Ciò che fa bene alla salute fa bene anche all’ambiente: ecological footprint

doppia piramide alimentare

Doppia piramide: alimentazione sana per le persone, sostenibile per il pianeta (Fonte: Barilla Center for Food Nutrition)

Le donne, provvedendo all’alimentazione della famiglia, svolgono, spesso inconsapevolmente, l’importante funzione di prime educatrici alimentari, divulgando modelli di comportamento diversi in funzione del contesto sociale e geografico in cui esse vivono.
Nei Paesi più sviluppati, l’espandersi del settore agro-industriale ha comportato una maggiore disponibilità di prodotti alimentari variamente trasformati e confezionati, anche per venire incontro alle cambiate condizioni di vita sociale e familiare che vedono una netta riduzione sia dei tempi di preparazione casalinga dei pasti sia dei momenti volti al consumo degli stessi in famiglia.
Questi fenomeni si riflettono sullo scambio di informazioni madre-figlio-restodella comunità, per quanto riguarda le regole di una corretta alimentazione. Tuttavia è di fondamentale importanza che la donna non trascuri di trasmettere ai figli, fin dalla prima infanzia, l’insegnamento che le buone abitudini alimentari hanno un riflesso positivo non solo sulla salute dell’uomo stricto sensu ma sull’ambiente stesso, con l’effetto di salvaguardarne anche la biodiversità attraverso la diversificazione dei consumi alimentari.
È ormai riconosciuto a livello scientifico che il modello alimentare mediterraneo, privilegiando il consumo di verdure, frutta, cereali e legumi, è quello che più si avvicina a un regime alimentare ideale per il corretto sviluppo fisiologico dell’organismo e il mantenimento dello stato di salute generale.
Sempre più numerosi sono gli studi che indicano come i benefici sulla salute umana della dieta mediterranea investano tutte le età, con effetti protettivi sul sistema cardio-vascolare e neurologico, sull’apparato riproduttivo, sul sistema immunitario, sull’invecchiamento cellulare, etc., grazie all’apporto continuo e ricco di oligoelementi, composti ad attività antiossidante e principi nutritivi a elevato valore biologico.
Tuttavia, i risultati di un sondaggio condotto dall’Università di Bologna dimostrano che il 60% degli italiani ignora i principi di base di questa dieta e solo il 20% riesce a definirla in modo corretto. Una corretta e capillare divulgazione delle linee guida nutrizionali elaborate dagli organismi preposti è dunque necessaria per informare la popolazione circa l’effetto positivo sulla salute dell’adozione della Piramide alimentare mediterranea moderna che in sintesi prevede, oltre ad una moderata attività fisica giornaliera e un apporto di acqua adeguato, un abbondante consumo quotidiano di alimenti di origine vegetale, ricchi in termini di nutrienti, di composti protettivi e a ridotta densità energetica; un apporto proteico diversificato tra legumi, latte e derivati, pesce, carni bianche e, per ultime, carni rosse; il consumo non eccessivo di olio di oliva.

Ma in che modo il modello alimentare mediterraneo si pone come elemento che contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità?

Recentemente, accanto al modello di Piramide alimentare, che spiega come adottare un’alimentazione equilibrata, è stato introdotto ed elaborato il concetto di Piramide ambientale che analizza l’intero ciclo di vita (LCA) delle diverse categorie di cibi, valutando l’impatto ambientale in termini di emissione di gas serra (Carbon footprint), uso delle risorse idriche (Water footprint) e uso del territorio (Ecological footprint) associato a ogni singolo alimento. In sintesi, le stime dei tre indicatori citati sono state elaborate attraverso l’analisi dell’intera filiera – estrazione, coltivazione e trattamento delle materie prime, fabbricazione, confezionamento, trasporto, distribuzione, uso (crudo, cotto ed i diversi tipi di cottura), riciclo e smaltimento finale.
L’ecological footprint è considerato l’indicatore più completo in quanto, oltre all’utilizzo del territorio, tiene conto anche delle emissioni di CO2. Ad esempio, è stato calcolato che l’impatto ambientale per la produzione di 1 kg di carne bovina è pari a 105 m2 contro i 9 m2 occorrenti per la produzione di 1 kg di ortaggi. In termini di consumi idrici, per la produzione di 1 kg di pomodori freschi vengono utilizzati circa 150 litri d’acqua mentre per ottenere un 1 kg di carne bovina ne vengono consumati 15.400. Riclassificando, quindi, le categorie alimentari rispetto al loro impatto sull’ambiente, si ottiene una piramide capovolta, che vede gli alimenti a maggior impatto ambientale in alto e quelli a ridotto impatto in basso. Come dato medio, è stato elaborato che per ottenere 100 calorie, il modello alimentare mediterraneo provoca un impatto ambientale del 60% inferiore rispetto a un’alimentazione di tipo nordamericano, in cui prevalgono carni e grassi animali.
Accostando le due Piramidi si ottiene una Doppia Piramide in cui si può osservare che gli alimenti di origine vegetale, per i quali è consigliato un consumo più frequente, sono anche quelli che presentano gli impatti ambientali minori ed emerge la coincidenza, in un unico modello, di due obiettivi rilevanti: tutela della salute umana e, al tempo stesso, salvaguardia dell’ambiente.

