Rosa multiflora

Una bella rosa rampicante a fiore bianco, importata negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo e divenuta invasiva, può essere coltivata da giardino, se tenuta sott'occhio, non solo per la sua bella, anche se unica, fioritura, ma anche per i suoi cinorrodi rosso lacca.

Luca Fadini

Nata in Cina (ma la si incontra pure in Giappone e in Corea), bandita dagli Stati Uniti d’America, in Europa lascia una variegata progenie e nuove occasioni d’affari. Eppure resta misconosciuta: Rosa multiflora.

Rampicante di circa quattro metri d’altezza, porta numerosi e minuti fiori bianchi, riuniti in dense infiorescenze a pannocchia. La fioritura è effimera, di grande effetto, seguita da una profusione di cinorrodi rosso lacca di appena mezzo centimetro di diametro.

Peter Beales ci racconta che:
– arriva in Europa tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo;
– se ne conoscono diverse forme (mutazioni o vecchi ibridi spontanei poi selezionati e diffusi in coltivazione) come R. m. carnea, R. m. cathayensis, R. m. platyphylla o ‘Seven Sisters Rose’, R. m. watsoniana, R. m. wilsonii;
– è all’origine delle Rose Pemberton, che però oggi sono conosciute come Ibride di Moschata (Rosa moschata essendo l’altra progenitrice);
– è all’origine di un gruppo di rose sarmentose che comprende meraviglie come ‘Bleu Magenta’, ‘Francis E. Lester’, ‘Goldfinch’, ‘Veilchenblau’…
– è all’origine del gruppo delle Rose Polyantha (del 1875, ma almeno una è ancora diffusamente coltivata: ‘The Fairy’, 1932), da cui derivano le Rose Floribunda (chi non ha mai visto ‘Queen Elisabeth’, fortunatissima varietà del 1954?) e la maggior parte delle varietà con fiori a mazzetti, fino a mescolare la propria linfa nelle più recenti Rose da Rotonda o Rose da Aiuola Pubblica (denominazioni non ufficiali – ma credo mi comprendiate);
– è ampiamente utilizzata come portainnesto a motivo dell’apparato radicale robusto e della buona compatibilità con la maggior parte degli ibridi.

Proprio per l’uso come portainnesto, Rosa multiflora fu importata dal Giappone alla Costa Occidentale degli Stati Uniti d’America nel 1866; nel 1930 con miope pragmatismo lo U.S. Soil Conservation Service ne promosse l’uso per frenare l’erosione o per costituire recinzioni vive per il bestiame; furono distribuite gratuitamente migliaia di talee e se le dense macchie di Rosa multiflora erano apprezzate per dare riparo a selvaggina pregiata (fagiani, conigli, pernici), solo più tardi ci si accorse che la facilità di riproduzione e l’adattabilità che le sono proprie andavano a discapito della flora locale e – soprattutto! – che l’espansione riduceva le aree a pascolo; ora che è diffusa in tutti gli USA tranne le aree desertiche, montuose o a clima caldo umido, la “specie esotica” viene classificata come noxious weed e se ne tenta l’eliminazione con tutti i mezzi; pure con la lotta biologica – fino a quando gli agenti antagonisti distribuiti su aree così ampie sfuggiranno al controllo e costituiranno un nuovo problema ecologico…

Tuttavia è interessante registrare negli USA l’esistenza di un organismo federale come il NISC (National Invasive Species Council) che si propone di registrare, monitorare e stabilire prassi per combattere specie animali e vegetali alloctone e invasive. Che non mancano certo in Europa o in Italia; mentre credo manchi, in proposito, qualsiasi strategia nazionale o comunitaria. E a dire il vero ormai nel nostro Paese certe specie vengono considerate parte del paesaggio (Robinia pseudoacacia), altre vengono persino vendute come ornamentali (Ailanthus altissima), mentre nei confronti di altre ancora sembra esserci rassegnazione (Myocastor coypus – o nutria). Rosa multiflora ha fatto qualche comparsa anche da noi, ma al momento vi sono poche segnalazioni.

Non credo comunque che si debba escluderla dal giardino: solo una popolazione già inizialmente vasta come quella diffusa capillarmente negli USA in ambienti naturali può dare inizio a una vera invasione; mentre la coltivazione controllata credo che difficilmente porti alla spontaneizzazione di una specie.

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I bei cinorrodi rosso lacca di Rosa multiflora

Vero è che Rosa multiflora si dissemina senza problemi; i tre esemplari che ora prosperano in un angolo fuori mano (e perciò poco curato) del giardino nacquero da seme quattro anni fa e giunsero alla fioritura dopo soli due anni. Fu un esperimento iniziato a partire da alcuni tralci acquistati dal fiorista; da qualche tempo infatti Rosa multiflora è coltivata per la raccolta dei cinorrodi, molto ornamentali, commercializzati da un produttore sanremese col nome di “Frutti dell’Amore” insieme ad altre varietà – ma senza che ne sia indicata la specie…

Raccolti appena maturi durano a lungo e anche seccandosi mantengono il colore rosso brillante. Un bene di riserva per il prossimo inverno.

rosa multiflora cinorrodi

Dimenticavo: nel frattempo, in Cina, c’è pure chi si è interessato alle potenzialità terapeutiche della pianta. Sai mai che, considerata un’erbaccia in un luogo, diventi una risorsa in un altro?


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