Conservare la biodiversità forestale

Il Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale del Corpo Forestale dello Stato di Peri (VR) funge da punto di riferimento per tutti gli operatori della filiera vivaistica nazionale ed internazionale. Non solo per gli aspetti produttivi veri e propri ma anche per la ricerca, il miglioramento ed il continuo aggiornamento sia delle tecniche produttive che della formazione del personale.

Attività che vanta più di cento anni di vita, la produzione vivaistica è radicata nella bassa valle del Fiume Adige dal 1973 in un nuovo centro che l’allora amministrazione statale decise di costruire in Peri, sfruttando un pre-esistente vivaio forestale. Circa una trentina di persone, tra cui molti tecnici laureati e specializzati, lavorano da anni con l’obiettivo della tutela e della conservazione della biodiversità forestale, attuato mediante la raccolta, lo stoccaggio in banche del germoplasma e la vendita delle oltre 500 fanerofite che compongo la diversità della vegetazione forestale italiana.

Specifiche procedure e documentazioni sono state elaborate in maniera originale per garantire la massima tracciabilità del materiale prodotto e mettere a disposizione del pubblico unicamente materiale forestale di riproduzione certificato.

Collabora con istituzioni pubbliche quali Università, Musei, Regioni, Enti Parco nella tutela e salvaguardia della biodiversità forestale. E’ anche ideatore di alcuni modelli di rinaturalizzazione di ambienti antropizzati della Pianura Padana, utilizzando unicamente specie autoctone ed ecotipi locali.

Pur dovendo quotidianamente far fronte alle difficoltà generali in cui si dibatte in generale la pubblica amministrazione in questi ultimi anni, il Centro nazionale di Peri posa su solide basi di competenza e di passione per il lavoro del personale, che aiutano a superare avversità e carenze finanziarie.

Nel 2001 il vivaio di Peri è stato riconosciuto Centro d’importanza nazionale; nel 2005 ha avuto l’accreditamento presso l’International Seed Testing Association (ISTA); dal 2007 è responsabile della rete nazionale RE.N.GER. (Rete Nazionale Germoplasma) del Corpo Forestale dello Stato; nel corso dell’anno avrà la certificazione ISO 9001.

 

Fabio Gorian

 

Mettete dei fiori sui vostri tetti

Il crescente desiderio di implementare il confort dell’ecosistema urbano, mediante spazi verdi coordinati per l’ottimizzazione del paesaggio e della biodiversità, stimola sempre più la necessità di innovare le tradizionali tecniche di progettazione del verde nelle aree abitative. E’ ormai da diversi anni che, soprattutto all’estero, sono state progettate soluzioni definite “pensili” di inverdimento degli edifici. Tale innovazione è ben riassunta dal ben noto motto dell’architetto Emilio Ambasz “green over gray”. Sono infatti sempre maggiori le progettazioni e realizzazioni di verde pensile orizzontale (“tetti verdi”) e verticale (“muri viventi”) che consentono di pianificare il verde laddove gli spazi disponibili sono assenti o fortemente limitanti. Sono potenzialmente molte le specie vegetali inseribili nelle “nicchie ecologiche” appositamente edificate e gran parte di quelle tradizionalmente impiegate come ornamentali possono svolgere con successo il ruolo estetico-paesaggistico richiesto. Resta tuttavia da affrontare la crescente problematica della sostenibilità di tali realizzazioni sia in termini agronomici (ad esempio in termini di richieste idriche, fattore produttivo sempre più limitante) economici (in termini di costi) e gestionali (frequenza nella manutenzione di aree difficilmente accessibili).

In questo ambito le specie spontanee tipiche dei vari ecosistemi Mediterranei possono giocare un ruolo cruciale in termini di sostenibilità nel tempo di queste realizzazioni. In altre parole, molte specie ancora non valorizzate come ornamentali, in quanto solitamente meno appariscenti, possono oggi risultare il materiale genetico più rispondente alle esigenze di quella rusticità che è assolutamente implicita in soluzioni pensili che prevedono spazi radicali e disponibilità ecologiche assolutamente limitate. C’è poi un ulteriore vantaggio conferito dall’uso di specie spontanee: quello di poter ricreare, in ambiente urbano, delle miniature dei paesaggi degli ecosistemi Mediterranei situati nelle immediate vicinanze delle nostre città. Ciò potrebbe favorire l’offerta estetico-paesaggistica di peculiarità biologiche dei molti ambienti ecologici della nostra bellissima e diversificata Penisola. Parlare esclusivamente di paesaggio è poi riduttivo in termini di implementazione del confort urbano dal momento che molte delle specie tipiche dei nostri ambienti sono caratterizzate da aromi e profumi in grado di esaltare la percezione di una collocazione dell’individuo nello spazio (peculiarità floristiche in una determinata area) e nel tempo (dinamica della stagionalità dei profumi legati alle fioriture). Sono poi molti gli organismi micro-faunistici connessi con queste tipologie di vegetazione, basti pensare alle visite degli impollinatori (api, bombi e soprattutto farfalle) durante i periodi di fioritura. Il conscio e talvolta inconsapevole benessere che scaturisce da questi semplici ma importanti “attimi fuggenti” potrebbe inoltre assumere importanti spunti di ecologia didattica per quei bambini la cui percezione del mondo reale è assolutamente sovrastata da quella virtuale.

Proviamo a passeggiare insieme nei vari ecosistemi Mediterranei per scorgere alcune delle specie valorizzabili per questi nuovi orizzonti di innovazione del verde pensile.

Iniziamo da ambienti rocciosi siccitosi, poverissimi di substrato perlustrabile dalle radici. E’ qui presente una flora detta “litofila” proprio perché cresce tipicamente sulle rocce. E’ assolutamente evidente come queste specie siano una sorta di “ideotipo” di vegetazione sostenibile allorquando la loro gestione agronomica risulti estremamente semplificata. In questi ambineti sono ad esempio diffuse specie come le bocche di leone (Antirrhinum majus e A.latifolium) bellissime scrofulariacee vistosamente fiorite nei periodi primaverili su ambienti rocciosi e scoscesi. Va al proposito sottolineato che è vero che queste specie sono già disponibili in commercio ma in forma ormai geneticamente “addomesticata” e quindi meno rispondente alle esigenze di tolleranza agli stress sia di tipo biotico che abiotico. Analogamente, appaiono sorprendenti le fioriture di Valeriana rossa (Centranthus ruber) che riveste talvolta intere pareti con le sue sgargianti tonalità rosa-fucsia delle infiorescenze. Proviamo poi a vedere ciò che possiamo trovare nelle cosiddette “Garighe” aree secche, povere e rocciose che spesso hanno pure la stessa matrice calcarea (pH alcalino) dei materiali edilizi. In questi ambienti sono molte le essenze aromatiche spesso note per le loro proprietà aromatiche e/o officinali di molte specie appartenenti alla famiglia botanica delle Lamiacee come ad esempio la Santoreggia (Satureja montana), l’Origano (Orighanum vulgare) la Nepitella (Calamintha nepeta) il Timo (Thymus spp.) la Micromeria (Micromeria juliana) nonché la Lavanda selvatica (Lavandula stoechas). In questi luoghi sono poi diffuse alcune euforbiacee a fioritura precoce come ad esempio Euforbia spinosa e E.characias il cui impatto ornamentale coincide con i periodi di fine inverno implicando così una utile collocazione temporale della dinamicità del paesaggio. Analogamente le fioriture dei garofanini selvatici (Dianthuus cartusianorum e D.sylvestris) evidenziano l’arrivo dei periodi più caldi e siccitosi.

Da non dimenticare sono poi gli ecosistemi dunali laddove le varie essenze, spesso profumate di oli essenziali, tendono a tollerare al contempo stress idrici nutrizionali, con elevata insolazione, ventosità e persino salinità. Ne sono un esempio l’Elicriso (Helichrysum italicum e H.stoechas) e l’Otanto (Otanthus maritimus) la cui colorazione bianco-argentea è concepita per riflettere l’eccesso di insolazione presente in tali spazi decisamente “aperti”.

