Le ‘sorelle’ da giardino delle Camelie

Stewartia, Cleyera, Franklinia, Gordonia e Thernstroemia: appartengono alla famiglia delle Theaceae, la stessa della Camellia, questi arbusti molto belli e di fioritura generosa.

Paolo Cottini

stewartia sinensis

Stewartia sinensis, originaria della Cina

Attorno alla famiglia delle camelie si è sviluppata nel recente passato una delle più clamorose dispute terminologico-scientifiche, se non altro per il fatto che l’importante genere Camellia ha fatto fatica ad imporsi.

La prima storica diatriba sulla classificazione delle camelie iniziò quando Linneo, che già conosceva le camelie ornamentali, pensò di fondare un genere distinto, chiamandolo Thea, per inserirvi la pianta del tè (Thea bohea) che presentava molte rassomiglianze con le prime, ma che non sembrava proprio uguale.

I botanici successivi, e fra questi soprattutto Otto Kuntze, non accettarono tale separazione e reinserirono la pianta del tè nel più vasto genere Camellia, chiamandola C. sinensis. A quel punto, però, il genere Thea, dal quale vennero ‘espulse’ tutte le camelie che nel frattempo vi erano state incluse, non aveva più ragione di esistere pur avendo dato la propria radice al nome stesso della famiglia.

In realtà, le piante che appartengono alle Theaceae presentano sì caratteristiche comuni che le apparentano sul piano scientifico, ma l’appassionato può rimanere perplesso nell’apprendere, ad esempio, che un alberello dal nome difficile, Ternstroemia gymnanthera, è stretto parente delle camelie e addirittura ha rischiato di sostituire la famosa Thea nella denominazione della famiglia (chiamata da alcuni Ternstroemiaceae).

Thernstroemia gymnanthera

Thernstroemia gymnanthera fiorita in giugno-luglio

Questo grande arbusto è originario dell’Estremo Oriente (Malesia, Giappone e anche India) ed è fornito di foglie sempreverdi, alterne, coriacee e a margine intero; i fiori sono molto piccoli, portati da lunghi peduncoli incurvati verso il basso, così che la già piccola corolla non è facilmente osservabile, con i suoi petali bianco-giallastri che si aprono in giugno-luglio, seguiti da frutti globosi e rossi. È una pianta abbastanza rustica (tollera temperature non inferiori ai -10°) e viene frequentemente utilizzata nei patio o anche per formare siepi o ripari. Particolarmente apprezzato è il suo fogliame, che si trova anche in forma variegata, con un margine giallastro che si trasforma in rosa quando fa molto freddo. La potatura di modellamento va effettuata in primavera, prima dell’emissione delle gemme. È attraente anche per la quantità di piccoli frutti che la ricoprono in autunno.

Una sorella variegata

Cleyera japonica

Cleyera japonica ‘Tricolor’ può rappresentare una valida sostituta, limitatamente ai climi miti, agli arbusti più comuni per la costituzione di siepi sempreverdi

Un’altra insolita teacea che si fa preferire per il suo splendido fogliame è Cleyera japonica, che appartiene a un genere che annovera una quindicina di specie viventi tra il Giappone e la catena dell’Himalaya o tra il Messico e Panama. Questa pianta, chiamata in Giappone Sakaki, è sempreverde e possiede lunghe foglie strettamente ovato-oblunghe, a margine intero, di color verde scuro sopra e assai più pallido sotto; nella cultivar ‘Tricolor’ le foglie son variegate di un bel giallo intenso ai margini, con sfumature grigie, mentre i fiori, spesso nascosti sotto il fogliame perché sono ascellari, rassomigliano un poco a quelli di Camellia sinensis e hanno petali bianco-giallastri. Questi fiori sono ermafroditi, caratteristica che li distingue da quelli del genere Eurya (dioica) che frequentemente viene confuso con Cleyera per le forti analogie. Anch’essa non ama il freddo intenso e può essere impiegata per la formazione di siepi, un’insolita alternativa all’aucuba e al lauroceraso, almeno nelle zone più miti.

