Un giardino in ogni buca

“Se piantassimo dei fiori in ogni buca, sarebbe come trasformare la strada in un prato” dice Pete Dungey, auto proclamatosi il “Britain’s pothole gardener”, il giardiniere inglese delle buche. Da questo pensiero sono sbocciate le primule che hanno invaso le strade di Oxford, in Inghilterra. La “Guerrilla Gardening” è diventata sempre più comune in Gran Bretagna da quando, il 14 Marzo 2010, le truppe dell’orticoltura hanno ripulito e trasformato in aiuola un angolo degradato di Londra. Dungey guarda entusiasta a questo aumento di interventi verdi e le installazioni che ne derivano, ponendo però nel suo lavoro un enfasi particolare nel sottolineare i problemi delle strade inglesi. “Tutto è iniziato con un progetto chiamato “sovvertire il familiare” dice Dungey, studente all’università di Brighton “il mio scopo era fare qualcosa che potesse attirare l’attenzione e al contempo aumentare la consapevolezza dei problemi odierni. Ho piantato fiori per quindici giorni e la parte migliore di questi interventi è veder crescere il mio lavoro.

Per seguire da vicino il suo lavoro, è possibile consultare il suo sito www.petedungey.com.

I bambini nella collina

Bjarke Ingels Group ha presentato lo scorso anno un progetto molto innovativo di scuola elementare per la città di Asminderod, in Danimarca. Il pendio di una collina incontaminata diventa la cornice della futura scuola primaria di Vilhelmsro, la cui struttura è un eccellente esempio di integrazione tra architettura e verde. Il paesaggio digradante infatti si fonde con i tetti verdi a spiovente in una percezione ininterrotta del profilo collinare. L’ambiente circostante diventa così lo scenario e allo stesso tempo parte integrante dell’estetica del progetto, portando al primo posto anche nella scuola quella nuova sensibilità nei confronti della sostenibilità e della natura. L’idea è stata concepita come una struttura formata da diverse fasce di terreno erboso che si alzano e si abbassano formando ampie vetrate da cui la luce filtra nell’interno, rendendo l’edificio molto luminoso anche se apparentemente sotterraneo in certi punti.

 

Nome Vilhelmsro Primary School

Tipologia Scuola

Progetto BIG Bjarke Ingels Group

Luogo Asminderod, Danimarca

Anno 2010

 

Il grattacielo come albero

Il Tree Skyscraper è un edificio inusuale sotto molti punti di vista. Il team di progettisti, formato da Eric Gangaye, Frédéric Velaye Andy, Alvin Pakeeroo, Yann Terrer, Thomas Liaigre, ha immaginato una struttura che affondasse le sue radici in diversi quartieri, creando un punto di incontro polifunzionale e molto verde. La suddivisione orizzontale della città trova quindi un punto di unione nello sviluppo verticale, che viene formato da cinque grandi “rami” convergenti in un nodo urbano dedicato alle vie per circolare tra una zona e l’altra. Questo edificio asseconda anche una forte crescita urbana che caratterizza la città per cui è progettato: Montpellier è infatti uno dei più grandi centri urbani in Francia, nonché quello che sta crescendo più rapidamente. Situata in una posizione strategica nel sud della Francia, fin dal Medioevo questa città è stata un importante sbocco sul Mediterraneo. Il continuo bisogno di energia dato dalla costante crescita demografica è arginato dai molti pannelli solari e dalle turbine eoliche che il Tree Skyscraper ospita. Oltre alle fonti rinnovabili, la sostenibilità di questo edificio è dovuta anche a sistemi di raccolta dell’acqua e diversi giardini pensili su più livelli.

