Roma: Villa Borghese

Storia e descrizione di uno dei parchi più importanti della città

Ada Segre

Cenni storici

Il primo nucleo, realizzato sull’accorpamento di alcune vigne, risale ai primi anni del Seicento, quando Villa Pinciana divenne la residenza del Cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote del pontefice Paolo V, che nel corso di sedici anni di pontificato, dal 1605 al 1621, non mancò di accrescere il fasto suo e dei suoi.
Tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento il complesso fu ampliato ed abbellito secondo il gusto del tempo, ad opera degli architetti Antonio Asprucci e Luigi Canina. Di quest’ultimo ricordiamo i propilei ionici con cancellata eretti nel 1835 per volere di Camillo Borghese e Paolina Bonaparte e che, da Porta del Popolo introducono, attraverso un grande viale di lecci, alla fonte di Esculapio.

 

Una planimetria acquerellata
di Villa Borghese dei primi dell’Ottocento

 

Villa Borghese, formazione
a rocaille nel Giardino Zoologico

Nel 1903 la Villa fu acquistata dallo Stato Italiano e destinata a parco pubblico: mentre il Casino nobile rimase di competenza statale, costituendo la Galleria Borghese, una delle più ricche ed interessanti raccolte d’arte antica, rinascimentale, barocca e neoclassica della città, gli altri edifici ed il parco furono concessi al Comune di Roma, che ancor oggi li gestisce. Negli anni ’20 la superficie del complesso, l’allora Villa Umberto 1, ammontava a 7 km quadrati, e comprendeva la vasta regione a nord dei rioni Campo Marzio e Colonna, dal Pincio e dalla Villa Medici alla Villa Giulia e agli edifici dei quartieri Pinciano e Salario. Fu unita in maniera assai felice alla passeggiata del Pincio e alla Valle Giulia, pur rimanendo un parco indipendente e allora impareggiabile. Nel parco si trovano numerosi edifici di pregio e ricchi arredi quali il Casino del Graziano, la Fortezzuola, la Casina di Raffaelli, il Casino Cenci, la Casina dell’Orologio, l’Aranciera, la Casina delle Rose, le Uccelliere, pregevoli fontane, una interessante collezione di statue ed arredi monumentali. Il parco è suddiviso in zone ad assetto formale in prossimità della villa e altre a carattere paesaggistico. Fra queste ricordiamo l’ottocentesco Giardino del Lago, concepito come parco-giardino chiuso, popolato di anatre, germani e cigni, con il Tempietto di Escuiapio che sorge su un’isola e il Giardino Zoologico realizzato nel 1911 secondo i criteri di C. Hagenbeck di Amburgo nel tentativo di riproporre su 12 ettari paesaggi rupestri e rocciose caverne atti a ospitare antilopi, camosci e stambecchi, orsi, tigri, leoni e scimmie in quello che si può definire uno dei più importanti giardini a rocaille di Roma.

Oggi, situato nel cuore di Roma, è uno del parchi pubblici più importanti della città. Già Villa Pinciana, era e tuttora è, patrimonio storico di grande portata, nota in un passato non troppo lontano come un luogo ben tenuto e bellissimo. Attraversato da strade asfaltate e percorso dal traffico cittadino, è difficile oggi immaginarlo com’era. Nonostante il degrado che avvolge quasi tutte le strutture, gli edifici, le statue, i sentieri, e le componenti vegetali, anche a Villa Borghese vi sono segni che inducono a sperare in un recupero dei valori ambientali ed estetici perduti. Fra gli interventi recenti ricordiamo il restauro del Tempio di Esculapio (1992), quello dell’edificio della Galleria Borghese e la sostituzione delle statue con copie in cemento. Per quello che riguarda il verde, un primo passo è stato svolto con il ripristino del giardino del Museo Canonica, situato alla Fortezzuola, nel cuore del parco. L’intervento è stato realizzato dai partecipanti al Corso Beni Culturali per la Conservazione del giardini storici, nell’ambito di un Cantiere-Scuola. Chiediamo al lettori di seguire la nostra indagine, guidata dalla dott.ssa Alberta Campitelli, dall’architetto Sofia Varoli Piazza e dal paesaggista Eric Gillou, che hanno promosso, organizzato e gestito il corso. Incontreremo inoltre gli allievi del corso, che ci renderanno partecipi della loro esperienza, al momento, unica nel suo genere.

