Camellia reticulata: ibridi e cultivar

È una delle camelie che più hanno contribuito a creare le varietà oggi in giardino. Vediamo le caratteristiche delle principali

Paolo Cottini

C. r. 'Forty Niner'

C. r. ‘Forty Niner’

Tra le 267 specie di camelia sino a oggi scoperte e classificate spontanee – in un vastissimo areale asiatico compreso fra l’India e il Giappone e poi ancora fino alle Filippine e all’Indonesia – solo una manciata può vantare il privilegio di aver dato vita a centinaia o migliaia di forme coltivate. In pratica, pur con l’aiuto di alcune specie ‘minori’ come Camellia saluenensis o C. cuspidata, tutto l’interesse colturale ruota attorno a tre regine di questo importantissimo genere: C. japonica, C. sasanqua e C. reticulata.

Tra queste, l’ultima è la meno nota e non è escluso che tale nostra distrazione sia in parte dovuta all’atto di nascita di tale pianta, meno accattivante di quello della più ‘nobile’ C. sinensis, o pianta del tè, le cui origini affondano nella notte dei tempi, se è vero che essa veniva già coltivata nel 28° secolo avanti Cristo sotto l’imperatore cinese Shen Lung.
Va subito detto che su C. reticulata, pur trattandosi di una specie relativamente ‘moderna’ dal punto di vista della conoscenza scientifica, non si hanno notizie del tutto sicure, almeno per quanto attiene alla cronologia. Diversi libri, anche specialistici, citano il 1820 come anno della sua introduzione in Europa, ma spesso si dimenticano di aggiungere che a quel tempo si trattava solo di forme coltivate in Oriente, non già della specie-tipo.

Le cose devono essere andate più o meno nei seguenti termini, pur con qualche beneficio d’inventario. Nei giardini cinesi – sappiamo che la civiltà di questo popolo precedette di molti secoli le culture mediterranee e occidentali, non solo nell’arte dei giardini – si coltivavano da lunghissimo tempo, senz’altro da centinaia d’anni, forme diverse di C. reticulata, soprattutto a fiore semidoppio o doppio. Il primo europeo a rendersi conto della bellezza di queste piante fu il capitano Rawes, comandante della nave Warren Hastings appartenente alla celeberrima Compagnia delle Indie Orientali: fu lui, nel 1820, a portare in Gran Bretagna da Canton un esemplare di C. reticulata.

Si trattava però di una forma coltivata, a corolla semidoppia con grandi petali di colore rosa brillante, che il marinaio volle donare a un certo Thomas Carey Palmer, il quale riuscì a farla fiorire (1826) nel suo giardino del Kent, una delle contee climaticamente più felici di tutta l’Inghilterra.
Nel frattempo, per mano di tale John Damper Parks, era arrivato un altro esemplare, che fiorì nel 1827 e che venne descritto e raffigurato nel Botanical Register dall’autorevolissimo professore John Lindley, il quale ufficializzò in tal modo la nascita della specie C. reticulata. Successivamente però apparve chiaro che le due camelie erano diverse fra loro e che la prima – giustamente denominata ‘Captain Rawes’ – doveva essere sterile, mentre la seconda era fertile, anche se quella osservata e studiata dal Lindley non era ancora propriamente la specie spontanea.

C. r. 'Captain Rawes'

C. r. ‘Captain Rawes’

Quest’ultima – spesso chiamata nei testi con il nome di C. r. ‘Wild Form’- dovette attendere l’arrivo di un grande cacciatore di piante del nostro secolo, l’inglese George Forrest, che la rinvenne nella provincia dello Yunnan, durante la sua seconda e ultima spedizione in Cina. Il Forrest infatti morì proprio in quell’anno (1932) e i suoi collaboratori, catalogando le piante da poco raccolte dal loro maestro, trovarono arbusti di C. reticulata che si affrettarono a inviare agli “sponsor” inglesi del Forrest, tra cui l’appassionato J.C. Williams: questi li mise a dimora nel suo castello di Caerhays in Cornovaglia, dove essi hanno raggiunto l’altezza di 9 metri.

C. r.

C. r. ‘Wild Form’

Allo stato spontaneo, C. reticulata arriva all’altezza di ben 15 metri e si presenta con fiori singoli a corolla semplice, formata da 5-7 petali di colore rosa intenso: il diametro non supera gli 11 cm, mentre nelle forme coltivate come ‘Captain Rawes’ si toccano i 17 e più centimetri.

Le cose non sono però così semplici, perché una certa difficoltà deriva dal fatto che questa specie assume aspetti diversi anche in natura, soprattutto al di fuori del suo stretto areale originario, lo Yunnan (dove spesso vive in boschi misti e soprattutto insieme a conifere), così che un botanico dei nostri giorni, Joseph R. Sealy, ha precisato dettagliatamente i caratteri della pianta yunnanense, chiamandola C. r. forma simplex. Di frequente la variabilità delle piante spontanee si manifesta più a livello delle lamine che non dei fiori, con foglie che possono essere di colore verde scuro o verde brillante, ma in quest’ultimo caso sono assai più strette, pur mantenendo la comune forma ellittica.

