I workshop di giovedì venerdì allo spazio AAA+A a MADE expo

Giovedì 18
Ore 10
Nuovi scenari alberati
Giovanni Poletti
Organizzato da AAA+A in collaborazione con DocGreen

Spesso la difficile convivenza tra le attività dell’uomo nelle città e il diverso ciclo biologico degli esseri più longevi del pianeta richiede decisioni tecniche specialistiche, nell’intento di salvaguardarne l’integrità a beneficio comune.
L’applicazione di un sapere specifico risulta, quindi, indispensabile per risolvere le reciproche esigenze nell’intento di attuare le soluzioni migliori.

Ore 11,00
Drenatech: innovative paving solution
Paolo Marchesi
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Drenatech

Diventa sempre più forte il connubio tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Con questo spirito Lechner propone in anteprima nazionale al Made la gamma Drenatech®, pavimentazione per esterni 100% permeabile e drenante, di cui Lechner è produttore e distributore a livello internazionale.
L’incontro consentirà di conoscere nel dettaglio le caratteristiche tecniche e le innumerevoli applicazioni che Drenatech® offre al progettista che pone l’innovazione e la sostenibilità al centro delle proprie scelte professionali.

Ore 12,00
Progetto & Natura
Maurizio Corrado, Edoardo Bit
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Wolters Kluwer Italia

Progetto & Natura è la nuova collana editoriale diretta da Maurizio Corrado dedicata al rapporto tra architettura, design ed elemento vegetale.
Il libro come strumento operativo della professione.
Durante l’incontro verrà anche presentato un libro dedicato al verde verticale, con l’illustrazione delle più recenti realizzazioni di questa tecnologia.

Ore 13.00
Il senso della materia: le facciate del futuro
Massimiliano Madarini
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Oikos
diretta streaming sul Blog d’O
Ore 14,00
Il valore economico degli alberi
Mirco Tugnoli
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Wolters Kluwer Italia.
I metodi di valutazione economica delle alberature sono diffusi all’estero ma non altrettanto in Italia. Nell’incontro verranno illustrate alcune di queste metodologie.

Ore 15,00
Il progetto dei nuovi territori
Alberto Prina
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Brera

L’Expo 2015 sarà una grande occasione per ripensare al territorio e alla sua funzionalità in termini di ambiente e sostenibilità, rapporti sociali. I progetti pubblici di scala urbana devono necessariamente coinvolgere i cittadini e riconsiderare lo spazio pubblico quale strumento di condivisione sociale e culturale.

Ore 16,00
Abitare la Natura
Guido Laganà
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Studio Laganà

Il rapporto tra architettura e natura è analizzato in una serie di progetti che coinvolgono l’area piemontese e ligure. Tecnologia non invasive consentono di elaborare modelli architettonici efficienti e integrati all’ambiente che li ospita.

Ore 17,00
Aperitivo in Libreria: Food contest a cura della rivista Degusta

Venerdì 19

Ore 10,00
La qualità del progetto sostenibile
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Green Building Council Italia

La certificazione delle procedure di sostenibilità ambientale è una necessità soprattutto per le amministrazioni pubbliche. Green Building Council Italia è uno degli enti più riconosciuti in questo settore.

Ore 11,00
AAA+Alba: Enogastronomia, cultura, turismo
Paola Farinetti, Mauro Carbone
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Assessorato alla Cultura Comune di Alba e ATL Langhe e Roero

Le Langhe sono terre del Piemonte fluttuanti tra le province di Asti e Cuneo, confinanti con quelle del Roero e del Monferrato, interessate in questi anni da una forte incremento delle attività agricole. Vino, tartufo, nocciole e la promozione dell’enogastronomia locale in tutto il mondo, hanno consentito alla regione uno sviluppo di un’economia integrata alla cultura, alla salvaguardia degli ambienti agresti, alle tradizioni, all’arte, determinando l’arrivo di un flusso turistico internazionale senza precedenti.

Ore 12,00
Planetario. Musica per conferenze spaziali
Deproducers, Fabio Peri, Vittorio Cosma
Organizzato Organizzato da AAA+A

Quattro tra i maggiori produttori musicali italiani, insieme al direttore del Planetario di Milano, propongono lo studio dei fenomeni celesti per ritornare a scoprire le origini della nostra conoscenza attraverso un viaggio di andata e ritorno, e alla velocità della luce, verso confini della nostra galassia.

Ore 13,00
Saperi e sapori per salvare il pianeta
Gianluigi Veronesi
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Degusta

Ore 14,00
Gusci architettonici e sostenibilità energetica
Massimo Facchinetti
Organizzato da AAA+A in collaborazione con in collaborazione con Porcelanosa

I gusci architettonici rappresentano una delle grandi opportunità dell’architettura contemporanea per realizzare edifici sostenibili e ristrutturazioni di stabili che, altrimenti, non avrebbero opportunità di adattare alle richieste della società la loro performance energetica.

