Promoverde

PromoVerdePromoVerde è un’Associazione nazionale che coordina senza fine di lucro una rete di professionisti, aziende, associazioni, enti istituzionali, enti di formazione superiore e di ricerca, singoli cittadini per promuovere un nuovo rapporto con il Verde, l’Agricoltura, l’Architettura, l’Alimentazione e il Paesaggio in tutte le sue declinazioni; contemporaneamente PromoVerde vuole sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi dell’ambiente, del paesaggio, del verde e del florovivaismo, stimolando una cultura multidisciplinare che vede appunto il Verde come denominatore comune.

L’associazione organizza e coordina attività che favoriscono l’integrazione tra la cultura e la tecnica, la tutela e la valorizzazione del territorio, la diffusione della conoscenza del paesaggio, del Verde, dell’agricoltura, del florovivaismo, elementi fondamentali per la realizzazione del benessere individuale e collettivo. Tutte le iniziative sono volte a conservare i valori turistici, agricoli, culturali, economici, salutari, sportivo-ricreativi del nostro territorio.

PromoVerde ha nella partecipazione a manifestazioni fieristiche anche internazionali un punto di eccellenza, organizzando eventi nei quali riesce ad essere il polo attrattivo e di interesse culturale; progetta, coordina e realizza attività di informazione e formazione, che l’hanno resa oggi un concreto e riconosciuto interlocutore del mondo del Verde italiano .

La comunicazione avviene tramite un sistema coordinato che contempla un sito istituzionale – www.promoverde.it -, un sito divulgativo – www.verdeepaesaggio.it, una rivista cartacea – Nemeton Magazine -, la presenza sui principali canali social – Facebook, Google Plus, Twitter, YouTube, LinkedIn, Flickr, Pinterest, Instagram – e un costante rapporto con gli organi di stampa.

SEDE NAZIONALE
Via Edoardo D’Onofrio, 57
00155 Roma
www.promoverde.it
info@promoverde.it

Agri Business Club: un portale integrato per la creazione di una rete di imprese multifunzionali

La multifunzionalità in agricoltura è uno dei temi forti della 40ma edizione di EIMA International e a questo argomento è dedicato M.I.A., il salone per le attività legate alla gestione del territorio, alle manutenzioni, alla gestione del verde urbano e periurbano: uno spazio altamente scenografico per far incontrare agricoltori, operatori e progettisti del verde e le pubbliche amministrazioni.
EIMA M.I.A. presenta tecnologie per la multifunzionalità e servizi, occasioni d’incontro e di analisi con tecnici e operatori, confermandosi la vetrina di un comparto in espansione, che si prevede possa negli anni prossimi arrivare a rappresentare una quota cospicua dell’economia agricola del nostro Paese. Un settore che può contare su un preciso inquadramento legislativo in forza della nuova formulazione dell’art. 2135 del codice civile che riconosce al settore primario la capacità di generare redditi aggiuntivi e di creare nuove opportunità.
Nell’ambito del salone è stata annunciata la creazione di Agri Business Club (ABC), un network d’imprese che costituisce una vera e propria filiera produttiva integrata senza il vincolo della territorialità, che consente alle imprese agricole (che vogliono entrare nel mercato dei servizi verdi pubblici e privati) di ampliarsi, abbattendo i propri limiti di filiera e rendendosi visibili, mettendo in rete le proprie maestranze e le proprie macchine/conoscenze.

Le imprese, oggi, devono essere orientate verso forme di integrazione multisettoriale, per aumentare la competitività e aggredire segmenti di mercato non debitamente serviti.

Attraverso il portale http://www.mia-agricoltura.it/abc.php, infatti, da un lato le Aziende Agricole possono registrarsi (a titolo completamente gratuito) per promuovere la loro attività e dall’altro le Amministrazioni Pubbliche (sempre a titolo gratuito) possono trovare l’Azienda Agricola Multifunzionale a loro più vicina. Già oltre 70 Enti territoriali (tra Regioni e Province) hanno dato la loro adesione a questo progetto.

