Promoverde

PromoVerdePromoVerde è un’Associazione nazionale che coordina senza fine di lucro una rete di professionisti, aziende, associazioni, enti istituzionali, enti di formazione superiore e di ricerca, singoli cittadini per promuovere un nuovo rapporto con il Verde, l’Agricoltura, l’Architettura, l’Alimentazione e il Paesaggio in tutte le sue declinazioni; contemporaneamente PromoVerde vuole sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi dell’ambiente, del paesaggio, del verde e del florovivaismo, stimolando una cultura multidisciplinare che vede appunto il Verde come denominatore comune.

L’associazione organizza e coordina attività che favoriscono l’integrazione tra la cultura e la tecnica, la tutela e la valorizzazione del territorio, la diffusione della conoscenza del paesaggio, del Verde, dell’agricoltura, del florovivaismo, elementi fondamentali per la realizzazione del benessere individuale e collettivo. Tutte le iniziative sono volte a conservare i valori turistici, agricoli, culturali, economici, salutari, sportivo-ricreativi del nostro territorio.

PromoVerde ha nella partecipazione a manifestazioni fieristiche anche internazionali un punto di eccellenza, organizzando eventi nei quali riesce ad essere il polo attrattivo e di interesse culturale; progetta, coordina e realizza attività di informazione e formazione, che l’hanno resa oggi un concreto e riconosciuto interlocutore del mondo del Verde italiano .

La comunicazione avviene tramite un sistema coordinato che contempla un sito istituzionale – www.promoverde.it -, un sito divulgativo – www.verdeepaesaggio.it, una rivista cartacea – Nemeton Magazine -, la presenza sui principali canali social – Facebook, Google Plus, Twitter, YouTube, LinkedIn, Flickr, Pinterest, Instagram – e un costante rapporto con gli organi di stampa.

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Si colorano di blu i margini del fiume Piave

La patata blu cresce bene a Moriago della Battaglia, ai margini del fiume Piave, dove sembra avere trovato il suo habitat naturale. È una varietà antichissima che proviene dalle Ande peruviane, celebrata per la ricchezza di antiossidanti, sostanze  che, neutralizzando i radicali liberi, sono in grado di proteggere l’organismo  e di rallentarne quindi i processi di invecchiamento: per questo è chiamata anche patata salva salute.
Le sue proprietà benefiche e le sue virtù nutrizionali sono esaltate dalla tradizione officinale e alimentare e sono confermate da ricerche scientifiche del nostro tempo. Non è facile trovare la patata blu, un prodotto veramente di nicchia, poco coltivato perché non è redditizio. In compenso è una pianta molto forte, che resiste alle malattie e alla siccità e che quindi non richiede grandi cure. Ne è appassionato cultore Aurelio Codello, un orticoltore trevigiano di Moriago della Battaglia, che l’ha scoperta in Francia e si è impegnato a piantarla su terreni particolarmente felici per le patate. Sugli stessi campi crescono le Cornette, altra varietà tipica delle terre del Piave, immancabili nella cucina locale, le quali si avvicinano alle blu per  la forma: sono piuttosto piccole e bitorzolute. “È la passione che me le fa seminare – ci dice Aurelio Codello – perché se si badasse al risultato economico, non la si prenderebbe nemmeno in considerazione”.

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Chips di patata blu

Da un po’ di tempo la patata blu è valorizzata dall’alta cucina, che spesso utilizza cultivar simili, come le vitelotte francesi, coltivate in Piccardia, o le blu di San Gallo, nel Cantone Grigioni della Svizzera, o le blu di Margone di Vezzano, in provincia di Trento. È chiamata patata blu per il colore della buccia e della polpa, che è tra il blu marino e il violaceo. Il suo sapore è deciso, forte, originale e inconfondibile. In cucina si presta a piatti sapidi, dissueti e sorprendenti, che piacciono soprattutto a chi ama scoprire cose nuove e diverse. La patata blu è commercializzata, in particolare, da OPO Veneto, che la considera un prodotto interessante non tanto per i numeri, che sono veramente minimi, ma per il suo valore di ortaggio biodiverso, come segno di un’orticoltura che non si ferma solo alla massa o alla quantità, ma guarda alla qualità, alla varietà, alla compatibilità ambientale, alla sostenibilità.

