro “informazione biologica”. Grazie ad accurate misurazioni, le piante vengono collocate con estrema precisione e con certe modalità in corrispondenza del percorso di questi vettori, che raccolgono l’informazione caratteristica della pianta trasportandola per un certo tratto. Si generano così aree bio-energetiche piuttosto vaste, estese fino a 20-30 metri di distanza dalle piante e ampie all’incirca della stessa misura, particolarmente idonee alla sosta, dove è misurabile una qualità elettromagnetica favorevole al nostro organismo in relazione al tipo di pianta che abbiamo utilizzato e alle sue specifiche proprietà di influenza biologica.
Utilizzando questa tecnica possiamo progettare e realizzare parchi e giardini bioenergetici, la cui funzione terapeutica è realmente basata sulle proprietà benefiche delle specie utilizzate, con risultati di qualificazione dell’elettromagnetismo ambientale non ottenibili in nessun altro sistema.
Per giungere a questo risultato la scelta delle piante è molto importante. La maggior parte delle specie mediterranee e continentali più comuni possiede qualità positive su diversi organi, e poche sono invece quelle disturbanti, come ad esempio il Noce (genere Juglans).
È interessante notare come nel corso della storia l’uomo abbia identificato attraverso l’esperienza e la sua sensibilità il valore positivo di molte specie di alberi, i quali sono diventati nel tempo simbolo stesso di vitalità e oggetto di culto. Anticamente questi rappresentavano idealmente i poteri e le qualità delle divinità che ad essi venivano associati, e che in alcuni casi li eleggevano come loro dimora. Ad esempio la Quercia (Quercus robur) è un albero di grande resistenza e particolarmente benefico per il sistema cardiocircolatorio, immunitario, endocrino e gli organi riproduttivi. Nell’antichità esso è stato considerato in tutto il bacino del Mediterraneo e fino al Nord Europa albero oracolare, albero sacro che al centro del Nemeton dei Celti o del Lucus romano diventava oggetto di culto evocando la potenza di Zeus o delle divinità nordiche. Non è escluso che il potere taumaturgico che veniva attribuito ad alcuni alberi sacri potesse derivare da una loro particolare collocazione capace di raccogliere le migliori condizioni della Biosfera locale, riuscendo così ad esaltare e diffondere intensamente nell’intorno la loro grande forza benefica.
L’associazione tra albero e significato simbolico e divino è evidente anche in altre piante legate alla tradizione sacra europea, come l’Ulivo, il Frassino o la Betulla, alberi molto positivi per l’organismo, in grado di sostenere il cuore e il sistema immunitario, e perciò preziosi per la nostra vitalità. Nel caso del Frassino, ad esempio, sappiamo che nella mitologia greca era consacrato a Poseidone, dio del mare, delle sorgenti e dei corsi d’acqua; l’analisi bioenergetica individua parallelamente in questo albero una forte influenza terapeutica anche a livello di reni, vescica e sistema linfatico, organi che interessano proprio i flussi liquidi del corpo.
L’antico gesto di abbracciare un albero acquista allora maggior significato, ponendoci in contatto con reali emissioni energetiche in grado di attivare meccanismi di benessere, così come passeggiare in un bosco ci permette di muoverci e riposarci all’interno di un ambiente fortemente influenzato dalle proprietà bio-elettromagnetiche degli alberi, tanto da rendere le nostre escursioni momenti di piacevole terapia energetica.
(tratto da Nemeton High Green Tech Magazine n°2)

Marco Nieri

 

I segreti della siepe in autunno

       

 Le foglie dorate di un carpino sono particolarmente adatte ad illuminare un giardino ricco di sempreverdi

L'autunno è una stagione di colori e struggenti atmosfere, come insegnano i giardinieri inglesi, che piantano sempre qualcosa di speciale per questi mesi, in sapienti e previdenti accostamenti. Di fiori autunnali ce ne sono molti più di quanto si creda: astri d'ogni colore (basti pensare alla ricca collezione del Vivaio Priola, a Treviso), dalie e crisantemi d'ogni forma, il dolcissimo Sedum spectabile 'Autumn Joy' dalla infiorescenza porporina, Echinops globoso e violetto, colchici insoliti e anemoni giapponesi, senza contare la sottile bellezza dei contrasti di certi fogliami, come quelli delle peonie arboree, diventate giallo oro, con i velluti grigio argento del senecio o l'azzurro di Festuca glauca. Per non parlare poi degli alberi e degli arbusti a foglia caduca, che assumono colorazioni splendenti, soprattutto dopo qualche giorno di freddo.

