Fiori e insetti comunicano sfruttando i campi elettrici

Esiste un modo in cui fiori e insetti comunicano tra loro? In particolare come possono i fiori comunicare agli insetti impollinatori di essere ancora in grado di offrire nettare e polline o se sono già stati troppo visitati da altri insetti? Una comunicazione di questo tipo consentirebbe all’insetto di ottimizzare il suo foraggiamento e alla pianta di evitare di attirare un soggetto al quale non riuscirebbe a fornire il polline.
Gli scienziati dell’Università di Bristol, sulla rivista Science Express, hanno spiegato che gli impollinatori, come i bombi o le api, sono in grado di percepire i segnali elettrici inviati dai fiori.

Secondo i ricercatori  è una sorta di pubblicità quella che i fiori rivolgono agli impollinatori: i fiori, infatti, sviluppano colori e odori speciali per poter attrarre gli insetti. La scoperta risiede nel fatto che i fiori comunicano anche attraverso piccole scariche elettriche che cederebbero, mentre le api o i bombi acquisirebbero scariche fino a 200 Volts. Quando un’ape si avvicina a un fiore, non vediamo nessuna scintilla e nessun contatto, ma avviene un piccolo passaggio di elettricità che trasmette delle informazioni.

I ricercatori hanno posizionato degli elettrodi sugli steli delle petunie dimostrando che quando un’ape atterra il potenziale del fiore cambia per alcuni minuti; si sono poi chiesti se quello potesse essere un modo per dire all’ape che un’altra ape era stata lì prima di lei.
Per prima cosa i ricercatori hanno controllato se le variazioni nel campo elettrico dei fiori in seguito alle visite degli impollinatori fossero superiori alle fluttuazioni naturali legate alle differenti condizioni di umidità e temperatura dell’ambiente, rilevando anche in questa prima fase sperimentale che la massima alterazione del campo si riscontrava dopo una cinquantina di visite al fiore, corrispondenti più o meno al completo esaurimento delle sue riserve di nettare e polline, e che le modificazioni del campo avvenivano anche prima che l’insetto si posasse sulla pianta.

Successivamente, i ricercatori hanno addestrato un gruppo di bombi a foraggiarsi su alcuni fiori artificiali, realizzati in modo da poterne rilevare e modificare il campo elettrico, riuscendo a dimostrare che la rilevazione dei campi elettrici floreali rappresenta per i bombi una modalità sensoriale altrettanto importante della vista e dell’olfatto nella ricerca delle risorse; tale modalità di scambio di informazioni appare, in aggiunta, avvenire più velocemente delle altre (colore, profumo, umidità).
I ricercatori però non sanno ancora come facciano gli impollinatori a riconoscere le scariche elettriche.

La dottoressa Heather Whitney, co-autore dello studio, ha commentato: “Questo nuovo canale di comunicazione rivela come i fiori possano potenzialmente informare i loro impollinatori sullo stato del nettare e del polline“. Il professor Daniel Robert Robert ha aggiunto: “L’ultima cosa che vuole un fiore è quello di attrarre un’ape e poi non riuscire a fornire nettare, una lezione di pubblicità onesta in quanto le api sono buoni studenti e avrebbero presto perso interesse per un fiore disonesto”.

“La co-evoluzione tra i fiori e le api ha una lunga storia, quindi forse non è del tutto sorprendente che stiamo ancora scoprendo oggi quanto sia sofisticata la loro comunicazione “.

I libri che descrivono le piante e le loro virtù

Protagonisti assoluti degli erbolari sono, naturalmente, le piante descritte con cura e raffigurate in modo stilizzato o con grande precisione, a seconda del periodo e dell’autore. Particolarmente affascinanti sono gli erbari medievali ed è proprio a questi che la Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo dedicherà un Laboratorio di miniatura medievale per adulti.

Il laboratorio si terrà domenica 10 marzo 2013, alle h. 14,30.
Avrà una durata di 4 ore circa, suddivise in una pare teorica e una pratica.
È possibile l’iscrizione a una sola sezione.
Numero minimo di iscritti: 8; numero massimo di iscritti: 15.
In caso di superamento del numero massimo di iscritti, sarà fissato un secondo turno, in data da concordare con gli interessati.
I contributi di partecipazione, da versarsi il giorno del laboratorio, sono di € 13,00 per la parte teorica, € 13,00  per la parte pratica,€  25,00  per entrambe le sezioni.
La prenotazione è obbligatoria . L’iscrizione può essere effettuata anche online, sul sito www.abbaziamorimondo.it sezione Calendario incontri.
La conferma sarà data via mail nella giornata di giovedì 7 marzo.
Appuntamento per gli iscritti sul sagrato della chiesa abbaziale.
Per informazioni e prenotazioni:
Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo
tel. 02.94961919 dal lunedì al giovedì: 9,00 – 12,00
mail: fondazione@abbaziamorimondo.it

 

I primi a sbocciare

chimonanthus_praecox

Calicanto (Chimonanthus praecox)

Le bizzarre vicende meteorologiche degli ultimi inverni, non solo in Italia ma in tutta Europa, hanno sconvolto alcune nostre abitudini ormai inveterate. Non più la tradizionale successione ‘piogge autunnali – neve a Natale – gelo invernale – primi tepori a marzo/aprile’, ma un po’ di freddo a novembre e poi primavera da dicembre a maggio, con scarsissime precipitazioni. Lo scompiglio climatico non si è limitato a turbare i sonni di scienziati, meteorologi, coltivatori di piante alimentari e ornamentali, ma anche degli esperti di fenologia, quella branca dell’ecologia che si occupa dei rapporti tra i fattori climatici e le manifestazioni stagionali della vita vegetale, come la fioritura. Anche chi scrive di piante e giardinaggio e vuole seguire una certa ‘stagionalità’, non è in grado di prevedere se il suo articolo, una volta pubblicato, sarà stato largamente superato dai capricci del tempo.

