Planetarium

Planetarium
a cura di Fortunato D’Amico

Quando si parla di Planetarium a tutti vengono in mente le stelle e il cielo.

Il planetario, tra l’altro, è anche uno strumento inventato dall’uomo per riprodurre in modo realistico la volta celeste Ma allora perchè chiamare con questo nome una mostra di architettura dedicata all’ambiente, alla sostenibilità, al verde, all’alimentazione, all’agricoltura?

Che cosa c’entra tutto questo con le stelle?

Gli antichi, gli inventori dell’architetture e delle città, si chiederebbero invece che cosa c’entriamo noi, con il nostro mondo contemporaneo del terzo millennio nel parlare di stelle?

E’ vero; noi moderni, ci siamo distratti per qualche secolo e da allora non abbiamo più rialzato la testa, osservato il cielo con attenzione, casomai in qualche tardo pomeriggio siamo stati attratti da un tramonto o da una luna romantica.

Ci sentiamo così distanti dal firmamento, e difficilmente durante l’anno troviamo il tempo per volgere gli occhi e i pensieri verso gli astri notturni e diurni per trarne qualche insegnamento. Le nostre città, quelle costruite dopo gli anni cinquanta, non prevedono molti spazi panoramici o piazze per l’osservazione della notte stellata. Eppure i nostri avi ci hanno lasciato bellissimi centri abitati dove vivere e abitare; sicuramente migliori dei nostri, costruiti senza armonia, natura, spazi sociali per la vita collettiva all’aria aperta.

La costruzione di una città prevedeva l’orientamento della stessa rispetto ad un sistema astronomico. Quando le stelle prese a riferimento nel rito di istituzione fondazione, ritornavano nello stesso punto in cui si trovavano nella giornata inaugurale allora si era compiuto un ciclo e si dava inizio alle feste e alle celebrazioni. Gli anniversari, come il capodanno della città e gli eventi stagionali accaduti nel passaggio da un ciclo all’altro, diventavano patrimonio storicizzato, quindi cultura e conoscenza comune . Non ci si poteva dedicare all’ agricoltura)se non si conoscevano gli effetti della luna e del sole sulle piantagioni. Sbagliare il periodo della semina voleva dire rischiare di non produrre il raccolto per nutrire se stessi e la propria famiglia. Anche in altri mestieri, diventava indispensabile conoscere le costellazioni e i loro movimenti; ad esempio il marinaio doveva sapere bene quando la luna provocava l’alta e la bassa marea; queste competenze abbassavano il rischio di incidenti durante la traversata e consentivano di navigare verso la meta da raggiungere o di tornare a casa . Oggi la necessita di potenziare un rapporto armonico con la natura pone l’uomo a considerare la volta celste ed i suoi eventi, riferimenti per creare architetture di qualità e città integrate alle caratteristiche del proprio l’ambiente: il clima, le stagioni, il mare, l’agricoltura.

Coscienza critica e salvaguardia del pianeta: l’incognita

Una mostra di architettura è oggi riduttiva se non si aprono orizzonti culturali e multidisciplinari che prendano in seria considerazione i problemi del pianeta, delle persone e dell’economie, sempre più distanti per impostazione di contenuto da quelle del secolo scorso. Nell’epoca attuale parlare e progettare di architettura vuol dire poterla collegare al sistema città di cui è parte, a sua volta inserita nel sistema ambientale. E’ necessario capire quali risorse ne consentono la sostenibilità, chiarendo che con questo termine si intendono le attività rigenerabili nel contesto del proprio habitat senza provocare danni all’ecosistema. Una mentalità ancora da migliorare per noi abituati a ragionare ancora sui parametri del consumo. Ma oggi non possiamo più permetterci di sbagliare.

Corriamo il rischio di implementare una politica del verde in antitesi con gli stessi principi che in questi anni hanno promosso una nuova coscienza dell’abitare il pianeta. Molti slogan “verdi” sono oggi termini di marketing alla moda così come lo erano altri legati al consumo delle merci e dei valori competitivi. Mentre ci dibattiamo per costruire ambienti migliori, dal 2007 più della metà della popolazione vive in aree urbane. Nel 1950 l’unica megalopoli era New York; nel 1985 erano già diventate 9, nel 2004 erano 19 e oggi sono 26.

Una crescita inarrestabile, dice l’ONU, che prevede un aumento in tutti i paesi emergenti e in via di sviluppo. Non riusciamo a districarci dalla rete della produzione edilizia e da una stanza ne costruiamo un’altra, convinti che possa essere migliore di quella precedente perché attratti da un consumistico senso del comfort. In questo modo abbiamo costruito il labirinto del Minotauro. Consumiamo territorio e costruiamo ambienti artificiali fini a se stessi. Le nostre “prigioni” ci mostrano finestre affacciate sui rendering digitalizzati invece che prospettive reali di scenari naturali e grandi giardini planetari.

E’ necessario che dietro ogni operatività legata alla produzione ed alla trasformazione

si tenga presente che tutti gli individui richiedono attenzione e devono essere curati.

 

L’architettura e le città nascono come sistemi funzionali alle esigenze dell’uomo e alla necessità di curare dil giardino terrestre per procurarsi cibo e medicine e promuovere oltre al benessere materiale quello mentale e spirituale.

 

Agricoltura_ Alimentazione_Architettura

Il tema dell’ Expo Universale, che avrà luogo Milano nel 2015 ha per titolo “Nutrire il pianeta; energie per la vita”. L’Italia, e non solo il capoluogo lombardo, ospiterà gli eventi

legati a questa manifestazione che, per la prima volta dalla prima edizione del 1851, non parlerà di merci.

Un Expo soft per ripensare a questi anni in cui l’industria, il petrolio e la finanza hanno pilotato l’evoluzione e le scelte del mondo intero, assegnando alla modernità il compito di implementare i consumi. L’Expo del 2015 si presenta come una grande opportunità per ripensare al territorio, all’agricoltura, all’architettura e al design. Si può cambiare rotta? Se in questi dieci anni siamo riusciti a costruire dal nulla le megacittà dell’oriente è possibile con la volontà e la convinzione di tutta la società riequilibrare parte dei danni della terza rivoluzione industriale. Come sottolinea Jeremy Rifkin nel 2020 il 20% degli edifici in Europa dovrà essere completamente autonomo nel consumo e nella produzione di energia. Nel 2050 l’autonomia degli edifici in Europa dovrà salire al 50%. Sono questi traguardi per riformulare anche il rapporto tra architettura e agricoltura.

 

Architettura contemporanea per programmare il cambiamento

 

I principi ispiratori di ogni attività umana devono rispondere all’ impellenza della situazione attuale che chiede di prendersi cura del pianeta e dei suoi abitanti, salvaguardando il paesaggio naturale e la produzione alimentare.

 

L’Architettura, quella con la A maiuscola, dovrà tornare ad essere, come è sempre stata per millenni, fondamento per le attività umane di difesa e di dedizione dell’ambiente integrando, al paesaggio artificiale delle aree urbane, la natura e le attività agricole.

La mostra Planetarium, all’interno del contesto di AAA+A, intende sollecitare alcuni principi, via via assopiti nel secolo scorso e sostituiti da soluzioni estetiche scollegati dalla condotta etica che hanno trovato riscontri in tutti i settori della progettazione e delle costruzioni.

·      L’ architettura e la città nascono come sistemi cosmogonici per regolare il tempo della società e seguire i ritmi delle stagionalità agrarie. Queste motivazioni convivono in parte della storia e dell’architettura sin dall’inizio del secolo scorso. Gli orientamenti e i movimenti degli astri sono fondamentali per comprendere le condizioni climatiche dei luoghi e progettare architetture idonee alle specifiche necessità. L’agricoltura e l’alimentazione sono anch’esse legate agli stessi principi.

