I primi a sbocciare

Quali sono le fioriture di gennaio, febbraio e marzo?

Paolo Cottini

chimonanthus_praecox

Calicanto (Chimonanthus praecox)

Le bizzarre vicende meteorologiche degli ultimi inverni, non solo in Italia ma in tutta Europa, hanno sconvolto alcune nostre abitudini ormai inveterate. Non più la tradizionale successione ‘piogge autunnali – neve a Natale – gelo invernale – primi tepori a marzo/aprile’, ma un po’ di freddo a novembre e poi primavera da dicembre a maggio, con scarsissime precipitazioni. Lo scompiglio climatico non si è limitato a turbare i sonni di scienziati, meteorologi, coltivatori di piante alimentari e ornamentali, ma anche degli esperti di fenologia, quella branca dell’ecologia che si occupa dei rapporti tra i fattori climatici e le manifestazioni stagionali della vita vegetale, come la fioritura. Anche chi scrive di piante e giardinaggio e vuole seguire una certa ‘stagionalità’, non è in grado di prevedere se il suo articolo, una volta pubblicato, sarà stato largamente superato dai capricci del tempo.

Tuttavia, nella speranza che questo effetto-serra non duri troppo a lungo, proviamo a ripensare a quelle piante che, nella logica di un normale svolgimento stagionale, ci aiutano a spezzare le note monocromatiche del giardino nel periodo più crudo dell’anno (gennaio-febbraio). Prima di tutto, però, è bene ricordare che la rusticità di una pianta varia in rapporto alla zona in cui essa viene messa a dimora, con evidenti conseguenze sia sulla possibilità stessa di coltivazione sia sui fenomeni fenologici di cui si è detto. Tuttavia, anche se l’Italia presenta situazioni fitoclimatiche assai differenziate, si può dire che quasi ovunque, e non solo nel centro-meridione, è possibile vedere prosperare diverse specie in gennaio-febbraio.

Gli amenti di Corylus avellana Gli amenti di Corylus avellana ‘Contorta’.

Calicanto, il più conosciuto

Iniziando dagli arbusti, quello invernale per eccellenza, sicuramente il più conosciuto, è il calicanto (Chimonanthus praecox), arrivato dalla Cina in Europa nel 1766. Le sue foglie, ellittico-lanceolate e lunghe fino a 20 cm, cadono in autunno, mentre poche settimane dopo i suoi fiori, con petali esterni gialli e petali interni macchiati di marrone, incominciano a emanare una dolce fragranza. Se ne coltivano almeno cinque varietà, ma se ciascuna di esse presenta un pregio in più, d’altro canto ne soffre qualche caratteristica originale: cosi è forse meglio ricorrere alla specie-base, che è indifferente al substrato e dà risultati eccellenti se viene messa a dimora contro un muro esposto a sud.

I curiosi e profumati fiori di Hamamelis mollis. Daphne mezereum, spontaneo nelle nostre regioni e resistente al freddo.

Gli amenti dei nocciòli

Tutti i nocciòli hanno la prerogativa di fiorire verso la fine della stagione invernale, mettendo in mostra piccolissimi fiori – in sè poco significativi – disposti sugli amenti, talmente carichi di polline che anche una leggera brezza può sollevare autentici polveroni. Una cultivar del comunissimo nocciòlo nostrano è Corylus avellana ‘Contorta’, che cresce molto lentamente e non occupa un grande spazio. Di questo arbusto è bello il contrasto fra il portamento pendulo e allungato degli amenti e le circonvoluzioni dei rametti.

I fiori bianchi dal profumo di mandorla di Abeliophyllum distichum. L’abbondanza della fioritura e la colorazione del fogliame fanno di Pieris un arbusto molto decorativo.

