Promoverde

PromoVerdePromoVerde è un’Associazione nazionale che coordina senza fine di lucro una rete di professionisti, aziende, associazioni, enti istituzionali, enti di formazione superiore e di ricerca, singoli cittadini per promuovere un nuovo rapporto con il Verde, l’Agricoltura, l’Architettura, l’Alimentazione e il Paesaggio in tutte le sue declinazioni; contemporaneamente PromoVerde vuole sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi dell’ambiente, del paesaggio, del verde e del florovivaismo, stimolando una cultura multidisciplinare che vede appunto il Verde come denominatore comune.

L’associazione organizza e coordina attività che favoriscono l’integrazione tra la cultura e la tecnica, la tutela e la valorizzazione del territorio, la diffusione della conoscenza del paesaggio, del Verde, dell’agricoltura, del florovivaismo, elementi fondamentali per la realizzazione del benessere individuale e collettivo. Tutte le iniziative sono volte a conservare i valori turistici, agricoli, culturali, economici, salutari, sportivo-ricreativi del nostro territorio.

PromoVerde ha nella partecipazione a manifestazioni fieristiche anche internazionali un punto di eccellenza, organizzando eventi nei quali riesce ad essere il polo attrattivo e di interesse culturale; progetta, coordina e realizza attività di informazione e formazione, che l’hanno resa oggi un concreto e riconosciuto interlocutore del mondo del Verde italiano .

La comunicazione avviene tramite un sistema coordinato che contempla un sito istituzionale – www.promoverde.it -, un sito divulgativo – www.verdeepaesaggio.it, una rivista cartacea – Nemeton Magazine -, la presenza sui principali canali social – Facebook, Google Plus, Twitter, YouTube, LinkedIn, Flickr, Pinterest, Instagram – e un costante rapporto con gli organi di stampa.

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L’economia italiana è Verde

parco-nazionale-abruzzoI parchi nazionali italiani, oltre a essere un inestimabile patrimonio naturale e territoriale, sono una vera e propria risorsa poiché producono il 3,2% della ricchezza del Paese, alla quale contribuisce in modo rilevante l’agricoltura, che fa delle aree protette la propria terra d’elezione, dove genera il 6,5% del valore aggiunto nazionale in questo ambito. Ma anche il turismo nei territori verdi produce il 5,9% dell’intero valore aggiunto del settore. Una ricchezza che si riflette anche sul benessere delle comunità locali.

Sono alcuni dati emersi nel corso del convegno La ricchezza dei Parchi-Beni comuni e green economy, organizzato in occasione dei 90 anni del Parco nazionale d’Abruzzo, da Fondazione Symbola, Regione Abruzzo, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Unioncamere, Federparchi e Camera di Commercio de L’Aquila.

“Parlando di valore economico, il valore aggiunto proveniente dalle imprese private che si genera nei 527 comuni dei 24 parchi nazionali italiani ammonta, al 2011, a 34,6 miliardi di euro “, sottolinea Domenico Mauriello, responsabile del centro studio Unioncamere.

Sul fronte economico, i parchi di rilevanza nazionale contano circa 332 mila unità locali, pari al 4,6% degli insediamenti produttivi del Paese. Si tratta di realtà dinamiche, cresciute del 12,7% contro l’11,9% nazionale nel decennio 2000-2011. Come accadeva per la popolazione, anche la distribuzione di unità locali vede in vantaggio il Sud, con oltre 236 mila realtà, contro le oltre 95 mila del Centro Nord. Le realtà imprenditoriali presenti nei parchi nazionali dimostrano una forte vocazione per le attività agricole e commerciali.

Un’importanza particolare, sociale ed economica, è rivestita dal comparto turistico. Solo nel 2010 i comuni delle aree nazionali protette hanno registrato un totale di presenze turistiche (in termini di pernottamenti) di oltre 22 milioni di unità, pari al 5,9% delle presenze turistiche di tutta Italia. La classifica delle aree protette più visitate vede in testa i parchi del Cilento (4,2 milioni di presenze), del Gargano (4,1 milioni), dello Stelvio (4,1 milioni), seguiti dal Parco dell’Arcipelago Toscano (3,1 milioni) e dal Parco delle Cinque Terre (0,7 milioni).

