La cura dei giardini storici: teoria e prassi

La cura dei giardini storici rappresenta una delle sfide più complesse per la scienza del restauro, in cui problemi di rispetto della redazione originale e delle fasi storiche del progetto si combinano a questioni di fruibilità degli spazi e innovazione delle tecniche giardinistiche.
Alla cura dell’architetto Massimo De Vico Fallani si deve l’edizione italiana del manuale di Michael Rohde, massimo specialista tedesco in materia, che offre una risposta concreta agli interrogativi teorici e pratici posti dalla manutenzione di queste opere d’arte.
La prima parte contiene un excursus sulla storia delle tecniche costruttive antiche, mentre la seconda è dedicata all’analisi dettagliata di trenta casi reali. Le schede proposte nella seconda sezione riguardante la prassi descrivono i problemi incontrati dai conservatori dei maggiori parchi storici tedeschi e le soluzioni, spesso innovative, di volta in volta adottate, seguendo una struttura che consente un agile reperimento delle informazioni. Le prassi descritte fanno riferimento a quattro elementi compositivi (piante legnose, fiori, viali, opere idrauliche).
Scritto in collaborazione con storici e architetti attivi sul campo e corredato da numerosi schemi grafici e illustrazioni a colori, il volume di Michael Rohde propone a studiosi e operatori del settore un patrimonio di conoscenze efficacemente applicabili anche al contesto italiano, che potrà dare slancio a una disciplina ancora trascurata nel nostro Paese.

Casi di studio:
Barockgarten di Großsedlitz – Bürgerpark di Brema – Burggarten e Schlossgarten di Schwerin – Großer Garten di Dresda – Großer Garten e Maschpark di Hannover – Großer Tiergarten di Berlino – Hofgarten di Würzburg – Neuer Garten, Parco di Babelsberg e Parco Sanssouci di Potsdam – Parco di Branitz – Parco di Klein-Glienicke – Parco di Muskau – Parco di Remplin – Parco Schönbusch ad Aschaffenburg – Parco sull’Ilm e Schlosspark Belvedere di Weimar – Schlossgarten di Celle – Schlossgarten di Weikersheim – Schlosspark di Ludwigslust – Schlosspark di Nymphenburg e Englischer Garten di Monaco – Schlosspark di Pillnitz – Schlosspark di Schwetzingen – Veitshöchheim

Il libro appartiene alla collana Giardini e Paesaggio della Casa editrice Leo S. Olschki, che vuole offrire  testimonianze concrete su temi di grande interesse e ai quali si presta sempre più attenzione, quali quelli del giardino e del paesaggio, con contributi rigorosamente interdisciplinari e di dimensione internazionale. I temi sono sempre affrontati con spirito aperto e sperimentale per promuovere un dibattito di idee, di metodi di indagine e di approcci.

Michael Rohde
La cura dei giardini storici
Teoria e Prassi
Edizione italiana a cura di Massimo De Vico Fallani
Casa Editrice Olschki

Giardini e Paesaggio, vol. 31
XVIII-592 pagine, 625 figure di cui 418 a colori
Euro 58,00

In promozione fino al 7 gennaio 2013 al prezzo speciale di Euro 49,00 per ordini diretti alla casa editrice, citando il codice
Rohde2012

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Barbara Pinzani orders@olschki.it

Geometrie simboliche e giardini

La geometria – annota Keplero – è Dio stesso e gli ha fornito gli archetipi per la Creazione del mondo”. Se la geometria sacra, scienza matematica per eccellenza, ovvero le figure geometriche che rimandano a un codice di segrete allegorie, costituisce il modulo occulto dell’architettura, anche nel disegno dei giardini si nascondono simboliche forme e proporzioni numeriche. Fin dall’antichità, infatti, un complesso apparato di simboli caratterizzerà il giardino, dove la natura, appositamente predisposta e sintonizzata con le frequenze dell’anima, entra in contatto con la nostra profonda essenza.

