Bulbi in vasi e contenitori

La coltivazione di piante e fiori in vasi e contenitori ha il vantaggio di ravvivare immediatamente qualunque luogo. I vasi e i contenitori offrono centinaia di modi per rendere degli spazi attraenti , l’unica condizione è che le piante tollerino il vento. Tra le piante da bulbo la scelta è vastissima, e copre tutto l’arco dell’anno, basta scegliere le specie che fioriscono nei differenti momenti mettendole a dimora al momento più opportuno. Ecco alcune indicazioni per ottenere risultati di grande effetto e prolungata fioritura.

• Piantare diversi tipi di bulbi che hanno differenti periodi di fioritura. Ciò comporta la messa a dimora dei bulbi su più strati, uno sopra l’altro. I bulbi a fioritura precoce sullo strato superiore e successivamente gli altri a seconda del periodo di fioritura. Il risultato saranno settimane sempre ricche di colore.
La “messa a dimora istantanea” può essere effettuata per i bulbi forzati che si piantano non appena il germoglio è visibile. Piantare alcuni di questi bulbi crea vasi e contenitori pieni di fiori pronti per sbocciare. Invece di utilizzare sempre le stesse varietà è possibile mescolare specie che stanno bene insieme e disporle seguendo motivi decorativi come cerchi concentrici. Ad esempio si possono utilizzare insieme l’Anemone blanda “Blue shades”, il Muscari armeniacum “Album” e il Tulipa praestans “Fusilier” e ancora realizzare una fantasia con all’esterno la Scilla mischtschenkoana e nel centro un gruppo di narcisi “Jack Snipe”
• Un altro modo per utilizzare vasi e contenitori che richiede più sforzo ma garantisce un bellissimo effetto è il mini garden: basta inserire nei vasi e nei contenitori arbusti a fioritura precoce accompagnati da bulbi istantanei e piante biennali come il Bellis e il Myosotis. Gli arbusti e le biennali daranno il loro meglio nelle prime 6/8 settimane. Contemporaneamente i bulbi dovranno essere sostituiti almeno una volta e il risultato sarà garantito.

Per la coltivazione in vaso, seguite questi semplici passaggi:

Fase 1
Il terriccio migliore per la coltivazione in vaso è la miscela che si trova normalmente in vendita nei garden center e nei supermercati con reparto giardinaggio. Rispetto alla terra del giardino questa è generalmente più ricca, leggera, pulita e priva di insetti e di agenti patogeni.
Una caratteristica importante del terriccio è la capacità di trattenere acqua per molto tempo. Ciò è molto importante perché evita al bulbo di seccarsi e assicura loro una buona crescita e fioritura. Se i bulbi sono stati piantati per un’unica fioritura, il terriccio fresco durerà per tutta la stagione. Quando si fanno le colture in vaso è importante arricchire il terreno con fertilizzanti. Un’altra opzione è sostituire ogni anno il terriccio con terriccio fresco prima di mettere fuori i vasi e i contenitori.
Fase 2
Le piante non possono sopravvivere in un terreno eccessivamente impregnato d’acqua, ma hanno bisogno di un buon drenaggio che assicuri la salute delle radici. Tutti i vasi devono perciò avere almeno un foro di drenaggio.
Fase 3
Scegliete contenitori abbastanza profondi per le piante che intendete coltivare(controllate le istruzioni sulla profondità di piantagione sull’etichetta della confezione dei bulbi).
Fase 4
Riempite il vaso fino a un quarto o un terzo della sua altezza con il terriccio, posizionate i bulbi alla profondità giusta e completate con del terriccio fino ad arrivare a circa 2,5 cm dall’orlo del vaso. Questa distanza vi permette di aggiungere uno strato di pacciame e di non far schizzare la terra fuori dal vaso quando lo innaffiate.
Fase 5
In autunno potete anche piantare più strati di bulbi in un solo vaso. Avrete così un intero giardino primaverile in un unico contenitore.  Se scegliete specie e varietà che fioriscono una di seguito all’altra avrete 100 giorni di fioriture ininterrotte. Ma potete anche optare per due soli tipi che fioriscono in contemporanea.
Fase 6

Potete lasciare il vaso così com’è, oppure inserirlo in un cache-pot. In questo caso assicuratevi che l’acqua in eccesso non si fermi nel vaso più grande, finendo per annegare i bulbi. Un utile trucco per evitare inconvenienti è sollevare il vaso interno su un mattone o un sottovaso capovolto: in questo modo il suo fondo sarà più al riparo dall’acqua.
Fase 7
Fra i vasi che si possono usare con successo ci sono quelli di terracotta, di plastica; e poi ancora mastelli di legno, cestini di vimini, vasi di ceramica, vecchie carriole, ecc.
Fase 8
Raggruppate i vasi per avere un effetto migliore e per minimizzare la fatica dell’innaffiatura.