Da quanto finora esposto, una considerazione che emerge spontanea è quella che la diversificazione dell’alimentazione, variando all’interno di una stessa categoria il consumo dei diversi prodotti, ad esempio alternando sulla tavola i diversi tipi di ortaggi o di frutta in base alla stagionalità, costituisce un’azione protettiva sia da un punto di vista salutistico e sia per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità nelle produzioni agro-alimentari.
In tal senso, la spesa familiare, in genere compito femminile, potrebbe essere un’occasione di azioni efficaci orientate sia direttamente al recupero della salutare tradizione alimentare mediterranea sia indirettamente verso una migliore salvaguardia dell’ambiente. Certamente le relazioni che intercorrono tra agricoltura e ambiente sono sempre state molto strette. Il prodotto agricolo, più di molti altri tipi di merci, è legato al suo contesto locale e a un più vasto sistema di relazioni sociali ed economiche su scala globale.
Negli anni ’80, valutando, attraverso numerosi studi scientifici, tutti i rischi di impatto ambientale dell’agricoltura intensiva sull’ecosistema e sulla salute, si è riconosciuta la necessità di indirizzare la gestione dell’azienda agraria e lo sviluppo del territorio rurale verso dei criteri di sostenibilità nella produzione agroalimentare.

Il concetto di agricoltura sostenibile è molto ampio e, semplificando, pone come fondamentali tre aspetti principali: la sostenibilità ambientale, che comprende un uso del suolo e delle risorse naturali tale che queste siano disponibili anche in futuro includendo tra esse anche il paesaggio, gli habitat, la biodiversità, e la qualità delle risorse naturali; la sostenibilità sociale, che garantisca opportunità di lavoro, capacità di soddisfare la richiesta alimentare e la salvaguardia della salute umana; la sostenibilità economica, in modo che le risorse disponibili siano utilizzate in modo efficiente e contribuiscano allo sviluppo rurale del territorio.
Anche l’Unione Europea, nell’elaborare la nuova PAC, ha proposto di riservare il 30% degli aiuti diretti (pagamento ecologico) a quegli imprenditori agricoli che mettano in atto pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente, come la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori che divengono gestori del territorio.
La ormai diffusa attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e alla sostenibilità delle produzioni agricole ha dato impulso a nuovi modi di fare agricoltura. Ne sono un esempio, l’agricoltura biologica, che all’interno delle produzioni alternative è l’unica ad essere soggetta a controlli da parte di organismi autorizzati a certificare la qualità biologica delle produzioni; l’agricoltura biodinamica, che presta molta attenzione alle fasi lunari per semina e raccolti; la permacoltura e, infine, l’agricoltura naturale (o del non fare), sviluppata in Giappone, in cui l’intervento dell’uomo è minimo. O, ancora forme di gestione dell’azienda che valorizzano le colture locali tenendo conto della salute dei lavoratori agricoli, dei consumatori e della salubrità dell’ambiente.
Il nodo cruciale resta comunque quella di una corretta informazione ed efficace divulgazione presso la popolazione di conoscenze che sono ancora patrimonio di pochi specialisti di settore.
Occorrerebbero azioni più incisive e di immediata visibilità, rivolte ad un pubblico (infantile ed adulto) sempre più bombardato da notizie ed immagini ingannevoli. Ad esempio, si potrebbero utilizzare in modo mirato i più avanzati e diffusi mezzi di comunicazione nonché le strategie applicate nel marketing pubblicitario, al fine di volgarizzare per il vasto pubblico di ogni età conoscenze specifiche su argomenti così fondamentali per tutti, quali sono quelli dell’alimentazione, della salute e dell’ambiente. In tal modo e donne troverebbero un efficace supporto informativo nel loro difficile, costante e coraggioso compito di educatrici lato sensu non solo nei confronti della famiglia ma della società intera.

Intervento di Gabriella Rossi -Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA-RPS)- intitolato UNA NUTRIZIONE SANA FA BENE ALL’UOMO E ALL’AMBIENTE, tratto dagli Atti della Tavola Rotonda “Donne e Alimentazione” ( tenutasi a Roma il 3 luglio 2012 nella sede dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria)