Promoverde

PromoVerdePromoVerde è un’Associazione nazionale che coordina senza fine di lucro una rete di professionisti, aziende, associazioni, enti istituzionali, enti di formazione superiore e di ricerca, singoli cittadini per promuovere un nuovo rapporto con il Verde, l’Agricoltura, l’Architettura, l’Alimentazione e il Paesaggio in tutte le sue declinazioni; contemporaneamente PromoVerde vuole sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi dell’ambiente, del paesaggio, del verde e del florovivaismo, stimolando una cultura multidisciplinare che vede appunto il Verde come denominatore comune.

L’associazione organizza e coordina attività che favoriscono l’integrazione tra la cultura e la tecnica, la tutela e la valorizzazione del territorio, la diffusione della conoscenza del paesaggio, del Verde, dell’agricoltura, del florovivaismo, elementi fondamentali per la realizzazione del benessere individuale e collettivo. Tutte le iniziative sono volte a conservare i valori turistici, agricoli, culturali, economici, salutari, sportivo-ricreativi del nostro territorio.

PromoVerde ha nella partecipazione a manifestazioni fieristiche anche internazionali un punto di eccellenza, organizzando eventi nei quali riesce ad essere il polo attrattivo e di interesse culturale; progetta, coordina e realizza attività di informazione e formazione, che l’hanno resa oggi un concreto e riconosciuto interlocutore del mondo del Verde italiano .

La comunicazione avviene tramite un sistema coordinato che contempla un sito istituzionale – www.promoverde.it -, un sito divulgativo – www.verdeepaesaggio.it, una rivista cartacea – Nemeton Magazine -, la presenza sui principali canali social – Facebook, Google Plus, Twitter, YouTube, LinkedIn, Flickr, Pinterest, Instagram – e un costante rapporto con gli organi di stampa.

SEDE NAZIONALE
Via Edoardo D’Onofrio, 57
00155 Roma
www.promoverde.it
info@promoverde.it

La cura dei giardini storici: teoria e prassi

La cura dei giardini storici rappresenta una delle sfide più complesse per la scienza del restauro, in cui problemi di rispetto della redazione originale e delle fasi storiche del progetto si combinano a questioni di fruibilità degli spazi e innovazione delle tecniche giardinistiche.
Alla cura dell’architetto Massimo De Vico Fallani si deve l’edizione italiana del manuale di Michael Rohde, massimo specialista tedesco in materia, che offre una risposta concreta agli interrogativi teorici e pratici posti dalla manutenzione di queste opere d’arte.
La prima parte contiene un excursus sulla storia delle tecniche costruttive antiche, mentre la seconda è dedicata all’analisi dettagliata di trenta casi reali. Le schede proposte nella seconda sezione riguardante la prassi descrivono i problemi incontrati dai conservatori dei maggiori parchi storici tedeschi e le soluzioni, spesso innovative, di volta in volta adottate, seguendo una struttura che consente un agile reperimento delle informazioni. Le prassi descritte fanno riferimento a quattro elementi compositivi (piante legnose, fiori, viali, opere idrauliche).
Scritto in collaborazione con storici e architetti attivi sul campo e corredato da numerosi schemi grafici e illustrazioni a colori, il volume di Michael Rohde propone a studiosi e operatori del settore un patrimonio di conoscenze efficacemente applicabili anche al contesto italiano, che potrà dare slancio a una disciplina ancora trascurata nel nostro Paese.

Casi di studio:
Barockgarten di Großsedlitz – Bürgerpark di Brema – Burggarten e Schlossgarten di Schwerin – Großer Garten di Dresda – Großer Garten e Maschpark di Hannover – Großer Tiergarten di Berlino – Hofgarten di Würzburg – Neuer Garten, Parco di Babelsberg e Parco Sanssouci di Potsdam – Parco di Branitz – Parco di Klein-Glienicke – Parco di Muskau – Parco di Remplin – Parco Schönbusch ad Aschaffenburg – Parco sull’Ilm e Schlosspark Belvedere di Weimar – Schlossgarten di Celle – Schlossgarten di Weikersheim – Schlosspark di Ludwigslust – Schlosspark di Nymphenburg e Englischer Garten di Monaco – Schlosspark di Pillnitz – Schlosspark di Schwetzingen – Veitshöchheim

Il libro appartiene alla collana Giardini e Paesaggio della Casa editrice Leo S. Olschki, che vuole offrire  testimonianze concrete su temi di grande interesse e ai quali si presta sempre più attenzione, quali quelli del giardino e del paesaggio, con contributi rigorosamente interdisciplinari e di dimensione internazionale. I temi sono sempre affrontati con spirito aperto e sperimentale per promuovere un dibattito di idee, di metodi di indagine e di approcci.