Muscari

Resiste benissimo al freddo e fiorisce in marzo-aprile. 

Lo si utilizza nei giardini o in vasi e ciotole su balconi e terrazzi.

Il muscari ha, come organo sotterraneo, un piccolo bulbo chiaro, non più largo di 2 centimetri.
Anche i suoi fiori sono molto piccoli, simili a campanelline panciute. Osservateli con un lente di ingrandimento: sono incantevoli, dei veri e propri minuscoli gioielli, dai dettagli perfetti.
Azzurri, blu, violetti o bianchi, sono riuniti in un’infiorescenza conica e compatta, chiamata comunemente spiga, sorretta da uno stelo alto da 10 a 20 centimetri, sottile e nudo, poiché le foglie, lineari e simili a lance in miniatura, che i botanici definiscono infatti lanceolate, di colore verde scuro, spuntano tutte alla base dei gambi, formando un fitto ciuffo.

Colori e varietà
A una prima occhiata i muscari si assomigliano un po’ tutti, ma a osservarli meglio ci si accorge che Muscari armeniacum, il più noto, ha i fiori azzurro intenso. Muscari latifolium ha foglie più larghe e fiori che, quando si aprono, da azzurri diventano violetti. Il Muscari ‘Blue Spike’, invece, ha le corolle doppie, per cui i suoi singoli fiorellini sono più grandi del normale, mentre le spighe di Muscari botryoides sono più lunghe di quelle degli altri. Impossibile confondere infine la sua varietà album, che ha fiori tutti bianchi.

Come si coltiva
Che li coltiviate in giardino o in vaso, i muscari danno pochi problemi, al punto che in piena terra in genere si inselvatichiscono, moltiplicandosi e fiorendo anno dopo anno senza alcuna cura. Si piantano in autunno, da ottobre fino a novembre, in terreno fertile, soffice e ben drenato, al sole o in mezz’ombra: troppa ombra, infatti, li spingerebbe a produrre più foglie a discapito dei fiori. Il terreno, però, dovrà essere sempre appena umido, fino a dopo la fioritura.

In giardino
Potete coltivare i muscari in primo piano nelle aiuole e nelle bordure in gruppetti nel prato, lungo i sentieri, nel sottobosco, ai piedi di alberi e arbusti, lasciandoli poi naturalizzare. Di grande effetto è anche l’usanza inglese e olandese di piantarli in una lunga e fitta striscia curvilinea: quando fioriranno, vi sembrerà un torrente d’acqua o la pennellata di un gigantesco e misterioso pittore. I bulbi vanno interrati a 5-8 centimetri di profondità, e a 5 centimetri circa di distanza uno dall’altro. Tenete conto che, per un buon risultato, ne occorrono tanti assieme: almeno 20 o 30 nelle macchie, da 50 a 150 per metro quadro per aiuole, bordure o strisce.

In vaso
Potete piantarli nei vasi in cui crescono già arbusti o piccoli alberi, per ottenere una macchia di colore all’inizio della primavera. Oppure, potete utilizzarli assieme ad altre bulbose dagli steli più alti, come giacinti, narcisi e tulipani, o da soli, in una ciotola o cassetta anche poco profonde. Utilizzate un terriccio universale alleggerito con un paio di manciate di sabbia di fiume. Innaffiateli e collocateli in un angolo del terrazzo soleggiato o in ombra leggera.

Le cure successive
Una volta piantati, nei periodi in cui non piove, dovete ricordarvi di innaffiarli con una certa regolarità, in modo da conservare il terreno sempre appena umido. Quelli coltivati in vaso andranno bagnati più spesso, perché, avendo meno terra a disposizione, si asciugano più in fretta. Attenzione al sottovaso: non lasciatevi ristagnare l’acqua, perché risalirebbe attraverso il foro sul fondo del vaso, rendendo il terriccio troppo umido e facendo, di conseguenza, marcire i bulbi.

