Camellia: note di coltivazione

Molti credono che Camellia sia pianta difficile o addirittura da serra, ma non è così, almeno per ciò che riguarda Camellia japonica e i suoi moltissimi ibridi.

Giorgio Oelker

 

C-M-WilsonClima ed esposizione
La Camellia japonica è specie assai resistente al freddo, sopporta anche geli prolungati nonostante il suo carattere di pianta sempreverde. Tuttavia, poiché fiorisce molto presto e apre spesso i suoi grossi bocci già a fine inverno se la stagione decorre mite, è logico che la sua diffusione sia avvenuta soprattutto in zone temperate, com’è della regione dei nostri laghi prealpini. Oppure che il giardiniere si preoccupi di collocarla in posizioni non soggette a venti settentrionali o là dove è possibile – contro muri – darle un po’ di riparo quando la sua fioritura ha inizio.
Il troppo sole, tuttavia, può essere di danno a Camellia e provocare antipatiche zone di secco sulle foglie, specialmente sul bordo. Per questo si consiglia di sistemare la pianta a mezz’ombra, in posizione protetta dalla chioma di qualche grande albero, oppure là dove possa beneficiare del sole del mattino, e non del pomeriggio. V’è da aggiungere tuttavia che la molta ombra non va bene, giacché un minimo di sole occorre sempre per la formazione dei bocci fiorali.

Terreno e umidità
Il suolo adatto a Camellia è quello acido dove prosperano azalee e rododendri, eriche e ortensie. Quindi privo di calcio, leggero, ben drenato, possibilmente ricco di sostanza organica, fresco per natura ed esposizione.
Nel Paese d’origine Camellia è pianta da sottobosco e preferisce una certa umidità del suolo. Bisogna però evitare il ristagno dell’acqua nel terreno, giacché è facile che s’instaurino fenomeni d’asfissia radicale e di marciume.
In Italia terreni ottimi per la coltivazione si Camellia sono quelli derivati dalle antiche morene glaciali delle Alpi, dove vegeta Calluna vulgaris e dove si hanno buone precipitazioni durante il periodo estivo. Ma anche i terreni vulcanici, come se ne trova nel Lazio, in Sicilia od in Campania, si prestano molto bene anche se nel Sud il clima non è così favorevole dal punto di vista della necessaria umidità.
Per la coltivazione in vaso – per esempio sopra un terrazzo – si può utilizzare un substrato composto da terriccio di giardino di medio impasto privo di calcio, misto con torba e sfatticcio di letame ben maturo, alleggerito con sabbia e terra di foglie. Tuttavia questo terriccio non deve risultare troppo leggero, altrimenti asciugherebbe facilmente durante l’estate e incontrerebbe, poi, estrema difficoltà a riprendere l’acqua. E’ assolutamente necessario, sia che la pianta venga coltivata in giardino sia ch’essa vegeti in vaso, che una sufficiente e costante umidità venga assicurata al substrato o con frequenti annaffiature oppure con particolari pratiche agronomiche, quale sarebbe, ad esempio lo spargimento di materiali pacciamanti sul suolo sotto la chioma della pianta. Ciò ch’è abbastanza facile in piena terra in giardino, alquanto più difficile invece se le piante sono coltivate in recipienti.
Qualche spruzzatura al fogliame, in periodo di grandi calori o di perdurante siccità, è sempre di molto aiuto alle piante.

Una camelia di tipo classico, con il fiore a forma molto regolare

Un bel grappolo di fiori per la varietà ‘M. Paugan’

Coltivazione in giardino 

Per chi si accosti per la prima volta a Camellia, raccomandiamo innanzi tutto una buona indagine conoscitiva dell’ambiente nel quale si vuole coltivare la pianta: terreno, clima, esposizione, ecc. Se non vi fossero le premesse indispensabili, o almeno una buona parte di esse, varrebbe meglio rinunciarvi a priori. Tuttavia se il terreno fosse un po’ calcareo, o troppo compatto, o troppo leggero ed arido, si potrebbe sempre ovviare con la sostituzione completa del terreno del giardino là dove la pianta deve essere posta. Così come se il clima fosse troppo freddo in primavera, si potrebbe sempre collocare la pianta contro un muro al sud, e proteggerla con teli di plastica durante la fioritura.
Decisa la piantagione e in possesso delle piante spedite dal vivaista, si pensi a preparare bene il terreno lavorandolo profondamente, o meglio la buca che deve accogliere la pianta, con una certa accuratezza, mettendovi dentro un drenaggio di sassi o cocci e sopra una miscela adatta di terra resa più fertile da terricciato di letame e da concimi minerali completi. Non si insisterà mai  abbastanza sulla necessità di dare alle piante sin dal primo momento un buon apporto di sostanze nutritive affinché la ripresa vegetativa sia rapida e vigorosa.
Se vi è qualche albero a fogliame leggero (betulle, ad esempio) che possa ombreggiare le piante tanto meglio. Altrimenti si cercherà di metterle in posizioni che abbiano il sole nelle ore del mattino e che siano all’ombra nel pomeriggio, quando i raggi sono più caldi.
Le pratiche colturali si limitano di norma alle annaffiature che assicurino la necessaria frescura. Abbiamo già accennato ai vantaggi di una pacciamatura: può essere fatta sia con materiali pagliosi diversi, sia con film plastico nero, lasciando tuttavia in questo caso uno o più fori per la penetrazione dell’acqua di pioggia e d’annaffiatura.
Durante l’estate, specialmente se il clima non è mitigato da qualche temporale, bisogna annaffiare spesso, e anche spruzzare le piante nei periodi più caldi. Le concimazioni liquide, ormai adottate per tutte le piante da giardino, devono essere fatte specialmente in primavera, al momento della massima vegetazione delle piante, e alla fine dell’estate, quando si formano i bocci fiorali.
Ogni anno, sul finire dell’inverno, si rimuoverà il terreno attorno alle piante, facendo tuttavia attenzione a non rovinare le radici superficiali. Contemporaneamente, se si tratta di piante in sito da più anni, si potrà fare una generosa distribuzione di terriccio di letame da incorporare nel suolo con un po’ di concimi minerali.
Se l’inverno, e soprattutto la neve, ha fatto qualche guasto, si potranno togliere i rami rotti o rovinati prima della fioritura; la potatura, invece, intesa ad equilibrare la chioma, la si potrà fare subito dopo la fioritura e prima che la nuova vegetazione abbia inizio.