Ore 15,00
Esperienze di verde verticale
Luca Rogora
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Green Bricks

La qualità della tecnologia del verde verticale dipende per la maggior parte dalle competenze tecniche dell’azienda realizzatrice. Green Bricks ha dalla sua un’annosa esperienza nella produzione e realizzazione del verde tecnico, risultando uno dei più efficaci operatori del settore.

Ore 16,00
Le specie vegetali del nuovo millennio per l’ambiente mediterraneo
Elisabetta Margheriti
Organizzato da AAA+A in collaborazione con Torsanlorenzo Gruppo Florovivaistico

Una produzione florovivaistica di qualità non trascura la ricerca di piante che meglio si adattano alla alla creazione di un legame fra gli spazi urbani e il verde, fra il costruito e la natura, nella visione più ampia dell’ ecocompatibilità per gli spazi privati e pubblici, urbani e non.

Ore 17,00
Aperitivo in Libreria: Food contest a cura della rivista Degusta

Vi aspettiamo al Pad. 4

Per chi volesse partecipare ma fosse sprovvisto di biglietto può registrarsi on line inserendo il codice 5912365400

Alberi e libri

ulmus glabra camperdowniiConsiderando come vanno le cose del mondo, bisognerebbe piantare più alberi e leggere più libri. Più ancora, realizzare nuovi giardini e fondare nuove biblioteche. Ovviamente sarebbe già un buon risultato frenare la distruzione dei paesaggi (“l’esteticità diffusa” ha scritto Assunto, quella non circoscritta nei limiti spaziali dei giardini) e la chiusura, per mancanza di fondi, delle biblioteche pubbliche.
Le ragioni perché questo avvenga sono evidenti: derivano dai disastri annunciati dei cambiamenti climatici, dal disordine e dall’ingiustizia collegata alle grandi migrazioni, dal crescere delle città e della infelicità racchiusa in esse, dalla fame che avvilisce un miliardo di abitanti in un pianeta sempre più e malamente affollato e vittima di un inarrestabile delirio consumistico. Ai disastri incombenti non è possibile trovare soluzioni concretamente efficaci finché si cercano all’interno di saperi specialistici, capaci di approfondire oltre l’immaginabile le conoscenze all’interno di orizzonti limitati ma di non sapere o capire nulla della complessità del mondo.
La risposta ai problemi dell’individuo e del pianeta è invece sistemica, deve riguardare non singole parti ma l’insieme e si trova solo se i saperi scientifici e quelli umanistici concorrono alla sua ricerca. Mark, il ragazzo di Zabriskie Point che nel film di Antonioni scappava dall’Università di Berkeley, era inseguito da un mandato di cattura non per un assassinio che non aveva commesso ma “per aver portato gli ingegneri ai corsi d’arte”. Ecco un vero rivoluzionario, ecco cosa potrà salvare il mondo: nuove idee e nuove strade nate dal confronto tra i saperi delle due culture, tra funzioni (l’utile e il bello) che ancora troppo spesso si elidono a vicenda, tra sensibilità (l’anima e il corpo, l’animale e il vegetale) che comunicano poco e male.

Nei libri e negli alberi, nei giardini e nelle biblioteche possono trovarsi le nuove idee. Sono i luoghi dove l’incontro tra nature e culture diverse è più facilmente e universalmente praticato, dove funzioni diverse sono disponibili alla ragione e al sentimento, dove ogni dialogo è possibile. Che in una pagina di un libro così come in una passeggiata, in una poesia o in una sosta all’ombra si possano trovare e sviluppare idee è cosa risaputa, a partire dalle discussioni di Aristotele e Platone e dei loro discepoli all’ombra dei platani dell’Accademia ateniese.

Non ci sono grandi differenze tra un albero e un libro. Il legno degli alberi e precisamente quella parte interna della corteccia dove si trova il tessuto conduttore che i botanici chiamano libro, è stata tra le prime superfici utilizzate per la scrittura. È conosciuto anche come floema e trasporta le complesse sostanze organiche elaborate dalle foglie al resto della pianta, come fa un libro quando trasmette il sapere dal pensiero all’azione, dallo scrittore al lettore. Nell’antichissimo Lazio la corteccia dei tigli era usata per incidervi sulla superficie liscia e morbida i caratteri della scrittura. “In libro scribuntur litterae”, diceva Plauto.
Ulteriore prova dello stretto legame è nell’inglese book che deriva dall’alto tedesco bok, cioè il faggio, sulla cui corteccia venivano incise le rune, i segni grafici dell’antico mondo germanico.
In molti modi ancora il rapporto tra alberi e libro si dimostra stretto. Il nome degli alberi più alti deriva da Sequoyah, figlio di un commerciante di pellicce inglese e di una donna Cherokee che negli anni venti dell’Ottocento aveva creato una versione scritta della lingua indiana.
Una sura del Corano recita “Se tutti gli alberi della terra diventassero calamai, e il mare, e sette mari ancora, fornissero l’inchiostro, le parole di Dio non sarebbero esaurite”. Ci dice dell’infinita sapienza divina, ma ci ricorda anche che l’inchiostro è stato fornito dapprima dal nerofumo prodotto dalla combustione di legni di alberi resinosi e poi dalle galle delle querce, ricche di tannini utili non solo a proteggere dai predatori gli insetti che vi si rifugiano ma anche dall’usura della luce, le parole trascritte sulla carta.
foglie ginko bilobaIl greco biblos designa le fibre del papiro, materia prima prediletta fino al II secolo, e da questa pianta deriva a sua volta il termine inglese paper. Oggi gran parte della carta su cui si scrive origina da alberi di crescita rapida e legno tenero come i pioppi, le robinie, alcuni abeti e non si trascuri che, leggendo, si scorrono i fogli di un libro e, passeggiando, le foglie di un albero.

