Le meraviglie degli Aceri giapponesi

Maria Teresa Salomoni

Solitamente chiamiamo «giapponesi» quegli aceri, dotati di pregevolissime caratteristiche ornamentali, che per un verso o per l'altro fanno capo alle due specie Acer japonicum e Acer palmatum, pur mostrando forme fortemente differenziate, dovute all'intervento dell'uomo. In realtà (come si è visto nel servizio comparso sul numero di ottobre di questa rivista) dalle lontane terre del Giappone sono arrivati in Occidente molti altri aceri, come Acer buergerianum, Acer capillipes e così via, che con i primi presentano ben poche somiglianze, a parte le ovvie analogie morfologiche che accomunano tutte queste essenze nel grande e importante genere Acer.
L'uso di quell'espressione è però talmente radicato che nessuno si azzarderebbe a contestarlo, anche perché, a prescindere dall'enorme varietà di forme, A. japonicum e A. palmatum sembrano nati apposta per decorare giardini e angoli di parchi, che necessitano della presenza di alberelli e arbusti di modeste dimensioni e con fogliame fine ed elegante. Naturalmente, questi aceri sono assai cari ai popoli dell'Estremo Oriente, che da sempre li utilizzano per la formazione dei loro raffinatissimi e inappuntabili giardini, nei quali tuttavia, sorprendentemente, essi ricoprono un ruolo secondario rispetto alle conifere sempreverdi (Cryptomeria, Thuja, ecc.) e agli stessi bambù.
Ciò non significa che in quel Paese la creazione di varietà orticole non sia stata a lungo una delle principali attività di coltivatori pazienti e ricchi di buon gusto: si calcola, infatti, che a partire dai primi anni del Seicento a oggi siano stati ottenuti più di 250 cultivar di A. palmatum e japonicum. Specialmente fra il Settecento e l'Ottocento si raggiunse l'acme della popolarità di queste piante in Giappone, mentre all'inverso il periodo più nero coincise con la seconda guerra mondiale.

Moltiplicità di forme
Oggi, basta guardarsi attorno per rendersi conto della travolgente crescita d'interesse per gli aceri giapponesi: non c'è giardino italiano moderno che non ne sfoggi tre o quattro varietà. Perché tanta fortuna? Innanzi tutto per la loro molteplicità di forme, portamento, dimensioni, che li rende disponibili praticamente per ogni tipo di utilizzazione.
Poi, soprattutto, per la ricchezza di colori, forse ineguagliabile in tutta la flora ornamentale. I verdi primaverili delle foglie sono tenerissimi, mentre la gamma cromatica delle forme striate e variegate è altrettanto stupefacente. Ma l'autunno è la stagione più propizia per ammirarli, perché i già brillanti colori estivi (dal verde al marrone, dal giallo al rosso fuoco) acquistano un'intensità maggiore in ottobre-novembre, a volte cambiando completamente rispetto ai mesi precedenti.

Acer japonicum
Acer japonicum è presente, allo stato spontaneo, nelle foreste di montagna del Giappone settentrionale ed è caratterizzato da un'altezza che può anche arrivare a 15 metri, anche se poi nelle forme coltivate esso rimane molto più basso. Le foglie, di colore verde brillante, sono quasi rotonde, con 7-13 lobi ovali e appuntiti; le infiorescenze – che di solito negli aceri giapponesi sono insignificanti – in questa specie sono invece attraenti, con il loro colore purpureo, ben visibili perché compaiono prima della fogliazione.

 

   

 

Cultivar interessanti
A. japonicum non possiede certo la variabilità genetica di A. palmatum, ma alcune sue cultivar si mettono in luce sia per la forma della lamina fogliare sia per la brillante colorazione autunnale. La più frequente è forse Acer japonicum 'Aureum' un piccolo arbusto a crescita molto lenta; le sue foglie, portate da un picciolo rossastro, sono di color giallo-oro intenso, che però è soggetto a «scottature» se la pianta non è stata collocata in posizione semiombreggiata.

Acer japonicum 'Aconitifolium' deve il suo nome alla forte rassomiglianza fra le sue foglie e quelle del genere Aconitum o anche delle felci. Esse sono profondamente divise in circa 11 lobi che arrivano fino alla base della foglia, mentre ogni lobo, a sua volta è ulteriormente suddiviso fin quasi alla nervatura centrale. li colore, verde chiaro in primavera, nei mesi invernali è scarlatto-purpureo, facendo apparire da lontano la pianta come un albero interamente rosso. Assai interessante è anche Acer japonicum 'Vitifolium' che ricorda appunto, nella forma della foglia, la vite: i 9-11 lobi, infatti, sono profondamente divisi e possono arrivare ai 16 centimetri di lunghezza. In autunno il colore è prevalentemente giallo, con screziature cremisi e scarlatto.

 

Acer palmatum
Allo stato spontaneo, Acer palmatum, l'indiscusso protagonista fra gli aceri giapponesi, è diffuso in tutte le isole nipponiche, con alcune varietà presenti anche in Cina e in Corea. Esso in pratica è indifferente alle più svariate condizioni di suolo, esposizione e altitudine, mettendo così in luce la sua naturale tendenza a presentarsi in sottospecie, varietà e forme che, ovviamente, sono state ampiamente sfruttate dai fioricoltori. Questa straordinaria quantità di cultivar crea notevoli problemi di classificazione tassonomica che, anche a livello di specialisti, vede spesso una notevole confusione tra le varie forme, con frequenti casi di sovrapposizioni.

Il Krússmann, ad esempio, tenta di semplificare le cose proponendo 5 gruppi: Acer palmatum (con foglie a 5 lobi), l’Acer palmatum heptalobum (con 7 lobi ovali oblunghi), Acer palmatum linearilobum (5-7 lobi molto stretti), il Acer palmatum dissectum (5-9 lobi incisi fino alla base delle foglie), Acer palmatum sessilifolium (con piccioli assai corti). Altri autori, come il Vertrees, hanno individuato invece sette gruppi: i primi quattro sulla base della forma della foglia, il quinto dedicato agli arbusti nani, il sesto alle forme variegate e il settimo a quelle anomale. In questa prospettiva sistematica – per quanto incerta – vediamo ora alcune delle più famose e belle cultivar.

   

«A foglia palmata»
Nel gruppo «a foglia palmata», in cui si ha la massima rassomiglianza con la specie-base, spicca il rinomato Acer palmatum 'Atropurpureum' in numerosissime selezioni.
Una delle più spettacolari è Acer 'Bloodgood', un alberello di 5-6 metri al massimo, che mostra foglie di colore rosso intenso, con l'apprezzabile tendenza a non mutare questi toni durante l'estate, cambiandoli invece in cremisi in autunno. Pare che esso debba le sue origini al famoso centro di Boskoop (Olanda), anche se poi ha ricevuto un fortissimo impulso negli U.S.A.

 

 

 

 

I «Dissectum»
Il più complicato dei gruppi è quello dei Acer palmatum 'Dissectum', che possiedono foglie con lobi completamente separati fra loro sino alla base e, a loro volta, ulteriormente pennati. Nei nostri giardini è assai frequente Acer palmatum atropurpureum in numerosissime selezioni.
Il "Garnet" è una pianta vigorosa, alta fino a tre metri, in grado di generare ramoscelli lunghi anche un metro, che ben presto si adattano al portamento un po' pendulo o a cascata della pianta, del resto tipico di tutto il gruppo.
Le foglie hanno un colore rosso-arancione, che regge per quasi tutta l'estate e che rassomiglia a quello della pietra «granato», da cui deriva il nome inglese della pianta. Il Acer palmatum 'Dissectum' Sunset, invece, si distingue dagli altri 'Dissectum' per avere lobi non doppiamente intagliati, ma la sua qualità migliore risiede nella gamma cromatica delle foglie, normalmente di un verde tenue soffuso di ruggine, ancor più intenso su quelle maggiormente esposte al sole.

