MVRDV: piantando l’architettura

gwanggyo-city-centre-mvrdv-seoul-02Partendo dalla convinzione che la trasformazione del comportamento sociale porti alla trasformazione dello scenario costruito, lo studio MVRDV realizza interventi svincolati dalla configurazione fisica, tanto che il contesto in cui sono inseriti spesso viene forzato nella sua natura quando non addirittura reiventato. Gli elementi caratteristici del paesaggio vengono, infatti, sapientemente usati, sovrapposti ed intrecciati con le architetture, come se fossero materiali da costruzione, fino ad ottenere nuovi paesaggi.

Ogni progetto diventa spunto e punto di partenza per nuove analisi ed approfondite ricerche che consentono di comprendere e di affrontare le più svariate situazioni progettuali; il risultato di questo lavoro iniziale viene poi utilizzato come strumento didattico attraverso il quale comunicare le ragioni metodologiche e le tecniche di lavoro dei vari interventi.

Più delle forme in se stesse sembrano assumere importanza le ragioni che hanno portato a quelle scelte: “la forma aiuta a mostrare il contenuto” ha, infatti, detto Maas in occasione di un’intervista e per far questo lo studio olandese si stacca dagli stili e dai linguaggi architettonici del passato ai quali, però, in diverse occasioni ha attinto con spudorata libertà.

Un esempio del modus operandi di MVRDV è il Gwang Gyo Power Centre, sito 35 km a sud di Seoul, in una valle circondata da colline boscose e collocata nei pressi di un lago.

A differenza della maggior parte dei centri plurifunzionali coreani precedentementegwanggyo-city-centre-mvrdv-seoul-01 realizzati, per lo più con tipologia a torre su una base attrezzata per lo shopping e posizionati negli avvallamenti, la soluzione proposta dallo studio ha cercato il modo di espandersi anche sulle colline, sfruttando a suo favore la ventilazione naturale, utile a ridurre lo smog e il surriscaldamento durante i mesi più caldi. L’edilizia residenziale, gli uffici, i centri commerciali, gli spazi attrezzati per la cultura e il tempo libero trovano posto nelle aree coperte, intervallate da varie aree di aggregazione, per lasciare il ruolo di protagonisti indiscussi ai caratteristici anelli terrazzati, costituiti dalla parte più esterna delle architetture di forma conica, che essendo stati collegati alle colline, alle strade ed al lago trasformano il progetto (architetture comprese) in una sorta di parco. L’intervento, così concepito, non soffoca, ma al contrario valorizza le varie zone verdi, collegandole tra loro e creando, nell’insieme, un nuovo paesaggio collinare.

Inoltre, sfruttando il naturale potere rinfrescante della massa d’acqua l’architettura è caratterizzata da un piacevole benessere climatico naturale e dalla riduzione della domanda energetica.

sky-village-mvrdv-copenhagen-02Un altro esempio significativo di come i progetti possano rispondere a specifiche necessità urbanistiche è lo Sky Village, una costruzione a torre, alta 116 m, estremamente flessibile in grado di accontentare la richiesta immobiliare della periferia di Copenaghen.

Si tratta di un agglomerato di scatole, dette pixel (di m 7,8×7,8) disposte intorno a un nucleo centrale dotato di ascensori, scale ed alberi. In questa costruzione non solo trovano posto parcheggi, negozi, ristoranti, uffici e residenze, ma le unità, tramite l’aggiunta o la rimozione di moduli, si trasformano facilmente in unità più grandi o viceversa, adeguandosi alle richieste del mercato. In questo modo ogni piano fa a sé, e le facciate, anche grazie alla collocazione di terrazzi e balconi, creano uno straordinario gioco di pieni e vuoti che cambia a secondo del punto di vista.

La parte più bassa di questa particolare torre è di superficie inferiore rispetto sky-village-mvrdv-copenhagen-01ai piani più alti; questo espediente le permette di inserirsi nel tessuto urbano senza soffocare le case circostanti e di creare, intorno alla sua base, aree vuote attrezzate in modo da accontentare le esigenza delle utenze più svariate (bambini, genitori, giovani ed anziani).

Per soddisfare le esigenze di sostenibilità e di risparmio energetico, sono stati previsti impianti di produzione di energia, il riciclo delle acque grigie e, per alcune parti, è stato utilizzato cemento armato riciclato.