 

Nome Tree Skyscraper

Tipologia Grattacielo

Progetto Eric Gangaye, Frédéric Velaye Andy, Alvin Pakeeroo, Yann Terrer, Thomas Liaigre

Luogo Montpellier , FRA

Anno 2011

 

Settantamila metri quadri di orto verticale a Los Angeles

Il progetto Urban Farming Food Chain consta di circa 70.000 m² di pareti verdi preposte alla coltivazione di cibo commestibile che vengono montate sopra edifici, o a ridosso di pareti in cemento, in aree di parcheggio oppure si ergono in maniera del tutto autonoma. A Los Angeles sono quattro i punti all’interno e all’esterno del centro della città, inclusa l’area del Central City East (Skid Row), dove si coltivano, senza usare pesticidi, prodotti agricoli freschi. Le organizzazioni che ospitano queste pareti verdi utilizzano il cibo non solo per scopi interni ma destinano anche parte del raccolto a vicini e/o organizzazioni di bisognosi. Los Angeles è stata la città pilota dell’Urban Farming Food Chain, un progetto che attualmente è stato riproposto anche in altre città tra cui New York, Rochester, Detroit e Las Vegas.

Le pareti verdi dell’Urban Food Chain utilizzano la tecnologia Green Living™ Wall con un sostrato tra i 10 e i 15 cm circa di spessore, un semplice programma di manutenzione e un impianto automatico di irrigazione progettato per minimizzare la dispersione delle acque di scolo. La loro funzione principale è quella di produrre cibo e le colture comprendono pomodori, fragole, peperoncini, cocomeri, lattuga, ravanelli selvatici e legumi.

Oltre all’agricoltura urbana, le pareti verdi dell’Urban Food Chain rappresentano una preziosa opportunità di formazione e di coinvolgimento della comunità. I designer infatti suggeriscono come le installazioni individuali di Food Chain possano essere viste come anelli di collegamento tra luoghi diversi sulla base di un intento e di un progetto condiviso, offrendo inoltre una ridefinizione, più familiare, del termine “catena alimentare”. Attraverso la creazione, la cura e la manutenzione delle pareti verdi, questi cittadini – di norma del tutto estranei al processo di produzione degli alimenti – toccano con mano il ciclo vitale della frutta e della verdura da loro coltivate e consumate. Gli esperti hanno selezionato questo progetto non solo per il suo aspetto estetico e funzionale ma anche per il modo in cui l’Urban Farming Food Chain riunisce persone economicamente svantaggiate per diffondere e promuovere l’autosufficienza, incoraggiando contemporaneamente una maggiore collaborazione e una migliore interazione sociale.

 

Nome Urban Farming Food Chain

Tipologia Orto verticale

Progetto EOA, Emily Osler Architect, Urban Farming, Green Living Technologies, LLC

Luogo Los Angeles, USA

Anno 2008

 

Per gentile concessione di Green Roofs for Healthy Cities (www.greenroofs.org)

 

Tratto da:

IL VERDE VERTICALE a cura di Maurizio Corrado

Sistemi Editoriali Eselibri Simone, 2010

Alex Podolinsky in Italia

“La fertilità della terra, produzione agricola e salute” 
con Alex Podolinsky

 

Programma:

20 Maggio, Pollenzo (Cuneo), Università delle Scienze Gastronomiche
Mattino: “La terra: fondamento per il cibo”. Conferenza con studenti, agricoltori, scienziati
Pomeriggio: Discussione

 

24 Maggio, Casalecchio di Reno (Bologna), Teatro Comunale e Parco della Chiusa (in collaborazione con Comune di Casalecchio, Assessorato all’Ambiente) Mattino: Conferenza con agricoltori e consumatori Pomeriggio: Lezione pratica (Campo di sperimentazione biodinamica, Parco della Chiusa)

 

30 Maggio, Metaponto (Matera), ALSIA-Azienda Pantanello (in collaborazione con Regione Basilicata, Dipartimento Agricoltura)
Mattino: Conferenza con agricoltori e consumatori Pomeriggio: Lezione pratica (Campo di sperimentazione biologica, ALSIA)

 