Tuttavia, nella speranza che questo effetto-serra non duri troppo a lungo, proviamo a ripensare a quelle piante che, nella logica di un normale svolgimento stagionale, ci aiutano a spezzare le note monocromatiche del giardino nel periodo più crudo dell’anno (gennaio-febbraio). Prima di tutto, però, è bene ricordare che la rusticità di una pianta varia in rapporto alla zona in cui essa viene messa a dimora, con evidenti conseguenze sia sulla possibilità stessa di coltivazione sia sui fenomeni fenologici di cui si è detto. Tuttavia, anche se l’Italia presenta situazioni fitoclimatiche assai differenziate, si può dire che quasi ovunque, e non solo nel centro-meridione, è possibile vedere prosperare diverse specie in gennaio-febbraio.

Gli amenti di Corylus avellana Gli amenti di Corylus avellana ‘Contorta’.

Calicanto, il più conosciuto

Iniziando dagli arbusti, quello invernale per eccellenza, sicuramente il più conosciuto, è il calicanto (Chimonanthus praecox), arrivato dalla Cina in Europa nel 1766. Le sue foglie, ellittico-lanceolate e lunghe fino a 20 cm, cadono in autunno, mentre poche settimane dopo i suoi fiori, con petali esterni gialli e petali interni macchiati di marrone, incominciano a emanare una dolce fragranza. Se ne coltivano almeno cinque varietà, ma se ciascuna di esse presenta un pregio in più, d’altro canto ne soffre qualche caratteristica originale: cosi è forse meglio ricorrere alla specie-base, che è indifferente al substrato e dà risultati eccellenti se viene messa a dimora contro un muro esposto a sud.

I curiosi e profumati fiori di Hamamelis mollis. Daphne mezereum, spontaneo nelle nostre regioni e resistente al freddo.

Gli amenti dei nocciòli

Tutti i nocciòli hanno la prerogativa di fiorire verso la fine della stagione invernale, mettendo in mostra piccolissimi fiori – in sè poco significativi – disposti sugli amenti, talmente carichi di polline che anche una leggera brezza può sollevare autentici polveroni. Una cultivar del comunissimo nocciòlo nostrano è Corylus avellana ‘Contorta’, che cresce molto lentamente e non occupa un grande spazio. Di questo arbusto è bello il contrasto fra il portamento pendulo e allungato degli amenti e le circonvoluzioni dei rametti.

I fiori bianchi dal profumo di mandorla di Abeliophyllum distichum. L’abbondanza della fioritura e la colorazione del fogliame fanno di Pieris un arbusto molto decorativo.

Il profumo dell’Hamamelis

Un altro arbusto che, come il precedente, concorre a rendere più vivace il giardino invernale, a partire già da gennaio, è Hamamelis, di cui conosciamo quattro o cinque specie, oltre alle numerose cultivar. Hamamelis mollis, una delle specie più utilizzate, e arrivata in Europa dalla Cina nel 1879 e ha dato vita a molte forme coltivate, soprattutto mediante il suo incrocio con H. japonica. Le foglie di questa pianta sono quasi arrotondate, un po’ simili a quelle del nocciòlo, piuttosto pelose e di un bel colore giallo intenso nei mesi autunnali. Fra dicembre e marzo, i rami si coprono di curiosi fiori gialli (ma alcune cultivar hanno sfumature sino all’arancione scuro), costituiti da petali assai stretti, diritti nella specie ma arricciati nelle cultivar di più larga fama. Questi petali, oltretutto delicatamente profumati, malgrado l’apparente fragilità, affrontano senza problemi anche il più crudo inverno. Tutte le specie di Hamamelis sono molto rustiche e crescono bene in un terriccio leggero, ben drenato ma umido.

Chaenomeles, il conosciutissimo cotogno da fiore. Osmaronia cerasiformis, i fiori sono disposti su lunghi racemi, penduli e odorosi.

Abeliophyllum in febbraio

Può capitare, se stiamo passeggiando distrattamente in un giardino nel mese di febbraio, di vedere un arbusto fiorito che rassomiglia ad Abelia (fam. Caprifoliaceae): le epoche di fioritura, tuttavia, non coincidono affatto, perché quello che abbiamo sotto gli occhi è un Abeliophyllum distichum (fam. Oleaceae), mentre Abelia fiorisce in tarda estate. Ma se le foglie sono simili, non altrettanto è per i fiori, che, nel caso dell’arbusto invernale, appaiono bianchi con interno aranciato, formati da quattro petali leggermente profumati di mandorla. Introdotto dalla Corea nel 1924, si sta guadagnando una fama sempre maggiore, anche perché lo possiamo coltivare facilmente, più o meno come una forsizia, ricordando però che un’improvvisa gelata può danneggiare i fiori.

Un cespuglio di Erica carnea. Un particolare dei fiori di Erica carnea.