 

A «foglie profondamente divise»
Il gruppo contraddistinto dalle foglie profondamente divise si differenzia dal precedente perché i lobi non sono separati fino al picciolo. La cultivar Acer palmatum 'Matsu Kaze' ha foglie lunghe fino a 8 cm, fornite di sette lobi, con bellissime tonalità verde-bronzo in primavera, verde intenso in estate e carminio-cremisi in autunno.
Il suo portamento piuttosto pendulo ne sconsiglia l'uso in giardini rocciosi, perché la pianta necessita di un certo spazio per mostrarsi in tutta la sua attrattiva.
A questo gruppo potremmo assegnare anche una magnifica cultivar ottenuta a Villa Taranto e dedicata al primo proprietario del complesso, Acer palmatum 'Neil Mc Eacharn': il colore rosso-corallo delle sue foglie primaverili è decisamente unico.

 

   

Linearilobum
Acer palmatum f. linearilobum non è precisamente una cultivar, ma una «forma», vale a dire una sorta di "deviazione" naturale della specie-base, dovuta a particolari condizioni ecologiche.
A ben guardarlo, sembrerebbe invece il frutto di una chiara manipolazione umana, con quei suoi verdi lobi, lunghi e strettissimi, con i quali in effetti i coltivatori si sono sbizzarriti alla ricerca di ulteriori selezioni. Una di queste, ormai celeberrima, è "Red Pigmy" con lobi larghi al massimo 4 mm, di uno splendido color rosso-marrone fino a metà estate, quando poi si ha un passaggio a toni ancor più scuri.

Arbusti nani
Il gruppo degli arbusti nani comprende aceri che non solo restano al di sotto del metro di altezza, ma che si sviluppano anche lentamente e rimangono molto compatti. Fra questi, ha un posto di rilievo Acer palmatum 'Kamagata', dalle foglie pentalobate e leggermente incurvate sulla cima dei lobi, che terminano in una stretta punta. In primavera esse sono verdi, ma spruzzate di rosso ai margini, mentre l'autunno le vede di color giallo-arancione. La cultivar Acer palmatum 'Katsura', invece, può raggiungere un'altezza più elevata di quella precedente; sorprendente è il suo colore primaverile, un delicatissimo giallo-arancione, mentre il lobo centrale è più lungo degli altri. E’ una pianta che si adatta molto bene alla coltivazione «bonsai».

Forme variegate
Il gruppo «a foglie variegate» annovera diverse forme molto interessanti, come il diffuso Acer palmatum 'Roseomarginatum', che in realtà andrebbe chiamato con il suo nome originale giapponese, Acer palmatum 'Higasayama'.
L'erronea denominazione latina deriva dalla tonalità rosea che hanno i margini dei lobi nel loro primo mese di vita (v. foto): in seguito essa scomparirà per lasciare spazio alle parti color crema-arancione.
La cultivar Acer palmatum 'Aoka-Nishiki', invece, viene tradizionalmente inserita in questo gruppo, anche se in realtà è assai difficile osservare la variegatura: quasi sempre le sue foglie mostrano un grazioso verde pallido.

Forme anomale
Infine Acer 'Chishio' appartiene alla categoria degli aceri di «aspetto anomalo», non tanto per la forma delle foglie (5-7 lobate e divise fino a 2/3 della lamina), quanto per il colore primaverile che è un brillantissimo cremisi, poi trasformantesi in verde durante l'estate e in rosso-arancione in autunno.
La disamina degli aceri giapponesi deve inoltre comprendere almeno altri due esemplari che, pur appartenendo a specie diverse da A. palmatum, tuttavia gli assomigliano molto. Il primo è Acer mono, cinese, la cui foglia, nella cultivar Acer mono 'Usugumo' è stata paragonata all'ala di un pipistrello.
Il secondo è Acer sieboldianum, giapponese, con foglie piccole e un tenerissimo color verde che riesce a mantenersi per diversi mesi, prima di tramutarsi, alla fine, in un giallo intenso.


    Fonte: Giardino Fiorito - Cottini Paolo

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