4 Giugno, Cutro (Crotone), ARSSA-Villa Margherita, Loc. Sant’Anna (in collaborazione con ACLI)
Pomeriggio: Conferenza con agricoltori, consumatori, studenti

 

14 Giugno, Roma, ARSIAL (in collaborazione con Regione Lazio, Dipartimento Agricoltura)
Mattino: Visita ai campi di sperimentazione biodinamica

 

16 Giugno, Roma, (luogo da precisare)
Mattino:
Conferenza con Autorità e Istituzioni, agricoltori, studenti, scienziati Interventi: Prof. Bruno Ronchi, Preside della Facoltà di Agraria-
Università degli Studi della Tuscia, Viterbo Prof. Bruno Silvestrini (farmacologo, Presidente Fondazione
Noopolis) “Medicamenti di origine alimentare” Coordina: Renato Cantore (giornalista, RAI)

 

Organizzazione
Slow Food-Italia e ANAGRIBIOS Associazione Nazionale dell’Agricoltura Biologica di COLDIRETTI
in collaborazione con
Associazione per l’Agricoltura Biodinamica
Associazione Agricoltura Vivente
Centro Luigi Forenza – Onlus

Informazioni: 
email: info@centroluigiforenza.org website: www.centroluigiforenza.org

 

Incontro con università e studenti su “Fertilità del suolo – produzione agricola – alimentazione – salute”

 

27 Maggio, Vignola (Modena), Castello
Mattino: Conferenza con studenti, scienziati, agricoltori
Interventi: Prof. Giovanni Dinelli (Facoltà di Agraria-Università di Bologna)
Prof. Bruno Silvestrini (farmacologo, Presidente Fondazione Noopolis)
Prof. Silvano Cristiani (Istituto di Istruzione Superiore Lazzaro Spallanzani)
Studenti di Agraria che hanno fatto visita a Podolinsky in Australia
Moderatore: Alessandro Maresca (IL SOLE24ORE)

 

1 Giugno, Valenzano (Bari), IAM-Istituto Agronomico Mediterraneo
Mattino: Visita ai campi sperimentali dello IAM
Pomeriggio: Incontro con studenti (provenienti da paesi del Mediterraneo) e docenti del Master in Agricoltura

 

9 Giugno, Potenza, Aula Magna-Facoltà di Agraria, Università degli Studi della Basilicata
Mattino: Incontro con studenti, docenti, agricoltori, consumatori

 

10 Giugno, Bari, Aula Magna-Facoltà di Agraria, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Pomeriggio: Incontro con studenti, docenti, agricoltori

 

Alex Podolinsky è nato in Germania il 13 luglio 1925. Discende da una vecchia famiglia Ucraino-Russa che dovette lasciare la Russia nel 1917.
Suo padre fu a Riga l’ultimo governatore delle Province Baltiche. Sua madre era tedesca.

Alex passò la sua infanzia tra la Germania, la Svizzera e l’Inghilterra. Durante il 1938 lui e la sua sorella gemella vissero a Dornach in Svizzera. Presero lezioni dai più noti antroposofi di quei tempi. Parteciparono alle lezioni di euritmia e arti figurative tenute dalla signora Steiner (che erano completamente diverse da quello che uno può vedere oggi).

Una settimana prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale andò con la sua famiglia in Germania a visitare dei parenti e da lì gli fu proibito di andarsene. Due anni dopo fu obbligato ad entrare nelle forze armate tedesche.
Nella guerra perse il padre, un fratello e una sorella.

Dopo la guerra Alex visse nel settore francese di Friburgo.
All’Università studiò filosofia e psicologia e fu primo flautista nell’orchestra universitaria. Quando Stalin cercò di rimpatriare gli ex aristocratici russi, i servizi segreti francesi lo aiutarono a fuggire. Decise di andare in Australia, la patria del “Sole”. Fece questa scelta in base ad una visione che aveva avuto all’età di tre anni.