Daphne, spontaneo e resistente

Un altro arbusto che, invece, sfida coraggiosamente i ritorni del freddo è il fior di stecco (Daphne mezereum), una pianta spontanea in tutta Italia, soprattutto nella fascia alpina e subalpina, ma sfruttata in funzione ornamentale fin dal 1561. Non è facile distinguerla in mezzo al grigiore del bosco invernale, ma una buona guida può essere l’acuto profumo dei fiori, che si aprono già in febbraio sui rami dell’anno precedente, dando poi vita a drupe velenosissime. In coltivazione, va tenuto presente che il suo terreno preferito è quello calcareo e che è possibile moltiplicarla con seme: la sua destinazione migliore è quella dei giardini di campagna.

Il gelsomino d’inverno, resistentissimo al freddo. Il bell’effetto delle inflorescenze di Stachyurus praecox.

Alcune rosacee

Anche le Rosaceae contribuiscono alla formazione del nostro giardino invernale con più di un arbusto. Oltre ai conosciutissimi cotogni da fiore (Chaenomeles), che pure fioriscono molto presto, questa famiglia benemerita offre anche piacevoli curiosità, come Osmaronia cerasiformis, una pianta ricca di polloni che possono formare un vero e proprio boschetto. Le foglie sono oblungo-lanceolate, mentre i fiori, assai attraenti, sono disposti su lunghi racemi, penduli e odorosi, un po’ simili a quelli dei ribes. La sua coltivazione è possibile in tutti i tipi di suolo, purché ricchi di humus e di umidità, mentre una sua esigenza e quella di vivere in posizione protetta dalla luce diretta del sole.

Ericacee decorative

Fra le Ericaceae, che già dispongono del corbezzolo (Arbutus unedo) a fioritura tardo autunnale, troviamo uno stupendo arbusto di grande efficacia decorativa, Pieris japonicaChristmas Cheer’.

Di origine giapponese, questa pianta si fa amare soprattutto per il ricco fogliame, rosso rame da giovane e verde brillante a maturità, e per le abbondantissime infiorescenze bianche, spesso orlate di rosa. Talvolta questa cultivar anticipa la sua fioritura da marzo a dicembre, specialmente se e allevata in vaso. Per il resto, la Pieris richiede trattamenti analoghi a quelli dei rododendri.

Immancabili eriche

Sempre alla stessa famiglia appartengono le decine e decine di eriche, fra le quali non v’è che da scegliere. Erica carnea, un cespuglio spontaneo assai diffuso nelle zone calcaree italiane, ha stimolato la fantasia di diversi coltivatori, tanto che le sue cultivar oggi in commercio non sono meno di una trentina. Alcune di loro fioriscono in novembre, altre in aprile, ma la maggioranza preferisce il periodo che ci interessa, cioè i primi due mesi dell’anno. A seconda delle diverse forme, i fiori possono essere bianchi, rosa o purpurei, mentre il portamento prostrato è frequentemente utilizzato per la formazione di tappeti, oltre che di siepi basse.

Un esemplare di Cornus mas, il comune corniolo. Particolare dell’infiorescenza di Cornus mas.

Le infiorescenze di Stachyurus

Un altro arbusto di bell’effetto, arrivato dal Giappone nel 1864, è Stachyurus praecox, normalmente alto non più di un paio di metri, che mette in mostra infiorescenze a racemi lunghi e penduli alle ascelle delle foglie cadute nell’autunno precedente: i singoli fiori sono di color giallo, campanulati e lunghi circa 8 millimetri. Anche in questo caso la tecnica colturale segue quella del rododendro, con terreno ben fertile, arricchito di sabbia e torba, mentre la posizione soleggiata o in semi-ombra è da preferirsi.

Gelsomino d’inverno

Un ultimo arbusto, che oltretutto. viene spesso utilizzato come rampicante, è un gelsomino (Jasminum nudiflorum), forse la più famosa pianta invernale insieme al calicanto. Molto rustica questa specie cinese può iniziare a fiorire molto prima di Natale, terminando poi a febbraio-marzo., Non teme per nulla il freddo, tanto che può venire addossata a parenti rivolte a settentrione. Le sue foglie a tre segmenti sono decidue, mentre i fiori sono semplici: queste due caratteristiche lo differenziano dal simile J. mesnyi, sempreverde e a fiori semidoppi.

Corniolo, un altro spontaneo

Tra gli alberi, è spontaneo in tutta l’Europa centro-meridionale il corniolo (Cornus mas), che ha la proprietà di fiorire sul finire dell’inverno ed è facilmente individuabile nel paesaggio di quel periodo, soprattutto per il piacevole contrasto fra i fiorellini gialli e lo sfondo bianco della neve. Da questa specie – che si trova frequentemente sotto forma di arbusto – sono state ricavate alcune cultivar, più che altro per sfruttare la bellezza delle rosse drupe autunnali, con cui si possono ottenere gustose confetture.

Nei climi più miti le fioriture sono anche quelle delle mimose (Acacia dealbata) e delle magnolie (M. campbellii).

Acacie e magnolie nei climi miti

Nelle zone a clima più caldo, soprattutto nell’Italia centro-meridionale ma anche in quella insubrica (tra i laghi Maggiore e di Garda), si può coltivare con grande soddisfazione Acacia dealbata, da tutti conosciuta con il nome improprio di mimosa. La grande efficacia decorativa delle foglie, portanti ciascuna circa 30-50 paia di foglioline, non è inferiore a quella dei famosi fiorellini gialli, globosi e profumati, adatti non solo per festeggiare l’otto marzo, ma anche per decorare i giardini, anche se la pianta può superare facilmente i 20 metri d’altezza.

