Gli orti romani, spazi verdi condivisi

La città di Roma ora ha la sua mappa degli orti condivisi. Sono circa 50 gli spazi verdi condivisi riportati nella mappa, fra giardini, orti e ‘giardini spot’ ad opera di cittadini e associazioni che in prima persona ne curano la realizzazione e/o gestione contro il degrado delle aree verdi urbane a Roma. Queste sommate ai 65 siti di orti spontanei individuali portano ad oltre 100 le aree di questo nella città.

Nella mappa sono segnalate anche alcune significative esperienze riguardanti le fattorie urbane, le case della partecipazione ed altre forme di gestione di aree verdi come i punti verdi qualità e le aree gestite da associazioni consolidate.

Una pratica comune diffusa in molte città d’Europa, d’importazione americana, che sta prendendo piede anche da noi. Si tratta di piccole aree verdi, per lo più su proprietà pubbliche, gestite da associazioni di cittadini. Lo scopo è di impedire il degrado e, al tempo stesso, dare l’opportunità di tessere dei legami sociali tra gli abitanti di un quartiere offrendo loro un luogo aperto a tutti, sede di attività conviviali che favoriscono l’incontro e l’interazione sociale.

Aree abbandonate o parchi senza manutenzione, in centro e in periferia, sono il campo di sperimentazione di nuovi spazi pubblici di relazione a contatto con la natura, che caratterizzano l’ultima stagione dell’urbanistica romana in cui i cittadini si mettono insieme per recuperare gli spazi per piccoli orti, aree gioco e giardini.

Perché fare una mappa?

Perché esiste una realtà ricca che si sta sviluppando e che non è stata ancora censita. La creazione di una mappatura delle realtà esistenti, è avvenuta sia aggiungendo punti sulla mappa, sia attraverso foto e testi sulle realtà individuate.

Giardini condivisi. Si tratta di piccoli giardini o parchi realizzati e/o gestiti su iniziativa spontanea da un gruppo di cittadini e/o associazioni in aree abbandonate o degradate della città. Sono fondati sul lavoro di volontari e quindi sull’auto-organizzazione creando un legame sociale nel quartiere e spesso costituiscono una sorta di giardino-presidio della biodiversità. In modi diversi il giardino condiviso sembra avere la capacità di accogliere quelle esigenze umane primordiali che si stanno lentamente deteriorando nei contesti urbani. La cura di un giardino crea un nuovo senso di appartenenza e quindi di responsabilità verso lo spazio urbano e il verde che ne fa parte.

Orti. Si tratta di piccoli appezzamenti coltivati in contesto urbano. Fra questi sono stati inclusi nella mappa quelli frutto di una gestione comunitaria oppure con valore sociale, educativo e ambientale mentre non sono stati valutati di interesse i moltissimi orti abusivi coltivati individualmente. L’orto spontaneo non contribuisce quasi mai alla nascita di una rete sociale. Gli orti in qualche modo coordinati e frutto di un lavoro collettivo, invece, hanno sempre queste funzioni. Gli orti spontanei sono stati censiti dal Comune di Roma: 67 siti per un totale di 2500 orti su 90 ettari.

Alcuni orti comunitari hanno un valore ambientale per il fatto che non sfruttano il terreno fino all’ultimo centimetro. Alle piante spontanee e selvatiche viene lasciato il loro spazio per riportare equilibrio in un terreno spesso esausto o che ha vissuto periodi incolti che ne hanno impoverito la biodiversità.

Giardini spot. Giardini realizzati in un breve arco di tempo attraverso un’azione spontanea di un gruppo di cittadini e/o associazioni. La modalità è provocatoria per dare maggiore dignità a parti abbandonate della città attraverso una sensibilizzazione del pubblico sulle tematiche ambientali.

Fattorie didattiche. In alcune delle Aree Naturali Protette di RomaNatura è attiva una rete di fattorie didattiche che offrono un servizio sociale ed ambientale oltre a quello produttivo. Le aziende hanno realizzato un percorso didattico e laboratori per le scuole per mostrare dal vero le colture e gli allevamenti tradizionali dell’agro romano insieme ai processi di produzione e di trasformazione degli alimenti al fine di far apprezzare la vita naturale della campagna e i suoi prodotti.