Nel 1949 sposato e senza un soldo arrivò in Australia. Lavorò per due anni per lo stato occupandosi di amministrazione in un centro di prima accoglienza per immigrati. In quel periodo partecipò alla fondazione e costruzione di diverse scuole steineriane nella provincia di Melbourne, a Canberra e in Nuova Zelanda, oltre che occuparsi della formazione degli stessi insegnanti.

Ma sentiva che l’Australia era una terra di agricoltori e, rifiutando un posto da insegnante, comprò una proprietà con un terreno molto povero a Wonga Park (adesso periferia di Melbourne) e cominciò a praticare l’agricoltura biodinamica. Il suo scopo era quello di perfezionare il metodo biodinamico di agricoltura e di renderlo possibile anche nelle moderne condizioni aziendali di bassa manodopera ed elevate estensioni. Convertì il suo terreno in un ciliegeto ad elevato rendimento.
Nelle annate con cattive condizioni meteorologiche, quando la marcescenza rovinava interi raccolti degli agricoltori convenzionali, spesso le sue ciliegie erano le uniche reperibili sul mercato. Le spore dei funghi venivano portate dal vento nei suoi frutteti, ma le sue piante non venivano infettate.

Alex cominciò a fare i preparati biodinamici su indicazione del Dr Pfeiffer, il primo collaboratore di Steiner nell’elaborazione dei preparati insieme alla Kolisko, con cui ebbe una lunga amicizia e col quale comparava le esperienze ed i risultati fatti con gli stessi preparati.

Alla metà degli anni 50 Alex si trasferì su un’azienda degradata di patate a Powelltown (100 km a est di Melbourne) che convertì in un’azienda di vacche da latte. In pochi anni riuscì a rivitalizzarla completamente senza nessun tipo di input esterno, portando i contenuti di sostanza organica nei primi 10cm da 0,9% a 11,4%. Nutrendo gli animali solo con il fieno, senza l’aggiunta di alimenti concentrati, iniziò ad essere uno dei maggiori produttori di latte del Victoria, destando l’interesse di molti agricoltori e delle autorità. Cominciò ad addestrare altri agricoltori al metodo biodinamico e nel 1953, insieme ad altri 27 agricoltori, fondò la Biodynamic Agricultural Association of Australia (BDAAA).

Durante quei primi anni alcune aziende dinamizzavano a mano i preparati da spruzzare su una superficie di circa 250ha, due volte l’anno. Divenne chiaro che per un’efficace diffusione della biodinamica era necessaria una macchina per la dinamizzazione. Così Kevin Twigg, su indicazione di Alex Podolinsky, progettò e costruì il primo dinamizzatore.

Dopo alcuni anni Alex fece un’altra importante innovazione che favorì l’ulteriore divulgazione della biodinamica. Trovò un metodo per incorporare i sei preparati da cumulo nel 500, a formare un nuovo preparato chiamato 500 preparato. Questo poteva essere dinamizzato e spruzzato sul terreno apportando l’essenziale influenza dei preparati da cumulo in quelle aziende dove, per vastità di superficie, sarebbe stato impensabile distribuire del buon compost correttamente trasformato.

Alex ha tenuto una serie di lezioni introduttive alla Biodinamica dove, per la prima volta, vengono chiaramente illustrate le tecniche fondamentali di un moderno e professionale metodo di agricoltura biodinamica. Queste conferenze sono state trascritte e tradotte in otto lingue e sono lette in tutto il mondo. Per l’applicazione pratica della Biodinamica queste lezioni rivestono un’ importanza simile a quello che furono le otto conferenze di Steiner per lo sviluppo iniziale del metodo.

Gli agricoltori australiani sono tra i più indipendenti, creativi e pieni di risorse che ci siano sulla terra e hanno a che fare con dei terreni molto poveri e con delle condizioni climatiche che sono tra le più avverse. Insieme ad Alex, gli agricoltori biodinamici australiani hanno sviluppato il metodo pratico biodinamico applicabile a qualsiasi tipo di terreno e con qualsiasi tipologia di coltura o allevamento che può essere fatto in Australia.

