Camelie a fiore doppio

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Camellia japonica ‘Mrs. Tingley’

Sulla storia della camelia si è detto e scritto tanto che, con ogni probabilità, ben poco è rimasto da scoprire. Nell’ansia di reperire novità informative con le quali infiorare le pubblicazioni sull’argomento, si è scavato anche nella vita privata di quei personaggi ormai mitici, il cui nome immancabilmente riaffiora tutte le volte che si parla di camelie.
Spesso, ad esempio, viene riferito l’episodio riguardante quel nobile inglese, Lord Petre, a cui nel 1738 erano pervenuti due esemplari della preziosa pianta orientale, portati in Europa dal celebre e misterioso viaggiatore Georg Joseph Kamel. Infatti, pare che il giardiniere di Lord Petre addetto alla manutenzione del parco del castello di Thornden-Hall, ovviamente ignorando la tecnica colturale di quelle piante nuove, le avesse stabilmente collocate in una serra, facendole così morire. Fin qui la cronaca, ma la leggenda aggiunge che il cuore di Lord Petre, alla ferale notizia, non resse, così che il nobil uomo seguì ben presto la sorte delle sue camelie.
In tal modo si comprende che quando un fiore è bello e prezioso, può dare origine a racconti più o meno veritieri e comunque tesi a glorificare la sua importanza e la sua efficacia decorativa. Volendo, chissà quanti altri miti si potrebbero collezionare se solo si indagasse un poco sulla vita di quei valenti coltivatori (soprattutto italiani e, in testa, toscani e lombardi) che nel secolo scorso crearono migliaia e migliaia di cultivar di camelia, cercando di tener dietro alla vera e propria mania che si era diffusa un po’ in tutto il mondo occidentale.

Fiori doppi

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Camellia japonica ‘Perfecta’

L’attenzione e l’abilità dei coltivatori da lungo tempo si dirigono soprattutto sulle grandi possibilità che il fiore di Camellia japonica offre in relazione all’aspetto e al numero dei petali. Questi ultimi, in numerosissime cultivar, si possono presentare in più file, differenziandosi quindi dalla specie tipo che, in natura, ne conta solo cinque. Un calcolo approssimativo afferma che, in duecento anni di storia di coltivazione della camelia, abbiano visto la luce quasi 15.000 cultivar, buona parte delle quali appartenenti alla categoria a fiore doppio (o formal double, come recitano i testi ufficiali redatti dalla Camellia Society).
Del resto, già nel 1858 il botanico fiorentino Ottaviano Targioni Tozzetti descriveva la Camellia japonica come “un frutice sempre verde con foglie lustre e fiori rossi, dei quali si danno molte varietà, bianche, rosse, doppie a fiore grande e piccolo…”.
Con il passare del tempo e con l’ampliarsi del patrimonio di camelie, la descrizione dei fiori con tanti petali è stata ulteriormente arricchita mediante l’adozione di nuovi termini, quali molto doppio o stradoppio, che però non solo hanno stravolto la grammatica, ma anche il buon senso, complicando inutilmente la situazione. Oggi, infatti, dietro consiglio dei migliori esperti e delle Società della Camelia, si è ritornati all’antica e più semplice definizione, dal momento che il termine doppio dice tutto ciò che è necessario.
Per essere più precisi, per fiore doppio si intende quello che ha almeno cinque file di petali embricati (cioè ricoprentisi fra loro come le tegole sui tetti), in modo tale che al centro non sia praticamente possibile scorgere gli stami. Detto così, sembrerebbe quasi che tutte le camelie a fiore doppio debbano rassomigliarsi fra loro, mentre la realtà vede un’enorme differenziazione tra le varie forme, grazie non solo alla ricca gamma di colori e screziature, ma anche allo stesso numero di petali nonché alla loro conformazione e disposizione.

Colore bianco

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Camellia japonica ‘Nuccio’s Gem’

Tra le cultivar di colore bianco puro, una delle più vecchie è sicuramente ‘Alba Plena’, di origine cinese, risalente almeno al 1792 e non più abbandonata dagli estimatori fino ai nostri giorni: il suo sviluppo è arbustivo e la crescita risulta piuttosto lenta, mentre le foglie sono strettamente acuminate e finemente seghettate ai margini. I fiori, di media grandezza, si aprono precocemente e presentano numerose file di petali disposti in modo regolare.
Molto vecchia è anche ‘Candidissima’, portata in Inghilterra nel 1830 da Chandler, che l’aveva trovata in Giappone; il fiore è abbastanza simile a quello di ‘Alba Plena’, ma la fioritura avviene alcune settimane dopo.
Di pochi anni più giovane è ‘Montironi Alba’ (1851) portata dall’Italia in Belgio ad opera di Verschaffelt; la sua vegetazione è vigorosa ed il portamento è eretto, mentre i fiori, di medie dimensioni, sono di un bianco puro solo raramente striato di rosa e si aprono sul finire della stagione primaverile.
Assai più recente è ‘Nuccio’s Gem’, creata dall’omonimo e celebre coltivatore americano nel 1970; il fiore, da medio a grande, si apre piuttosto precocemente, mentre l’intera pianta si presenta vigorosa, compatta ed eretta.

