Oltre 1/4 degli Italiani possiede un orto domestico, purtroppo la maggior parte di loro improvvisa

Non è una novità, vuoi la crisi, vuoi la ricerca di un cibo più sano (o meno contaminato), vuoi il piacere di poter gustare i frutti del proprio lavoro, vuoi la riscoperta (finalmente) dei valori della tradizione contadina, aggiungiamo pure che prendersi cura di un orto (o di un giardino, ndr) rilassa, fatto sta che quelle dell’orto è ormai una moda divagante; se ne sono accorte persino le amministrazioni comunali: è di pochi giorni fa, infatti, la notizia che il comune di Milano ha approvato il progetto ColtivaMi per riportare l’agricoltura eco sostenibile a Milano attraverso le esperienze degli orti, con una particolare attenzione al coinvolgimento di persone anziane, individuando 9 aree (per un totale di 25.000 metri quadrati) destinate a ospitare 309 particelle ortive e attivando una rete di convenzioni con onlus e associazioni di cittadini o enti attivi nel volontariato.

Gli Italiani hanno (ri)scoperto il piacere della coltivazione e lo praticano dove possono: in giardini, su terrazzi e balconi.
Le stime della Cia, Confederazione italiana agricoltori, rivelano che nel nostro Paese sono ben 4,5 milioni le persone che hanno scelto di ospitare coltivazioni di ortaggi in ambiente domestico. Secondo uno studio condotto online da FoodSaver, marchio di riferimento nei sistemi di confezionamento sottovuoto, una buona parte degli intervistati (25,9%) dichiara di avere già un orto domestico e la quasi totalità di chi ancora non ne ha uno afferma che gli piacerebbe molto coltivare frutta, verdura ed erbe aromatiche in casa propria (72,2% del campione).

Verdure da mangiare a crudo o per insalate (30,7%), erbe aromatiche (27,6%), frutta (22.8%) e verdure da cuocere (18,9%) sono, nell’ordine, i prodotti che gli Italiani coltivano, o vorrebbero coltivare, nei propri orti domestici.
L’orto richiede cure costanti e una formazione personale adeguata, oltre a una certa dose di buon senso: la maggior parte degli intervistati, tuttavia, ha risposto di improvvisare (56,6%), mentre solo pochi dichiarano di aver seguito un corso di giardinaggio (13,2%) o di utilizzare una strumentazione idonea.

Non è facile orientarsi nella miriade di offerte proposte dalla rete e distinguere siti  / blog in cui ortolani più o meno improvvisati mettono a disposizione le loro esperienze, oppure tra l’altrettanto vasta offerta di libri, che (è il caso di dirlo) spuntano come funghi ogni giorno in libreria, o ancora soluzioni per l’orto casalingo  dalla dubbia sopravvivenza. Esistono riviste che da sempre si occupano della materia, enti di formazione storici che offrono corsi (anche brevi) tramite i quali imparare l’abc dell’orto, evitando spiacevoli delusioni.

Si colorano di blu i margini del fiume Piave

La patata blu cresce bene a Moriago della Battaglia, ai margini del fiume Piave, dove sembra avere trovato il suo habitat naturale. È una varietà antichissima che proviene dalle Ande peruviane, celebrata per la ricchezza di antiossidanti, sostanze  che, neutralizzando i radicali liberi, sono in grado di proteggere l’organismo  e di rallentarne quindi i processi di invecchiamento: per questo è chiamata anche patata salva salute.
Le sue proprietà benefiche e le sue virtù nutrizionali sono esaltate dalla tradizione officinale e alimentare e sono confermate da ricerche scientifiche del nostro tempo. Non è facile trovare la patata blu, un prodotto veramente di nicchia, poco coltivato perché non è redditizio. In compenso è una pianta molto forte, che resiste alle malattie e alla siccità e che quindi non richiede grandi cure. Ne è appassionato cultore Aurelio Codello, un orticoltore trevigiano di Moriago della Battaglia, che l’ha scoperta in Francia e si è impegnato a piantarla su terreni particolarmente felici per le patate. Sugli stessi campi crescono le Cornette, altra varietà tipica delle terre del Piave, immancabili nella cucina locale, le quali si avvicinano alle blu per  la forma: sono piuttosto piccole e bitorzolute. “È la passione che me le fa seminare – ci dice Aurelio Codello – perché se si badasse al risultato economico, non la si prenderebbe nemmeno in considerazione”.

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Chips di patata blu

Da un po’ di tempo la patata blu è valorizzata dall’alta cucina, che spesso utilizza cultivar simili, come le vitelotte francesi, coltivate in Piccardia, o le blu di San Gallo, nel Cantone Grigioni della Svizzera, o le blu di Margone di Vezzano, in provincia di Trento. È chiamata patata blu per il colore della buccia e della polpa, che è tra il blu marino e il violaceo. Il suo sapore è deciso, forte, originale e inconfondibile. In cucina si presta a piatti sapidi, dissueti e sorprendenti, che piacciono soprattutto a chi ama scoprire cose nuove e diverse. La patata blu è commercializzata, in particolare, da OPO Veneto, che la considera un prodotto interessante non tanto per i numeri, che sono veramente minimi, ma per il suo valore di ortaggio biodiverso, come segno di un’orticoltura che non si ferma solo alla massa o alla quantità, ma guarda alla qualità, alla varietà, alla compatibilità ambientale, alla sostenibilità.

