La foglie di Haworthia sono brevi e carnose, riunite in eleganti rosette solitarie o cespitose che a volte si allungano in un breve fusto, ma più spesso restano appiattite sul terreno. I fiori sono modesti: bianchi con striature verdi o rosee, crescono sparsi su lunghe e fragili infiorescenze a racemo. Sebbene poco appariscenti, essi assumono un certo interesse agli occhi del botanico, poiché, caso raro fra le Liliaceae, i sei tepali si dispongono su due lati invece di assumere la consueta simmetria a stella. Questo particolare caratterizza il genere Haworthia, e serve a distinguerlo dal vicino genere Astroloba (che significa appunto “tepali disposti a stella”) a lungo confuso con esso.

Haworthia della sezione Retusae, a cui appartengono le varietà più pregiate. Un esemplare della sezione: si nota la tendenza della rosetta ad infossarsi nel suolo.

Le haworthie sono diffuse nelle zone steppose e semidesertiche della Regione del Capo in Sud Africa, il cosiddetto Karoo, spingendosi a Nord Ovest fino alla Namibia (H. tessellata) e a Est fino allo Swaziland (H. limifolia). Di solito prediligono l’ombra di rocce o cespugli per proteggersi dal sole cocente; alcune specie dispongono di grosse radici che, nel periodo più caldo e arido, si contraggono trascinando sottoterra l’intera pianta, in modo tale che solo la cima delle foglie affiora dal terreno. La fotosintesi può comunque continuare grazie a un ingegnoso adattamento: l’apice delle foglie è trasparente e costituisce una “finestra” che irradia la luce all’interno della foglia, le cui pareti sono tappezzate da cellule fotosintetiche. Questo meccanismo di “fotosintesi sotterranea” è ben noto in alcune Mesembryanthemaceae che convivono nelle stesse regioni (Es. Fenestraria, Lithops, Ophthalmophyllum ecc.), tipico esempio di evoluzione convergente raggiunto da specie appartenenti a famiglie diverse. Il genere Haworthia fu istituito dal botanico Duval nel 1809 , in onore di Sir A.H. Haworth (1768-1833), ricco nobiluomo inglese, collezionista e studioso di piante succulente. Ma le haworthie erano già da tempo conosciute in Europa, introdotte con le prime spedizioni della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nell’entroterra della Colonia del Capo di Buona Speranza. Nel 1695 si trova descritta una aloe africana arachnoidea, che una successiva illustrazione ha permesso di identificare come H. arachnoidea. Da allora sempre più numerose furono le specie importate in Europa, dove si meritarono le attenzioni di botanici e appassionati; e già nel 1768 furono ottenuti in Inghilterra i primi ibridi. Nel 1896 compaiono sulla Flora Capensis 64 specie con 22 varietà; tale numero si è ininterrottamente accresciuto fino a raggiungere nel 1957 un totale di 160 specie e 210 varietà!

I fiori di Haworthia, poco ornamentali ma di notevole interesse sistematico. Tre nuove piantine, alla base della talea fogliare.

Ma tutti questi nomi comprendevano sia le vere specie (cioè provenienti da popolamenti naturali), sia ibridi naturali e artificiali, varietà coltivate, derivati poliploidi ecc. Quindi non si trattava di una vera e propria classificazione. botanica, ma di un elenco di tutte le possibili variazioni riscontrabili nel genere Haworthia. Tale elenco avrebbe continuato ad allungarsi all’infinito, generando sempre maggiore confusione se qualcuno non vi avesse posto un limite. Bruce Bayer, direttore del Karoo Botanic Garden (Sud Africa) ha risolto il problema nel modo più semplice, iniziando, cioè, il censimento delle specie esistenti in natura. Percorrendo palmo a palmo tutto il Karoo, Bayer ha potuto contare solo 68 specie con 41 varietà; di queste, alcune sono assai variabili, cosi che, in una stessa popolazione, è facile trovare esemplari con caratteri alquanto diversi dalla media. Se, come troppo spesso è avvenuto in passato, questi esemplari anomali fossero stati raccolti e portati in Europa, qualunque botanico non avrebbe esitato a classificarli come differenti varietà o specie. Tutte quelle haworthie che hanno avuto origine in coltivazione non si considerano specie, ma varietà coltivate (cultivars). Per praticità le specie sono state raggruppate in 20 Sezioni, in base a caratteristiche comuni. Ecco alcune delle principali:

Arachnoideae. Hanno i margini delle foglie muniti di fitte setole che avvolgono la pianta in una soffice ragnatela. In caso di siccità gli apici si disseccano e si incurvano così che l’intera pianta assume l’aspetto di un gomitolo bianco. Crescono assai lentamente e non producono getti laterali.
Coarctatae. Il nome allude alla disposizione delle foglie, che sono erette e strettamente appressate al fusto colonnare. Le foglie, rigide e corte, sono ricurve verso l’interno e cosparse sul lato dorsale di puntini bianchi prominenti, più o meno fitti e ordinati a seconda della specie.
Fenestratae. L’apice delle foglie appare come appena troncato da un colpo di cesoia. Questa “finestra” traslucida in natura sta a livello del suolo, mentre il resto della pianta è completamente sepolto. Hanno radici carnose, simili a tuberi. Ne esistono due sole specie: H. truncata con foglie ad apice ovale e disposte su due file; H. maughanii con foglie ad apice rotondeggiante e disposte a rosetta.
Limifoliae. Unica specie è H. limijoiia, graziosa piantina dalle foglie acunìiììate percorse da sottili rilievi trasversali su entrambi i lati che le rendono simili ad una lima. Ne esistono numerose varietà, più o meno grandi e prolifere, ma tutte assai simili fra loro.
Margaritiferae. Comprende le più note ed eleganti haworthie. “Margarita” in latino significa “perla” e infatti caratteristica comune in questa Sezione, e di avere il lato esterno, e spesso tutta la foglia, cosparsa di tubercoletti bianchi, rotondi, prominenti e lucidi, simili a candide perline. Le foglie sono rigide, erette, strette e acuminate; le piante formano rapidamente cespi, grazie ai numerosi getti prodotti alla base. Il numero, le dimensioni e la disposizione delle perline varia, si può dire, senza limiti: tutte le specie sono interfeconde e gli ibridatori si sono sbizzarriti nel produrre miriadi di nuove cultivars sempre più attraenti.
Obtusatae. Cioè con foglie ad apice ottuso. Tipica è la ben nota H. cymbiformis dalle foglie tozze e grasse che, nel periodo di crescita, si gonfiano come acini d’uva. L’apice è disegnato da linee traslucide. La varietà H. cymbiformis var. incurvala ha foglie arcuate, che, nel periodo asciutto, si racchiudono a riccio per ridurre al massimo la superficie traspirante.
Retusae. Vi appartengono le haworthie più belle e rare. Il nome si spiega nella forma delle foglie, carnose e solide, che, erette alla base, si piegano bruscamente verso l’esterno all’apice, volgendo orizzontalmente la parte superiore, piatta e traslucida, ornata di una varietà di linee e punteggiature. In natura la rosetta tende a sprofondare nel suolo, lasciando esposte le estremità ricurve delle foglie, strettamente riunite come le tessere di un mosaico.
Scabrae. Non sempre la superficie delle foglie è ruvida come indica il nome. Sono piante poco appariscenti, con foglio cuoiose, di lentissima crescita ed estremamente rare. Solo pochi collezionisti fanatici riescono ad apprezzare il loro fascino serpentino.
Tessellatae. Ricordano le Retusae, ma hanno foglie più grandi, arcuate fin dalla base. La parte interna, di lucentezza smeraldina, è completamente traslucida e percorsa da venature opache che si intersecano a formare un delicato ricamo a scacchiera.

Nella sezione Margaritiferae, tipico carattere è la presenza delle “perline” sulle foglie. Un esemplare della sezione Coaretatae.

Gli esperti concordano nel definire le haworthie piante di facile coltivazione e di indistruttibile salute. Eccetto le specie più rare infatti, tutte le haworthie crescono ottimamente in vaso in un qualsiasi composto, purché leggero e ben drenato. Si possono bagnare a volontà nel periodo estivo, per poi ridurre progressivamente le innafflature con l’avvicinarsi della stagione fredda. Quando la temperatura minima accenna a scendere sotto i 50C diventa indispensabile ripararle in un luogo più caldo e mantenerle asciutte fino al ritorno della buona stagìone. Le Haworthie si considerano piante da “mezza ombra”, e, con questa scusa, vengono relegate negli angoli meno luminosi delle serre o dei terrazzi, in compagnia di ragnatele ed erbacce. lo preferisco esporre in pieno sole le mie piante, dove crescono magari più lentamente, ma in compenso assumono un portamento compatto e robusto, ed i disegni sulle foglie si evidenziano colorandosi in rosa e rosso bruno.
Altrettanto facile è la loro propagazione: quasi tutte le specie producono getti laterali e stoloni che, una volta staccati, radicano prontamente. Altrimenti si può ricorrere a talee di foglia, avendo cura di scegliere le più grandi e sane; se tutto va bene, le nuove piantine si formeranno entro cinque-sei mesi. E’ sconsigliabile ricorrere alla semina se non si è certi della purezza del seme; le haworthie si ibridano con estrema facilità e si rischia di ottenere una progenie priva del caratteri delle piante madri.