Camelie invernali

In primo piano le cultivar della Camellia sasanqua, un arbusto di media altezza che si differenzia dalla più comune Camellia japonica per alcune caratteristiche morfologiche ma soprattutto per laloro prerogativa di sbocciare in autunno-inverno.

Paolo Cottini

Se le vicende relative all’introduzione in Europa e alla coltivazione delle camelie sono assai complesse, non meno intricata risulta la storia della loro classificazione e, di conseguenza, delle molteplici denominazioni proposte dai varibotanici. Per avere notizie precise su date e nomi, è meglio affidarsi a monografie specializzate, se solo si pensa che, ancor oggi, non si è sicuri se il loro arrivo nel Vecchio Continente fosse avvenuto nel 1544 o addirittura due secoli dopo. E’ certo, invece, che le camelie conobbero da noi una certa fortuna, in un primo tempo come fornitrici di materia prima per la produzione di tè, e solo successivamente (a metà’700) come piante ornamentali.

La tassonomia
Per quanto riguarda tassonomia e denominazioni, sappiamo che fino al1859 fu ritenuta valida e ragionevole una separazione fra il genere Thea (cioè, in pratica, la pianta del tè, oggi Camellia sinensis) e il genere Camellia, a cui appartenevano invece le specie da olio e da fiore. Tra queste ultime, non è ben chiaro quando si iniziò ad operare una precisa distinzione fra la specie japonica equella che oggi è chiamata sasanqua, anche se le differenze morfologiche e soprattutto fenologiche sono talmente evidenti da non poter passare inosservate anche prima di Linneo. E se la prima delle due specie è dotata di fiori cosi attraenti evistosi da aver addirittura influenzato, in una certa misura, il modo di atteggiarsi o divivere di una parte della società nel secolo scorso, la seconda è stata parimenti apprezzata soprattutto a motivo della sua straordinaria virtù di fiorire nel tardo autunno e in inverno.

La Camellia sasanqua
Anche se certamente era già conosciuta da diversi anni come specie bendistinta dalle altre questa Camellia venne però descritta e classificata in modo rigoroso solo nel 1784 dal botanico Cari Pehr Thunberg, professore ad Uppsala, celebre per il suoi viaggi e le sue erborizzazioni in tutto il mondo, soprattutto in Giappone. Proprio da questo Paese proviene Camellia sasanqua, che cresce spontanea nelle boscaglie delle isole più meridionali e nelle Ryu Kyu. Allo stato spontaneo, questo arbusto raggiunge i 4-5 metri di altezza e si differenzia abbastanza facilmente dalla più comune C.japonica per avere foglie più piccole, ovali od oblungo-ellittiche, sottilmente cuoiose e appena crenato-dentate ai margini. Sempre in natura, i fiori sono piuttosto piccoli, con 5-8 petali di color bianco-roseo, leggermente profumati, solitari e terminali: inoltre, la loro prerogativa di sbocciare in autunno-inverno li rende particolarmente ricercati e preziosi.

Preferita dai giapponesi
I Giapponesi danno la propria preferenza alle camelie dai fiori semplici – a differenza dei Cinesi, che amano quelli doppi – e per questo motivo (oltretutto in perfetta concordanza con i precetti del buddismo Zen) rivolgono speciale attenzione alle forme più semplici di Camellia sasanqua. Anche la storia colturale di questa specie non è semplice, ma pare sicuro che il nostro Paese sia stato una delle prime culle del settore: lo proverebbero le denominazioni italiane di alcune fra le più antiche cultivar. li primato, ovviamente, rimane comunque ai Giapponesi, che per almeno quattro o cinque secoli hanno sfruttato questa loro pianta, ricavando olio dai suoi semi e aromatizzando il tè con i suoi petali profumati. Contemporaneamente essi si sono sbizzarriti a costituire una serie incredibile di cultivar, tanto che oggi la nomenclatura ufficiale delle camelie registra la presenza di ben 309 forme, in massima parte di origine orientale. Tuttavia, la tradizione continua anche da noi e, soprattutto attorno al lago Maggiore, è facile trovare vivaisti e costitutori di altissimo livello: la produzione è in aumento, anche perché nei nostri giardini si è riscoperta la gioia di una fioritura dolce e vivace nel periodo meno invitante dell’anno.

