Pordenone: Villa Varda

Ludovica Cantarutti

villa vardaAffacciato sulla strada che da Brugnera, in provincia di Pordenone, porta a San Cassiano, appare quasi all’improvviso il lato est del parco che incornicia Villa Varda e la segnaletica stradale, in questo caso, non indica il nome di qualche affermata industria del mobile, caratteristica fiorente di questa zona orientale d’Italia.

L’indicazione, invece, è dedicata ad una villa antica ed al suo parco che da alcuni anni ha riaperto i cancelli alla comunità.
La regione autonoma Friuli Venezia-Giulia è l’attuale proprietaria di Villa Varda e del suo parco, ultima di una lunga serie che questo luogo ha annoverato fin da quando se ne conosce l’origine, verso la metà del Quattrocento. Il suo toponimo è germanico; «warda» significa «luogo di vedetta o postazione di guardia», inteso come avamposto militare o punto di osservazione per le greggi.
Spiegato l’origine del suo nome Villa Varda assume subito nella memoria storica un passato ricco di avvenimenti anche per la sua posizione geografica, al centro della bassa pianura pordenonese, più volte meta delle mire di terraferma dei nobili veneziani che proprio qui solevano farsi costruire le loro residenze estive. Anche Villa Varda non viene meno a questo destino completato quasi sempre dalla realizzazione di un parco o di speciali giardini romantici.

 

Pianta del parco

1 – ingresso principale
2 – villa
3 – aranciera
4 – capella
5 – torre e ghiacciaia
6 – mausoleo

 

In stile inglese
Il parco di Villa Varda assunse l’attuale configurazione intorno alla seconda metà dell’Ottocento, quando il suo proprietario era Carlo Marco Morpurgo, appartenente ad una facoltosa famiglia di Trieste. A quell’epoca furono avviati i lavori di ristrutturazione e di sistemazione paesaggistica secondo gli stilemi del parco all’inglese. In tal modo il parco assunse una sua precisa fisionomia, così il suo habitat pronto ad accogliere la sosta di numerosi uccelli che qui intrecciano i loro linguaggi unicamente al rigoglioso esplodere della natura nell’amalgama dei colori più vivaci.
E’ il caso dello splendido libocedro (Libocedrus decurrens) situato di fronte alla villa. Si tratta di una specie di albero originario dalle montagne dell’Oregon e della California che venne introdotto in Europa nel 1853. La data conferma che l’esemplare qui collocato è sicuramente uno dei più vetusti che si annoveri nella penisola italiana. La conformazione del parco di Villa Varda è caratterizzata soprattutto da uni ansa naturale che nel suo lato settentrionale forma il fiume Livenza ed e protetta da un isolotto che consentiva alle imbarcazioni che andavano e provenivano da Venezia un facile attracco.

La Ghiacciaia con la torre.

Uno degli imponenti viali di tigli che caratterizzano il disegno del parco.

Disegno geometrico
L’aspetto più regale del parco è costituito da lunghi viali di tigli che danno l’impronta primaria a disegno geometrico dell’intera area, incorniciando i prati, mentre alcuni elementi architettonici costruiti in epoche diverse consentono, lungo il percorso, soste e riflessioni anche storiche oltreché sull’ambiente.
Esiste, ad esempio, un’aranciera a cinque arcate, con soprastante terrazza a balaustre in pietra, situata a breve distanza dal corpo centrale della villa, mentre ad est e non a grande distanza l’uno dall’altro sorgono altri tre elementi a garanzia della suggestione che il connubio fra natura ed intervento dell’uomo riesce talvolta a dare. Si tratta della Cappella, già esistente al tempo del riassetto definitivo del parco e rimaneggiata in forma neo gotica all’inizio di questo secolo su un edificio preesistente fatto erigere nel 1670 dai proprietari di allora, i signori Mazzoleni. Non lontano un laghetto e la Ghiacciaia, alla quale nel 1932 venne sovrapposta una torre merlata.
Infine, non lontano, un piccolo mausoleo che ricorda la sepoltura dei Morpurgo, proprietari di Villa Varda fino al 1934 e lasciata in eredità con tutto il resto dell’appezzamento dall’ultimo rampollo della famiglia alla curia vescovile locale, in ringraziamento per essere stato lui, ebreo, protetto dalla stessa durante le vicende del conflitto mondiale.

Parco d’inverno: uno scorcio sul Livenza.

L’Aranciera.

Autoctone e qualche rarità
Tutto il resto del parco di Villa Varda e un susseguirsi ed un rincorrersi di proposte. Il folto bosco è costituito in prevalenza da specie arboree autoctone, salvo alcuni esemplari interessanti, oltre al libocedro già menzionato. Essi sono, ad esempio, una sofora (Sophora japonica) collocata sul «parterre» in riva al fiume. Questa specie ‘è stata introdotta in Europa nel 1747 e nel Veneto nel 1812 e la varietà più comune è la ‘Pendula’ caratterizzata da rami contorti e pendenti.
Qui, la riva dolcemente declinante che arriva al fiume forma un suggestivo scenario dove ogni anno, al riproporsi della nuova stagione, pare riprendano corpo anche antichi fantasmi, quasi a significare che l’anima popolare non è mai morta e che sa aspettare il rinnovarsi del colori che compaiono e scompaiono nel riverbero con l’acqua e pare, anche, che da un momento all’altro compaia la musa Siringa che fece innamorare di sé Pan per poi perdersi nelle acque e far crescere al suo posto quelle canne che diedero vita al flauto che poi prese il suo nome.
Nel parco di Villa Varda c’è anche un esemplare di fotinia (Photinia serrulata) che nei giardini del secolo scorso era considerata una autentica rarità essendo stata introdotta in Europa solo nel 1802 e nel Veneto nel 1842.

Il parco ospita numerosi esemplari arborei con la magnolia in primo piano.

Un paesaggio straordinario
Ma ci sono anche taluni esemplari che testimoniano una recente sperimentazione come il ginepro della Virginia (Juniperus virginiana) e il pino nepalese introdotti all’inizio del secolo come specie forestali esotiche.
In sostanza 15 sono le specie di piante appartenenti alle Gymnospermae, come l’albero del 40 scudi, alcuni gruppi di cedri, alcuni tipi di pino, il cipresso, il tasso, ecc., mentre sono 51 le specie che appartengono alle Angiospermae, come alcuni tipi di pioppi, il salice, l’ontano, la farnia, il nocciolo, il faggio, il gelso, il ciliegio, l’albero di Giuda, la robinia, l’acero e molti altri.
Tutto questo rivela la possibilità di un paesaggio straordinario, un unicum che fa di Villa Varda una delle più belle mete turistiche ed ecologiche dell’intera regione, ed anche nella stagione invernale, durante la quale i colori sono forse più ingrati e meno concilianti e l’intero paesaggio è più sofferente in attesa del risveglio, passeggiare lungo i viali all’ascolto di quel silenzio particolare che è il linguaggio della stagione rigida, concilia l’animo a riflessioni più durature.


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritti riservati

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