In un giardino, come nei libri di una biblioteca, lo spazio è delimitato, chiuso da un muro, da un’inferriata, da una siepe, da un fossato o dalla superficie delle pagine. Oltre il giardino ci sono la foresta, il deserto, la giungla d’asfalto. Al suo interno, gli elementi della natura – le piante, l’acqua, le pietre, gli animali -, le forme del suolo che il paesaggista ha scelto e disposto in nuovo ordine dettato non più, o non soltanto, dalle leggi biologiche ma da quelle, variabili nei tempi e nei luoghi, dei suoi saperi e dei suoi desideri. Fuori dalle pagine di un libro, il complesso delle conoscenze e dei sentimenti degli uomini. Al suo interno, chi scrive seleziona parole, pensieri, saperi, con la scrittura segue un percorso, realizza un progetto, dà ordine al caos, semplifica la complessità.
Sia in un libro che in un giardino è possibile “vedere l’invisibile, afferrare l’intangibile, sentire l’inudibile“, diceva il reverendo Samuel Reynolds Hole scrivendo di rose.

L’uso spirituale di un giardino, di un bosco, di un frutteto o di una biblioteca aumenta la possibilità che le domande trovino risposte, quando queste non si misurino solo con le tonnellate di frutti, di legna, di CO2 sottratta all’effetto serra, con le scienze e le tecnologie. Per giungervi è molto utile partire dai margini, cioè dagli ambienti di contatto tra ecosistemi, nature e culture diverse, lì dove le condizioni sono più favorevoli agli incontri, agli scambi, alle ibridazioni. Margini come le rive del Mediterraneo, adesso divenuti muri e reticolati ma a lungo luogo creativo dell’incontro tra continenti, come le periferie delle città (lì dove erano i giardini fruttiferi e dilettevoli, ora ci sono le baraccopoli e le aree industriali dismesse). Margini come i giardini dove natura e cultura si incontrano, come le siepi che l’ecologia del paesaggio mira a difendere e a sviluppare nei nodi e nei corridoi della rete ecologica, margini come quelli che contornano il blocco del testo delle pagine di un libro dove il lettore annota i suoi pensieri, i riferimenti, i collegamenti da esplorare dilatandone lo spazio. Le risposte si trovano dove i diversi si incontrano.

Scegliere le specie degli alberi

quercus peduncolata photo by giovanni poletti

Albero monumentale di Quercus peduncolata sito nel comune di Poggio Renatico (FE)

Il ciclo vitale di una pianta arborea è lungo e la sua durata supera la durata della vita dell’uomo, per cui i danni di una scelta sbagliata si hanno anche a decine di anni di distanza.
L’analisi ecologica è lo studio delle variabili ambientali relative una determinata zona. È la base della scelta delle specie nelle aree verdi.
Gli elementi da prendere in considerazione sono: clima, terreno, vegetazione potenziale e vegetazione reale.

Il clima, in particolare le temperature minime, determinano la distribuzione della vegetazione nel globo secondo le cosiddette fasce climatiche che sono dovute alla latitudine, all’altitudine e ad altri fattori modificativi come i venti, i bacini idrici, l’esposizione, ecc. Decisiva nella distribuzione della vegetazione è la piovosità e soprattutto la sua distribuzione nel corso dell’anno. Del terreno è necessario conoscere i principali caratteri fisici e chimici: tessitura, struttura, pH, umidità, salinità e contenuto di calcare e sostanza organica. Altri caratteri ambientali da conoscere, in particolare nelle zone cittadine sono:

– aria: inquinamento da anidride solforosa, ozono, fluoruri, polveri; salinità dell’aria nelle zone marine, umidità relativa;
– inquinamento del suolo: perdita di gas dalle tubature, eccesso di temperatura nel sottosuolo;
– disponibilità di luce: in molti casi nell’ambiente urbano è scarsa per la vicinanza degli edifici e perché filtrata dallo smog.

La vegetazione non è immutabile ma si modifica continuamente al modificarsi dell’ambiente e per opera  dell’uomo.

