Varese e i suoi sette colli

Piccolo centro mercantile, immerso in notevoli bellezze naturali, montagne, boschi e laghi offre alcune perle ai visitatori: Villa Ponti, il Sacro Monte, il castello di Masnago e altri interessanti aree

Giancarlo Buzio

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Varese, Villa Ponti Photo by Flickr user maxalari (CC BY-ND 2.0)

È molto interessante visitare il giardino della Villa Ponti, attuale centro congressi della Camera di Commercio e punto nodale dell’economia locale. Il parco venne creato occupando diverse proprietà con costruzioni preesistenti. L’industriale tessile Andrea Ponti arruolò l’architetto Balzaretto, che non era un Carneade, ma l’autore dei Giardini Pubblici in Milano, tuttora quasi presentabili, pur nel loro disegno originario. A Varese, Balzaretto distrusse una precedente villa attribuita al Pollach, architetto austriaco neoclassico autore della Villa Reale di Milano, appunto attigua ai milanesi Giardini: una gelosia di mestiere? In luogo della villa del Pollach, sorse un edificio rosato, che fu soggetto a critiche fin dal suo nascere: chi ha qualche anno sulle spalle, ricorderà del resto i “pro o contro il Jazz” (la musica dei negri) o i “pro o contro Picasso” (fa le donne col naso a quattro dimensioni). Figuriamoci le critiche subite da quel Balzaretto. La villa, bruttina, è in stile eclettico, tozza e scioccamente monumentale: le “bifore con occhio” sono addirittura un riferimento veneziano che, come l’egizio del Sommaruga proprio, a Varese, non c’entrerebbe e ora verrebbe bocciato dai censori dei Beni Ambientali. E il Balzaretto, colpevole della distruzione della villa del Pollach, verrebbe addirittura “associato” – chissà perché si dice così – al locale carcere dei Miogni.

Da Abies alba a Wisteria chinensis, Paolo Cottini ha classificato 1.528 piante di Villa Ponti, appartenenti a 189 specie, fra cui spiccano 171 Taxus baccata, 120 Ilex aquifolium, 94 lauri, 44 Trachycarpus fortunei, un centinaio di tigli di diverse specie, 37 camelie, 50 azalee, 28 Punica granatum, 22 Prunus lusitanica, 12 Osmanthus fragrans.. Fra le specie abbastanza rare, si possono ricordare una Metasequoia glyptostroboides, piantata proprio di fronte alla Villa Andrea e 2 esemplari di Photinia serrulata. La Camera di Commercio ha in programma il restauro, anche dal punto di vista fitosanitario di questo importante Parco.

Villa Toeplitz venne realizzata a Sant’Ambrogio, ai piedi del Sacro Monte, dal barone Toeplitz, uno dei fondatori della Banca Commerciale Italiana. Siamo ai tempi di Crispi e della Triplice Alleanza. Il barone, un pendolare perfetto, si recava ogni mattina nel suo ufficio di Piazza della Scala a Milano, dove arrivava puntualissimo, partendo da Varese in Alfa Romeo. Il parco di Villa Toeplitz, che è aperto al pubblico, oltre alla parte formale con topiarii e giochi d’acqua, dispone di una zona a prato e a bosco che non manca di suscitare l’interesse dei micologi locali. Nei periodi adatti, a Villa Toeplitz, sono stati raccolti non solo i porcini, ma perfino i rarissimi ovuli (Amanita cesarea). Chi non ha la fortuna di incontri micologici a questo livello, potrà raccogliere castagne di ottima qualità, prodotte da piante secolari piantate dal barone Toeplitz.

Villa Toeplitz, attualmente aperta al pubblico, fu la residenza del Barone Toeplitz

 

Poche città, oltre a Varese, offrono la possibilità di raccogliere liberamente funghi o castagne nel centro cittadino o di salire con un normale autobus urbano fino a 888 m di quota (Sacro Monte) e a oltre 1. 000 metri di quota, all’ex Albergo del Campo dei Fiori.

 

A Varese si può accedere con i servizi urbani su gomma alle zone verdi del Sacro Monte e del Campo dei Fiori. La stazione a monte della funicolare del Sacro Monte: le ringhiere arrugginite sono opera del Sommaruga

Il castello di Masnago
Il castello di Masnago (XV secolo) attualmente di proprietà del Comune, che ha provveduto al restauro, dispone di un vasto giardino, il Parco Mantegazza, in cui sono state messe a dimora alcune specie poco comuni.
Una Davidia involucrata fiorisce regolarmente e produce semi vitali, simili a piccole susine viola. Più rara, ma non impossibile da reperire nei vivai, è la Callicarpa, con le sue bacche di un incredibile color viola.
La Idesia polycarpa (Flacourtiacee) è una specie cespugliosa sconosciuta ai più e prospera sul lato Sud del castello, producendo grappoli di bacche marroni. Poco più oltre, un bellissimo corbezzolo e una Melia azedarach (albero dei rosari). La quercia da sughero è invece presente nel parco pubblico di Villa Augusta.

Le radici austriache
La storia delle piante e dei giardini di Varese è purtroppo legata, nel bene e nel male, anche alla storia degli uomini. Piccolo centro mercantile, immerso in notevoli bellezze naturali, montagne, boschi e laghi pescosi, Varese aveva da sempre attirato l’attenzione sia delle classi dominanti che di quelle emergenti. Gli “emergenti” erano i pochi patrizi ma anche il numeroso clero che, fino alle confische degli immobili effettuate dopo l’unità d’Italia, disponeva di notevoli valenze economiche.
A Varese vennero fondate ville e conventi, che tuttora sussistono nelle zone più belle, come il colle di Biumo, Masnago ed il Sacro Monte, uno dei tanti baluardi eretti sulle Prealpi a sfidare il transalpino protestantesimo. Ma, per Varese, il salto di qualità avvenne ai tempi dell’illuminata e rimpianta regina e imperatrice.