Nel 1967 il Biodynamic Research Institute ha registrato il marchio Demeter in Australia. Alex fu il primo a certificare la produzione biodinamica per assicurare la massima qualità al mercato nazionale ed internazionale.

Alex ha sempre voluto tenere lontano il denaro e la burocrazia dalla BDAAA e non ha mai chiesto un soldo per le sue consulenze. Anche altri agricoltori esperti insegnano la biodinamica senza compenso.

Nel 1980 Alex ha fondato la Biodynamic Marketing Company, l’azienda per la commercializzazione dei prodotti biodinamici, in modo da distribuire i prodotti nella maniera più efficace e meno costosa possibile.

Attualmente in Australia si coltivano più di tre milioni di ha col metodo biodinamico, producendo quasi tutti i tipi di prodotti agricoli.

Alex viaggia instancabilmente in tutto il mondo insegnando le tecniche biodinamiche australiane.

Da molti anni Alex tiene conferenze e visita aziende agricole anche in Italia, un paese che gli sta molto a cuore per la creatività e l’indipendenza delle persone. Grazie alle sue lezioni e ai suoi consigli molti agricoltori sono riusciti a dimostrare oggettivamente la validità del metodo pratico biodinamico portandone a vita diretta i suoi vantaggi, nella rivitalizzazione dei propri terreni e nella qualità dei loro prodotti. Oltre ad appropriate tecniche agronomiche che rispettino la struttura del terreno, Alex insiste sulla massima qualità dei preparati biodinamici, sulla loro corretta conservazione e negli appropriati tempi e metodi di distribuzione.

Tratto da: agricolturavivente.org

Guida agli alberi del Piemonte

LE BOCCHE DI LEGNO
Guida arborea del Piemonte
di Tiziano Fratus
Edizioni Marco Valerio
pp. 476
Volume illustrato.

 

Tiziano Fratus, già autore di Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi e del programma La voce degli alberi per l'emittente Quartarete, costruisce una guida arborea che presenta quaranta itinerari urbani ed extraurbani per un turismo silenzioso alla ricerca di alberi monumentali, alberi secolari e alberi notevoli, da percorrere in solitaria o in compagnia, con la scuola o con la famiglia. Agli itinerari si affianca un ricco apparato fotografico e materiali in appendice. Nel corso dell'Anno Internazionale delle Foreste Le bocche
di legno è un invito personale alla bellezza, al contatto con la natura, alla scoperta degli alberi che popolano Torino e il Piemonte.

 

R.B.

Tutto quello che dovete sapere sulle piante e non avete mai osato chiedere

La pianta e l’architetto

A cura di Maurizio Corrado

Testi di Giuliano Bressa, Stefano Mancuso, Francesco Mati, Marco Nieri, Mirco Tugnoli

Collana Nemeton Paperbak

Edizioni Esselibri Simone, 2010

 

Questo libro nasce da una considerazione: viviamo in anni in cui tutto è diventato ‘green’ ma noi architetti continuiamo a non sapere pressoché nulla di ciò che chiamiamo ‘verde’. L’idea è quella di dare le indicazioni di base, il minimo indispensabile, ciò da cui non si può proprio prescindere quando si lavora col ‘verde’. Non solo per evitare che i clienti ci telefonino dopo un mese perché il nostro meraviglioso progetto è completamente secco, ma, perché no, per progettare meglio.

 

– Tutto quello che dovete sapere sulle piante e non avete mai osato chiedere.

– La top ten delle piante, ambiente per ambiente: le dieci piante ideali per ogni zona della casa, dell’ufficio, degli ambienti urbani e non, con relativa scheda botanica con caratteristiche, pro e contro. 26 ambienti diversi risolti.

– Le piante dal punto di vista dell’architetto: le cose fondamentali da sapere quando si progetta con il verde.

– Esempi concreti in giro per il mondo: come i progettisti hanno integrato mondo vegetale e architettura.

