Coltiviamo i valori

“Coltiviamo valori” è il progetto realizzato dall’ Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), con il Centro per la giustizia minorile (Cgm) del Lazio, in seguito ad un protocollo d’intesa sottoscritto con l’intento di promuovere iniziative di carattere educativo per i minori sottoposti a misure penali. Il progetto rivolto ai minori del Centro di prima accoglienza (Cpa) di Roma (minori in attesa giudizio) offre ai ragazzi l’opportunità di svolgere un’attività florovivaistica nell’ampia terrazza del Centro. Parteciperanno al progetto trenta giovani ospiti del centro e lo stesso personale e saranno impegnati nella coltura di piante ornamentali e nella realizzazione di un piccolo orto pensile biologico.

Il progetto si prospetta come un’occasione educativa di grande interesse, sia in termini di cultura botanica (tipologie di piante, tempi di semina, cure necessarie, tempi di crescita, produzione di fiori o frutti, ecc.), sia per la contiguità che tale attività propone rispetto alla natura e ai suoi cicli, alla relazione tra cura quotidiana e risultati attesi, messaggio importante per adolescenti che spesso tendono a vivere esclusivamente il “presente”.

Un’iniziativa quanto mai utile anche perché è risultato che raramente i minori che transitano nel Cpa, e che provengono per la gran maggioranza da realtà urbane, conoscono le piante di uso alimentare. L’iniziativa vuole anche contribuire ad una migliore qualità della permanenza all’interno del Centro, sia per il valore estetico, che come senso di cura dell’ambiente. Grazie al materiale didattico ed all’impegno già manifestato da tutti gli operatori del Centro, i minori saranno coinvolti nella cura delle piante, anche dopo il termine del progetto, dando all’iniziativa un importante requisito di continuità e valore nel tempo e di significato educativo.

Il protocollo scaturisce dalla comune considerazione che le iniziative provenienti dal mondo dell’agricoltura sociale nel settore penitenziario hanno dimostrato di poter generare opportunità di inclusione ed inserimento lavorativo anche per persone sottoposte a misure penali e che il ripristino e la valorizzazione delle aree agricole o verdi che si trovano nelle strutture contenitive possono offrire opportunità formative, anche di tipo professionale, per persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il protocollo prevede di sviluppare specifiche attività mirate all’utenza penale minorile che saranno periodicamente concordate in un programma di collaborazione che ha carattere pluriennale.

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Radiazioni elettromagnetiche e conseguenze sugli alberi

Una ricerca condotta presso TU di Delft, TNO di Alphen aan den Rijn e Department of Plant Cell Biology alla Wageningen University ha concluso che le radiazioni elettromagnetiche danneggiano la salute degli alberi. Tre anni di ricerche sulle cause di danni diffusi agli alberi hanno escluso qualsiasi fattore biologico.

Le radiazioni cui gli alberi sono esposti sono per lo più generate da punti di accesso WiFi. Alla fine del periodo di ricerca, le foglie degli alberi vicino alle fonti di radiazioni hanno mostrato degli effetti che sembrano essere il risultato della scomparsa dell’epidermide superiore e inferiore delle foglie, cui segue il disseccamento e la morte di una porzione della foglia. Anche la germinazione dei semi e la crescita sono state influenzate negativamente. Per ulteriori informazioni: www.pcb.wur.nl

Nel 2003/4, una ricerca da parte di altri enti aveva suggerito che le radiazioni a microonde ad alta frequenza possono danneggiare gli alberi e che le foglie degli alberi assorbono una radiazione elettromagnetica che potrebbe indurre un flusso di particelle caricate elettricamente. E’ attraverso di questo che le particelle possono migrare nel terreno attraverso le radici, provocando un certo tipo di elettrolisi. Questa potrebbe portare a sua volta all’acidificazione del terreno che provoca il deperimento e la morte delle piante.