Donne protagoniste nella storia del giardino: Maria Teresa Parpagliolo Shephard

Giovedì 18 ottobre 2012 nella prestigiosa Villa Taverna a Canonica Lambro si svolgerà l’ottava edizione del premio Lavinia Taverna; nato nel 2005 da un’idea di Maria Theresa Ferraro Rossi, ex-presidentessa del Garden Club di Monza e Brianza, il premio intitolato alla creatrice dei bellissimi Giardini della Landriana, nel Lazio, vuole essere un riconoscimento alle figure femminili che hanno dedicato impegno, professionalità e passione ai giardini e alle piante, diventando icona e ispirazione per tutte le giovani donne che vogliono intraprendere questa carriera.
L’edizione 2012 del convegno è dedicata a Maria Teresa Parpagliolo Shephard, che fu, come riporta The Oxford Companion to Gardens (fondamentale testo enciclopedico sull’arte dei giardini), “uno degli architetti paesaggisti più rilevanti del ventesimo secolo”.
Nata a Roma nel 1903, descritta come una donna spigliata, energica, sincera, aperta, allegra e spiritosa, Maria Teresa Parpagliolo Shephard può essere annoverata tra le poche donne della sua generazione che riuscirono, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, a ritagliarsi uno spazio nel nuovo campo professionale dell’architettura del paesaggio.

Nel 1928 si recò in Inghilterra e si formò presso lo studio del paesaggista Percy Stephen Cane; al suo ritorno fu chiamata a lavorare alla pianificazione dell’Esposizione Universale a Roma, affiancando Raffaele De Vico e Pietro Porcinai nella redazione del Parco dell’Eur, e divenendo capo dell’Ufficio Parchi e Giardini di Roma dal 1940 al 1942.
Nel 1946 si sposò con il militare inglese Ronald Shephard e visse in Inghilterra fino al 1954, dove collaborò con l’architetto Frank Clarke progettò il Regatta Restaurant Garden (ca. 1950) con il ruolo di Deputy Landscape Consultant per il Festival of Britain.

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Parco dell’Albergo Cavalieri Hilton a Roma

Nell’immediato dopoguerra vinse, con l’amica e collega Elena Luzzatto Romoli, il concorso per il cimitero militare francese di Monte Mario a Roma. Tra i suoi progetti si ricordano il parco dell’Albergo Cavalieri Hilton a Roma nel 1963, l’atrio della Rai di Viale Mazzini nel 1966 e l’intero progetto del verde stradale e dei giardini pubblici e privati della città-giardino di Casal Palocco.
In qualità di segretaria dell’Associazione Italiana degli Architetti del Giardino e del Paesaggio (AIAPP), elaborò con Pietro Porcinai un progetto per la fondazione di una scuola per l’Architettura del Paesaggio, la prima di una serie di iniziative che portarono all’apertura della Scuola di Specializzazione in Architettura del Paesaggio istituita nel 1978 presso la facoltà d’Architettura dell’Università degli Studi di Genova.
Tra gli ultimi lavori è la ricostruzione del Bagh-i Babur a Kabul, il giardino cinquecentesco dell’imperatore Moghul Babur, un progetto al quale fu incaricata dall’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO) nel 1970.
Morì a Roma nel 1974. *

Nelle edizioni passate il Convegno ha avuto come protagoniste: Lavinia Taverna, Vita Sackville-West, Gertrude Jekyll, Beatrix Farrand, Rosemary Verey, Edna Walling, Sylvia Crowe e diversi sono i relatori che sono intervenuti a presentarne il pensiero e le opere: Massimo Venturi Ferriolo, Paolo Pejrone, Francesca Orestano, Vita Fortunati, Filippo Pizzoni, Ada Segre, Elisabetta Pozzetti.
Nelle sette precedenti edizioni sono state premiate altrettante giovani donne che si sono avvicinate al giardino e al paesaggio come paesaggiste o giardiniere.

Programma dei lavori della giornata di giovedì 18 ottobre
ore 15.00 Benvenuto ai partecipanti e apertura dei lavori

ore 15.30 Vincenzo Cazzato
Giardini al femminile. Le donne e il giardino italiano del Novecento

ore 16.00 Francesca Orestano
L’avventura di una specie esotica: Maria Teresa Parpagliolo Shephard

ore 16.30 Filippo Pizzoni
I giardini di Maria Teresa Parpagliolo tra testo e realizzazione

Francesca Marzotto Caotorta consegna il Premio Lavinia Taverna a una giovane donna che si impegna nel mondo dei giardini e del paesaggio
ore 17.00 Relazione della vincitrice del Premio
ore 17.30 Conclusioni
ore 17.45 Drink

Per la partecipazione le adesioni dovranno pervenire entro lunedì 1 ottobre  2012 presso Orticola di Lombardia. Tel. +39 02 76001496 – info@orticola.org

*(Testo tratto da Maria Teresa Parpagliolo Shephard (1903–1974) pioniera di una nuova cultura del giardino tra tradizione e modernità. di Sonja Duempelmann, Dr.-Ing. Associate Professor of Landscape Architecture, Harvard University.)

