Villa Borghese

Situata nel cuore di Roma, Villa Borghese è una delle più famose ville romane di epoca seicentesca, attualmente il più bel parco pubblico della capitale, vasta oasi di verde, che si estende su di una superficie di circa 1 kmq.

Vittorio Marzi

Parte posteriore della Villa con giardino all'italiana

Parte posteriore della Villa con giardino all’italiana Photo by Flickr User Marc Biarnès (CC BY-NC 2.0)

Il grande parco della Villa fu creato dal cardinale Scipione Borghese, figlio di Ortensia Caffarelli e nipote di papa Paolo V, sotto il cui pontificato iniziò la vera ascesa della famiglia Borghese, tanto che la realizzazione della villa è una delle testimonianze più evidenti del prestigio del cardinale Scipione. Fin da quando incominciò l’acquisto dei terreni nei pressi di Porta Pinciana, egli aveva in mente una costruzione veramente grandiosa, ispirandosi alla maestosità di Villa Adriana.

In origine, quando fu acquistata, era una semplice vigna non lontana dalla zona del Callis Hortulorum (il Pincio), area extraurbana dell’antica Roma, che verso la fine dell’età repubblicana cominciò a popolarsi di ville.

Le ville degli Acili e quelle più tarde degli Anicii e dei Pinci dovettero occupare la parte più settentrionale della collina. Un resto delle loro costruzioni è il cosiddetto Muro Torto, databile alla fine dell’età repubblicana.
Nel corso di una ventina di anni, dal 1608 al 1633, la vigna fu ingrandita con l’acquisto di terreni circostanti sino ad arrivare all’attuale estensione di circa cento ettari.
L’impostazione generale della villa è opera dell’architetto Flaminio Ponzo, che progettò l’edificio noto sotto il nome di Casino di Villa Borghese; Flaminio Ponzo fu coadiuvato dal suo allievo olandese Jan Van Santen, che in seguito italianizzò il cognome in Vasanzio, autore della ricca decorazione di statue delle quattro facciate. Alla morte del Vasanzio, nel 1621, subentrò Girolamo Rainaldi, che concluse la prima fase costruttiva di Villa Borghese, mentre le opere di giardinaggio furono affidate ad un grande esperto dell’epoca, Domenico Savini da Montepulciano.

 La fontana dei cavalli marini  Una delle fontanelle dei giardini segreti

Nella sua struttura originale seicentesca, la villa era suddivisa in tre parti indipendenti, recinte da muri: il giardino boschereccio, situato davanti al palazzo, il piano della prospettiva, nell’area ora denominata “Parco dei daini” e il grande parco, che attualmente comprende il giardino zoologico, piazza di Siena, il giardino del lago ed i giardini del Muro Torto.

Il palazzo sorgeva tra le recinzioni delle prime due aree ed era fiancheggiato da giardini segreti (NdR: restaurati nel 1999) nei quali si trovavano due piccole costruzioni, quella dell’Uccelliera e quella della Meridiana. Movimentato nella struttura, il palazzo a due piani presenta una facciata ornata superiormente da nicchie con busti e statue e due avancorpi laterali raccordati da un porticato a cinque arcate, sul quale si apre un ampio terrazzo panoramico; dietro si alzano due torri, che ricordano quelle della più antica Villa Medici, alla cui tipologia la costruzione si ricollega. L’interno presenta ambienti spettacolari per la ricchezza di stucchi, marmi, affreschi, statue in porfido e alabastro, grandi camini ornati di fregi bronzei. L’interno nel 1782 venne risistemato da Antonio Asprucci per volontà di Marcantonio Borghese, che contribuì ad arricchire il patrimonio artistico depauperato in epoca napoleonica e nuovamente ricostruito con successive importanti acquisizioni. Infatti, l’intera collezione, costituita da ben 523 pezzi, fu ceduta nel 1807 da Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, al genero Napoleone e venne trasferita a Parigi
Una descrizione molto particolareggiata della villa, secondo le aspirazioni del cardinale Scipione Borghese, morto nel 1633, fu pubblicata nel 1700 in un volume di D. Montelatici, che parla di quattrocento pini e di innumerevoli altre varietà di piante. La fitta vegetazione era intersecata da viali rettilinei, fiancheggiati da alte siepi, che confluivano in larghi spazi circolari, ornati da una fontana centrale, da statue e da panchine di pietra. Era evidente la differenziazione tra l’ampia zona a parco naturale e la simmetria geometrica dei giardini attorno al palazzo, secondo i canoni rinascimentali. Davanti all’edificio si apriva una vasta corte, mentre dietro e sui lati vi erano aiuole e giardini segreti. Dietro la villa si trovano la pittoresca fontana di Venere tra grandi olle, statue e sarcofaghi, mentre a lato sono la caratteristica uccelliera dalle grandi gabbie emergenti, aperte in cima, essendo ricoperte solo da reti lavorate con filo di rame, opera barocca del Rainaldi, e la più tarda palazzina della Meridiana, costruita da Pietro Valeri.