Il profumo dell’Hamamelis

Un altro arbusto che, come il precedente, concorre a rendere più vivace il giardino invernale, a partire già da gennaio, è Hamamelis, di cui conosciamo quattro o cinque specie, oltre alle numerose cultivar. Hamamelis mollis, una delle specie più utilizzate, e arrivata in Europa dalla Cina nel 1879 e ha dato vita a molte forme coltivate, soprattutto mediante il suo incrocio con H. japonica. Le foglie di questa pianta sono quasi arrotondate, un po’ simili a quelle del nocciòlo, piuttosto pelose e di un bel colore giallo intenso nei mesi autunnali. Fra dicembre e marzo, i rami si coprono di curiosi fiori gialli (ma alcune cultivar hanno sfumature sino all’arancione scuro), costituiti da petali assai stretti, diritti nella specie ma arricciati nelle cultivar di più larga fama. Questi petali, oltretutto delicatamente profumati, malgrado l’apparente fragilità, affrontano senza problemi anche il più crudo inverno. Tutte le specie di Hamamelis sono molto rustiche e crescono bene in un terriccio leggero, ben drenato ma umido.

Chaenomeles, il conosciutissimo cotogno da fiore. Osmaronia cerasiformis, i fiori sono disposti su lunghi racemi, penduli e odorosi.

Abeliophyllum in febbraio

Può capitare, se stiamo passeggiando distrattamente in un giardino nel mese di febbraio, di vedere un arbusto fiorito che rassomiglia ad Abelia (fam. Caprifoliaceae): le epoche di fioritura, tuttavia, non coincidono affatto, perché quello che abbiamo sotto gli occhi è un Abeliophyllum distichum (fam. Oleaceae), mentre Abelia fiorisce in tarda estate. Ma se le foglie sono simili, non altrettanto è per i fiori, che, nel caso dell’arbusto invernale, appaiono bianchi con interno aranciato, formati da quattro petali leggermente profumati di mandorla. Introdotto dalla Corea nel 1924, si sta guadagnando una fama sempre maggiore, anche perché lo possiamo coltivare facilmente, più o meno come una forsizia, ricordando però che un’improvvisa gelata può danneggiare i fiori.

Un cespuglio di Erica carnea. Un particolare dei fiori di Erica carnea.

Daphne, spontaneo e resistente

Un altro arbusto che, invece, sfida coraggiosamente i ritorni del freddo è il fior di stecco (Daphne mezereum), una pianta spontanea in tutta Italia, soprattutto nella fascia alpina e subalpina, ma sfruttata in funzione ornamentale fin dal 1561. Non è facile distinguerla in mezzo al grigiore del bosco invernale, ma una buona guida può essere l’acuto profumo dei fiori, che si aprono già in febbraio sui rami dell’anno precedente, dando poi vita a drupe velenosissime. In coltivazione, va tenuto presente che il suo terreno preferito è quello calcareo e che è possibile moltiplicarla con seme: la sua destinazione migliore è quella dei giardini di campagna.

Il gelsomino d’inverno, resistentissimo al freddo. Il bell’effetto delle inflorescenze di Stachyurus praecox.

Alcune rosacee

Anche le Rosaceae contribuiscono alla formazione del nostro giardino invernale con più di un arbusto. Oltre ai conosciutissimi cotogni da fiore (Chaenomeles), che pure fioriscono molto presto, questa famiglia benemerita offre anche piacevoli curiosità, come Osmaronia cerasiformis, una pianta ricca di polloni che possono formare un vero e proprio boschetto. Le foglie sono oblungo-lanceolate, mentre i fiori, assai attraenti, sono disposti su lunghi racemi, penduli e odorosi, un po’ simili a quelli dei ribes. La sua coltivazione è possibile in tutti i tipi di suolo, purché ricchi di humus e di umidità, mentre una sua esigenza e quella di vivere in posizione protetta dalla luce diretta del sole.

Ericacee decorative

Fra le Ericaceae, che già dispongono del corbezzolo (Arbutus unedo) a fioritura tardo autunnale, troviamo uno stupendo arbusto di grande efficacia decorativa, Pieris japonicaChristmas Cheer’.

Di origine giapponese, questa pianta si fa amare soprattutto per il ricco fogliame, rosso rame da giovane e verde brillante a maturità, e per le abbondantissime infiorescenze bianche, spesso orlate di rosa. Talvolta questa cultivar anticipa la sua fioritura da marzo a dicembre, specialmente se e allevata in vaso. Per il resto, la Pieris richiede trattamenti analoghi a quelli dei rododendri.

