Il restauro dei giardini di villa Guastavillani

Una vecchia villa sui colli bolognesi, il cui giardino storico è stato oggetto di restauro.

Alessandro Chiusoli

L’Università degli Studi di Bologna nel 1968 ha acquisito la Villa ed il giardino rinascimentali Guastavillani, situati sul colle di Barbiano (Bologna), al fine di destinarli a foresteria e centro convegni. La consulenza per il restauro degli spazi verdi è stata affidata al professor Alessandro Chiusoli titolare della Cattedra di Paesaggistica della Facoltà di Agraria di Bologna.

Analisi storica
Nel 1575 il cardinale Filippo Guastavillani, nipote del papa Gregorio XIII, fece costruire sul monte di Barbiano, a Bologna, un palazzo di dimensioni grandiose, tanto che fu spianata la sommità di un colle per fare posto al grande edificio. “Una parte del monte venne sistemata a pianoro, per accogliere il sole dalla parte di mezzogiorno, mentre una loggia a tre fornici era costruita dalla parte di tramontana, cosicché se da un lato si aveva il caldo all’inverno, dall’altro si poteva godere il fresco all’estate”. (G.C. Rossi, 1950).

 

Panoramica del giardino e della Villa Guastavillani da un inedito scatto di Enrico Pasquali del 1977, periodo in cui il Comune di Bologna aveva destinato la villa ad una scuola. Sono visibili in basso a destra le mura che circondano il “giardino segreto” sommerse dalla vegetazione infestante

 

Il progetto fu affidato all’architetto Ottaviano Mascarino, mentre la realizzazione fu curata da Tommaso Martelli che probabilmente semplificò il progetto originario rendendolo meno importante. La villa appartenne alla famiglia Guastavillani per poco più di un secolo fino a quando fu venduta nel 1695, assieme alle terre adiacenti, ai Padri Gesuiti per la “miserabile somma” (Guidicini, 1873) di lire 22.750. Abolito l’ordine dei Gesuiti per volontà di Clemente XIV, i Guastavillani ricorsero a Roma per l’annullamento del contratto e nel 1781 rientrarono in possesso della villa e dei terreni circostanti. L’ultima discendente dei Guastavillani fu Virginia che aveva sposato un nobile di Reggio Emilia, il conte dott. Francesco Cassoli, discendente di una famiglia che risaliva al secolo XII. Dal matrimonio nacquero due figli, Rinaldo e Giulia. Rinaldo morì nel 1918 nel palazzo seicentesco di Reggio Emilia e nel testamento dispose che gli immobili di Reggio Emilia e di Bologna servissero per una fondazione da intitolarsi alla madre ed alla sorella, che già erano mancate, in favore di bambini poveri e bisognosi di cure. Nel 1920 venne costituita l’Opera Pia Cassoli Guastavillani. Passato successivamente al Comune di Bologna, nel 1998 il palazzo è stato acquisito dall’Università di Bologna.
La villa, conosciuta come Palazzo di Barbiano, ha una pianta rettangolare con loggia passante come in uso nel bolognese; al lati si aprono le sale e le stanze che celebri artisti dell’epoca abbellirono con le loro opere. Nella villa la facciata è animata dalla loggia ad archi e dalle ali che si innescano ad essa in posizione arretrata.
Nel progetto originale del Mascarino la villa era cinta da mura con quattro torrioni, due dei quali rimangono tutt’oggi davanti all’entrata principale.
Particolarmente interessante e rara, fra gli interni del palazzo, è la stanza ipogea naturale, una curiosità storica architettonica ancora quasi intatta. “Nella gran sala sotterra erano un tempo giochi d’acqua deliziosi, alimentati dagli acquedotti che portavano l’acqua raccolta con gallerie sotto il colle attiguo. Il pavimento era a disegno grottesco a vari vivi colori, le pareti incrostate di pietruzzole colorate framezzate da conchiglie con pregevole disegno dovuto al talento dell’architetto Francesco Guerra. Nel fondo lo stemma di Papa Gregorio XIII” (Villani, 1923).