Una sorella orientale…

Gordonia axillaris

L’appariscente fioritura della Gordonia axillaris

Un felicissimo accoppiamento tra fogliame splendidamente ornamentale e fioritura appariscente è offerto da un’altra ‘sorella’ delle camelie, Gordonia axillaris, che taluni testi oggi includono nel genere Franklinia. Originaria del sud-est asiatico (Cina e Formosa) la pianta nel suo ambiente naturale può raggiungere i 12 metri d’altezza, mentre da noi ha un portamento arbustivo decisamente più contenuto. Le foglie, del tutto glabre, coriacee e ben distese, sono oblungo-lanceolate e possono arrivare ad una lunghezza di 15 cm, con una pagina superiore di un verde brillantissimo e molto attraente. I fiori, solitari ma molto grandi, hanno petali bianco-crema e sono profondamente smarginati, la loro comparsa è molto variabile, a seconda delle fasce climatiche, tanto che li si può vedere in novembre oppure in primavera.

… e una americana

Franklinia alatamaha

Grazie all’attenzione di pochi appassionati, possiamo ancora ammirare la fioritura della Franklinia alatamaha

Le analogie morfologiche di Gordonia con Franklinia sono tante, ma in quest’ultimo genere il margine delle foglie è marcatamente seghettato, mentre in Gordonia il carattere è più discontinuo. Franklinia alatamaha, nativa del sud-est americano (Georgia), viene spesso presentata nei giardini botanici come un esempio classico di ciò che l’uomo riesce a fare nel male e nel bene, perché la pianta è scomparsa in natura fin dal 1790, ma continua a sopravvivere grazie alle amorevoli cure degli orticoltori e dei botanici.

Alto fino a 10 metri, questo grande arbusto ha foglie decidue e rami decisamente eretti, mentre i grossi ed appariscenti fiori sono bianchi ed a forma di coppa, con un diametro di circa 8 cm. Sono piante tolleranti del freddo, ma se vengono messe in pieno sole danno risultati assai migliori, inserite soprattutto nei border di arbusti o negli spazi aperti su prato.

Un gruppo ricco, profumato e numeroso

li genere che, per ricchezza di specie coltivabili nei giardini, può parzialmente competere con le camelie è invece Stewartia (o anche Stuartia) con esemplari quasi tutti decidui che in natura allignano nel Nord America e nell’Asia Orientale.

La più famosa è S. sinensis, cinese, un alberello alto fino a 10 metri, che porta foglie ovate con apice acuto e fiori profumati di 5 cm con petali bianchi. Una forte attrattiva di questa specie è costituita dalla corteccia giallastra del fusto, che si sfalda in modo evidente durante la stagione autunnale.

Stewartia-sinensis-corteccia

La sfaldatura della corteccia spicca sul fusto della Stewartia sinensis

S. monadelpha, giapponese, presenta la stessa caratteristica, ma con squame più sottili, mentre la foglie sono più lanceolate e i fiori sono portati da brattee verdi molto evidenti.

S. malacodendron, americana, è chiamata anche ‘camelia setosa’, poiché molte sue parti sono ricoperte di breve peluria; i suoi fiori bianco-giallastri possono raggiungere i 10 cm di diametro, con begli stami colorati di porpora.

S. pteropetiolata, cinese, ha fiori più piccoli e più tendenti al giallo, mentre le foglie sono sempreverdi e segnatamente dentate.

Infine, S. pseudocamellia – che, almeno nel nome specifico, riconduce al genere principe delle Theaceae – tenta di gareggiare con le più famose sorelle con bellissimi fiori a coppa. Non meno seducenti, in questa specie, sono le tonalità rosso scure della corteccia e soprattutto delle foglie, brillantissime in autunno.

Stewartia vanno piantate in zone semi-ombreggiate, sia ai bordi di un prato che in mezzo ad altri arbusti.


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