Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio

L'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna nella seduta antimeridiana del 25 novembre 2009 ha approvato la Deliberazione legislativa n. 107/2009, "Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio. Modifica della legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 (Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio) e norme transitorie in merito alla legge regionale 30 ottobre 2008, n. 19 (Norme per la riduzione del rischio sismico).

La prima parte della legge modifica e integra la normativa in materia di tutela e uso del territorio inserendo, tra gli altri, i principi generali per la tutela e valorizzazione del paesaggio e individuando i compiti di Comuni e Province in tale ambito. Tale deliberazione istituisce l'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio "… con il compito di monitorare l’attuazione della pianificazione paesaggistica e l’evoluzione delle trasformazioni del paesaggio regionale …". L'Osservatorio regionale "… collabora con l’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, con le Province, i Comuni, le Comunità montane, gli Enti di gestione dei parchi e la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali, nonché, previo specifico accordo, con le associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi, con gli altri soggetti istituzionali cui sono attribuite funzioni di vigilanza sul territorio e con l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna (IBACN)". Inoltre, ha il compito di favorire la diffusione della conoscenza sullo stato del paesaggio e sulle politiche e attività di tutela e valorizzazione realizzate dalla Regione e dalle Autonomie locali, e, ogni tre anni, di presentare un rapporto sullo stato del paesaggio regionale.

La nuova normativa istituisce anche la Commissione regionale per il paesaggio, composta dal Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna del Ministero per i beni e le attività culturali, dal Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio, dal Soprintendente per i beni archeologici, da un rappresentante della Regione, da un rappresentante della Provincia, da tre esperti in materia di paesaggio individuati dalla Giunta regionale tra soggetti di qualificata, pluriennale e documentata professionalità ed esperienza nella materia della tutela del paesaggio. 

L'Art. 5 di tale legge, invece definisce le disposizioni transitorie in materia di riduzione del rischio sismico.

 

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Quando il verde fa bene alla salute

Introduzione
In tutto il “Terziario Rurale” il proprietario privato e pubblico di verde ornamentale, il gitante e lo sportivo, l’agricoltore del piccolo appezzamento e dell’orto urbano, il partecipante della fattoria multifunzionale e sociale, il paziente del giardino terapeutico…., sono, direttamente od indirettamente consumatori di beni e servizi. Gli imprenditori sono coloro che offrono i servizi in oggetto, ma alle loro spalle hanno tutti quei soggetti che vendendo piante, attrezzature, imputs agronomici, servizi tecnici, culturali, politici……., permettono loro di offrire i servizi in oggetto.

Benefici economici
Queste realtà sono quindi vitalissime forme di fruizione terziaria dell’ambiente, luogo di espressione di consumatori motivati che danno motivo d’essere a complesse filiere d’impresa. La loro rilevanza è dimostrata dal numero di fiere, di riviste, di negozi per proprietari e cultori di giardini, per paleo e neo contadini e dalla quantità di offerte turistiche fatte per fruire del territorio.
Il settore sostiene, in particolare, le imprese legate alla produzione floro-vivaistica, alla gestione e alla manutenzione del verde, all’edilizia locale…. La sua natura implica che sia agito in particolare da piccole e medie imprese, operanti a scala locale. Professionisti, terzisti, vivaisti, industriali, commercianti, costruttori, animatori, giardinieri, cantinieri, camerieri, frantoiani, esperti e terapisti di questo e di quello……., vivono quindi sulla “domanda di verde e di ruralità”. E finché ci sono danno senso d’essere ai mondi formativi, sindacali, politici ed amministrativi che ci ruotano intorno.
D’altronde l’attuale quadro economico mondiale suggerisce che, perlomeno nel breve periodo, in Italia e forse nell’intera Europa, la convenienza delle produzioni agricole, escluse alcune colture di nicchia, non andrà aumentando. E’ preferibile quindi puntare sull’economia dei servizi e sul suo indotto. Va comunque considerato che i pochi prodotti realizzati, in quanto sotto-prodotto di altre attività, sono in realtà a costo basso ed insieme a gruppo di acquisto e filiere corte sono pur sempre un contributo a contenere la dipendenza dell’Italia dal mercato agro-alimentare globale.