Molti altri sono gli alberi che fioriscono in inverno (ad es. gli olmi), ma quelli con fioriture appariscenti sono ben pochi. Fra loro, troviamo un genere tipicamente primaverile, Magnolia, che con la specie campbellii può invece fiorire già in febbraio. Pianta himalayana, questa magnolia, prima della fogliazione, si copre di grossi fiori che possono ricordare addirittura quelli del loto, sia per le dimensioni che per il colore, estremamente roseo, ma variabile a seconda delle cultivar. La sua rusticità non è uguale in tutte le forme coltivate, perché quelle con fiori più marcatamente colorati risultano essere le più esigenti.

Bulbose: colori di primavera

 

Tulipano Pappagallo «Estella Rijnveld»
(gruppo X)
Tulipano a fiore di giglio «Ballade»
(gruppo VII)

I giacinti e i tulipani sono per antonomasia i fiori della primavera. Donano profumi inconsueti, senso di freschezza, vivaci colori. E oltretutto si prestano a varie utilizzazioni: in vasi, ciotole o altri contenitori sono idonei per adornare balconi, terrazzi, cortili; in piena terra, in giardino, per formare aiuole e bordure o per creare macchie di colore mono o policromatiche; si possono, inoltre, sottoporre a forzatura, in coppe o apposite caraffe, per ottenere la fioritura in casa, durante l’inverno.

Tulipano Cottage frangiato
(gruppo VIII)
Tulipano Cottage «Maja»
(gruppo VIII)

Caratteri botanici
I giacinti (Hyacinthus orientale) hanno foglie lineari, erette, spesse, lucenti, tutte radicali. Tra esse si erge, alla fioritura, lo scapo che porta molti fiori profumati, riuniti in racemo. I singoli fiori, portati da corti pedicelli, hanno 6 lobi ricurvi e 6 stami. Vi sono molte varietà dai diversi colori: bianco, blu, rosa, giallo, viola, ardesia, blu-scuro, ecc.
I tulipani (Tulipa spp.) hanno foglie allungate e lanceolate. I fiori, a forma di coppa, sono formati da 6 tepali più o meno uguali, che racchiudono 6 stami. Lo scapo fioraie porta un solo fiore, ad esclusione delle varietà derivate da Tulipa praestans. I tulipani che oggi si coltivano derivano da diverse specie (Tulipa gesneriana, Tulipa suaveolens, Tulipa turcica, ecc.) e si denominano scientificamente Tulipa hybrida. L’incrocio fra le diverse specie ha dato luogo a migliaia di varietà e razze (si calcola oggi intorno alle 10.000) per cui si è sentita la necessità pratica di creare dei gruppi in base alle differenti caratteristiche. Secondo una classificazione internazionale i gruppi sono 15; li elenchiamo nella tabella

Tulipano Ibrido Darwin

Tulipano Ibrido Darwin (gruppo IV)

Gruppi Denominazione Cenni descrittivi Altezza pianta (cm) Periodo
di fioritura
Gr. I Precoci a fiori semplici fiori piccoli, appuntiti, a forma conica in boccio 15-30 mar.-apr.
Gr. II Precoci a fiori doppi fiori simili a peonie; tepali più di sei 30-40 mar.-apr.
Gr. III Mendel fiori tondeggianti su scapi sottili 40-50 apr.-mag.
Gr. IV Trionfo fiori angolosi su scapi robusti 50-60 aprile
Gr. V Ibridi Darwin fiori grossi con colori vivaci su scapi eretti e robusti (Darwin x T. foresteriana) 60-70 apr.-mag.
Gr. VI Darwin fiori tondeggianti, grandi, su scapi eretti e robusti; tepali arrotondati alla sommità 60-80 maggio
Gr. VII A fiori di giglio tepali con punta che si piega all’infuori 40-60 apr.-mag.
Gr. VIII Cottage fiori a forma di uovo allungato su scapi alti 70-80 apr.-mag.
Gr. IX Rembrandt maculature su fiori e piante dovute a virus; razze di tulipani Darwin virosati 60-80 maggio
Gr. X Pappagallo tepali attorcigliati e irregolarmente frangiati su scapi sottili e deboli 40-60 maggio
Gr. XI Tardivi a fiori doppi tepali più di sei su scapi rigidi 45-50 maggio
Gr. XII Der. da T. Kaufmanniana fiori bicolori che si aprono a stella 20-30 mar.-apr.
Gr. XIII Der. da T. Fosteriana fiori lucenti, sericei, con tepali a punta arrotondata, alla cui base internamente vi è quasi sempre una macchia scura. Antere nero-porpora 40-45 mar.-apr.
Gr. XIV Der. da T. Greigii tepali corti e appuntiti, retroflessi in punta, con base internamente nera o marrone. Foglie glauche, marmorizzate di porpora e bronzo 30-40 mar.-apr.
Gr. XV Specie botaniche sono classificate in questo gruppo anche le varietà derivate da T. praestans che hanno scapo portante da 2 a 5 fiori 30-50 mar.-apr

