Mettete dei fiori sui vostri tetti

Marco Ferrari

Il crescente desiderio di implementare il confort dell’ecosistema urbano, mediante spazi verdi coordinati per l’ottimizzazione del paesaggio e della biodiversità, stimola sempre più la necessità di innovare le tradizionali tecniche di progettazione del verde nelle aree abitative. E’ ormai da diversi anni che, soprattutto all’estero, sono state progettate soluzioni definite “pensili” di inverdimento degli edifici. Tale innovazione è ben riassunta dal ben noto motto dell’architetto Emilio Ambasz “green over gray”. Sono infatti sempre maggiori le progettazioni e realizzazioni di verde pensile orizzontale (“tetti verdi”) e verticale (“muri viventi”) che consentono di pianificare il verde laddove gli spazi disponibili sono assenti o fortemente limitanti. Sono potenzialmente molte le specie vegetali inseribili nelle “nicchie ecologiche” appositamente edificate e gran parte di quelle tradizionalmente impiegate come ornamentali possono svolgere con successo il ruolo estetico-paesaggistico richiesto. Resta tuttavia da affrontare la crescente problematica della sostenibilità di tali realizzazioni sia in termini agronomici (ad esempio in termini di richieste idriche, fattore produttivo sempre più limitante) economici (in termini di costi) e gestionali (frequenza nella manutenzione di aree difficilmente accessibili).

In questo ambito le specie spontanee tipiche dei vari ecosistemi Mediterranei possono giocare un ruolo cruciale in termini di sostenibilità nel tempo di queste realizzazioni. In altre parole, molte specie ancora non valorizzate come ornamentali, in quanto solitamente meno appariscenti, possono oggi risultare il materiale genetico più rispondente alle esigenze di quella rusticità che è assolutamente implicita in soluzioni pensili che prevedono spazi radicali e disponibilità ecologiche assolutamente limitate. C’è poi un ulteriore vantaggio conferito dall’uso di specie spontanee: quello di poter ricreare, in ambiente urbano, delle miniature dei paesaggi degli ecosistemi Mediterranei situati nelle immediate vicinanze delle nostre città. Ciò potrebbe favorire l’offerta estetico-paesaggistica di peculiarità biologiche dei molti ambienti ecologici della nostra bellissima e diversificata Penisola. Parlare esclusivamente di paesaggio è poi riduttivo in termini di implementazione del confort urbano dal momento che molte delle specie tipiche dei nostri ambienti sono caratterizzate da aromi e profumi in grado di esaltare la percezione di una collocazione dell’individuo nello spazio (peculiarità floristiche in una determinata area) e nel tempo (dinamica della stagionalità dei profumi legati alle fioriture). Sono poi molti gli organismi micro-faunistici connessi con queste tipologie di vegetazione, basti pensare alle visite degli impollinatori (api, bombi e soprattutto farfalle) durante i periodi di fioritura. Il conscio e talvolta inconsapevole benessere che scaturisce da questi semplici ma importanti “attimi fuggenti” potrebbe inoltre assumere importanti spunti di ecologia didattica per quei bambini la cui percezione del mondo reale è assolutamente sovrastata da quella virtuale.

Proviamo a passeggiare insieme nei vari ecosistemi Mediterranei per scorgere alcune delle specie valorizzabili per questi nuovi orizzonti di innovazione del verde pensile.