Dopo la fioritura
Ai Muscari piantati nel prato, nel sottobosco e lungo i sentieri, non servirà granché: solo abbiate cura di bagnarli se non piove, finché le foglie non saranno appassite, poi rastrellatele via. Nel caso di quelli in vasi e aiuole, eliminate le spighe sfiorite; se volete estirparli, aspettate che le foglie siano ingiallite. Pulite i bulbi da terra e residui e conservateli durante l’estate in sacchetti di carta o cassette, al fresco e al buio, fino all’autunno successivo, quando potrete piantarli di nuovo.

La curiosità

In Italia i muscari sono detti anche muschini, pentolini e pian del cucco. Gli Inglesi li chiamano invece grape hyacinth, cioè giacinto-uva, in riferimento alla forma dei suoi minuscoli fiori. Ma taluni anche bluebells, cioè campanelle blu (di nuovo, a causa delle corolle), soprannome utilizzato anche per i giacinti selvatici, il che, come potete immaginare, genera una certa confusione. In ogni caso, sempre di bulbose si tratta.

 

Hydrangea paniculata

Questa specie di ortensia è originaria della Cina e del Giappone ed è stata introdotta in Europa da Siebold intorno al 1860.
È un arbusto deciduo che può raggiungere, in posizioni particolarmente favorevoli, anche i 5 metri di altezza e dal punto di vista climatico è molto adattabile, perché cresce dalle zone sub-tropicali alle zone temperate e sopporta bene le basse temperataure invernali.
L’infiorescenza è un panicolo più o meno ramificato ed è la sola ortensia di origine asiatica a portare questo tipo di infiorescenza ( le altre hanno dei corimbi).
I panicoli sono formati essenzialmente da fiori fertili e sterili di colore bianco, che, in molte varietà, virano al rosa nella stagione più avanzata.
Le Hydrangea paniculata  sono piante che hanno molte caratteristiche interessanti in termini di rusticità e adattabilità: entrano in vegetazione più tardi e riescono in questo modo a evitare i danni dovuti ad eventuali gelate tardive.
Fioriscono più tardi delle altre ortensie: da luglio in poi.

Sono molto versatili dal punto di vista del portamento e della potatura: fiorendo tardivamente sulla vegetazione dello stesso anno, possono essere tranquillamente potate nel periodo invernale, anche in maniera drastica, accorciando di molto la vegetazione dell’anno precedente: otterremo così piante dallo sviluppo contenuto e con fiori più grandi.
Possiamo intervenire meno, o addirittura non intervenire , se vogliamo arbusti più grandi con molti più fiori, ma di dimensioni più piccole.

Hydrangea paniculata ‘Grandiflora’

Altezza: raggiunge i 300 centimetri
Foglia : ovale, verde scuro, seghettatura ai margini
Fioritura: da giugno a settembre
Infiorescenza: a forma di pannocchia, bianca, si tinge di uno splendido rosa antico verso la fine della fioritura

Hydrangea di notevole bellezza proprio per le grandi ed abbondanti infiorescenze a grappoli lunghi anche trenta centimetri, che appaiono formate di soli fiori sterili composti di quattro sepali sovrapposti e di forma ellittica. In realtà la frequente presenza di api intorno a questi ci rivela l’erroneità della prima impressione: ad un esame più attento non sfuggirà infatti l’esistenza di numerosi fiori fertili anche se celati dagli sterili. Può essere lasciata crescere come un grosso e vigoroso cespuglio oppure essere regolarmente potata ottenendo un numero minore di infiorescenze ma di taglia più grande.

Probabilmente la più popolare tra le paniculate, il rosa antico dei suoi fiori aggiunge un che di prezioso ai colori autunnali dei giardini.

www.pbortensie.com

Hondurodendron: un nuovo genere di albero

Nell’articolo, “Hondurodendron, un nuovo monotipico Genus di Aptandraceae dall’Honduras“, pubblicato nel numero di ottobre degli Annali del Missouri Botanical Garden, l’autore il Dott. Carmen Ulloa, curatore associato presso il Missouri Botanical Garden, e co-autori il dottor Daniel L. Nickrent, Southern Illinois University Carbondale-, il dottor . Caroline Whitefoord, il Natural History Museum di Londra, e il dottor Daniel L. Kelly, Trinity College di Dublino, descrivere il genere come un albero di circa 40 metri di altezza, con minuti fiori maschili e femminili meno di 2 mm (1 / 8 pollici) di larghezza, rispettivamente su piante separate.
Gli stami
hanno antere piccole piuttosto inusuali. Il frutto misura 2 cm (1 pollice) di diametro. Gli autori hanno chiamato la sola specie conosciuta di questo genere come urceolatum Hondurodendron con l’epiteto specifico latino che significa “a forma di brocca o urna” per la straordinaria forma del frutto.