Nel salone MIA sono presenti postazioni dedicate per gli operatori che da subito vogliono aderire al progetto direttamente in Fiera.

La creazione della rete è affinacata anche da un’opportunità diu formazione del tutto innovativa nel campo dell’agricoltura: le aziende che aderiscono al progetto di ABC hanno la possibilità di accedere a corsi formativi appositamente studiati, frequentabili in azienda o in sedi dedicate oppure tramite una piattaforma di e – learning senza il vincolo di presenza in aula (quando la tipologia della lezione non lo richiede), senza rinunciare all’assistenza tecnica e al supporto del docente.

Grazie a questa piattaforma esclusiva, gli utenti possono accedere a veri e propri corsi virtuali completi di audio e slides animate che riproducono la medesima atmosfera della lezione frontale.

La piattaforma è resa disponibile dall’accordo tra PromoVerde (Associazione nazioanle per la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente naturale, che riunisce la filiera del Verde in Italia), partner e patrocinatore di ABC, e Iscom ER, la società del gruppo Conceommercio Emilia Romagna specializzata in formazione per i settori del Turismo, del Commercio e dei Servizi, che mette a sistema le proprie competenze nel settore della formazione per la realizzazione di un progetto finalizzato  alla formazione a 360 gradi dei dipendenti delle aziende agrciole che aderiscono al progetto ABC.
La presenza di un partner come PromoVerde garantisce la professionalità nella progettazione del corso e la qualità dei professionisti selezionati per le lezioni..

Iscom ER supporterà PromoVerde e ABC nella progettazione di piani formativi specifici per le aziende, che possono usufruire delle nuove proposte di formazione finanziata (quindi, anche in questo caso, senza spese per l’azienda che decide di aderire al progetto) previste nella nuova programmazione 2013 – 2015 di Fondo For.Te, il più importante tra i fondi interprofessionali per la formazione continua, per numero di aziende che lo hanno scelto, rappresentativo dei diversi settori economici e del tessuto imprenditoriale italiano.

Il corso che è stato presentato e promosso a EIMA MIA, il primo di una lunga serie, è il corso sulle Corrette tecniche di manutenzione e gestione del territorio – a voucher – per il quale le aziende possono chiedere il voucher a totale copertura del costo per i propri dipendenti. La prima edizione del corso sarà erogata dalla Scuola Agraria del Parco di Monza.

Il corso Corrette tecniche di manutenzione e gestione del territorio è la naturale conseguenza del messaggio forte di questa edizione di Eima, ribadito dal convegno Territori rurali a rischio: proposte per un governo integrato degli ambiti fragili, nel quale, tra gli altri temi, i relatori (Paolo de Castro, Giuseppe Blasi, Massimo Gargano, Giovanni Tamburini, Maria Luisa Bargossi, Enrico Borghi, Gianluca Cristoni e Alessandra Furlani) hanno ripreso la proposta avanzata dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui è necessario sostenere la crescita economica e nazionale sùattraverso un piano straoridnario contro il didùssesto idrogeologico. Durante il convengo è stato sottolineato come l’agricoltura debba tornare a prendersi cura del territorio  (come sottolineato anche da un articolo dello stesso Cristoni, consultabile sul nostro sito ) e che a questo proposito serva una formazione specifica.

Per maggiori informazioni:
http://www.mia-agricoltura.it
info@mia-agricoltura.it 

Radici di Soncino: un nobile ortaggio invernale

radici-soncinoLe radici di Soncino sono l’ortaggio dominante nel celebre quadro Priapo o Ortolano di Giuseppe Arcimboldo, dipinto nel 1590 e conservato nel museo di Cremona. È la conferma della loro popolarità e della loro nobiltà. Esse si trovano raffigurate in diversi dipinti di banchetti rinascimentali. Erano, dunque, un cibo per i nobili e soprattutto per il popolo.
Erano preziosissime perché buone nei mesi invernali, quando negli orti non crescevano altri ortaggi e non c’erano serre riscaldate per produrre verdure fuori stagione o frigoriferi che li conservassero.
Delle radici di Soncino si mangiavano i fittoni, ma nel piatto finiva anche il cuore del cespo risparmiato dal gelo. Foglie dure, ma saporite, ricche di valori nutrizionali. Non si buttava via niente.
L’ortaggio era coltivato un po’ ovunque nel nord, in particolare nelle zone di risorgiva, come quelle di Soncino, comune in provincia di

Ortolano-Giuseppe-Arcimboldo

Giuseppe Arcimboldo (o Arcimboldi): Ortolano, 1590

Cremona che gli dà il nome, e dove se ne è mantenuta una vivace coltivazione.
Per crescere bene ha bisogno di terreni leggeri, soffici, bene drenati, abbondanti di acqua, come sono appunto le aree di risorgiva. È una cicoria molto resistente al freddo.
Nel Veneto si coltivavano i radicchi con le còe, parola dialettale che indica i fittoni (le code della pianta), in quasi tutti gli orti delle vecchie case rurali. I fittoni, in genere, erano molto più piccoli rispetto a quelli che si trovano oggi sul mercato e che sono frutto di accurata selezione. C’è ancora chi semina le còe de radicio, ma per uso esclusivamente familiare.
Il gusto fortemente amarognolo le rende poco appetibili ai  giovani. Esse sono consumate  perlopiù dalle vecchie generazioni che nelle radici di Soncino riscoprono antichi sapori di gioventù.
Sono oggi valorizzate soprattutto dalla ristorazione per piatti tipici e di tradizione e sono abbinate ad altre verdure.
Sono preparate e servite lessate, semplicemente condite con olio, aceto, pepe e sale, gratinate, sottolio, in bagna caudae in diversi altri modi, dettati dalla fantasia degli chef.

La caduta produttiva, destinata al commercio, che si era accentuata nella seconda metà del secolo scorso, sembra essersi fermata. “In questo momento – rileva Opo Veneto, l’organizzazione di produttori ortofrutticoli – c’è un’interessante richiesta, che tendenzialmente sembra in crescita, sia pure su piccoli numeri: è un prodotto di nicchia”.

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Giuseppe Arcimboldo (o Arcimboldi): Ortolano, immagine a rovescio

La coltivazione di radici di Soncino si sta attestando attorno ai 20 mila quintali. Le quotazioni si mantengono stabili. Sono consumate in particolare in Lombardia, in Piemonte e nel Veneto, dove resistono tanti consumatori affezionati. Non si passa l’inverno senza avere gustato una radice di Soncino.

L’economia italiana è Verde

parco-nazionale-abruzzoI parchi nazionali italiani, oltre a essere un inestimabile patrimonio naturale e territoriale, sono una vera e propria risorsa poiché producono il 3,2% della ricchezza del Paese, alla quale contribuisce in modo rilevante l’agricoltura, che fa delle aree protette la propria terra d’elezione, dove genera il 6,5% del valore aggiunto nazionale in questo ambito. Ma anche il turismo nei territori verdi produce il 5,9% dell’intero valore aggiunto del settore. Una ricchezza che si riflette anche sul benessere delle comunità locali.

Sono alcuni dati emersi nel corso del convegno La ricchezza dei Parchi-Beni comuni e green economy, organizzato in occasione dei 90 anni del Parco nazionale d’Abruzzo, da Fondazione Symbola, Regione Abruzzo, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Unioncamere, Federparchi e Camera di Commercio de L’Aquila.

“Parlando di valore economico, il valore aggiunto proveniente dalle imprese private che si genera nei 527 comuni dei 24 parchi nazionali italiani ammonta, al 2011, a 34,6 miliardi di euro “, sottolinea Domenico Mauriello, responsabile del centro studio Unioncamere.

Sul fronte economico, i parchi di rilevanza nazionale contano circa 332 mila unità locali, pari al 4,6% degli insediamenti produttivi del Paese. Si tratta di realtà dinamiche, cresciute del 12,7% contro l’11,9% nazionale nel decennio 2000-2011. Come accadeva per la popolazione, anche la distribuzione di unità locali vede in vantaggio il Sud, con oltre 236 mila realtà, contro le oltre 95 mila del Centro Nord. Le realtà imprenditoriali presenti nei parchi nazionali dimostrano una forte vocazione per le attività agricole e commerciali.

Un’importanza particolare, sociale ed economica, è rivestita dal comparto turistico. Solo nel 2010 i comuni delle aree nazionali protette hanno registrato un totale di presenze turistiche (in termini di pernottamenti) di oltre 22 milioni di unità, pari al 5,9% delle presenze turistiche di tutta Italia. La classifica delle aree protette più visitate vede in testa i parchi del Cilento (4,2 milioni di presenze), del Gargano (4,1 milioni), dello Stelvio (4,1 milioni), seguiti dal Parco dell’Arcipelago Toscano (3,1 milioni) e dal Parco delle Cinque Terre (0,7 milioni).

Parchi, infine, vuol dire anche rinnovabili. I parchi nazionali italiano possono, infatti, fare affidamento su oltre 16 mila impianti fotovoltaici, il 4% del totale nazionale, una rete di piccole installazioni che complessivamente producono 735 Gwh, generando una potenza procapite di 25 kwh. Una rete virtuosa, precisa lo studio di Unioncamere, in cui esercita un ruolo di primo piano il Mezzogiorno, con i parchi Asinara, Appennino Lucano e Alta Murgia, seguiti da Majella e Gran Sasso.

Si colorano di blu i margini del fiume Piave

La patata blu cresce bene a Moriago della Battaglia, ai margini del fiume Piave, dove sembra avere trovato il suo habitat naturale. È una varietà antichissima che proviene dalle Ande peruviane, celebrata per la ricchezza di antiossidanti, sostanze  che, neutralizzando i radicali liberi, sono in grado di proteggere l’organismo  e di rallentarne quindi i processi di invecchiamento: per questo è chiamata anche patata salva salute.
Le sue proprietà benefiche e le sue virtù nutrizionali sono esaltate dalla tradizione officinale e alimentare e sono confermate da ricerche scientifiche del nostro tempo. Non è facile trovare la patata blu, un prodotto veramente di nicchia, poco coltivato perché non è redditizio. In compenso è una pianta molto forte, che resiste alle malattie e alla siccità e che quindi non richiede grandi cure. Ne è appassionato cultore Aurelio Codello, un orticoltore trevigiano di Moriago della Battaglia, che l’ha scoperta in Francia e si è impegnato a piantarla su terreni particolarmente felici per le patate. Sugli stessi campi crescono le Cornette, altra varietà tipica delle terre del Piave, immancabili nella cucina locale, le quali si avvicinano alle blu per  la forma: sono piuttosto piccole e bitorzolute. “È la passione che me le fa seminare – ci dice Aurelio Codello – perché se si badasse al risultato economico, non la si prenderebbe nemmeno in considerazione”.

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Chips di patata blu

Da un po’ di tempo la patata blu è valorizzata dall’alta cucina, che spesso utilizza cultivar simili, come le vitelotte francesi, coltivate in Piccardia, o le blu di San Gallo, nel Cantone Grigioni della Svizzera, o le blu di Margone di Vezzano, in provincia di Trento. È chiamata patata blu per il colore della buccia e della polpa, che è tra il blu marino e il violaceo. Il suo sapore è deciso, forte, originale e inconfondibile. In cucina si presta a piatti sapidi, dissueti e sorprendenti, che piacciono soprattutto a chi ama scoprire cose nuove e diverse. La patata blu è commercializzata, in particolare, da OPO Veneto, che la considera un prodotto interessante non tanto per i numeri, che sono veramente minimi, ma per il suo valore di ortaggio biodiverso, come segno di un’orticoltura che non si ferma solo alla massa o alla quantità, ma guarda alla qualità, alla varietà, alla compatibilità ambientale, alla sostenibilità.