Resti del muro che cingeva i giardini segreti

Palazzina della Meridiana

Secondo la descrizione del Montelatici, il grande parco comprendeva boschi, una pineta, una folta macchia, una ragnaia per la cattura degli uccelli, un lago, peschiere e recinti per animali ornamentali, quali daini, caprioli, lepri, struzzi, pavoni, cigni ed anatre. Una zona del parco era adibita ai servizi e sistemata con orti e giardini fioriti.
Intenso era il profumo del giardino, per la presenza di gelsomini, rose, tuberose, garofani, anemoni, limoni, cedri e infinite varietà esotiche. Le fontane avevano gli zampilli, regolabili per la formazione di nebbia, stelle e girandole di acqua.
Dopo la morte di Scipione Borghese, la villa continuò a ingrandirsi per merito dei suoi successori, anche se profondi mutamenti furono apportati all’impostazione originaria per l’influenza dello scozzese Jacob Moore, stabilitosi a Roma nel 1773, che introdusse lo stile paesistico inglese.
Nel periodo 1770-1793 fu sistemata a giardino l’ampia zona acquisita dalla parte del Muro Torto. Nel piano dei Licini venne creato un nuovo lago. Risalgono a quest’epoca il tempietto di Diana, la fontana dei cavalli marini, le false rovine del tempio di Faustina, la sistemazione di piazza di Siena con l’adiacente casina dell’Orologio, circondata dai meravigliosi e maestosi pini sparsi sulle alture circostanti. Una costruzione dall’aspetto bellicoso, guamita di merli, è la Fortezzuola, originariamente una piccola casina seicentesca. Ulteriori acquisti nel XIX secolo favorirono l’estensione della villa sino al piazzale Flaminio.
I lavori di restauro, sotto la direzione dell’architetto Canina, diedero al complesso l’aspetto più vicino a quello attuale. Il Canina disegnò i profili sul nuovo ingresso al di là di Porta del Popolo, ispirandosi ai modelli ionici, e la monumentale fontana di Esculapio, dio della medicina.
Le vicende storiche della villa si esauriscono verso la metà dell’Ottocento con l’annessione dell’area del galoppatoio, delle ville Olgiati e Manfroni – Bemini (casina delle rose).
Nel 1901 Villa Borghese fu rilevata dallo Stato italiano e ceduta al Comune di Roma, divenendo il più famoso parco cittadino, a cui si accede dal Pincio per il viale dell’Obelisco che, confluendo nel viale delle Magnolie, giunge alla piazza delle Canestre. Di qui, attraverso il viale P. Canonico, si arriva alla piazza di Siena, nel cuore della Villa, che pur mantiene ancora il suo fascino sebbene abbia perso la splendida armonia dell’amena e riservata distesa del parco, le cui voci sommesse erano il mormorio delle numerose fontane, il cinguettio degli uccelli e il fruscio del vento tra le maestose e vetuste cime dei platani e dei pini, forse oggigiorno assordati dal frenetico traffico della città.

 


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Fonte: © Giardino Fiorito - Tutti i diritti riservati

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