La fine del verde ornamentale

Rimango sempre piuttosto perplesso di fronte alla miriade di sproloqui che vanno addensandosi di questi tempi sulla città verde. Spesso ho la sensazione di ascoltare dinosauri che parlano fra loro non accorgendosi di essersi ormai estinti da tempo, voci dall’oltretomba, discorsi inerti su realtà passate che appaiono come segnali di fumo nell’era delle e-mail. Fra i tecnici del verde circolano terminologie vetuste che impediscono nei fatti il necessario cambio di mentalità. Ad esempio, se continuiamo a chiamare Verde ornamentale tutto ciò che non si coltiva per l’industria, che sia del legno o alimentare, come possiamo pretendere che la gente comune pensi al verde come a qualcosa di fondamentale per il proprio benessere? L’ornamento, per definizione, orna, decora, fa parte del superfluo, infatti, con questa concezione, il verde nei capitolati dell’edilizia continua a essere inserito come ultima voce, fra quelle che si fanno solo se rimangono i soldi e quindi non si fanno.
Ma non è solo una questione di nomi. Ogni intervento verde s’inserisce nella voce arredo urbano. Arredo e ornamento hanno in comune una cosa fondamentale: entrambi non sono strettamente necessari. Il verde ornamentale si presuppone vada a ornare qualcosa che c’è già. L’arredo urbano pure. In questa concezione, il costruito è il dato imprescindibile, tradotto in altri termini, quello su cui si spende, il resto, ornamenti e arredi, se resta qualcosa si fa, altrimenti non si fa, come accade nella maggioranza dei casi.
Qui s’inserisce la necessità di un altro equilibrio. Non si tratta di fare arredi urbani o giardini più belli. Si tratta di andare oltre pensando, concependo l’elemento vegetale esattamente come si concepisce un qualsiasi materiale da costruzione.

Fine dell’idea da una parte c’è l’architettura e dall’altra il verde.
Inizio dell’idea uso il verde per costruire i miei luoghi.

Ne uso il più possibile perché è il mio elemento vitale, poi uso anche la pietra, il mattone, il vetro, ma proprio perché non ne posso fare a meno.
Naturalmente, anche nell’ipotesi più ottimistica, questa rivoluzione ci metterebbe almeno un paio di generazioni a realizzarsi nella mente dei progettisti, senza contare gli impensabili e perversi giochi che le amministrazioni inventano per la propria conservazione e che solitamente vanno in contrasto con ogni idea innovativa. Ma non è solo ai progettisti che sto pensando, anzi.
Credo che il vero impulso alla forestazione della città potrà venire da tutti quei movimenti più o meno spontanei che producono azioni verdi. Dal guerrilla gardening al movimento per gli orti urbani, a tutta quella zona di pensiero che si è scoperta sensibile a piante, alberi, foreste. Ma non solo, è la coscienza verso il verde che va cambiata. È cambiata la percezione degli animali, specialmente quelli da casa. Allo stesso modo è necessario un lavoro per cambiare la percezione nei confronti delle piante.
Quando ognuno inizierà ad avvertire nel rapporto con le piante, anche oscuramente, lontanamente, intuitivamente, qualcosa che va al di là dell’ornamento e dell’alimento, solo allora la città, che è un insieme di persone prima che di edifici, diventerà veramente verde.

Un intervento di ristrutturzione di Marco Piva sul Lago di Como

intervento di ristrutturazione Marco PivaIl progetto di questa villa unifamiliare, situata nella cornice del lago di Como, è consistito nella ristrutturazione interna ed esterna del lotto e nel suo interior design.
Lo stato di fatto si presentava particolarmente degradato, in totale abbandono, per cui si è reso necessario innanzitutto il ripristino di tutte le coperture, la rimozione e rifacimento del tetto esistente; la realizzazione della guaina di impermeabilizzazione, la rimozione di tutta la pavimentazione interna e dei balconi e terrazzi esterni; la conformazione di adeguati sottofondi per pavimentazioni interne, e la rasatura interna ed esterna di tutte le pareti, con demolizione di tutti i tavolati interni per costruire muri di adeguato spessore.
A seguito è stato rifatto tutto l’impianto idrico-sanitaro, elettrico, e sostituito quello di riscaldamento.
Per la parte di interior design,l’intervento è stato sviluppato mantenendo uno stile contemporaneo, per andare incontro alle esigenze del cliente, che miravano all’ottenimento di un’atmosfera sontuosa, ma che allo stesso tempo trasmettesse una sensazione di comfort e tranquillità.
L’armonizzazione tra la residenza e la natura, è stata resa tramite l’utilizzo diintervento di ristrutturazione Marco Piva 2 vetrate. La trasparenza è infatti un elemento fondamentale di questa realizzazione e il vetro è il materiale per antonomasia. È tramite le vetrate che il progetto dialoga con il contesto e ne prende parte. Altro elemento portante della progettazione è stata la luce, determinante nella creazione di suggestioni e scenografie atte ad esaltare le caratteristiche del progetto stesso
Anche il verde, infine, è stato pensato come elemento architettonico, nella sua percorrenza di scale, giardino, balconi e davanzali
Il concept di progetto ha avuto come elemento cardine lo sviluppo di una continuità formale tra struttura e contesto, privilegiando colori leggeri e materiali naturali, in armonia con gli spazi verdi circostanti, che si è tradotta in un ambiente piacevole, accogliente ed elegante.