Ci si può insomma davvero sbizzarrire, con le "piante autunnali"! Le siepi, in particolare, possono diventare un elemento di grande decoro a bassa manutenzione. Alcune specie o varietà, tuttavia, sono più spettacolari delle altre: perché più gialle, o di un rosso più intenso, o di un bronzo o un porpora più avvincente. 0 perché si ricoprono di spine o di frutti decorativi. L'abilità, e il divertimento, sta perciò nell'individuarle e piantarle assieme.

Una raccomandazione, però: tra tutte quelle proposte, sceglierne solo poche, per evitare "l'effetto orto botanico". E poiché i colori autunnali accentuano la loro intensità in masse e contro uno sfondo verde scuro, si guadagnerà in efficacia inserendo qualche sempreverde e utilizzare più volte di seguito la stessa specie o varietà. Per una siepe d'autunno sono perfetti i biancospini (Crataegus crus-galli e C. monogyna), che diventano di colore arancione e bronzo e molti Cotoneaster (es. C. lucidus), che si trasformano in masse bronzee punteggiate da bacche rosso brillante.

Le bacche di Crataegus monogyna

Hydrangea quercifolia

E magnifici sono i Berberis non persistenti, anche per i mazzi di bacche minute molto graziose, rosse, gialle o blu. Di altezza contenuta, si distinguono per il portamento elegantemente arcuato (120 centimetri), oltre che per l'intensità del colore delle foglie: colore porpora in B. thunbergii, rosso carminio in B. sieboldii, rosso acceso in B x rubrostilla.

In autunno si svela poi tutta la bellezza degli evonimi caduchi, come Euonymus alatus ed E. europaeus, la comune fusaggine o berretta da prete, e la sua varietà 'Red Cascade'. Le loro foglie pendule diventano di un incredibile rosso intenso, accompagnate dai caratteristici frutti a capsula, rossi, che, aprendosi rivelano semi arancioni o rossi.

Diventano invece monete d'oro le foglie rotonde della fothergilla (Fothergilla major e F. monticola), dalla piacevole fioritura primaverile.

Altri arbusti autunnali per eccellenza, per foglie e bacche sono poi i cornioli (Cornus mas, C. kousa, C. florida e Cornus alba 'Sibirica', che, se potato ogni due anni, produce getti dalla corteccia rosso acceso) e i viburni (Viburnum opulus, V. betulifolium, V. dentatum, V. lantana), le cui belle foglie lobate si tingono di giallo oro, tra le quali si spiccano mazzetti di bacche nere o rosse.

Risplendono rosso fuoco, lo scotano (Cotinus coggygra, ma hanno sfumature colore prugna le sue varietà 'Foliis Purpureis' e Royal Purple') e di giallo arancione e rosso, i sommacchi (Rhus thyphina e i meno vigorosi R. glabra e la sua varietà 'Laciniata'), arbusti per il resto dell'anno dall'aspetto un po' troppo rigido.

Per una siepe da collezionisti, si segnalano inoltre: Hydrangea quercifolia, l'unica ortensia che può essere piantata al sole, dove anzi le sue grandi foglie lobate, verde opaco e tomentose, prendono colorazioni rosse e porporine; Disanthus cercidifolius, un arbusto (150-180 centimetri di altezza e diametro), amante dei terreni fertili e acidi, sensibile a gelate, da piantare all'ombra dove fa caldo, le cui foglie a cuore diventano, da verde azzurro, di un brillante colore vino in autunno; Clethra alnifolia, di analoghe dimensioni, le cui infiorescenze a panicoli, bianche o rosa, sbocciano fino a ottobre, tra foglie appuntite giallo e arancio. Assai piacevoli, per una siepe formale da tenere potata, sono poi il faggio (Fagus sylvatica, soprattutto le varietà 'Atropurpurea' e 'Tricolor') e il carpino (Carpinus betulus).