 

Cabreo del 1696 che fa riferimento alla situazione del 1650. È visibile sul retro della villa il frutteto compartito in quadri. Sono evidenziati la galleria filtrante sotto la collina, i percorsi d’acqua, la cisterna poligonale e le peschiere

 

La stanza si trova ad un livello inferiore, quello delle cantine, ed è in comunicazione con il giardino segreto, un giardino completamente cinto da mura e posto ad un livello più basso del resto del parco. In questa stanza decorata con conchiglie, frammenti di marmo, agglomerati calcarei marini e mosaici, venivano raccolte le acque in una fontana che è posta frontalmente all’ingresso verso il giardino segreto. L’acqua probabilmente da qui, mediante un canale sotterraneo, veniva portata fino ad una vasca posta centralmente nel giardino segreto. Non vi sono tracce di come fosse sistemato il giardino segreto. In un cabreo del fondo archivistico dei Gesuiti risalente al 1696, che ricostruisce una situazione del 1650 quando la villa era dei Guastavillani, appare la sistemazione del palazzo e degli spazi esterni. Risultano evidenti in questa mappa i percorsi delle acque che, raccolte dalla collina tramite una galleria filtrante, venivano incanalate in condotti sotterranei (fra i quali uno giungeva fino alla stanza naturale) ed emergevano in vasche e fontane distribuite nel parco. Dietro alla villa una grande cisterna d’acqua è presente ancora oggi, inserita in un torrione poligonale. Da quanto si può osservare in questa rappresentazione, gli spazi esterni del palazzo erano organizzati in un grande prato centrale murato antistante la villa e in un giardino segreto murato posto ad un livello inferiore. Sul retro, una composizione geometrica a grande maglia sta ad indicare un giardino fruttifero diviso in quadrati con varie colture di fiori ed ortaggi. Questo orto-frutteto, costituito per lo più da piante utili, secondo uno schema geometrico, rappresenta il passaggio tra il giardino e gli spazi esterni coltivati o boschivi. Nel versante collinare verso sud era coltivata la vite; nel versante più fresco verso nord-est era presente un castagneto. Intorno il bosco tipico della collina bolognese. Confrontando il cabreo sopra descritto con un altro risalente al 1696, epoca nella quale la villa apparteneva ai Padri Gesuiti, si possono notare differenze nella sistemazione esterna. In particolare il giardino fruttifero formale si trasforma in vigna, orto e frutteto, perdendo la precedente struttura ornamentale e assumendo caratteri prettamente agricoli. Lo spazio antistante la villa ed il giardino segreto, precedentemente sistemati a giardino, diventano prati stabili. Sono evidenti la progressiva perdita di funzione di rappresentanza del giardino e l’interesse più strettamente produttivo che questo viene ad assumere durante la proprietà dei Gesuiti. A questo proposito è particolarmente interessante una mappa del 1726, appartenente all’archivio dei Gesuiti, nella quale i due antichi spazi ornamentali – il giardino davanti al Palazzo ed il giardino segreto – sono denominati “Prato”. In particolare il giardino segreto era così definito: “Prato anticamente era il giardino”.

Il Progetto del Mascarino del 1575
Nel disegno del progetto originario di Ottaviano Mascarino compare la villa con i suoi spazi esterni a giardino; manca il collegamento con il paesaggio agrario. La parte formale del giardino è racchiusa da mura. Particolarmente costruito appare il giardino segreto, posto ad un livello inferiore rispetto agli altri spazi a giardino. Completamente circondato da mura, è sorretto ad ovest da un alto bastione con torri e balconata che si affaccia sulla campagna sottostante. L’interno è sistemato a parterre regolare con vasca centrale.