·      Riprogettare nuove città, ristrutturare le architetture malsane dell’ ultimo secolo di storia del pianeta vuol dire riconsiderare il paesaggio agrario, escluso dalla città contemporanea. Le scuole di architettura e di paesaggio devono riscoprire i veri traguardi dell’operato architettonico ripensando ai metodi e alle tecnologie costruttive in maniera critica. Il verde non è decoro urbano ma una funzionalità connaturata all’idea stessa di città.

·      Gli imprenditori nel settore delle costruzioni e della produzione di materiali da cantiere dovranno riscoprire l’importanza dell’ etica nella progettazione e fabbricazione delle merci e impegnarsi ad ideare sistemi sostenibili in funzione degli obiettivi del costruire.

·      Non si può parlare di sostenibilità energetica e di qualità della vita se non si prende a modello un’ altro processo di sviluppo del territorio alternativo, non più impostato sull’energia del petrolio ma sull’energie naturali.

·      I mezzi di trasporto dell’ultimo secolo non sono adatti alla nuova contestualizzazione richiesta dall’umanità in attesa di trasferirsi in un nuovo pianeta

·      La città è il luogo di incontro delle biodiversità: rispettiamola.

Vegetecture, il libro

 

 

 

 

VEGETECTURE

A cura di Maurizio Corrado

In collaborazione con Marco Ferrari

Sistemi Editoriali Esselibri Simone 2011

 

Per la prima volta riunite in un solo volume i progetti e le realizzazioni della Vegetecture, l’ultima tendenza dell’architettura contemporanea che va verso la realizzazione dell’idea di città-foresta.Dalla A di Emilio Ambasz alla Z di Zaha Hadid, tutti i progettisti che stanno lavorando col verde in architettura.

 

Il libro, attraverso esempi di realizzazioni e progetti da tutto il mondo, sviluppa le ultime tendenze di quella che viene chiamata Vegetecture, sintetizzando quell’unione fra verde e architettura che va oltre il verde tecnico dei giardini pensili e del verde verticale e che rappresenta la punta più avanzata dell’architettura internazionale. 
La proposta della Vegetecture è di considerare l’elemento vegetale come materiale primario della costruzione, non un abbellimento ma il nucleo centrale del costruito. È un nuovo atteggiamento progettuale che considera il verde come ciò che costituisce l’ambiente ideale per la vita dell’uomo. La città che ne deriva tende a portare dentro di sé la foresta, non costruendo altri giardini, ma togliendo il confine fra spazio della natura e spazio del costruito. Nell’architettura l’applicazione delle high green technology ha dimostrato di essere un valido ed efficace strumento per la costruzione delle nuove città a orientamento ecologico. Il libro è la prima panoramica della Vegetecture a livello mondiale, l’organizzazione in ordine cronologico permette di leggere l’evoluzione di questa tipologia nel corso del tempo.

 

Tra i progettisti:
 Emilio Ambasz, Argentina – Hundertwasser Fondation, Austria – Sanzpont Arquitectura, Spagna – Carlo Ratti Associati, Italia -Dickson Despommier, USA – Bureau Baubotanik, Germania – OFF Architecture, Francia – OFIS arhitekti, Slovenia – Robert Harvey Oshatz, USA – Kendrick Bangs Kellogg, USA – Philippe Rizzotti, Francia – Rachel Armstrong, UK – WOHA, Singapore – Marcel Kalberer, Germania – SOM Skidmore, Owings & Merrill LLP, USA –  Philip Beesley, Canada – Archicura, Italia – Arthur Azoulai, USA – Kois Associated Architects, Grecia – Nex Architecture, UK – Mitchell Joachim Terreform, USA – Arphenotype, Germania – Juli Capella, Spagna – Enrique Browne, Cile – Benjamin Garcia Saxe, Costa Rica – Indoorlandscaping, Germania – Lucien Kroll, Belgio – Luc Shuiten, Belgio – Gica Mesiara, Brasile – R&Sie(n), Francia  – Luc Schuiten, Belgio – Bruno Stagno, Costa Rica –  Verde 360, Messico – Vector Architects, Cina – Zaha Hadid, UK

Il libro sarà disponibile durante la mostra VEGETECTURE, dal 5 all’8 ottobre, Made Expo, Salone AAA Architettura, Alimentazione, Agricoltura.