Parchi, infine, vuol dire anche rinnovabili. I parchi nazionali italiano possono, infatti, fare affidamento su oltre 16 mila impianti fotovoltaici, il 4% del totale nazionale, una rete di piccole installazioni che complessivamente producono 735 Gwh, generando una potenza procapite di 25 kwh. Una rete virtuosa, precisa lo studio di Unioncamere, in cui esercita un ruolo di primo piano il Mezzogiorno, con i parchi Asinara, Appennino Lucano e Alta Murgia, seguiti da Majella e Gran Sasso.

Conservare una delle eccellenze italiane: il paesaggio

Epocale, rapido e irripetibile è il cambiamento che ha caratterizzato il mondo globalizzato nell’ultimo decennio, ha incoraggiato la digitalizzazione di massa e inciso nei processi produttivi, in quelli di conoscenza fino a quelli di socializzazione.
Il periodo storico che stiamo attraversando ci sottopone a sfide impegnative, non ultima l’emergenza ambientale, abbiamo un’occasione irripetibile e concreta per iniziare un processo di mutazione, ridefinendo bisogni, abitudini, attività in base a nuove condizioni.
Le questioni da affrontare sono evidenti, spaziano da necessità personali alimentari, di sussistenza economica ed energetica del singolo a problematiche via via di più ampio respiro quali quelle legate al paesaggio piuttosto che alla gestione dei rifiuti o alla scarsa sostenibilità degli attuali modelli di consumo, alle emergenze sociali.
Una delle soluzioni risiede nella capacità di collegare attori antichi con esigenze sociali, produttive e culturali nuove che possono dare valore aggiunto al mondo agricolo, che deve dare una risposta alle nuove esigenze di sostenibilità ambientale della gestione delle risorse del pianeta.
Il futuro del nostro Paese non può prescindere dalla valorizzazione del territorio in tutte le sue componenti; l’attuale sottrazione di superfici alle coltivazioni, dovuta alla cementificazione (oltre 100 ettari al giorno secondo i dati I.S.T.A.T.), da un lato abbatte la produzione agricola dall’altro aumenta esponenzialmente il rischio idrogeologico, che ogni anno costa, in danni, miliardi di Euro oltre che vite umane, come evidenziato recentemente dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Serve un grande piano di manutenzione per il territorio, bisogna sollecitare la progettazione e la costruzione di un nuovo habitat, ponendo l’impresa agricola al centro dello sviluppo e fissando intorno a essa i meccanismi della costruzione del paesaggio.
Queste valutazioni impongono una riflessione sul significato attuale del mondo agricolo e della sua percezione non solo a livello economico ma anche sociale: la gestione del paesaggio, il mantenimento dell’equilibrio ambientale e idrogeologico, la conservazione del suolo sono così diventati ruoli attribuibili legalmente e formalmente anche all’impresa agricola, che più di altre può operare per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente.

La nuova agricoltura non si limita alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma punta a integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società: questo è, in sintesi, il senso dell’idea di agricoltura multifunzionale, che da qualche anno si sta affermando come uno dei principali orizzonti di riferimento per l’evoluzione futura del mondo agricolo.
Il settore dell’agricoltura, infatti, assicura in Italia la gestione di circa 17 milioni di ettari di terreni e il presidio degli aspetti ambientali, paesaggistici e culturali: oltre il 60% del nostro territorio è occupato dalle coltivazioni agricole. Sono gli agricoltori che si prendono cura del territorio con il loro lavoro quotidiano, prevenendo anche disastri ambientali spesso riconducibili a situazioni di degrado, a interventi poco rispettosi dell’ambiente e in misura sempre maggiore a fenomeni di abbandono e di incuria. Si stima che negli ultimi quarant’anni tali fenomeni abbiano determinato una riduzione del 30% della sua capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, accrescendo significativamente da un lato le situazioni di rischio idrogeologico e dall’altro le aree a rischio desertificazione, con la scomparsa pressoché totale del suolo (inteso come terreno coltivabile), come hanno tristemente ricordato le recenti alluvioni in Veneto, Liguria, Sicilia, Calabria, Campania e Toscana.
I dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente indicano che circa il 10% del territorio nazionale sia a rischio idrogeologico, di cui il 4,1% vulnerabile da alluvioni, e che circa 6.663 comuni presentino aree ad elevata criticità idrogeologica.