I primi esemplari di questo genere sono stati raccolti da Kelly e un team di ricercatori e studenti nel corso di un’indagine sulla vegetazione forestale del Parque Nacional El Cusuco in Honduras a nord-ovest nel 2004 e 2006.

Il frutto di Hondurodendron è conosciuto dalla popolazione locale come “guayaba” a causa della sua somiglianza superficiale alla guava, guajava Psidium. Tuttavia, il frutto non è succulento, ma simile ad una nocciola, mangiato da piccoli mammiferi.

Nel 2009 sono state registrate 145 nuove specie, ma solo poche di esse rappresentava nuovi generi. “.. descrivere un nuovo genere è forse una esperienza unica nella vita”, ha detto Ulloa. “Questo albero misterioso è stato portato alla mia attenzione, nel maggio del 2007 ed ha coinvolto il lavoro di quattro ricercatori provenienti da quattro istituti in tre paesi per risolvere e, infine, dimostrare che questo non era solo una specie nuova per la scienza, ma anche un nuovo genere della famiglia Aptandraceae “.

Hondurodendron è conosciuto solo dal Parque El Cusuco, situato a ovest di San Pedro Sula, Cortes Provincia, in Honduras nordoccidentale. Si trova principalmente come un albero di sottobosco, cresce in terreni ben drenati, e su pendii.

Hondurodendron è conosciuto solo dalle popolazioni sparse all’interno di una zona boschiva che è in gran parte circondata da terreni agricoli. Poichè il pascolo del bestiame si verifica entro i confini del parco nazionale, gli autori hanno assegnato provvisoriamente alla specie uno stato di conservazione “in via di estinzione” (linee guida della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura -IUCN).

Rispetto ad altri paesi centroamericani, l’Honduras è scarsamente conosciuta botanicamente. Quando i campioni sono stati scoperti, Ulloa e la sua squadra non ha trovato una corrispondenza rispetto alla lista di controllo del paese e il nuovo “Catalogo delle piante vascolari di Honduras”, L’analisi molecolare basata su quattro geni in ultima analisi, hanno consentito di individuare con precisione le sue relazioni e gli autori hanno posto il genere nella famiglia Aptandraceae.

www.sciencedaily.com
www.monzaflora.net

Mipaaf: due decreti per affrontare emergenza per palme e kiwi

Il Ministero alle politiche agricole, alimentari e forestali ha approntato due provvedimenti per affrontare l’emergenza rappresentata dalla diffusione del coleottero detto “punteruolo rosso” (Rhynchophotus ferrugineus), che minaccia le palme del nostro Paese, e dalla diffusione del batterio Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, una delle principali minacce per le coltivazioni di kiwi.

Il primo dei due decreti è stato pubblicato dalla Gazzetta ufficiale lo scorso 14 febbraio e prevede l’introduzione di un protocollo d’intervento che definisce delle zone d’intervento (zona infestata; zona di contenimento; zona cuscinetto; zona delimitata) e che mira ad “impedire l’introduzione e la diffusione” del punteruolo rosso.

Si tratta di un provvedimento attraverso il quale il nostro Paese recepisce una decisione comunitaria, che modifica le precedenti modalità di intervento. La definizione di diverse zone, in base alle caratteristiche e alla diffusione degli organismi infestanti, permetterà infatti delimitazione del problema ad aree specifiche, nelle quali si tenterà di affiancare alla distruzione delle piante infette, finora soluzione primaria al problema, l’eliminazione del coleottero attraverso una serie di trattamenti curativi. Il provvedimento definisce inoltre i compiti riservati ai servizi fitosanitari regionali, attraverso la predisposizione di singoli Piani di azione.

Diversa la situazione per quanto riguarda il cosiddetto “cancro del kiwi”: in questo caso infatti è il nostro Paese il capofila di un’iniziativa di contrasto del fenomeno, che finora non era stato preso in considerazione dall’Europa. Il Mipaaf ha presentato di fronte al Comitato permanente fitosanitario il decreto che potrebbe ora essere la base di un’iniziativa a livello europeo. L’iniziativa legislativa, in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede l’esecuzione di una serie di controlli che si avvalgono della rete di monitoraggio gestita dai servizi fitosanitari regionali, comportamenti standardizzati nei casi in cui venga rilevata la presenza del batterio e le misure da mettere in atto, da parte degli agricoltori, dei responsabili dei servizi fitosanitari e dell’intera filiera vivaistica. La diffusione di questa fitopatologia è seguita dal Ministero e dalle autorità competenti con estrema attenzione, date le pesanti ripercussioni, sia sotto il profilo economico che fitosanitario, che la mancanza di un provvedimento di questo tipo sta determinando.
Gli interventi previsti saranno poi completati dal finanziamento di un programma di ricerca che vedrà il coinvolgimento del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) e di istituti di ricerca delle Regioni in cui la coltura è più diffusa, con cui si tenterà di dare risposte sempre più puntuali agli operatori della filiera, per quanto riguarda la selezione di varietà resistenti al batterio, le tecniche di lotta e di prevenzione da mettere in atto.

