Orti spontanei e realtà agricole urbane João Gomes da Silva – Ana KuÄì³ÂŒan

Crescono ovunque sotto i nostri occhi approfittando di spazi interstiziali tra le infrastrutture, privilegiano i terreni in attesa ai bordi di nuove urbanizzazioni, sfruttano improbabili linee d'acqua e seguono le tracce di sentieri clandestini, connotano dalle autostrade il paesaggio delle periferie delle grandi città: sono conosciuti come "orti spontanei", "orti abusivi" e rappresentano un fenomeno in larga espansione nei periodi di crisi, come risposta alla sussistenza economica delle famiglie. Ad essi alcune amministrazioni assegnano oggi un valore di aggregazione sociale, di controllo del territorio e quello non secondario legato al benessere fisico della popolazione anziana. Come sostenere questa forma di appropriazione del territorio organizzando, strutturando e gestendo il progetto di nuovi orti urbani? Come relazionare tale fenomeno con i processi di valorizzazione dell'agricoltura periurbana? Quali sono i modelli produttivi e distributivi, complementari o alternativi alla grande distribuzione alimentare, in grado di integrare l'esigenza di una alimentazione consapevole, controllata e auto-prodotta, maggiormente aderenti ai principi della sostenibilità ambientale? Come tutto questo può tradursi in un contributo alla strutturazione del paesaggio rurale delle nostre città?

Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano.

Si configura come un corso intensivo di perfezionamento ed aggiornamento rivolto a: diplomati, studenti e laureati nelle discipline di carattere tecnico-scientifico legate alla gestione del territorio (architettura, architettura del paesaggio, ingegneria, scienze ambientali, scienze naturali, scienze agrarie e forestali, beni culturali, antropologia, sociologia, urbanistica, scienze e politica del territorio ecc.). In particolare è indicato al personale, ai collaboratori e ai consulenti dei parchi e delle soprintendenze, agli studi professionali che operano nelle progettazione ambientale. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.

www.acmaweb.com

Un tetto verde nelle colline del Chianti Classico







In uno dei paesaggi più belli d'Italia, le Colline del Chianti, sono state realizzate le nuove Cantine vinicole di Marchesi Antinori, un progetto architettonico futuristico ma nello stesso tempo perfettamente inserito nella natura.

Un progetto architettonico di valore internazionale, che plasma l’azienda vinicola dei Marchesi Antinori dividendola in due livelli. In quello inferiore trovano spazio gli uffici e, sul retro, nel buio della collina, un locale adatto a ospitare le barrique per l’invecchiamento del vino. Nel livello superiore, invece, sono stati collocati i settori dedicati all’imbottigliamento e i magazzini. 

Tutto il progetto, esattamente come i materiali utilizzati (principalmente cotto e legno), rispecchia l'anima dell'azienda di Marchesi Antinori, che unisce l'uso moderno della tecnologia e, in questo caso, dell'architettura al rispetto dell'ambiente e del legame che una azienda deve sempre avere con il territorio che la ospita.  

Una struttura delicatamente collocata su un piano di campagna coltivato a vigneto e costituita da due incisioni orizzontali che percorrono la collina: guardando la collina solo le due fenditure sono visibili, tutto il resto è natura: la materia prima di Antinori.

Il progetto, per armonizzare al meglio la struttura con l'ambiente circostante, prevede la copertura dei tetti con il verde pensile ottenuto con il pacchetto di copertura con sistema a pannelli DAKU.

L'impermeabilizzazione a copertura dei tetti per rendendoli idonei alla realizzazione di giardini pensili è stata realizzata coi prodotti Derbigum. 

L'obbiettivo è stato raggiunto utilizzando l’adesivo bituminoso ecologico DERBIBOND NT senza Composti Organici Volatili (COV) per l’incollaggio a freddo delle membrane impermeabili e dei sottostrati bituminosi, che costituiscono un ulteriore strato impermeabile e intermedio tra il supporto e la membrana stessa. Per l’impermeabilizzazione è stata posata la membrana DERBIGUM GC AR che resiste all'aggressione delle radici delle essenze arboree più tenaci, come dimostrano i test imposti dalla rigidissima prEN 13948.  

DERBIGUM GC AR è un manto speciale e particolarmente affidabile destinato a progetti di costruzioni che richiedono prestazioni eccezionali. Garantisce la tenuta idraulica grazie alle armature poste nella parte superiore della membrana.

Vestire il Paesaggio, appuntamento a Pistoia

Dal 1° al 3 luglio 2010, si terrà la seconda edizione della manifestazione che rinnova il confronto tra i produttori del verde ornamentale e i progettisti ed esperti di paesaggistica a livello internazionale sul tema: “come si pensa e come si produce il paesaggio di qualità”.

La manifestazione internazionale, organizzata dalla Provincia di Pistoia e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia con la collaborazione del Comune di Pistoia, Quarrata e Pescia, del Distretto Vivaistico-Ornamentale Pistoiese e di molti altri partners, ha la finalità di proporre da Pistoia idee innovative per la progettazione del paesaggio, utilizzando pienamente le opportunità offerte dall’ampia gamma di piante coltivate nel distretto pistoiese ed altresì far emergere nuovi indirizzi di ricerca per la produzione di alberi ed arbusti, sempre più rispondenti alle nuove tendenze della paesaggistica ed alle diverse istanze della attuale realtà internazionale.
La principale tematica affrontata in questa edizione di “Vestire il Paesaggio” sarà quella relativa all’uso del verde per migliorare la qualità della vita, affrontata in tutti i suoi più diversi e molteplici aspetti, incrociando quindi, come principali tematiche quelle collegate all’uso del verde, dell’ambiente, della salute, della pianificazione territoriale, del benessere, del turismo e della cultura.


L’edizione del 2010 vedrà il più ampio coinvolgimento degli operatori del settore vivaistico e dell’indotto e si svolgerà su tre giorni, in unica sede convegnistica nella splendida cornice della Villa Medicea “La Magia” a Quarrata, situata su un’altura alle pendici settentrionali del Montalbano e dotata di suggestivi esempi di giardini all’italiana e romantici. La manifestazione vedrà coinvolto l’intero territorio della Provincia di Pistoia. Infatti saranno organizzate:
Diverse mostre sul verde ed il paesaggio, esposte dal 25 giugno al 25 luglio, in un percorso all’interno di diversi siti artistici e significativi della città di Pistoia, come da prospetto di seguito riportato;
viste guidate alla “Fattoria di Celle – Collezione Gori” a Santomato, sito conosciuto in tutto il mondo per l’unicità e la particolarità della collezione di arte ambientale;
un evento che vedrà protagonista la bellezza delle “Terme Tettuccio” di Montecatini Terme.
il Premio Porcinai nella splendida cornice del Parco di Collodi a Pescia.

In questa edizione, per rendere più diretto il confronto con la realtà vivaistica del territorio pistoiese, l’intera seconda giornata del Convegno sarà dedicata alla visita delle Aziende vivaistiche del territorio pistoiese ed alla particolarità ed eccellenza delle loro produzioni

http://vestireilpaesaggio.provincia.pistoia.it

Restaurato il giardino storico del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

Il 18 giugno 2010 il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ha riaperto al pubblico i propri Giardini, restituendo a cittadini e visitatori il piacere di frequentare l’unico esempio compiuto di giardino formale storico sopravvissuto a Ferrara. La riapertura è anticipata da una presentazione dei lavori di restauro curata dall’Architetto Matteo Pernigo, Direttore dei Lavori, poi il pubblico potrà finalmente passeggiare tra le siepi di bosso, il labirinto e il pergolato di rose illuminati da percorsi di fiaccole offerti dal Garden Club.

Il restauro
L’accurato lavoro di restauro ha riportato i giardini a nuova vita, mantenendo non solo l’impostazione storicizzata ma anche i percorsi geometrici, incluso il fondale con i monumentali cedri del Libano.
Restaurato anche il Giardino di Levante, cioè quel che resta dell’antico, splendido giardino rinascimentale: questo spazio esporrà al proprio interno i segnali tombali rinvenuti nella necropoli di Spina, costituiti da elementi lapidei provenienti da tutto il bacino del mediterraneo. Questa esposizione servirà anche a testimoniare le rotte commerciali dell’emporio spinetico.
Per acquisire un quadro conoscitivo preciso e dettagliato, il restauro vero e proprio è stato preceduto da una serie di indagini a tappeto. Le analisi archeobotaniche e palinologiche hanno restituito interessanti dati sulle specie vegetali presenti nell’area nel corso dei secoli; studi agronomici condotti grazie ad una convenzione di collaborazione con il Comune di Ferrara, hanno consentito di ricostruire un quadro completo dello stato vegetazionale e agronomico; saggi archeologici hanno restituito nuovi importanti dati e conferme sulle strutture antiche e sugli impianti storici.
Il Giardino di Palazzo Costabili, quello attuale a mezzogiorno, costituisce l’unico esempio compiuto di giardino formale storico superstite a Ferrara. Non si tratta, in realtà, dell’originale giardino rinascimentale ma di una simulazione, un esercizio di stile realizzato negli anni Trenta, in occasione dei lavori di restauro del complesso, in un’area che corrispondeva in parte con gli antichi orti del Palazzo. Il giardino di rappresentanza vero e proprio era invece situato lungo la Via della Ghiara, a levante del Palazzo Costabili. Di questo giardino non rimane che un piccolo brandello e la memoria storica, testimoniata dai documenti e da vedute antiche.
Il giardino di mezzogiorno ha subito, soprattutto negli anni cinquanta, numerosi interventi e l’impianto di specie arboree e arbustive incongrue, dettato più da mode e gusti del momento che da un vero progetto.
Lo stato dell’impiantistica era obsoleto, la necessità di grandi manutenzioni non era commisurata alle risorse umane del Museo ed alcuni alberi avevano mostrato preoccupanti segni di degrado.
Per questi motivi la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna ha deciso di utilizzare parte dei Fondi Lotto 2004-2006 per un intervento finalizzato ad una valorizzazione degli spazi verdi del museo che ha permesso, oltre al restauro dei valori storici e formali, anche una ottimizzazione delle risorse di manutenzione.
Il progetto è stato elaborato dall’architetto Maria Luisa Mutschlechner in collaborazione con specialisti di molti settori e con il contributo dello Studio Associato Pangea di Padova.
Il Comune di Ferrara ha partecipato alla fase preliminare di valutazioni e rilevi agronomici.

Cronache da un giardino

Componendo una sorta di diario, Pejrone descrive in forma diretta l’esperienza quotidiana vissuta nel proprio giardino di Revello, nel Saluzzese, ai piedi del Monviso: uno spazio privato e lavorativo al tempo stesso, dove negli anni ha sperimentato soluzioni e composizioni poi utilizzate con successo per i suoi committenti.
Nella prima parte del libro il testo narra la storia e l‘evoluzione del luogo, seguendo il corso naturale delle stagioni e le relative colture. Le pagine sono corredate da foto private della casa dell’architetto e dello stesso Pejrone ritratto al lavoro.

La sezione fotografica che segue è articolata nei diversi spazi intorno alla casa, dall’orto alla valle delle gunnere, dall’acqua (elemento ricorrente in questo come in tutti i giardini di Pejrone) ai fiori e alle fioriture. In chiusura, una panoramica di http://www.verdeepaesaggio.it/immagini ritrae la stagionalità del giardino, a mostrare come ogni ciclo della natura renda bello e suggestivo il luogo: la primavera e l’estate sorprendono con esplosioni di colore, l‘autunno affascina con i suoi toni caldi e l‘inverno incanta con una vegetazione spoglia e ovattata dalla neve.
 

Paolo Pejrone è nato a Torino nel 1941. Laureato in architettura al Politecnico di Torino, diviene allievo di Russel Page e frequenta lo studio di Roberto Burle Marx a Rio de Janeiro. Dal 1970 lavora in Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra e Germania come architetto di giardini. Collabora con numerosi giornali e riviste d’opinione e specialistiche.

 

Dario Fusaro è nato in provincia di Venezia nel 1955, inizia a lavorare prima come grafico e illustratore, poi come fotografo. Collabora con VilleGiardini e altre diverse del settore, dedicando il suo lavoro in particolare alla fotografia paesaggistica. Ama fotografare i giardini attraverso un obbiettivo attento al legame tra uomo e ambiente.
 

www.electaweb.it

Eucomis: insoliti e freschi

Eucomis comosa

Famiglia: Hyacinthaceae
Specie e varietà : E. bicolor (fiorellini bianco –verdi bordati di lilla); E. bicolor ‘Alba’ (fiori bianchi); E. punctata (sinonimo di E. comosa) (fiori da crema a rosa con piccole macchie viola); E. autmnalis (fiori bianco puro).
Nome comune: giglio ananas
Origine: Africa centro-meridionale

Ancora piuttosto insoliti nel nostro paese, gli Eucomis portano una fioritura inedita sui terrazzi e nei giardini. Conosciuti col nome comune di gigli ananas, essi rallegrano l’estate con una curiosa pannocchia di fiori in cima alla quale spunta un ciuffetto di foglie. Questa infiorescenza di lunghissima durata, veste fresche tonalità verde acqua, rosa pallido o bianco crema, perciò si presta a raffinate composizioni con piante verdi e variegate. Al nord fioriscono con successo in vaso; nelle zone a clima mite i loro bulbi possono essere piantati nelle aiuole.

La storia

Importati in Europa dall’Africa centro-meridionale a partire dalla metà del settecento, i pochi Eucomis oggi coltivati appartengono alle specie spontanee, quelle che si rinvengono in natura. Fra esse, Eucomis comosa, introdotta in Olanda nel 1752; Eucomis autumnalis, giunta in Inghilterra nel 1760; Eucomis bicolor, importata in Gran Bretagna nel 1878.

Come sono fatti

Della famiglia delle Hyacinthaceae, gli Eucomis nascono da un grosso bulbo di forma arrotondata. La pianta è formata da una

rosetta di foglie elittiche lunghe 40-50 centimetri, di colore verde chiaro, lineate e punteggiate di bruno nella pagina inferiore. Al centro della rosetta spunta un’infiorescenza alta da 30 a 60 centimetri, simile a un grande giacinto con un ciuffo di foglie in cima, formata da numerosi piccoli fiori dall’aspetto ceroso, leggermente profumati. E. bicolor ha fiorellini bianco –verdi bordati di lilla; E. bicolor ‘Alba’ li ha completamente bianchi. E. punctata (sinonimo di E. comosa) schiude fiori da crema a rosa con piccole macchie viola; E. autmnalis ha fiori bianco puro.

Eucomis bicolor

Come utilizzarli

In vaso gli Eucomis possono figurare da soli come un insolito punto d’attrazione, ma quando le fioriere sono molto ampie è possibile affiancare loro delle piante annuali a fiore bianco, per esempio Impatiens e Nicotiana, oppure delle specie da foglia come Hosta e Tradescantia (erba miseria) in varietà, edere a foglia piccola ed Heuchera  verdi e grigie. Nelle aiuole gli Eucomis sono particolarmente scenografici se piantati in gruppi di tre o cinque esemplari davanti a folte macchie di felci e di anemoni orientali bianchi e rosa. Al contrario, vicino ai fiori di colori vivaci la bellezza degli Eucomis svanisce.

Dove e come piantarli

Gli Eucomis amano il pieno sole. In tutte le regioni dove non gela è possibile piantarli in piena terra. Nelle zone fredde, invece è meglio coltivarli in vaso per riparare i loro bulbi durante l’inverno senza estrarli dalla terra. I bulbi vanno interrati in marzo-aprile alla profondità di 15-20 centimetri, distanziandoli di 30-40 centimetri e avendo cura di disporli con la punta rivolta verso l’alto. Per la coltivazione in vaso è bene scegliere contenitori piuttosto capienti, per esempio di 40 centimetri di diametro, e piantarvi tre bulbi a 10 centimetri di profondità. I vasi vanno poi tenuti in un ambiente protetto, per esempio una veranda o un pianerottolo, fino alla fine di aprile.

Di quali cure hanno bisogno

Gli Eucomis vanno annaffiati regolarmente perché la terra non deve mai asciugare completamente. È però importante evitare i ristagni d’acqua nel sottovaso. Per avere piante molto rigogliose, quando spuntano i germogli in primavera si può distribuire sul terreno un concime granulare per piante da fiore, da somministrare nuovamente appena si formano i boccioli.

Curiosità

l nome Eucomis deriva dai termini greci eu bello e kome testa, perciò significa bella testa, con riferimento al ciuffo di foglie che la pianta porta in cima all’infiorescenza.

Luci e Colori delle Alpi

I progettisti Zanzi e Decembrini, con l’installazione-giardino “Luci e Colori delle Alpi” sono stati premiati con la medaglia di bronzo, al Chelsea Flower Show di Londra, l’ambita competizione open-air della Royal Horticultural Society, che sin dal 1862 sancisce le migliori tendenze e le innovazioni floro-orticole dell’anno.