Già nellhortus conclusus medioevale costituito da uno spazio di forma quadrata, diviso a sua volta in quattro settori da due vie perpendicolari che s’incrociano nel centro, si ravvisa non solo una metafora del Paradiso Terrestre ma, soprattutto, uno spazio declinato secondo la simbologia del numero quattro, in stretta analogia con i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco, che, assieme ai rispettivi principi elementari (umido, secco, freddo, e caldo) erano, secondo gli antichi, alla base di tutte le manifestazioni della vita terrestre. Inoltre, secondo un quadro di corrispondenze sincroniche, ai singoli elementi oltre che gli umori fondamentali, erano associati le stagioni, i temperamenti e nella grammatica astrologica i pianeti e i segni zodiacali.
Lo stesso Marsilio Ficino, che amava studiare e sperimentare nel giardino della villa di Careggi a Firenze, le proprietà occulte delle piante, sosteneva che ogni sostanza animale, minerale e vegetale non solo soggiace all’influsso di un particolare pianeta o costellazione ma ne riassume in sé le qualità così come contiene i quattro umori fondamentali: caldo, freddo, umido e secco. Il giardino di ficiniana memoria è in sostanza un riflettersi del macrocosmo nel microcosmo, dove la stessa costruzione geometrica doveva attenersi a ben precise regole al fine di attrarre con maggior forza le virtù celesti. Scrive, infatti, Plotino nella quarta Enneade: “Gli antichi saggi, che hanno voluto fra loro presenti gli dei costruendo templi e statue, mirando alla natura dell’universo, capirono che è sempre facile attirare l’anima universale, ma che è particolarmente agevole trattenerla, solo che si costruisca qualcosa di affine e capace di riceverne la partecipazione. Ora l’immagine figurata di una cosa è sempre disposta a subire l’influenza del suo modello, come uno specchio capace di imprigionarne l’immagine”. E da qui prende vita il gioco delle immagini, ovvero dei talismani, che attraggono le influenze celesti, dove il disegno delle planimetrie dei giardini ricorda i diagrammi mnemonici dell’ars memoria di Raimondo Lullo.

Così i quattro elementi, in un’orditura complessa di miti e allusioni, si distendono sul palcoscenico grandioso del giardino. E sarà proprio nel Rinascimento, con la creazione dei primi orti botanici, realizzati secondo un preciso disegno, dove ancora il numero quattro e i suoi multipli sottendono alla suddivisione dello spazio. L’otto è il numero che caratterizza la costruzione dell’Orto Pisano, il primo orto botanico realizzato in Italia, ideato nel 1543 per volere del Granduca Cosimo I dal modenese Luca Ghini, lettore di botanica presso lo studio pisano. Infatti, il terreno di forma rettangolare era suddiviso in otto aiuole quadrate, dai complessi disegni geometrico-simbolici al fine di catturare, secondo la filosofia neoplatonica, le energie celesti.

Di diretta derivazione da quello pisano è la costruzione nel 1545 dell’orto botanico fiorentino costruito su disegno di Niccolò Tribolo. L’orto fiorentino, detto giardino dei semplici perché vi si coltivavano piante officinali e medicinali, era declinato secondo la simbologia del numero quattro. Il quadrato del terreno era, poi, diviso dalle due diagonali in quattro settori, mentre al centro campeggiava una vasca ottagonale, adornata da animali acquatici scolpiti nel marmo.

Fra i primi orti realizzati è quello di Padova che ancora oggi conserva quasi inalterato il disegno originale. Il giardino, costruito su progetto di Daniele Barbaro, presenta in pianta un quadrato inscritto in un cerchio, in una raffigurazione altamente simbolica in quanto le due figure così interconnesse rappresentano l’unione del cielo e della terra.
Nell’orto padovano ogni quadrato è a sua volta diviso lungo gli assi principali in quattro quadrati e ciascuno di questi diviso ancora in otto triangoli isoscele. Al centro una statua di Minerva, la dea protettrice delle scienze, ma anche allegoria del sapere iniziatico, nelle intenzioni dell’artefice doveva troneggiare sull’intero spazio. Come si vede il leitmotiv del disegno è il numero otto, simbolo per eccellenza di rinascita spirituale, ovvero della rigenerazione interiore ed esteriore perché, come sostenevano gli antichi, la salute dell’anima discende da quella del corpo e viceversa. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che gli orti, erano destinati alla coltivazione dei semplici utilizzati nella farmacopea del tempo.