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Il parco del castello di Racconigi

Ponendosi al centro del piazzale rivolto a nord, in corrispondenza dello scalone della facciata settentrionale del castello, si può apprezzare il primo carattere distintivo del parco: un grande prato, circondato da una quinta di alberi secolari di diverse specie per attribuire varietà di forme e di colori al disegno ideato a partire dagli anni venti dell’Ottocento dal giardiniere tedesco Xavier Kurten per il principe Carlo Alberto di Savoia Carignano e ulteriormente ampliata dal 1831, quando Carlo Alberto salì sul trono del Regno di Sardegna. Sullo sfondo il prato è tagliato da tre cannocchiali prospettici che svelano la straordinaria estensione del parco: grandi prati tagliati da viali sinuosi a volte affiancati da quinte di alberi, gruppi o esemplari isolati, si succedono per suggerire un’atmosfera apparentemente naturale, capace di suscitare emozioni grazie allo studiato inserimento di ogni elemento vegetale e architettonico. 

Nella storia plurisecolare del palazzo dei principi di Carignano il parco ha assunto diversi aspetti. Alla fine del Seicento a nord della residenza si disponeva l’armonioso disegno di André Le Nôtre, ideatore dei giardini di Versailles; circa un secolo dopo Giuseppina di Lorena Armagnac affidò ad un noto architetto e scenografo teatrale, Giacomo Pregliasco, la trasformazione di una parte del parco nello stile “pittoresco” in quel momento in voga in Europa, un percorso ricco di emozioni all’interno di una natura apparentemente selvaggia, in realtà sapientemente progettata dall’architetto-giardiniere. Fu proprio lo scenografo Pregliasco ad arricchire il percorso di “scene” che evocavano opere letterarie e glorie storiche per rendere la passeggiata nel parco un percorso emozionale ed evocativo che preannunciava la visione paesaggistica del Kurten.

Nel corso del XIX e XX secolo la Residenza di Racconigi è stata molto amata dai reali quale privilegiato luogo di villeggiatura estiva: Carlo Alberto e Maria Teresa nella prima metà dell’Ottocento, Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro nei primi decenni del Novecento, Umberto II e Maria José negli ultimi anni della monarchia.

Oggi, dopo una serie di interventi e restauri il parco si presenta nello stesso aspetto voluto dal giardiniere tedesco nell’Ottocento. Luogo suggestivo in ogni stagione, è ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti.
 

Patrimonio UNESCO dal 1997 dall’inizio degli anni Novanta il complesso ha aperto le porte al pubblico, offrendo ogni anno percorsi restaurati e ospitando eventi culturali. La gestione attuale garantisce il mantenimento degli interventi di restauro compiuti e mira a riproporre le modalità operative proprie dell’Azienda della Real Casa carloalbertina, il cui aspetto più innovativo e sperimentale oggi risiede in un efficace ritorno alle “buone pratiche” agricole non solo perfettamente inserite nella vocazione del luogo, ma anche sostenibili e promotrici di miglioramenti delle condizioni ecologiche del parco. 

Nel luglio 2010 il parco del Castello di Racconigi vince l’ottava edizione del concorso, organizzato da Briggs&Stratton “Il parco più bello d’Italia”. La giuria composta da esperti del settore ha voluto premiare l’impegno trentennale della Soprintendenza a partire dall’acquisizione del complesso da parte dello Stato nel 1980, per l’aver posto come condizione preliminare a qualsiasi intervento il tema della conoscenza, per il restauro del parco, del giardino e delle architetture, per l'attenzione riservata alla manutenzione e alle attività di valorizzazione e promozione di iniziative culturali.
 

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I giardini del Castello di San Pelagio

L’impronta che nel 1700 l’avo Roberto Zaborra ha dato loro è ancora sostanzialmente leggibile. E’ stato lui ad introdurre lati sorprendenti e bizzarri che, puntando sull’elemento naturale, cercavano un’armonia di rapporti con il paesaggio circostante attraverso archi, fughe prospettiche, vasche a peschiera e statue, unendo alle nuove mode la tradizione veneta. 

I giardini del Castello di San Pelagio, Villa Zaborra, rappresentano un cospicuo patrimonio verde ben inserito in un complesso architettonico residenziale, dislocato in ambiente rurale e sono articolati in sezioni distinte.