 

Il Tempio di Esculapio su un’isola del Giarno del Lago è stato oggetto di restauro nel 1992

 

Propileo ionico del Canina, originariamente a sostegno della cancellata di accesso da Piazza del Popolo; oggi vi si vorrebbe creare un Presidio dei Vigili Urbani, al fine di garantire un servizio di guardiania a Villa Borghese

L’insieme della Villa è “…un sapiente adattamento architettonico della natura a uno spettacolo idilliaco di boschi e di rovine, di fonti muscose e di verdi pendii, di laghetti e di giardini, di pinete eccelse e di prati di una naturalezza pastorale; fu cantata più bella dei leggiadri giardini di Tempe e di Babilonia, degli orti di Lucullo, di Cesare e di Sallustio, fu detta un mondo di sogni, e tale è ancora quando la turba domenicale o vespertina non vi mena gazzarra, e il silenzio e il sole vi intrecciano allo spirito i pensieri più poetici e più sereni, e gli mostrano, di tra le siepi e le acque mormoranti, le vie meno trite della bellezza…”.
Cosi descriveva Luigi Bertarelli Villa Borghese nella sua “Guida d’Italia del TCI-, voi. IV, pubblicata a Milano nel 1925: le sue parole testimoniano che a quel tempo le condizioni del parco erano tali da ispirare moti poetici nell’animo del visitatore. Oggi non è più cosi.
Una passeggiata attraverso il parco, che intraprendiamo per raggiungere la Fortezzuola, ci permette di constatare con amarezza il degrado del giardino, e la mancanza di una adeguata gestione. La zona retrostante ai propilei greci, che si attraversa accedendo da Porta del Popolo, è divenuta luogo di appuntamento per traffici e dubbie attività, ricettacolo di siringhe, bivacchi e teatro di atti di vandalismo.
“Il problema si potrebbe risolvere – ci racconta la dott.ssa Campitelli, responsabile dell’Ufficio Ville e Parchi Storici del Comune di Roma se la II Ripartizione del Demanio e Patrimonio acconsentisse alla richiesta di inserire il Presidio dei Vigili Urbani attualmente a Piazzale Flaminio in uno del propilei del Canina, che si è recentemente reso disponibile; la trattativa è in corso da più di due anni, ma per il momento non ha dato esiti positivi. Attualmente a Villa Borghese non esiste un servizio di guardiania; nel 1903 vi erano 28 custodi, una recinzione, ed i cancelli venivano chiusi dal tramonto all’alba. Ora, le cancellate sono insufficienti, in gran parte smantellate nel 1938 per il contributo di ferro alla Patria, ad eccezione del Giardino del Lago e del Parco del Daini, che sono recintati. In programma e in attesa di finanziamento è l’inserimento di un impianto di allarme nelle aree più pregiate. In pratica Villa Borghese non si può chiudere. I vandalismi ripetuti sono soprattutto a carico degli arredi: in dieci anni sono stati rubati 34 pezzi scultorei fra cui un’intera fontana. Oltre a ciò frequenti sono i danni arrecati alla vegetazione, l’asportazione di aranci, cachi e rami fioriti di magnolia; le siepi vengono danneggiate dalla creazione di varchi per passaggi spontanei, i nomi incisi sulle pietre e sui monumenti. La frequentazione notturna di Villa Borghese non è consigliabile e per questo da due anni stiamo chiedendo di istituire un servizio di guardiania”.

 

Robinia pseudoacacia, capitozzata, in un infelice esempio di potatura a Villa Borghese

 

La coltivazione di Canna indica nel sottobosco di lecci non ha molte probabilità di successo

Proseguendo il nostro cammino, notiamo che, nel bellissimo Giardino del Lago, il Tempietto di Esculapio (foto sopra) è stato restaurato da poco: l’intervento però non è completamente visibile, perché occultato da un albero troppo cresciuto. La potatura di contenimento sarebbe necessaria anche nel viale di lecci antistante il lago, al fine di recuperare le visuali degli assi prospettici. Le lettere di richiesta della Soprintendenza al Servizio Giardini, per ottenere interventi di potatura finalizzati alla valorizzazione delle statue e dei manufatti, son rimaste finora – senza risposta. D’altra parte, si osservano inspiegate capitozzature effettuate su striminzite Robinia pseudoacacia e su ceppaie di allori che si sarebbero accontentate di un modesto intervento di diradamento.
Il soprassuolo alla base dei lecci è durissimo, in conseguenza dell’estrema compattazione, e poco o nulla vi cresce: l’arieggiamento e la scarificazione sono qui pratiche di giardinaggio totalmente dimenticate. Stupiscono in alcuni punti i tentativi di coltivare, nel buio del sottobosco di Quercus ilex, vaste estensioni di Canna indica, una rizomatosa eliofila che, in mancanza di luce, mostra tutti i sintomi della sua sofferenza.
“Ci domandiamo chi possa aver preso l’iniziativa di tale scelta, forse un giardiniere impazzito. Il servizio del Comune di Roma ha effettivamente una sede in loco: si tratta dell’Aranciera, divenuta sede del presidio della Villa, che vanta ben 76 giardinieri che lavorano in turnazione: ve ne dovrebbero essere sempre 38 al lavoro” ci informa la dott.ssa Campitelli. “La manutenzione del verde di Villa Borghese non dipende dalla Soprintendenza e questo crea grossi problemi di coordinamento degli interventi, e del rispetto dell’assetto storico. La Soprintendenza ha il compito della tutela, conservazione e valorizzazione di tutte le ville e parchi storici cittadini, circa 35, di cui Villa Borghese è uno degli esempi più importanti. Per quello che riguarda i grossi progetti di ricostituzione, come nel caso di Villa Torlonia, normalmente si riesce a concordare gli interventi. Purtroppo è il controllo delle operazioni quotidiane che è quasi inesistente: queste sono lasciate all’iniziativa dei giardinieri, che sono totalmente privi di guida; la coltivazione di papaveri da oppio a Villa Doria Pamphili ne costituisce un esempio. E’ necessaria una definizione più chiara delle competenze, che stabilisca che in un giardino storico nulla può essere casuale, e che le operazioni necessitano di programmazione ed organizzazione su basi scientifiche, analitiche e storiche. Dopo sarà possibile intervenire … “.
Da queste parole si evince che la manutenzione ordinaria, che spesso è la chiave dell’esistenza del giardino, è lasciata, nel caso di Villa Borghese, al caso. Un programma di intervento globale, delineato nell’ambito di un master-plan, è subordinato al finanziamento per costituire la documentazione aereo-fotogrammetrica di tutte le aree, i rilievi della vegetazione ed il completamente delle analisi storiche: solo queste ultime sono già a buon punto.
“Nel nostro piano di massima è prevista la collaborazione di esperti esterni alla Amministrazione Comunale con qualifiche precise, come ad esempio tecnici specializzati del verde storico. Per la prima volta, L’Assessore alle Antichità e Belle Arti di Roma, l’arch. Lucio Barbera, è disponibile a portare avanti un programma del genere, dimostrando una sensibilità nuova per il patrimonio del verde storico cittadino. Da più parti, le associazioni di tutela quali Italia Nostra hanno spinto per la nomina di un responsabile per ogni grande Villa o gruppo di Ville minori, con compiti di coordinamento di tutti gli interventi. Attualmente manca il coordinamento tra Servizio Giardini, la Ripartizione Lavori Pubblici, la Ripartizione Antichità e Belle Arti, la Ripartizione Tecnologica e le Circoscrizioni locali. E così, nella mancanza totale di coordinamento di branche diverse dell’amministrazione pubblica, la Soprintendenza si limita a domandare la correzione di interventi errati, nel caso di manomissioni palesi all’assetto storico. Per esempio, quando le antiche siepi di ginepro, che costituivano gran parte dell’impianto arbustivo della sistemazione seicentesca del giardino, furono sostituite in modo estemporaneo da allori, fu imposta la risistemazione con nuove siepi di ginepro. Ma chiedere la correzione di operazioni sbagliate è ben diverso dal programmare e tutelare, e sicuramente di efficacia limitata.
Nel caso del ripristino del giardino del Museo Canonica, invece, c’è stato un ottimo rapporto di collaborazione con i giardinieri addetti alla Villa, che hanno prestato attrezzi, dato consigli, apportato ghiaia, forse in quanto consapevoli di contribuire ad un intervento programmato, che aveva un senso”.
Cosi conclude ottimisticamente la dott.ssa Campitelli.