Gli ecosistemi forestali possono infine rappresentare una ottima risorsa di specie idonee per una loro collocazione i ambienti ombreggiati. Ciò può accadere infatti laddove l’illuminazione è il maggiore fattore limitante come accade in ambienti urbani ombreggiati da palazzi e edifici con spiccato sviluppo in altezza. In questo caso sono diverse le specie che si sono evolute al fine di colonizzare ambienti caratterizzati da scarsità luminose come ad esempio alcuni bellissimi anemoni (Anemone nemorosa) il pungitopo (Ruscus aculeatus) e molte felci diffuse nel sottobosco.

La possibilità di dedicare attenzione alle specie spontanee può rappresentare in sintesi una sorta di filiera innovazione all’interno delle già innovative soluzioni di verde pensile. Ciò appare una importante opportunità per poter allestire delle vere e proprie “vetrine” urbane che possono mostrare quei paesaggi, quella biodiversità e quei profumi che sono la peculiarità del nostro territorio Mediterraneo. In questo ambito il Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie – Sezione di Orticoltura e Floricoltura- dell’Università di Pisa ha avviato un progetto dedicato allo sviluppo di una tipologia di verde definito “sostenibile” ispirato alla rappresentazione urbana dei nostri ecosistemi Mediterranei. Sono in fase di studio molte specie provenienti dai vari ecosistemi Mediterranei la cui propagazione, collocazione pensile e verifica della loro sostenibilità nel tempo potrà offrire “volti” innovativi delle nostre città del futuro.

 

Benvenuti Stefano e Rizzitelli Simona

FlorSEM (Progettazione Flora Spontanea di Ecosistemi Mediterranei, Consulenza e progettazione del verde urbano sostenibile)

Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie, Sezione di Orticoltura e Floricoltura Viale delle Piagge 23 56124 Pisa

A lezione di orto

Per quattro fine settimana, nei mesi di maggio e giugno, presso l’Acquario Civico di Milano, verranno offerte lezioni gratuite, teoriche e pratiche, per la costruzione di giardini e orti domestici. Un progetto studiato per sensibilizzare le coscienze dei cittadini milanesi ma anche e soprattutto fornire concreti e pratici strumenti per favorire comportamenti consapevoli..

Per quattro fine settimana all’interno dell’Acquario Civico e sarà allestito un Green Corner che ospiterà agronomi, ecodesigner e sportivi che condivideranno i loro saperi con bambini, giovani e famiglie per mostrare che un comportamento ‘green’ ecosostenibile non solo è possibile anche a partire dal nostro piccolo quotidiano ma può essere anche molto divertente.

Per tutta la giornata verranno offerte lezioni pratiche su come costruire un orto in terrazzo, lezioni per bambini e per adulti, mostreremo inoltre come essere ‘green’ sia anche divertente attraverso corsi di giovani ecodesigner che insegneranno come abbellire e decorare i propri terrazzi con gli orti domestici e come cucinare ‘eco’ con lezioni di cucina con gli ortaggi del nostro orto!

Sportivi insegneranno ad apprezzare e salvaguardare il verde cittadino attraverso percorsi green che permetteranno di conoscere sport “a bassa manutenzione”, per vivere momenti in cui il benessere si abbini a percorsi alla scoperta delle nostre città.

R.B.

Gestire il paesaggio

Si svolgerà a Roma, Mercoledì 4 MAGGIO 2011, nella sede di piazza Borghese della Facoltà di Architettura il convegno PROGETTARE E GESTIRE L´ABIENTE: IL PAESAGGIO.

Quest´anno il Convegno, che ha come tema “Progetti e ricerche per il paesaggio” è stato organizzato dal Dottorato di Ricerca Interateneo in Progettazione e Gestione dell´Ambiente e del Paesaggio,  con i dipartimenti della Sapienza DiAP, Architettura e Progetto e DATA, Design, Tecnologia dell’Architettura, Territorio e Ambiente; i dipartimenti dell´ Università della Tuscia di Viterbo DISAFRI, Scienze dell´Ambiente Forestale e delle sue Risorse e  DAF, Tecnologie, Ingegneria e Scienze dell´Ambiente e delle Foreste; ed il Dipartimento STAT, Scienze e Tecnologie per l´Ambiente e il Territorio dell´Università degli Studi del Molise.

È organizzato in sessioni che affrontano in maniera interdisciplinare il rapporto tra ricerca teorica ed applicazione progettuale sui temi della progettazione e della gestione del paesaggio, declinato nelle diverse scale di intervento, urbana e territoriale e vede la partecipazione di docenti, ricercatori, esperti e progettisti che illustreranno i risultati delle attività di ricerca e delle sperimentazioni progettuali condotte negli ambiti disciplinari dell´architettura del paesaggio, della pianificazione urbana e territoriale e dei sistemi agroforestali.

Dopo gli interventi istituzionali e la presentazione delle attività di ricerca del Dottorato e dei Dipartimenti vi saranno le relazioni di: Mauro Agnoletti, Gerard Buttoud, Jean Pierre Charbonneau, Giovanni La Varra, Antonio Leone, Philippe Poullaouec Gonidec, Giuseppe Scarascia Mugnozza, Giovanni Sanesi, Biancamaria Torquati, Elio Trusiani, Lorenzo Vallerini, Irma Visalli e Franco Zagari.

 

Manzù e i Giardini della Landriana

Promoverde, nel quadro di una sensibilizzazione della cultura del verde, propone iniziative mirate

ad esplorare e riscoprire la natura nel suo contesto artistico, storico e culturale.

La posizione privilegiata della regione Lazio ci mette a disposizione un patrimonio ineguagliabile dandoci quindi la possibilità di ammirare giardini, parchi, ville e paesaggi, reale espressione della nostra memoria personale e collettiva.

Le visite saranno guidate da esperti di arte, botanica e florovivaismo e in alcuni casi faranno conoscere aziende florovivaistiche dove immergersi nei colori e profumi di un ricco giardino in fiore.

 

Sabato 30 aprile 2011 ~ VISITA Museo di Manzù e ai Giardini della Landriana

“la scultura di Manzù è questa scultura che affonda le radici nel passato, come un albero, ma come un albero ha i suoi rami verdi nel cielo” (Cesare Brandi 1967). “Vivere in questa campagna dagli infiniti spazi e il mare all’orizzonte! Non sento più attriti tra l’interno e l’esterno…mi sento artigiano…lavoro ogni mattina come fosse la prima” (Giacomo Manzù 1964). Nel 1964 Giacomo Manzù si trasferisce ad Ardea ed è lì che si trova la più importante raccolta delle sue opere. Da visitare per capire la sua scultura e soprattutto “la Scultura”. La Raccolta Manzù di Ardea, situata al km. 32 della via Laurentina

Visita ai GIARDINI DI LANDRIANA: una grande tenuta sul litorale laziale presso l’azienda florivivasitica Torsanlorenzo. Le sofisticate caratteristiche botaniche di questo splendido luogo, proprietà dei marchesi Giallarati-Scotti, sono state suggerite dal famoso architetto paesaggista Russel Page, facendo nascere nel tempo uno dei giardini più noti e riusciti d’Italia.

 

Programma

ore 9,30 Appuntamento al Museo di Manzù ad Ardea

ore 11,30 Visita dell’azienda Torsanlorenzo con spuntino

ore 15,30 Visita della Landriana

 

Si prega di prenotare entro il 27 aprile 2011

 

Rivolgersi a Promoverde

Laura Rampazzi al 393.71.88.709

mail: l.rampazzi@libero.it

Riccardo FM Festa 349.6342178

mail: riccardofesta@tiscali.it o promoverdelazio@libero.it

 