Il Governo interviene sul consumo di suolo

ddl consumo di suolo-immagine wwf“In Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera. Dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166%. La perdita di superficie agricola – e la conseguente riduzione della produzione – impedisce al Paese di soddisfare completamente il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero.
Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un’area pari all’estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna: un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti”.

Sono le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Monti ha esordito per presentare oggi il disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Forse avremmo dovuto logicamente inserirlo nel provvedimento intitolato ‘Salva Italia’, perché qui c’è molto di salvezza concreta dell’Italia”
“Il provvedimento – ha continuato Monti – mira anzitutto a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate”.

In sostanza grazie alla normativa – approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per i Beni Culturali e dello Sviluppo Economico – si promuove l’attività agricola che si svolge o si potrebbe svolgere sui terreni e si contribuisce alla salvaguardia del territorio, poiché proprio l’attività agricola consente e favorisce la gestione del territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesto idrogeologico.

ddl consumo del suolo conferenza stampa

Il Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo

Il Ministro Catania ha affermato che il disegno di legge tratta di un tema vitale per la qualità della vita e descrive “il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per il nostro Paese negli anni a venire.”
“Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.

Il provvedimento interdice anche i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, prevedendo che tali superfici restino vincolate per 5 anni e interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Attualmente, infatti, la normativa in vigore prevede che le amministrazioni possano destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti.

In sintesi i punti principali del provvedimento:
1. Vengono identificati come ‘terreni agricoli‘ tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola;
2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate;
3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l’intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione;
4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.
5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l’ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.
6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.
7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell’ente locale. Il fine è quello di disincentivare l’attività edificatoria sul territorio.

Identificato un gene che aumenta del 20% la produttività del riso

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Piante di riso della varietà Kasalath, le piante sulla sinistra contengono il gene PSTOL1, crescono meglio e hanno dimensioni maggiori

Un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con ricercatori nelle Filippine e in Giappone, ha individuato il gene che aumenta del 20% la produttività del riso. Il lavoro è stato pubblicato su Nature il 22 agosto.
Il gene, a cui è stato dato il nome di PSTOL1 – Phosphorous Starvation TOLerance 1 – consente alla pianta di riso di sviluppare un apparato radicale molto più esteso e quindi di assorbire con maggior efficienza il fosforo, la cui carenza, in alcune delle principali aree dedite alla coltivazione del riso, limita notevolmente la produttività, soprattutto se le piante sono coltivate in terreni acidi che ne limitano l’assorbimento o in condizioni che non consentono l’irrigazione.
“La scoperta di questo gene – spiega il Professor Martin Kater dell’Università Statale di Milano, che coordina il gruppo di ricerca italiano – apre importanti prospettive per il miglioramento genetico del riso. Questo gene potrà contribuire alla creazione di nuove varietà di riso altamente produttive, in tempi molto rapidi e con la certezza che le nuove varietà saranno in grado di assorbire fosforo in modo più efficace.
Tali varietà consentiranno di limitare l’uso di fertilizzanti e potranno crescere anche in terreni carenti di fosforo, spesso posseduti da agricoltori talmente poveri che non possono permettersi di acquistare le quantità necessarie di fertilizzante”.
Il gene PSTOL1 è stato isolato dalla varietà tradizionale di riso denominata Kasalath, di origine indiana, in grado di crescere bene in terreni con basso contenuto in fosforo, a dimostrazione dell’enorme importanza di preservare la variabilità genetica delle specie di interesse agronomico: un vero e proprio serbatoio da cui attingere vecchi geni per nuove varietà.
Attualmente varietà di riso contenenti il gene PSTOL1 vengono studiate nelle Filippine e in Indonesia, dove il fosforo è altamente carente e potranno essere immesse sul mercato e coltivate entro pochi anni.
Il progetto, coordinato dalla dottoressa Sigrid Heuer del prestigioso “International Rice Research Institute IRRI” nelle Filippine, ha visto coinvolte, oltre all’Università degli Studi di Milano, istituzioni quali il “Japan International Research Center for Agricultural Sciences” e la “University of the Philippines Los Baños” ed è stato finanziato dal programma “CGIAR Generation Challenge Program.