L’orto era in sostanza concepito come una sorta di diagramma magico. Le aiuole, infatti, disegnate secondo un complesso sistema di corrispondenze sincroniche e di geometrie occulte, spesso riproducevano le figure della geomanzia, antica scienza divinatoria, citata dallo stesso Dante nel XIX canto della Divina Commedia, e il cui sistema simbolico mostrava evidenti connessioni con la scienza astrologica. “Determinate forme geomantiche – scriveva il botanico Perinihanno contenuti esoterici per cui solamente in quel posto le piante e i fiori raggiungono una determinata vitalità, un determinato splendore, una determinata esultanza di forme e di colori”. Questa conoscenza, che fino all’inizio dell’Ottocento era in possesso di ogni maestro giardiniere, è andata poi perduta nel tempo. Naturalmente ogni aiuola, microcosmo sacro, doveva essere recintata per non disperdere il proprio potere magico

Le piante per gli spazi verdi

giardino contemporaneoAlberi – Costituiscono l’ossatura del giardino e sono quelli che con la loro distribuzione ne determinano la struttura. Gli aspetti decorativi degli alberi sono il portamento, la forma della chioma, la persistenza o meno del fogliame, forma e colore delle foglie, eventuali fiori e frutti.
Il portamento dell’albero è un carattere molto importante che imprime al giardino stesso caratteristiche specifiche. Ad esempio, un portamento conico e compatto dai contorni rigidi come quello di un abete o di una magnolia si accompagna con le geometrie di un giardino formale basato su una divisione regolare degli spazi. Al contrario la chioma diffusa di un pioppo che si muove al vento evoca spazi aperti e imprime al giardino caratteri di naturalità.
Nel disegno sono illustrati i principali tipi di portamento degli alberi.

portamento degli alberi

Il portamento degli alberi: 1) fastigiato; 2) espanso o a ombrello (Pinus domestica); 3) ovoidale (Quercus); 4) arrotondato (Aesculus hippocastanum); 5) conico (Picea abies); 6) piangente (Salix babylonica)

Arbusti – Gli arbusti a motivo della estrema variabilità della forma, colori, portamento e dimensioni assumono volta a volta funzioni diverse a seconda della specie e delle modalità con cui sono usati:

  • schermo per mascherare visuali che non si desiderano vedere
  • gruppi di sfondo, collegamenti tra gli alberi e le superfici piane
  • punto di attrazione come da nota di colore (isolati o in gruppo)
  • frangivento

Con le specie striscianti si possono realizzare tappezzamenti di superfici in sostituzione del prato; dato il grande numero di specie e varietà è possibile avere scalarità di fioriture e aspetti decorativi durante tutto l’anno.

Erbacee perenni – Le aiuole o le bordure di erbacee perenni non sono ancora molto usato nei giardini italiani, in parte poiché legate a un gusto di giardino tipicamente inglese, in parte per il fatto che i nostri climi estivi sono spesso eccessivamente caldi e aridi, e infine perché richiedono una manutenzione piuttosto assidua. Le erbacee perenni vengono per lo più accostate in composizioni di diverse specie e varietà e i criteri di scelta delle piante devono rispondere ai seguenti parametri: la stagione in cui l’aiuola deve avere il massimo valore decorativo e la posizione ombreggiata o soleggiata.
Per ogni progettazione si devono considerare:

Aspetti estetici: portamento delle piante – altezza – accostamento dei colori.
Aspetti tecnici: esigenze di sole o ombra – epoca di valore estetico (in genere fioritura) – tipo di terriccio – messa a dimora e preparazione del terreno.

Se l’aiuola si può vedere da tutte le direzioni si metteranno al centro le piante alte, poi le medie e ai bordi le basse.
Per avere buone proporzioni l’altezza delle piante più alte non deve superare la metà della larghezza totale dell’aiuola. Se l’aiuola è addossata a un muro o comunque si vede da una sola parte mettere le piante alte sul fondo, poi le medie e le basse.
È consigliabile fare prima il disegno in scala per controllare bene l’equilibrio tra specie di diverso tipo e altezza.
Il numero delle specie va proporzionato alla superficie da ricoprire. Se la superficie è ridotta evitare di mettere molte specie che creeranno un’immagine di disordine.
Le distanze variano secondo le specie: piante alte come la Rudbekia e il Lupinus andranno posizionate a circa 40 centimetri di distanza; piante più piccole come l’Aubrietia e la Campanula andranno posizionate a 25 centimetri di distanza circa.
Gli accostamenti vanno fatti tra piante che hanno le medesime esigenze in fatto di terreno, clima ed esposizione armonizzando i colori.