www.aiol.it

La Ue amplia Rete Natura 2000

L’Unione europea ampia ancora Natura 2000, la rete di zone naturali protette, aggiungendo quasi 27 mila km quadrati con 17500 km quadrati di aree marine. Per la Commissione europea questo consente di «rafforzare la protezione di numerose specie marittime minacciate. Natura 2000 copre quasi il 18% della massa continentale dell’Ue e oltre 130 000 km quadrati di mari e oceani».

Oltre ai nuovi siti, gli elenchi aggiornati tengono conto di piccoli adeguamenti apportati a siti esistenti, ad esempio adeguamenti della delimitazione di alcuni siti. Questi adeguamenti modificano non il numero di siti ma la superficie totale della rete .

Natura 2000 è una vasta rete di spazi naturali conservati destinata a garantire la sopravvivenza di specie minacciate e di habitat particolarmente preziosi in Europa. La rete comprende circa 26.000 siti e con gli ultimi ampliamenti che riguardano 15 Stati membri viene aumentato di 739 il numero di Siti di importanza comunitaria (Sic).

I paesi maggiormente interessati dal nuovo ampliamento sono la Repubblica ceca, la Danimarca , la Francia , la Spagna e la Polonia , ma anche l’Italia è interessata con l’inclusione di 4 nuovi siti, compreso il Lago del Rendina nella Regione Mediterranea, un’area dove vivono l’ Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) e il cervone (Elaphe quatuorlineata), il più grande serpente europeo .
Janez Potocnik commissario europeo all’ambiente
sottolinea che «Proteggendo la natura proteggiamo noi stessi. Natura 2000 è come una assicurazione sulla vita in quanto salvaguarda la capacità di recupero della natura e contribuisce alla creazione di relazioni sostenibili con l’ambiente naturale da cui dipendiamo. Mi rallegro in particolare della protezione rafforzata di cui beneficeranno 17 500 km quadrati dei nostri mari».

I siti marini, che rappresentano oltre metà della superficie aggiunta sono perlopiù in Francia, Danimarca e Spagna. La Commissione Ue spiega che «Tra i nuovi siti marini inclusi nella regione atlantica figura una parte dell’estuario della Loira (680 km2) che ospita importanti scogliere di acqua fredda e banchi di sabbia. La zona in questione è un’area di riproduzione per il novellame e un’area di sosta importantissima per le specie migratrici su lunghe distanze come il salmone atlantico (Salmo salar) e l’alosa comune (Alosa alosa). La Danimarca ha aggiunto anch’essa ampie aree marine tra cui l’area detta Sydlige Nordsø che è stata designata ai fini della conservazione della focena (Phocoena phocoena). Il nuovo contributo della Spagna alla rete marina, l’area denominata El Chacucho, è costituita da un banco di alto mare e una montagna sottomarina (seamount) situata nel Mare Cantabrico al largo del nord della Spagna. La zona in questione ospita specie marine estremamente varie, tra cui svariate spugne giganti di recente scoperta».

A terra l’estensione della rete consentirà di rafforzare la protezione di molti habitat che «Offrono un rifugio fondamentale per la sopravvivenza di un gran numero di specie europee tra le più rare e minacciate, come la lontra (Lutra lutra), la testuggine palustre europea (Emys orbicularis) e la rara farfalla blu (Maculinea teleius)». Gli inserimenti più recenti riguardano sei regioni biogeografiche: alpina, atlantica, boreale, continentale, mediterranea e pannonica. La Polonia ha designato 459 nuovi siti per una superficie totale di 8 900 km2 comprendenti vari grandi laghi di acqua dolce e sistemi fluviali, con le relative pianure alluvionali e foreste naturali. La Repubblica ceca ha aggiunto 229 siti, che comprendono aree di faggeti naturali e praterie che rivestono un considerevole interesse in quanto ospitano un numero significativo di specie vegetali e animali.

www.regione.piemonte.it

La Venaria Reale

Risale a metà Seicento quando Carlo Emanuele II di Savoia volle edificare una dimora "di piacere e di caccia".
Commissionò l’ambizioso progetto all’architetto Amedeo di Castellamonte, che disegnò un complesso con borgo cittadino, palazzo regale, giardini e bosco.
L’edificio principale era la Reggia di Diana”, eretta fra il 1660 e il 1671, più volte ampliata, tra gli altri dal celebre Filippo Juvarra a partire dal 1716, a cui si devono la Galleria Grande, la Cappella di Sant'Uberto, la Citroniera e la Scuderia Grande.