In questo modo, l’azienda agricola multifunzionale assume il ruolo di gestore del territorio, con ricadute sull’ampliamento delle sue opportunità lavorative e di business; si realizza così una vera e propria ridistribuzione delle responsabilità di gestione del territorio che vede coinvolto il mondo agricolo.
Le imprese agricole che operano nel settore dell’agriturismo, in quello dei servizi ambientali, di tutela del territorio, del paesaggio e di servizio alle persone e alle comunità, quando coinvolte nella gestione del territorio vedono valorizzate le capacità imprenditoriali e possono trovare grandi opportunità in questi ambiti, riprogettando il proprio ruolo nel futuro, valutando opzioni diverse da quelle fino a ora praticate e utilizzate
Siamo di fronte a una nuova cultura, a una nuova visione, a un up-grade tutto naturale che sollecitano imprenditori, aziende, amministrazioni pubbliche, progettisti verso nuove forme di riorganizzazione del territorio e fanno considerare la natura, l’agricoltura e i processi di produzione alimentare quali elementi connessi ai centri urbani, indispensabili per il mantenimento di una sussistenza equilibrata.

 

Dalle spugne di mare la silice ‘green’

spugna Suberites domuncula

La spugna del paguro (Suberites domuncula) è una spugna silicea

I ricercatori dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Nano-Cnr) di Lecce in collaborazione con colleghi dell’Università di Mainz (Germania) si sono ispirati dai meccanismi biologici delle spugne marine per sintetizzare in laboratorio microfibre di biossido di silicio: lo studio è appena stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature

Il metodo è già in fase di brevettazione e potrebbe svilupparsi in una vera e propria tecnologia alternativa agli attuali metodi di produzione industriale, più economica ed ecologica.
“Minerale tra i più abbondanti in natura, la silice o biossido di silicio è il componente principale di vetro e ceramica, della maggior parte delle fibre ottiche e si usa nei processi di catalisi, nei dispositivi elettronici e in molte tecnologie mediche”, spiega Dario Pisignano di Nano-Cnr che ha coordinato i ricercatori.
In natura esistono diversi organismi in grado di sintetizzare la silice: molti tipi di spugne di mare, ad esempio, impiegano una proteina, la silicateina, per innescare la sintesi di silice e guidarne la crescita in strutture ordinate che diventano l’impalcatura del loro scheletro”.

Il gruppo Nano- Cnr, attivo presso i Laboratori Nnl dell’Università del Salento, di cui fanno parte Alessandro Polini, Stefano Pagliara e Andrea Camposeo, ha copiato in laboratorio questo complesso meccanismo biologico. “Utilizzando una variante sintetica della silicateina e tecniche litografiche abbiamo guidato la crescita di silice in geometrie controllate.
Le microfibre artificiali ottenute sono analoghe alla struttura microscopica dello scheletro di una spugna naturale”.
“Strutture di questo tipo – prosegue il ricercatore – potrebbero essere integrate come guide ottiche per la luce in micro-dispositivi portatili, i cosiddetti lab-on-a-chip, dove è necessario trasportare segnali luminosi per distanze molto ridotte con estrema precisione. Stiamo anche lavorando su potenziali applicazioni della biosilice sintetica per realizzare strati elettricamente isolanti per l’elettronica”.