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Camelllia japonica ‘Alba Plena’

Colore rosa

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Camellia japonica ‘Desire’

Il colore rosa offre una vastissima gamma di variazioni tonali, ad iniziare dal tenuissimo bianco rosato di ‘Desire’, una creazione americana del 1977, con portamento eretto e vigoroso.
Si può quindi passare al delicatissimo rosa di ‘Mrs. H. Boyce’, australiana del 1900, che è uno sport derivato dalla famosa ‘Paolina Maggi’, bresciana, del 1850. Un po’ più intenso, soprattutto nella parte basale dei petali, è il colore di ‘Souvenir de Bahuaud-Litou’, francese (1908), il cui fiore, di grandi dimensioni anche nella larghezza dei petali, è uno sport di ‘Mathotiana Alba’.
Di un rosa con sfumature argentee è invece il fiore di ‘Mrs. Tingley’, creato in California nel 1949: esso si apre verso la metà della stagione su arbusti compatti ed eretti. Il colore di ‘Perfecta’, americana di recente costituzione, è uno splendido miscuglio di rosa, viola e carminio, mentre i petali, in numerose file, si alzano un po’ a coppa verso l’alto.
Ammirevole, invece, è la disposizione dei petali in ‘Sacco Nova’, perfettamente sovrapponentisi fra loro e di piccole dimensioni al centro, assai più ampi all’esterno, con venature piuttosto marcate in rosa scuro e salmone.
Molto intenso, con venature cremisi, è infine il rosa di ‘Rubescens Major’, ottenuta in Francia nel 1895; la vegetazione di questa pianta è decisamente compatta, prestandosi quindi anche a un impiego per siepi.

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Camellia japonica ‘Mrs. Tingley’

La gamma dei rossi

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Camellia japonica ‘Francesco Ferruccio’

Non minori possibilità offre la gamma del rosso, anche se nelle seguenti cultivar è forse più apprezzabile la varietà delle forme e della disposizione dei petali.

Ancora tendente al rosa intenso è ‘Imperator‘, dal fiore piuttosto grande che da noi si apre fra marzo e aprile; interessante anche il verde scuro delle sue foglie, ellittico-arrotondate e bruscamente appuntite all’apice.
Pure grandi, ma di colore cremisi, sono i fiori di ‘Francesco Ferruccio‘, una delle più gloriose cuitivar italiane del secolo scorso, ottenuta per la prima volta a Nervi nel 1856.

Sofficemente ricurvi sono i petali di ‘Alice Wood‘, di un attraente rosso vivo, nata in America nel 1960 e raccomandata per il suo portamento eretto: la sua fioritura è piuttosto precoce. ‘Black Lace‘, invece, si fa preferire soprattutto per il colore rosso cardinale assai intenso dei fiori, con petali in numerose file disposte con rigoroso schema geometrico.

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Camellia japonica ‘Black Lace’

Variegati e, screziati…

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Camellia japonica ‘Contessa Lavinia Maggi’

Chi poi prova simpatia per le forme variegate o screziate non ha che da scegliere, poiché la categoria delle camelie a fiore doppio è forse la più riccamente dotata.
Parliamo subito della celeberrima ‘Contessa Lavinia Maggi‘, creata nel 1850 a Brescia: i suoi fiori medio-grandi, con un fondo bianco-rosato e stupende pennellate di rosa intenso o carminio, in aggiunta al fogliame e alle dimensioni dell’arbusto (fino a 3,5 metri in altezza e larghezza) ne fanno una delle camelie più ricercate ancora oggi.
Un’altra gloria italiana è ‘Vittorio Emanuele II‘, pure bresciana (1867), caratterizzata da fiori con poche file di petali colorati di bianco, con strisce e macchie rosa intenso; le foglie sono arrotondate e lunghe fino a 10 cm, mentre l’altezza dell’arbusto supera la larghezza.
Più o meno coetanea (1855) e con denominazione di tono risorgimentale è ‘Roma Risorta‘, a fiore grande, di un rosa carico e con punteggiature rosso pallido.
Invece ‘Iride‘, dotata di molte file di petali, si distingue non solo per il colore rosa brillante con qualche pennellata di bianco, ma anche per la fioritura assai precoce che però si prolunga per diverse settimane.
Ottenuta anch’essa in pieno Risorgimento è ‘Prof. Giovanni Santarelli‘ (1860), con fiori regolarmente doppi di medie dimensioni, dal fondo di colore bianco e ampie macchie e strisce di un bel rosso scuro.

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Camellia japonica ‘Roma Risorta’

… e sfumati

Rimane poi un altro gruppo di fiori caratterizzati da una colorazione che si sfuma passando dai bordi al centro.
Citiamo ‘Sawada’s Dream‘ (1958), americana, i cui petali appaiono quasi bianchi per due terzi, mentre per il restante terzo sono di un bel rosa carne, oppure ‘Nuccio’s Pearl‘ (America, 1977), dal fondo pure bianco, al centro, e bordi rosati. La migliore, tuttavia, sembra essere ‘Commander Mulroy‘, americana del 1961, le cui tonalità bianco-rosee, in fiori larghi 8 centimetri, non sono l’unica attrattiva: infatti, tutta la pianta presenta il vantaggio di avere una larghezza di soli 1.20 metri, a fronte di un’altezza di 2.40, così che pare essere nata apposta per creare siepi fiorite o per essere allevata in un grosso vaso da patio.

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Camellia japonica ‘Commander Mulroy’