Michael Rohde
La cura dei giardini storici
Teoria e Prassi
Edizione italiana a cura di Massimo De Vico Fallani
Casa Editrice Olschki

Giardini e Paesaggio, vol. 31
XVIII-592 pagine, 625 figure di cui 418 a colori
Euro 58,00

In promozione fino al 7 gennaio 2013 al prezzo speciale di Euro 49,00 per ordini diretti alla casa editrice, citando il codice
Rohde2012

Per ordini o informazioni:
Casa Editrice Olschki
Viuzzo del Pozzetto 8 * 50126 Firenze (Italy)
Tel. (+ 39) 055.65.30.684 * Fax (+ 39) 055.65.30.214
Liliana Grassi l.grassi@olschki.it
Barbara Pinzani orders@olschki.it

È nato il Bosco del Sorriso

Il contatto con la natura ci trasmette una grande forza vitale.

Da qui parte il progetto del Bosco del Sorriso, un percorso esperienziale lungo 4,8 km che si inoltra, partendo dal Bocchetto Sessera, Oasi Zegna (in provincia di Biella, Piemonte – Italia) nella natura incontaminata dell’Alta Val Sessera.
Da sabato 15 settembre 2012 è stato aperto al pubblico un percorso ad anello facile e per tutti, percorribile a piedi o in mountain bike nelle stagioni verdi e con gli sci da fondo durante l’inverno, che vuol far ritrovare un contatto sereno tra uomo e natura approfondendo la conoscenza e facendo un’esperienza.
Boschi di faggi si susseguono a gruppi di pini e macchie di betulle dove la vista spazia fino alle montagne della Val Sesia.
Già nell’antichità era convinzione comune che la natura avesse un effetto positivo sulla salute fisica e mentale dell’uomo. Recenti studi scientifici hanno dimostrato come questa convinzione sia fondata.
L’uomo e le piante, infatti, emettono campi elettromagnetici. Quelli emessi dagli alberi, in particolari condizioni, possono influire sullo stato energetico dell’organismo umano.
Il Bosco del Sorriso è stato monitorato con il metodo Bioenergetic Landscape (sviluppato da Marco Nieri, docente e ricercatore. Info: www.archibio.it)
Per ognuno dei 18 alberi selezionati, sono stati rilevati e indicati i principali organi umani sui quali l’energia sviluppata può influire con la sua massima efficacia terapeutica.
È consigliata una sosta di almeno dieci minuti nell’area segnalata per assimilarne i benefici.
Il Bosco del Sorriso è stato pensato anche per le famiglie, soprattutto con bambini. A loro sono state dedicate tre suggestive aree di sosta allestite con sedute in pietra e tre grandi libri in legno di cedro profumato sui quali poter leggereo farsi raccontarele Favole del Bosco, appositamente scritte per il Bosco del Sorriso e inspirate ai tre alberi più diffusi in quei luoghi.
Il Bosco del Sorriso” commenta Laura Zegna, responsabile del progetto Oasi Zegna “lo vorrei idealmente dedicare a Ermenegildo, mio nonno, che amava la natura e il suo territorio a tal punto che, a partire dal 1930, progettò e finanziò l’imponente opera di riforestazione delle montagne a ridosso del Lanificio Zegna creando un meraviglioso paesaggio alpino, vissuto oggi da tutti noi. È responsabilità nostra come quarta generazione continuare l’opera del nonno” continua Laura Zegna “ma dev’essere anche responsabilità di ogni singolo visitatore preservare e valorizzare questo splendido territorio ricco di valenze antropiche, potenziale volano per uno sviluppo turistico sostenibile”.

La fine del verde ornamentale

Rimango sempre piuttosto perplesso di fronte alla miriade di sproloqui che vanno addensandosi di questi tempi sulla città verde. Spesso ho la sensazione di ascoltare dinosauri che parlano fra loro non accorgendosi di essersi ormai estinti da tempo, voci dall’oltretomba, discorsi inerti su realtà passate che appaiono come segnali di fumo nell’era delle e-mail. Fra i tecnici del verde circolano terminologie vetuste che impediscono nei fatti il necessario cambio di mentalità. Ad esempio, se continuiamo a chiamare Verde ornamentale tutto ciò che non si coltiva per l’industria, che sia del legno o alimentare, come possiamo pretendere che la gente comune pensi al verde come a qualcosa di fondamentale per il proprio benessere? L’ornamento, per definizione, orna, decora, fa parte del superfluo, infatti, con questa concezione, il verde nei capitolati dell’edilizia continua a essere inserito come ultima voce, fra quelle che si fanno solo se rimangono i soldi e quindi non si fanno.
Ma non è solo una questione di nomi. Ogni intervento verde s’inserisce nella voce arredo urbano. Arredo e ornamento hanno in comune una cosa fondamentale: entrambi non sono strettamente necessari. Il verde ornamentale si presuppone vada a ornare qualcosa che c’è già. L’arredo urbano pure. In questa concezione, il costruito è il dato imprescindibile, tradotto in altri termini, quello su cui si spende, il resto, ornamenti e arredi, se resta qualcosa si fa, altrimenti non si fa, come accade nella maggioranza dei casi.
Qui s’inserisce la necessità di un altro equilibrio. Non si tratta di fare arredi urbani o giardini più belli. Si tratta di andare oltre pensando, concependo l’elemento vegetale esattamente come si concepisce un qualsiasi materiale da costruzione.

