Rosa foetida bicolor

Una rosa che non passa inosservata in giardino quando è fiorita: ha un colore arancione vibrante ma armonioso. Scopriamola insieme a Luca Fadini.

Luca Fadini

Le montagne del Caucaso, che incardinano l’una con l’altra Europa e Asia, costituiscono una regione ricca di specie endemiche, animali e vegetali; di altre sono l’areale d’origine, come si definisce il luogo in cui una specie, come noi la conosciamo, ha preso fisionomia per poi diffondersi nei territori vicini. O lontani, se interviene l’uomo. Abbiamo già visto il caso di Paeonia mlokosewitschii e col tempo ne vedremo altri. Oggi si parla di Rosa foetida bicolor.

In Europa è conosciuta almeno dal XVI secolo – Carolus Clusius durante il soggiorno alla Corte Imperiale di Vienna ne registra la presenza in Austria – e oggi, Oltralpe e ancor più Oltremanica, sono numerosi i nomi comuni con cui è chiamata, tra i quali i più usati, ricordando il Clusius, sono “Austrian Briar” e “Austrian Copper”. Da noi, senza sorprese, non ne ha proprio, di nomi comuni…

Ha meriti? Storici, senza dubbio: la forma spontanea (Rosa foetida) ha fiori gialli e semplici, ma si coltiva ancora la varietà a fiori doppi detta R. f. persiana, che ornava appunto i giardini di Persia, molto prima dei nostri; proprio grazie a essa il giallo fu introdotto nella gamma dei colori delle rose da giardino, attraverso ‘Soleil d’Or’, ibrido ottenuto da Pernet-Ducher nel 1898. E, con l’aggiunta del giallo, i rossi porpora cominciarono a virare verso i rossi geranio, fino alle contemporanee rose da autostrada, rosso assoluto… forse questo non va annoverato tra i meriti però…

Allora, perché coltivarla? La pianta ha portamento un po’ rigido, con spine aghiformi e fogliame minuto, verde chiaro: passa inosservata per la maggior parte dell’anno – ma è incomparabile durante la fioritura. Se vi piace l’arancione!

Perché il colore dei fiori è più vivido di qualunque melograno, bignonia o azalea mollis abbiate visto. È vibrante, grazie all’accostamento di più toni, che vanno dal giallo degli stami e della pagina inferiore dei petali (da cui l’appellativo bicolor) all’ambra dei pistilli, mentre lo stesso arancione, soprattutto nei fiori sbocciati in giornata, appare cangiante in sfumature assurdamente violette, grazie all’effetto di rifrazione della luce sulla lieve rugosità dei petali.

E, proprio perché l’insieme è così vivo, gli accostamenti con gli altri colori riescono più armoniosi rispetto a quanto accade per i rossi o rossi-arancio più moderni e comuni – piatti e artificiali perché puri. Con ‘Austrian Copper’ invece legano tanto i rosa-lilla quanto i lavanda e persino i porpora. I fiori dell’Iris pallida offrono un validissimo accordo di complementari.

Bene, si dirà – ma perché foetida, puzzolente?
Perché, essendo una rosa, ci si aspetta che di rosa odori o almeno che ricordi il caprifoglio o la violetta o la melissa o il tè o le spezie o la mirra o qualunque altra fragranza a cui, di volta in volta, quelle delle rose sono accostate; ma non la rosa del Caucaso. Le sue foglie e ancor più i germogli emanano un profumo resinoso, simile a quello di Rosa primula, parente prossima. L’odore dei fiori invece è stato paragonato a quello delle cimici (nego fermamente) o a quello della volpe (ammetto di non averne esperienza): comunque sgradevole. Ma non è così: tralasciati il nome Rosa e i pregiudizi e le etichette, sperimentato “a occhi chiusi”, si può scoprire un profumo certo insolito, ma affascinante, capace di attirare e respingere insieme. Forse della stessa categoria del profumo delle peonie. O di certi tulipani. Direi un odore di sūq: complesso, un po’ animale, un po’ vegetale – molto umano…


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