 

Il progetto di Ottaviano Mascarino (1575). Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Fondo Mascarino

 

Nel giardino antistante la villa, murato, compare una vasca che ritroviamo in quasi tutte le altre rappresentazioni e che permane ancora oggi. In questo progetto è presente un terzo giardino a parterre con grande peschiera centrale di forma ovale, il cui percorso era in asse con l’ingresso laterale al giardino segreto e l’asse trasversale di quest’ultimo. Lo spazio di questo giardino con peschiera ovale, probabilmente mai realizzato, fu venduto dal Guastavillani già all’epoca di costruzione della villa e infatti non lo si ritrova nelle rappresentazioni successive nelle quali è sempre indicato come appartenente ad altri proprietari. Due torrioni, collegati da un alto muro con sovrastante balconata, delimitano verso ovest il giardino segreto che ha la forma di una grande terrazza affacciata sulla campagna. Oggi i due torrioni ed il muro che li univa non sono più esistenti; rimangono solo poche tracce del muro, mentre il giardino assume una pendenza verso valle sicuramente non riscontrabile in maniera così accentuata nell’assetto originario. Non è certo quando il muro e i due torrioni del giardino segreto siano crollati; essi appaiono ancora presenti nella mappa del 1726.

La mappa del 1726 di Ambrosi
In questo periodo villa e terreni di Barbiano sono di proprietà dell’ordine dei Gesuiti di S. Lucia di Bologna. La struttura architettonica delle mura e delle quattro torri rimane invariata. Il giardino a nord non è modificato, rimane a prato.
Molto interessante è la dicitura del giardino segreto “Prato anticamente era il giardino”. Nella mappa del 1726 è chiaramente indicato il condotto idrico che partendo dalla cisterna ottagonale, e passando sotto il ninfeo, va ad alimentare una vasca centrale per poi continuare verso le mura e uscire in una scolina di confine.

 

Nel cabreo del 1696 il giardino fruttifero formale perde la struttura ornamentale e si trasforma in vigna, orto e frutteto

 

Comincia ad emergere una differenza architettonica delle due ali del palazzo: l’ala ad est mantiene una scala, seppure modificata rispetto al cabreo precedente; l’ala ad ovest è completamente chiusa.
Con tratto scenografico sono rappresentati alberature in filare e alberi isolati. Le specie rappresentate sono quercia e moro. Quest’ultima era una specie significativa nel settecento perché direttamente collegata all’industria della seta. I filari sottolineano la trama regolare e ortogonale del complesso villa-giardini. Dall’esame dei catasti privati e pubblici (Boncompagni e Gregoriano) di fine settecento e primi ottocento si può rilevare che la destinazione d’uso del territorio impressa dai Gesuiti nel corso del settecento non fu cambiata dai Guastavillani quando rientrarono in possesso dei loro beni. La destinazione rimane agricola anche in quelli che in passato furono i preziosi giardini. Il periodo di splendore dei giardini di Villa Guastavillani fu dunque solamente da fine cinquecento a fine Seicento. Da allora in poi, sia pure con alterne vicende, la villa, pur così importante dal punto di vista architettonico ed artistico, non ebbe mai una eguale cornice esterna degna della sua grandiosità.

Il restauro del giardino
Lo scopo del restauro dei giardini di villa Guastavillani è duplice: a) ricostruzione ragionata anche per suggestione o vicarianza di uno stato di fatto riferibile ad una determinata epoca; b) possibilità di rendere fruibili gli spazi esterni alla nuova destinazione d’uso della villa, riducendo al minimo gli interventi di ricostruzione. Più che di un restauro, al momento attuale si tratta di una conservazione con ripristino d’uso di uno spazio che l’incuria stava portando a un definitivo degrado. Il rispetto della memoria storica non può tuttavia prescindere da una necessaria funzionalità connessa con le nuove esigenze di uso. La semplificazione della manutenzione attraverso l’uso di tecniche e tecnologie aggiornate diventa un aspetto imprescindibile per poter conservare il giardino con mezzi limitati. L’approccio progettuale a un sito storico come il giardino di villa Guastavillani richiede una sequenza di analisi e valutazioni:

  • constatazione precisa dello stato di fatto;
  • analisi delle trasformazioni del sito nelle varie epoche anche in relazione ai cambiamenti di destinazione
  • valutazione della destinazione prevista;
  • scelte progettuali che uniscano la conservazione e il restauro con la necessità di adeguare alcuni siti della villa alla nuova destinazione.