 

aiuola bulbose primavera

Aiuola mista costituita da tulipani tardivi, Myosotis e Euphorbia in primavera


Tecnica di coltivazione

I giacinti e i tulipani amano terreni leggeri, soffici, profondi, freschi, permeabili. I terreni umidi possono procurare la marcescenza dei bulbi, per cui vanno opportunamente drenati; se poco fertili possono essere concimati con letame, a patto che questo sia ben maturo, cioè’ ridotto a terriccio, e che venga distribuito 2-3 mesi prima della piantagione. Qualche settimana prima dell’impianto sono utili i fertilizzanti chimici come il fosfato biammonico e il cloruro o solfato di potassio oppure i ternari ad alto titolo di fosforo e potassio. La cenere può sostituire i sali di potassio con risultati quasi identici. Durante la fase vegetativa e soprattutto prima e dopo la fioritura è consigliabile somministrare fertilizzanti azotati (nitrato o fosfato di ammonio) i quali, prima della fioritura, favoriscono lo sviluppo dei fiori, mentre dopo giovano all’accrescimento dei bulbi.
I bulbi si internano da settembre a novembre, alla profondità di 10-15 cm e alla distanza di 10-12 cm.
Se il tempo decorre siccitoso, bisogna ricorrere a opportune innaffiature, ma senza esagerare e intervenendo solo se c’è effettiva necessità, quando cioè il terreno comincia ad asciugarsi e ciò per evitare possibili marcescenze.
Giacinti e tulipani hanno bisogno di una fase di riposo che avviene nella stagione estiva, per cui dopo la fioritura e il successivo disseccamento delle foglie, i bulbi si tolgono dal terreno e si fanno seccare all’ombra. Si conservano poi in locali freschi e asciutti, previa esportazione di residui terrosi, radici e squame distaccate.
I bulbi di alcune specie di tulipani come Tulipa turkestanica, Tulipa tarda e di tutte le varietà derivate da Tulipa kaufmanniana si possono lasciare per sempre nel terreno ove si propagano spontaneamente. Anche i bulbi dei giacinti si possono lasciare nel terreno, ma solo se si avrà cura, nelle zone fredde, di coprirli durante l’inverno con paglia, foglie secche o torba.
I tulipani in ordine di fioritura

A fioritura precoce:
(marzo-aprile)
Tulipani derivati da Tulipa Kaufmanniana
Tulipani derivati da Tulipa fosteriana
Tulipani derivati da Tulipa praestans
Tulipani derivati da Tulipa greigii
Tulipani semplici precoci
Tulipani doppi precoci
A fioritura media:
(aprile)
Tulipani Mendel
Tulipani Trionfo
Tulipani Ibridi Darwin
A fioritura tardiva:
(maggio)
Tulipani Darwin Tulipani a fiore di giglio
Tulipani Cottage
Tulipani Rembrandt
Tulipani doppi tardivi
Tulipani Pappagallo

Dopo alcuni anni, comunque, i fiori degenerano cioè perdono le loro caratteristiche originali.
La moltiplicazione di ambedue le specie avviene per bulbilli che daranno piante fiorifere dopo alcuni anni, quando cioè si saranno sufficientemente ingrossati. Tra le cure colturali, oltre alle concimazioni e alle innaffiature, sono importanti: l’eliminazione delle erbacce, le zappettature e l’asportazione dei fiori appassiti. Quest’ultima pratica è necessaria per evitare la formazione dei frutti e dei semi che sottrarrebbero alla pianta molte sostanze nutritive, quelle sostanze indispensabili al normale accrescimento dei bulbi.
È utile ricordare che i bulbi più grossi daranno i fiori più belli, mentre quelli piccoli daranno fiori striminziti, ammesso anche che riescano a fiorire. Nell’impianto di aiuole, per ottenere un ottimo effetto decorativo, è bene accostare varietà della stessa altezza, dello stesso colore e del medesimo periodo di fioritura.

Giacinto ‘Blue Jacket’ Giacinto ‘Orange Boven’

TRA STORIA E LEGGENDE 
Il nome generico del giacintoHyacinthus – sembra derivare dal greco-albanese giak che significa sangue. È dal sangue del Giacinto, bellissimo giovane greco, secondo la leggenda, pare sia nato il fiore omonimo. Il Dio Apollo si era innamorato di questo giovane, ma involontariamente, mentre giocavano insieme, lo uccise con una piastrella. Dal sangue che ne scaturì, Apollo, per ricompensa e grande rimpianto, fece nascere un bellissimo e profumato fiore.
Il nome di tulipano sembra sia derivato dal turco tulban o turban per la somiglianza del fiore al turbante. L’etimologia, però, non è certa. Sono certe, invece, le vicende legate al tulipano che avvennero in Europa agli inizi del XVII secolo. L’amore per questo fiore orientale – si racconta colpì un gran numero di persone e si trasformò presto in una vera e propria mania (si chiamò tulipomania) tanto che in poco tempo il prezzo di qualche varietà salì alle stelle. Vi furono in seguito a ciò persone che accumularono ingenti ricchezze, mentre altre andarono in rovina.
Chi non aveva denaro contante scambiava con bulbi terre, palazzi e altri beni. Questa mania e la speculazione commerciale che ne, derivò giunse a tal punto che dovette intervenire il Governo olandese il quale il 27 aprile del 1637 fu costretto ad emanare un’apposita ordinanza per regolare tale commercio e mettere così fine alla paradossale speculazione.