Benefici culturali
Il “Terziario Rurale” può, quindi, avere una rilevanza strategica. Può infatti contribuire a conservare la vitalità delle filiere tecniche a monte ed a valle dell’attività rurale, dal produttore di imputs agronomici e florovivaistici, al terzista, al consulente…., non più sufficientemente motivati dalla produzione primaria. Chissà che nel futuro non debbano di nuovo essere necessarie.
In quest’ottica, conservare la memoria delle condizioni di vita di appena ieri può, infatti, essere importante, sia come elemento di sicurezza, sia come strumento per sapere valutare i modelli attuali di crescita consumistica globale.

Benefici ambientali
Lo sviluppo di servizi terziari, a scala sia urbana che territoriale, se ben gestito, può, inoltre,  diventare un fattore di incremento di verde, quindi di miglioramento della qualità ambientale e paesaggistica. Ai parchi ed ai giardini si aggiungono infatti tutte le superfici da arredare a verde nelle aree rurali, nonché tutte le aree marginali che, non più convenienti per la coltivazione, possono e debbono essere rinaturalizzate.
Inoltre, lo sviluppo di nuove e diversificate opportunità ricreative sul territorio può contribuire a distribuire meglio, nello spazio e nel tempo, le attività di fruizione del verde. Si potrebbe così contribuire anche a contenere i fenomeni di concentrazione ed intasamento dell’utenza e di omologazione dei comportamenti, che, per esperienza diretta, sappiamo essere fenomenali fattori di stress e danno ambientale.

Impatti ambientali
Detto tutto ciò, la triste realtà italiana è però che la “domanda di verde e di ruralità”, soprattutto in alcune sue manifestazioni, ha dato, finora, luogo a notevoli impatti ambientali e paesaggistici.
L’arroganza, l’ignoranza, la visione meschina e limitata e, su tutto ciò, il cattivo gusto, di committenti, progettisti, costruttori ed amministratori…., hanno distrutto vaste porzioni di territorio pregiato, con la “villettizzazione”.
Condoni facili ed a ripetizione hanno portato l’aggressione fino al cuore di territori protetti, di grande valore ambientale e culturale.
Peraltro, all’abusivismo edile, rischio primario, si associano spesso uso inappropriato della chimica agricola, scelta di specie vegetali non in sintonia con gli ambienti, diffusione impropria di risulte e rifiuti ed altre prepotenze comportamentali di vario genere.
Dove è prevalso questo approccio di “brevi-miranza” si nota inoltre che l’offerta di servizi di qualità è ancora scarsa o nulla.

La gestione del fenomeno
Siamo convinti che l’incremento della domanda di fruizione del verde ambientale e rurale, per poter diventare un fattore di crescita compatibile, possa e debba essere gestito e non solo acriticamente combattuto, come hanno fatto, in molti casi, sia la politica agraria che quella ambientale. Ma, per coglierne appieno le opportunità e contenerne gli impatti, è necessario in prima istanza modificare la logica con cui si analizza l’economia del territorio: accettare gli attuali limiti del settore primario italiano nel mercato globale ed investire di più sullo sviluppo della domanda di servizi. Infatti, fare in modo che il territorio possa esprimere valenze didattiche, terapeutiche, culturali e sociali ed agire perché l’insieme di tutto ciò contribuisca alla conservazione dell’ambiente, del saper fare e della qualità alimentare non è facile. Sono quindi necessarie attività di ricerca e sperimentazione:
a) la realizzazione di analisi di sistema;
b) la creazione di un quadro di programma e di compatibilità territoriali;
c) l’identificazione, tramite esperienze pilota, di nuovi modelli operativi;
d) la formazione di operatori tecnicamente e culturalmente mirati;
e) la costruzione di idonee forme di impresa.

