A SUSTAINABLE BEAUTY

A SUSTAINABLE BEAUTY
HIGH GREEN TECH SYMPOSIUM 2010

Venerdì 19 marzo 2010
Triennale di Milano
Salone d’Onore
ore 10-18
Ingresso libero previa iscrizione su www.expogreen.it

Noi vogliamo il mondo perché è bello, i suoi suoni, i suoi odori, la composizione delle sue strutture, la presenza sensibile del mondo come corpo. In breve, sotto la crisi ecologica giace la ben più profonda crisi dell’amore, il fatto che il nostro amore ha abbandonato il mondo; e che il mondo sia privo di amore risulta direttamente dalla repressione della bellezza, della sua bellezza e della nostra sensibilità alla bellezza. Perché l’amore torni al mondo è prima necessario che vi torni la bellezza, altrimenti ameremmo il mondo solo per dovere morale: pulirlo, conservarne la natura, sfruttarlo di meno.
James Hillman, Politica della bellezza.

Portare la sostenibilità verso la bellezza è il tema dell’edizione 2010 di High Green Tech Symposium, il convegno internazionale annuale che fa il punto sull’avanguardia dell’architettura ecologica europea che si svolgerà il 19 marzo 2010 nel Salone d’Onore della Triennale di Milano, nel contesto della mostra Green Life, organizzata da Legambiente, Ambiente Italia e La Triennale di Milano. Relatori provenienti da tutta europa mostreranno le ultime realizzazioni dell’integrazione fra verde e architettura, una scelta progettuale che si è rivelata vincente per lo sviluppo del costruire sostenibile dal singolo edificio alla programmazione territoriale. Architettura, design, paesaggio, insieme ad agricoltura, alimentazione, ambiente si scoprono uniti dall’elemento vegetale che assume valenze alte e fondanti, tornando ad avere un ruolo centrale nell’interazione con l’uomo e il suo sviluppo.

Stiamo assistendo in questi anni, nella zona dell’architettura “sostenibile”, che inizia a coincidere finalmente con la prassi costruttiva corrente, ad una sottile presa di potere da parte dei tecnocrati. In un panorama in cui non esistono e non possono esistere regole precise, ci si aspetta che sia la tecnologia a salvarci. Dostoevskij e Sottsass erano di altra opinione quando affermavano: “La bellezza salverà il mondo”. È innegabile che tutta la cultura ecologica contemporanea risente di uno spirito di sacrificio e di autopunizione che la porta a privilegiare un’estetica della rinuncia e della povertà. Ora, a oltre trent’anni dalla sua nascita, l’architettura sostenibile può fare un passo in avanti e iniziare a porsi la questione della forma e quindi della bellezza. Tema scivoloso, difficile, impalpabile ma imprecindibile e necessario.

Il Symposium 2010 oltre a mostrare realizzazioni e progetti si interrogherà sul tema della bellezza nel progetto.

La tecnologia non è sufficiente, come sviluppare un’estetica ecologica?
Può la tradizione italiana della bellezza contribuire allo sviluppo del progetto sostenibile?
Si può cambiare l’immaginario punitivo dell’ecologia?
Può la prassi ecologica coincidere con il piacere?
Può essere “piacere” il nuovo termine guida dell’ecologia?
Come sviluppare la bellezza nel progetto sostenibile?

Organizzazione
Nemeton High Green Tech Magazine, Promoverde, Sistemi Editoriali Esselibri Simone

In collaborazione con
Unacoma Service, Legambiente

Con il patrocinio di
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Scientific Committee
Maurizio Corrado, Nemeton High Green Tech Magazine, coordination
Laura Brignoli, IULM University, Milano
Gianluca Cristoni, CIA
Massimo Iosa Ghini, architect
Anna Lambertini, landscape architect, University of Florence
Giovanni Li Volti, Promoverde
Giuseppe Rosa, Sistemi Editoriali Esselibri Simone

Vestire il Paesaggio 2010

Progetto Evento Internazionale “Vestire il Paesaggio 2010”

Tema: Come si pensa e come si produce il paesaggio di qualità.