Fine dell’idea da una parte c’è l’architettura e dall’altra il verde.
Inizio dell’idea uso il verde per costruire i miei luoghi.

Ne uso il più possibile perché è il mio elemento vitale, poi uso anche la pietra, il mattone, il vetro, ma proprio perché non ne posso fare a meno.
Naturalmente, anche nell’ipotesi più ottimistica, questa rivoluzione ci metterebbe almeno un paio di generazioni a realizzarsi nella mente dei progettisti, senza contare gli impensabili e perversi giochi che le amministrazioni inventano per la propria conservazione e che solitamente vanno in contrasto con ogni idea innovativa. Ma non è solo ai progettisti che sto pensando, anzi.
Credo che il vero impulso alla forestazione della città potrà venire da tutti quei movimenti più o meno spontanei che producono azioni verdi. Dal guerrilla gardening al movimento per gli orti urbani, a tutta quella zona di pensiero che si è scoperta sensibile a piante, alberi, foreste. Ma non solo, è la coscienza verso il verde che va cambiata. È cambiata la percezione degli animali, specialmente quelli da casa. Allo stesso modo è necessario un lavoro per cambiare la percezione nei confronti delle piante.
Quando ognuno inizierà ad avvertire nel rapporto con le piante, anche oscuramente, lontanamente, intuitivamente, qualcosa che va al di là dell’ornamento e dell’alimento, solo allora la città, che è un insieme di persone prima che di edifici, diventerà veramente verde.

Conservare una delle eccellenze italiane: il paesaggio

Epocale, rapido e irripetibile è il cambiamento che ha caratterizzato il mondo globalizzato nell’ultimo decennio, ha incoraggiato la digitalizzazione di massa e inciso nei processi produttivi, in quelli di conoscenza fino a quelli di socializzazione.
Il periodo storico che stiamo attraversando ci sottopone a sfide impegnative, non ultima l’emergenza ambientale, abbiamo un’occasione irripetibile e concreta per iniziare un processo di mutazione, ridefinendo bisogni, abitudini, attività in base a nuove condizioni.
Le questioni da affrontare sono evidenti, spaziano da necessità personali alimentari, di sussistenza economica ed energetica del singolo a problematiche via via di più ampio respiro quali quelle legate al paesaggio piuttosto che alla gestione dei rifiuti o alla scarsa sostenibilità degli attuali modelli di consumo, alle emergenze sociali.
Una delle soluzioni risiede nella capacità di collegare attori antichi con esigenze sociali, produttive e culturali nuove che possono dare valore aggiunto al mondo agricolo, che deve dare una risposta alle nuove esigenze di sostenibilità ambientale della gestione delle risorse del pianeta.
Il futuro del nostro Paese non può prescindere dalla valorizzazione del territorio in tutte le sue componenti; l’attuale sottrazione di superfici alle coltivazioni, dovuta alla cementificazione (oltre 100 ettari al giorno secondo i dati I.S.T.A.T.), da un lato abbatte la produzione agricola dall’altro aumenta esponenzialmente il rischio idrogeologico, che ogni anno costa, in danni, miliardi di Euro oltre che vite umane, come evidenziato recentemente dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Serve un grande piano di manutenzione per il territorio, bisogna sollecitare la progettazione e la costruzione di un nuovo habitat, ponendo l’impresa agricola al centro dello sviluppo e fissando intorno a essa i meccanismi della costruzione del paesaggio.
Queste valutazioni impongono una riflessione sul significato attuale del mondo agricolo e della sua percezione non solo a livello economico ma anche sociale: la gestione del paesaggio, il mantenimento dell’equilibrio ambientale e idrogeologico, la conservazione del suolo sono così diventati ruoli attribuibili legalmente e formalmente anche all’impresa agricola, che più di altre può operare per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente.

La nuova agricoltura non si limita alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma punta a integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società: questo è, in sintesi, il senso dell’idea di agricoltura multifunzionale, che da qualche anno si sta affermando come uno dei principali orizzonti di riferimento per l’evoluzione futura del mondo agricolo.
Il settore dell’agricoltura, infatti, assicura in Italia la gestione di circa 17 milioni di ettari di terreni e il presidio degli aspetti ambientali, paesaggistici e culturali: oltre il 60% del nostro territorio è occupato dalle coltivazioni agricole. Sono gli agricoltori che si prendono cura del territorio con il loro lavoro quotidiano, prevenendo anche disastri ambientali spesso riconducibili a situazioni di degrado, a interventi poco rispettosi dell’ambiente e in misura sempre maggiore a fenomeni di abbandono e di incuria. Si stima che negli ultimi quarant’anni tali fenomeni abbiano determinato una riduzione del 30% della sua capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, accrescendo significativamente da un lato le situazioni di rischio idrogeologico e dall’altro le aree a rischio desertificazione, con la scomparsa pressoché totale del suolo (inteso come terreno coltivabile), come hanno tristemente ricordato le recenti alluvioni in Veneto, Liguria, Sicilia, Calabria, Campania e Toscana.
I dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente indicano che circa il 10% del territorio nazionale sia a rischio idrogeologico, di cui il 4,1% vulnerabile da alluvioni, e che circa 6.663 comuni presentino aree ad elevata criticità idrogeologica.