I pericoli
Una strumentale interpretazione della sicurezza ambientale ed alimentare, guidata dagli interessi dei grandi gruppi, la cappa di norme e poteri di interdizione in corso di definizione, mira a ridurre drasticamente la vitalità delle piccole realtà rurali, quindi delle loro potenzialità multifunzionali. Potrebbe, quindi, distruggere migliaia di posti di lavoro locali e ridurre la vitalità del nostro paesaggio, portando ancora all’abbandono giardini, parchi, oliveti, vigneti, frutteti, orti, case rurali…… Ad esempio, eventi ormai per lo più culturali, quali fare l’olio, con le proprie olive al frantoio potrebbero venire uccisi dalle fobie della burocrazia, dalle ansie di un professionismo con il fiato corto e/o dagli interessi di gruppi che, per il fatto stesso di essere grandi, non hanno ne intelligenza, ne etica pluri – generazionale.
Va, inoltre, considerato che, allo stato attuale, la regia culturale e politica, del fenomeno è praticamente inesistente. Questo vuoto facilita l’interpretazione opportunistica delle normative, facilitando fenomeni di abusivismo e cambio di destinazione d’uso di aree vincolate e protette.

Franco Paolinelli

I mille volti della nuova agricoltura

Introduzione
Molte persone, di tutte le fasce di età e di condizione socio – economico – sanitaria della società, esprimono, direttamente od attraverso Istituzioni ed organizzazioni di vario tipo, il desiderio ed il bisogno di relazionarsi con l’ambiente e con il verde. Ne consegue l’offerta di servizi ludico-culturali e socio-sanitari basati sul territorio, pagati sia dai privati che dalla Istituzioni Pubbliche. Già quelli esistenti stanno determinando un cambiamento nelle forme del paesaggio, ma la domanda ancora insoddisfatta e non identificata dalla cultura e dalle politiche del territorio, è molto vasta. Altrettanto vasti sono, quindi, il suo potenziale di sviluppo e gli impatti, positivi e negativi, che può avere sul territorio e sul suo paesaggio. Nella scheda che segue tenteremo di identificarne le principali componenti.

Verde urbano e peri-urbano
Le comunità locali, anche le più sperdute e periferiche, oggi chiedono a gran voce, con associazioni e comitati locali, che il loro territorio sia di qualità e nella qualità c’è soprattutto il verde, sia esso  pubblico o privato. E lo vogliono pulito, sicuro ed accessibile, nessuno si accontenta più della “marrana”, del brandello di ruralità rimasto per caso tra i casermoni.
Su questa esigenza, vive, già oggi, una complessa filiera di ruoli che va dalla gestione politica ed amministrativa, alla formazione, alla progettazione, alla creazione e manutenzione delle aree verdi, alla produzione e distribuzione di piante, alla gestione di attività di fruizione del verde…..
Il settore, nel suo insieme crea spazi d’impresa e posti di lavoro per una miriade di soggetti, pubblici e privati, imprenditoriali e sociali ed interessa, direttamente ed indirettamente, notevoli porzioni del territorio urbano e peri-urbano, con un notevole beneficio ambientale per la città.

Multifunzionalità nelle aree protette peri-urbane ed extraurbane
In parallelo a quanto detto, già oggi ogni ceto sociale consuma esperienze di turismo rurale e sport naturalistico, spesso accompagnate da riscoperte enogastronomiche e salutistiche.
Le aree protette, da quelle locali a quelle nazionali, offrono oggi le migliori opportunità per questo tipo di fruizione, spesso affiancata alla soddisfazione di esigenze pubbliche strategiche, quali la conservazione naturalistica, la tutela delle acque, la difesa del suolo ….. , creando opportunità d’impresa e di occupazione per una discreta quantità di soggetti. Maggiore è la multifunzionalità delle aree in oggetto, maggiore è l’indotto sulla filiera floro-vivaistica.