 

Il tulipano

tulipa-angelique

Tulipano ‘Angelique’

La storia

Fiore meraviglioso, il tulipano è dotato di una storia affascinante, densa di episodi e di alterne vicende.
Pur non sapendo di preciso quando sia iniziata la sua coltivazione, si sa che il bulbo è di provenienza orientale e che in Persia cresceva spontaneo.
Fu l’ambasciatore Gislenio Busquenio a importare per primo  in Europa, dalla Turchia, bulbi e sementi di questa specie, facendone omaggio a Clusius. Le sorti dei bulbi furono inizialmente molto incerte, tanto che furono sottoposti anche a trattamenti culinari, a mo’ di esperimento: lo speziale viennese di Busquenio li mise sotto zucchero, e un commerciante di Anversa li fece friggere e servire conditi con olio e aceto. Dopo questi infelici tentativi, la coltivazione ornamentale si diffuse, inizialmente a Vienna dove il Gessner battezzò il fiore e lo disegnò per primo (in suo ricordo è rimasto Tulipa Gesneriana), poi in Inghilterra, dove però gli Inglesi sembra non si siano resi conto di quale tesoro fosse capitato loro per le mani, infine in Francia dove subito riscosse un enorme successo.
In questo paese le persone facoltose presero a cercare di procurarsi bulbi mediante i mercanti veneziani che compivano viaggi in Turchia; il colmo dell’eleganza della moda femminile francese era portare tulipani decorativi nelle scollature. Presto l’ascesa del tulipano divenne vertiginosa, il valore dei bulbi aumentava ogni giorno e la febbre da ‘tulipomania’ contagiò tutta l’Europa Centrale: fu Clusius che, molto probabilmente, introdusse la coltivazione del tulipano nei Paesi Bassi dove il fiore visse il suo periodo di massimo splendore. Nel giro di pochi anni tutti gli Olandesi furono invasi da una tale frenetica passione per i tulipani, che i bulbi diventarono oggetto di scambio e furono quotati sul mercato come vere e proprie azioni.
Mille episodi si potrebbero citare a testimonianza della follia che aveva invaso gli Olandesi nel riguardi di questa pianta: la Brasserie Tulipe a Lille ricorda che secoli or sono il suo padrone barattò la sua birreria con un solo bulbo di tulipano!

Jan Davidsz de Heem – Festone con fiori e frutta (Anversa, 1670)
Rijksmuseum, Amsterdam

Questa forma di fanatismo influenzò anche la moda e l’arte: ogni stoffa, ogni pizzo possedeva un elemento che richiamava la forma del fiore. Nessun dipinto di natura morta dell’epoca, era privo di un riferimento al tulipano.
La speculazione sul mercato del tulipani e la passione per questa coltivazione tuttavia decaddero: i prezzi cominciarono a calare e molti che avevano investito capitali in bulbi andarono in rovina.
Lo splendore della coltivazione del tulipano si rifugiò, allora in Turchia dove, seppur già conosciuta in precedenza, non raggiunse mai come nel 1700 tale trionfale successo: il Gran Visir aveva nella sua corte uno sceicco coltivatore ufficiale di tulipani. Erano in grande auge le feste del Tulipano durante le quali il Gran Visir invitava il sultano e il suo seguito presso il suo palazzo: sembra che il giardino contenesse più di mezzo milione di tulipani e il fasto e le spese erano enormi. Anche questo lusso però, via via si affievolì e tramontò, ma il tulipano rimase sulla cresta dell’onda per tutto il secolo in Turchia.
Dall’oriente poi il fiore tornò a farsi conoscere in Inghilterra dove ottenne finalmente un successo pieno, anche se più compito e moderato, intonato al carattere del popolo inglese.

Specie e varietà
Il genere Tulipa comprende oggi, secondo Parey, circa 150 specie diffuse tra l’Asia orientale e quella centrale, il Nord-Africa e l’Europa.
I tulipani coltivati oggi hanno poco a che vedere con quelli dei secoli scorsi, quali si possono ritrovare nel dipinti olandesi del 1600. Nell’evoluzione estetica del fiore, come accade spesso, intervennero infezioni virali e mutazioni, le prime responsabili della nascita delle corolle plumate (quelle i cui petali hanno la punta di colore diverso) e fiammate (quelle la cui totalità dei petali è percorsa da strisce di colore diverso), le seconde di tutta una gamma di diversi caratteri estetici di valore ornamentale più o meno valido.

campi-tulipani

Una coltivazione di tulipani per la produzione di bulbi in Olanda

Esistono tulipani adatti a soddisfare qualsiasi gusto: varietà ibride a fiore molto grande e specie botaniche di tipo nano a fiori più piccoli ma molto graziosi, varietà a stelo lungo e altre a stelo corto o medio, a fiori semplici o doppi in un vario assortimento di forme e colori. In ogni tempo le attenzioni degli amatori e del ricercatori si sono rivolte all’ibridazione e alla selezione di nuove varietà e ancora oggi questa opera continua e ogni anno vengono poste in commercio numerose nuove varietà, sempre più interessanti.
Mentre negli anni passati la preferenza degli amatori si indirizzava verso tulipani a fiori screziati, oggi invece si preferiscono quelle di tinta unita o delicatamente sfumata.
Per potersi orientare nel gran numero delle varietà di tulipani reperibili in commercio, che provengono in massima parte dalle famose coltivazioni olandesi, bisogna distinguere alcune razze fondamentali che si differenziano principalmente per la forma dei fiori e l’epoca della fioritura.

Tulipani a fiori semplici

Tulipani a fiori semplici

Tulipani a fiori semplici

Le principali varietà di questo gruppo sono:

Tulipani semplici precoci
Caratteristici per il loro portamento spiccatamente nano e per la fioritura molto precoce; in coltura normale fioriscono già in marzo o al primi di aprile e in quella forzata fin dai primi di dicembre. I fiori risultano abbastanza grandi, anche se i singoli petali sono piuttosto corti e portati su steli che non superano i 20-25 cm. La generalità dei fiori presenta una colorazione in tinta unita, ma esistono anche varietà a petali sfumati.