Immancabili eriche

Sempre alla stessa famiglia appartengono le decine e decine di eriche, fra le quali non v’è che da scegliere. Erica carnea, un cespuglio spontaneo assai diffuso nelle zone calcaree italiane, ha stimolato la fantasia di diversi coltivatori, tanto che le sue cultivar oggi in commercio non sono meno di una trentina. Alcune di loro fioriscono in novembre, altre in aprile, ma la maggioranza preferisce il periodo che ci interessa, cioè i primi due mesi dell’anno. A seconda delle diverse forme, i fiori possono essere bianchi, rosa o purpurei, mentre il portamento prostrato è frequentemente utilizzato per la formazione di tappeti, oltre che di siepi basse.

Un esemplare di Cornus mas, il comune corniolo. Particolare dell’infiorescenza di Cornus mas.

Le infiorescenze di Stachyurus

Un altro arbusto di bell’effetto, arrivato dal Giappone nel 1864, è Stachyurus praecox, normalmente alto non più di un paio di metri, che mette in mostra infiorescenze a racemi lunghi e penduli alle ascelle delle foglie cadute nell’autunno precedente: i singoli fiori sono di color giallo, campanulati e lunghi circa 8 millimetri. Anche in questo caso la tecnica colturale segue quella del rododendro, con terreno ben fertile, arricchito di sabbia e torba, mentre la posizione soleggiata o in semi-ombra è da preferirsi.

Gelsomino d’inverno

Un ultimo arbusto, che oltretutto. viene spesso utilizzato come rampicante, è un gelsomino (Jasminum nudiflorum), forse la più famosa pianta invernale insieme al calicanto. Molto rustica questa specie cinese può iniziare a fiorire molto prima di Natale, terminando poi a febbraio-marzo., Non teme per nulla il freddo, tanto che può venire addossata a parenti rivolte a settentrione. Le sue foglie a tre segmenti sono decidue, mentre i fiori sono semplici: queste due caratteristiche lo differenziano dal simile J. mesnyi, sempreverde e a fiori semidoppi.

Corniolo, un altro spontaneo

Tra gli alberi, è spontaneo in tutta l’Europa centro-meridionale il corniolo (Cornus mas), che ha la proprietà di fiorire sul finire dell’inverno ed è facilmente individuabile nel paesaggio di quel periodo, soprattutto per il piacevole contrasto fra i fiorellini gialli e lo sfondo bianco della neve. Da questa specie – che si trova frequentemente sotto forma di arbusto – sono state ricavate alcune cultivar, più che altro per sfruttare la bellezza delle rosse drupe autunnali, con cui si possono ottenere gustose confetture.

Nei climi più miti le fioriture sono anche quelle delle mimose (Acacia dealbata) e delle magnolie (M. campbellii).

Acacie e magnolie nei climi miti

Nelle zone a clima più caldo, soprattutto nell’Italia centro-meridionale ma anche in quella insubrica (tra i laghi Maggiore e di Garda), si può coltivare con grande soddisfazione Acacia dealbata, da tutti conosciuta con il nome improprio di mimosa. La grande efficacia decorativa delle foglie, portanti ciascuna circa 30-50 paia di foglioline, non è inferiore a quella dei famosi fiorellini gialli, globosi e profumati, adatti non solo per festeggiare l’otto marzo, ma anche per decorare i giardini, anche se la pianta può superare facilmente i 20 metri d’altezza.

Molti altri sono gli alberi che fioriscono in inverno (ad es. gli olmi), ma quelli con fioriture appariscenti sono ben pochi. Fra loro, troviamo un genere tipicamente primaverile, Magnolia, che con la specie campbellii può invece fiorire già in febbraio. Pianta himalayana, questa magnolia, prima della fogliazione, si copre di grossi fiori che possono ricordare addirittura quelli del loto, sia per le dimensioni che per il colore, estremamente roseo, ma variabile a seconda delle cultivar. La sua rusticità non è uguale in tutte le forme coltivate, perché quelle con fiori più marcatamente colorati risultano essere le più esigenti.


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritto riservati

2 pensieri su “I primi a sbocciare

  1. Grazie, molto interessante.
    Si possono aggiungere anche le bulbose a fioritura autunnale e invernale, sono molto belle.

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