 

La Fortezzuola, sede del Museo Canonica, all’interno della quale si trova il giardino restaurato dagli allievi del cantiere-Scuola

 

Una ripresa del giardino ripristinato effettuata dal primo piano del Museo Canonica

Il Giardino del Museo Canonica
L’edificio a due piani del Museo Canonica, denominato la Fortezzuola per l’aspetto di castelletto merlato neo-medievale risale almeno ai primi del Seicento, periodo nel quale era adibito a “Casa del Gallinaro, ovvero della persona preposta alla cura degli uccelli ornamentali fra cui struzzi, pavoni ed anatre. La descrizione del Manilli del 1650 fa riferimento a questo edificio e al cortile esposto a mezzogiorno con muri coperti da aranci amari. Il Montelatici ne conferma nel 1700 la funzione e aggiunge che molte statue vi erano state inserite a suo ornamento. L’assetto attuale gli fu probabilmente conferito a fine Settecento dall’architetto Antonio Astrucci.
Il giardino è di piccole dimensioni, a pianta quadrata, delimitata da un muro adorno di merlatura. Due viali ortogonali che si incrociano in corrispondenza del pozzo lo ripartiscono in quattro aiuole inerbite, delimitate da siepi sagomate di Buxus sempervirens. Le pareti sono ricoperte di edera e da spalliere di melangoli, mentre nei vasi vi sono limoni e rose. Anfore antiche sono disposte sulle aiuole, ed una fontanina scolpita è addossata ad una delle pareti.
La scelta di effettuare un ripristino è caduta su questo giardino, poiché l’impianto relativamente semplice, la forma ben definita e l’area di ca. mezzo ettaro lo rendevano idoneo ad un intervento completo. Un’area più estesa ne avrebbe permesso soltanto uno parziale.
Inoltre, il servizio di guardia del museo assicura implicitamente anche quello del giardino. Il corso-cantiere per operatori di Beni Culturali per il Restauro dei Giardini Storici è stato organizzato dall’ENAIP di Roma, finanziato dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale Europeo; i partecipanti erano giovani diplomati di età compresa fra i 18 e 25 anni. Dal novembre 1991 sino al maggio 1992 gli allievi sono stati impegnati in lezioni teoriche tenute in aula e seguite da esperienze di cantiere a Villa Bruschi-Falgari a Tarquinia, a Filacciano e nel nuovo parco di Secondigliano.
La dott.ssa Campitelli in qualità di responsabile dell’Ufficio Ville e Parchi Storici della Soprintendenza del Comune di Roma ha consentito l’uso del giardino, concordando e seguendo i lavori, l’arch. Sofia Varoli Piazza ha coordinato le lezioni teoriche, l’arch. paesaggista Eric Gillou ha curato la direzione lavori in cantiere, ed il dott. agr. Daniele Dallari ha seguito la parte fitopatologica ed arborea. L’esperienza è stata registrata in maniera molto positiva dai partecipanti, come confermato dall’intervista riportata nella pagina a fianco. Attualmente la gestione è stata ripresa dal Servizio Giardini, ma se la convenzione fra il Comune e il gruppo costituitosi verrà firmata, questi dovrebbe assumersene la responsabilità di manutenzione in cambio di una sede a Villa Borghese.
Non possiamo che augurare che l’entusiasmo ed il desiderio di costruire di tutte le parti coinvolte, organizzatori e partecipanti, possa trovare nuovi sbocchi, e che questa bellissima esperienza sia solo la prima di molte altre.