Tulipani semiprecoci Mendel
Bellissime varietà (adatte per il giardino e per la forzatura), a fioritura piuttosto precoce, in ritardo solo di qualche giorno rispetto al semplici precoci. Gli steli sono rigidi, alti 30-40 cm e i fiori sono molto ornamentali grazie al petali grandi e alle tinte vivacissime e variamente sfumate.

Tulipani tardivi Darwin
Sono certamente i tulipani più coltivati nei giardini per l’eleganza del portamento e per la lunga durata dei fiori che sbocciano di solito nel mese di maggio; sono molto indicati per la produzione di fiori recisi; si distinguono per la robustezza e la lunghezza degli steli alti fino a 60 cm.

Tulipani semiprecoci Trionfo

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Tulipano ‘Black Parrot’

Derivano dall’incrocio tra i tulipani semplici precoci e quelli Darwin. Presentano una notevole vigoria nello stelo per cui si prestano soprattutto per il fiore reciso. Fioriscono verso la metà di aprile; i fiori grandi presentano tinte vivaci semplici, bicolori o sfumate con pregevoli combinazioni.

Tulipani tardivi Pappagallo

 

Sono anche chiamati ‘mostruosi’ per i loro fiori molto voluminosi e i petali piuttosto irregolari, ondulati e finemente frastagliati; la loro bellezza è rara ed elegante, accentuata dalle forme originali dei petali e dei fiori. Fioriscono tardi, nel mese di maggio. Gli steli alti 30-40 cm che sorgono da bulbi piuttosto piccoli, sono piuttosto deboli e si piegano sotto il peso del fiore.

Tulipani tardivi a fiore di giglio
Ottimi per la produzione di fiori recisi perché presentano steli molto forti, lunghi e rigidi. Fioriscono nel mese di maggio e i fiori hanno forma. caratteristica con petali lunghi e stretti spesso ricurvati verso l’esterno.

Tulipani tardivi Breeder
Rappresentano i tulipani più tardivi: fioriscono nella seconda quindicina di maggio; la caratteristica è una grande vigoria della pianta; i fiori sono molto grandi e si presentano con tinte particolarmente decorative e vivaci.

tulipani-fiore-doppio

Tulipani a fiore doppio

Tulipani a fiori doppi

Le più diffuse varietà di questo gruppo sono:

Tulipani doppi precoci
Fioriscono nel mese di aprile, subito dopo i tulipani semplici precoci, ma rispetto ad essi presentano una fioritura più duratura; gli steli sono alti 20-30 cm, i fiori grandi e doppi, con petali compatti; sono molto indicati per la forzatura e permettono di ottenere fiori recisi o vasi fioriti con grande anticipo rispetto alle altre varietà.

Tulipani a fior di peonia
Steli molto alti e vigorosi, fiori di grande effetto che ripetono un po’ le caratteristiche del tulipano Trionfo da cui si differenziano però per i fiori più grossi e doppi che sbocciano nella seconda quindicina di aprile.

Tulipani doppi tardivi
Questi fiori molto eleganti e sorretti da steli alti e rigidi, derivano dall’incrocio dei tulipani precoci con i tulipani Darwin.

tulipani-botanici

Tulipani botanici

Tulipani botanici
Queste razze di tulipani chiamati botanici si distinguono per la notevole rusticità, per l’eleganza delle forme e per l’originalità delle colorazioni; la loro taglia generalmente ridotta li rende indicatissimi per ornare giardini rocciosi, bordi misti. Sono i più precoci rispetto a tutti gli altri tulipani, e presentano una gamma vastissima di colori.

Tulipa Kaufmanniana
Steli cortissimi e fiori di media grandezza che sbocciano molto precocemente; le tinte più diffuse sono quelle sfumate in giallo, rosso e arancio.

Tulipa Clusiana
Originari dell’Asia Minore ma coltivati nelle nostre regioni fin dal Medio Evo, si sono naturalizzati in alcune località favorevoli alla loro ambientazione; i fiori sono delicati, affusolati, di colore bianco esternamente striati di rosso, sbocciano precocissimamente.

Tulipa Fosteriana
Si distinguono per i fiori molto grandi, di dimensioni talora superiori a quelle di certe varietà ibride; molto decorativi e di colore tipicamente rosso-scarlatto brillante. Si sono ottenute recentemente interessanti varietà di colore bianco puro o arancio.

Tulipa silvestris
Razza indigena delle nostre regioni, che presenta notevole interesse per i fiori molto profumati di colore giallo all’interno, sfumati di verde esternamente.

Tulipa Greigii
Fiori molto grandi di colore generalmente rosso, salmone o albicocca; caratteristiche sono le foglie striate di violetto.