Proprio da non dimenticare, per una siepe di maggiori dimensioni, i carpini e gli aceri, dal campestre (Acer campestre), da allevare come grande arbusto, ad Acer ginnala e Acer monspessulanum, per natura arbustivi. Le loro foglie, dapprima gialle o rosse e in seguito marroncine, rimangono a lungo sulla pianta, prima di cadere: il carpino, in particolare, può conservarle per tutto l'inverno.

Infine il tocco di fogliame persistente, si può scegliere tra i Berberís (come B. x chenaultii, B. darwinli, B. julianae, B. verruculusa), gli agrifogli (come Ilex crenata), alcuni Cotoneaster, come il grande C. salícifolius e l'elegante C. frankettíPyracantha (es. il classico P. coccinea), che hanno anche il vantaggio delle bacche (e in primavera dei fiori) e l'ottimo e comune ligustro (Ligustrum vulgare), che tende a conservare le foglie, dove non fa troppo freddo: robusto e indistruttibile, dalla fresca e profumata fioritura primaverile, cresce praticamente ovunque.

E, ancora, le camelie, magari a fioritura autunnale (come le Camellia sasanqua) e le abelie (Abelia x grandiflora), le cui foglie sono semipersistenti o persistenti a seconda dell'andamento climatico, ma assumono in autunno sfumature porporine.

Nei luoghi un po' riparati o non gelivi, sono adatti anche gli Osmanthus: 0. delavayi, dal bel portamento arrotondato, e i più grandi 0. heterophylla, i cui fiori bianchi e profumati sbocciano in ottobre. Oltre, ovviamente, alle conifere, come ginepri (es. Juniperus viginiana) e tuie (es. Thuja occidentalis), che tuttavia possono danneggiare quel certo sapore rustico conferito invece dalle latifoglie.

 

 

Fiori e colori da settembre ad ottobre

Il giardino autunnale (o almeno quelle aree che sono maggiormente improntate a tale stagione) corre essenzialmente su due grandi binari: l'effetto ornamentale di bacche e pomi e le variazioni cromatiche delle foglie, con la non trascurabile integrazione di un terzo elemento, quello delle fioriture tardive.

Fagus sylvatica 'Asplenifolia'

Aesculus hippocastanum, l'ippocastano

In quest'ultimo settore, notevole rilevanza hanno alcuni generi di erbacee perenni (come Aster, Dendranthema – cioè i vecchi Chrysanthemum – ma anche Hellanthus, Salvia, Kniphofia, ecc.), i quali annoverano specie e varietà che potremmo definire "bistagionali", fiorendo tra la fine dell'estate e l'autunno, con una coda che talvolta resiste fino all'arrivo dei primi geli (Dendranthema, Aster e Kniphofia in particolare). Anche tra le specie suffruticose e legnose, tuttavia, non mancano fioriture in ottobre e novembre, prime fra tutte le eriche, che presentano il vantaggio di essere spesso dotate di un fogliame minuto, elegante e dai colori più svariati: ogni tipo di verde, giallo, bronzo, marrone, rosso.
Valga per tutti l'esempio di Calluna vulgaris 'Biazeway', che non solo ha fiorellini tra il rosa e il malva, ma anche fronde dapprima verdi, poi gialle e infine rosse in pieno inverno.

Gli alberi più attraenti
Se però vogliamo ottenere effetti particolari, soprattutto se disponiamo di un'area di medio-grandi dimensioni, è necessario ricorrere a generi e specie decisamente arbustivi e arborei, con cui sarà possibile progettare un sapiente gioco ad incastri di volumi, masse, contrasti.

