Territori rurali a rischio: proposte per un governo integrato degli ambiti fragili

Si terrà Venerdì 9 novembre, nell’ambito di Eima e di MIA, il Salone dedicato alla Multifunzionalità in agricoltura, il convegno Territori rurali a rischio: proposte per un governo integrato degli ambiti fragili. L’evento avrà luogo presso la Sala Concerto, Centro Servizi (Blocco D), Fiera di Bologna alle ore 11.

Partendo dall’analisi del contesto attuale e prendendo spunto dal Programma nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico dell’ANBI (Associazione Nazionale delle Bonifiche), si propone un confronto tra i principali attori del governo territoriale.
L’obiettivo è costruire una proposta quadro specifica di gestione per le aree collinari e montane del Paese, nell’ambito del nuovo Piano nazionale di Sviluppo Rurale 2014-2020.
Nel luglio scorso, Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha avanzato la sua proposta per rilanciare la crescita economica nazionale: “un piano di manutenzione straordinaria, di cura del territorio, una terapia contro il dissesto idrogeologico. I soldi – ha sottolineato – si trovano. Si diano gli incentivi giusti, soprattutto a chi ha cura della messa in sicurezza dell’ambiente”.
Il mondo agricolo dedica da sempre le proprie cure alla manutenzione puntuale delle aree rurali, soprattutto nelle zone collinari e montane fragili, offrendo alla collettività innumerevoli servizi ambientali non ancora del tutto compresi e valutati: dal presidio territoriale alla cura del reticolo idraulico minore, dal contenimento dell’abbandono al mantenimento dei paesaggi agrari.
È possibile oggi una sintesi istituzionale e progettuale che coniughi l’esigenza ad una risposta operativa? A questa domanda vorremmo costruire insieme una risposta…

Programma
Saluti
Ore 11,00

Tavola rotonda introdotta e moderata da Alessandra Furlani, direttore rivista Territori
Massimo Gargano Presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni;
Enrico Borghi presidente Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani e vicepresidente ANCI;
Giuseppe Blasi capo dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali e dello Sviluppo Rurale, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali;
Maria Luisa Bargossi dirigente servizio Sviluppo Rurale, Regione Emilia-Romagna;
Gianluca Cristoni Presidente nazionale associazione Promoverde.
Ore 12,30
Giovanni Tamburini presidente Consorzio della Bonifica Renana

Ore 13,00 conclusioni
Paolo De Castro presidente Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Parlamento Europeo

Segue lunch

Organizzazione: MIA – Multifunzionalità in Agricoltura, Territori, Promoverde.
Con il patrocinio di: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, FederUnacoma
Media partner: Territori, Verde & Paesaggio (www.verdeepaesaggio.it),
Progetto scientifico: Alessandra Furlani
Compilando il modulo di iscrizione al convegno si riceve anche il biglietto di ingresso gratuito per l’accesso in Fiera

http://www.eima.it/it/convegni_registrazione.php?id

Info: www.mia-agricoltura.it, www.facebook.com/MiaAgricoltura
comunicazione@mia-agricoltura.it

Conservare una delle eccellenze italiane: il paesaggio

Epocale, rapido e irripetibile è il cambiamento che ha caratterizzato il mondo globalizzato nell’ultimo decennio, ha incoraggiato la digitalizzazione di massa e inciso nei processi produttivi, in quelli di conoscenza fino a quelli di socializzazione.
Il periodo storico che stiamo attraversando ci sottopone a sfide impegnative, non ultima l’emergenza ambientale, abbiamo un’occasione irripetibile e concreta per iniziare un processo di mutazione, ridefinendo bisogni, abitudini, attività in base a nuove condizioni.
Le questioni da affrontare sono evidenti, spaziano da necessità personali alimentari, di sussistenza economica ed energetica del singolo a problematiche via via di più ampio respiro quali quelle legate al paesaggio piuttosto che alla gestione dei rifiuti o alla scarsa sostenibilità degli attuali modelli di consumo, alle emergenze sociali.
Una delle soluzioni risiede nella capacità di collegare attori antichi con esigenze sociali, produttive e culturali nuove che possono dare valore aggiunto al mondo agricolo, che deve dare una risposta alle nuove esigenze di sostenibilità ambientale della gestione delle risorse del pianeta.
Il futuro del nostro Paese non può prescindere dalla valorizzazione del territorio in tutte le sue componenti; l’attuale sottrazione di superfici alle coltivazioni, dovuta alla cementificazione (oltre 100 ettari al giorno secondo i dati I.S.T.A.T.), da un lato abbatte la produzione agricola dall’altro aumenta esponenzialmente il rischio idrogeologico, che ogni anno costa, in danni, miliardi di Euro oltre che vite umane, come evidenziato recentemente dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Serve un grande piano di manutenzione per il territorio, bisogna sollecitare la progettazione e la costruzione di un nuovo habitat, ponendo l’impresa agricola al centro dello sviluppo e fissando intorno a essa i meccanismi della costruzione del paesaggio.
Queste valutazioni impongono una riflessione sul significato attuale del mondo agricolo e della sua percezione non solo a livello economico ma anche sociale: la gestione del paesaggio, il mantenimento dell’equilibrio ambientale e idrogeologico, la conservazione del suolo sono così diventati ruoli attribuibili legalmente e formalmente anche all’impresa agricola, che più di altre può operare per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente.