Bordura mista erbacee perenni arbusti

Bordura mista con erbacee perenni e arbusti

Molto importante è la programmazione della scalarità di fioritura. Non è necessario che un’aiuola sia composta da sole erbacee perenni: si possono fare composizioni molto belle anche mescolando piccoli arbusti e conifere di ridotte dimensioni, in particolare piante con aspetti decorativi invernali.

L’equilibrio della composizione nel tempo va governato, a meno che non si preferisca abbandonare l’aiuola al rinselvatichimento il che può anche non essere sgradevole ma porterà alla dominanza di poche specie.
Mentre fino a qualche anno fa le erbacee perenni erano reperibili soltanto da pochi vivaisti, oggi sono molto diffuse e facili da trovare.
Le erbacee perenni sono piante abbastanza sensibili al microclima, per cui negli accostamenti vanno scelte con attenzione le specie a esigenze omogenee.
Le possibilità di scelta sono vastissime e questo rende indispensabile l’uso di un buon manuale di giardinaggio o del catalogo delle ditte produttrici più note.
La tabella mostra elenchi di  arbusti raggruppati a seconda dell’impiego consigliato.

IMPIEGO DEGLl ARBUSTI

Arbusti per terreni argillosi e calcarei:
Berberis, Buddleia, Buxus, Cornus sanguinea, Cotinus, Crataegus, Corylus, Forsythia, Hibiscus, Hypericum, Laburnum, Ligustrum, Malus, Philadelphus, Spiraea, Syringa

Arbusti per terreni umiferi e acidi:
Acer japonicum, Azalea, Calluna, Camellia, Erica, Hamamelis, Hydrangea, Pieris, Rhododendron, Skimmia

Arbusti per posizioni ombreggiate:
Aucuba, Berberis, Buxus, Cornus spp. Fuchsia, Hydrangea, Hypericum, Ilex, Laurus nobilis, Ligustrum, Prunus laurocerasus, Mahonia, Osmanthus, Philadelphus, Sambucus, Skimmia, Vinca, Hedera, Parthenocissus, Viburnum tinus

Arbusti per siepi spinose:
Berberis, Crataegus monogyna, Pyracantha, Ilex aquifolium, Prunus spinosa, rosa, Citrus triptera (Poncirus trifoliata)

Arbusti resistenti alla siccità:
Berberis, Spartium junceum, Hypericum, Spiraea, Corylus, Syringa

Arbusti a fioritura invernale:
Jasminum nudiflorum, Chimonanthus praecox, Hamamelis, Prunus subhirtella ‘autumnalis’, Camellia sasangua, Viburnum tinus

Arbusti a fioritura primaverile:
Azalea, Cornus, Deutzia, Forsythia, magnolie giapponesi da fiore, Malus, Prunus, Rosa, Syringa, Spiracea vanhouttei, Spiraea x arguta, Buddleia alternifolia, Philadelphus

Arbusti a fioritura estiva:
Lagerstroemia, Hibiscus, Hydrangea, rose rifiorenti, Spiraea bumalda ‘Antony Waterer’

 

Un giardino inaspettato a Bergamo inaugura un ciclo di manifestazioni dedicate al paesaggio