Enti Organizzatori:
Provincia di Pistoia e Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

Dal 1° al 3 luglio 2010, si terrà la seconda edizione della manifestazione che rinnova il confronto tra i produttori del verde ornamentale e i progettisti ed esperti di paesaggistica a livello internazionale sul tema: “come si pensa e come si produce il paesaggio di qualità”.
La manifestazione internazionale, organizzata dalla Provincia di Pistoia e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia con la collaborazione del Comune di Pistoia,  Quarrata e Pescia, del Distretto Vivaistico-Ornamentale Pistoiese e di molti altri partners, ha la finalità di proporre da Pistoia idee innovative per la progettazione del paesaggio, utilizzando pienamente le opportunità offerte dall’ampia gamma di piante coltivate nel distretto pistoiese ed altresì far emergere nuovi indirizzi di ricerca per la produzione di alberi ed arbusti, sempre più rispondenti alle nuove tendenze della paesaggistica ed alle diverse istanze della attuale realtà internazionale.
La principale tematica affrontata in questa edizione di “Vestire il Paesaggio” sarà quella relativa all’uso del verde per migliorare la qualità della vita, affrontata in tutti i suoi più diversi e molteplici aspetti, incrociando quindi, come principali tematiche collegate all’uso del verde, quella dell’ambiente, della salute, della pianificazione territoriale, del turismo e della cultura.
L’edizione del 2010 vedrà il più ampio coinvolgimento degli operatori del settore vivaistico e dell’indotto e si svolgerà su tre giorni, in unica sede convegnistica nella splendida cornice della Villa Medicea “La Magia” a Quarrata, situata su un’altura alle pendici settentrionali del Montalbano e dotata di suggestivi esempi di giardini all’italiana e romantici.
La manifestazione vedrà coinvolto l’intero territorio della Provincia di Pistoia. Infatti saranno organizzate:
10 mostre sul verde ed il  paesaggio, esposte dal 25 giugno al 25 luglio, in un percorso all’interno di diversi siti artistici e significativi della città di Pistoia;
viste guidate alla “Fattoria di Celle” a Santomato, sito conosciuto in tutto il mondo per l’unicità e la particolarità della collezione di arte ambientale;
un evento che vedrà protagonista la bellezza delle “Terme Tettuccio” di Montecatini;
il Premio Porcinai nella splendida cornice di Collodi a Pescia.
In questa edizione, per rendere più diretto il confronto con la realtà vivaistica del territorio pistoiese, l’intera seconda giornata del Convegno sarà dedicata alla visita delle Aziende vivaistiche del territorio pistoiese ed alla particolarità ed eccellenza delle loro produzioni.

Principali collaboratori per l’organizzazione.

Comune di Pistoia, Quarrata e di Pescia;
Camera di Commercio di Pistoia;
Agenzia per il Turismo Abetone, Pistoia, Montagna Pistoiese;
ASL
UNISER
Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale
Ce.Spe.Vi;

Partner.
CARIPT/Banca Intesa
Pazzaglia
Agraria Checchi
altri

Associazioni
Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali
Ordine Architetti, Conservatori e Paesaggisti
Ordine Ingegneri
AIAPP
Associazione Direttori e Tecnici del Verde Pubblico
AIPIN
AIVEP
PROMOVERDE
ASSOVERDE
Organizzazioni Professionali Agricole

Riferimenti organizzazione e comunicazione.