In questo modo, l’azienda agricola multifunzionale assume il ruolo di gestore del territorio, con ricadute sull’ampliamento delle sue opportunità lavorative e di business; si realizza così una vera e propria ridistribuzione delle responsabilità di gestione del territorio che vede coinvolto il mondo agricolo.
Le imprese agricole che operano nel settore dell’agriturismo, in quello dei servizi ambientali, di tutela del territorio, del paesaggio e di servizio alle persone e alle comunità, quando coinvolte nella gestione del territorio vedono valorizzate le capacità imprenditoriali e possono trovare grandi opportunità in questi ambiti, riprogettando il proprio ruolo nel futuro, valutando opzioni diverse da quelle fino a ora praticate e utilizzate
Siamo di fronte a una nuova cultura, a una nuova visione, a un up-grade tutto naturale che sollecitano imprenditori, aziende, amministrazioni pubbliche, progettisti verso nuove forme di riorganizzazione del territorio e fanno considerare la natura, l’agricoltura e i processi di produzione alimentare quali elementi connessi ai centri urbani, indispensabili per il mantenimento di una sussistenza equilibrata.

 

Esploratorio Paesaggi Prossimi by Anna Lambertini – parte I

Esploratorio Paesaggi Prossimi è il nome dato al percorso espositivo dedicato all’Architettura del Paesaggio contemporanea ideato per AAA+A Costruire Paesaggi e presentato al MADE expo 2012. Giocando sull’ambivalenza del concetto di prossimità, interpretabile sia come vicinanza fisica e geografica sia come imminenza in senso temporale, l’Esploratorio attraversa scale spaziali, muovendosi dalla dimensione architettonica a quella metropolitana, per attirare l’attenzione sul progetto degli spazi aperti del quotidiano e sulla capacità collettiva di cura dei paesaggi ordinari come strumenti indispensabili per garantire la qualità della vita nelle città del XXI secolo.
L’Esploratorio si rivolge a tecnici, progettisti, amministratori, cittadini e propone una struttura espositiva articolata, per fornire più livelli di approfondimento e modalità differenziate di lettura del tema generale scelto per AAA+A 2012, Costruire paesaggi.
L’Esploratorio si compone di tre parti: una rassegna in video proiezione di nuovi paesaggi urbani in Europa, presentata presso lo stand AAA+A (in un’ambientazione scenografica e d’effetto); una mappa di Milano con segnalati quaranta Paesaggi Prossimi da scoprire in città; un catalogo-atlante di schede informative sulle opere ed i progetti in mostra, scaricabile (in formato pdf) dal sito di Nemeton network (http://www.nemetonnetwork.net/).

Il video-esploratorio, curato da Anna Lambertini e Tessa Matteini, invita ad oltrepassare vicini confini geografici e a muoversi idealmente lungo un itinerario europeo in ventidue tappe, per conoscere non solo parchi, cortili e giardini di città, ma anche parchi-parcheggio, orti condivisi, giardini temporanei e altre specie di spazi aperti.
La mappa-esploratorio Milano, elaborata da Tessa Matteini e Marco Pacini, è stata immaginata per offrire ai visitatori del Made la possibilità di combinare l’itinerario virtuale allestito nello stand AAA+A con un itinerario reale di scoperta di quaranta luoghi a Milano e dintorni.
Il catalogo-esploratorio pubblicato on line sul sito http://www.nemetonmagazine.net, mette a disposizione di chiunque fosse interessato brevi schede descrittive dei progetti presentati in videoproiezione e di altri scelti dalla mappa milanese.
La segnalazione di alcuni riferimenti sitografici riportata su ogni scheda del catalogo-esploratorio, permetterà di spostarsi attraverso il web per raccogliere altre notizie, attivando così ulteriori livelli di informazione. Alla creazione del catalogo hanno partecipato Anna Lambertini, Tessa Matteini, Anna Lisa Metta, Maria Livia Olivetti.
La finalità dell’Esploratorio è duplice: condividere idee e sguardi sulle molteplici potenzialità degli spazi aperti che abitiamo tutti i giorni ed esplorare temi e scenari per il futuro prossimo della progettazione del paesaggio urbano in Italia.
Fine parte I