Anche i giardini furono trasformati nel tempo, passando dai “giardini all’Italiana” su tre livelli del Castellamonte a quelli “alla Francese”, estesi su 125 ettari con eleganti parterres, lunghi viali, pergolati, peschiere e un grande labirinto.


Con l’invasione francese nel 1798 il complesso cadde in abbandono perdendo parte dei suoi tesori e del giardino, divenendo per tutto il XIX secolo una caserma.
Dichiarata dall'Unesco “Patrimonio dell'Umanità”, La Venaria è stata oggetto dal 1997 di importanti e onerosi restauri, che hanno visto tra l’altro la ricostruzione dei giardini, in parte riaperti a fine 2007.

Il verde oggi ripropone le proporzioni e le forme settecentesche, conserva i resti di elementi seicenteschi come il “Tempio di Diana”, la “Fontana d'Ercole” o le grotte, ed offre anche installazioni contemporanee.
Alla spalle della Reggia si dispone il cosiddetto “Giardino dei Fiori” e superati i resti della Fontana d’Ercole la vista corre lungo una Allee sino all’estremità del Parco, dove sorgono le fondamenta del “Tempio di Diana”.
Su di un lato si colloca il “Giardino delle pergole”, cinto da un pergolato a volta ammantato di rose Albéric barbier. Altre due allee, cosiddette “Reale” e “di Terrazza”, fiancheggiate di querce e tigli, corrono verso il traguardo ottico delle montagne.
Nel cosiddetto “Parco Basso”, ad un livello inferiore, si ritrovano gli antichi muraglioni con le grotte, che affacciano oggi su aree moderne con installazioni dello scultore Giuseppe Penone, come il gigantesco tronco di Cedro in bronzo o il “Giardino delle Sculture Fluide”. Chiude scenograficamente quest’area la “Peschiera Grande”. 

www.grandigiardini.it

La Pescigola

Giovanni Targioni Tozzetti, nelle sue "Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa", pubblicate a Firenze nel 1779, così descrive la villa ed il parco: "La campagna intorno a Fivizzano è coltivata con grande industria, e resa deliziosa, con varie Ville delle principali Famiglie della Terra, fra le quali ho saputo esservene una assai bella e grandiosa, in luogo detto Pescigola, e adornata di Giardino con Agrumi, di Fonti, di Peschiere, di Grotteschi, di un Salvatico con Labirinto, di Viali coperti per il passeggio, di Uccellari, e di uno Stradone lungo un terzo di miglio, l'ingresso del quale è decorato di Statue; per lo che essa Villa non solamente può gareggiare con altre della Lunigiana, ma non ha che invidiare a molte del Lucchese, e del Fiorentino".

Oggi, dopo 230 anni, sopravvivono le fonti, le peschiere che dettero il nome al luogo, il grottesco, parte dei viali coperti e delle statue. Quanto al giardino all’italiana (o “con agrumi”), gli attuali proprietari ne hanno rievocato l'esistenza prendendo a modello il disegno dell'originario, attestato da una veduta a volo d'uccello dipinta sulla porta di un salone.

Così le "broderies" settecentesche sulle terrazze sono costituite dal giallo oro di una miriade di narcisi, presenti anche in ampie onde colorate sui prati, a ricordo delle sponde ricoperte di narcisi dei grandi parchi inglesi. Oggi i bulbi sono più di 200.000 e un nuovo Nume tutelare si è aggiunto nel giardino: il Narciso scolpito nel marmo di Carrara da Martin Foot, scultore Inglese innamorato della classicità italiana e che vive da molti anni in Pietrasanta, ispiratosi ai versi immortali delle Metamorfosi di Ovidio.

Infine in omaggio al Labirinto, menzionato dal Targioni Tozzetti e ormai introvabile, ai piedi del giardino all'italiana è stato realizzato un parterre in cui volute di lavanda rinchiudono figure geometriche formate da narcisi gialli e bianchi, in modo che si possa continuare ad apprezzare il disegno anche dopo la loro fioritura, che lascia il posto al delizioso profumo di Lavanda.