Responsabile: Renato Ferretti
Coordinamento Generale: Ilaria Bonanno
Ufficio Stampa: Silvia Innocenti Caramelli
Organizzazione:
Ilaria Bonanno – Enrico Bartoli – Massimo Zini – Roberto Capobianco – Giovanni Cotza –
Silvia Lombardi – Francesca Simonetti – Margherita Arcudi – Walter Tosi – Laura Rai – Massimo Chiti

 

Agricoltura e selvicoltura urbana saranno inevitabili

Con gli appunti che seguono si desidera proporre un’ipotesi sulla trasformazione futura del verde urbano, infatti, i processi evolutivi in atto lasciano pensare che le logiche con cui questo viene creato e gestito, ancora oggi in massima parte di tipo ornamentale, dovranno essere modificate.

La popolazione mondiale, nonostante le flessioni demografiche registrate nei paesi sviluppati, continua a crescere.
Inoltre, visibilità tecnologica ed aspettative di benessere consumistico stanno, ancora oggi, spingendo milioni di esseri umani dal terzo mondo verso le aree urbane del primo.
In parallelo, nonostante tutta la telematica disponibile, le popolazioni delle provincie remote delle stesse nazioni sviluppate, svuotate dai media globali delle loro culture, non accettano più le piccole scale delle comunità locali e continuano a concentrarsi nei poli urbani. Vi trovano infatti più servizi, più opportunità e più sostengo al vuoto d’identità scavato dal consumismo.
L’espansione delle popolazioni urbanizzate e dei loro consumi è quindi, per ora, inevitabile ed irrefrenabile.

Ne conseguono le difficoltà ambientali che tutti sperimentiamo. Uragani, frane, alluvioni…, sono infatti le conseguenze delle modifiche da noi introdotte nell’atmosfera e nel territorio.

Ma, nonostante la gravità dei problemi, le risposte scarseggiano. L’esperienza quotidiana e la cronaca politica evidenziano, infatti, come le mille riunioni di consessi decisionali, dal condominiale al globale siano in gran parte improduttive. In altre parole, l’incremento della capacità di governo è decisamente inferiore all’aumento dei problemi e delle necessità di gestione, ovvero, l’offerta di governo è inferiore alla domanda.

Peraltro, politica e burocrazia, ancorate a logiche ottocentesche, non vogliono rinunciare alla loro irresponsabilità, ai loro rituali ed ai loro privilegi, quindi annaspano impotenti, incalzate dalle onde di piena, dai terremoti, dagli sbarchi e dai soggiorni sul tetto, ogni volta più imponenti.

La crisi di capacità di governo evidenzia, quindi, carenze culturali e sociali, incapacità fisiologica sia di burocrati e politici che di professionisti ed imprenditori, nel fare la propria parte per la gestione di sistemi ambientali, economici e sociali, sempre più vasti.
Ma, tanto aumentano la necessità di impegno e di assunzione di responsabilità, tanto aumenta la fuga nel particolare, nella difesa dell’orticello minimo, con proporzionale aumento dei problemi stessi.

Velocità dei processi ed incapacità di governo fanno, inoltre, si che l’incremento di espansione urbana abbia luogo in modo disordinato, irrazionale e caotico, fattore che esaspera le dinamiche di dissesto ambientale, aumenta i costi di gestione e riduce le risorse economiche disponibili.

Nel nostro mondo del verde tutto ciò fa si che la vegetazione urbana sfugga al controllo degli addetti, siano essi pubblici o privati, diplomati o certificati…….
Quindi, mentre le risorse economiche ed umane ed il loro impegno si riducono, il caldo, l’umidità ed i nutrienti, in forma di guano e rifiuti marcescenti aumentano. La vegetazione spontanea esplode.

L’impero in crisi pone vincoli per decreto, ma la vita animale e vegetale li ignora e, nella confusione delle competenze, nell’irresponsabilità e nell’abbandono, cresce.
In ogni crepa, in ogni spazio marginale, sopra e dentro le strutture, la selva urbana si espande, riconquista i suoi spazi originari e rende sempre più difficile la conservazione del paesaggio di status, dell’ornamento ottocentesco.
Era coerente alla sua funzione quando l’impero riusciva a curarlo, rifilarlo, pulirlo…., ma oggi, nell’abbandono, anche il verde ornamentale diventa pericoloso. Quindi, oltre che ecologicamente inutile diventa economicamente insostenibile e quindi, alla fine, esteticamente brutto, sciatto e patetico, come una gran signora caduta in disgrazia.