AAA+A Agricoltura, Alimentazione, Architettura + Atletica

AAA+A Agricoltura, Alimentazione, Architettura + AtleticaIl cuore del Salone della Forestazione Urbana e Verde Attrezzato all’interno di MADE expo (Fiera Milano Rho dal 17 al 20 ottobre 2012)  è la mostra A.A.A.+A. Agricoltura Alimentazione Architettura + Atletica, una mostra itinerante dedicata al rapporto fra verde e costruito, un cantiere verde dove trovano spazio le tre A che rappresentano il futuro della sostenibilità: Agricoltura, Architettura, Alimentazione, tre ambiti che non solo hanno in comune il rapporto con il verde, ma sono alla base delle scelte strategiche che hanno ispirato il tema portante dell’EXPO 2015 “Feeding the Planet, Energy for Life”.
La quarta A. è quella di Atletica, in una sinergia di intenti fondata sul benessere dell’uomo
La mostra è un cantiere verde che si sviluppa all’interno dei padiglioni di MADE expo per sensibilizzare il mondo dell’architettura alle tematiche più green, uno stimolo per i professionisti, architetti, ingegneri e agronomi, un ricco contenitore di eventi, dove tutte le novità operative sono riunite in un unico ambito. Ogni anno AAA+A affronta un tema diverso.
Costruire Paesaggi è l’argomento scelto per l’edizione 2012; se, infatti, i mercati si muovono verso l’interazione di questi settori produttivi, appare naturale che un’esposizione che parli di progettare e costruire green non possa fare altro che collocarsi nella dimensione del Paesaggio come progetto, nel più ampio significato culturale, etico e sociale quale delineato dalla Convenzione Europea del Paesaggio, per orientare gli scenari di rinnovamento delle nostre città.
Aumento del patrimonio vegetale e del capitale naturale in città, agricoltura urbana e periurbana, gestione responsabile della risorsa idrica, conservazione attiva degli spazi aperti e del suolo, utilizzo di tecniche costruttive e soluzioni architettoniche eco-compatibili: ecco i temi chiave dell’edizione 2012.
Per declinarli al meglio, la mostra si divide in tre sezioni, un convegno internazionale e una serie di workshop.
Esploratorio Costruire Paesaggi – percorso espositivo ipertestuale a cura di Anna Lambertini.
Giocando sull’ambivalenza del concetto di prossimità, interpretabile sia come vicinanza fisica e geografica sia come imminenza in senso temporale, l’Esploratorio si compone di più parti, tra loro interconnesse mediante alcune parole chiave: una rassegna in video proiezione di progetti e di esperienze europee di creazione di nuovi paesaggi urbani, visibile all’interno di uno dei container dello stand AAA+A; un catalogo-atlante di opere e luoghi costituito da schede descrittive, una mappa Next landscapes di luoghi da visitare nell’area milanese, disegnata in riferimento ai temi dell’Esploratorio.

Schinkel Eilanden: un parco urbano in forma di arcipelago

Le parole chiave usate per interconnettere i vari livelli dell’Esploratorio sono cinque (multigreen, in between green, smart green, infill green, extreme green) e riferiscono ad altrettanti filtri di lettura individuati per leggere possibili categorie di progetto e di intervento sugli spazi aperti: ribaltando idealmente il punto di vista sulla città per fare emergere nitidamente il sistema dei vuoti e rimaneggiando termini ampiamente in uso nel dibattito attuale sui possibili modelli di trasformazione urbana, si è scelto di porre l’accento sulla componente vegetale come materiale privilegiato di costruzione di luoghi e scenari di qualità.
L’obiettivo della mostra è quello di  , ma richieda l’apporto di varie discipline, in primis l’Architettura del paesaggio.

Planetarium 2012 – a cura di Fortunato D’Amico
Astronomia e agricoltura sono sempre state discipline associate, strumenti per organizzare territori, città, architetture; mezzi senza i quali non sarebbe stato possibile all’uomo progredire nell’evoluzione della specie. Quello che chiamiamo ambiente è un connubio indissolubile tra il pianeta Terra e l’Universo. Planetarium 2012 prosegue il percorso iniziato nella scorsa edizione per rieducare a riscoprire una cultura del progetto integrata alle leggi dell’universo.
Pianificazioni paesaggistiche e agrarie, architetture e design, presentati come soluzioni sostenibili e green, nascondono l’insidia di una rinnovata operazione di marketing se non contemplano i fondamenti della conoscenza astronomica, adattata alla costruzione di artefatti relazionati al sito specifico. Agricoltura, Alimentazione, Architettura, Ambiente, Atletica, Arte, Astronomia, legate al filo di Arianna per uscire dal labirinto della crisi, saranno le protagoniste di Planetarium 2012.
Territorio – a cura di Gianluca Cristoni
Il futuro del nostro Paese non può prescindere dalla valorizzazione del territorio in tutte le sue componenti; l’attuale sottrazione di superfici alle coltivazioni, dovuta alla cementificazione (oltre 100 ettari al giorno secondo i dati I.S.T.A.T.), abbatte la produzione agricola ma soprattutto aumenta esponenzialmente il rischio idrogeologico, che ogni anno costa, in danni, miliardi di Euro oltre che vite umane, come evidenziato recentemente dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
Serve un grande piano di manutenzione per il territorio, bisogna sollecitare la progettazione e la costruzione di un nuovo habitat, ponendo l’impresa agricola al centro dello sviluppo e fissando intorno a essa i meccanismi della costruzione del paesaggio.
Queste valutazioni impongono una riflessione sul significato attuale del mondo agricolo e della sua percezione non solo a livello sociale ma anche economico: gestione del paesaggio, in senso lato, mantenimento dell’equilibrio ambientale e idrogeologico, conservazione del suolo ruoli attribuibili legalmente e formalmente anche all’impresa agricola, che più di altre può operare per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente.