Le cultivar di sasanqua
Tra le sasanqua, quindi, non c’è che da scegliere.
Camellia sasanqua ‘Azuma-Nishiki’, costituita nel 1952, è una delle più belle forme a fiore semplice, con cinque delicati petali di colore rosa, appena intaccati sul margine.

Assai più vistosa, invece, è Camellia sasanqua  ‘Bonanza’ (1977): il fiore è semi-doppio, del tipo a peonia, di color rosso intenso; la crescita di questo arbusto è piuttosto eretta.
Molto diffusa in Italia è Camellia sasanqua ‘Beatrice Emily’ , a forma di anemone, con petali esterni violacei e petaloidi bianchi al centro.

In novembre, solitamente, si aprono i fiori semplici di Camellia sasanqua  ‘Hinode-Gumo’, con petali bianco-rosei, crespati e piuttosto grandi: tuttavia non è raro il caso che la sua fioritura prosegua per tutto l’inverno.
Veramente singolari sono i rami di Camellia sasanqua  ‘Dazzler’ , aperti come dei ventagli, con fiori semplici o semi-doppi di colorrosa vinoso, simili a quelli di una primula.

La cultivar Camellia sasanqua  ‘Hiodoshi’ (1977) è dotata di fiori semplici, all’inizio piegati a coppa, esternamente rosei einternamente bianchi: ogni arbusto ne porta una grande quantità.
Anche Camellia sasanqua ‘Jean May’ è popolare da noi, per i suoi grandi fiori doppi di color rosa tenue.
Camellia sasanqua
‘Minima’ risulta invece particolarmente attraente sia per l’abbondanza dei suoi fiori semplici a petali increspati, sia per il loro colore rosa carico.

Con una fioritura più decisamente invernale (novembre-febbraio) si distingue Camellia sasanqua ‘Narumi-Gata’, con fiori semidoppi bianchi, appena spruzzati di rosa ai margini.
La vigorosa Camellia sasanqua ‘Plantation Pink’, in fioritura negli stessi mesi, ha fiori semplici di color rosa vivo, spesso assai grandi, ed è adatta per le località a clima più mite.

Molto più virato verso il rosa rubino è il colore dei fiori di Camellia sasanqua ‘Sparkling Burgundy’, di media grandezza e semidoppi. Più piccoli, ma molto vistosi per il loro colore rosso-arancio sono infine i fiori semplici di ‘Yuletide’.

Due specie particolari
A queste cultivar si sommano altre, derivate dalla coltivazione di camelie a fioritura invernale, che secondo diversi autori sono distinte da C. sasanqua, come specie autonome. Si tratta di Camellia hiemalis e Camellia vernalis (quest’ultima, è ritenuta un ibrido naturale fra C. japonica e C. sasanqua). La prima ha dato vita a C. h. ‘Kanjiro’, con fiore grande, semi-doppio, di colore rosso: è una pianta vigorosa utilizzata anche come porta-innesti. ‘Shishi-Gashira’, anch’essa hiemalis, hafiori doppi o semi-doppi di colore rosso, mentre ‘Showa-No-Sake’, accanto ad un’abbondante fioritura, sfoggia uno sgargiante colore rosa-lilla.

Tra le vernalis, invece, spicca ‘Hiryu’, a fiore semplice, daipetali di color rosso-cremisi. Tutte queste piante amano il pieno sole, tollerano anche un terreno moderatamente alcalino ed hanno fiori profumati, quale più quale meno: tuttavia, i petali sono molto più delicati di quelli di C. japonica e spesso cadono un giorno o due dopo la fioritura.


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritto riservati

Un pensiero su “Camelie invernali

  1. Dove posso trovarle? Qua, in Tosacana, ci sono sempre solite ‘ cleopatra’,… Ho trovato ,per caso , alla Coop(!) : ‘hina yuki’, ‘showa no sakae’ ,kanhjiro’…poi, mi sono capitate altre due – una tipo ‘f.l.m. Opale’ e tipo ‘kai-mei’s choice da un vivaio che non conosceva i nomi perchè ci sono persi i cartellini…

    Ella Borrisa, Camaiore

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