L’Associazione Florovivaisti Bresciani contro l’illegalità

Le aziende florovivaistiche lamentano un notevole disagio per quanto riguarda l’abusivismo e il lavoro nero.
Oltre alla crisi economica che sta letteralmente stroncando un settore che, soprattutto in Lombardia, ha vissuto anni di forte crescita, si aggiunge anche l’aumento di manodopera improvvisata (spesso anche ben organizzata) e soprattutto abusiva a tariffe di gran lunga inferiori alla norma. I cittadini e le aziende devono sapere che nel rivolgersi a un lavoratore abusivo condannano le imprese, che lavorano legalmente, rispettando norme e regole, e di conseguenza le famiglie dei collaboratori alle proprie dipendenze, creando ulteriore altra disoccupazione .

È stato ribadito che il Committente deve sapere che il lavoro delle aziende che operano nella legalità è certificato da corsi di formazione sulla sicurezza, da qualifiche che dimostrano le competenze professionali, ma soprattutto in regola con la contribuzione agli enti preposti. Sia l’imprenditore agricolo che l’artigiano del verde sono figure riconosciute nel mercato del lavoro con precise responsabilità, adempimenti nei riguardi degli obblighi di legge e competenze in termini di materiali, mezzi d’opera e, non da ultimo, professionalità ed esperienza.

Affidarsi pertanto a novelli prestigiatori del settore (ndr: pensionati effervescenti o jardiniers riciclati da altri comparti economici) non solo può riservare sorprese negative sulla qualità del lavoro eseguito ma può addirittura causare veri e propri danni biologici al verde, privato o pubblico, che possono essere sanzionati mediante un’apposita perizia agronomica e riconosciuti in Tribunale.

Indipendentemente dalla tipologia di intervento che si vuole realizzare in giardino, sia esso di costruzione oppure di manutenzione, il committente – privato o pubblico – deve sempre ricordare che di questo risulta responsabile davanti alla legge. Il codice civile e penale indicano chiaramente che il committente, nel caso di accadimenti negativi nella sua proprietà, è corresponsabile per l’azione e le conseguenze di coloro che ha chiamato ad operare. Quindi, partiamo da un semplice esempio: vi mettereste al volante di una autovettura priva di assicurazione? Non è forse che il solo pensiero, di un incidente, di rischiare di perdere tutti i risparmi di una vita vi impedirà di affrontare il rischio? Cosi vale anche in ambito lavorativo e quindi anche per qualunque tipo di lavoro di giardinaggio si decida di affidare a persone non assicurate e non qualificate.

Il singolo cittadino deve sapere che affidare un lavoro a persone non in regola non solo mette in gioco la sopravvivenza delle imprese, ma lo pone nella condizione di danneggiare se stesso. In caso di infortunio, di danno a terzi a persone e/o cose il diretto responsabile è colui che ha commissionato il lavoro.

Le Amministrazioni Pubbliche devono essere consapevoli che offerte al massimo ribasso non possono che celare qualche incongruenza nella risposta all’appalto, da qui lavori non fatti a regola d’arte, o forniture non rispondenti alle richieste, o nella più malaugurata casistica non adempiente alle norme prescritte

In occasione dell’incontro si è più volte ribadito che un prezzo basso non è sinonimo di un guadagno basso, bensì di qualche carenza lungo la filiera di lavorazione e/o produzione. Da qui molto frequentemente si evincono atteggiamenti poco congrui alla legalità. Emerge la necessità di far acquistare prodotti locali, incentivando la produzione nostsrana piuttosto che quella proveniente dai paesi del nord Europa, che senza dubbio aiuterebbe le nostre aziende a continuare a produrre piuttosto che chiudere.

Chi acquista un fiore o una pianta, conservata in un luogo non adatto (luogo chiuso privo di luce naturale), potrà anche acquistarla a minor prezzo, ma con grande probabilità la durata potrà essere inferiore allo stesso acquisto effettuato presso un garden center specializzato nella produzione della specie in oggetto, senza dimenticare i consigli degli esperti nel proporre una pianta o un fiore piuttosto che un altro.

La richiesta dell’assemblea è stata quella di interessare l’opinione pubblica riguardo la problematica, e quella di invitare le istituzioni, ad agire dal punto di vista legislativo, rendendosi disponibili al dialogo con gli imprenditori e produttori del verde, alleggerendo il peso fiscale, sburocratizzando le aziende in maniera concreta, per poter permettere alle nostre aziende di rendere accessibili a tutti, le nostre prestazioni, i nostri lavori e i nostri prodotti, e quindi ridurre l’evasione fiscale.

È bene ricordare che il florovivaismo in Lombardia. e soprattutto in Provincia di Brescia, vanta oltre 1200 addetti che fanno di questo settore una vera eccellenza italiana, con importanti aziende cresciute negli anni che oggi esportano prodotti in tutta Europa.