Festival dei Narcisi

Un mare ondeggiante di oltre 150.000 narcisi di 400 varietà e diversi colori e tulipani accoglieranno i visitatori: alcuni profumatissimi, altri di matrice molto antica, nonché nuovissime specie dai colori rosa, corallo e salmone, dispersi in ondate coloratissime lungo i prati o disposte a rievocare “le broderies” settecentesche sulle terrazze del giardino all’italiana.
Unico in Italia è altresì la splendida rievocazione dello scomparso labirinto con oltre 50.000 narcisi in pieno fiore.
Il labirinto è oggi ubicato ai piedi dei terrazzamenti del giardino all'italiana e le sue forme, questa volta geometriche, sono composte da siepi di narcisi bordati di bosso. Volendo salutare l’arrivo della primavera e l’addio ai rigori invernali, i proprietari hanno deciso di prediligere il narciso, fiore insieme umile ed antichissimo, caro agli dei e fornito di una bella tavolozza di colori, tutti caldi ed adatti al primo sole come il giallo oro antico, l’arancio color corallo mediterraneo, il bianco candido delle nuvole di Aprile ed il rosa pallidissimo degli intonaci dilavati dell’antica dimora toscana.
Gli appassionati dei fiori prettamente primaverili troveranno altresì le aree dedite ai tulipani ed agli iris dispersi lungo le aiuole e vicino alle fontane e sorgenti d’acqua.
Per i più piccoli, una simpatica caccia alle uova li aspetta durante il fine settimana di Pasqua. Gli amanti dei fiori potranno prenotare i bulbi per Ottobre 2011.

Il Festival dei Narcisi di Villa La Pescigola si svolge dal 27 Marzo al 1 Maggio 2011 a Villa La Pescigola, Località Pescigola, 54013 Fivizzano.

/www.villapescigola.com

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Carbonia Landscape Machine

La procedura di selezione della candidatura italiana, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) nel corso del 2010, ha visto la partecipazione di 95 interventi presentati da altrettante amministrazioni pubbliche italiane su circa 7000 ingressi nel sito e più di 300 preiscrizioni. La commissione era presieduta dall’arch. Mario Lolli Ghetti, Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee e composta da l’arch. Maria Grazia Bellisario (Direttore del Servizio Architettura e Arte contemporanee della Direzione Generale PaBAAC – Coordinatore generale del progetto), il prof. Massimo Carmassi (docente di progettazione architettonica presso l’Università IUAV di Venezia) il prof. Franco Farinelli (docente di Geografia presso l’Università degli studi di Bologna) il prof. Roberto Gambino (docente di Urbanistica presso il Politecnico di Torino) l’ arch. Francesco Prosperetti (Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria) e il prof. Luigi Zangheri (docente di Storia del giardino e del paesaggio presso l’Università degli studi di Firenze).
La procedura di selezione che prevedeva la compilazione online di una scheda analitica sulle qualità progettuali, ha permesso la valutazione comparativa delle numerose partecipazioni, dando luogo ad una prima selezione di dieci progetti e un successivo approfondimento esaustivo sui relativi materiali consegnati.

Oltre alla già citata Carbonia sono stati selezionati:
– Ente Parco nazionale Gran Paradiso. A piedi tra le nuvole.
– FAI – Fondo Ambiente Italiano. Parco Villa Gregoriana, Tivoli (Roma). Simbolo del Grand Tour italiano: da discarica, di nuovo a meraviglia
– Comune di Gibellina (TP). Grande Cretto di Alberto Burri sui ruderi di Gibellina
– Comune di Grottaglie. Recupero e valorizzazione delle Cave di Fantiano
– Comune di Pollica. Riqualificazione ed ammodernamento del Porto di Acciaroli
– Parco Delta del Po Emilia-Romagna. Si riaccendono i fuochi alla Manifattura dei Marinati
– Regione Autonoma della Sardegna. Piano Paesaggistico Regionale
– Comune di Martis. Parco Paleobotanico dell’Anglona
– Compagnia dei Lepini s.c.p.a. Anello 111 Realizzazione di percorsi turistici all’interno dell’area S.T.I.Le (Sviluppo turistico integrato dei Monti Lepini