Il ConvegnoNext Landscapes – High Green Tech Symposium 2012 – a cura di Maurizio Corrado
Venerdì 19 Ottobre 2012, ore 9,30 – 18,00, Sala Martini, Centro Servizi Fiera Milano Rho
La quarta edizione di High Green Tech Symposium, dopo aver trattato il tema della Bellezza nel 2010 e della Foresta in città nel 2011, con Next Landscapes affronta il complesso panorama della progettazione del paesaggio urbano contemporaneo. Il focus di attenzione sarà centrato sugli scenari del prossimo futuro, nella certezza che è dall’insieme delle attività umane che prende forma la complessità urbana e del territorio. L’interazione fra agricoltura e architettura è il punto di partenza intorno al quale si esploreranno i prossimi scenari di architettura, paesaggio, design, arte, letteratura, scienza, per comporre il mosaico interdisciplinare e internazionale che caratterizza tutte le edizioni del Symposium. La mattinata sarà dedicata alle relazioni, nel pomeriggio gli invitati daranno, invece, vita a una tavola rotonda dove interagiranno fra loro e con il pubblico presente.
Compilando il modulo di iscrizione al convegno si riceve anche il biglietto di ingresso gratuito per l’accesso in Fiera

Per tutta la durata della manifestazione nello spazio AAA+A si svolgeranno workshop dedicati ad argomenti inerenti il tema della mostra, dalle 10,00 alle 17,00.

Per info: www.nemetonnetwork.net

Informazioni commerciali:
direzione@nemetonnetwork.net
Contatto stampa:
stampa@nemetonnetwork.net

High Green Tech Symposium 2012 – Next Landscapes

Venerdì 19 Ottobre 2012, nella Sala Martini del Centro Servizi della fiera di Milano-Rho, presso il Made Expo, si svolgerà la quarta edizione di High Green Tech Symposium che avrà come tema Next Landscapes, dopo aver trattato la Bellezza nel 2010 e la Foresta in città nel 2011.
Il focus di attenzione è centrato sugli scenari del prossimo futuro, partendo dal complesso panorama del paesaggio urbano contemporaneo.
L’interazione fra agricoltura e architettura è il punto di partenza intorno al quale esperti e operatori di varie discipline sono chiamati a portare la propria visione e proposta. Next Landscapes intende ribadire come è dall’interazione fra discipline diverse che prende forma la complessità urbana e del territorio, si esploreranno i prossimi paesaggi non solo in architetturaagricolturapaesaggio, ma anche in letteraturaartescienza.
La mattinata sarà dedicata alle relazioni, mentre nel pomeriggio gli invitati daranno vita a una tavola rotonda dove interagiranno tra loro e con il pubblico presente.
La partecipazione al convegno è gratuita e compilando il modulo di iscrizione al convegno si riceve anche il biglietto di ingresso gratuito per l’accesso in Fiera
http://www.madeexpo.it/it/eventi_aaa_registrazione.php
Programma

Mattina 9.30 – 13.00
Saluti
Alberto Manzo, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Gianluca Cristoni, Presidente Nazionale PromoVerde
Giovanni De Ponti, direttore generale di FederlegnoArredo
Referenti di: Fiera Milano, Unacoma, Fidal

Modera gli interventi: Anna Lambertini

Beautifying empty urban space
Richard Reynolds, Guerrilla gardening, Gran Bretagna

Il sentiero dell’architettura porta nella foresta
Maurizio Corrado, Architetto, Italia

Estonoesunsolar, esperienze di progettazione urbana in Spagna
Patrizia Di Monte, Studio Gravalos Di Monte, Architetti, Spagna

Conca d’oro, nascita e morte di un paesaggio
Giuseppe Barbera, Agronomo e saggista, Italia

La ricerca universitaria sul paesaggio
La ricerca sul paesaggio dalla scala vasta all’edificio: come misurare la sostenibilità
Riccardo Pulselli, ricercatore Ecodynamics Group, Università di Siena
La ricerca “Living Urban Scape – Abitare lo spazio urbano”
Maria Livia Olivetti, architetto – ricercatrice FIRB, Università di Roma Tre

Il paesaggio dell’arte
Piero Gilardi, direttore del PAV

Pomeriggio 14.00 – 18.00

Immaginare scenari prossimi: sguardi, proposte, visioni

Tavola rotonda moderata da Fortunato D’Amico

Agricoltura – Gianluca Cristoni, Presidente Promoverde
Architettura – Achille Ippolito, Facoltà di Architettura “Sapienza” Università di Roma
Letteratura – Natascia Pane, Contrappunto Literary Management
Paesaggio – Anna Lambertini, architetto paesaggista, socia AIAPP
Arte  – Piero Gilardi, artista
Architettura – Boris Podrecca, architetto
Paesaggio Sonoro – Vittorio Cosma, musicista
Scienza – Fabio Peri, astrofisico, direttore del Planetario di Milano

Per informazioni e dettagli:
www.nemetonmagazine.net,
www.facebook.com/HighGreenTechSymposium,
redazione@nemetonmagazine.net

Organizzazione: Nemeton High Green Tech Magazine, Promoverde, Nemeton Network.
In collaborazione con: Made Expo.
Con il patrocinino di:Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, FederlegnoArredo, FederUnacoma, Confindustria Ceramica, FIDAL, FIDAL Servizi, CIA, Dipartimento di Architettura e Progetto Università ‘La Sapienza’ di Roma, Accademia delle Belle Arti di Brera, ALA Assoarchitetti, Green Building Council Italia, Scuola Agraria del Parco di Monza.
Media partner: Franco Angeli Editore, Wolters Kluwer Italia, Verde & Paesaggio (www.verdeepaesaggio.it)
Progetto scientifico: Maurizio Corrado, in collaborazione con Anna Lambertini e Fortunato D’Amico.