Vegetazione potenziale. È l’associazione vegetale presente in una determinata area prima delle modificazioni dovute all’uomo o quella che si tenderebbe a formare se l’azione dell’uomo venisse a cessare e in condizioni di costanza di clima.
Climax. È l’associazione vegetale finale e stabile di un determinato areale; è l’associazione più evoluta e matura. In Emilia Romagna, dal piano basale costiero e dell’entroterra passando alla collina e montagna, possiamo incontrare diversi climax. Nel piano basale (pianura e collina fino a circa 500-600 metri) troviamo il climax della roverella e della rovere nelle zone costiere o nei versanti più caldi e asciutti delle zone collinari; il climax del frassino nel quale ritroviamo anche il carpino bianco e la farnia si trova invece nei versanti più freschi o nelle pianure. Nel piano montano troviamo il climax del faggio, mentre nei piani più alti, là dove termina la vegetazione arborea e i versanti sono esposti ai venti delle alte quote, si incontra una fascia di arbusti prostrati, grandi distese di mirtilli e praterie di graminacee.
Si definisce specie autoctona in un determinato areale, una specie originaria dell’areale che fa parte della vegetazione potenziale del luogo e ivi si moltiplica spontaneamente.
La vegetazione reale è quella che si ha in un determinato luogo antropizzato per effetti diretti o indiretti dell’antropizzazione.
La scelta di una specie invece di un’altra dipende da molteplici fattori ambientali ed estetici, alcuni dei quali in contrapposizione con gli altri. Ad esempio, se è vero che le piante autoctone sono le più resistenti all’ambiente pedoclimatico, è pur vero che non sono sempre tutte resistenti all’ambiente cittadino e agli attacchi parassitari; ad esempio l’olmo non è più utilizzabile in quanto distrutto dalla grafiosi, il platano si sta avviando sulla stessa strada ad opera del cancro colorato, l’ippocastano non tollera l’inquinamento cittadino.

I criteri corretti di scelta dal punto di vista paesaggistico distinguono diverse situazioni: per interventi a carattere territoriale (rimboschimenti, consolidamento di zone franose, ricostruzione paesaggistica di cave, restauri paesaggistici, grandi parchi estensivi), nei quali si cerca di ricostruire un paesaggio e di ripristinare un equilibrio biologico, è vincolante l’uso di specie autoctone costituenti il paesaggio potenziale della zona sia per motivi biologici che estetici. Vanno infatti rispettate le vocazioni del territorio. Quale eccezione può essere consentita nell’utilizzo di specie pioniere, cioè preparatorie, in condizioni pedologiche particolarmente difficili, poiché le associazioni climax sono particolarmente esigenti.

Per interventi in parchi e giardini in zone extraurbane è ugualmente necessario lo studio del paesaggio e il rispetto delle vocazioni naturali. È bene rivolgersi per la maggior parte a specie autoctone che sono quelle che meglio si associano tra loro formando raggruppamenti stabili e di più facile manutenzione, con eventuali inserimenti di pochi esemplari esotici di particolare pregio con funzione estetica e di punto di attrazione.

Robina pseudoacacia photo by giovanni poletti

Robina pesudoacacia nel contesto urbanizzato della città di Berlino

Nell’ambiente urbano le condizioni sono diverse perché non c’è un rapporto diretto tra giardino e paesaggio vegetale circostante, per cui la scelta può essere più libera. Molte Amministrazioni Comunali, nei vincoli urbanistici, hanno predisposto elenchi di piante autoctone all’uso delle quali il progettista è vincolato almeno per una certa percentuale. In ambienti inquinati, inoltre, il problema è di usare piante resistenti; se è possibile trovarle tra quelle indigene, ci si rivolgerà a quelle, in caso contrario ci si rivolgerà anche a specie esotiche. Oggi esistono molti studi sulla resistenza degli alberi all’inquinamento; questi studi sono soprattutto americani per cui saggiano alberi di quegli areali.

D’altronde i gas inquinanti si modificano continuamente al variare delle tecnologie (riscaldamento delle abitazioni, tipi di carburanti per automobili, mezzi energetici per l’industria, ecc.), per cui molto spesso ci si basa ancora su dati empirici e sulle osservazioni su piante esistenti.

ALBERI PER LE CITTÀ
Impiego consigliato
SPECIE Sempreverde o spogliante Varietà fastigiate Resistenza inquinamento Resistenza malattie Parchi Alberature stradali
Acer campestre S * 2 2 * *
Acer platanoides S * 2 2 * *
Acer pseudoplatanus S * 2 2 * *
Aesculus hippocastum S 0 1 *
Aescus x carnea S 1 1 *
Albizzia julibrissin S 1 2 * *
Catalpa S 1 1 *
Carpinus betulus S * 1 2 *
Cedrus atlantica E * 1 2 *
Cedrus atl. ‘Glauca’ E * 1 2 *
Cedrus deodara E * 0 2 *
Cedrus libani E 0 2 *
Celtis australis S 1 1 * *
Cercis siliquastrum S 2 2 * *
Crataegus S 1 1 *
Fraxinus excelsior S * 1 2 * *
Fraxinus ornus S 1 2 * *
Ginkgo biloba S * 2 2 * *
Gleditschia triacanthos S * 2 2 * *
Laurus nobilis E 2 1 *
Liquidambar S 1 2 * *
Magnolia grandiflora E 1 2 * *
Magnolia soulangeana S 1 2 *
Ostrya carpinifolia S 1 2 *
Pinus pinea E 0 1 * *
Pinus sylvestris E 1 1 *
Platanus x acerifolia S 1 0 *
Prunus ‘Pissardii’ S 2 2 * *
Quercus ilex E 2 1 * *
Quercus pubescens S 1 2 * *
Quercus robur S * 1 2 * *
Robinia pseudacacia S * 1 2 * *
Sophora japonica S * 2 2 * *
Tilia spp. S * 1 1 * *
Legenda: S = spogliante , E = sempreverde, 0= scarsa, 1 = media, 2 = alta
N.B.: Le cultivar piramidali sono tutte d’innesto.