– Oltre quaranta realizzazioni di verde pensile, verde verticale, biopiscine, giardini terapeutici e non solo, anche arte e narrativa.

– Come purificare l’aria con le piante.

– I segreti dei giardini terapeutici.

 

Opere di: Carlos Ávila, Pablo De La Cal, Sonia De Las Heras, Tomás Rodrigo, Enrique Browne, Juli Capella, Carver & Schicketanz, Fred Ballerini, B. Centola, M. Pezzoli, Giovanni D’Amrosio Andrea Facchi, Barbara Narici, Terunobu Fujimori, Nobumiki Oshima, Green over Grey, Marcel Kalberer, Henrik Håkansson, Massimo Iosa Ghini, Hiroshi Nakamura, Neo Nature, Promoverde, Edina Tokodi, Verde 360, Edward K. Uhlir, FAIA, Terry Guen Design Associates, Vector Architects, Ton Venhoeven.

Viaggio fra le piante grasse

Il nome di questa famiglia deriva da quello del medico Euforbio, vissuto ai tempi del re di Numidia Giuba, al quale si attribuisce il merito di avere per primo scoperto le virtù medicinali del lattice di un’euforbia che cresce in Mauritania e che viene identificata con la succulenta Euphorbia resinifera, dalla quale si ricava da tempo immemorabile la droga nota come “euforbio”.
Insieme con le Buxaceae e le Callithricaceae, le Euphorbiaceae costituiscono l’ordine delle Tricoccae (Dicotiledoni monoclamidee). I suoi rappresentanti succulenti appartengono ai generi Euphorbia (il più ricco di specie), Jatropha, Monadenium (il più affine ad Euphorbia), Pedilanthus e Synadenium.

Un cespuglio di Euphorbia canariensis nell’Orto Botanico di Cagliari. Con un’estensione di oltre 100 mq forse il più grande del mondo.

Il genere a maggiore diffusione è Euphorbia, che si trova soprattutto nel continente africano e nel Madagascar, ma che annovera anche rappresentanti asiatici (Arabia, India anteriore, Sri Lanka) e americani. Jatropha è genere che colonizza, oltre al Madagascar, l’America e l’Africa tropicali. Monadenium e Synadenium sono invece generi esclusivamente africani: il primo è diffuso nell’Africa tropicale orientale e meridionale, il secondo solo nell’Africa orientale. Pedilanthus è genere esclusivamente americano ed il suo areale si estende dal meridione degli Stati Uniti fino al Brasile.

Il lattice
Una caratteristica comune a tutte le euforbiacee è la presenza, in tutti gli organi della pianta, di un lattice bianco che sgorga abbondante dalle lesioni rapprendendosi all’aria come il caucciù (notare che l’albero della gomma, Hevea brasiliensis, è un’euforbiacea). Questo lattice, che è tenuto nei cosiddetti canali latticiferi, è solitamente amaro, irritante e velenoso e costituisce quindi un’ottima difesa chimica della pianta dagli erbivori. Se esso dovesse venire in contatto con ferite aperte, con gli occhi, con le mucose nasali e orali o con altre parti delicate del corpo, ne conseguirebbero irritazioni e tumefazioni estremamente dolorose. E’ una buona norma perciò adibire tutte le cautele del caso quando si manipolano le euforbie (soprattutto quando si debbono tagliare dei rami) e lavarsi immediatamente le mani con acqua tiepida e sapone se le stesse fossero venute accidentalmente in contatto con il lattice.

Euphorbia resinifera ripresa nel Giardino Esotico di Monte Carlo Un giovane esemplare di Euphorbia ingens coltivato nel Giardino Esotico di Monte Carlo. In natura essa può raggiungere e superare i 10 m di altezza con un peso di alcune tonnellate

Ogni regola ha però le sue eccezioni e quindi si conoscono anche alcune euforbie (ad es., Euphorbia esculenta, E. hamata) il cui lattice è dolce e privo di principi tossici; nell’Africa meridionale queste euforbie vengono usate come foraggio (utile soprattutto nei periodi di siccità) e pertanto sono anche oggetto di coltivazione.