Iniziamo da ambienti rocciosi siccitosi, poverissimi di substrato perlustrabile dalle radici. E’ qui presente una flora detta “litofila” proprio perché cresce tipicamente sulle rocce. E’ assolutamente evidente come queste specie siano una sorta di “ideotipo” di vegetazione sostenibile allorquando la loro gestione agronomica risulti estremamente semplificata. In questi ambineti sono ad esempio diffuse specie come le bocche di leone (Antirrhinum majus e A.latifolium) bellissime scrofulariacee vistosamente fiorite nei periodi primaverili su ambienti rocciosi e scoscesi. Va al proposito sottolineato che è vero che queste specie sono già disponibili in commercio ma in forma ormai geneticamente “addomesticata” e quindi meno rispondente alle esigenze di tolleranza agli stress sia di tipo biotico che abiotico. Analogamente, appaiono sorprendenti le fioriture di Valeriana rossa (Centranthus ruber) che riveste talvolta intere pareti con le sue sgargianti tonalità rosa-fucsia delle infiorescenze. Proviamo poi a vedere ciò che possiamo trovare nelle cosiddette “Garighe” aree secche, povere e rocciose che spesso hanno pure la stessa matrice calcarea (pH alcalino) dei materiali edilizi. In questi ambienti sono molte le essenze aromatiche spesso note per le loro proprietà aromatiche e/o officinali di molte specie appartenenti alla famiglia botanica delle Lamiacee come ad esempio la Santoreggia (Satureja montana), l’Origano (Orighanum vulgare) la Nepitella (Calamintha nepeta) il Timo (Thymus spp.) la Micromeria (Micromeria juliana) nonché la Lavanda selvatica (Lavandula stoechas). In questi luoghi sono poi diffuse alcune euforbiacee a fioritura precoce come ad esempio Euforbia spinosa e E.characias il cui impatto ornamentale coincide con i periodi di fine inverno implicando così una utile collocazione temporale della dinamicità del paesaggio. Analogamente le fioriture dei garofanini selvatici (Dianthuus cartusianorum e D.sylvestris) evidenziano l’arrivo dei periodi più caldi e siccitosi.

Da non dimenticare sono poi gli ecosistemi dunali laddove le varie essenze, spesso profumate di oli essenziali, tendono a tollerare al contempo stress idrici nutrizionali, con elevata insolazione, ventosità e persino salinità. Ne sono un esempio l’Elicriso (Helichrysum italicum e H.stoechas) e l’Otanto (Otanthus maritimus) la cui colorazione bianco-argentea è concepita per riflettere l’eccesso di insolazione presente in tali spazi decisamente “aperti”.

Gli ecosistemi forestali possono infine rappresentare una ottima risorsa di specie idonee per una loro collocazione i ambienti ombreggiati. Ciò può accadere infatti laddove l’illuminazione è il maggiore fattore limitante come accade in ambienti urbani ombreggiati da palazzi e edifici con spiccato sviluppo in altezza. In questo caso sono diverse le specie che si sono evolute al fine di colonizzare ambienti caratterizzati da scarsità luminose come ad esempio alcuni bellissimi anemoni (Anemone nemorosa) il pungitopo (Ruscus aculeatus) e molte felci diffuse nel sottobosco.

La possibilità di dedicare attenzione alle specie spontanee può rappresentare in sintesi una sorta di filiera innovazione all’interno delle già innovative soluzioni di verde pensile. Ciò appare una importante opportunità per poter allestire delle vere e proprie “vetrine” urbane che possono mostrare quei paesaggi, quella biodiversità e quei profumi che sono la peculiarità del nostro territorio Mediterraneo. In questo ambito il Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie – Sezione di Orticoltura e Floricoltura- dell’Università di Pisa ha avviato un progetto dedicato allo sviluppo di una tipologia di verde definito “sostenibile” ispirato alla rappresentazione urbana dei nostri ecosistemi Mediterranei. Sono in fase di studio molte specie provenienti dai vari ecosistemi Mediterranei la cui propagazione, collocazione pensile e verifica della loro sostenibilità nel tempo potrà offrire “volti” innovativi delle nostre città del futuro.

 

Benvenuti Stefano e Rizzitelli Simona

FlorSEM (Progettazione Flora Spontanea di Ecosistemi Mediterranei, Consulenza e progettazione del verde urbano sostenibile)

Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie, Sezione di Orticoltura e Floricoltura Viale delle Piagge 23 56124 Pisa


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