Due serre e un fiume: ecco il Laverstoke Mill, nuova sede di Bombay Sapphire

laverstoke milla nnuova sede di bombay sapphireUn mulino abbandonato nell’Hampshire, questa l’ultima sfida progettuale di Thomas Heatherwick, ormai noto anche alle cronache per aver disegnato il braciere olimpico di Londra 2012.
I vecchi corpi di fabbrica, una volta dedicati alla produzione di carta per banconote della Gran Bretagna e dell’Impero, si compongono di una quarantina di edifici fatiscenti, molti dei quali di interesse storico, che troveranno nuova vita e diventeranno parte integrante del progetto di riqualificazione totale dell’area (circa 2 ettari, vicino al Laverstoke Park, un paradiso naturale a 60 miglia da Londra), che diventerà sede della distilleria Bombay Sapphire, storica azienda produttrice di gin, all’insegna della sostenibilità ambientale, della funzionalità e del design, per riflettere le aspirazioni della casa produttrice; la struttura verrà anche aperta al pubblico seguendo al filosofia alla base dell’Olympic Park (heritage).
L’idea più originale del progetto è la creazione di due serre per la coltivazionelaverstoke mill bombay sapphire 03 delle 10 erbe che sono alla base del famoso gin, che verranno poste al centro dell’intera area; in una sarà garantità l’umidità necessaria alla crescita di piante originarie dei climi tropicali, e, al contrario, nell’altra saranno assicurate le condizioni per la vita delle piante di origine mediterranea, che necessitano di climi più secchi. Le serre saranno posizionate dentro il River Test, ora inglobato in una struttura in cemento e poco visibile, insieme al quale diventeranno, una volta demolita la vecchia struttura, il fulcro dell’intera area.
laverstoke mill bombay sapphire 02Il rapporto tra l’azienda e l’architetto ebbe inizio circa 10 anni fa quando Heatherwick vinse il premio Bombay Sapphire, un premio di eccellenza per l’innovazione del design del vetro.
I lavori sono iniziati nel febbraio del 2012 e si prevede che la nuova sede inaugurerà in autunno 2013.
Un video accompagna il lettore in una visita virtuale nella fabbrica del domani.

Ciò che fa bene alla salute fa bene anche all’ambiente: ecological footprint

doppia piramide alimentare

Doppia piramide: alimentazione sana per le persone, sostenibile per il pianeta (Fonte: Barilla Center for Food Nutrition)

Le donne, provvedendo all’alimentazione della famiglia, svolgono, spesso inconsapevolmente, l’importante funzione di prime educatrici alimentari, divulgando modelli di comportamento diversi in funzione del contesto sociale e geografico in cui esse vivono.
Nei Paesi più sviluppati, l’espandersi del settore agro-industriale ha comportato una maggiore disponibilità di prodotti alimentari variamente trasformati e confezionati, anche per venire incontro alle cambiate condizioni di vita sociale e familiare che vedono una netta riduzione sia dei tempi di preparazione casalinga dei pasti sia dei momenti volti al consumo degli stessi in famiglia.
Questi fenomeni si riflettono sullo scambio di informazioni madre-figlio-restodella comunità, per quanto riguarda le regole di una corretta alimentazione. Tuttavia è di fondamentale importanza che la donna non trascuri di trasmettere ai figli, fin dalla prima infanzia, l’insegnamento che le buone abitudini alimentari hanno un riflesso positivo non solo sulla salute dell’uomo stricto sensu ma sull’ambiente stesso, con l’effetto di salvaguardarne anche la biodiversità attraverso la diversificazione dei consumi alimentari.
È ormai riconosciuto a livello scientifico che il modello alimentare mediterraneo, privilegiando il consumo di verdure, frutta, cereali e legumi, è quello che più si avvicina a un regime alimentare ideale per il corretto sviluppo fisiologico dell’organismo e il mantenimento dello stato di salute generale.
Sempre più numerosi sono gli studi che indicano come i benefici sulla salute umana della dieta mediterranea investano tutte le età, con effetti protettivi sul sistema cardio-vascolare e neurologico, sull’apparato riproduttivo, sul sistema immunitario, sull’invecchiamento cellulare, etc., grazie all’apporto continuo e ricco di oligoelementi, composti ad attività antiossidante e principi nutritivi a elevato valore biologico.
Tuttavia, i risultati di un sondaggio condotto dall’Università di Bologna dimostrano che il 60% degli italiani ignora i principi di base di questa dieta e solo il 20% riesce a definirla in modo corretto. Una corretta e capillare divulgazione delle linee guida nutrizionali elaborate dagli organismi preposti è dunque necessaria per informare la popolazione circa l’effetto positivo sulla salute dell’adozione della Piramide alimentare mediterranea moderna che in sintesi prevede, oltre ad una moderata attività fisica giornaliera e un apporto di acqua adeguato, un abbondante consumo quotidiano di alimenti di origine vegetale, ricchi in termini di nutrienti, di composti protettivi e a ridotta densità energetica; un apporto proteico diversificato tra legumi, latte e derivati, pesce, carni bianche e, per ultime, carni rosse; il consumo non eccessivo di olio di oliva.