I cittadini finiscono per provarne paura e fastidio, lo vedono nemico, invasore dei loro microcosmi privati. Barricati, chiusi contro ogni diversità, ormai anziani, si riuniscono in comitati locali e chiedono potature radicali, rimozioni, pulizie e disinfezioni.

Ma, il processo di espansione senza governo avrà necessariamente un limite.
Non sappiamo come verrà raggiunto, ma è certo che, se ci saremo, dovremo con pazienza riprendere a coltivare la terra.

Già oggi, però, le popolazioni e le amministrazioni attente, consapevoli dell’insostenibilità della fase di crisi dell’impero, della necessità di aiutarlo ad assestarsi, potrebbero riprendere, pazientemente ed umilmente a produrre, con l’agricoltura e la selvicoltura urbana un vero paesaggio, ovvero il segno della simbiosi tra uomo e natura, oltre i simboli di potenza.

Già oggi, infatti, è possibile, con la multi funzionalità del territorio, creare isole pace.

Orticoltura urbana, sociale, educativa e terapeutica, come anche produzione di tavolame, legna da ardere e compost dalla foresta urbana possono dare senso, nella piccola scala, alla gestione del verde, creando quindi paesaggio vivo, non più celebrazione di status sempre più patetici, vicini alla morte.
Non è, peraltro, neanche escluso che domani, come ieri, si torni a vedere le greggi tra i palazzi. Anzi, sarebbe opportuno che le pecore arrivassero prima che questi siano ridotti a ruderi.

La cultura del verde e le sue filiere economiche potrebbero cercare di capire queste possibili dinamiche e riflettere, per decidere se partecipare solo alla ridda cieca del mercato, od essere, già da ora, fattore di equilibrio, di pace, di conservazione e riproduzione di un paesaggio sensato.
Potrà eventualmente avere la bellezza del suo essere necessario alla vita.

Franco Paolinelli

Una fattoria urbana in Cina

Una fattoria urbana è nata nel cuore di Shenzhen, in Cina.

L’installazione, chiamata Landgrab City, è un appezzamento quadrato di terreno che rappresenta una mappa della città e visualizza quanto cibo è necessario per sostenerla. La fattoria urbana fa parte della Biennale di Shenzhen-Hong Kong ed è stata creata da Joseph Grima, Jeffrey Johnson, e José Esparza per far vedere ai residenti della città da dove proviene il loro cibo.

Quando la banca si copre di verde

Tre grattacieli con lussureggianti giardini pensili saranno la sede della Banca Chinatrust a Taiwan.

Progettati dallo studio americano NBBJ in collaborazione con Fei Cheng & Associates, i grattacieli hanno di una serie di strategie di green building orientate a ridurre il consumo energetico e ottimizzare il riscaldamento e raffreddamento passivo. La parte superiore di ogni grattacielo sarà caratterizzata da un giardino pensile, che contribuisce a isolare gli interni, ridurre il deflusso delle acque piovane, e mitigare l'effetto di isola di calore urbana.
 

Il design verde di Alexis Tricoire

Qual è il suo metodo di lavoro ?
È un lavoro intuitivo, affettivo ed empirico. Faccio ciò che mi detta l’ispirazione del momento e poi lo sottopongo al giudizio del pubblico.

Quali sono i suoi punti di riferimento nella progettazione?
La dolcezza, la sensualità, il benessere, i nuovi materiali, la vivacità, l’energia viva. Mi sento più un designer che un architetto.