“I metodi convenzionali impiegano temperature elevate e soluzioni caustiche, che li rendono molto inquinanti ed energeticamente costosi, i processi biologici di produzione di silice si svolgono a temperatura ambiente, a pressione atmosferica e con soluzioni acquose neutre”, conclude Pisignano: “I prossimi passi sono rivolti a controllare meglio la crescita per realizzare nuove geometrie e a ottimizzare le caratteristiche ottiche ed elettroniche della biosilice sintetica”.

Un giardino inaspettato a Bergamo inaugura un ciclo di manifestazioni dedicate al paesaggio

Maestri del Paesaggio Piazza Vecchia Bergamo

Lavori in corso per la trasformazione in giardino di Piazza Vecchia a Bergamo

Dal 30 agosto al 16 settembre Piazza Vecchia, nel cuore del borgo medioevale di Città Alta a Bergamo, diventerà un grande giardino aperto a tutti, 24 ore su 24, luogo di sosta e di contemplazione, di relax e apprendimento, dove stare pigramente seduti ammirando le evoluzioni che il giardino subisce nel corso degli anni, frutto non solo di mode, ma soprattutto di modi di concepire il paesaggio e l’ambiente che ci circonda.
Il giardino è lo spunto per iniziare un discorso sulla progettazione degli spazi verdi intrapreso da Arketipos lo scorso anno e che coinvolge in workshop, conferenze, percorsi guidati alcuni professionisti di fama internazionale che per 3 giorni si metteranno a disposizione del pubblico per spiegare i segreti della loro professione.
Maestri del Paesaggio inizia giovedì 30 agosto con seminari dedicati al pubblico e la serata inaugurale all’Orto Botanico, ma la manifestazione entrerà nel vivo nella giornata di venerdì, con seminari e workshop dedicati al mondo dei professionisti e agli appassionati sui temi del verde.
Arketipos Lucia Nusiner Maurizio VeginiCuore della manifestazione sarà il Meeting di sabato e domenica al teatro sociale al quale interverranno paesaggisti di chiara fama (si citano a titolo di esempio John Brookes, Arend Jan van der Horst, Cleve West, Charlotte Rowe, Andy Sturgeon e Christian Dobrick) che annoverano nel loro curriculum la vittoria a concorsi internazionali e che racconteranno la loro esperienza professionale attraverso la spiegazione di progetti e la proiezione di fotografie, che possano essere fonte di ispirazione e cases study per tutti coloro che svolgono il mestiere di paesaggista o che stanno studiando per prepararsi a svolgerlo.
Il giardino di Piazza Vecchia, oltre a essere una vetrina per la manifestazione, sarà esso stesso un esempio di connubio tra natura e architettura del verde, con uno sguardo al passato e il pensiero rivolto al futuro.

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Piazza Vecchia: lavori ultimati

Il visitatore sarà accolto da pergolati di pali di castagno, coperti da viti e rampicanti, con al centro quattro settori coltivati con metodi biologici e che simbolicamente richiamano la coltivazione degli orti, intesi come simbolo del prendersi cura della terra e indirettamente del nostro paesaggio; la novità risiede nelle specie vegetali coltivate, rappresentate da graminacee ornamentali e erbacee perenni adatte per il clima dell’Italia settentrionale, caratterizzate da un basso fabbisogno idrico e da minime esigenze di manutenzione, in perfetta sintonia con le emergenze climatiche e la sobrietà richiesta dal contesto internazionale globale.
Tra fiori e profumi, lo spirito si riconcilia con la città in uno spazio rilassante che rivela quanto alla capacità progettuale a volte visionaria dei progettista si debba affiancare una conoscenza botanica di alto livello.
Non mancheranno le sorprese e ospiti poco usuali per Piazza Vecchia, come le galline ornamentali che nel weekend dal 31 agosto al 2 settembre faranno la loro comparsa in vari punti del giardino. Anche i più piccoli avranno di che divertirsi nella zona dedicata, con arredi in miniatura, giochi e sculture di animali in legno.