Così come previsto dalla procedura, la Commissione ha altresì assegnato dodici menzioni speciali:
– Opera Bosco. Museo di arte nella natura
– La Marrana arteambientale. Arteambientale in uno spazio privato
– Regione Basilicata. ArtePollino. Un altro sud
– Fondazione Antonio Presti. Fiumara d’Arte. Creazione del parco di sculture Fiumara d’Arte
– Italianostra Onlus, Centro per la forestazione urbana. Giardino d’acqua e recupero del reticolo idrico
– Fondazione Europea “Il Nibbio”. Université d’eté
– Ermenegildo Zegna Holding Italia SpA.- Oasi Zegna
– Fondazione Benetton. Il complesso delle attività culturali della Fondazione dal 1987
– Provincia di Gorizia. Carso 2014: un paesaggio invisibile
– Provincia di Chieti. Progetto speciale territoriale della fascia costiera “Via verde della Costa de Trabocchi
-Regione Emilia-Romagna. Programmi regionali per la promozione e la valorizzazione del paesaggio
Comune di Ostuni. Prime azioni rivolte alla conservazione degli habitat presenti nell’area sic litorale brindisino

Il progetto di Carbonia, recapitato a Strasburgo entro il 31 dicembre scorso, secondo quanto previsto dal regolamento del Premio, rappresenta il risultato di complesso coordinato delle politiche necessarie al rilancio dell’insieme del territorio messe in atto dall’amministrazione comunale, dal recupero e conversione della Miniera di Serbariu, fino al restauro e rigenerazione del patrimonio architettonico della città di fondazione moderna di Carbonia, che si pone in tal modo come esempio di interpretazione ampia e completa dei principi della Convenzione, declinata nei diversi aspetti delle politiche culturali, sociali, ambientali. La Commissione incaricata dal MiBAC ha inteso in questo modo anche segnalare l’importanza della qualità del manufatto architettonico e dello spazio pubblico nella costruzione della città moderna e del paesaggio contemporaneo.

La numerosa partecipazione riscontrata nella fase di selezione dimostra che, al di là delle eccellenze emerse, esiste un diffuso senso di responsabilità delle pubbliche amministrazioni che si esplicita in progetti, piani paesaggistici, azioni politiche sul territorio, spesso molto complessi e poco visibili che permettono il permanere degli elementi strutturanti la storia del paesaggio italiano. Un’ azione continua di tutela e valorizzazione del territorio che spesso viene poco compresa e sottovalutata dalle stesse collettività locali.

L’organizzazione biennale del Premio permette al Ministero non solo di individuare, premiare e promuovere i modelli progettuali innovativi ma di valutare la chiave localistica con cui si interpreta l’applicazione della Convenzione e delle normative redatte presenti nel Codice dei Beni Culturali in seguito alla ratifica operata in Italia a partire dal 2006.
Nei prossimi mesi le candidature dei diversi paesi europei saranno valutate da una apposita commissione di esperti che si riunirà a Strasburgo.

E’ possibile seguire le fasi finali del Premio COE e l’organizzazione degli eventi collegati alla promozione italiana dei risultati iscrivendosi alla newsletter.
 

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Villa La Massa annoverata tra i Grandi Giardini Italiani

Le origini di Villa La Massa risalgono ad oltre 400 anni fa: nel 1525 Santi Landini, famoso editore appartenente all’Aristocrazia Fiorentina, decise di costruire la propria residenza estiva sulle rive del fiume Arno.

La Villa rimase proprietà della famiglia Landini fino al 1788, quando venne venduta al Cardinale Giovanni Rinuccini. Alla sua morte, la proprietà passò in eredità al nipote Alessandro.

I Rinuccini vissero nella Villa fino al 1826, quando venne ceduta a Lady Catherine Hombert Ruffié Planche. Successivamente, nel 1856, la proprietà fu acquistata dalla Contessa Bierliska che, con i Demidoff ed i Boutourline, apparteneva all’Aristocrazia Russa che si insediò a Firenze alla fine del 18° secolo.

Villa La Massa divenne poi proprietà di John Goldsmith ed infine della famiglia Sears che nel 1953 trasformò la Villa in “hotel de charme”.

Da quando il Gruppo Villa d’Este ha acquistato l’hotel Villa la Massa, nel 1998, l’intera proprietà è stata completamente rinnovata per aggiungere nuovo lustro a questo splendido antico palazzo.
Villa la Massa è attualmente circondata da 9 ettari di giardini, pieni di percorsi che conducono al fiume Arno e da dove si può godere del bel panorama del Chianti e delle colline del Rufina.

 

www.villalamassa.com

www.grandigiardini.it