 

Villa Ponti.  Il Cedro di Garibaldi. La leggenda vuole che il quasi incontestato Eroe nazionale, abbia diretto una delle sue battaglie locali, quella di Biumo, riparandosi sotto alle fronde di questo cedro

Maria Teresa d’Austria, che credette di far bene dando Varese in signoria a Francesco III Duca d’Este. Un satellite austriacante che, in fatto di giardini, aveva già dato buona prova di sé a Modena, dove aveva sviluppato l’Orto Botanico. Giunto a Varese, il Duca d’Este acquistò la villa Mirabello, attuale sede del Comune, dove realizzò un giardino prospettico con aiuole simmetriche, giochi di rocce e labirintiche siepi di carpino. Un piccolo e pretenzioso incrocio fra Versailles e Schoenbrunn, insomma, ma era quanto bastava per mettere in moto le invidie imitatrici dei locali patrizi, lustrando nel contempo l’immagine dell’illuminata Imperatrice. Venne così iniziata una reazione a catena fra i “locali” e da allora, si fece a gara a fondar ville e a mettere a dimora piante esotiche.

Città-Giardino
Varese divenne la “Città Giardino”. Non si sa quando si sia incominciato ad usare questa trista ed impropria espressione, che sa molto di prima metà del ‘900, quando si amava, per paradosso, far seguire ai sostantivi che indicavano cose serie, un aggettivo di sapore quasi bohèmien-trasgressivo, appunto “Città-Giardino”. Questo termine paradossale venne preso in prestito dagli architetti milanesi dell’epoca, novecentisti, avanguardisti, triennalisti e razionalisti che fossero. Invece di formare “cortine” stradali chiuse, i nuovi architetti del ‘900 volevano, pensate un po’, disporre le case sugli spazi verdi, come le ville dei patrizi, staccandole l’una dall’altra. Che bella novità! “Perché tutto, tutto! era passato per il capo degli architetti…, salvo solo i connotati del Buon Gusto. Era passato l’umberto, il guglielmo, il neoclassico, l’impero, e il secondo impero; il liberty, il floreale, il corinzio, il pompeiano, l’angioino, l’egizio Sommaruga e il coppedé alessio”. Così si lamenta Carlo Emilio Gadda (v. C. E. Gadda, “Strane dicerie contristano i Bertoloni” in “l’Adalgisa”, ed. Einaudi). Con la livida punta di gelosia tipica di quegli ingegneri che volentieri sparlavano dei cugini architetti e viceversa, Gadda ci ricorda appunto l’architetto Sommaruga, autore, anche in Varese, di opere insigni, certamente egizie nella solidità delle ben connesse pietre, curate fin nei particolari dei funebri e floreali ferri battuti delle inferriate, che fanno da sfondo a nobili giardini. Ricordiamo che, proprio in quegli anni, venne inaugurato, con la prima dell’Aida, il canale di Suez e l’Egitto era molto “in”.
Opere in stile egizio-varesino-sommaruga sono, ad esempio, il Grand Hotel Campo dei Fiori e il Palace, inquietanti transatlantici che tuttora solcano il poco residuo verde di Varese. Un tempo, i ponti superiori, le avvilenti mansarde di questi alberghi, erano riservati alla servitù, chauffeur e cameriere al seguito, che invece lì se la godevano un mondo, mentre i padroni sudavano in giacca, gilet e cravatta alle corse. Mentre in Inghilterra veniva inventato il “turismo”, si andavano formando, nelle contigue zone subalpine, ben altre “Città Giardino”, con alberghi che appunto fornivano tutti i servizi dei transatlantici e che da essi sembravano scioccamente copiati anche nelle idrodinamiche forme, come fossero in attesa di salpare per l’ America: Losanna-Ouchy, Montreux, Stresa, Lugano, Locarno. Perché non anche Varese? A Varese venne fondata, naturalmente in ritardo rispetto al trend del mercato, la “Società dei Grandi Alberghi Varesini” che provvide alla trasformazione della Villa Recalcati, attualmente sede della Provincia e della Prefettura, in un grande albergo con parco. Si commissionarono al Sommaruga, il Palace ed il Grand Hotel Campo dei Fiori, collegato alla città con una funicolare, distrutta negli anni dell’italica Ricostruzione ’50-60 e che ora si vorrebbe rimettere in funzione.
A quel tempo i principi russi venivano a svernare nella regione dei laghi prealpini. Ad esempio, i Troubetzkoj stavano a Ghiffa, mentre l’anarchico Bakunin preferiva Locarno e investiva i propri soldi, come assodato da recenti scoperte archivistiche, in immobili a Lugano-Besso. La Baronessa St. Léger, figlia naturale dello zar Alessandro e di una danzatrice ebrea, fondava il parco delle isole di Brissago. Ma, mentre Stresa o Lugano hanno conservato una valenza turistica Varese, inseguendo le glorie dell’industria, si è disinteressata al turismo. Le industrie meccaniche, aeronautiche e tessili, il boom della plastica e dei relativi macchinari non permettevano certo di pensare a cose frivole. Scalate di ardenti geometri conquistarono il Comune e finalmente venne redatto un Piano Regolatore che prevedeva la possibilità di edificazione fin nell’interno dei pochi parchi rimasti.


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritti riservati

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