Il giardino di rappresentanza, o padronale, con 200 varietà di rose, circa mille esemplari, nasce da una appassionata ricerca trentennale nei vivai di tutta Europa. L’inserimento di 200 specie tra quelle esistenti ma non censite, è avvenuto con criteri ben precisi: profumo,colore portamento,dimensioni, …ma anche guardando alla destinazione attuale del Castello. Un chiaro esempio è la rosa Aviateur Blériot, dai delicati mazzi di fiori gialli, dedicata al trasvolatore della Manica del 1909.

Alcune varietà di rose, sono disposte tra elementi arborei dall’armonioso portamento tra i quali spiccano una magnolia, una catalpa centenaria, un cipresso secolare. Incantevole per i fiori bianchi e profumati è la rosa francese del 1880 Blanche Moreau, mentre la rosa del 1892 Blanc Double de Coubert sparge intorno a se un superbo ed intenso profumo. Si può ammirare la rosa rugosa Hansa del 1905, dai fiori doppi rosso porpora e profumati. E ancora si mostrano estremamente gradevoli le rose cinesi introdotte in Europa nell’ultimo ventennio del XIX secolo, quali la Rosa Hugonis una signora rosa, che veste un abito primaverile intessuto di delicati fiorellini giallo tenue e brevi foglioline simili a felci.

Attorno alla notevole vasca centrale, dove vengono coltivate ninfee a fiore bianco e a fiore rosa, si notano cespugli di yucca glauca e gruppi di peonie arboree Hana Kisoi di un delicatissimo colore cipria e una notevole profusione di rose inglesi.
Il Giardino Segreto è quello interno al castello, prospiciente la cappella, separato dalla campagna da un alto muro di cinta. E’ contraddistinto da vialetti e spazi erbosi che circondano una vasca settecentesca in pietra. Vi è grande ricchezza di elementi arborei e arbustivi: cipressi, tassi, tigli secolari, una lagestroemia ultracentenaria, un vecchio diospiro allampanato dall’intensa produzione di frutti piuttosto piccoli, viburni, ibischi, oleandri, la lippia citiodora, clematidi, gelsomini, lavanda, passiflora e ancora rose.

Dal giardino di rappresentanza ci si incammina lungo la carpinata, un viale di carpini centenari potati a tunnel, la cui funzione un tempo era quella di collegamento tra la zona residenziale del Castello e la campagna. In fondo si alza la montagnola che all’interno racchiude la ghiacciaia, una stanza sotterranea di circa 4 metri cubi, utilizzata in passato per la conservazione dei cibi; vi si accede salendo un sentiero a chiocciola segnato da sponde in trachite euganea. Dalla sua sommità si gode il panorama dell’antica peschiera e del campo da cui la mattina del 9 agosto 1918, D'Annunzio e la squadriglia della Serenissima, partirono per il famoso Volo su Vienna.

Due i labirinti verdi esistenti: il “Labirinto del Minotauro” che assolve un duplice compito: da un lato ricorda i maliziosi labirinti delle Ville Venete, luoghi di svago e di giochi amorosi, dall’altro cita il mito di Icaro e quindi la storia del volo, tema del museo.
Il labirinto del “Forse che si forse che no”, ricorda nel nome il famoso romanzo dannunziano e nella struttura quello dipinto su un soffitto di Palazzo ducale a Mantova. All’interno un inquietante gioco di specchi tenta di confondere il visitatore .

Oggi la Villa è Museo del Volo e nei suoi giardini ha trovato posto anche il “Viale degli Eroi” dove vengono messe a dimora “piante aeronautiche” come l’alloro che, dedicato a D’Annunzio, ne ricorda la grande opera poetica, la quercia piantata in onore di Giuseppe Colombo il matematico padovano che ha inventato i satelliti al guinzaglio, il frassino dedicato al conte da Schio che usava nella costruzione dei suoi dirigibili.