Per il dettaglio degli eventi è possibile consultare il sito www.arketipos.org

L’orto sul tetto

giardino pensile bauer

Il giardino pensile nella nuova sede Bauer

Erba fresca appena tagliata, aiuole verdeggianti con fiori e rose profumate e, tutt’intorno, un orto con erbe aromatiche e fresche verdure. Sembra la descrizione di una tranquilla fattoria in campagna invece è quello che si può ammirare salendo sulla terrazza della nuova sede Bauer a Trento.
La storica azienda trentina, specializzata in preparati per brodo e insaporitori, da sempre attenta a coniugare salute ed equilibrio al piacere di una cucina saporita e gustosa, ha voluto che questa filosofia del benessere e della naturalità fosse rispecchiata anche nell’architettura della nuova sede inaugurata di recente.

“L’area relax del personale, adiacente alla mensa, – spiega la dott.sa Giovanna Flor, titolare di Bauer – si proietta su un ampio spazio verde aperto, consentendo uno stacco netto dall’attività lavorativa. Inoltre, la realizzazione di un giardino pensile ha un impatto positivo sulla riduzione delle escursioni termiche dovuta all’assorbimento di calore e luce da parte della vegetazione che vi è stata alloggiata.
La realizzazione di questa zona verde – prosegue la dott.sa Flor – avrà anche una valenza educativa. In collaborazione con la Cooperativa Sociale Onlus IRIFOR e il Museo Tridentino di Scienze Naturali sono in programma visite guidate con le scuole. I bambini avranno la possibilità di visitare l’azienda e il giardino pensile e vedere come alimenti che mangiano quotidianamente vengano coltivati nel rispetto della natura e dell’ambiente, educandoli al contempo ad una alimentazione sana ed equilibrata”.

Grazie alla collaborazione con l’architetto Massimo Leonardelli, l’azienda Bauer è un virtuoso esempio di ecosostenibilità: la particolare copertura a verde dello stabile, più di 2500 mq d’impermeabilizzazione naturale, consente vantaggi energetici ed economici su più fronti come il maggiore isolamento termico sia estivo che invernale, la diminuzione dei picchi di deflusso idrico, la mitigazione del microclima e il fissaggio delle polveri sottili.
Inoltre uno specifico sistema di stoccaggio delle acque meteoriche garantisce la riduzione dell’utilizzo di acque potabili per scopo di irrigazione.
Il nuovo stabilimento rappresenta un passo importante per Bauer, per dare risposta all’esigenza di crescita dell’azienda valorizzando una missione da sempre legata alla naturalità ed all’autenticità.

Rio de Janeiro diventa più verde: inaugurato un parco da 93.000 metri quadrati

madureira park Rio de Janeiro olimpiadiRio de Janeiro è già al lavoro in vista dei due prossimi appuntamenti che concentreranno l’attenzione del mondo sulla città: i Mondiali di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, e punta tutto sul miglioramento del proprio ambiente urbano.
La città, che ha anche recentemente ospitato la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, ha avviato un ambizioso piano di riqualificazione urbana che comprende l’istituzione di nuovi trasporti, l’adeguamento delle infrastrutture esistenti, l’urbanizzazione dei suoi slums, e la costruzione di nuovi impianti in tutta l’area metropolitana.
L’ultima innovazione risale ai primi di agosto, con l’inaugurazione del Madureira Park, che con i suoi 93.000 metri quadrati è diventata la terza area verde più grande della città dopo Aterro de Flamengo e Quinta da Boa Vista.
Nato grazie alla riorganizzazione di alcune linee di trasmissione di energia elettrica e al trasferimento delle famiglie che occupavano la zona, il parco è improntato sul tema della sostenibilità: è dotato di un impianto di irrigazione per l’uso controllato delle acque, riutilizzo dell’acqua, pavimentazioni permeabili, illuminazione a Led e trattamento delle acque reflue.