Case della partecipazione. Strutture aperte al pubblico che offrono l’utilizzo dei propri spazi alle associazioni e comitati di quartiere oppure per iniziative di tipo culturale. In alcuni casi consentono l’apertura di uno spazio specializzato di informazione, di dialogo e di progettazione condivisa nei singoli quartieri della città. Sono state incluse nella mappa pur non essendo aree verdi perché sono spazi istituzionalizzati dove si incoraggia la partecipazione del cittadino.

Consulta la mappa degli orti della città di Roma

Articolo collegato: “Zappata Romana”

Il torneo del paesaggio del Fai

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano con la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM lancia per l’anno scolastico 2010/2011 un nuovo importante progetto nazionale dedicato alla scuola secondaria di II grado: la prima edizione del “Torneo del paesaggio”, un’iniziativa che gode del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del Comitato Italia 150e che si propone il sensibilizzare i giovani allo straordinario patrimonio italiano.

Il “Torneo del paesaggio” è una gara di cultura a squadre formate da studenti delle scuole secondarie. Si svolge in tre momenti: prima a livello locale, quindi su scala regionale per poi arrivare, con le finali, alla fase nazionale. La gara prevede test di conoscenza del paesaggio italiano, prove progettuali e interventi pratici. Le prove saranno legate ai siti italiani riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ai luoghi rappresentativi del Risorgimento Italiano.

Il “Torneo del paesaggio”, che vuole diventare un appuntamento annuale “classico” nel panorama dei tornei studenteschi, nasce dalla forte convinzione di FAI e IULM che l’educazione alla conoscenza e alla tutela del paesaggio,la cui difesa è una priorità assoluta per entrambe le Istituzioni, sia di fondamentale importanza per i giovani. Dice Giovanni Puglisi, Rettore Università IULM: Siamo convinti che sia necessario impegnarci per divulgare fra le nuove generazioni un profondo senso di responsabilità nei confronti delle straordinarie bellezze paesaggistiche e degli inestimabili tesori artistici che da sempre caratterizzano e ‘impreziosiscono’ il nostro Paese”.

Il Torneo sarà una preziosa occasione per acquisire ulteriori dati per l’Osservatorio permanente FAI – IULM su “I giovani e il paesaggio”; infatti potrà fornire interessanti informazioni sul livello di cultura dei giovani sul paesaggio italiano. Una mappa del rapporto tra giovani e l’ambiente che li circonda è importantissima, perché, dice Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente Onorario FAI, “l’educazione delle giovani generazioni è per noi del FAI un compito prioritario. Aprire bene gli occhi può fare scoprire cose preziose e rappresenta un’esperienza sulla quale si potrà fondare l’amore per la conoscenza e lo spirito di tutela che faciliterà ai cittadini di domani una gestione consapevole della nostra meravigliosa Italia.

Nella prima fase del Torneo – che si svolgerà direttamente nelle scuole coinvolte (le squadre possono essere composte da max 3 studenti) – gli studenti dovranno rispondere a una serie di quesiti su tematiche legate al paesaggio e sui 44 siti italiani riconosciuti Patrimonio dell’Umanità, tra cui le Dolomiti, la Valle dei Templi di Agrigento, il centro storico di Siena, Villa d’Este a Tivoli (Roma)…Ogni scuola partecipante selezionerà una squadra vincitrice che accederà così alla fase successiva.

Nella seconda fase – che si svolgerà a livello regionale con la collaborazione delle Delegazioni FAI – le squadre semifinaliste si confronteranno su una selezione di siti legati al Risorgimento italiano e a luoghi di particolare interesse paesaggistico della propria Regione. Inoltre, dovranno affrontare il tema della gestione dei siti protetti dall’UNESCO. Ogni regione porterà alla fase finale tre squadre.

Nella terza e ultima fase – a livello nazionale – le squadre dovranno presentare un originale progetto di promozione di un luogo scelto nel proprio territorio, una sorta di "candidatura ideale UNESCO" che segua gli stessi criteri che la Commissione utilizza per la valutazione delle candidature italiane. I ragazzi infatti, si confronteranno sugli elementi che rendono un luogo così speciale da meritarsi l'appellativo di "Patrimonio dell'Umanità" e avranno la possibilità di cimentarsi in un progetto che li “avvicinerà” al lavoro che viene svolto dall’UNESCO, realtà poco conosciuta se non nella fase della proclamazione dei siti, ma di cui si ignora il complesso e appassionante iter che la precede.

Gli studenti vincitori e i loro insegnanti saranno premiati con strumenti tecnologici, partecipazione ad attività culturali e di svago.

Terra Madre Day 2010

Si tratta di una giornata di festa per tutti gli aderenti alla rete di Terra Madre e a Slow Food – soci, produttori dei Presìdi, comunità del cibo, cuochi, accademici, giovani e musicisti – un evento collettivo su scala globale di celebrazione del cibo buono, pulito e giusto, che avviene a poco più di un mese dalla chiusura del grande incontro biennale tra i delegati di queste comunità, svoltosi per la quarta volta a Torino, dal 21 al 25 ottobre scorsi.

Quest'anno il Terra Madre Day ha un obiettivo, raccogliere fondi per finanziare la creazione di mille orti in Africa: nelle scuole, nei villaggi, nelle periferie delle città. Gli orti di Terra Madre saranno gestiti dalle comunità e coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. L’idea dei “Mille orti in Africa” non è nuova, ma parte da numerose esperienze (agricole e didattiche) già in corso (in Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Mali, Marocco, Etiopia, Senegal, Tanzania).
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS gestirà i contributi e coordinerà le attività in Africa.

Il Terra Madre Day sarà il momento per riaffermare e chiarire i valori fondamentali di Slow Food, anche attraverso la stesura del documento “Sostenibilità e politiche alimentari”, la cui prima bozza è stata redatta dall'Università di Scienze Gastronomiche in collaborazione con esperti e studenti della Scuola di Alti Studi su “Sostenibilità e politiche alimentari”; questa è stata poi oggetto di approfondimenti, dibattiti e correzioni da parte delle Comunità del Cibo in occasione di Terra Madre ed è stata presentata e commentata nella cerimonia finale dell'evento. In occasione del Terra Madre day il documento avrà un ultimo momento di riflessione e discussione per poi procedere alla stesura definitiva e alla sua distribuzione a tutti i livelli di governance del mondo.

Nel 2009 la prima edizione del Terra Madre Day vide svolgersi oltre 1000 eventi in più di 120 Paesi.

Per vedere gli eventi del Terra Madre Day in programma finora nel mondo: http://www.slowfood.com/terramadreday/pagine/ita/mappa.lasso

Conferenza per la conservazione della biodiversità . Ricerca applicata, strumenti e metodi

In occasione dell’anno internazionale della biodiversità dal 20 al 22 maggio prossimi nell’aula magna dell’università “Sapienza” di Roma il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare ha organizzato la “Conferenza nazionale sulla biodiversità” nel corso della quale verrà presentata la strategia nazionale per la salvaguardia della diversità biologica.


Mail: conferenza2010@cnbitalia.org

Web: www.cnbitalia.org

Al Convegno SOS Agricoltura tracciata la strada per il rilancio

Un’agricoltura sana, multifunzionale, in grado di coniugare produzione di qualità e rispetto dell’ambiente e del carattere identitario del paesaggio. E’ l’identikit dell’agricoltura del futuro che emerge dal Convegno FAI “SOS Agricoltura”. Un settore oggi in crisi, che deve essere recuperato e rilanciato sulla base dei valori tradizionali e delle buone pratiche del passato se si vuole realizzare uno sviluppo economico sostenibile del Sistema Paese.

Qualcuno l’ha chiamato gli “Stati Generali” dell’agricoltura e forse è stato davvero così. Sono stati numerosi ed estremamente competenti i relatori del Convegno FAI “SOS Agricoltura” che si è svolto giovedì 18 novembre all’Aula Magna dell’Università di Bolognaesponenti delle Istituzioni, docenti universitari, studiosi ed esperti del settore. Tutti riuniti in una lunga giornata di lavori per trovare la giusta via per un rilancio dell’agricoltura italiana. Un settore oggi in grande crisi che però svolge un ruolo decisivo per uno sviluppo economico sostenibile del Sistema Paese e per la tutela del paesaggio come elemento distintivo dell’identità di un intero popolo.

E la strada è stata tracciata, in modo chiaro. Tutti d’accordo nel ritenere che il futuro dell’agricoltura non possa che essere legato al suo passato. Occorre cioè ritrovare e rilanciare le buone pratiche e i valori della tradizione: equilibrio tra paesaggio e coltivazione, riscoperta di un’agricoltura biologica e biodinamica al posto di quella intensiva puntando sulla qualità dei prodotti, sviluppo di una multifunzionalità in grado di offrire servizi ai cittadini, tutela della biodiversità, filiera corta, coinvolgimento dei giovani.

Una nuova agricoltura “sana” e sostenibile sarà in grado non solo di garantire la sicurezza alimentare, ma molto, molto di più: dalla tutela del paesaggio e dell’ambiente alla competitività economica garantita dalla qualità dei prodotti; dal presidio del territorio e quindi la prevenzione del dissesto idrogeologico alla tutela delle risorse naturali (aria, acqua, suolo); dalla lotta all’inquinamento attraverso l’assorbimento delle emissioni CO2 alla creazione di un turismo culturale di qualità.

La sfida non è certo semplice visto che il settore agricolo sta vivendo la peggior crisi degli ultimi sessant’anni. Per avere un’idea è sufficiente dare qualche dato: negli ultimi 10 anni le unità produttive sono calate del 27% e quelle con allevamenti del 50%; dal 2000 a oggi sono state chiuse 198mila stalle; il prezzo dei cereali è diminuito del 55% e quello del latte del 30%, mentre i costi di produzione sono aumentati del 33% per i cereali e del 21% per il latte; solo il 3% delle aziende a conduzione familiare è gestito da un giovane sotto i 35 anni.

Il messaggio ai cittadini e alle istituzioni è stato lanciato forte e chiaro durante il Convegno. Nell’attesa che esso sia raccolto soprattutto dalle seconde, poiché il rilancio dell’agricoltura deve passare anche attraverso una riforma della Politica Agricola Comunitaria (PAC), FAI, WWF e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica stanno preparando un documento conclusivo che farà il punto su quanto discusso e sui prossimi passi da seguire.

Giardini di Sissi a Castel Trauttmansdorff

Si è appena conclusa la stagione 2010 ai Giardini di Sissi a Castel Trauttmansdorff: 414.000 sono stati i visitatori che hanno scelto di recarsi ai Giardini dal 1° aprile al 15 novembre di quest’anno, con un incremento di 17.000 ingressi rispetto all’anno precedente. 

Di fronte a questo brillante risultato Klaus Platter, direttore dei Giardini, commenta: “Siamo molto soddisfatti della stagione appena conclusa. E’ per noi uno stimolo a investire ulteriormente e per festeggiare nel 2011 con numerose novità i primi 10 anni dall’apertura dei Giardini”.
La chiave del successo

Una promozione mirata, rivolta a oltre 800 strutture alberghiere situate nei pressi del Lago di Garda, ha portato ad un aumento del 19% delle visite guidate per gruppi.

Il merito di questo conclamato successo è senz’altro da attribuire anche alla professionalità delle 23 appassionate guide, coordinate dall’esperta Karin Kompatscher, che hanno avuto la capacità di emozionare e incuriosire i visitatori, offrendo un’esperienza rigenerante per il corpo e per lo spirito, accompagnando ben 1.652 gruppi,per un totale di 19.500 persone.

Premi e riconoscimenti

Premiati nel 2005 come parco più bello d’Italia, i Giardini di Sissi sono anche partner del percorso culturale europeo “La strada di Sissi”, in memoria dei luoghi frequentati dall’imperatrice d’Austria.

Quest’anno invece, al IV Simposio Internazionale dei Giardini svoltosi a Baden in Austria, sulle strategie per richiamare un maggior numero di visitatori, i Giardini di Sissi a Castel Trauttmansdorff sono stati eletti modello vincente per il turismo botanico, per una combinazione favorevole dovuta alla fortunata dislocazione, agli aspetti climatici, alla presenza di una residenza storica adibita a museo e alla varietà del giardino botanico.