Quercus rubra, la quercia rossa

Clerodendron trichotomum

Gli alberi decidui, in questi mesi, sembrano volersi prendere una rivincita su erbe e cespugli, che quasi sempre avevano primeggiato in primavera in virtù delle fioriture assai più sgargianti. Faggi, platani, noci e olmi, ad esempio, che nei primi mesi dell'anno sicuramente non brillano se non per il loro portamento, sono ora tra gli esemplari più attraenti grazie al colore giallo dorato o giallo-bruno delle loro foglie.

Chaenomeles japonica, il cotogno da fiore

Un dolce frutto edule: Passiflora coerulea

Gli aceri, invece, risaltano sia in primavera che in autunno: quelli giapponesi (Acer japonicum e Acer palmatum) si coprono di deliziosi e numerosissimi fiorellini in marzo-aprile, per poi replicare lo spettacolo in novembre, quando il fogliame può diventare giallo, rosso, fucsia, bruno o mattone a seconda delle innumerevoli cuitivar. Ancor più indicati, per questa ultima funzione, sono le magnolie decidue e il Liriodendron tullpifera, o albero dei tulipani, che può fare affidamento tanto su splendidi fiori a coppa, in maggio, quanto sul miglior giallo autunnale che un albero caducifoglio possa offrire.

Gli arbusti seducenti
Tuttavia molti arbusti dispongono di altri richiami ornamentali, vale a dire i frutti, eduli o velenosi, spesso seducenti per i motivi più disparati. I colori dominanti sono il rosso (come in Cotoneaster spp., Viburnum lantana, Stranvaesia davidiana, Idesia polycarpa, Ilex aquifolium, ecc.) e il giallo (come in Chaenomeles spp.), ma anche l'arancione (Passiflora coerulea), il verde (Fejjoa sellowiana) e perfino il bianco niveo (Symphoricarpos albus var. laevigatus). Né vanno dimenticati gli abbinamenti di grande effetto, come il fucsia/blu di Clerodendrum trichotomum e il rosso/arancione di Euonymus europaeus, o le forme curiose come quella dei frutti di melograno (Punica granatum).

Il bianco puro della sinforina:
Symphoricarpus albus 'Variegatus'.

Idesia polycarpa

Anche le foglie di certi arbusti sempreverdi, poi, si mettono d'impegno per colorare il nostro giardino: osserviamo ad esempio quelle di Mahonia aquifollum, che rimangono verdi per tutto l'anno, per assumere un colore rosso acceso in autunno e bruno in inverno.

Viburnum lantana

Cotoneaster horizontalis

E però certo che la palmadella variabilità cromatica, anche sullo stesso esemplare, va assegnata a certe rampicanti della famiglia delle Vitacee, come Parthenocissus tricuspidata o P. quinquefolia, per descrivere le quali nella stagione autunnale si dovrebbe ricorrere ad un manuale di tecnica dei colori.
Non va infine dimenticato – per chi abbia sufficiente spazio e molta pazienza per ottenere i risultati programmati – che un giardino o un parco possono diventare addirittura affascinanti se ci si dimentica di raccogliere le foglie cadute nei mesi autunnali: cosa c'è di più bello, anche se con qualche vena crepuscolare, di un viale su cui prospettano un Liquidambar styraciflua, un Taxodium distichum, meglio ancora, un Ginkgo biloba?

Euonymus europaeus

Juglans nigra, il noce

Un soffice tappeto formato
dalle foglie di
Ginkgo biloba

 

PETALI DI POESIA
a cura di Valeria Contavalli

GUARDANDO L'ITALIA

Di là dal lago dietro rosati monti
giace l'Italia, terra promessa della gioventù,
patria familiare dei miei sogni.
Alberi fulvi parlano dell'autunno.
E nell'incipiente autunno della vita me ne siedo solo,
guardo del mondo i begli occhi crudeli,
scelgo i colori dell'autunno e lo dipingo,
lui che tante volte mi tradi lui che sempre e sempre ancora io amo.
Amore e solitudine,
amore ed incolmabile nostalgia son dell'arte le madri;
e nell'autunno della vita ancora esse mi conducono per mano,
il loro canto struggente splende malioso al lago e alla montagna,
al dolce mondo da cui ci congediamo.

Hermann Hesse

Le meraviglie degli Aceri giapponesi

Solitamente chiamiamo «giapponesi» quegli aceri, dotati di pregevolissime caratteristiche ornamentali, che per un verso o per l'altro fanno capo alle due specie Acer japonicum e Acer palmatum, pur mostrando forme fortemente differenziate, dovute all'intervento dell'uomo. In realtà (come si è visto nel servizio comparso sul numero di ottobre di questa rivista) dalle lontane terre del Giappone sono arrivati in Occidente molti altri aceri, come Acer buergerianum, Acer capillipes e così via, che con i primi presentano ben poche somiglianze, a parte le ovvie analogie morfologiche che accomunano tutte queste essenze nel grande e importante genere Acer.
L'uso di quell'espressione è però talmente radicato che nessuno si azzarderebbe a contestarlo, anche perché, a prescindere dall'enorme varietà di forme, A. japonicum e A. palmatum sembrano nati apposta per decorare giardini e angoli di parchi, che necessitano della presenza di alberelli e arbusti di modeste dimensioni e con fogliame fine ed elegante. Naturalmente, questi aceri sono assai cari ai popoli dell'Estremo Oriente, che da sempre li utilizzano per la formazione dei loro raffinatissimi e inappuntabili giardini, nei quali tuttavia, sorprendentemente, essi ricoprono un ruolo secondario rispetto alle conifere sempreverdi (Cryptomeria, Thuja, ecc.) e agli stessi bambù.
Ciò non significa che in quel Paese la creazione di varietà orticole non sia stata a lungo una delle principali attività di coltivatori pazienti e ricchi di buon gusto: si calcola, infatti, che a partire dai primi anni del Seicento a oggi siano stati ottenuti più di 250 cultivar di A. palmatum e japonicum. Specialmente fra il Settecento e l'Ottocento si raggiunse l'acme della popolarità di queste piante in Giappone, mentre all'inverso il periodo più nero coincise con la seconda guerra mondiale.

Moltiplicità di forme
Oggi, basta guardarsi attorno per rendersi conto della travolgente crescita d'interesse per gli aceri giapponesi: non c'è giardino italiano moderno che non ne sfoggi tre o quattro varietà. Perché tanta fortuna? Innanzi tutto per la loro molteplicità di forme, portamento, dimensioni, che li rende disponibili praticamente per ogni tipo di utilizzazione.
Poi, soprattutto, per la ricchezza di colori, forse ineguagliabile in tutta la flora ornamentale. I verdi primaverili delle foglie sono tenerissimi, mentre la gamma cromatica delle forme striate e variegate è altrettanto stupefacente. Ma l'autunno è la stagione più propizia per ammirarli, perché i già brillanti colori estivi (dal verde al marrone, dal giallo al rosso fuoco) acquistano un'intensità maggiore in ottobre-novembre, a volte cambiando completamente rispetto ai mesi precedenti.

Acer japonicum
Acer japonicum è presente, allo stato spontaneo, nelle foreste di montagna del Giappone settentrionale ed è caratterizzato da un'altezza che può anche arrivare a 15 metri, anche se poi nelle forme coltivate esso rimane molto più basso. Le foglie, di colore verde brillante, sono quasi rotonde, con 7-13 lobi ovali e appuntiti; le infiorescenze – che di solito negli aceri giapponesi sono insignificanti – in questa specie sono invece attraenti, con il loro colore purpureo, ben visibili perché compaiono prima della fogliazione.

 

   

 

Cultivar interessanti
A. japonicum non possiede certo la variabilità genetica di A. palmatum, ma alcune sue cultivar si mettono in luce sia per la forma della lamina fogliare sia per la brillante colorazione autunnale. La più frequente è forse Acer japonicum 'Aureum' un piccolo arbusto a crescita molto lenta; le sue foglie, portate da un picciolo rossastro, sono di color giallo-oro intenso, che però è soggetto a «scottature» se la pianta non è stata collocata in posizione semiombreggiata.