 

 

 

 

 

Comunity:

http://www.facebook.com/pages/VEGETECTURE/122815897809305

Lo Studio MVRDV, sarà presente al terzo HIGH GREEN TECH SYMPOSIUM

Il gruppo MVRDV si é costituito a Rotterdam nel 1991. Si occupano di architettura, urbanistica e landscape design e vantano, ormai, collaborazioni e progetti realizzati in tutto il mondo grazie alla loro capacitá di ricerca metodica sulla densitá urbana.

 

“Per comprendere la logica progettuale di questo gruppo bisogna partire dal sistema di riferimento in cui si collocano i loro progetti, in una società come quella olandese che coniuga alta densità urbana e affermazione di un ceto borghese esigente e di buona cultura. La necessità di soddisfare la richiesta di nuovi canali di comunicazione diventa per MVRDV l’occasione per una sfida creativa improntata all’economically and mvrdv-container-city_web politically correct, dove i più semplici e banali elementi linguistici dell’architettura formano un vocabolario da cui trarre sempre nuove combinazioni. Il gioco sta nel comporre creativamente e liberamente forme e funzioni, esaltate nell’uso disinvolto di materiali ed accostamenti cromatici, facendo dei vincoli progettuali l’occasione da cui partire per lo sviluppo del progetto.

Così, la necessità di non invadere il limitato spazio oggi disponibile nelle metropoli si traduce nell’elaborazione di programmi, prima che di progetti, per città sostenibili, sviluppando complessi residenziali con percorsi e comunicazioni comuni di collegamento alle singole unità abitative.” (Susanna Tradati, “Skyline MVRDV” su Exibart 30/06/07).

Anche Brad Pitt, che ormai da tempo tutti sanno interessarsi di architettura e bioarchitettura, ha deciso di affidarsi a loro investendo ben 5 milioni di dollari (circa) per finanziare un progetto di recupero destinato a New Orleans, una delle cittá maggiormente colpite dall’uragano Katrina (fonte Exibart). Nel loro sito c’é anche un progetto per la Banca San Paolo IMI di Torino (direi proprio mai realizzato, anche se non sono mai stato a Torino…) che, personamente, non mi entusiasma. I progetti realizzati (e non) in Cina e Corea, invece, hanno un che di veramente bello…

FONTE: relaxdesign.wordpress.com
 
 

Il Convegno avrà luogo dalle 9,30 alle 18,00 presso la Sala Martini, Centro Servizi Fiera Milano Rho, nell’ambito della manifestazione MADE EXPO.

Organizzazione: Promoverde, Nemeton Network
in collaborazione con MADE EXPO, Nemeton High Green Tech Magazine, Sistemi Editoriali Esselibri Simone

Sito: www.nemetonnetwork.net

Ufficio stampa: stampa@nemetonnetwork.net 

 

COMUNITY:

http://www.facebook.com/event.php?eid=115528008542882

Ri-qualificarsi seguendo le proprie passioni

 Rivolto a diplomati e/o laureati di ogni indirizzo, oltre ad operatori del settore, con una forte passione per il verde, il Corso di Architettura dei Giardini ha l'obiettivo di formare una solida figura professionale attraverso l’acquisizione di un’ampia capacità progettuale, una cultura tecnologica e giuridica nel campo, senza trascurare la storia dei giardini pubblici e privati, necessarie per sviluppare un'adeguata capacità critica e le competenze legate agli aspetti della rappresentazione manuale e digitale della progettazione.