“Luci e Colori delle Alpi” è stato progettato dal trentino Francesco Decembrini e dal varesino Daniele Zanzi insieme ad uno staff composto da giardinieri, architetti e agronomi.
Nato come ambientazione dolomitica intessuta di elementi concettuali (piccole piramidi e fondali a specchio con il profilo delle Dolomiti), il giardino ospitava essenze, muschi, licheni per la gran parte raccolti in natura sotto permessi delle autorità locali o negli orti botanici produttori. C’era anche una collezione di piccoli arbusti e orchidee di montagna e un albero-scultura che impiegava celle solari accumulando energia “verde” per consentire l’illuminazione serale di “Luci e colori delle Alpi”.

Gli organizzatori della Royal Horticultural Society, preoccupati della sicurezza degli uccelli …in volo nel giardino, hanno suggerito alcune modifiche a “Luci e Colori delle Alpi”: i progettisti in tempo reale hanno trasformato l’opera nel “giardino amico degli uccelli” suscitando una clamorosa attenzione da parte della stampa di tutto il mondo.

L’installazione-giardino debuttava come opera indipendente, cioè senza sponsors, esprimendo non solo la capacità tecnica ma anche la sostenibilità organizzativa dei due italiani. La regina Elisabetta si è soffermata a lungo davanti a “Luci e Colori delle Alpi”, chiedendo di conoscere che messaggio arriva dalle Alpi, così delicate e diverse dagli altri paesaggi, e ringraziando i designers e tutti i loro collaboratori.

Orto Antico

Creare un “orto antico”, visitabile, con lo scopo di recuperare vecchie varietà orticole ormai rare o quasi estinte, regalando al visitatore, appassionato o no di orticoltura, uno spettacolo di forme, colori, dimensioni e sapori inusuali.
Questo lo scopo del progetto realizzato a Camerata Picena (AN) , da Eduardo Lo Giudice, socio dell’Associazione Ricerca Conservazione Piante Alimentari (ARCOPA) grazie alla collaborazione dalla cooperativa sociale “Gli Amici delle Cerque”.
Orto Antico si occupa della conservazione di cultivar antiche o comunque insolite e di specie di nuova introduzione in coltivazione ma si impegna anche per proporsi come centro di divulgazione.
Dal punto di vista botanico, vengono raccolte le sementi relative a vecchie cultivar e sottospecie orticole sia locali che nazionali; tuttavia, data la posizione climatica favorevole e la necessità di sperimentazione, vengono raccolte e messe a dimora anche specie e cultivar commestibili da ogni parte del mondo purché da climi compatibili con quello della vallesina.
Una delle caratteristiche del centro è anche quella di organizzare incontri e visite guidate sia per giovani che per operatori del settore, oltre, naturalmente, alla libera fruizione da parte di chiunque voglia gustare ed appagare i propri sensi davanti a tanta varietà e colore.
Infatti non è facile trovare ovunque pomodori neri, gialli, screziati, bianchi, rossi ma di varie tonalità e forme, zucche di aspetto bizzarro e di colori variegati, melanzane lunghe mezzo metro o zucchine a forma di serpente tra patate a pasta blu o prodotti quasi sconosciuti come il Kiwano del Sudafrica. Per non parlare dei peperoni lilla e neri e dei vari fagioli e fagiolini.

www.arcopa.it
 

Le rose sono pù profumate quando

I ricercatori Shiseido, coinvolti negli studi sulle fragranze, hanno diviso la fioritura della rosa in quattro fasi – gemmazione, inizio fioritura, metà fioritura, piena fioritura – ed hanno effettuato analisi qualitative e quantitative sul contenuto aromatico in ciascuna fase di crescita. Prendendo tre petali da ciascun fiore, hanno studiato quando la fragranza diventa più intensa.
Hanno scoperto che le gemme contengono un'alta percentuale di dimethoxymethylbenzene, pertanto la freschezza della nota verde è maggiormente presente. Nei primi minuti della fase iniziale di fioritura, dolcezza e freschezza convivono in armonia, creando una raffinata profumazione.
Ma nella fase di mezza fioritura, quando il fiore è considerato al massimo della sua bellezza, il livello della fragranza è risultato già in calo. Pertanto, oggi sappiamo che la fragranza della rose raggiunge il livello massimo di intensità all'inizio della fioritura.