Maestri del Paesaggio Piazza Vecchia Bergamo

Lavori in corso per la trasformazione in giardino di Piazza Vecchia a Bergamo

Dal 30 agosto al 16 settembre Piazza Vecchia, nel cuore del borgo medioevale di Città Alta a Bergamo, diventerà un grande giardino aperto a tutti, 24 ore su 24, luogo di sosta e di contemplazione, di relax e apprendimento, dove stare pigramente seduti ammirando le evoluzioni che il giardino subisce nel corso degli anni, frutto non solo di mode, ma soprattutto di modi di concepire il paesaggio e l’ambiente che ci circonda.
Il giardino è lo spunto per iniziare un discorso sulla progettazione degli spazi verdi intrapreso da Arketipos lo scorso anno e che coinvolge in workshop, conferenze, percorsi guidati alcuni professionisti di fama internazionale che per 3 giorni si metteranno a disposizione del pubblico per spiegare i segreti della loro professione.
Maestri del Paesaggio inizia giovedì 30 agosto con seminari dedicati al pubblico e la serata inaugurale all’Orto Botanico, ma la manifestazione entrerà nel vivo nella giornata di venerdì, con seminari e workshop dedicati al mondo dei professionisti e agli appassionati sui temi del verde.
Arketipos Lucia Nusiner Maurizio VeginiCuore della manifestazione sarà il Meeting di sabato e domenica al teatro sociale al quale interverranno paesaggisti di chiara fama (si citano a titolo di esempio John Brookes, Arend Jan van der Horst, Cleve West, Charlotte Rowe, Andy Sturgeon e Christian Dobrick) che annoverano nel loro curriculum la vittoria a concorsi internazionali e che racconteranno la loro esperienza professionale attraverso la spiegazione di progetti e la proiezione di fotografie, che possano essere fonte di ispirazione e cases study per tutti coloro che svolgono il mestiere di paesaggista o che stanno studiando per prepararsi a svolgerlo.
Il giardino di Piazza Vecchia, oltre a essere una vetrina per la manifestazione, sarà esso stesso un esempio di connubio tra natura e architettura del verde, con uno sguardo al passato e il pensiero rivolto al futuro.

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Piazza Vecchia: lavori ultimati

Il visitatore sarà accolto da pergolati di pali di castagno, coperti da viti e rampicanti, con al centro quattro settori coltivati con metodi biologici e che simbolicamente richiamano la coltivazione degli orti, intesi come simbolo del prendersi cura della terra e indirettamente del nostro paesaggio; la novità risiede nelle specie vegetali coltivate, rappresentate da graminacee ornamentali e erbacee perenni adatte per il clima dell’Italia settentrionale, caratterizzate da un basso fabbisogno idrico e da minime esigenze di manutenzione, in perfetta sintonia con le emergenze climatiche e la sobrietà richiesta dal contesto internazionale globale.
Tra fiori e profumi, lo spirito si riconcilia con la città in uno spazio rilassante che rivela quanto alla capacità progettuale a volte visionaria dei progettista si debba affiancare una conoscenza botanica di alto livello.
Non mancheranno le sorprese e ospiti poco usuali per Piazza Vecchia, come le galline ornamentali che nel weekend dal 31 agosto al 2 settembre faranno la loro comparsa in vari punti del giardino. Anche i più piccoli avranno di che divertirsi nella zona dedicata, con arredi in miniatura, giochi e sculture di animali in legno.

Per il dettaglio degli eventi è possibile consultare il sito www.arketipos.org

Atmosfere tranquille e rassicuranti al Chelsea Flower Show 2012

Il giardino di Cleve West, vincitore del Chelsea Flower Garden Show 2012

Il giardino di Cleve West, vincitore del Chelsea Flower Garden Show 2012

Il Chelsea Flower Show, storica manifestazione legata al mondo del giardino che si tiene ogni anno a Londra, promossa dalla Royal Horticultural Society, e che richiama ogni anno pollici verdi da ogni parte del mondo, ha decretato i suoi vincitori; per quanto riguarda i giardini in gara si può affermare tranquillamente che, salvo rare eccezioni, in tempi di crisi, i progettisti abbiano puntato su temi rassicuranti lasciando poco spazio alla trasgressione o alla alla stravaganza (il che, per alcuni versi, è anche positivo).

Cleve West vince per la seconda volta consecutiva il premio Best in Show con un giardino formale e sospeso nel tempo, tradizionale ma contemporaneo al tempo stesso: un largo uso di tassi topiati, secondo tradizione, che si erigono come sentinelle in contrasto con le masse di erbacee perenni e di annuali. Il progettista ha scelto fioriture tipicamente primaverili che esibiscono una palette delicata di colori che spaziano dal bianco al giallo lime con lievi sconfinamenti nella gamma del rosso e dell’azzurro, per rendere un’idea di leggerezza, soavità e freschezza in opposizione alla concretezza dei tassi. Le piante usate vogliono anche trasmettere la sensazione di un giardino naturale ma sofisticato.

Ha lasciato i giornalisti di stucco, invece, Diarmuid Garvin, innovativo e non convenzionale come suo costume, con la sua piramide a 7 piani, il Westland Magical Garden, che per l’apertura alla stampa era presidiata da centinaia di veterani in uniforme rossa ad ogni piano; un tocco di follia senza la quale il Chelsea non è il Chelsea. A ragion veduta ha vinto il premio dell’originalità.