Intervista alla rappresentante degli allievi del corso

In quali condizioni versava il giardino prima dell’intervento?
Pessime. Le siepi di bosso erano nascoste dall’edera e dal convolvolo; erano molto degradate, vuote in molti punti e con parti secche.

Giardino del Museo Canonica, gli allievi del Cantiere Scuola nel corso del lavori di ripristino del giardino

I prati all’interno delle aiuole erano infestati dal muschio, forse a causa del terreno molto compattato, mentre i melangoli (n.a.: aranci amari) avevano assunto forme irregolari, sproporzionate, con ricacci indesiderati emessi in seguito alla gelata del 1984-85. Inoltre, l’intero giardino era colmo di detriti, i vialetti erano coperti dalle malerbe, mentre la ghiaia che li ricopriva era quasi scomparsa. I manufatti erano anch’essi infestati da erba ed edera. L’interno del pozzo posto al centro del giardino era ricoperto di muschio. Sussisteva però una bella collezione di rose, scelte fra le cultivar vincitrici del concorso per il premio Roma. Nel finto sarcofago era un piccolo vivaio di gelsi, che sono stati trapiantati altrove.

Quali sono stati gli interventi straordinari eseguiti per primi?
Innanzitutto è stata eseguita una pulizia radicale, che ha liberato il giardino dal detriti accumulatisi nel corso degli anni, fra cui alcuni risalivano ai tempi dell’ultima guerra mondiale. Successivamente si è proceduto al diserbo, asportando le innestanti annuali e perenni, mentre l’aggiunta di ghiaia ha permesso di recuperare i tracciati dei sentieri.
Sono stati sostituiti i vasi in cotto con i limoni, è stata ricostituita la siepe di
Buxus sempervirens che funge da cordolo delle aiuole prative con integrazione nel punti mancanti, potatura primaverile e conciliazione con stallatico. I risultati del ripristino della siepe sono stati assai soddisfacenti, come è possibile osservare oggi. Inoltre, i melangoli sono stati potati e riportati a forma di alberetto globoso. Il prato è stato arieggiato manualmente, e la somministrazione di solfato di ferro ha permesso l’eliminazione del muschio.

L’antica vera del pozzo del giardino, ornata di una rosa rampicante

Le panchine sono state verniciate, gli acanti piantati nei vasi e alcune anfore antiche trovate nel giardino di sotto sono state portate qui.
In ogni caso abbiamo cercato di salvare l’esistente salvaguardandolo e valorizzandolo in particolare per quel che riguarda il ripristino di melangoli ed allori, abbiamo anche imparato molto riguardo le malattie. Tutto il lavoro è stato registrato in un giornale dei lavori.

Come pensate di mettere a frutto queste conoscenze in campo professionale?
Inizialmente avevamo impostato il gruppo in modo da poter costituire una cooperativa, ma i problemi di ordine democratico ci hanno indotto a desistere. Adesso, alcuni di noi lavorano nel campo del giardinaggio, effettuando principalmente lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, piccoli interventi e attività vivaistica.

La fontanina addossata ad una parete del giardino è stata liberata dall’edera che la ricopriva nel corso del lavori

Il tutto però si svolge ancora su iniziativa individuale; tuttavia il gruppo si sta costituendo per poter usufruire della possibilità di continuare la cura del giardino del Museo Canonica, in cambio di una sede presso Villa Borghese.

(I ragazzi del corso sono: Mauro Cancellieri, Federica Marceca, Alessandra Salera, Daniele Mariani, Massimo Di Ranno, Anna Rita Marinucci, Marina Pizzolante).


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritti riservati

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