Un successo attribuito anche dalla presenza dei Giardini nel network dei Grandi Giardini Italiani, che annovera 76 giardini situati in 14 regioni d’Italia.

Le novità del 2011

Il prossimo sarà un anno importante con nuovi investimenti per il parco botanico, perché ricorre il 10° anniversario della sua fondazione. Durante l’inverno verranno realizzate opere di ampliamento e adeguamento.
Tra le novità: la serra delle piante esotiche con il terrario per gli insetti tropicali, dove si potranno ammirare meravigliose orchidee, piante del caffè, del cacao e del babaco; voleranno farfalle ed uccelli tropicali e nei terrari saranno visibili tarantole, scarabei, anfibi velenosi e camaleonti.

Inoltre è in fase di realizzazione una nuova stazione interattiva “Il mondo sotterraneo delle piante”, con una suggestiva galleria sotterranea lunga circa 200 metri allestita a Sud del Castello, da cui i visitatori potranno vedere la crescita e quindi la vita delle piante da sottoterra. Si potrà anche conoscere la composizione della roccia, i minerali presenti e respirare il “sapore della terra” in un ambiente assolutamente naturale. Si scoprirà come l’acqua agisce sul terreno, si vedranno grovigli di radici e frutti sotterranei, ma anche microrganismi di tutti i tipi e germogli verdi, che crescono quando la luce riesce a penetrare l’oscurità.
Si tratta certamente di un evento emozionante e sorprendente, ma al contempo, come sempre, molto istruttivo.

I Giardini riapriranno il 1° aprile 2011!

Ulteriori informazioni e aggiornamenti su: www.giardinidisissi.it
 

Come mantenere bellissima la stella di Natale

La stella di Natale è stata importata in Europa solo negli ultimi anni e pare che la sua origine sia del Centro America addirittura, quindi più che esotica. Fu scoperta, pare nel lontano 1520 dagli spagnoli di H.Cortès giunti nella capitale aztzeca Tenochtitlán. Gli spagnoli la notarono tra i fiori e i frutti che erano destinati a Montezuma, un imperatore azteco che regnò dal 1502 al 1520, ma solo nel 1825 Joel Robert Poinsett l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, ne portò
alcuni esemplari nella sua casa, in Carolina, per iniziare a coltivarli ed è in suo onore che assegnarono alla pianta il nome botanico: Euphorbia Pulcherrima, detta Poinsettia.

Per renderla davvero “pulcherrima”, dobbiamo seguirla con attenzione, innanzitutto con un ottimo terriccio. Compo Sana Terriccio Universale di Qualità, arricchito con fiocchi di Perlite, per offrire alla Stella di Natale il giusto drenaggio, il perfetto grado d’umidità e l’ottimale aerazione delle radici.

La concimazione garantita per le prime 4/6 settimane assicura alle piante una crescita equilibrata.

Compo Sana Terriccio Universale di Qualità è disponibile nella confezione da 5 l, 10 l, 20 l, 50 l e 80 l; prezzi relativi consigliati al pubblico: € 2,90, € 3,80, € 6,30, € 13,90 e € 17,60.

Per dare loro il giusto nutrimento, è bene concimare con COMPO Concime Universale. La composizione assicura uno sviluppo armonioso della pianta, rafforzando la sua resistenza alle avversità, una crescita forte e rigogliosa della parte aerea e radicale e fioriture abbondanti.
Con Vitanica P3, biointegratore, un estratto di origine vegetale che facilita le funzioni svolte dalle radici migliorando l’assorbimento degli elementi nutritivi.

In flaconi da 500 ml e da 1 l, o in taniche da 2,5 l rispettivamente con prezzi consigliati al pubblico di € 5,10, € 7,20 e € 16,10.

Piante alimurgiche del Veneto

Piante alimurgiche del Veneto (dal latino alimenta urgentia = alimentazione in caso di necessità) é la pubblicazione che Veneto agricoltura ha ideato e pubblicato assieme all’Istituto di biologia agroambientale e forestale di Padova.
Paolo Pizzolato, amministratore unico di Veneto agricoltura, sottolinea quanto sia importante il loro recupero, fare vere e proprie azioni di salvaguardia della biodiversità.

Nel volume si parla di piante come l’ortica, la malva, il tarassaco, la cicoria selvatica, piante spontanee che nel secolo scorso erano una componente integrante ed insostituibile per il sostentamento delle popolazioni, in particolare di quelle rurali. Piante selvatiche che si utilizzavano in cucina per fare la frittata (tarassaco, cicoria selvatica, ortica), come medicinali a scopo diuretico (sambuco), depurativi del fegato (silena bianca), e così via; una dieta fatta principalmente a base di pasta, carne e legumi, era equilibrata proprio grazie all’apporto di queste erbe.
Da questa abitudine alimentare, attraverso i secoli, è giunto fino a noi un imponente patrimonio culturale, tramandato di generazione in generazione, ma che si va perdendo.
Nelle nostre campagne restano ormai pochi anziani depositari di “tecniche colturali”, di raccolta, di conservazione, di utilizzo culinario, di tradizioni, di rituali legati a tali piante, retaggio prezioso di secoli di esperienza e di civiltà rurale. Conoscere le erbe spontanee è una risorsa, passeggiare tra i campi, sulle strade di campagna o nei boschi per riconoscere e raccogliere le “erbe buone da mangiare”. Questa pubblicazione è una vera e propria Banca della memoria.

Pubblicazione realizzata da Veneto Agricoltura – Settore Centri Sperimentali in collaborazione con CNR-Istituto Biologia Agroambientale e Forestale e Università di Padova – Dipartimento Agronomia Ambientale e Produzioni Vegetali.
 

Alle origini del girasole

A guardarlo viene subito in mente Van Gogh. In effetti, il fiore fossile risalente a 50 milioni di anni fa, rinvenuto nella regione meridionale dell’Argentina, non solo in qualche modo ricorda i suoi dipinti, ma è probabilmente un antenato dei girasoli.
Il merito del ritrovamento va a Viviana Barreda, peleobotanica dell’Università di Vienna, e ai suoi colleghi del Museo Argentino de Ciencias Naturales e del Consejo Nacional de Investigaciones Cientificas y Tecnicas di Buenos Aires. Il fiore, descritto su Science, è intero e ben conservato ed è stato trovato, insieme a granelli di polline, esattamente nella Patagonia Nord-Occidentale, presso Río Pichileufú.

Tutte le sue caratteristiche lasciano supporre che si tratti di un fiore della famiglia delle Asteracee. In particolare gli studiosi hanno notato la presenza di una infiorescenza centrale “a capolino”, costituita da 80 fiori; ciascun fiore presenta una linguetta (ligula), fogliette protettive (brattee) che circondano i fiori a formare un involucro simile a un calice, e sottili proiezioni, situate tra i fiori, simili a capelli e chiamate pappi, deputate alla dispersione dei semi.
La scoperta è importante per due motivi: primo perché gli unici ritrovamenti fossili finora rinvenuti della famiglia delle Asteracee altro non erano che piccoli granelli di polline. Secondo perché la Patagonia Nord-Occidentale del Medio Eocene (il periodo cui risale il fiore) era una regione arida e ventosa, caratterizzata dalla presenza di una vegetazione subtropicale. Il ritrovamento perciò arricchisce lo scenario di quell’epoca geologica e suggerisce un possibile clima caldo e relativamente umido.
Probabilmente i membri delle Asteracee hanno abitato zone asciutte, o comunque di transizione tra quelle umide e quelle asciutte, forse nel Sud del supercontinente della Gondwana, prima che questo si frammentasse negli attuali continenti dell’emisfero meridionale: Sud America, Africa, India, Australia e Antartide” hanno spiegato i ricercatori. Ulteriori studi dovranno ora tentare di spiegare come questa famiglia si sia evoluta in un numero così elevato di generi e specie e si sia diffusa in tutti i continenti, tranne che in Antartide.

 

Atlante sulla biodiversità dei suoli europei

L’organo di ricerca della Commissione europea, il Centro comune di ricerca, ha pubblicato per la prima volta una mappa basata sugli indicatori delle minacce potenziali che incombono sulla biodiversità dei suoli, destinata a guidare i decisori politici nella tutela di questa risorsa fondamentale.

La biodiversità del suolo è fondamentale per l’agricoltura e il ciclo dell’acqua e del carbonio.

L’atlante evidenzia le zone dell’Unione dove la biodiversità dei suoli è più gravemente minacciata rispetto alla situazione attuale, in particolare in determinate zone del Regno unito, nei paesi del Benelux e nel Nord della Francia, nonostante esistano zone a rischio anche in altri Stati membri. fornendo in tal modo una fonte d’informazione esaustiva per i ricercatori, i decisori politici e gli insegnanti. La presentazione è avvenuta alla conferenza “‘Soil, Climate Change and Biodiversity – Where do we stand?”, tenuta a Bruxelles il 23 e 24 settembre 2010.
La commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn e Janez Potočnik, commissario responsabile dell’ambiente, hanno dichiarato: “Il suolo è essenziale per la biodiversità che rende possibile la vita sulla Terra e consente alle nostre economie di essere sostenibili. Il degrado del suolo mette a repentaglio l’accesso alle risorse alimentari e idriche, all’aria pulita nonché a molte materie prime di importanza primaria. Quest’atlante è un sostanziale contributo europeo all’Anno internazionale della biodiversità 2010, promosso dall’ONU e consentirà di sensibilizzare il pubblico sulla necessità di adottare la direttiva quadro sul suolo, proposta dalla Commissione già nel 2006, onde prevenire un ulteriore degrado dei suoli e riparare i danni già arrecati. Se non affrontiamo questo problema rapidamente e in modo coordinato, ci costerà molto di più porre rimedio ai danni”.

L’Atlante europeo della biodiversità dei suoli include la prima mappa mai tracciata della biodiversità dei suoli nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue. Le potenziali minacce alla biodiversità dei suoli sono state selezionate e classificate nell’ambito di una valutazione eseguita dagli esperti del gruppo di lavoro per la biodiversità dei suoli, istituito dal Ccr. Nei calcoli dei nuovi indicatori della mappa si è tenuto conto di numerosi fattori di pressione, tra i quali la variazione delle destinazioni d’uso dei terreni, perturbazioni dell’habitat, sfruttamento intensivo umano, specie invasive, compattamento del suolo, erosione e inquinamento.
Va osservato che la mappa indica una valutazione del rischio potenziale di declino della biodiversità del suoli rispetto alla situazione attuale e non costituisce una raffigurazione dell’attuale livello di biodiversità del suolo. I risultati confermano che il rischio di declino della biodiversità del suolo è maggiore nelle zone a elevata densità di popolazione e/o attività agricola intensiva. Le regioni più colpite si concentrano in particolare in diverse parti del Regno Unito, eccettuata la zona più settentrionale, i paesi del Benelux e il nord della Francia. Sono tuttavia identificate come zone ad alto rischio anche zone specifiche in diversi altri Stati membri, spesso dotate delle medesime caratteristiche; a titolo di esempio la regione della valle del Po, l’unica regione italiana che rientra nella categoria ad alto rischio.
L’atlante del Ccr presenta inoltre al lettore la vita sotterranea, facendogli scoprire l’intera gamma di forme di vita contenute nel suolo e il ruolo fondamentale che svolgono nel mantenimento degli altri ecosistemi.

Questo atlante di 128 pagine è il risultato della collaborazione tra i servizi della Commissione europea e i partner provenienti dal mondo accademico, dall’industria e da organizzazioni quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e la convenzione sulla diversità biologica (Convention on biological diversity – Cbd). Ciascuna sezione è stata scritta da esperti di livello mondiale e presentata in un modo accessibile per il pubblico non specialistico.
La prima sezione dell’atlante passa in rassegna il suolo, con i suoi molteplici usi, i “beni e servizi” forniti all’ecosistema e il ruolo svolto dalla fauna e flora del suolo. La seconda è impostata come un’enciclopedia della biodiversità del suolo, con http://www.verdeepaesaggio.it/immagini ad alta risoluzione che presentano al lettore molti dei principali gruppi di organismi reperibili nel suolo.

www.aiol.it