L’obiettivo dell’Associazione Florovivaisti Bresciani è quindi quello di lavorare per creare un’inversione di tendenza, sensibilizzando il più possibile cittadini e amministrazioni pubbliche, per far capire quanto è alto il grado di responsabilità di ognuno nel sostegno della legalità.

Il parco di Villa Sommi Picenardi

giardino Villa Sommi Picenardi

Il giardino all’italiana di Villa Sommi Picenardi

La storia di questo luogo è iniziata alla fine del XVII secolo, quando la nobile famiglia Sala decise di costruire la propria residenza di campagna in un possedimento dell’Alta Brianza in cui esistevano una torre di avvistamento e un fabbricato del XIV secolo adibito a deposito agricolo.
Nonostante innumerevoli ricerche non sono state rintracciate testimonianze sui disegni del giardino né sul nome dell’architetto che costruì la casa in classico stile Barocchetto Lombardo e si suppone che il complesso fu terminato nel 1702, data che compare sul frontespizio della Cappella dedicata ai Santi Ambrogio e Galdino.
Oltrepassato un bel cancello in ferro battuto, i visitatori sono accolti da un parco imponente che lascia intuire le due anime che lo hanno alimentato.

Villa sommi picenardi

Il Giardino segreto

Arte topiaria nel giardino all’italiana

Sul retro della Villa, si ha la piacevole sorpresa di scoprire un delizioso giardino all’italiana, che offre un perfetto esempio di sistemazione a terrazzi del pendio della collina, divisa al centro da una direttrice prospettica di rampe e scalinate, proporzionata a un paesaggio di piccole e verdi colline che nascondono il Giardino Segreto dietro la Villa, dove è la costruzione che domina: il giardino è disegnato quale appendice, quale scenario da contemplare attraverso le grandi vetrate dei saloni.
Benché il disegno e la decorazione in mosaico colorato della scalinata siano di ispirazione romana, esempio raro in Lombardia, i particolari del giardino rivelano già la raffinatezza del XVIII secolo: ghirlande di pietra pendono dalle balaustre e il motivo si ripete nei festoni di rose sulla terrazza superiore, bronzei cavallucci marini si impennano nella fontana centrale e tutte le statue danno l’impressione di essere ornamenti da salotto, anziché sculture in pietra di antica data, raffiguranti Fauni, Dei mitologici e urne con frutta e verdura.
Il giardino è caratterizzato da balze a più livelli che plasmano il fianco della collina punteggiate di statue, lasciando intuire l’esigenza dell’uomo del tempo di costruire il giardino sagomando le siepi con forme  geometriche, la scalinata con i suoi mosaici, le statue di fauni e dei della antica mitologia e i giochi d’acqua delle fontane con i cavallucci marini che creano uno scenario senza uguali.

Un’altra ala della Villa è costeggiata dal Giardino del Teatro, un angolo dedicato all’arte topiaria e contornato da quinte di Carpini che ne fanno risaltare la prospettiva come in un verde scenario teatrale.

Villa sommi picenardi

Uno scorcio del parco paesaggistico di Villa Sommi Picenardi

Il parco di Villa Sommi Picenardi fu poi ingrandito nel 1880 con un parco paesaggistico all’Inglese, senza rovinare il più antico giardino all’italiana. Venne creato un laghetto romantico, vennero inseriti alcuni punti focali sulla campagna circostante e messe a dimora parecchie specie arboree di notevole importanza, quali Taxodium distichum, Chamaeciparis lawsoniana, Platanus orientalis, Fagus sylvatica ‘Asplenifolia’ e Liriodendron tulipifera, che ora, grazie alle ottimali condizioni atmosferiche e ad una buona esposizione, hanno raggiunto notevoli dimensioni.
La sinuosità di questo giardino è proprio una caratteristica insita del giardino all’inglese, dove la vista si perde nella natura e i confini fisici scompaiono, facendo scoprire allo spettatore che passeggia per il giardino statue romaniche, un laghetto e alcune fontane.
Negli anni ’20 la Villa passò in eredità al Marchese Paolo Sommi Picenardi di Calvatone, che, da grande appassionato ed esperto di giardinaggio, continuò a migliorare sia il famoso Giardino segreto che il parco all’Inglese. I nipoti, con amore e molto impegno, ne continuano l’opera.

Indirizzo: V.le Sommi Picenardi, 8 23887 Olgiate Molgora, Lecco
Apertura: ore 10.00-17.00
Dal 3 settembre 2012 al 7 ottobre 2012: tutti i mercoledì senza appuntamento, il resto della settimana su appuntamento.
Dall’8 ottobre 2012 al 15 novembre 2012: tutti i sabato senza appuntamento, il resto della settimana su appuntamento.
Chiusura invernale dal 16 novembre 2012 al 31 marzo 2013.

Scegliere le specie degli alberi

quercus peduncolata photo by giovanni poletti

Albero monumentale di Quercus peduncolata sito nel comune di Poggio Renatico (FE)

Il ciclo vitale di una pianta arborea è lungo e la sua durata supera la durata della vita dell’uomo, per cui i danni di una scelta sbagliata si hanno anche a decine di anni di distanza.
L’analisi ecologica è lo studio delle variabili ambientali relative una determinata zona. È la base della scelta delle specie nelle aree verdi.
Gli elementi da prendere in considerazione sono: clima, terreno, vegetazione potenziale e vegetazione reale.