Qual è secondo lei la direzione dell’architettura oggi?
L’architettura prende la forma degli oggetti, si libera del cemento armato, diventa energeticamente autonoma, si responsabilizza sulle questioni d’impatto ecologico

Per quali vie è arrivato a lavorare con le piante?
Viviamo in un’epoca unica, siamo in un momento chiave della Storia. Gli antichi valori sui quali si è fondata per secoli la nostra società si stanno sgretolando; altri devono essere costruiti. La crisi è evidente e si manifesta in tre forme diverse: ecologica, economica e identitaria.

In pieno espansionismo "energetivoro", la civiltà capitalista, detta del progresso, ha preso brutalmente coscienza dei suoi limiti. Meno predatrice, tenta faticosamente di porre un freno ai suoi consumi, sogna un equilibrio energetico, una coalizione con il pianeta nella speranza che non sia troppo tardi.

Al contempo, la città si estende in modo inesorabile e ormai è venuto il momento di venire a patti con la natura per non vederla sparire completamente dal nostro paesaggio quotidiano. Si sta costruendo una nuova realtà collettiva: far dialogare lo spazio urbano con la botanica è divenuto un problema vitale.

Si tratta ora di immaginare altri territori per la natura, inventarle nuovi spazi, nuovi rifugi. Come se le piante dovessero colonizzare le città per mano dell’uomo. Ogni gesto conta per renderle più presenti.

Con il botanico Patrick Blanc, ho scoperto che osservando i particolari modi di vita delle piante spontanee, si potevano inventare nuovi modi di coltivarle secondo schemi insoliti. La natura, esigente e fonte di grande benessere, offre un potenziale illimitato, tanto nella sua sistemazione che nel suo modo di sorprenderci.

Per rivelarne tutta la bellezza alle popolazioni urbane, il designer ha il dovere di ideare, avvalendosi delle innovazioni tecnologiche, delle installazioni dalle atmosfere magiche ispirate, metaforicamente, alla ricchezza della biodiversità. Forse, allora, tutto ciò spingerà l’uomo a darsi da fare per conservare la natura allo stato selvaggio in tutte le regioni del mondo in cui si trova in pericolo.

Questo è il senso del mio impegno, che si appoggia su valori che le imprese e le collettività di oggi possono adottare per iscriversi in una corrente destinata a diventare sempre più ampia.

Il design verde di Alexis Tricoire

Qual è il suo metodo di lavoro ?
È un lavoro intuitivo, affettivo ed empirico. Faccio ciò che mi detta l’ispirazione del momento e poi lo sottopongo al giudizio del pubblico.

Quali sono i suoi punti di riferimento nella progettazione?
La dolcezza, la sensualità, il benessere, i nuovi materiali, la vivacità, l’energia viva. Mi sento più un designer che un architetto.

Qual è secondo lei la direzione dell’architettura oggi?
L’architettura prende la forma degli oggetti, si libera del cemento armato, diventa energeticamente autonoma, si responsabilizza sulle questioni d’impatto ecologico

Per quali vie è arrivato a lavorare con le piante?
Viviamo in un’epoca unica, siamo in un momento chiave della Storia. Gli antichi valori sui quali si è fondata per secoli la nostra società si stanno sgretolando; altri devono essere costruiti. La crisi è evidente e si manifesta in tre forme diverse: ecologica, economica e identitaria.

In pieno espansionismo "energetivoro", la civiltà capitalista, detta del progresso, ha preso brutalmente coscienza dei suoi limiti. Meno predatrice, tenta faticosamente di porre un freno ai suoi consumi, sogna un equilibrio energetico, una coalizione con il pianeta nella speranza che non sia troppo tardi.

Al contempo, la città si estende in modo inesorabile e ormai è venuto il momento di venire a patti con la natura per non vederla sparire completamente dal nostro paesaggio quotidiano. Si sta costruendo una nuova realtà collettiva: far dialogare lo spazio urbano con la botanica è divenuto un problema vitale.

Si tratta ora di immaginare altri territori per la natura, inventarle nuovi spazi, nuovi rifugi. Come se le piante dovessero colonizzare le città per mano dell’uomo. Ogni gesto conta per renderle più presenti.