La nuova agricoltura non si limita alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma punta a integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società: questo è, in sintesi, il senso dell’idea di agricoltura multifunzionale, che da qualche anno si sta affermando come uno dei principali orizzonti di riferimento per l’evoluzione futura del mondo agricolo.
Il settore dell’agricoltura, infatti, assicura in Italia la gestione di circa 17 milioni di ettari di terreni e il presidio degli aspetti ambientali, paesaggistici e culturali: oltre il 60% del nostro territorio è occupato dalle coltivazioni agricole. Sono gli agricoltori che si prendono cura del territorio con il loro lavoro quotidiano, prevenendo anche disastri ambientali spesso riconducibili a situazioni di degrado, a interventi poco rispettosi dell’ambiente e in misura sempre maggiore a fenomeni di abbandono e di incuria. Si stima che negli ultimi quarant’anni tali fenomeni abbiano determinato una riduzione del 30% della sua capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, accrescendo significativamente da un lato le situazioni di rischio idrogeologico e dall’altro le aree a rischio desertificazione, con la scomparsa pressoché totale del suolo (inteso come terreno coltivabile), come hanno tristemente ricordato le recenti alluvioni in Veneto, Liguria, Sicilia, Calabria, Campania e Toscana.
I dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente indicano che circa il 10% del territorio nazionale sia a rischio idrogeologico, di cui il 4,1% vulnerabile da alluvioni, e che circa 6.663 comuni presentino aree ad elevata criticità idrogeologica.

In questo modo, l’azienda agricola multifunzionale assume il ruolo di gestore del territorio, con ricadute sull’ampliamento delle sue opportunità lavorative e di business; si realizza così una vera e propria ridistribuzione delle responsabilità di gestione del territorio che vede coinvolto il mondo agricolo.
Le imprese agricole che operano nel settore dell’agriturismo, in quello dei servizi ambientali, di tutela del territorio, del paesaggio e di servizio alle persone e alle comunità, quando coinvolte nella gestione del territorio vedono valorizzate le capacità imprenditoriali e possono trovare grandi opportunità in questi ambiti, riprogettando il proprio ruolo nel futuro, valutando opzioni diverse da quelle fino a ora praticate e utilizzate
Siamo di fronte a una nuova cultura, a una nuova visione, a un up-grade tutto naturale che sollecitano imprenditori, aziende, amministrazioni pubbliche, progettisti verso nuove forme di riorganizzazione del territorio e fanno considerare la natura, l’agricoltura e i processi di produzione alimentare quali elementi connessi ai centri urbani, indispensabili per il mantenimento di una sussistenza equilibrata.

 

Il Governo interviene sul consumo di suolo

ddl consumo di suolo-immagine wwf“In Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera. Dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166%. La perdita di superficie agricola – e la conseguente riduzione della produzione – impedisce al Paese di soddisfare completamente il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero.
Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un’area pari all’estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna: un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti”.

Sono le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Monti ha esordito per presentare oggi il disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Forse avremmo dovuto logicamente inserirlo nel provvedimento intitolato ‘Salva Italia’, perché qui c’è molto di salvezza concreta dell’Italia”
“Il provvedimento – ha continuato Monti – mira anzitutto a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate”.

In sostanza grazie alla normativa – approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per i Beni Culturali e dello Sviluppo Economico – si promuove l’attività agricola che si svolge o si potrebbe svolgere sui terreni e si contribuisce alla salvaguardia del territorio, poiché proprio l’attività agricola consente e favorisce la gestione del territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesto idrogeologico.

ddl consumo del suolo conferenza stampa

Il Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo

Il Ministro Catania ha affermato che il disegno di legge tratta di un tema vitale per la qualità della vita e descrive “il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per il nostro Paese negli anni a venire.”
“Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.

Il provvedimento interdice anche i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, prevedendo che tali superfici restino vincolate per 5 anni e interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Attualmente, infatti, la normativa in vigore prevede che le amministrazioni possano destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti.

In sintesi i punti principali del provvedimento:
1. Vengono identificati come ‘terreni agricoli‘ tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola;
2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate;
3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l’intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione;
4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.
5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l’ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.
6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.
7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell’ente locale. Il fine è quello di disincentivare l’attività edificatoria sul territorio.