Varietà di forme
L’aspetto delle euforbiacee è vario come quello delle cactacee: alcune specie sono arborescenti e possono raggiungere dimensioni imponenti, altre formano cespugli spesso impenetrabili, altre ancora (quelle che crescono in zone montagnose) pulvini estesi, colonne spinosissime, corpi (epigei o ipogei) più o meno sferici, oppure più o meno cilindrici e striscianti sul terreno. Alcune forme ‘ invece, sono peculiari di questa famiglia, ad esempio, quella a “testa di medusa”, presentata, fra le altre, da Euphorbia caput-medusae, dalla già ricordata E. esculenta, da E. gorgonis e da molte altre.
Anche altre caratteristiche morfologiche sono analoghe a quelle delle cactacee (si tratta del fenomeno noto con il nome di “converdenza”): la succulenza delle radici, dei fusti, dei rami, la riduzione delle foglie e la formazione di spine.

Le foglie
In moltissime euforbiacee succulente le foglie sono ridotte a minutissime scaglie di vita brevissima (come, ad esempio, in Euphorbia aphylla), in altre (assai spesso di dimensioni ridotte) appaiono solo alle estremità dei fusti e/o dei rami quando inizia la stagione piovosa e cadono quando si ripristinano le condizioni di siccità (E. trigona), in altre, infine, le foglie (generalmente di dimensioni maggiori) sono persistenti o semipersistenti (E. milii) Nelle piante appartenenti ai primi due gruppi la funzione assimilatrice viene assunta dal fusto e/o dai rami che – come già visto nel caso delle cactacee – rimane verde anche in età avanzata. Insugherimenti che, in piante adulte, non siano limitati alla porzione inferiore del fusto sono indizio di condizioni patologiche.

Euphorbia neohumberti: le foglie spuntano solo verso la fine della fioritura Un esemplare di Euphorbia horrida esposto ad Exotica ’90

Come già illustrato quando si è parlato delle cactacee, non è mai tutta la foglia che subisce la riduzione, ma solo la parte superiore del lembo; la parte inferiore (podario) concresce con il fusto differenziandosene però in modo netto, talora solo per una colorazione differente (podarii appiattiti), più spesso per essere anche rilevati rispetto alla superficie del fusto. In quest’ultimo caso, la particolare fillotassi (modo con cui le foglie sono disposte sul ramo) porta alla formazione di due grandi gruppi di euforbie fusti succulenti, le euforbie mamillonate e le euforbie costolute; altri due gruppi sono costituiti dalle euforbie a fusto liscio o quasi e dalle euforbie caudiciformi.
Di tutto questo si parlerà la prossima volta.

Percorsi multifunzionali in agricoltura

Percorsi multifunzionali in agricoltura

Agricoltura e servizi del verde e del territorio

Di Corrado Ievoli

Quaderni Nemeton, Sistemi Editoriali Esselibri Simone, 2010

 

La nuova agricoltura non si limita alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma punta ad integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società: questo è, in sintesi, il senso dell’idea di agricoltura multifunzionale, che da qualche anno si sta affermando come uno dei principali orizzonti di riferimento per l’evoluzione futura del mondo agricolo.

 

A tutto ciò si aggiunge una gamma di servizi sempre più evoluti che le imprese agricole mettono a punto costantemente al fine di soddisfare le richieste di un pubblico sempre più esigente e attento alle dinamiche del mondo rurale.