Continuando a passeggiare lungo i viali troviamo un giardino ispirato al movimento Arts and Crafts, disegnato da Andy Sturgeon (vincitore dell’edizione 2010): fortemente asimmetrico, prevede una serie di stanze e vialetti in stile cottage garden che si snodano lungo delle terrazze fino a sfociare in uno specchio d’acqua sulla quale un’installazione artistica ad anelli in ferro sembra galleggiare.

 

Il tema del contrasto di forme e tessiture, formalità e spontaneità sembra avvolgere anche la proposta di Arne Maynard, forse più tradizionale e classica rispetto ad altre: una siepe di faggi rossi potati alla francese circonda due lati del giardino, carpini topiati a piramide sono disseminati lungo un percorso solo apparentemente asimmetrico; del resto lo scopo è festeggiare i 200 anni della maison Laurent Perrier, e trasmettere un concetto di solida eleganza.

Anche in questo caso i colori sono soft, bianco, rosa (bellissimo quelle della rosa ‘La reine Victoria’), bordeaux, sarà per la primavera fredda? Oppure perché in tempo di crisi è meglio puntare sul sicuro?
A parole sembra che la scelta dei colori, che  in gran parte dei giardini più blasonati è molto simile, sia un omaggio al giubileo della Regina Elisabetta.

L’atmosfera spontanea della campagna inglese nel mese di maggio ha fatto vincere a Sarah Price una medaglia d’oro, grazie all’uso di orchidee e altre erbacee che crescono spontaneamente nei campi, nel giardino regna un’atmosfera leggiadra e naturale, a volte le piante sono messe a dimora casualmente in mezzo a vialetti di sabbia sottile, quasi un richiamo alla natura che si riappropria degli spazi costruiti dall’uomo.

Un’idea accattivante e in linea con le tendenze è rappresentata dal giardino Rooftop Workplace for Tomorrow, il primo giardino pensile presentato al Chelsea, nato da un’idea di Patricia Fox che ipotizza come gli spazi lavorativi possano estendersi all’esterno, sulle terrazze degli uffici, con tutti i benefici in termini di benessere che possono derivare dal lavorare in un ambiente naturale. Un giardino contemporaneo, dove il colore verde domina e uniforma gli spazi e le piante sono distribuite ovunque, persino sulle pareti esterne dell’ufficio vero, dove il verde verticale si fa notare per la sua leggerezza; persino i vasi che ospitano gli alberi sono trasformati in tavoli da lavoro!

Il giardino aromatico

erba-cipollina

Erba cipollina (Allium schoenoprasum)

Cosa sarebbe la nostra vita senza un tocco di erbe aromatiche? Una pizza senza origano, un pesto senza basilico? Da sempre sono state utilizzate per insaporire e aromatizzare i cibi.
Oggi ne facciamo un uso più limitato; restano sulla nostra tavola le più note, quelle che si trovano dagli ortolani o nei supermercati. Il loro gusto è indispensabile, ma di quante altre ne abbiamo perso la conoscenza e la fragranza! In quest’epoca di diete e di mancanza di sapori è piacevole disporre immediatamente di un aroma fresco, raccolto un attimo prima. Una salsa esotica à l’Estragone o al rafano è facile a farsi se si ha a portata di mano un ciuffo di dragoncello o la radice di cren; e cosa dire di una insalata dove spiccano i fiori azzurri di borragine o quelli giallo oro di calendola? Ma non ne vanno nemmeno dimenticate le proprietà curative.

Chi possiede un balcone può disporre vasi e cassette su una scaletta in legno Un grosso vaso in cotto è una simpatica soluzione per un orto in miniatura.

Negli orti del Medioevo
Nel Medioevo fu così importante la cura dell’orto, da indurre per primo l’imperatore Carlo Magno (742-814) a includere nella sua legislazione anche un elenco di tutte le piante che si dovevano coltivare negli orti: delle circa 73 piante nominate, circa un terzo sono aromatiche. Rientrano in questa categoria quelle piante fortemente profumate nelle loro parti, dalle quali si estraggono oli essenziali. Perché non proviamo a coltivarle per la nostra tavola, facendone al tempo stesso un giardino e, per chi abita in città , un terrazzo o un balcone? Dal punto di vista ornamentale sono molto piacevoli, parecchie di esse sono sempreverdi e resistono bene anche ai climi rigidi, se poste in posizioni riparate.