Coltivazione in vaso
La coltivazione in vaso, anche se vuole una maggiore assiduità del giardiniere, ha tuttavia i suoi vantaggi e non sono pochi coloro che la preferiscono.
In primo luogo si può dare alla pianta il substrato più confacente; la camelia vive anche in poco spazio e non occorrono quindi grandi recipienti e grandi quantità di terra, giacché il suo accrescimento annuo è assai limitato.
In secondo luogo un vaso si può sistemare nella migliore esposizione a seconda dell’epoca dell’anno e delle condizioni ambientali; in mezzo ad un prato in primavera, all’ombra di un albero nell’estate, in casa od in serra al momento della fioritura. I vasi sono sempre molto decorativi e possono abbellire terrazzi e interni in qualsiasi epoca dell’anno, anche con le sole foglie.
Invasata la pianta nel terriccio giusto, l’unica preoccupazione resta quella dell’annaffiatura, oltre la periodica concimazione liquida. L’acqua delle annaffiature asporta una notevole quantità di sali minerali; occorre pertanto reintegrare la fertilità aggiungendo all’acqua – una volta la settimana – un concime minerale contenente gli elementi principali, azoto, fosforo e potassio. Non bisogna però superare la concentrazione massima di due grammi per litro d’acqua e distribuire l’acqua concimata nel vaso con terra sufficientemente bagnata.
Il pericolo maggiore della coltivazione in vaso è il rapido asciugarsi del terriccio durante i forti caldi estivi. Si consiglia, al fine di mantenere sempre umido il pane di terra, di interrare il recipiente se si dispone di un giardino. In caso contrario (sopra un terrazzo, ad esempio) si potrà sempre collocare il vaso entro una cassetta colma di torba bagnata. Non vi sarà più pericolo!
Altro inconveniente della coltivazione in vaso è, in caso di impiego di acque dure per l’annaffiatura, il rapido accumularsi di calcare nel primo strato del terriccio. Ciò impone la sostituzione annuale dello strato superficiale con altra terra nuova. Se tuttavia le acque fossero eccessivamente dure, si potrebbe sempre mettere sui vasi uno strato di pura torba acida che farebbe da filtro e tratterrebbe il calcio, torba da sostituire almeno una volta l’anno.

Bianco purissimo per i fiori della varietà «Snow White».

Moltiplicazione

C’è chi ha l’hobby del «far da se» e quindi può desiderare di moltiplicare le sue Camelie. Aggiungiamo per costoro alcune frettolose indicazioni.
Il modo più semplice e rapido di propagazione della Camellia è la talea, anche se non tutte le specie e varietà radicano con eguale facilità. Le talee si raccolgono in estate, quando i nuovi rametti sono già in parte lignificati; devono avere quattro foglie – di cui due si lasciano, e due si tolgono – e si piantano- per metà della loro lunghezza in sabbia umida, in ambiente confinato, cioè sotto vetro o plastica, e all’ombra.
Nel giro di tre mesi le talee avranno emesso sufficienti radici e potranno essere trapiantate in vasetti, questa volta con terriccio ricco e fertile.
Altro modo di propagare la Camellia è la propaggine o margotta, così come si fa con Azalee e Rododendri, adottando la consueta tecnica, cioè incidendo il rametto che deve essere conficcato in terra o nel vasetto per il radicamento.
Infine vi è la semina che tuttavia non riproduce le caratteristiche dei genitori. Fa la semina chi è alla ricerca di nuove varietà. I semi vengono posti in terriccio umifero sin dall’autunno ed i recipienti sono mantenuti umidi e protetti dal gelo. Le piccole piante germineranno a primavera e quando avranno la lunghezza di 10-15 cm verranno trapiantate in vasetti. I soggetti da seme possono portare il fiore nel giro di due o tre anni, ma spesso vengono utilizzati per l’innesto a spacco, una volta che il fusticino ha raggiunto la grossezza di una matita o più.

Malattie e parassiti
Pur rimandando a testi specifici, diciamo qui che diverse sono le malattie che colpiscono la Camellia, le più frequenti dovute a batteri e funghi che provocano macchie sulle foglie e sui fiori. Alcuni trattamenti dalla primavera all’estate con anticrittogamici adeguati (zineb, ziram, maneb, ecc.) possono prevenire lo sviluppo di tali funghi, come pure quello di un’alga segnalata come dannosa.
Fra i nemici animali frequenti i punteruoli che rodono le foglie, gli afidi apportatori della fumaggine insieme alle cocciniglie, ed alcuni acari. Una costante osservazione delle piante e l’impiego dei prodotti specifici consigliati contro i diversi fitofagi possono mantenere una soddisfacente sanità delle piante senza eccessivo impegno, poiché la Camellia è pianta robusta e resistente.

 


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