Acer japonicum 'Aconitifolium' deve il suo nome alla forte rassomiglianza fra le sue foglie e quelle del genere Aconitum o anche delle felci. Esse sono profondamente divise in circa 11 lobi che arrivano fino alla base della foglia, mentre ogni lobo, a sua volta è ulteriormente suddiviso fin quasi alla nervatura centrale. li colore, verde chiaro in primavera, nei mesi invernali è scarlatto-purpureo, facendo apparire da lontano la pianta come un albero interamente rosso. Assai interessante è anche Acer japonicum 'Vitifolium' che ricorda appunto, nella forma della foglia, la vite: i 9-11 lobi, infatti, sono profondamente divisi e possono arrivare ai 16 centimetri di lunghezza. In autunno il colore è prevalentemente giallo, con screziature cremisi e scarlatto.

 

Acer palmatum
Allo stato spontaneo, Acer palmatum, l'indiscusso protagonista fra gli aceri giapponesi, è diffuso in tutte le isole nipponiche, con alcune varietà presenti anche in Cina e in Corea. Esso in pratica è indifferente alle più svariate condizioni di suolo, esposizione e altitudine, mettendo così in luce la sua naturale tendenza a presentarsi in sottospecie, varietà e forme che, ovviamente, sono state ampiamente sfruttate dai fioricoltori. Questa straordinaria quantità di cultivar crea notevoli problemi di classificazione tassonomica che, anche a livello di specialisti, vede spesso una notevole confusione tra le varie forme, con frequenti casi di sovrapposizioni.

Il Krússmann, ad esempio, tenta di semplificare le cose proponendo 5 gruppi: Acer palmatum (con foglie a 5 lobi), l’Acer palmatum heptalobum (con 7 lobi ovali oblunghi), Acer palmatum linearilobum (5-7 lobi molto stretti), il Acer palmatum dissectum (5-9 lobi incisi fino alla base delle foglie), Acer palmatum sessilifolium (con piccioli assai corti). Altri autori, come il Vertrees, hanno individuato invece sette gruppi: i primi quattro sulla base della forma della foglia, il quinto dedicato agli arbusti nani, il sesto alle forme variegate e il settimo a quelle anomale. In questa prospettiva sistematica – per quanto incerta – vediamo ora alcune delle più famose e belle cultivar.

   

«A foglia palmata»
Nel gruppo «a foglia palmata», in cui si ha la massima rassomiglianza con la specie-base, spicca il rinomato Acer palmatum 'Atropurpureum' in numerosissime selezioni.
Una delle più spettacolari è Acer 'Bloodgood', un alberello di 5-6 metri al massimo, che mostra foglie di colore rosso intenso, con l'apprezzabile tendenza a non mutare questi toni durante l'estate, cambiandoli invece in cremisi in autunno. Pare che esso debba le sue origini al famoso centro di Boskoop (Olanda), anche se poi ha ricevuto un fortissimo impulso negli U.S.A.

 

 

 

 

I «Dissectum»
Il più complicato dei gruppi è quello dei Acer palmatum 'Dissectum', che possiedono foglie con lobi completamente separati fra loro sino alla base e, a loro volta, ulteriormente pennati. Nei nostri giardini è assai frequente Acer palmatum atropurpureum in numerosissime selezioni.
Il "Garnet" è una pianta vigorosa, alta fino a tre metri, in grado di generare ramoscelli lunghi anche un metro, che ben presto si adattano al portamento un po' pendulo o a cascata della pianta, del resto tipico di tutto il gruppo.
Le foglie hanno un colore rosso-arancione, che regge per quasi tutta l'estate e che rassomiglia a quello della pietra «granato», da cui deriva il nome inglese della pianta. Il Acer palmatum 'Dissectum' Sunset, invece, si distingue dagli altri 'Dissectum' per avere lobi non doppiamente intagliati, ma la sua qualità migliore risiede nella gamma cromatica delle foglie, normalmente di un verde tenue soffuso di ruggine, ancor più intenso su quelle maggiormente esposte al sole.