Escursioni in cerca di fiori

Una straordinaria varietà di fiori, dai colori intensi e dai profumi delicati, si alterna da marzo all’autunno nei prati e nel sottobosco del Dolomiti Friulane (dichiarate nel 2009 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO). Alcune specie sono molto rare, come il Raponzolo delle rocce o la Stella Alpina, altre addirittura si possono trovare solo in questi luoghi, come l’Arenaria di Huter o la Genziana di Froelich. Certo è che non si può non rimanere affascinati di fronte a questi tesori di natura: per farli scoprire sono organizzate escursioni guidate da esperti, che porteranno i visitatori nei luoghi e nei momenti di massima fioritura e racconteranno la storia, gli aneddoti e le leggende che circondano questi bellissimi fiori. Portare la macchina fotografica è quasi un dovere. Per esempio, partendo da Cimolais ci si avventura fra le “PRATERIE D’ALTA QUOTA” per scoprire le genziane delle Dolomiti. Sul Passo Cason di Lanza invece si percorre “L’ANELLO DEI RODODENDRI”, che si snoda fra incredibili fioriture rosseggianti. Per i mattinieri c’è l’itinerario “ALBA UNESCO E LA STELLA ALPINA” : attraversando un’area particolarmente ricca di esemplari di edelweiss, fiore simbolo delle Alpi, si ammirerà il sorgere del sole.

E quando il sole cala dietro le creste e le cime, si può ammirare le montagne che si infuocano colorandosi di rosso: è l’enrosadira, un fenomeno unico al mondo, dovuto ai minerali ferrosi e alle vene argentifere di cui le Dolomiti sono ricche che, quando vengono toccate dagli ultimi raggi di sole, ne riflettono il colore cremisi-fuoco.

 

Per informazioni

Guide delle Dolomiti Friulane – Franco Polo 334 8149598 – www.guidedolomitifriulane.comfrancaefranco2009@libero.it

Montagna Leader – tel 0427 71775 – www.montagnaleader.org – gal@montagnaleader.org

 

R.B.

Oltre il verde tecnico

La proposta architettonica del Network sviluppa le ultime tendenze di quella che ormai viene chiamata Vegetecture, sintetizzando in un termine unico quell’unione fra verde e architettura che va oltre il verde tecnico dei giardini pensili e del verde verticale e che rappresenta la punta più avanzata dell’architettura internazionale.

La proposta della Vegetecture è di considerare l’elemento vegetale come materiale primario della costruzione, non un abbellimento o un elemento di decoro e arredo, ma anzi il nucleo centrale del costruito. La filosofia che sta alla base di questo nuovo atteggiamento progettuale considera il verde come ciò che costituisce l’ambiente ideale per la vita dell’uomo, non un elemento di servizio quindi, ma il vero centro da cui partire per costruire gli ambienti del futuro. La città che ne deriva tende a portare dentro di sé la foresta, cerca di trovare un equilibrio fra la nostra evoluzione urbana e l’ambiente naturale, non costruendo altri giardini, ma togliendo il confine fra spazio della natura e spazio del costruito, facendo in modo che risultino una stessa cosa.

 

Alla Fabbrica del Vapore questa idea di architettura si manifesta in allestimenti che usano le piante come elemento di costruzione, con esempi concreti di verde tecnico operativo e presente sul mercato. Le aziende del Nemeton Network rappresentano anche una selezione fra i maggiori operatori del settore verde tecnico e tradizionale, e gli spazi che vengono proposti sono la dimostrazione di tecnologie a disposizione dei progettisti.

 

FUORISALONE DI MILANO

FABBRICA DEL VAPORE

via Procaccini 4

SPAZIO NEMETON NETWORK

Dalla green guerrillas alla green war

Fin dal loro concepimento, bombe e bombardamenti sono stati una dolorosa costante nelle cronache di ogni guerra, perciò sapere che possono avere un utilizzo costruttivo e non distruttivo è molto probabile che sorprenda un po’ tutti quanti.

La sorpresa aumenta se tutto questo rientra anche in una strategia di “guerra” che ha punti in comune con la pacifica “guerrilla gardening”, oggi ben nota nei grossi centri metropolitani.

Il canale americano di informazione TreeHugger.com, riporta una notizia che era già apparsa nell’ormai lontano 1999 ma che proprio nel 2011, Anno Internazionale delle Foreste, appare come un tentativo da coltivare in tutti i sensi.

Allora si ipotizzava un utilizzo alternativo a quello bellico di una flotta di aerei Lockeed C-130 Hercules. I velivoli, precedentemente utilizzati in scenari di guerra o guerriglia, potevano essere recuperati, ovviamente con finalità squisitamente ecologiche, per colpire con “bombe verdi” territori in cui alberi o arbusti erano scarsi o assenti.

L’ipotesi del “bombardamento verde” venne ad un un pilota della RAF (l’aviazione militare inglese), Jack Walters, che sviluppò un’idea poi ripresa dal colosso aeronautico Lockeed Martin Aerospace che consisteva nel recupero dei giganteschi velivoli da trasporto per costituire una flotta da adibire a scopi di forestazione, ipotizzando una capacità di “messa a dimora” di 900.000 alberi al giorno.

Peter Simmons, un funzionario allora in forza alla Lockeed, si disse entusiasta dell’idea e al Guardian, prestigioso sito di informazione inglese, dichiarò “…le possibilità sono stupefacenti…” “…possiamo volare a 300 metri di altezza, sganciando più di 3.000 contenitori in una griglia prestabilita che attraversa il territorio, esattamente come si faceva per i campi minati (…). Poichè un contenitore contiene un alberello, questo significa 125.000 alberi sganciati per ogni volo e quindi 900.000 alberi al giorno”…

L’idea di Walters fu pubblicata quasi subito anche su una rivista scientifica ma altrettanto velocemente venne giudicata tecnologicamente non realizzabile.

Quel progetto pilota purtroppo non ha mai avuto uno sviluppo operativo e ancora deve dimostrare la sua bontà in applicazioni di larga scala, rimanendo tuttavia interessante nei principi ispiratori.

Il miglioramento della tecnologia, la diffusa conoscenza delle problematiche legate allo sfruttamento del pianeta potrebbero essere una buon motivo per un’azione di salvaguardia e sviluppo dell’ambiente naturale, almeno inteso come forestazione di terre “difficili”.

Forse nell’immaginario collettivo mettere a dimora un albero può essere percepito come un’operazione noiosa, fin troppo semplice (qualcuno però conosce un mestiere “facile”?, non credo…) o magari perditempo.

Sotto quest’aspetto, ancora il sito TreeHugger riporta una prestazione da guinness avvenuta in Pakistan che, al di là della mera informazione, ci suggerisce l’interesse che l’argomento della forestazione suscita in altre parti del mondo

Comunque, nonostante simili exploit individuali, il ricorso alla piantagione manuale (NON piantumazione!) di enormi quantità di alberi su grandi superfici come le miniere a cielo aperto o le foreste distrutte da incendi, richiedono indubbiamente elevate quantità di personale e tempi non certo brevi per essere portate a compimento.

Quanto detto è incontrovertibile solo nell’ottica di rendimento economico dato che, sotto il profilo strettamente operativo, è opportuno ricordare che gran parte del patrimonio boschivo e forestale italiano è nato grazie all’opera di addetti che hanno messo a dimora un albero dopo l’altro, per quanti milioni ce ne sono…

Ma si sa, gli affari sono affari e un gigante militare come la Lockeed intuì una possibile fonte di guadagno da materiale altrimenti destinato alla rottamazione perchè obsoleto per le esigenze militari.

Circa 2500 aerei, già attrezzati per realizzare campi minati in operazioni belliche, a quel tempo giacevano in uno stato di semi abbandono in 70 hangar o depositi di Paesi diversi; quantità non certo indifferenti. Proprio il Guardian individuava alcune aree della Scozia come idonee a subire questi “bombardamenti” e spiegava come potevano essere modificati a tale scopo gli aerei.

La Lockeed rivendicò questo sviluppo come una sua tecnologia potenzialmente in grado di piantare 2 milioni di alberi all’anno. Una quantità sufficiente per forestare oltre 12 milioni di chilometri quadrati di superficie.

Il servizio poteva (ma ancora oggi potrebbe) essere venduto alle aziende che avessero avuto bisogno di controbilanciare le loro emissioni di CO2 derivanti dai processi produttivi.

Un passo fondamentale rimane l’individuazione di un’area idonea alla piantagione. Sostanzialmente sono classificabili due tipologie. Alla prima appartengono le aree che già possiedono una vocazione naturale ma hanno subito deforestazioni accidentali mentre nel secondo caso ricadono le aree che non hanno mai avuto un passato storico vegetazionale, quali deserti, miniere a cielo aperto e così via.

In questo caso è opportuno cospargere il terreno di specie arbustive pioniere per creare un habitat con condizioni agronomiche e biologiche favorevoli al successivo impianto arboreo. Proprio a questo proposito, la Lockeed affermava che era appunto possibile modificare le bombe “caricandole” di arbusti anziché di alberi: bombe–arbusti invece di bombe-alberi per zone tradizionalmente carenti di vegetazione.

Non è dato sapere molto dei contenuti tecnici del progetto ma è possibile ipotizzare che fossero stati ideati dei contenitori di metallo (le bombe) con al loro interno le giovani plantule. Il contatto violento con il suolo avrebbe garantito sia la loro apertura che il loro parziale interramento, favorendo quindi il contatto delle radici con il terreno. Il loro degrado completo, avvenuto successivamente, si sarebbe tra l’altro concluso in tempi rapidi.

La piantagione vera e propria degli alberi, mediante a una particolare forma appuntita del contenitore, sarebbe avvenuta a una profondità assai simile a quella eseguita con una normale piantagione manuale.

Qualora eseguissimo un’operazione simile oggi potremmo ipotizzare la presenza all’interno delle singole capsule di una mistura calibrata e personalizzata di gel idroassorbente, biostimolanti, micorrize e fertilizzanti che, impregnando il terreno circostante e rimanendo a contatto con le radici, gioverebbero sia all’apporto idrico che allo sviluppo radicale per un favorevole attecchimento della giovane pianta.

*

Prendendo spunto dalla risoluzione delle Nazioni Unite che ha proclamato il 2011 “Anno Internazionale delle Foreste” si potrebbe tentare di attualizzare l’idea, depurandola degli aspetti propagandistici.

Da ciò consegue che sarebbe imprescindibile un approfondimento tecnico-scientifico tutt’altro che scontato, magari senza la discriminate puramente economica e non basandosi su semplici dichiarazioni di intenti.

E’ innegabile che anche alla luce della recente cronaca, viviamo un momento di cosi delicato equilibrio su scala planetaria sia dal punto di vista ambientale, economico e sociale che sarebbe davvero auspicabile che questa o altre azioni analoghe potessero essere rivalutate, anche per il forte significato simbolico di cui potrebbero farsi carico.

 

Giovanni Poletti

Nemeton Network alla Fabbrica del Vapore

Il Nemeton Network inizia il percorso 2011 dalla Fabbrica del Vapore. Nemeton Network è il contenitore dove il mondo del verde italiano si relaziona con l’architettura e lo sviluppo sostenibile. Dal 2001 il Network ha sviluppato un percorso culturale e commerciale unendo il mondo della conoscenza a quello del saper fare, coinvolgendo aziende, partner istituzionali, associazioni in una rete di opportunità di sviluppo concreto che nel 2010 ha realizzato grandi spazi mostra di 1500/2000 mq dedicati al rapporto fra verde e sostenibilità ambientale tra le altre a MACEF, SAIE, EIMA-MIA, MOTORSHOW, oltre al convegno internazionale HIGH GREEN TECH SYMPOSIUM 2010 alla Triennale di Milano. Comunicazione, formazione, innovazione tecnica sostenibile, prodotti e progetti di ultima generazione, opportunità di sviluppo commerciale e culturale fanno del Nemeton Network il punto di riferimento priivlegiato della cultura del verde in Italia.

La filosofia che sta alla base di questa operazione si riassume nel concetto delle 3A. Agricoltura, Alimentazione e Architettura sono tre importanti ambiti che hanno in comune il rapporto con il verde. È nella sintesi di questi tre ambiti che si concentrano tutti i valori che si esprimono nel Network che elabora progetti e attività in grado di portare valore attraverso il connubio tra ambiti complementari tra loro.

Alla Fabbrica del Vapore il Network cura tutti gli aspetti legati al verde, portando dal verde tradizionale a quello tecnico di ultima generazione insieme a HIGH GREEN SHOW, una mostra interattiva in cui trovare le ultimissime proposte della Vegetable Architetcture e dei Natural Born Object.