Ma in che modo il modello alimentare mediterraneo si pone come elemento che contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità?

Recentemente, accanto al modello di Piramide alimentare, che spiega come adottare un’alimentazione equilibrata, è stato introdotto ed elaborato il concetto di Piramide ambientale che analizza l’intero ciclo di vita (LCA) delle diverse categorie di cibi, valutando l’impatto ambientale in termini di emissione di gas serra (Carbon footprint), uso delle risorse idriche (Water footprint) e uso del territorio (Ecological footprint) associato a ogni singolo alimento. In sintesi, le stime dei tre indicatori citati sono state elaborate attraverso l’analisi dell’intera filiera – estrazione, coltivazione e trattamento delle materie prime, fabbricazione, confezionamento, trasporto, distribuzione, uso (crudo, cotto ed i diversi tipi di cottura), riciclo e smaltimento finale.
L’ecological footprint è considerato l’indicatore più completo in quanto, oltre all’utilizzo del territorio, tiene conto anche delle emissioni di CO2. Ad esempio, è stato calcolato che l’impatto ambientale per la produzione di 1 kg di carne bovina è pari a 105 m2 contro i 9 m2 occorrenti per la produzione di 1 kg di ortaggi. In termini di consumi idrici, per la produzione di 1 kg di pomodori freschi vengono utilizzati circa 150 litri d’acqua mentre per ottenere un 1 kg di carne bovina ne vengono consumati 15.400. Riclassificando, quindi, le categorie alimentari rispetto al loro impatto sull’ambiente, si ottiene una piramide capovolta, che vede gli alimenti a maggior impatto ambientale in alto e quelli a ridotto impatto in basso. Come dato medio, è stato elaborato che per ottenere 100 calorie, il modello alimentare mediterraneo provoca un impatto ambientale del 60% inferiore rispetto a un’alimentazione di tipo nordamericano, in cui prevalgono carni e grassi animali.
Accostando le due Piramidi si ottiene una Doppia Piramide in cui si può osservare che gli alimenti di origine vegetale, per i quali è consigliato un consumo più frequente, sono anche quelli che presentano gli impatti ambientali minori ed emerge la coincidenza, in un unico modello, di due obiettivi rilevanti: tutela della salute umana e, al tempo stesso, salvaguardia dell’ambiente.

Da quanto finora esposto, una considerazione che emerge spontanea è quella che la diversificazione dell’alimentazione, variando all’interno di una stessa categoria il consumo dei diversi prodotti, ad esempio alternando sulla tavola i diversi tipi di ortaggi o di frutta in base alla stagionalità, costituisce un’azione protettiva sia da un punto di vista salutistico e sia per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità nelle produzioni agro-alimentari.
In tal senso, la spesa familiare, in genere compito femminile, potrebbe essere un’occasione di azioni efficaci orientate sia direttamente al recupero della salutare tradizione alimentare mediterranea sia indirettamente verso una migliore salvaguardia dell’ambiente. Certamente le relazioni che intercorrono tra agricoltura e ambiente sono sempre state molto strette. Il prodotto agricolo, più di molti altri tipi di merci, è legato al suo contesto locale e a un più vasto sistema di relazioni sociali ed economiche su scala globale.
Negli anni ’80, valutando, attraverso numerosi studi scientifici, tutti i rischi di impatto ambientale dell’agricoltura intensiva sull’ecosistema e sulla salute, si è riconosciuta la necessità di indirizzare la gestione dell’azienda agraria e lo sviluppo del territorio rurale verso dei criteri di sostenibilità nella produzione agroalimentare.