Una tavola del progetto di restauro

 

Legenda
1 – Giardino romantico
2 – Giardino formale
3 – Giardino segreto
4A – Prato
4B – Parcheggio
4C – Area polivalente
5A – Collina boscata e percorsi naturalistici
6 – Giardino compartito in quadri
7A – Parcheggio
7B – Aiuole di ingresso

 

Il restauro dei giardini storici può seguire due filoni principali. Restauro conservativo dell’assetto e delle strutture verdi presenti attualmente anche se deteriorate, sia di quelle antiche che di quelle recenti. Restauro ricostruttivo, quando, richiamandosi ad un’epoca di riferimento, si ricostruisce il giardino secondo gli antichi progetti. È evidente che un intervento ricostruttivo, quanto più il giardino storico ha perduto le sue connotazioni originarie, tanto più può portare alla costruzione di un falso. Nel caso dei giardini murati di villa Guastavillani rimane intatta, dell’antico, la parte più importante: il muro che circonda e disegna gli spazi, oggi come quattrocento anni fa. Le strutture verdi e alcune fontane sono perdute, anche se in gran parte rimangono i segni di affioramento delle acque, che segnano i punti in cui le fontane erano situate. Villa Guastavillani era famosa per l’abbondanza di acque che, raccolte da una galleria filtrante posta sotto alla collina, percorrevano il parco attraverso condutture ed emergevano in fontane e ninfei. È evidente che la ricerca degli antichi percorsi d’acqua e il ripristino dei collegamenti, oggi perduti, richiedono ricerche archeologiche che non sono possibili in questa fase. Il restauro attuale si pone l’obiettivo prioritario della conservazione dell’esistente, sia in superficie che in profondità. Saranno quindi evitati scavi nel terreno per non alterare le eventuali presenze sottostanti che potranno essere indagate con studi successivi. L’organizzazione del giardino formale segue l’attuale sistemazione a prato disegnato. Il giardino segreto sarà sistemato a prato, con eventualmente un segno d’acqua nel posto in cui è stato rinvenuto l’antico pozzo. Il giardino romantico ottocentesco rimane qual è. Il prato retrostante la villa mantiene l’attuale destinazione a prato. Questa è una delle zone che più appaiono diverse dall’antico. La proprietà Guastavillani era estremamente vasta e i terreni retrostanti l’edificio erano percorsi da una viabilità centrale che costituiva una visuale sulla campagna oggi completamente chiusa poiché la vendita di due case ha determinato un nuovo confine di proprietà.
La casa “dell’ortolano”, rilevata sugli antichi cabrei, è diventata un grande edificio neogotico, un altro edificio è in costruzione. Queste case costituiscono oggi la prospettiva del prato, prospettiva che viene dunque a chiudersi definitivamente. Riferendosi al cabreo che riporta la situazione del 1650, viene riproposta in un’area attualmente incolta compresa tra il giardino segreto e il prato retrostante la villa, una sistemazione a giardino fruttifero compartito in quadri.
Nel giardino vengono impiantate specie vicarianti dei fruttiferi allo scopo di evitare gli interventi di lotta antiparassitaria che sarebbero altrimenti necessari e che sono incompatibili con un uso pubblico dell’area. Le specie indicate in questo impianto sono: diverse varietà di meli ornamentali e di sorbi, Cercis siliquastrum (albero di Giuda) a fiore bianco, Cercis siliquastrum a fiore violetto, Laburnum anagyroides (maggiociondolo).

Bibliografia
Baldini A., Baldini C. (a cura di), La Villa Guastavillani, Comune di Bologna, Bologna 1984.
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Guidicini G., Cose notabili della città di Bologna, vol. 5, Bologna, 1868-1873.
Maiorino A., Minelli A., Tecnica Agronomica e formalismo,in “Il Giardino Fiorito”, n. 7/1991.
Rossi G.C., La Villa Guastavillani, in “La Mercanzia”, aprile 1950, pp. 23-28.
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Villani, La Villa Cassoli Guastavillani a Barbiano, in “Il Resto del Carlino”, 18 luglio 1923.


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritti riservati

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