 

È in questo spazio che si rende nota per la prima volta la sinergia fra MADE EXPO e Nemeton Network che ha dato origine ad A.A.A. Agricoltura, Alimentazione, Architettura. Made Expo dà valore al verde, proponendo per la prima volta nella sua storia un salone interamente dedicato alle nuove tendenze dell’architettura green, un cantiere verde dove trovano spazio le 3 A che rappresentano il futuro della sostenibilità: Agricoltura, Architettura, Alimentazione, tre ambiti che non solo hanno in comune il rapporto con il verde, ma scandiscono la vita degli esseri umani e sono alla base della sussistenza, dove le scelte operate ricoprono un'importanza strategica senza paragoni, al punto da aver dato origine al tema portante dell'EXPO 2015 "Feeding the Planet, Energy for Life".  Ognuno dei tre ambiti ha valori profondi, tuttavia è creando le opportune sinergie con gli altri due e i conseguenti scambi di punti di vista che si può ottenere una visione complessiva aperta e articolata e un’apertura di nuovi scenari culturali e commerciali.

 

  NEMETON NETWORK 2011  

PARTNER ISTITUZIONALI – MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

EXHIBIT PARTNER – MADE EXPO Milano Architettura Design Edilizia, Fiera Milano, Rho 05_08 Ottobre 2011

ASSOCIAZIONI – PROMOVERDE, UNACOMA SERVICE, FIDAL SERVIZI, CIA CONF. ITALIANA AGRICOLTORI

MEDIA PARTNER – NEMETON HIGH GREEN TECH MAGAZINE, SISTEMI EDITORIALI ESSELIBRI SIMONE, www.culturadelverde.it

AZIENDE – CALEIDOS GROUP, DAKU, GARDENALTO, GIOVANNETTI, GUERCIO – FORMA, KRONOS, LATIFOLIA , POLIFLOR, RIGHETTI, STARK, TUBEX, V-ENERGY, VULCAPLANT, ZUCCHETTI CENTRO SISTEMI

BRAND – A.A.A. Agricoltura, Alimentazione, Architettura, MIA Multifunzionalità in Agricoltura, Ispirazione Naturale

PREMI – Natural Born Design Award

 

Lavorare nel bosco

Christian Pottgiesser porta il verde nella nuova sede congiunta di Pons e Huot a Parigi, Francia. Gli uffici, disegnati tra il 2005 e il 2006 per ospitare circa cinquanta dipendenti, sono un innovativo modo di interpretare la consueta configurazione dell'ambiente di lavoro. Elemento principale del progetto, è un ampio piano in massello di Rovere che ha la funzione di piano di lavoro e al contempo di copertura per le sale sottostanti. Ritagliate in questo elemento, ci sono le postazioni di lavoro, ampie e ben illuminate, ognuna protetta da un guscio in plexyglass trasparente che serve per isolare acusticamente il lavoratore. Al contempo, queste postazioni sono così schermate dalle eventuali foglie che potrebbero cadere dagli alberi che sono presenti in quantità in questo ufficio. Infatti, presenti all'interno del piano di legno, ci sono 18,3 metri cubi di terreno che ospitano otto alberi di Ficus Panda.

Questo originale intervento, inserito in una struttura storica restaurata in concomitanza con i lavori interni, prevede anche l'integrazione di sale riunioni e toilette che usufruiscono dell'ampio piano di Rovere come soffitto. Queste stanze sono quindi ad un piano inferiore rispetto alle postazioni di lavoro, che sono in questo modo illuminate al meglio dal tetto vetrato. Vani come una cucina, archivi e sala guardaroba sono disposti lungo i quattro lati della stanza, mentre gli uffici singoli si trovano in gallerie laterali.

L'introduzione di questo diverso tipo di “paesaggio” per l'ambiente aziendale porta a osservare come un corretto utilizzo del verde negli interni possa portare non solo un maggiore comfort, ma anche a benefici di tipo ambientale come una migliore regolazione termica e un miglioramento della qualità dell'aria.

 

Progettista Christian pottgiesser

Luogo Parigi, Francia

Anno 2005 – 2006

 

Marco Ferrari