Il corso rilascia la qualifica professionale ufficiale di "Arredatore di Giardini" e la Certificazione Autodesk per il software AutoCAD. Il Progettista di Giardini dell'Istituto Quasar sarà in grado di gestire autonomamente tutte le fasi di lavorazione, dal progetto iniziale all'esecuzione in cantiere e potrà operare all'interno di settori pubblici e/o aziende commerciali private di allestimento del “verde” e di uno studio professionale.

Lezioni pomeridiane o serali.

Info ed Iscrizioni: www.istitutoquasar.com – 06.855078

 

r.b.

Le piante alimentari spontanee nel Parco del Cilento e Vallo di Diano

Piante spontanee alimentari nel parco nazionale del cilento e vallo di diano

Titolo: Piante alimentari spontanee nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Come imparare a distinguerle a raccoglierle e ad utilizzarle

Autore: Dionisia De Santis

Dimensioni: cm 15.0 x 21.0

Pagine: 410

Prezzo: Euro 22,00

Associazione Zefiro Editore, giugno 2011

Il testo ha lo scopo di favorire, attraverso numerose immagini e schede descrittive, il riconoscimento e il possibile utilizzo di 120 specie diverse di piante alimentari spontanee. Ma, soprattutto, vuole essere un contributo volto a valorizzare la Biodiversità biologica e culturale del territorio cilentano. Un territorio, che proprio per la sua elevata Biodiversità, è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Viviamo in un’epoca in cui si avverte sempre più la necessità di un cambiamento radicale, di una transizione culturale, ma un passaggio che deve avvenire necessariamente guardando al passato, per saper cogliere il positivo di quelle che sono state le antiche esperienze umane. E in questa ottica, le piante spontanee alimentari e il loro uso nel tempo, diventano uno spunto straordinario per meglio evidenziare le tante interazioni positive che esistono tra la forza creatrice della Natura e le azioni dell’Uomo; per evidenziare la vasta Biodiversità che si è creata da queste antiche relazioni.

È un Uomo, però, che non pretende di misurare in rapporto a se stesso la validità dei processi, giudicando quelle che sono e quelle che non sono le specie utili. Perché, stabilendo se stesso come misura, l’Uomo diventa solo il distruttore della Natura, e quindi di se stesso.

Oggi sappiamo che non esistono specie utili e specie inutili. Le cosiddette specie utili non avrebbero potuto evolversi e non potrebbero vivere, se non all’interno di associazioni vegetali, di ecosistemi naturali, complessi formati da tante altre specie che vivono in relazione tra di loro e con l’ambiente fisico. E sappiamo anche che ogni specie è unica e irripetibile, il risultato di una storia particolare, in un determinato ambiente altrettanto unico, selezionata attraverso innumerevoli meccanismi evolutivi, in un tempo lunghissimo, e che ognuna di esse è inserita in quel meraviglioso gioco di equilibri che regolano la vita di tutto il Pianeta. E di conseguenza l’estinzione di una singola specie è una perdita irreversibile, gravissima, che altera il metabolismo di tutto il Pianeta.

Ed ecco il punto nuovo della storia umana, un punto che non si è mai dato prima: il principio fondamentale della vita etica, che è l’amore, e il principio fondamentale della vita fisica, che è la conservazione, stabiliscono una significativa coincidenza. È la biologia che giunge a toccare il principio: ama il prossimo come te stesso. L’amore per l’uomo che passa attraverso il rispetto della sacralità della vita, in tutte le sue forme.

Giardini botanici di Villa Taranto

Dislocato sulla sponda piemontese del Lago Maggiore tra Intra e Pallanza, il giardino ha preso forma a partire dal 1935 nella proprietà che il capitano scozzese Neil Mc.Eacharn aveva acquistato dalla marchesa di Sant’Elia con l’ambizione di creare un complesso botanico di valore internazionale.