Scegliere le specie degli alberi

quercus peduncolata photo by giovanni poletti

Albero monumentale di Quercus peduncolata sito nel comune di Poggio Renatico (FE)

Il ciclo vitale di una pianta arborea è lungo e la sua durata supera la durata della vita dell’uomo, per cui i danni di una scelta sbagliata si hanno anche a decine di anni di distanza.
L’analisi ecologica è lo studio delle variabili ambientali relative una determinata zona. È la base della scelta delle specie nelle aree verdi.
Gli elementi da prendere in considerazione sono: clima, terreno, vegetazione potenziale e vegetazione reale.

Il clima, in particolare le temperature minime, determinano la distribuzione della vegetazione nel globo secondo le cosiddette fasce climatiche che sono dovute alla latitudine, all’altitudine e ad altri fattori modificativi come i venti, i bacini idrici, l’esposizione, ecc. Decisiva nella distribuzione della vegetazione è la piovosità e soprattutto la sua distribuzione nel corso dell’anno. Del terreno è necessario conoscere i principali caratteri fisici e chimici: tessitura, struttura, pH, umidità, salinità e contenuto di calcare e sostanza organica. Altri caratteri ambientali da conoscere, in particolare nelle zone cittadine sono:

– aria: inquinamento da anidride solforosa, ozono, fluoruri, polveri; salinità dell’aria nelle zone marine, umidità relativa;
– inquinamento del suolo: perdita di gas dalle tubature, eccesso di temperatura nel sottosuolo;
– disponibilità di luce: in molti casi nell’ambiente urbano è scarsa per la vicinanza degli edifici e perché filtrata dallo smog.

La vegetazione non è immutabile ma si modifica continuamente al modificarsi dell’ambiente e per opera  dell’uomo.

Vegetazione potenziale. È l’associazione vegetale presente in una determinata area prima delle modificazioni dovute all’uomo o quella che si tenderebbe a formare se l’azione dell’uomo venisse a cessare e in condizioni di costanza di clima.
Climax. È l’associazione vegetale finale e stabile di un determinato areale; è l’associazione più evoluta e matura. In Emilia Romagna, dal piano basale costiero e dell’entroterra passando alla collina e montagna, possiamo incontrare diversi climax. Nel piano basale (pianura e collina fino a circa 500-600 metri) troviamo il climax della roverella e della rovere nelle zone costiere o nei versanti più caldi e asciutti delle zone collinari; il climax del frassino nel quale ritroviamo anche il carpino bianco e la farnia si trova invece nei versanti più freschi o nelle pianure. Nel piano montano troviamo il climax del faggio, mentre nei piani più alti, là dove termina la vegetazione arborea e i versanti sono esposti ai venti delle alte quote, si incontra una fascia di arbusti prostrati, grandi distese di mirtilli e praterie di graminacee.
Si definisce specie autoctona in un determinato areale, una specie originaria dell’areale che fa parte della vegetazione potenziale del luogo e ivi si moltiplica spontaneamente.
La vegetazione reale è quella che si ha in un determinato luogo antropizzato per effetti diretti o indiretti dell’antropizzazione.
La scelta di una specie invece di un’altra dipende da molteplici fattori ambientali ed estetici, alcuni dei quali in contrapposizione con gli altri. Ad esempio, se è vero che le piante autoctone sono le più resistenti all’ambiente pedoclimatico, è pur vero che non sono sempre tutte resistenti all’ambiente cittadino e agli attacchi parassitari; ad esempio l’olmo non è più utilizzabile in quanto distrutto dalla grafiosi, il platano si sta avviando sulla stessa strada ad opera del cancro colorato, l’ippocastano non tollera l’inquinamento cittadino.

I criteri corretti di scelta dal punto di vista paesaggistico distinguono diverse situazioni: per interventi a carattere territoriale (rimboschimenti, consolidamento di zone franose, ricostruzione paesaggistica di cave, restauri paesaggistici, grandi parchi estensivi), nei quali si cerca di ricostruire un paesaggio e di ripristinare un equilibrio biologico, è vincolante l’uso di specie autoctone costituenti il paesaggio potenziale della zona sia per motivi biologici che estetici. Vanno infatti rispettate le vocazioni del territorio. Quale eccezione può essere consentita nell’utilizzo di specie pioniere, cioè preparatorie, in condizioni pedologiche particolarmente difficili, poiché le associazioni climax sono particolarmente esigenti.