Le piante per gli spazi verdi

giardino contemporaneoAlberi – Costituiscono l’ossatura del giardino e sono quelli che con la loro distribuzione ne determinano la struttura. Gli aspetti decorativi degli alberi sono il portamento, la forma della chioma, la persistenza o meno del fogliame, forma e colore delle foglie, eventuali fiori e frutti.
Il portamento dell’albero è un carattere molto importante che imprime al giardino stesso caratteristiche specifiche. Ad esempio, un portamento conico e compatto dai contorni rigidi come quello di un abete o di una magnolia si accompagna con le geometrie di un giardino formale basato su una divisione regolare degli spazi. Al contrario la chioma diffusa di un pioppo che si muove al vento evoca spazi aperti e imprime al giardino caratteri di naturalità.
Nel disegno sono illustrati i principali tipi di portamento degli alberi.

portamento degli alberi

Il portamento degli alberi: 1) fastigiato; 2) espanso o a ombrello (Pinus domestica); 3) ovoidale (Quercus); 4) arrotondato (Aesculus hippocastanum); 5) conico (Picea abies); 6) piangente (Salix babylonica)

Arbusti – Gli arbusti a motivo della estrema variabilità della forma, colori, portamento e dimensioni assumono volta a volta funzioni diverse a seconda della specie e delle modalità con cui sono usati:

  • schermo per mascherare visuali che non si desiderano vedere
  • gruppi di sfondo, collegamenti tra gli alberi e le superfici piane
  • punto di attrazione come da nota di colore (isolati o in gruppo)
  • frangivento

Con le specie striscianti si possono realizzare tappezzamenti di superfici in sostituzione del prato; dato il grande numero di specie e varietà è possibile avere scalarità di fioriture e aspetti decorativi durante tutto l’anno.

Erbacee perenni – Le aiuole o le bordure di erbacee perenni non sono ancora molto usato nei giardini italiani, in parte poiché legate a un gusto di giardino tipicamente inglese, in parte per il fatto che i nostri climi estivi sono spesso eccessivamente caldi e aridi, e infine perché richiedono una manutenzione piuttosto assidua. Le erbacee perenni vengono per lo più accostate in composizioni di diverse specie e varietà e i criteri di scelta delle piante devono rispondere ai seguenti parametri: la stagione in cui l’aiuola deve avere il massimo valore decorativo e la posizione ombreggiata o soleggiata.
Per ogni progettazione si devono considerare:

Aspetti estetici: portamento delle piante – altezza – accostamento dei colori.
Aspetti tecnici: esigenze di sole o ombra – epoca di valore estetico (in genere fioritura) – tipo di terriccio – messa a dimora e preparazione del terreno.

Se l’aiuola si può vedere da tutte le direzioni si metteranno al centro le piante alte, poi le medie e ai bordi le basse.
Per avere buone proporzioni l’altezza delle piante più alte non deve superare la metà della larghezza totale dell’aiuola. Se l’aiuola è addossata a un muro o comunque si vede da una sola parte mettere le piante alte sul fondo, poi le medie e le basse.
È consigliabile fare prima il disegno in scala per controllare bene l’equilibrio tra specie di diverso tipo e altezza.
Il numero delle specie va proporzionato alla superficie da ricoprire. Se la superficie è ridotta evitare di mettere molte specie che creeranno un’immagine di disordine.
Le distanze variano secondo le specie: piante alte come la Rudbekia e il Lupinus andranno posizionate a circa 40 centimetri di distanza; piante più piccole come l’Aubrietia e la Campanula andranno posizionate a 25 centimetri di distanza circa.
Gli accostamenti vanno fatti tra piante che hanno le medesime esigenze in fatto di terreno, clima ed esposizione armonizzando i colori.

Bordura mista erbacee perenni arbusti

Bordura mista con erbacee perenni e arbusti

Molto importante è la programmazione della scalarità di fioritura. Non è necessario che un’aiuola sia composta da sole erbacee perenni: si possono fare composizioni molto belle anche mescolando piccoli arbusti e conifere di ridotte dimensioni, in particolare piante con aspetti decorativi invernali.