Nel parco inoltre vi sono: il brolo, il catalpeto, il prato dei cento passi con la sua fascia di erba spontanea rifugio di farfalle variopinte, biotopo necessario per la moltiplicazione dei semi. Il prato inoltre funge assai bene da collegamento con il paesaggio rurale circostante, trascendendo il concetto di semplice entità estetica per assumere una vitale funzione bioecologica.
 

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Villa Peyrano Oltrona Visconti

La famiglia Peyrano, di antica e nobile origine genovese, da allora la possiede trasferendola di generazione in generazione, fino alla attuale proprietaria, Donna Barberina Oltrona Visconti, figlia di Maria Carlotta Peyrano, che insieme a Luigi Marzotto Caotorta se ne occupa con grande amore.

Elemento scenografico centrale di grande suggestione è la scalinata di gusto rococò che dal viale d’accesso immette nel giardino pensile prospicente la villa, contenuto da alti muri. A due rampe contrapposte, il manufatto monumentale ospita al centro il ninfeo ed è cadenzato da pinnacoli e vasi in pietra, ricordando così la sontuosa scalinata dell’Isola Bella sul lago Maggiore. Nel giardino all’italiana fanno bella mostra di sé tre cedri dell’Atlante dalle dimensioni monumentali, un tasso di amplissime dimensioni e un pero anch’essi centenari. Le siepi di bosso verde scuro che separano in due il giardino spiccano sul verde più tenue del tappeto erboso e concorrono alla dimensione geometrica d’insieme. 

Una segnalazione a parte merita l’ampia collezione di rose di Luigi e Barberina, vi si contano infatti più di 150 varietà differenti, che riempiono di colori e profumi il giardino e il cortile retrostante la villa durante tutti i mesi estivi.

Dei 40 ettari della proprietà, 23 sono coltivati a vigneto in forma di anfiteatro tutt’intorno alla villa, e la passeggiata tra le vigne offre la bella e profonda vista su tutta la Val Nure, fino alla Pianura Padana. L’azienda vitivinicola, che produce 8 tipi di vino diverso, tra cui il famoso Gutturnio DOC e l’Ortrugo Doc, continua nel solco della tradizione intrapresa fin dal tempo dei Gesuiti e proseguita con molta passione dai vari nonni di Donna Barberina.

In seguito alla recente ristrutturazione della villa, i saloni, le ampie gallerie ed il giardino offrono la cornice ideale per ricevimenti nuziali, meeting aziendali e feste di giovani.

Periodicamente vi vengono organizzati corsi e convegni di agricoltura e giardinaggio, oltre alla classica manifestazione di fine maggio Cantine Aperte, in occasione della quale viene organizzato anche un raduno di Ferrari.
 

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Il Parco di Villa Carcano ad Anzano

 I Carcano erano presenti dal primo Seicento ad Anzano, dove avevano sviluppato un’importante attività agricola su terreni che si estendevano molto oltre i confini del parco attuale. 

Nel 1793-94 il marchese Alessandro Carcano, milanese, fece edificare un’imponente villa in stile neoclassico, progettata dall’architetto Leopoldo Pollack.

Il vastissimo Parco (oltre 40 ha) fu realizzato intorno al 1810, su disegno già tracciato dal Pollack, con una tipica impostazione paesaggistica, includendo strutture ed elementi che ne accentuano l’impronta romantica.

Accanto agli edifici rurali sorsero così numerosi elementi d’arredo e di piacevole uso: edicole, un teatro di verzura e una ghiacciaia, mentre, in un alternarsi di ampie spianate e di fresche vallette, fu realizzato un grande laghetto con isole, circondato da viali e gruppi di alberi maestosi.

Fra gli esemplari arborei più interessanti vanno menzionati vetusti Celtis australis, Ginkgo biloba, Aesculus hippocastanum e poi Chamaecyparis, tassi, cedri. Addentrandosi nel parco s’incontrano grandi masse di palme e lauri, uno spettacolare Fagus ‘Purpurea Tricolor’, altissimi Abies nordmanniana, magnolie e castagni plurisecolari. Un viale di carpini conduce al lago principale, popolato da ninfee e da fauna selvatica, con due isolette e un promontorio attraversato da un tunnel, un tempo navigabile. Fino a metà Novecento il lago era utilizzato per produrre ghiaccio, che veniva conservato in una delle diverse ghiacciaie della proprietà, venduto in estate e dato in dono ai malati. Fin dalle origini, il Parco e’ stato vissuto dalla famiglia Carcano – che ancora oggi ne è proprietaria – non come un giardino formale da esibire, ma come un ambiente vivo e familiare. E questa e’ ancor oggi l’atmosfera che vi si respira, senza concessioni alle esteriorità architettoniche o botaniche: un luogo piacevole da vivere e da scoprire.
 

 

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Candidatura Langhe e Monferrato a patrimonio Unesco

Il Gruppo di lavoro interministeriale Unesco, composto da rappresentanti del Ministero degli affari esteri, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero dei beni culturali e del Ministero dell’ambiente, ha dato il via libera definitivo alla candidatura dei “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: le Langhe-Roero e Monferrato”, nella Lista dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità.

Si tratta dell’unica candidatura italiana per il 2011, a testimonianza di quanto la valorizzazione dei paesaggi rurali italiani sia importante. “Come ho già sottolineato durante l’iscrizione nella Lista propositiva nazionale del paesaggio rurale di Conegliano e Valdobbiadene, la valorizzazione dei paesaggi vitivinicoli tradizionali è una delle priorità del mio Ministero”. Con queste parole il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha commentato la decisione del Gruppo di lavoro Unesco. “Il lavoro da fare è certamente ancora tanto e l’iscrizione nella Lista avverrà solo dopo il giudizio degli organi valutatori e dopo la votazione del Comitato Intergovernativo, tuttavia sono sicuro che si stia procedendo nella direzione giusta. Proprio per questo motivo, ha proseguito il Ministro, voglio ringraziare quanti nel mio Ministero hanno lavorato con dedizione e impegno per il raggiungimento di questo primo importantissimo risultato. Il paesaggio vitivinicolo delle Langhe-Roero e Monferrato è una parte della storia enogastronomica millenaria italiana ed è uno dei “diamanti” del patrimonio rurale italiano. Posso senza dubbio affermare che il mio Dicastero profonde grande impegno proprio affinché questo ricco patrimonio italiano riceva la giusta valorizzazione sia nel contesto nazionale sia in quello internazionale”. “Da questo punto di vista, ha proseguito il Ministro, il riconoscimento dell’Unesco rappresenterebbe, senza dubbio un bollino di eccellenza per un paesaggio rurale unico nel suo genere”. La candidatura è stata presentata ufficialmente presentata a Parigi dall’Italia il 30 gennaio 2011.
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Giardini nel Tempo

La manifestazione si svolgerà nei giorni 2-3 aprile 2011 presso il grande parco “Sandro Pertini” in via Roma.
Protagoniste della mostra saranno come sempre le piante rare e insolite come rose antiche, erbacee perenni, piante grasse, peonie aromatiche, frutti antichi, orchidee ecc... Inoltre, numerosi vivaisti provenienti da tutta Italia presenteranno collezioni botaniche “a tema”, ma anche vasi, attrezzi, arredi e libri.
La manifestazione intende promuovere la condivisione e la divulgazione di un patrimonio botanico raro e specifico. Il programma prevede anche incontri a tema con i vivaisti e un servizio di “s.o.s piante”.


L’ingresso e la partecipazione all’evento sono gratuiti.

L’orario di apertura al pubblico è il seguente:
sabato 2 aprile: dalle ore 12 alle ore 19:30 – domenica 3 aprile: dalle ore 9:00 alle 19:30
Per informazioni consultare il sito www.giardinineltempo.it
 

Filiere agroalimentari in mostra

 