Per interventi in parchi e giardini in zone extraurbane è ugualmente necessario lo studio del paesaggio e il rispetto delle vocazioni naturali. È bene rivolgersi per la maggior parte a specie autoctone che sono quelle che meglio si associano tra loro formando raggruppamenti stabili e di più facile manutenzione, con eventuali inserimenti di pochi esemplari esotici di particolare pregio con funzione estetica e di punto di attrazione.

Robina pseudoacacia photo by giovanni poletti

Robina pesudoacacia nel contesto urbanizzato della città di Berlino

Nell’ambiente urbano le condizioni sono diverse perché non c’è un rapporto diretto tra giardino e paesaggio vegetale circostante, per cui la scelta può essere più libera. Molte Amministrazioni Comunali, nei vincoli urbanistici, hanno predisposto elenchi di piante autoctone all’uso delle quali il progettista è vincolato almeno per una certa percentuale. In ambienti inquinati, inoltre, il problema è di usare piante resistenti; se è possibile trovarle tra quelle indigene, ci si rivolgerà a quelle, in caso contrario ci si rivolgerà anche a specie esotiche. Oggi esistono molti studi sulla resistenza degli alberi all’inquinamento; questi studi sono soprattutto americani per cui saggiano alberi di quegli areali.

D’altronde i gas inquinanti si modificano continuamente al variare delle tecnologie (riscaldamento delle abitazioni, tipi di carburanti per automobili, mezzi energetici per l’industria, ecc.), per cui molto spesso ci si basa ancora su dati empirici e sulle osservazioni su piante esistenti.

ALBERI PER LE CITTÀ
Impiego consigliato
SPECIE Sempreverde o spogliante Varietà fastigiate Resistenza inquinamento Resistenza malattie Parchi Alberature stradali
Acer campestre S * 2 2 * *
Acer platanoides S * 2 2 * *
Acer pseudoplatanus S * 2 2 * *
Aesculus hippocastum S 0 1 *
Aescus x carnea S 1 1 *
Albizzia julibrissin S 1 2 * *
Catalpa S 1 1 *
Carpinus betulus S * 1 2 *
Cedrus atlantica E * 1 2 *
Cedrus atl. ‘Glauca’ E * 1 2 *
Cedrus deodara E * 0 2 *
Cedrus libani E 0 2 *
Celtis australis S 1 1 * *
Cercis siliquastrum S 2 2 * *
Crataegus S 1 1 *
Fraxinus excelsior S * 1 2 * *
Fraxinus ornus S 1 2 * *
Ginkgo biloba S * 2 2 * *
Gleditschia triacanthos S * 2 2 * *
Laurus nobilis E 2 1 *
Liquidambar S 1 2 * *
Magnolia grandiflora E 1 2 * *
Magnolia soulangeana S 1 2 *
Ostrya carpinifolia S 1 2 *
Pinus pinea E 0 1 * *
Pinus sylvestris E 1 1 *
Platanus x acerifolia S 1 0 *
Prunus ‘Pissardii’ S 2 2 * *
Quercus ilex E 2 1 * *
Quercus pubescens S 1 2 * *
Quercus robur S * 1 2 * *
Robinia pseudacacia S * 1 2 * *
Sophora japonica S * 2 2 * *
Tilia spp. S * 1 1 * *
Legenda: S = spogliante , E = sempreverde, 0= scarsa, 1 = media, 2 = alta
N.B.: Le cultivar piramidali sono tutte d’innesto.

Il Governo interviene sul consumo di suolo

ddl consumo di suolo-immagine wwf“In Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera. Dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166%. La perdita di superficie agricola – e la conseguente riduzione della produzione – impedisce al Paese di soddisfare completamente il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero.
Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un’area pari all’estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna: un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti”.

Sono le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Monti ha esordito per presentare oggi il disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Forse avremmo dovuto logicamente inserirlo nel provvedimento intitolato ‘Salva Italia’, perché qui c’è molto di salvezza concreta dell’Italia”
“Il provvedimento – ha continuato Monti – mira anzitutto a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate”.

In sostanza grazie alla normativa – approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per i Beni Culturali e dello Sviluppo Economico – si promuove l’attività agricola che si svolge o si potrebbe svolgere sui terreni e si contribuisce alla salvaguardia del territorio, poiché proprio l’attività agricola consente e favorisce la gestione del territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesto idrogeologico.

ddl consumo del suolo conferenza stampa

Il Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo

Il Ministro Catania ha affermato che il disegno di legge tratta di un tema vitale per la qualità della vita e descrive “il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per il nostro Paese negli anni a venire.”
“Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.

Il provvedimento interdice anche i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, prevedendo che tali superfici restino vincolate per 5 anni e interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Attualmente, infatti, la normativa in vigore prevede che le amministrazioni possano destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti.

In sintesi i punti principali del provvedimento:
1. Vengono identificati come ‘terreni agricoli‘ tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola;
2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate;
3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l’intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione;
4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.
5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l’ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.
6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.
7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell’ente locale. Il fine è quello di disincentivare l’attività edificatoria sul territorio.