 

Nato nel sud della Scozia nel 1884, McEacharn proveniva da una facoltosa famiglia della nobiltà scozzese, cosa che gli permise di dedicarsi a tempo pieno alle grandi passioni della sua vita: la botanica, il giardinaggio ed i viaggi. McEacharn, coadiuvato dal giardiniere inglese Henry Cocker, visse a Villa Taranto sino alla morte, avvenuta nel 1964. Confidando nella bellezza del luogo, nella mitezza del clima e in incredibili lavori di terrazzamento e sbancamento lungo Punta della Castagnola, il Capitano seppe conciliare esigenze estetiche e botaniche. Acquistò altri terreni adiacenti e nei 16 ettari della proprietà creò boschi, bordure e vallette di arbusti, aiuole, parterres, tappeti erbosi, laghetti, serre e mise a dimora piante di tutto il mondo, formando collezioni di grande valore scientifico.

 

Dal 1952 i Giardini sono aperti al pubblico, da Aprile ad Ottobre;la Villa non è visitabile, poichè è adibita a sede della Prefettura della nuova Provincia del Verbano – Cusio – Ossola, ma
 dal giugno 2005 ai piani nobili di una palazzina dell’Ente è invece visitabile l’Herbarium Britannicum, che espone in 43 teche l’erbario di specie della flora spontanea raccolte nel 1929 dal primo giardiniere del capitano McEacharn. Oggi il patrimonio botanico dei Giardini di Villa Taranto è vastissimo: comprende circa 1.000 piante non autoctone e circa 20.000 varietà e specie di particolare valenza botanica. Tra piante tropicali e subtropicali è coltivata in serra la regina delle piante acquatiche, l'enorme ninfea equatoriale, i cui semi arrivarono a Villa Taranto nel 1956 provenienti dall'orto botanico di Stoccolma.

 

Per tutta l’estate, fino al 31 ottobre 2011, Villa Taranto ospiterà la mostra permanente della Dalia: nel “Labirinto delle Dalie” si potranno ammirare più di 1500 piante, suddivise in oltre 350 varietà in un gioco di colori, grandezze e forme, che non hanno paragoni con nessun’altra essenza floreale. L’Ente Giardini Botanici Villa Taranto ha fortemente voluto in questi anni dare un maggior risalto a questo fiore, incrementando il numero delle varietà appartenenti ai diversi gruppi botanici caratterizzati da differenti morfologie ed inserendo alcune delle specie originarie dalle quali si sono poi ottenute tutte le varietà orticole attualmente in coltivazione: dalle “Decorative” a gran fiore, alle “Pompon”, i cui caratteristici capolini sferici a nido d’ape a volte non raggiungono i 20 mm di diametro, per poi passare ad una serie di forme intermedie, le cui peculiarità suscitano nel visitatore un curioso stupore.

 

Per maggiori informazioni: www.grandigiardini.it – Sezione Eventi oppure tel. 031-765211

 

Muri verticali in mezzo al mare

 I giardini verticali oltre alle loro qualità estetiche svolgono una funzione di controllo ambientale in diversi modi: producono variazioni microclimatiche come l’abbassamento della temperatura e l’incremento dell’umidità nell’aria; depurano l’aria stessa tramite l’assorbimento dell’anidride carbonica e la produzione di ossigeno; attenuano i rumori grazie alla capacità della massa vegetale di assorbire onde sonore; svolgono un’azione antisettica, favorendo la depurazione idrica e conserva la biodiversità. Sono inoltre capaci di migliorare l’isolamento termico degli edifici con conseguente riduzione dei consumi energetici e dell’emissione di gas serra, consentendo notevoli economie di esercizio e sensibili vantaggi in termini di comfort abitativo.

La presenza del verde in un qualsiasi ambiente, esterno od interno, influisce inoltre sul benessere psicologico delle persone: da diverse ricerche universitarie è dimostrato come il verde riduca lo stress e il senso di paura, favorendo una condizione il benessere interiore e di sentimenti positivi.

di riduzione del consumo di suolo e della cementificazione, dal momento che si sfruttano aree verticali. Per questi motivi gli architetti inseriscono sempre più frequentemente superfici, più o meno grandi, di verde verticale nei loro progetti. Insolita, ma indubbiamente di grande effetto, però l’idea di inserire due pareti verdi per dividere due zone funzionali  all’interno di uno splendido yacht.

Lo studio italiano che le ha realizzate ritiene indispensabile che anche la struttura portante del giardino verticale sia attenta alla sostenibilità, utilizza sempre strutture dai minimi ingombri che rimangono sempre distaccate dal muro principale di ancoraggio (grazie a montanti da 3 cm di spessore che consentono di sfruttare le peculiarità delle facciate ventilate) leggere in termini di peso, (circa 40Kg/mq che consentono di ottenere altezze elevate) e totalmente automatizzate nelle irrigazioni, grazie al sistema di fertirrigazione che alimentano i tessuti su cui sono posate le piante e il prato.

 
r.b.

Nemeton High Green Tech Magazine

Nemeton è un semestrale in lingua italiana e inglese dedicato alle alte tecnologie per il Verde: giardini pensili, verde verticale, biopiscine, costruzioni in bambù, paglia, terra cruda. Nei suoi tre anni di vita si è guadagnato un posto fra le riviste cult del progetto ecologico. Nemeton è una parola di origine celtica che indica il bosco sacro, il luogo in cui si evidenzia l’unione fra Natura e Uomo, l’identità, l’appartenenza.

Si sta diffondendo una nuova attenzione all’elemento vegetale che rovescia la prospettiva con la quale abbiamo sin’ora considerato il Verde, che nella cultura del progetto è considerato un servizio.

La proposta è di invertire i ruoli, è l’architettura a essere un servizio, e il verde il nostro reale luogo dell’abitare. E’ un cambiamento che coinvolge l’agricoltura, l’alimentazione, l’architettura e il paesaggio, il design e l’abitare.

La rivista nasce anche dalla consapevolezza che la tecnologia non è sufficiente, non basta sapere come fare, è necessario sapere perché e cosa fare. E questo va cercato nelle filosofie, nelle religioni, nelle antropologie, nelle scienze della natura e in quelle dell’uomo, argomenti che trovano spazio nel bosco sacro di Nemeton attraverso autori e progettisti internazionali.

http://www.nemetonmagazine.net/

Funghi chiodini

La recente invenzione dell’Università di Padova (brevetto PD2011A000194 del 14 giugno 2011) permette la produzione di quantità programmabili di funghi del genere Armillaria.

La coltivazione si avvale di un substrato composto di una miscela di sostanza organica di origine vegetale, permettendo così di programmare all’interno di un’azienda anche di piccole dimensioni la produzione fuori stagione di funghi privi di terreno e relativi inquinanti, muffe e insetti, di pezzatura e qualità omogenea.

Ulteriori informazioni: trasferimento.tecnologia@unipd.it

 

r.b.

La Sanseviera

Le foglie lunghe a forma di spada che, a seconda della specie, variano dal verde al gialloverde o grigio, rendono la Sansevieria praticamente indistruttibile e capace di vivere anche nel caldo secco del deserto dell’Africa Tropicale, suo luogo di origine. Di stirpe nobiliare, la Sansevieria ha ereditato il comportamento fiero dal principe settecentesco Raimondo di Sangro di San Severo, a cui deve il nome botanico. Nonostante il suo lignaggio ‘nobile’, questa pianta non peccherà mai di presunzione.

È un’aristocratica che preferisce stare tra la gente ‘comune’ e farà di tutto per costruire un legame che duri per tutta la vita. La Sansevieria è, infatti, una pianta tenace su cui fare affidamento per moltissimi anni, “ il supereroe” del mondo vegetale che aiuta chi le sta vicino.

Non solo depura l’aria, ma aumenta anche il livello dell’ossigeno in casa e in ufficio, combattendo con successo l’aria secca. Quali i benefici? Aumentando l’umidità dell’aria ha uno straordinario potere idratante: diminuisce sensibilmente la secchezza della pelle, l’irritazione causata dalle lenti a contatto e l’arsura della gola. In questo modo chi vive a stretto contatto con la Sansevieria godrà di un ambiente fresco e salubre, che nutre mente e spirito. Con il passare degli anni e con la crescente consapevolezza da parte di tutti del suo valore, la Sansevieria si è liberata dalla tradizionale immagine di pianta da pianerottolo. Oggi si presenta infatti anche come pianta per arredare la casa, permettendo a chi ama il verde, ma non ha abbastanza tempo da dedicargli, di trovare in questa pianta una compagna ideale che sopravvive senza problemi al trattamento più miserabile. Aria secca, ombra, sole pieno, non fanno differenza. È sufficiente annaffiarla una volta ogni 2-3 settimane e la Sansevieria continuerà imperterrita a crescere e a esercitare i suoi effetti benefici.

Nome Sansevieria

Cognome Agavaceae

Soprannome “Supereroe del deserto”

Aggettivo Incrollabile e tenace

Etimologia secondo la tradizione, il genere fu denominato sansevieria da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, nel XVIII secolo. Di recente, invece, si tende a legare l’etimo al duca Pietrantonio Sanseverino, al quale Vincenzo Petagna, il botanico scopritore del genere, avrebbe voluto dedicarlo: il naturalista svedese Thumberg ne avrebbe infatti registrato il nome in forma erronea (Sansevieria anziché Sansevierinia).

Luogo di nascita quasi tutte le specie provengono dall’Africa, con eccezione di Sansevieria Zeylanica che è originaria di Ceylon.

Altezza una pianta ‘tutta d’un pezzo’, la Sansevieria ha un’altezza variabile da 30 cm ad oltre 1 metro. Mentre la sua arma segreta, le foglie, raggiungono dimensioni anche superiori al metro.

Stato di famiglia sono circa 50 le tipologie di “fustaccioni” della famiglia Sansevero.

Tra questi spiccano per bellezza e ‘virilità’ alcune specie in particolare: Sansevieria cylindrica, Sansevieria asciata, Sansevieria grandis, Sansevieria hahnii, Sansevieria liberica, Sansevieria scabrifolia, Sansevieria thyrsifolia e la Sansevieria trifasciata.

Perfetto regalo per più che un regalo, è un compagno con cui si decide di condividere la propria vita. La Sansevieria vive per molti anni e, dal primo all’ultimo istante della sua esistenza, non smette mai di vegliare su chi le sta intorno.

Abbinamento di colore la forma robusta e perfettamente eretta delle foglie, unita al colore che, in base alla specie, varia dal verde al gialloverde o grigio, conferiscono alla Sansevieria un aspetto a metà strada tra l’altezzoso e il selvaggio. Ecco perché, se in ambienti etnici è stilisticamente a proprio agio, inserita in contesti più classici e moderni diventa il tocco di ‘selvaggio’ che rimanda a mondi lontani.

Vaso preferito da vero supereroe, non richiede un ‘alloggio’ particolare. Sempre meglio però non approfittare della forza della Sansevieria e concederle qualche attenzione. Rinvasare in marzo-aprile, se necessario. Se non si procede al rinvaso, è bene sostituire 2,5 cm di superficie del substrato con terriccio nuovo. Somministrare concime liquido, in primavera-estate, ogni 3-4 settimane.

Stagione preferita nata e cresciuta con il clima secco e torrido del deserto, si trova a proprio agio con le temperature alte. Soffre un po’ il freddo in inverno, quando si scende sotto i 10-13 °C, anche in questo caso è comunque in grado di tollerare temperature inferiori.