Il clima, in particolare le temperature minime, determinano la distribuzione della vegetazione nel globo secondo le cosiddette fasce climatiche che sono dovute alla latitudine, all’altitudine e ad altri fattori modificativi come i venti, i bacini idrici, l’esposizione, ecc. Decisiva nella distribuzione della vegetazione è la piovosità e soprattutto la sua distribuzione nel corso dell’anno. Del terreno è necessario conoscere i principali caratteri fisici e chimici: tessitura, struttura, pH, umidità, salinità e contenuto di calcare e sostanza organica. Altri caratteri ambientali da conoscere, in particolare nelle zone cittadine sono:

– aria: inquinamento da anidride solforosa, ozono, fluoruri, polveri; salinità dell’aria nelle zone marine, umidità relativa;
– inquinamento del suolo: perdita di gas dalle tubature, eccesso di temperatura nel sottosuolo;
– disponibilità di luce: in molti casi nell’ambiente urbano è scarsa per la vicinanza degli edifici e perché filtrata dallo smog.

La vegetazione non è immutabile ma si modifica continuamente al modificarsi dell’ambiente e per opera  dell’uomo.

Vegetazione potenziale. È l’associazione vegetale presente in una determinata area prima delle modificazioni dovute all’uomo o quella che si tenderebbe a formare se l’azione dell’uomo venisse a cessare e in condizioni di costanza di clima.
Climax. È l’associazione vegetale finale e stabile di un determinato areale; è l’associazione più evoluta e matura. In Emilia Romagna, dal piano basale costiero e dell’entroterra passando alla collina e montagna, possiamo incontrare diversi climax. Nel piano basale (pianura e collina fino a circa 500-600 metri) troviamo il climax della roverella e della rovere nelle zone costiere o nei versanti più caldi e asciutti delle zone collinari; il climax del frassino nel quale ritroviamo anche il carpino bianco e la farnia si trova invece nei versanti più freschi o nelle pianure. Nel piano montano troviamo il climax del faggio, mentre nei piani più alti, là dove termina la vegetazione arborea e i versanti sono esposti ai venti delle alte quote, si incontra una fascia di arbusti prostrati, grandi distese di mirtilli e praterie di graminacee.
Si definisce specie autoctona in un determinato areale, una specie originaria dell’areale che fa parte della vegetazione potenziale del luogo e ivi si moltiplica spontaneamente.
La vegetazione reale è quella che si ha in un determinato luogo antropizzato per effetti diretti o indiretti dell’antropizzazione.
La scelta di una specie invece di un’altra dipende da molteplici fattori ambientali ed estetici, alcuni dei quali in contrapposizione con gli altri. Ad esempio, se è vero che le piante autoctone sono le più resistenti all’ambiente pedoclimatico, è pur vero che non sono sempre tutte resistenti all’ambiente cittadino e agli attacchi parassitari; ad esempio l’olmo non è più utilizzabile in quanto distrutto dalla grafiosi, il platano si sta avviando sulla stessa strada ad opera del cancro colorato, l’ippocastano non tollera l’inquinamento cittadino.

I criteri corretti di scelta dal punto di vista paesaggistico distinguono diverse situazioni: per interventi a carattere territoriale (rimboschimenti, consolidamento di zone franose, ricostruzione paesaggistica di cave, restauri paesaggistici, grandi parchi estensivi), nei quali si cerca di ricostruire un paesaggio e di ripristinare un equilibrio biologico, è vincolante l’uso di specie autoctone costituenti il paesaggio potenziale della zona sia per motivi biologici che estetici. Vanno infatti rispettate le vocazioni del territorio. Quale eccezione può essere consentita nell’utilizzo di specie pioniere, cioè preparatorie, in condizioni pedologiche particolarmente difficili, poiché le associazioni climax sono particolarmente esigenti.

Per interventi in parchi e giardini in zone extraurbane è ugualmente necessario lo studio del paesaggio e il rispetto delle vocazioni naturali. È bene rivolgersi per la maggior parte a specie autoctone che sono quelle che meglio si associano tra loro formando raggruppamenti stabili e di più facile manutenzione, con eventuali inserimenti di pochi esemplari esotici di particolare pregio con funzione estetica e di punto di attrazione.

Robina pseudoacacia photo by giovanni poletti

Robina pesudoacacia nel contesto urbanizzato della città di Berlino

Nell’ambiente urbano le condizioni sono diverse perché non c’è un rapporto diretto tra giardino e paesaggio vegetale circostante, per cui la scelta può essere più libera. Molte Amministrazioni Comunali, nei vincoli urbanistici, hanno predisposto elenchi di piante autoctone all’uso delle quali il progettista è vincolato almeno per una certa percentuale. In ambienti inquinati, inoltre, il problema è di usare piante resistenti; se è possibile trovarle tra quelle indigene, ci si rivolgerà a quelle, in caso contrario ci si rivolgerà anche a specie esotiche. Oggi esistono molti studi sulla resistenza degli alberi all’inquinamento; questi studi sono soprattutto americani per cui saggiano alberi di quegli areali.