Con il botanico Patrick Blanc, ho scoperto che osservando i particolari modi di vita delle piante spontanee, si potevano inventare nuovi modi di coltivarle secondo schemi insoliti. La natura, esigente e fonte di grande benessere, offre un potenziale illimitato, tanto nella sua sistemazione che nel suo modo di sorprenderci.

Per rivelarne tutta la bellezza alle popolazioni urbane, il designer ha il dovere di ideare, avvalendosi delle innovazioni tecnologiche, delle installazioni dalle atmosfere magiche ispirate, metaforicamente, alla ricchezza della biodiversità. Forse, allora, tutto ciò spingerà l’uomo a darsi da fare per conservare la natura allo stato selvaggio in tutte le regioni del mondo in cui si trova in pericolo.

Questo è il senso del mio impegno, che si appoggia su valori che le imprese e le collettività di oggi possono adottare per iscriversi in una corrente destinata a diventare sempre più ampia.

Parc Monceau a Parigi

Le prime notizie del parco risalgono al 1769 quando il duca di Chartres, futuro duca d'Orleans e soprannominato durante la Rivoluzione "Philippe-Egalité", diede incarico all'architetto Louis-Marie Colignon di creare un primo progetto di giardino nello spazio di un ettaro. Per questo scelse un terreno situato fra i villaggi di Monceau e Clichy. Di questa originaria realizzazione oggi non resta più nulla. Restano invece tracce dei successivi adattamenti di altri architetti che portarono, in anni diversi, a termine il progetto, che nel frattempo dall'ettaro iniziale fu allargato prima a dodici e in seguito a diciannove ettari quando il giardino fu affidato al paesaggista scozzese Thomas Blaikie, nel 1783. Nel 1788 fu la volta dell'architetto, francese stavolta, Claude-Nicolas Ledoux, che fece costruire il casello del dazio come oggi ancora si vede nella sua imponenza all'entrata, proprio accanto all'uscita dal Metro Monceau. Alla morte del duca di Chartres il parco fu espropriato e destinato ad un periodo travagliato. Ritornò di proprietà degli Orleans solo nel 1819 per essere nuovamente tolto loro nel 1860 per volontà del prefetto Hausmann che tanta parte ha avuto nel riassetto urbanistico della capitale francese.

Casello del dazio visto dalle prime aiuole del parco

Colonnato corinzio

Da allora il Parco Monceau appartiene alla città di Parigi (che per la sola cura dei suoi parchi ha un bilancio pari a centoventi miliardi di lire). Per visitarlo interamente ci vogliono novanta minuti circa iniziando proprio dal casello del dazio voluto da Ledoux ed affiancano una delle due cancellate di terrono battuto riccamente dorate come i lampioni. Lungo tutto il perimetro del parco sono state collocate delle statue dedicate ad alcuni scrittori e musicisti francesi come Guy de Maupassant, Edouard Pailleron o Ambroise Thomas, monumenti che risalgono ai tempi della Belle Epoque. Ma non solo queste dislocazioni distinguono Parc Monceau, degno rappresentante di un quartiere parigino decisamente raffinato, anche altre "decorazioni" ne determinano la particolarità, come ad esempio lo scenario offerto dalla dislocazione del colonnato corinzio che circonda un piccolo e delizioso laghetto con l'immancabile isolotto al centro. Al colonnato fa eco un'arcata del XVI secolo proveniente dall'antico Hotel de Ville di Parigi bruciato nel 1871 ed opera del Boccadoro. Tutto il resto lo fanno le aiuole disseminate di fiori colorati, il verde quasi opulento a volte che pare costantemente irrorato da cascatelle e giochi d'acqua. Certo, passeggiare qui, come i parigini fanno numerosi, significa riappropriarsi di un contatto straordinario con la natura e destinato quasi a modificare il nostro rapporto con il tempo e le stagioni. E se non ci fossero i molti podisti dilettanti che "sfrecciano" lungo i viali, i molti bambini che giocando gridano la loro libertà, i molti lettori che educatamente fanno finta di non esserci, ci si potrebbe aspettare da un momento all'altro il comparire di qualche folletto come nelle vecchie fiabe mai dimenticate dai romantici.