L’equilibrio della composizione nel tempo va governato, a meno che non si preferisca abbandonare l’aiuola al rinselvatichimento il che può anche non essere sgradevole ma porterà alla dominanza di poche specie.
Mentre fino a qualche anno fa le erbacee perenni erano reperibili soltanto da pochi vivaisti, oggi sono molto diffuse e facili da trovare.
Le erbacee perenni sono piante abbastanza sensibili al microclima, per cui negli accostamenti vanno scelte con attenzione le specie a esigenze omogenee.
Le possibilità di scelta sono vastissime e questo rende indispensabile l’uso di un buon manuale di giardinaggio o del catalogo delle ditte produttrici più note.
La tabella mostra elenchi di  arbusti raggruppati a seconda dell’impiego consigliato.

IMPIEGO DEGLl ARBUSTI

Arbusti per terreni argillosi e calcarei:
Berberis, Buddleia, Buxus, Cornus sanguinea, Cotinus, Crataegus, Corylus, Forsythia, Hibiscus, Hypericum, Laburnum, Ligustrum, Malus, Philadelphus, Spiraea, Syringa

Arbusti per terreni umiferi e acidi:
Acer japonicum, Azalea, Calluna, Camellia, Erica, Hamamelis, Hydrangea, Pieris, Rhododendron, Skimmia

Arbusti per posizioni ombreggiate:
Aucuba, Berberis, Buxus, Cornus spp. Fuchsia, Hydrangea, Hypericum, Ilex, Laurus nobilis, Ligustrum, Prunus laurocerasus, Mahonia, Osmanthus, Philadelphus, Sambucus, Skimmia, Vinca, Hedera, Parthenocissus, Viburnum tinus

Arbusti per siepi spinose:
Berberis, Crataegus monogyna, Pyracantha, Ilex aquifolium, Prunus spinosa, rosa, Citrus triptera (Poncirus trifoliata)

Arbusti resistenti alla siccità:
Berberis, Spartium junceum, Hypericum, Spiraea, Corylus, Syringa

Arbusti a fioritura invernale:
Jasminum nudiflorum, Chimonanthus praecox, Hamamelis, Prunus subhirtella ‘autumnalis’, Camellia sasangua, Viburnum tinus

Arbusti a fioritura primaverile:
Azalea, Cornus, Deutzia, Forsythia, magnolie giapponesi da fiore, Malus, Prunus, Rosa, Syringa, Spiracea vanhouttei, Spiraea x arguta, Buddleia alternifolia, Philadelphus

Arbusti a fioritura estiva:
Lagerstroemia, Hibiscus, Hydrangea, rose rifiorenti, Spiraea bumalda ‘Antony Waterer’

 

Rio de Janeiro diventa più verde: inaugurato un parco da 93.000 metri quadrati

madureira park Rio de Janeiro olimpiadiRio de Janeiro è già al lavoro in vista dei due prossimi appuntamenti che concentreranno l’attenzione del mondo sulla città: i Mondiali di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, e punta tutto sul miglioramento del proprio ambiente urbano.
La città, che ha anche recentemente ospitato la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, ha avviato un ambizioso piano di riqualificazione urbana che comprende l’istituzione di nuovi trasporti, l’adeguamento delle infrastrutture esistenti, l’urbanizzazione dei suoi slums, e la costruzione di nuovi impianti in tutta l’area metropolitana.
L’ultima innovazione risale ai primi di agosto, con l’inaugurazione del Madureira Park, che con i suoi 93.000 metri quadrati è diventata la terza area verde più grande della città dopo Aterro de Flamengo e Quinta da Boa Vista.
Nato grazie alla riorganizzazione di alcune linee di trasmissione di energia elettrica e al trasferimento delle famiglie che occupavano la zona, il parco è improntato sul tema della sostenibilità: è dotato di un impianto di irrigazione per l’uso controllato delle acque, riutilizzo dell’acqua, pavimentazioni permeabili, illuminazione a Led e trattamento delle acque reflue.

Circa 800 alberi autoctoni e 450 palme sono stati piantati attorno ai cinque laghi con fontane illuminate, circondati da 31.500 metri quadri di prati.
Inoltre, è stato istituito un Centro di Educazione Ambientale per rafforzare la partecipazione della comunità e degli studenti nella protezione e conservazione del parco. La nuova area verde ha anche un altro ambizioso obiettivo: quello di risollevare dal degrado la grande regione commerciale e residenziale nel nord di Rio, priva di impianti culturali e di svago.
In questa linea, oltre alle strutture sportive, il parco dispone di un’area culturale per concerti e presentazioni, denominata Samba Square, un centro di 415 metri quadrati con accesso a internet e di una biblioteca virtuale (Knowledge Ship), 400 posti a sedere, oltre a una sala culturale per le presentazioni di 1.350 quadrati (Arena Carioca).

Climate change: nell’artico la tundra potrebbe trasformarsi in foresta

climate changeIl clima artico si sta riscaldando e potrebbe, nei prossimi anni, trasformare gli arbusti esistenti in alberi: questi i risultati di una ricerca presentata nella rivista Nature Climate Change.
Secondo i ricercatori, nella tundra possono emergere aree coperte da foreste, e questo fatto, a sua volta, potrebbe accelerare il riscaldamento del pianeta. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto Ecochange (Creating conditions for persistence of biodiversity in the face of climate change), che ha ricevuto una borsa Marie Curie per la Promozione delle scienze.
Guidati dall’Università di Oxford nel Regno Unito, i ricercatori hanno concentrato il loro lavoro su un’area di 100.000 chilometri quadrati conosciuta come la tundra euroasiatica nord occidentale, che si estende dalla Siberia occidentale fino alla Finlandia. I dati generati dal lavoro sul campo e dall’imaging satellitare, oltre a osservazioni effettuate da pastori locali di renne, indicano che tra l’8 % e il 15 % delle piante di salice (Salix) e di ontano (Alnus) dell’area, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, sono diventate alberi alti oltre 8 metri.
Precedenti studi che avevano analizzato il possibile impatto della forestazione avevano rivelato che una foresta in espansione nella tundra artica potrebbe aumentare il riscaldamento dell’Artico di uno o due gradi entro la fine di questo secolo.
“Risulta sorprendente che queste piante reagiscano in questo modo,” ha detto l’autore principale dott. Marc Macias-Fauria del Dipartimento di Zoologia a Oxford. “Precedentemente si pensava che con il riscaldamento del clima artico la tundra potesse essere colonizzata da alberi provenienti dalla foresta boreale a sud, un processo che sarebbe durato secoli. Ma quello che abbiamo scoperto è che gli arbusti che si trovano già lì si stanno trasformando in alberi nel giro di pochi decenni.”
Secondo i ricercatori, la trasformazione da arbusti a foresta è importante poiché modifica l’effetto albedo, che è la quantità di luce solare riflessa dalla superficie della Terra.
Gli arbusti della tundra sono solitamente ricoperti da una coltre di bianca neve che riflette la luce durante i mesi primaverili e autunnali. Gli alberi invece hanno un’altezza sufficiente per liberarsi dalla nevicata, e presentano quindi una superficie scura che assorbe la luce. A causa del maggiore assorbimento della radiazione solare, assieme ai microclimi creati dalle aree ricoperte da foreste, il riscaldamento globale aumenta ancora di più.

“Naturalmente questa è solo un piccola parte della vasta tundra artica ed è anche un’area già più calda rispetto al resto dell’Artico, probabilmente a causa dell’influenza dell’aria calda proveniente dalla Corrente del Golfo,” ha detto il dott. Macias-Fauria. “Tuttavia, questa area sembra essere indicativa di una tendenza che riguardi il resto della regione; essa ci può mostrare ciò che potrebbe accadere al resto dell’Artico nel prossimo futuro se questa tendenza al riscaldamento dovesse continuare.”

I ricercatori affermano che la scoperta potrebbe influire sugli sforzi dei ricercatori di creare modelli delle presenti e future risposte della bassa vegetazione artica al cambiamento climatico. Essa inoltre pone l’accento sulla possibilità che emergano ecosistemi strutturalmente nuovi all’interno della zona della tundra.

Energie rinnovabili intorno alla centrale di Chernobyl

a chernobyl si piantano alberi per decontaminareA Chernobyl nel 1986 si verificò la peggiore catastrofe della storia nucleare civile che ha effetti che perdurano nel tempo.
Gli impianti ora sono circondati da tre zone controllate, il cui accesso è interdetto e che sono parte dell’area di interdizione, che è formata da una zona circolare di circa 40 chilometri di diametro, che misura circa 2.600 chilometri quadrati.
Ora il governo ucraino, stando al disposto di una recente delibera governativa, vuole piantare alberi (in prevalenza abeti) e costituire impianti di energia alternativa, con impianti di cogenerazione che bruceranno legna contaminata, installazioni solari ed eoliche.

I lavori per la messa in sicurezza della centrale sono iniziati ma le previsioni sulla durata di decomissioning dell’area variano anche  50 anni.

Prunus subhirtella ‘Autumnalis’

Prunus subhirtella 'Autumnalis'

Prunus subhirtella ‘Autumnalis’

I piccoli fiori semidoppi, bianchi sfumati di rosa chiaro, appaiono in novembre-dicembre e ricompaiono a marzo e nei periodi in cui l’inverno dona le sue giornate più miti. I rami fioriti completamente coperti di piccole corone sono bellissimi per arredare la casa.
Nei giardini giapponesi i ciliegi da fiore sono le piante più usate. Di solito isolate o a piccoli gruppi emergono su sfondi sabbiosi e accostate a sassi collocati secondo complessi significati mistico-religiosi per lo più incomprensibili agli occidentali che tuttavia colgono invece l’effetto poetico e estetico di queste creazioni.
P. subhirtella può raggiungere e superare i 6 metri di altezza e se allevato ad arbusto forma cespi di considerevole diametro; tenere presenti queste caratteristiche e scegliere le distanze corrette al momento dell’impianto.
Prima dell’inizio della fioritura le foglie prendono una ricca colorazione color bronzo e poi cadono.
Esistono diverse cultivar: Prunus subhirtella ‘Autumnalis Rosea’ a fiori rosa più scuro della specie originaria e P. s. ‘Fukubana’ con fiori rosa cremisi molto vivaci.
La specie è di facile coltivazione, cresce in tutti i terreni anche se leggermente argillosi e calcarei, anzi gradisce una certa quantità di calcare. Tenete presente comunque che tutte le specie da giardino non amano le condizioni estreme di terreno e necessitano di sostanza organica. Il drenaggio deve essere perfetto, la specie preferisce una relativa aridità a un eccesso di acqua. Attenzione al vento specialmente nei primi tempi dall’impianto.

Come la maggior parte dei Prunus questa specie ha radici piuttosto superficiali; piantare le piante piuttosto superficialmente, specialmente in terreni argillosi per evitare l’asfissia delle radici e lavorare il terreno intorno all’apparato radicale molto raramente e con grande delicatezza. La tecnica migliore è sempre quella di distribuire al piede della pianta una buona pacciamatura che manterrà soffice il terreno e permetterà di evitare le lavorazioni.

La moltiplicazione avviene per talea in luglio. Prelevare rami dell’anno con base lignificata e apice verde della lunghezza di 10-12 centimetri e piantarli in miscuglio di torba e sabbia in parti uguali. Porre alla temperatura di 16-18 °C fino alla radicazione, possibilmente in cassone, o in mancanza di questo in ambiente normale avendo cura di mantenere umida (non bagnata) la miscela di radicazione e soprattutto la parte aerea con spruzzatore quotidiane. Quando la parte aerea emette nuovi germogli significa che è avvenuta la radicazione. Rinvasare ogni piantina in vasetti singoli riempiti con una miscela di coltivazione formata da terriccio organico, torba e sabbia in parti uguali. Durante l’inverno tenere le piantine in ambiente chiuso, luminoso e non riscaldato, bagnando soltanto se il terriccio diventa troppo secco. Nella primavera successiva si possono trapiantare le piantine in piena terra; saranno ancora molto piccole per cui è preferibile tenerle per uno o due anni in vivaio prima di metterle nel luogo definitivo. Il P. subhirtella autumnalis non ha bisogno di potature regolari. Tuttavia durante l’inverno si può fare, se necessario, una potatura sul secco per eliminare i rami deboli e quelli troppo vecchi. Di tanto in tanto si possono anche accorciare i rami a fiore, ma sempre dopo l’ultima fioritura di marzo. Se tagliate qualche ramo fiorito per metterlo in casa, questa è già una potatura.

Davidia involucrata

Dalla Cina e dal Tibet proviene quest’albero che nelle sue zone d’origine può raggiungere venti metri di altezza ma da noi in Europa non supera i dieci metri.
Appartiene alla famiglia delle Cornaceae e l’appellativo è stato dato in onore a padre Armand David (18261900) missionario francese in Cina dal 1862 al 1873.

Le vistose brattee
Quest’albero deciduo e rustico cresce non lentamente estendendo i rami orizzontalmente dai quali, in maggio, a fogliazione avvenuta, pendono vistose brattee bianche lunghe quindici centimetri nei soggetti adulti. Questa peculiare caratteristica fa sì che questo albero è unico nel suo genere. Cresce in terreni freschi o anche umidi con presenza di calcio e soccomberà con certezza se il terreno diventerà molto asciutto durante i mesi estivi. Per quanto concerne il tipo di terreno gli Inglesi indicano “loamy soil” che è la buona terra da giardino scura, fertile e drenata che spesso si trova nella zona dei laghi lombardi e qui nel Biellese. Dubito del buon esito in terreni argillosi anche se fertili.

La propagazione
Il metodo migliore di propagazione è quello naturale, per seme, di non difficile reperimento presso ditte che commercializzano sementi di piante ornamentali. Anche i semi di questo genere necessitano di una esposizione al freddo durante tutto il periodo invernale per poter poi germinare a primavera.
A questo punto vorrei dedicare alcune righe al gesuita missionario David.

L’opera di padre David
Fondamentale botanico-ricercatore assai preparato in varie branche come geologia, mineralogia, zoologia, geografia ed etnologia. Organizzò durante i suoi undici anni in Cina tre grandi spedizioni. Una in Mongolia, la seconda ai confini col Tibet che durò ben due anni e la terza nelle provincie centrali della Cina. La gran quantità di materiale raccolto e inviato al Jardin des Plantes a Parigi diede inizio alla ricerca e allo studio della flora cinese.
La scoperta più sensazionale scalando il monte Hong-Shantin alto poco meno di 5.000 metri fu proprio quella dell’albero dei fazzoletti o delle colombe (Davidia involucrata) che più di ogni altro è legato al suo nome. Ben altri come Clematis davidiana, Stranvaesia davidiana, Viburnum davidii, Rhododendron davidii e Lilium davidii  testimoniano l’importanza di padre David.
Allora i trasporti erano lenti e precari. Il botanico francese Franchet citò una perdita di almeno mille esemplari nell’affondamento di una imbarcazione di padre David durante un attraversamento dei fiume Han.