D’altronde i gas inquinanti si modificano continuamente al variare delle tecnologie (riscaldamento delle abitazioni, tipi di carburanti per automobili, mezzi energetici per l’industria, ecc.), per cui molto spesso ci si basa ancora su dati empirici e sulle osservazioni su piante esistenti.

ALBERI PER LE CITTÀ
Impiego consigliato
SPECIE Sempreverde o spogliante Varietà fastigiate Resistenza inquinamento Resistenza malattie Parchi Alberature stradali
Acer campestre S * 2 2 * *
Acer platanoides S * 2 2 * *
Acer pseudoplatanus S * 2 2 * *
Aesculus hippocastum S 0 1 *
Aescus x carnea S 1 1 *
Albizzia julibrissin S 1 2 * *
Catalpa S 1 1 *
Carpinus betulus S * 1 2 *
Cedrus atlantica E * 1 2 *
Cedrus atl. ‘Glauca’ E * 1 2 *
Cedrus deodara E * 0 2 *
Cedrus libani E 0 2 *
Celtis australis S 1 1 * *
Cercis siliquastrum S 2 2 * *
Crataegus S 1 1 *
Fraxinus excelsior S * 1 2 * *
Fraxinus ornus S 1 2 * *
Ginkgo biloba S * 2 2 * *
Gleditschia triacanthos S * 2 2 * *
Laurus nobilis E 2 1 *
Liquidambar S 1 2 * *
Magnolia grandiflora E 1 2 * *
Magnolia soulangeana S 1 2 *
Ostrya carpinifolia S 1 2 *
Pinus pinea E 0 1 * *
Pinus sylvestris E 1 1 *
Platanus x acerifolia S 1 0 *
Prunus ‘Pissardii’ S 2 2 * *
Quercus ilex E 2 1 * *
Quercus pubescens S 1 2 * *
Quercus robur S * 1 2 * *
Robinia pseudacacia S * 1 2 * *
Sophora japonica S * 2 2 * *
Tilia spp. S * 1 1 * *
Legenda: S = spogliante , E = sempreverde, 0= scarsa, 1 = media, 2 = alta
N.B.: Le cultivar piramidali sono tutte d’innesto.

Le piante per gli spazi verdi

giardino contemporaneoAlberi – Costituiscono l’ossatura del giardino e sono quelli che con la loro distribuzione ne determinano la struttura. Gli aspetti decorativi degli alberi sono il portamento, la forma della chioma, la persistenza o meno del fogliame, forma e colore delle foglie, eventuali fiori e frutti.
Il portamento dell’albero è un carattere molto importante che imprime al giardino stesso caratteristiche specifiche. Ad esempio, un portamento conico e compatto dai contorni rigidi come quello di un abete o di una magnolia si accompagna con le geometrie di un giardino formale basato su una divisione regolare degli spazi. Al contrario la chioma diffusa di un pioppo che si muove al vento evoca spazi aperti e imprime al giardino caratteri di naturalità.
Nel disegno sono illustrati i principali tipi di portamento degli alberi.

portamento degli alberi

Il portamento degli alberi: 1) fastigiato; 2) espanso o a ombrello (Pinus domestica); 3) ovoidale (Quercus); 4) arrotondato (Aesculus hippocastanum); 5) conico (Picea abies); 6) piangente (Salix babylonica)

Arbusti – Gli arbusti a motivo della estrema variabilità della forma, colori, portamento e dimensioni assumono volta a volta funzioni diverse a seconda della specie e delle modalità con cui sono usati:

  • schermo per mascherare visuali che non si desiderano vedere
  • gruppi di sfondo, collegamenti tra gli alberi e le superfici piane
  • punto di attrazione come da nota di colore (isolati o in gruppo)
  • frangivento

Con le specie striscianti si possono realizzare tappezzamenti di superfici in sostituzione del prato; dato il grande numero di specie e varietà è possibile avere scalarità di fioriture e aspetti decorativi durante tutto l’anno.

Erbacee perenni – Le aiuole o le bordure di erbacee perenni non sono ancora molto usato nei giardini italiani, in parte poiché legate a un gusto di giardino tipicamente inglese, in parte per il fatto che i nostri climi estivi sono spesso eccessivamente caldi e aridi, e infine perché richiedono una manutenzione piuttosto assidua. Le erbacee perenni vengono per lo più accostate in composizioni di diverse specie e varietà e i criteri di scelta delle piante devono rispondere ai seguenti parametri: la stagione in cui l’aiuola deve avere il massimo valore decorativo e la posizione ombreggiata o soleggiata.
Per ogni progettazione si devono considerare:

Aspetti estetici: portamento delle piante – altezza – accostamento dei colori.
Aspetti tecnici: esigenze di sole o ombra – epoca di valore estetico (in genere fioritura) – tipo di terriccio – messa a dimora e preparazione del terreno.

Se l’aiuola si può vedere da tutte le direzioni si metteranno al centro le piante alte, poi le medie e ai bordi le basse.
Per avere buone proporzioni l’altezza delle piante più alte non deve superare la metà della larghezza totale dell’aiuola. Se l’aiuola è addossata a un muro o comunque si vede da una sola parte mettere le piante alte sul fondo, poi le medie e le basse.
È consigliabile fare prima il disegno in scala per controllare bene l’equilibrio tra specie di diverso tipo e altezza.
Il numero delle specie va proporzionato alla superficie da ricoprire. Se la superficie è ridotta evitare di mettere molte specie che creeranno un’immagine di disordine.
Le distanze variano secondo le specie: piante alte come la Rudbekia e il Lupinus andranno posizionate a circa 40 centimetri di distanza; piante più piccole come l’Aubrietia e la Campanula andranno posizionate a 25 centimetri di distanza circa.
Gli accostamenti vanno fatti tra piante che hanno le medesime esigenze in fatto di terreno, clima ed esposizione armonizzando i colori.

Bordura mista erbacee perenni arbusti

Bordura mista con erbacee perenni e arbusti

Molto importante è la programmazione della scalarità di fioritura. Non è necessario che un’aiuola sia composta da sole erbacee perenni: si possono fare composizioni molto belle anche mescolando piccoli arbusti e conifere di ridotte dimensioni, in particolare piante con aspetti decorativi invernali.

L’equilibrio della composizione nel tempo va governato, a meno che non si preferisca abbandonare l’aiuola al rinselvatichimento il che può anche non essere sgradevole ma porterà alla dominanza di poche specie.
Mentre fino a qualche anno fa le erbacee perenni erano reperibili soltanto da pochi vivaisti, oggi sono molto diffuse e facili da trovare.
Le erbacee perenni sono piante abbastanza sensibili al microclima, per cui negli accostamenti vanno scelte con attenzione le specie a esigenze omogenee.
Le possibilità di scelta sono vastissime e questo rende indispensabile l’uso di un buon manuale di giardinaggio o del catalogo delle ditte produttrici più note.
La tabella mostra elenchi di  arbusti raggruppati a seconda dell’impiego consigliato.

IMPIEGO DEGLl ARBUSTI

Arbusti per terreni argillosi e calcarei:
Berberis, Buddleia, Buxus, Cornus sanguinea, Cotinus, Crataegus, Corylus, Forsythia, Hibiscus, Hypericum, Laburnum, Ligustrum, Malus, Philadelphus, Spiraea, Syringa

Arbusti per terreni umiferi e acidi:
Acer japonicum, Azalea, Calluna, Camellia, Erica, Hamamelis, Hydrangea, Pieris, Rhododendron, Skimmia

Arbusti per posizioni ombreggiate:
Aucuba, Berberis, Buxus, Cornus spp. Fuchsia, Hydrangea, Hypericum, Ilex, Laurus nobilis, Ligustrum, Prunus laurocerasus, Mahonia, Osmanthus, Philadelphus, Sambucus, Skimmia, Vinca, Hedera, Parthenocissus, Viburnum tinus

Arbusti per siepi spinose:
Berberis, Crataegus monogyna, Pyracantha, Ilex aquifolium, Prunus spinosa, rosa, Citrus triptera (Poncirus trifoliata)

Arbusti resistenti alla siccità:
Berberis, Spartium junceum, Hypericum, Spiraea, Corylus, Syringa

Arbusti a fioritura invernale:
Jasminum nudiflorum, Chimonanthus praecox, Hamamelis, Prunus subhirtella ‘autumnalis’, Camellia sasangua, Viburnum tinus

Arbusti a fioritura primaverile:
Azalea, Cornus, Deutzia, Forsythia, magnolie giapponesi da fiore, Malus, Prunus, Rosa, Syringa, Spiracea vanhouttei, Spiraea x arguta, Buddleia alternifolia, Philadelphus

Arbusti a fioritura estiva:
Lagerstroemia, Hibiscus, Hydrangea, rose rifiorenti, Spiraea bumalda ‘Antony Waterer’

 

Il Governo interviene sul consumo di suolo

ddl consumo di suolo-immagine wwf“In Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera. Dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166%. La perdita di superficie agricola – e la conseguente riduzione della produzione – impedisce al Paese di soddisfare completamente il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero.
Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un’area pari all’estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna: un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti”.

Sono le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Monti ha esordito per presentare oggi il disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Forse avremmo dovuto logicamente inserirlo nel provvedimento intitolato ‘Salva Italia’, perché qui c’è molto di salvezza concreta dell’Italia”
“Il provvedimento – ha continuato Monti – mira anzitutto a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate”.

In sostanza grazie alla normativa – approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per i Beni Culturali e dello Sviluppo Economico – si promuove l’attività agricola che si svolge o si potrebbe svolgere sui terreni e si contribuisce alla salvaguardia del territorio, poiché proprio l’attività agricola consente e favorisce la gestione del territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesto idrogeologico.

ddl consumo del suolo conferenza stampa

Il Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo

Il Ministro Catania ha affermato che il disegno di legge tratta di un tema vitale per la qualità della vita e descrive “il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per il nostro Paese negli anni a venire.”
“Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.