Sembra invece lecito dubitare circa l’origine spontanea di talune varietà descritte da botanici giapponesi, come il Makino e il Kitamura, che hanno individuato una C. r. var. ‘Rosea’, una ‘Alborosea’, una ‘Campanulata’ e una ‘Wabiske’: in realtà tutte queste forme costuirebbero un gruppo di ibridi coltivati, chiamato appunto ‘Wabiske Camellia’, di origini oscure e incerte, caratterizzate da piccoli fiori a forma di ditale che raramente trovano posto nei vivai occidentali.

Malgrado tutto, la patria delle cultivar originali di C. reticulata resta ancora la Cina, dove tuttora vengono coltivate ben 105 forme diverse, di cui 44 hanno preso la via dell’America e dell’Oceania, ma non sempre dell’Europa perché pare che non tutte si adattino bene ai nostri giardini.
Tra le poche camelie yunnanensi che troviamo da noi, citiamo ‘Crimson Robe’ (più esattamente dovremmo dire, in cinese, ‘Dataohong’), ‘Shot Silk’ ( ‘Dayinhong’ ) e ‘Zipao’.

C. r.  'Crimson Robe'

C. r. ‘Crimson Robe’

C. r. 'Shot Silk'

C. r. ‘Shot Silk’

Anche la storia di ibridi e cultivar conosce tappe ed episodi di grande interesse, ovviamente nell’ottica della continua ricerca di esemplari sempre più belli ma anche di facile coltivazione, dal momento che la specie – tipo è una delle più delicate di tutto il genere. Appunto allo scopo di conferire a C. reticulata un certo grado di rusticità, George Forrest inviò al suo sponsor J.C. Williams alcuni semi di C. saluenensis – pure dello Yunnan – che in sé non è neppure molto rustica, ma sembra in grado di aumentare il grado di rusticità negli ibridi di cui è parente da seme.
La dimostrazione di questa scoperta viene da due ibridi ormai ben affermati, ma anche di grande bellezza. Il primo è ‘lnspiration‘, una produzione del 1954 degli Exbury Gardens (Inghilterra), ottenuta incrociando C. saluenensis con C. r. ‘Wild Form’: il risultato è una corolla di 8,5 cm di diametro, con una ventina di petali di color rosa carico.

Camellia reticulata 'Inspiration'

Camellia reticulata ‘Inspiration’

Il secondo si chiama ‘Dr. Louis Polizzi‘ e fiorì per la prima volta in un vivaio della Louisiana nel 1959, dopo che 12 anni prima era stata incrociata C. saluenensis con la storica C. r. ‘Captain Rawes’: l’effetto è stupefacente, poiché i fiori bianco-rosei, larghi circa 10 cm, si presentano in una splendida forma semidoppia o a peonia.

C. r. 'Dr Louis Polizzi'

C. r. ‘Dr. Louis Polizzi’

La stessa coppia di genitori ha saputo generare, in Nuova Zelanda, ‘Barbara Clark‘, con una quindicina di petali rosa.

C. r. 'Barbara Clark'

C. r. ‘Barbara Clark’

Ritroviamo poi C. saluenensis, incrociata con C. reticulata ‘Buddha’, in ‘Valley Knudsen‘, una camelia superpremiata in numerosi concorsi.

C. r. 'Valley Knudsen'

C. r. ‘Valley Knudsen’

Naturalmente non poteva mancare il matrimonio fra C. reticulata e la sorella maggiore C. japonica, o tramite un incrocio diretto fra le due specie, come in ‘Arbutus Gum‘ e in ‘Pink Sparkle’ o, più frequentemente, per mezzo di cultivar, come in ‘Terrel Weaver’ (C. r  ‘Crimson Robe’ x C. j. ‘Ville de Nantes’), in ‘Otto Hopfer’ (C. r. ‘Crimson Robe’ x C. j. ‘Lotus’), in ‘Forty-Niner’ (C. r. ‘Butterfly Wings’ x C. j. ‘lndian Summer’), in ‘Lasca Beauty’ (C. r ‘Cornelian’x C.j. ‘Mrs. D.W. Davis’).

C. r. 'Arbutus Gum'

C. r. ‘Arbutus Gum’

C. r. 'Lasca Beauty'

C. r. ‘Lasca Beauty’

Sempre con il decisivo supporto di ‘Crimson Robe’ – una delle migliori yunnanensi e C. japonica  ‘Tiffany’ si è arrivati a due fra le più famose cultivar di C. reticulata: la bellissima ‘Valentine Day‘ e la vaporosa ‘Milo Rowell‘.

C. r. 'Milo Rowell' e C. r. 'Valentine Day'

C. r. ‘Milo Rowell’ e C. r. ‘Valentine Day’

Sono stati tentati con successo anche incroci con altre specie, come ha fatto il celebre vivaista americano Nuccio accoppiando C. reticulata ‘Buddha’ e Camellia granthamiana, una specie cinese di raro fascino che ha fiori larghi fino a 14 cm, ottenendo ‘China Lady‘, con fiori pure molto grandi che si aprono precocemente.

C. r. 'China Lady'

C. r. ‘China Lady’

Sommando invece le già comprovate virtù di C. r. ‘Buddha’ con una cultivar dell’invernale C. sasanqua ‘Narumi-Gata’, si è riusciti ad avere fiori grandi e delicatissimi come quelli di ‘Dream Girl’ e di ‘Felice Harris‘, con 17-20 petali.

C. r. 'Felice Harris'

C. r. ‘Felice Harris’


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