Agrifil, in programma a Rimini dal 18 al22 febbraio, fa del concetto di filiera l’elemento fondamentale della sua filosofia espositiva.
È la sola fiera italiana dedicata completamente alle filiere agroalimentari. Una fiera unica e trasversale, che affronta realtà complesse e in continua evoluzione.
La manifestazione è rivolta alle aziende agricole, ai fornitori di mezzi tecnici e servizi, ai comunicatori e al consumatore, cioè a tutti i soggetti che compongono le filiere agroalimentari.
Obiettivo
della fiera è creare una solida alleanza tra produttore e consumatore, garantendo a chi produce una maggiore visibilità e formazione, permettendogli di migliorare (in qualità e prezzo) le produzioni. Allo stesso tempo la fiera vuole informare il consumatore, affinché possa esercitare scelte più consapevoli, tali da creare valore aggiunto ai prodotti agroalimentari.
Il carattere trasversale della manifestazione offrirà l’opportunità agli espositori di incontrare direttamente in fiera i loro clienti/fornitori e gli esperti del settore.
500 esperti della “Rete di Coltura&Cultura” saranno a disposizione per incontrare e consigliare operatori della filiera, comunicatori e consumatori sui valori dell’agroalimentare e sulle tematiche annesse: innovazione, qualità, ambiente, sicurezza alimentare e competitività.

 

 

Il giardino privato di Roberto Burle Marx Il Sitio

Venerdì 4 febbraio , alle ore 18, presso l’aula Attavanti della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre (Via della Madonna dei Monti, 40), nell’ambito del progetto “OPEN – Corso di Perfezionamento in Progettazione dei Parchi e dello Spazio Pubblico”, verrà presentato il volume di Giulio G. Rizzo, IL GIARDINO PRIVATO DI ROBERTO BURLE MARX IL SITIO. Sessant’anni della fondazione Cent’anni dalla nascita di Roberto Burle Marx, pubblicato per i tipi della Gangemi Editore.

Interverranno alla presentazione, insieme all’autore Giulio G. Rizzo, Francesco Cellini, Francesco Ghio, Franco Panzini e Franco Zagari. Con coordinamento di Annalisa Metta.

Un uomo, un luogo, un secolo: Burle Marx, il Sítio, il Novecento. Un documento e al tempo stesso una denuncia: questo è il libro di G. G. Rizzo, un lungo lavoro di ricerca, paziente e appassionata, condotta sempre su due piani: il primo legato alla vicenda personale di un'amicizia fra il protagonista e l'autore, e il secondo riferito allo studio svolto in modo sistematico e scientifico. Un metodo, non sempre consueto nel mondo dei libri sui "giardini" dove spesso l'inventiva e lo stupore tendono a prendere il sopravvento sull'analisi, appagandosi di gratificare il lato dell'immaginazione, la tavolozza dei colori e la pittoricità della descrizione per stabilire col lettore una complicità di cose non dette e, troppo spesso, non conosciute neppure da chi scrive. Rizzo ha affrontato coraggiosamente e senza esitazione la materia con assoluto rigore: riordinando le informazioni disponibili (e sono tante), verificandole nel tempo, analizzandole e, doverosamente, giudicandole. È l'applicazione di un metodo scientifico che non solo rende giustizia sia all'opera di Burle Marx e alla sua personalità, ma anche alla complessità e alla profondità della sua formazione.

Così il Sítio è stato costruito nel tempo ed è vissuto della quotidianità delle attenzioni di Burle Marx (la sua visita mattutina e serale) e dei suoi collaboratori: ogni pianta, ogni fiore, ogni sasso ha una sua logica e una sua ragion d'essere. Nulla è casuale, tutto è armonico. E come in un giardino perfetto il pensiero, il lavoro, la natura e lo spirito si mescolano con il disegno, le tecniche e le leggende, che trasmettono l'anima delle piante e la loro relazione ancestrale (vorrei dire biblica) con gli uomini. Un luogo così esige rispetto, deve essere tramandato nella sua interezza fisica e spirituale. Mai i termini di integrità e di autenticità – riconosciuti nella convenzione del Patrimonio dell'Unesco e definiti dalla convenzione di Nara – hanno trovato più appropriata collocazione così come la dizione "paesaggio vivente evolutivo", che riconosce i beni patrimonio dell'Umanità, può trovare campo di applicazione più coerente: per questo il problema della protezione del Sìtio merita i toni accorati e drammatici usati nel testo [Mariella Zoppi]

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