 

A «foglie profondamente divise»
Il gruppo contraddistinto dalle foglie profondamente divise si differenzia dal precedente perché i lobi non sono separati fino al picciolo. La cultivar Acer palmatum 'Matsu Kaze' ha foglie lunghe fino a 8 cm, fornite di sette lobi, con bellissime tonalità verde-bronzo in primavera, verde intenso in estate e carminio-cremisi in autunno.
Il suo portamento piuttosto pendulo ne sconsiglia l'uso in giardini rocciosi, perché la pianta necessita di un certo spazio per mostrarsi in tutta la sua attrattiva.
A questo gruppo potremmo assegnare anche una magnifica cultivar ottenuta a Villa Taranto e dedicata al primo proprietario del complesso, Acer palmatum 'Neil Mc Eacharn': il colore rosso-corallo delle sue foglie primaverili è decisamente unico.

 

   

Linearilobum
Acer palmatum f. linearilobum non è precisamente una cultivar, ma una «forma», vale a dire una sorta di "deviazione" naturale della specie-base, dovuta a particolari condizioni ecologiche.
A ben guardarlo, sembrerebbe invece il frutto di una chiara manipolazione umana, con quei suoi verdi lobi, lunghi e strettissimi, con i quali in effetti i coltivatori si sono sbizzarriti alla ricerca di ulteriori selezioni. Una di queste, ormai celeberrima, è "Red Pigmy" con lobi larghi al massimo 4 mm, di uno splendido color rosso-marrone fino a metà estate, quando poi si ha un passaggio a toni ancor più scuri.

Arbusti nani
Il gruppo degli arbusti nani comprende aceri che non solo restano al di sotto del metro di altezza, ma che si sviluppano anche lentamente e rimangono molto compatti. Fra questi, ha un posto di rilievo Acer palmatum 'Kamagata', dalle foglie pentalobate e leggermente incurvate sulla cima dei lobi, che terminano in una stretta punta. In primavera esse sono verdi, ma spruzzate di rosso ai margini, mentre l'autunno le vede di color giallo-arancione. La cultivar Acer palmatum 'Katsura', invece, può raggiungere un'altezza più elevata di quella precedente; sorprendente è il suo colore primaverile, un delicatissimo giallo-arancione, mentre il lobo centrale è più lungo degli altri. E’ una pianta che si adatta molto bene alla coltivazione «bonsai».

Forme variegate
Il gruppo «a foglie variegate» annovera diverse forme molto interessanti, come il diffuso Acer palmatum 'Roseomarginatum', che in realtà andrebbe chiamato con il suo nome originale giapponese, Acer palmatum 'Higasayama'.
L'erronea denominazione latina deriva dalla tonalità rosea che hanno i margini dei lobi nel loro primo mese di vita (v. foto): in seguito essa scomparirà per lasciare spazio alle parti color crema-arancione.
La cultivar Acer palmatum 'Aoka-Nishiki', invece, viene tradizionalmente inserita in questo gruppo, anche se in realtà è assai difficile osservare la variegatura: quasi sempre le sue foglie mostrano un grazioso verde pallido.

Forme anomale
Infine Acer 'Chishio' appartiene alla categoria degli aceri di «aspetto anomalo», non tanto per la forma delle foglie (5-7 lobate e divise fino a 2/3 della lamina), quanto per il colore primaverile che è un brillantissimo cremisi, poi trasformantesi in verde durante l'estate e in rosso-arancione in autunno.
La disamina degli aceri giapponesi deve inoltre comprendere almeno altri due esemplari che, pur appartenendo a specie diverse da A. palmatum, tuttavia gli assomigliano molto. Il primo è Acer mono, cinese, la cui foglia, nella cultivar Acer mono 'Usugumo' è stata paragonata all'ala di un pipistrello.
Il secondo è Acer sieboldianum, giapponese, con foglie piccole e un tenerissimo color verde che riesce a mantenersi per diversi mesi, prima di tramutarsi, alla fine, in un giallo intenso.