Quaderni Nemeton ospita questa importante ricerca che riesce a dare un quadro di come l’agricoltura si stia evolvendo verso nuove forme di azione, necessarie in un panorama internazionale in costante evoluzione. La scelta di ospitare questo testo va nella direzione che da sempre stiamo portando avanti, la necessaria interazione fra le diverse discipline che hanno nell’elemento vegetale un minimo comune denominatore: agricoltura, architettura, design, paesaggio, alimentazione. L’evidenza di questo rapporto non è ancora chiara a molti e qui sta il senso della nostra azione editoriale: ribadire con dati, ricerche e spunti di lavoro una interdisciplinarietà che significa anche sinergia e volontà di crescita nella direzione di un benessere comune.  

Fino al 20 maggio è possibile partecipare al premio NBO

NATURAL BORN OBJECT DESIGN AWARD


Non è necessaria la preiscrizione per il concorso NATURAL BORN OBJECT DESIGN AWARD. La rivista Nemeton High Green Tech e Promoverde, con il patrocinio di ADI Associazione Design Industriale e in collaborazione con Unacoma Service, lanciano la prima edizione del concorso internazionale NATURAL BORN OBJECT DESIGN AWARD, che mira a promuovere l’uso dell’elemento vegetale vivo all’interno della casa, con la sua applicazione agli oggetti di uso quotidiano.

 

 

Il premio vuole sviluppare una maggiore consapevolezza nei confronti dell’elemento vegetale in relazione alla cultura del design e a quella del florovivaismo. Gli oggetti selezionati dovranno contenere elementi vegetali vivi, scelti per poter durare per la tutta la vita funzionale dell’oggetto. Si dovrà tenere conto di elementi quali la manutenzione, la cura, la luce, i substrati, il ricambio eventuale della vegetazione e quanto altro faccia in modo di rendere possibile la vita alle piante scelte. Al concorso possono partecipare designer, architetti, progettisti, scuole di design, studenti regolarmente a corsi di design e progettazione, alle Facoltà di Architettura e di Agraria. Una selezione dei progetti verrà documentata con la realizzazione di un volume dedicato al Premio. Per partecipare al concorso è necessaria una preiscrizione entro il 20 aprile 2011 e la consegna dei progetti entro il 20 maggio 2011. Ulteriori informazioni, scheda di partecipazione e bando si trovano sul sito www.nemetonmagazine.net.

 

Come sta avvenendo nell’architettura, dove l’applicazione delle high green technology è ormai un fatto consolidato attraverso la diffusione delle applicazioni di verde tecnico come il verde pensile, il verde verticale e le biopiscine, che hanno dimostrato di essere un valido ed efficace strumento per la costruzione delle nuove città ad orientamento ecologico. L’elemento vegetale è di fatto entrato fra i materiali di costruzione sostenibili per le sue indiscutibili e dimostrate qualità che ne fanno uno strumento ormai indispensabile per raggiungere gli obbiettivi posti dal protocollo di Kyoto.

 

Ora anche nel design l’elemento vegetale può trovare un suo spazio utile alla diffusione dell’idea di sostenibilità e di benessere. Stanno nascendo da qualche anno, in maniera spontanea e intuitiva, proposte che integrano le piante negli oggetti di uso quotidiano. Il tema è nuovo, per il settore e per i progettisti, ma è importante perché mette in luce il nocciolo della proposta dell’architettura sostenibile: il tempo. E’ il Tempo il vero protagonista del progetto ecologico, e con lui, la cura che ogni progetto richiede. Quando un oggetto, dal cucchiaio alla città, contiene un elemento vegetale vivo come propria parte integrante, la cura che ogni essere vivente richiede diventa parte integrante del progetto e ne condiziona le scelte ponendo la variabile tempo come imprescindibile.

 

Organizzazione

Nemeton High Green Tech Magazine, Promoverde, in collaborazione con Unacoma Service.

 

Patrocinio

ADI Associazione Design Industriale

 

Media Partner

Flortecnica; .eco, l’educazione sostenibile; Greenline; Lineaverde; cuturadelverde.it

 

Scadenza

Consegna progetti: 20 maggio 2011

 

Bando e ulteriori informazioni disponibili su 

www.nemetonmagazine.net

Info: nbo@nemetonmagazine.net