Il concetto di agricoltura sostenibile è molto ampio e, semplificando, pone come fondamentali tre aspetti principali: la sostenibilità ambientale, che comprende un uso del suolo e delle risorse naturali tale che queste siano disponibili anche in futuro includendo tra esse anche il paesaggio, gli habitat, la biodiversità, e la qualità delle risorse naturali; la sostenibilità sociale, che garantisca opportunità di lavoro, capacità di soddisfare la richiesta alimentare e la salvaguardia della salute umana; la sostenibilità economica, in modo che le risorse disponibili siano utilizzate in modo efficiente e contribuiscano allo sviluppo rurale del territorio.
Anche l’Unione Europea, nell’elaborare la nuova PAC, ha proposto di riservare il 30% degli aiuti diretti (pagamento ecologico) a quegli imprenditori agricoli che mettano in atto pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente, come la diversificazione delle colture, la conservazione dei pascoli permanenti, la salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio, al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori che divengono gestori del territorio.
La ormai diffusa attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e alla sostenibilità delle produzioni agricole ha dato impulso a nuovi modi di fare agricoltura. Ne sono un esempio, l’agricoltura biologica, che all’interno delle produzioni alternative è l’unica ad essere soggetta a controlli da parte di organismi autorizzati a certificare la qualità biologica delle produzioni; l’agricoltura biodinamica, che presta molta attenzione alle fasi lunari per semina e raccolti; la permacoltura e, infine, l’agricoltura naturale (o del non fare), sviluppata in Giappone, in cui l’intervento dell’uomo è minimo. O, ancora forme di gestione dell’azienda che valorizzano le colture locali tenendo conto della salute dei lavoratori agricoli, dei consumatori e della salubrità dell’ambiente.
Il nodo cruciale resta comunque quella di una corretta informazione ed efficace divulgazione presso la popolazione di conoscenze che sono ancora patrimonio di pochi specialisti di settore.
Occorrerebbero azioni più incisive e di immediata visibilità, rivolte ad un pubblico (infantile ed adulto) sempre più bombardato da notizie ed immagini ingannevoli. Ad esempio, si potrebbero utilizzare in modo mirato i più avanzati e diffusi mezzi di comunicazione nonché le strategie applicate nel marketing pubblicitario, al fine di volgarizzare per il vasto pubblico di ogni età conoscenze specifiche su argomenti così fondamentali per tutti, quali sono quelli dell’alimentazione, della salute e dell’ambiente. In tal modo e donne troverebbero un efficace supporto informativo nel loro difficile, costante e coraggioso compito di educatrici lato sensu non solo nei confronti della famiglia ma della società intera.

Intervento di Gabriella Rossi -Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA-RPS)- intitolato UNA NUTRIZIONE SANA FA BENE ALL’UOMO E ALL’AMBIENTE, tratto dagli Atti della Tavola Rotonda “Donne e Alimentazione” ( tenutasi a Roma il 3 luglio 2012 nella sede dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria)

Rio de Janeiro diventa più verde: inaugurato un parco da 93.000 metri quadrati

madureira park Rio de Janeiro olimpiadiRio de Janeiro è già al lavoro in vista dei due prossimi appuntamenti che concentreranno l’attenzione del mondo sulla città: i Mondiali di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, e punta tutto sul miglioramento del proprio ambiente urbano.
La città, che ha anche recentemente ospitato la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, ha avviato un ambizioso piano di riqualificazione urbana che comprende l’istituzione di nuovi trasporti, l’adeguamento delle infrastrutture esistenti, l’urbanizzazione dei suoi slums, e la costruzione di nuovi impianti in tutta l’area metropolitana.
L’ultima innovazione risale ai primi di agosto, con l’inaugurazione del Madureira Park, che con i suoi 93.000 metri quadrati è diventata la terza area verde più grande della città dopo Aterro de Flamengo e Quinta da Boa Vista.
Nato grazie alla riorganizzazione di alcune linee di trasmissione di energia elettrica e al trasferimento delle famiglie che occupavano la zona, il parco è improntato sul tema della sostenibilità: è dotato di un impianto di irrigazione per l’uso controllato delle acque, riutilizzo dell’acqua, pavimentazioni permeabili, illuminazione a Led e trattamento delle acque reflue.

Circa 800 alberi autoctoni e 450 palme sono stati piantati attorno ai cinque laghi con fontane illuminate, circondati da 31.500 metri quadri di prati.
Inoltre, è stato istituito un Centro di Educazione Ambientale per rafforzare la partecipazione della comunità e degli studenti nella protezione e conservazione del parco. La nuova area verde ha anche un altro ambizioso obiettivo: quello di risollevare dal degrado la grande regione commerciale e residenziale nel nord di Rio, priva di impianti culturali e di svago.
In questa linea, oltre alle strutture sportive, il parco dispone di un’area culturale per concerti e presentazioni, denominata Samba Square, un centro di 415 metri quadrati con accesso a internet e di una biblioteca virtuale (Knowledge Ship), 400 posti a sedere, oltre a una sala culturale per le presentazioni di 1.350 quadrati (Arena Carioca).