L’orto sul tetto

giardino pensile bauer

Il giardino pensile nella nuova sede Bauer

Erba fresca appena tagliata, aiuole verdeggianti con fiori e rose profumate e, tutt’intorno, un orto con erbe aromatiche e fresche verdure. Sembra la descrizione di una tranquilla fattoria in campagna invece è quello che si può ammirare salendo sulla terrazza della nuova sede Bauer a Trento.
La storica azienda trentina, specializzata in preparati per brodo e insaporitori, da sempre attenta a coniugare salute ed equilibrio al piacere di una cucina saporita e gustosa, ha voluto che questa filosofia del benessere e della naturalità fosse rispecchiata anche nell’architettura della nuova sede inaugurata di recente.

“L’area relax del personale, adiacente alla mensa, – spiega la dott.sa Giovanna Flor, titolare di Bauer – si proietta su un ampio spazio verde aperto, consentendo uno stacco netto dall’attività lavorativa. Inoltre, la realizzazione di un giardino pensile ha un impatto positivo sulla riduzione delle escursioni termiche dovuta all’assorbimento di calore e luce da parte della vegetazione che vi è stata alloggiata.
La realizzazione di questa zona verde – prosegue la dott.sa Flor – avrà anche una valenza educativa. In collaborazione con la Cooperativa Sociale Onlus IRIFOR e il Museo Tridentino di Scienze Naturali sono in programma visite guidate con le scuole. I bambini avranno la possibilità di visitare l’azienda e il giardino pensile e vedere come alimenti che mangiano quotidianamente vengano coltivati nel rispetto della natura e dell’ambiente, educandoli al contempo ad una alimentazione sana ed equilibrata”.

Grazie alla collaborazione con l’architetto Massimo Leonardelli, l’azienda Bauer è un virtuoso esempio di ecosostenibilità: la particolare copertura a verde dello stabile, più di 2500 mq d’impermeabilizzazione naturale, consente vantaggi energetici ed economici su più fronti come il maggiore isolamento termico sia estivo che invernale, la diminuzione dei picchi di deflusso idrico, la mitigazione del microclima e il fissaggio delle polveri sottili.
Inoltre uno specifico sistema di stoccaggio delle acque meteoriche garantisce la riduzione dell’utilizzo di acque potabili per scopo di irrigazione.
Il nuovo stabilimento rappresenta un passo importante per Bauer, per dare risposta all’esigenza di crescita dell’azienda valorizzando una missione da sempre legata alla naturalità ed all’autenticità.