Tulipa-kaufmanniana

Tulipa Kaufmanniana

Coltivazione dei tulipani in piena terra
I tulipani crescono un po’ ovunque e nelle più diverse condizioni ambientali; richiedono però preferibilmente terreno ben drenato e di buona fertilità. La concimazione può essere eseguita aggiungendo terriccio di foglie o letame maturo oppure concime organico in polvere e torba. L’impianto dei tulipani si esegue nel periodo autunnale da metà settembre a metà novembre, su un terreno ben lavorato a una profondità di almeno 25 cm; i bulbi vanno interrati a 8- 10 centimetri: l’operazione è agevolata con l’impiego dell’apposito piantabulbi. Quando i fiori sono appassiti, si tagliano gli steli al di sopra delle foglie per favorire meglio l’ingrossamento dei bulbi, i quali si estirpano dal terreno quando le foglie sono completamente secche. Bisogna continuare le annaffiature delle piante sfiorite fin tanto che le foglie non diventano gialle.

tulipa orange princess

Tulipano a fiore doppio ‘Orange Princess’

Coltivazione in vaso

La coltivazione dei tulipani in vasi o cassette è molto facile e consente di ottenere splendide fioriture su balconi e terrazzi in un periodo in cui questi sono ancora piuttosto disadorni.
Si ottengono magnifici risultati anche preparando grandi ciotole di terracotta del diametro di 70-80 cm dove accanto al tulipani si pianteranno crochi, giacinti e altre bulbose. Per ottenere il miglior effetto decorativo, conviene realizzare grandi masse fiorite accostando nelle ciotole ai tulipani altre bulbose che fioriscono in periodi diversi, in modo da avere una fioritura più protratta nel tempo.
I vasi, in ogni caso, devono essere profondi e larghi almeno 20 cm: i bulbi si internano a circa un terzo di profondità, distanziandoli di 15 cm l’uno dall’altro. Per la coltura in vaso si prestano meglio le varietà a stelo corto e a fioritura precoce.
Quando i tulipani allevati in vaso non vengono sottoposti a forzatura, non necessitano di cure particolari: basterà non far mai mancare la necessaria umidità dalla piantagione sino al periodo precedente la fioritura.
Nelle zone più fredde conviene sistemare i vasi, durante l’inverno, nell’angolo più riparato del giardino o del balcone, ma di solito questa precauzione non è necessaria.

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Tulipano ‘Mabel’

 

Coltivazione forzata dei tulipani

Quando si vuole forzare la coltura del tulipano, per ottenere vasi fioriti dal mese di dicembre in avanti, e quindi con notevole anticipo sul periodo normale di fioritura, conviene prima di tutto scegliere le varietà precoci, cioè quelle che hanno un ciclo vegetativo il più breve possibile. La prima operazione è quella di predisporre un accurato drenaggio nei vasi che poi si colmeranno di terriccio soffice, ricco di sabbia e ben concimato con sostanza organica decomposta o concime organico in polvere. I bulbi si internano a partire da metà settembre in modo che la punta affiori alla superficie del terreno; le distanze sono ravvicinatissime tanto da avere i bulbi quasi accostati l’uno all’altro.
I vasi così preparati si infossano in giardino alla profondità di 15-20 cm, oppure si ricoprono di foglie o di paglia. Se ciò non fosse possibile, si possono anche collocare i vasi in una cantina fredda (temperatura tra i 5 e gli 8 gradi).
Quando, dopo almeno 30-40 giorni i bulbi avranno emesso un abbondante apparato radicale e il germoglio fiorale si sarà sviluppato, i vasi si porteranno in serra o in appartamento a temperatura non superiore ai 14-15 gradi, avendo cura di mantenere le piante ancora qualche giorno al buio, per favorire l’allungamento dello stelo. Successivamente si esporranno i vasi in piena luce e a temperatura di 18-20 gradi, annaffiando copiosamente. La fioritura avverrà dopo due o tre settimane.

 

A primavera sboccia il Verde a Mondo Creativo.

Il Mondo Creativo è il Salone interamente dedicato alla creatività e al fai da te organizzato da BolognaFiere e giunto alla sua dodicesima edizione. La Manifestazione si svolge due volte l’anno: l’Edizione Autunnale a novembre, mentre a marzo l’ Edizione Primaverile.
L’edizione Autunno 2012 è stata un’occasione per creare nuovi sbocchi e opportunità di sviluppo per le aziende che operano nel settore creatività, affacciandosi su nuovi segmenti di mercato e creando nuove occasioni di business, registrando un incremento di visitatori pari al 35%.
La novità dell’edizione Primavera 2013 che si svolgerà dal 22 al 24 marzo sarà l’area Garden & Green: uno spazio speciale dedicato al Verde, dal balcone al giardino, all’orto, alla decorazione floreale per la tavola e per la casa e per gli eventi, che anticiperà le tendenze del settore, e dove sarà possibile ammirare e acquistare prodotti relativi al giardinaggio, all’orticoltura e alla composizione floreale e alla decorazione. Tanti consigli, dimostrazioni dal vivo, laboratori teorici e pratici, prodotti e idee per vivere il Verde dentro e fuori casa e creare delle piccole oasi in cui ritrovarsi.
Garden & Green è un luogo in cui fermarsi, incontrarsi e confrontarsi, trovare novità e anche grandi classici del mondo Green, scoprire le tecniche e i trucchi per comporre un centrotavola floreale di successo (non solo per stupire gli ospiti), imparare a rapportarsi con il Verde, coltivare con soddisfazione un piccolo orto anche sul balcone e realizzare un kitchen garden in miniatura.
Non mancheranno piccoli workshop a tema, pensati per imparare a conoscere le piante e i fiori, progettare piccoli spazi di giardino o di terrazzo, accordare forme e colori; un occhio particolare verrà dedicato alla didattica per i bambini e al rapporto del cittadino con il Verde urbano.
L’alta qualità dei prodotti esposti, i corsi, le dimostrazioni e gli eventi collaterali in programma godono di una buona risonanza anche al di fuori degli spazi espositivi, attirando l’attenzione dei media nazionali e del pubblico.
Il Mondo Creativo