Statue collocate nel parco

Scorcio del parco

Così, all'ombra dei platani d'oriente, dei tigli argentati o dei fiori americani pazientemente e costantemente accuditi dal personale del parco la sosta nel piccolo paradiso di Monceau diventa più che un semplice momento di ristoro, diventa l'occasione per riprendere contatto con l'universo.

Natura & Architettura in Triennale a Milano

Natura & Architettura in Triennale
Gli sviluppi dell’integrazione fra verde e ambiente costruito

Tutti i giovedì dall’11 febbraio al 18 marzo 2010 dalle 18,00 alle 20,00 al Palazzo della Triennale di Milano, Saletta Lab, nel contesto della mostra Green Life, organizzata da Legambiente, Ambiente Italia e La Triennale di Milano, si svolgerà “Natura & Architettura”, sei incontri dedicati agli sviluppi dell’integrazione fra verde e ambiente costruito. Gli incontri sono organizzati da Promoverde e Nemeton High Green Tech Magazine, in collaborazione con Legambiente e Unacoma Service,  col patrocinio del Ministero alle politiche agricole, alimentari e forestali.

L’architettura ecologica ha imboccato un sentiero preciso, e quel sentiero porta alla foresta, alle piante, al verde. Questo elemento, che unisce e sta alla base della maggior parte delle azioni umane è il minimo comune denominatore fra molti settori, per citarne solo alcuni: alimentazione, agricoltura, paesaggio, architettura sostenibile. Quello che fino a ieri era solo visto come decorazione, oggi e’ un elemento funzionale imprescindibile nella costruzione per la stabilizzazione dei territori, assume un ruolo importante nell’attuazione del protocollo di Kyoto per la sua capacità di compensazione delle emissioni di Co2, nel progetto architettonico e urbanistico è uscito dal ghetto del “servizio” per entrare a pieno diritto fra gli elementi imprescindibili del costruire.
Gli architetti e gli ingegneri devono imparare a conoscere le piante, pena la perdita di commissioni e denaro. Gli agronomi devono capire il mondo dell’architettura e vederlo per quello che è diventato per loro: una nuova e grande occasione di sviluppo professionale. Condividere i saperi, abbandonare i recinti degli interessi di categoria, collaborare, integrare le discipline, questo è diventato oggi di fondamentale importanza. In questo panorama in continua trasformazione, la formazione e l’informazione degli operatori a tutti i livelli ha un ruolo fondamentale per la gestione del cambiamento.

Calendario

11 febbraio
Boschi sacri e giardini segreti
Saluto di Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia
Paola Maresca

18 febbraio
Hospitable city: la cultura del progetto e il verde
Luciano Crespi, Politecnico di Milano
 
25 febbraio
I giardini terapeutici
Marco Nieri, Bioenergetic Landscapes Laboratory

4 marzo
La terra cruda come materiale per il progetto
Andrea Facchi, Barbara Narici

11 marzo
Le biopiscine
Maurizio Vegini

18 marzo
Nature urbane: giardini verticali e muri vegetali
Anna Lambertini, Daniele Romare

Cosa            Natura & Architettura, incontri
Quando        Tutti i giovedì dall’11 febbraio al 18 marzo 2010 dalle 18,00 alle 20,00
Dove            Triennale di Milano, Saletta Lab
Organizzazione        Promoverde, Nemeton Magazine, Sistemi Editoriali
In collaborazione con    Legambiente, Unacoma Service
Con il patrocinio di    Ministero alle politiche agricole, alimentari e forestali

Ingresso libero

Ufficio Stampa – Carolina Truzzi
advertising@nemetonmagazine.net
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