SKY GARDEN SECRETS prima puntata

Che differenza c’è fra estensivo ed intensivo?
Quando si parla di tetto verde occorre distinguere tra due principali sistemi di inverdimento: estensivo e intensivo. Le due tecnologie si distinguono in particolare per costi di costruzione, oneri di manutenzione e prestazioni globali.
Il verde pensile estensivo richiede spessori di substrato di coltivazione molto limitati, variabili tra i 10 cm e i 15 cm circa. Può essere realizzato su coperture piane o inclinate, grazie a particolari sistemi di trattenimento dello strato di coltura. Il peso del pacchetto degli strati destinati alla coltivazione delle piante è mediamente di 80-120 kg/m2 in condizione di massima saturazione idrica. Le specie vegetali utilizzate sono caratterizzate da basse esigenze nutritive, elevata resistenza agli stress termici ed idrici, capacità di autorigenerazione e autopropagazione (Sedum, muschi, succulente, graminacee caratteristiche dei pascoli poveri, ecc.). La manutenzione per questo tipo di copertura è molto ridotta e si traduce in uno o due interventi l’anno volti per lo più all’asportazione di specie non desiderate o sviluppatesi oltre misura e alla concimazione, quest’ultima non sempre necessaria. Sono esclusi in genere gli interventi di irrigazione.
Il verde pensile intensivo necessita di maggiori cure, in quanto prevede la messa a dimora di piante più esigenti nell’impianto e nella manutenzione e un più ampio impiego di tecnologie e materiali. Lo spessore del pacchetto destinato alla coltivazione può essere compreso tra i 15 e i 100 cm e il suo peso, saturo d’acqua, è di circa 150-300 kg/m2 ma, nel caso di impiego di arredi, pavimentazioni o specie arbustive e arboree di notevoli dimensioni, può superare in modo significativo tali valori. Gli inverdimenti pensili di tipo intensivo, necessitano di un impianto di irrigazione per integrare la perdita d’acqua subita dal complesso piante-terreno. Tali impianti, quasi tutti di derivazione agricola, possono essere inquadrati in quattro principali gruppi che differiscono tra loro soprattutto per il metodo di somministrazione dell’acqua: irrigazione per aspersione, a goccia o microirrigazione, subirrigazione e irrigazione a falda.
Normalmente un inverdimento pensile è realizzato mediante l’impiego di diversi strati, ciascuno dei quali assolve ad una specifica funzione. In particolare tre sono gli strati indispensabili al buon funzionamento di un inverdimento: il substrato, o strato di coltura, lo strato filtrante e lo strato drenante. A seconda che questi strati siano realizzati con un unico o con più materiali si possono distinguere i tre seguenti sistemi:
Sistema monostrato
Sistema a due strati
Sistema a tre strati
Nei sistemi monostrato il materiale impiegato svolge contemporaneamente la funzione di substrato, filtro e strato drenante. I materiali più frequentemente utilizzati a questo scopo sono il lapillo vulcanico, l’argilla espansa e l’ardesia espansa. I sistemi a due strati sono costituiti da uno strato di granulato minerale e da uno strato di humus con funzione di pacciamatura. Entrambi i sistemi sono economici ma non sempre in grado di assolvere alle basilari esigenze biologiche delle piante. Il sistema a tre strati è il più diffuso ed efficace. Lo strato di coltura, lo strato filtrante e lo strato drenante sono nettamente distinti. I materiali impiegati per il drenaggio sono molteplici e sono scelti in base alle specifiche esigenze di progetto e al tipo di inverdimento da realizzare. Lo strato filtrante, posto tra drenaggio e substrato, consente di mantenere costanti nel tempo le proprietà dello strato drenante, assicura una buona aerazione del substrato e fa in modo che la granulometria di quest’ultimo rimanga invariata trattenendo le particelle più fini e le sostanze organiche. Con il sistema a tre strati è possibile realizzare sia inverdimenti estensivi sia intensivi.
A seconda della tipologia e della complessità dell’inverdimento, altri strati completano il pacchetto di copertura: strato di pendenza, strato isolante, impermeabilizzazione, strato antiradice, strato protettivo, di accumulo e di separazione. Non sempre tutti gli strati funzionali sono presenti contemporaneamente e non sempre essi occupano la stessa posizione.

Ma le infiltrazioni d’acqua?
Come è facile intuire, i problemi principali di una copertura verde, composta da strati che assorbono e trattengono acqua anche per periodi prolungati, sono l’allontanamento delle acque meteoriche e di irrigazione e l’impermeabilizzazione dell’elemento portante, ancor più se si tratta di un tetto piano. Lo smaltimento dell’acqua in eccesso dal substrato di coltivazione è, poi, condizione essenziale per il funzionamento e il mantenimento dello strato vegetale. La superficie inverdita va suddivisa in aree di drenaggio, dotate di un’adeguata pendenza e dimensionate in modo tale che la distanza massima percorsa dall’acqua che defluisce non superi mai, di norma, i 15-20 m. Ciascuna area di drenaggio deve essere dotata di  collettori di scarico di diametro adeguato in funzione dell’area servita, collocati in pozzetti d’ispezione facilmente raggiungibili.
In corrispondenza degli elementi tecnologici (bocchettoni, tubazioni, lucernari, ecc.) e di tutti gli elementi verticali (parapetti, pareti ecc.) è necessario adottare alcuni accorgimenti per scongiurare le infiltrazioni di acqua. L’impermeabilizzazione, ad esempio, va risvoltata rispetto al piano di posa di circa 15 cm oltre il livello dello strato drenante e fissata all’elemento verticale con particolari sistemi di fissaggio e protezione.

Tratto da: SKY GARDEN, IL GIARDINO SUL TETTO a cura di Maurizio Corrado, Macro Edizioni 2006.
SKY GARDEN SECRETS è cura di MAJA Natura & Architettura. Il testo di questa puntata è di Federica Fiorina.

Nella prossima puntata:
Com’è fatto?
Pesa molto?