Numerose specie e varietà
Ne esistono in commercio numerose specie con colori, forme delle foglie e portamento molto diversi: salvia variegata o rosso cupo; basilico con foglie grandi come lattuga o piccole come un’unghia, verde o rosso; sfumature differenti nei profumi. Molte specie possiedono anche una suggestiva fioritura colorata o, nel suo complesso, appariscente: lavanda, timo, erba cipollina, camomilla, calendula; fogliame imponente come quello del rabarbaro; a frutti rossi come il peperoncino. Alloro, mirto, lavanda, ginepro, rosmarino costituiscono, se il clima lo consente, stupende siepi che possono essere potate; origano, timo, maggiorana (piccole e sempreverdi) sono ideali per bordure da vedersi in primo piano.
Le Umbelliferae perenni: angelica, finocchio, levistico e le annuali o biennali aneto, cumino, coriandolo per il loro sviluppo in altezza sono indicate per bordure poste in secondo piano o di sfondo.
Estremamente decorative, dove il clima lo permette, il cappero o il dittamo fiorito, alto fino a un metro o ancora il grigio argento dell’assenzio.
Per molte di queste aromatiche esistono in commercio varietà ornamentali come per l’Allium, la menta, il timo, l’origano.
In giardino e sul balcone
Premessa indispensabile per ottenere un discreto risultato: un luogo con alcune ore di sole, acqua e concime, qualche ora del nostro tempo.
Per organizzare un piccolo giardino aromatico bisogna prima considerare la forma, la posizione, la zona climatica e il paesaggio in cui si deve operare, evitando quelle specie che nella zona non si sviluppano bene e procurando che il terreno sia ben drenato. Dato l’uso limitato che si fa degli aromi se ne possono prelevare le quantità necessarie, recidendole, in posizioni dove non si danneggi la forma delle piante.
L’apparato radicale, in genere non eccessivamente sviluppato, ne facilita la coltivazione in vaso. Chi possiede un bel balcone può disporre le cassette su una scaletta di legno, in modo che possano godere tutte di una buona illuminazione. In un piccolo terrazzo soleggiato, grossi vasi in cotto sono una soluzione simpatica per contenere un discreto gruppo di aromatiche.
Il disegno del giardino può essere di vario tipo secondo la forma e lo spazio disponibili. Girolamo Porro nel 1591 per l’Orto Botanico di Padova, l’Horto dei semplici, propose la forma circolare, gli orti dei conventi erano rettangolari o quadrati; i tracciati dei vialetti ne disegnano le aiuole. Fin dalle più antiche scritture e incisioni rupestri, il quadrato ha avuto il significato di recinto, casa, campo, luogo protetto dalle forze negative che stanno all’esterno e il suo spazio può essere ancora diviso in quadrati; pare la forma più bella da suggerire per racchiudere tanti profumi.

1 Rosa ‘Dragmar Hastrup’
2 Rosa eglanteria
3 Hosta sieboldiana
4 Origano
5 Mentuccia
6 Cedronella
7 Barbaforte (Cochlearia)
8 Sanguisorba
9 Basilico
10 Prezzemolo
11 Aglio cipollino
12 Uva spina
13 Rubus trilobus
14 Paeonia officinalis
15 Aneto
16 Fragole
17 Rubus phoenicolasius
18 Finocchiella dolce
19 Chamaecyparis obtusa ‘Nana Gracilis’
20 Ilex ‘Veitchii’
21 Santoreggia (Satureia)
22 lssopo
23 Cerfoglio
24 Timo
25 Salvia
26 Lilium longiflorum
27 Rabarbaro
28 Petasites japonicus giganteus
29 Lavandula spica
30 Bruxus sempervirens
31 Rosa ‘Peace’
32 Ruta graveolens
33 Sedano di monte (Levisticum)
34 Acetosella
35 Asperula odorata
36 Finocchio
37 Vaccinium corymbosum
38 Juniperus squamata ‘Meyeri’
Disegno dal volume Il mio piccolo giardino, Edagricole, Bologna