Il provvedimento interdice anche i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, prevedendo che tali superfici restino vincolate per 5 anni e interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Attualmente, infatti, la normativa in vigore prevede che le amministrazioni possano destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti.

In sintesi i punti principali del provvedimento:
1. Vengono identificati come ‘terreni agricoli‘ tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola;
2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate;
3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l’intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione;
4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.
5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l’ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.
6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.
7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell’ente locale. Il fine è quello di disincentivare l’attività edificatoria sul territorio.

Dalle spugne di mare la silice ‘green’

spugna Suberites domuncula

La spugna del paguro (Suberites domuncula) è una spugna silicea

I ricercatori dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Nano-Cnr) di Lecce in collaborazione con colleghi dell’Università di Mainz (Germania) si sono ispirati dai meccanismi biologici delle spugne marine per sintetizzare in laboratorio microfibre di biossido di silicio: lo studio è appena stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature

Il metodo è già in fase di brevettazione e potrebbe svilupparsi in una vera e propria tecnologia alternativa agli attuali metodi di produzione industriale, più economica ed ecologica.
“Minerale tra i più abbondanti in natura, la silice o biossido di silicio è il componente principale di vetro e ceramica, della maggior parte delle fibre ottiche e si usa nei processi di catalisi, nei dispositivi elettronici e in molte tecnologie mediche”, spiega Dario Pisignano di Nano-Cnr che ha coordinato i ricercatori.
In natura esistono diversi organismi in grado di sintetizzare la silice: molti tipi di spugne di mare, ad esempio, impiegano una proteina, la silicateina, per innescare la sintesi di silice e guidarne la crescita in strutture ordinate che diventano l’impalcatura del loro scheletro”.

Il gruppo Nano- Cnr, attivo presso i Laboratori Nnl dell’Università del Salento, di cui fanno parte Alessandro Polini, Stefano Pagliara e Andrea Camposeo, ha copiato in laboratorio questo complesso meccanismo biologico. “Utilizzando una variante sintetica della silicateina e tecniche litografiche abbiamo guidato la crescita di silice in geometrie controllate.
Le microfibre artificiali ottenute sono analoghe alla struttura microscopica dello scheletro di una spugna naturale”.
“Strutture di questo tipo – prosegue il ricercatore – potrebbero essere integrate come guide ottiche per la luce in micro-dispositivi portatili, i cosiddetti lab-on-a-chip, dove è necessario trasportare segnali luminosi per distanze molto ridotte con estrema precisione. Stiamo anche lavorando su potenziali applicazioni della biosilice sintetica per realizzare strati elettricamente isolanti per l’elettronica”.

“I metodi convenzionali impiegano temperature elevate e soluzioni caustiche, che li rendono molto inquinanti ed energeticamente costosi, i processi biologici di produzione di silice si svolgono a temperatura ambiente, a pressione atmosferica e con soluzioni acquose neutre”, conclude Pisignano: “I prossimi passi sono rivolti a controllare meglio la crescita per realizzare nuove geometrie e a ottimizzare le caratteristiche ottiche ed elettroniche della biosilice sintetica”.

A Torino nel 2016 il Congresso Internazionale degli Architetti del Paesaggio

Torino-IFLA-Congress-2016La notizia giunge direttamente da Cape Town, in Sudafrica, dove è in corso in questi giorni l’edizione 2012 del congresso e dove la delegazione di AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) si è recata, insieme all’assessore torinese all’Innovazione, Sviluppo e Sostenibilità Urbana, Enzo La Volta per presentare la candidatura di Torino.
Torino, comunica l’assessore, ha ricevuto la maggioranza assoluta dei voti, sbaragliando la concorrenza delle altre città candidate (Istanbuls su tutte), è quindi stata scelta come destinazione ospite dell’International Federation of Landscape Architects (IFLA) World Congress 2016, che si svolgerà probabilmente al Centro Congressi Lingotto e porterà in città circa 3.000 delegati.
La candidatura, promossa dall’AIAPP, è stata presentata dal Servizio centrale attività internazionali e dal Servizio urbanizzazioni del Comune di Torino con il supporto di Turismo Torino e Provincia Convention & Visitors Bureau.

Torino, già nel 2008 capitale del Design, si afferma ora città particolarmente attenta all’architettura del paesaggio, anche in virtù delle bellezze naturali che la circondano e al patrimonio culturale d’eccezione del Piemonte, che vanta due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità (le Residenze sabaude e i Sacri monti del Piemonte) e due nella lista dei candidati (Ivrea e il distretto Langhe, Roero, Monferrato). Portare a Torino l’IFLA World Congress significa porre all’attenzione degli specialisti del paesaggio quanto è stato fatto e quanto si intende ancora fare per promuovere le attrattive storiche e naturali del territorio.
In un videomessaggio il Sindaco Fassino ha sottolineato il valore della candidatura di Torino al Congresso come parte di un percorso di rinascita e riqualificazione della città, nonche’ il rilievo del turismo congressuale e degli eventi nell’economia cittadina.