Circa 800 alberi autoctoni e 450 palme sono stati piantati attorno ai cinque laghi con fontane illuminate, circondati da 31.500 metri quadri di prati.
Inoltre, è stato istituito un Centro di Educazione Ambientale per rafforzare la partecipazione della comunità e degli studenti nella protezione e conservazione del parco. La nuova area verde ha anche un altro ambizioso obiettivo: quello di risollevare dal degrado la grande regione commerciale e residenziale nel nord di Rio, priva di impianti culturali e di svago.
In questa linea, oltre alle strutture sportive, il parco dispone di un’area culturale per concerti e presentazioni, denominata Samba Square, un centro di 415 metri quadrati con accesso a internet e di una biblioteca virtuale (Knowledge Ship), 400 posti a sedere, oltre a una sala culturale per le presentazioni di 1.350 quadrati (Arena Carioca).

Climate change: nell’artico la tundra potrebbe trasformarsi in foresta

climate changeIl clima artico si sta riscaldando e potrebbe, nei prossimi anni, trasformare gli arbusti esistenti in alberi: questi i risultati di una ricerca presentata nella rivista Nature Climate Change.
Secondo i ricercatori, nella tundra possono emergere aree coperte da foreste, e questo fatto, a sua volta, potrebbe accelerare il riscaldamento del pianeta. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto Ecochange (Creating conditions for persistence of biodiversity in the face of climate change), che ha ricevuto una borsa Marie Curie per la Promozione delle scienze.
Guidati dall’Università di Oxford nel Regno Unito, i ricercatori hanno concentrato il loro lavoro su un’area di 100.000 chilometri quadrati conosciuta come la tundra euroasiatica nord occidentale, che si estende dalla Siberia occidentale fino alla Finlandia. I dati generati dal lavoro sul campo e dall’imaging satellitare, oltre a osservazioni effettuate da pastori locali di renne, indicano che tra l’8 % e il 15 % delle piante di salice (Salix) e di ontano (Alnus) dell’area, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, sono diventate alberi alti oltre 8 metri.
Precedenti studi che avevano analizzato il possibile impatto della forestazione avevano rivelato che una foresta in espansione nella tundra artica potrebbe aumentare il riscaldamento dell’Artico di uno o due gradi entro la fine di questo secolo.
“Risulta sorprendente che queste piante reagiscano in questo modo,” ha detto l’autore principale dott. Marc Macias-Fauria del Dipartimento di Zoologia a Oxford. “Precedentemente si pensava che con il riscaldamento del clima artico la tundra potesse essere colonizzata da alberi provenienti dalla foresta boreale a sud, un processo che sarebbe durato secoli. Ma quello che abbiamo scoperto è che gli arbusti che si trovano già lì si stanno trasformando in alberi nel giro di pochi decenni.”
Secondo i ricercatori, la trasformazione da arbusti a foresta è importante poiché modifica l’effetto albedo, che è la quantità di luce solare riflessa dalla superficie della Terra.
Gli arbusti della tundra sono solitamente ricoperti da una coltre di bianca neve che riflette la luce durante i mesi primaverili e autunnali. Gli alberi invece hanno un’altezza sufficiente per liberarsi dalla nevicata, e presentano quindi una superficie scura che assorbe la luce. A causa del maggiore assorbimento della radiazione solare, assieme ai microclimi creati dalle aree ricoperte da foreste, il riscaldamento globale aumenta ancora di più.

“Naturalmente questa è solo un piccola parte della vasta tundra artica ed è anche un’area già più calda rispetto al resto dell’Artico, probabilmente a causa dell’influenza dell’aria calda proveniente dalla Corrente del Golfo,” ha detto il dott. Macias-Fauria. “Tuttavia, questa area sembra essere indicativa di una tendenza che riguardi il resto della regione; essa ci può mostrare ciò che potrebbe accadere al resto dell’Artico nel prossimo futuro se questa tendenza al riscaldamento dovesse continuare.”

I ricercatori affermano che la scoperta potrebbe influire sugli sforzi dei ricercatori di creare modelli delle presenti e future risposte della bassa vegetazione artica al cambiamento climatico. Essa inoltre pone l’accento sulla possibilità che emergano ecosistemi strutturalmente nuovi all’interno della zona della tundra.