Agriturismo, multifunzionalità rurale
Più recentemente una risposta alla domanda di verde e di ruralità è venuta dalle imprese agrituristiche. Gli operatori sono già molto, ma la domanda, quindi lo spazio per iniziative di qualità, appare ancora abbondante.
Uno sviluppo molto interessante si va configurando in forme quali le fattorie didattiche, le aziende agricole ed i parchi peri-urbani a funzioni multiple, dove si persegue l’obbiettivo di una più approfondita esperienza della natura e della ruralità. Anche in questo caso, maggiore è la multifunzionalità delle aree in oggetto, maggiore è l’indotto sulla filiera floro-vivaistica.

Agricoltura sociale
Anche i servizi di formazione e reintegrazione al lavoro di soggetti con difficoltà, sociali o fisiche hanno trovato spazi idonei nel mondo rurale. Sono nate infatti le aziende di agricoltura sociale che all’attività di produzione di beni o servizi associano l’assistenza alle categorie svantaggiate.
I problemi a monte di queste esigenze, come anche la consapevolezza dell’idoneità del mondo rurale ad affrontarli, sono in  crescita. Crescono quindi sia l’offerta, sia l’indotto generato su tutta la filiera, incluso il settore floro-vivaistico.

Agricoltura terapeutica
La consapevolezza spontanea che avere a che fare con il verde fa bene alla salute ha trovato nel Nord America e nel Nord Europa verifiche scientifiche. Si è quindi sviluppato e strutturato il mondo dell’agricoltura terapeutica (Horticoltural Therapy): il coltivare non solo per il prodotto, ma per l’attività in se, positiva in termini ortopedici, fisiologici, neurologici, psicologici…., utilizzata come terapia di sostegno in molte forme di disagio fisico, psichico e sociale.
Questi servizi vengono offerti sia valorizzando gli spazi verdi dei centri della salute, sia creando apposite strutture i giardini terapeutici.
I passi fatti da questa disciplina in Italia sono ancora molto timidi. Infatti, se da un lato la filiera salute pone ancora resistenze di tipo culturale, burocratico e sindacale, dall’altro la filiera del verde ritiene questo mondo ancora assolutamente estraneo al proprio. Dato quanto detto e data la crescita della domanda di terapia, le potenzialità di espansione e d’indotto sono invece notevoli.

Agricoltura urbana e peri-urbana
Nel Nord America e nel Nord Europa l’agricoltura già da tempo entra anche nel mondo del verde urbano, dei musei, della scuola. Ad esempio, orti urbani e giardini didattici sono funzioni sviluppate a livello di quartiere. Mentre l’Italia del nord è al passo con l’Europa, in quella del centro sud c’è ancora solo abusivismo che si confonde, senza soluzione di continuità, con la micro-agricoltura peri-urbana e rurale. Comunque, anche questo mondo crea un indotto nel consumo di beni e servizi. Infatti, una visione a volo d’uccello dell’Italia metterebbe in evidenza un capillare tessuto di piccole e medie imprese agricole, di agricoltura part-time, di prime e seconde casa in campagna, tutte realtà dotate di giardino rurale ed area di coltivazione.
Questo mondo esprime un “bisogno emotivo di ruralità”, ma porta poco o niente nel mercato dei prodotti primari. Quel poco che produce, infatti, lo autoconsuma o lo distribuisce in piccole reti di amici e parenti. Quindi vi si lavora la terra per hobby, per tradizione, per mangiare bene e sicuro, per fare “agrogymnic”, per conservare gli immobili, per stare insieme……

Conclusioni
Tutte le realtà descritte possono essere incluse nella definizione di “Terziario Rurale”, un mondo in cui i servizi prodotti dal territorio prevalgono sui beni.
L’interesse economico suscitato, come vedremo nelle schede successive, non nasce da quanto viene prodotto, ma dai quattrini che vi si spendono, comprando piante, sementi, attrezzi, servizi.…., dando quindi luogo ad una vasto indotto che ricade in gran parte sulla filiera floro – vivaistica.

Franco Paolinelli