Fino a poco più di cento anni fa la vegetazione di questa fascia di rocce e terreno era costituita semplicemente da alberi, cespugli e arbusti profumati della macchia mediterranea.

Una rampa della scalinata del giardino tropicale

Flora tropicale acclimatata tra gli ulivi

La prima costruzione fu la Villa di campagna di Julia Priscilla di cui sono stati trovati numerosi resti risalenti alla metà del I sec. avanti Cristo. La Villa sorgeva sull'antica via Aurelia, tracciata dai Romani duecento anni prima di Cristo per unire Roma alla Liguria, e di essa si scorge ancora un tratto in fondo al giardino che scende serpeggiando dalla punta della Croce verso Latte ed è sormontata da un ponticello di origine medioevale su cui è fissata una targa che ricorda il passaggio di alcuni personaggi celebri: San Francesco, Dante, Santa Caterina da Siena, Macchiavelli, Papa Pio VIl, Papa Innocenzo IV in viaggio verso Lione per scomunicare l'imperatore Federico 11, Carlo V diretto a Pavia per sconfiggere Francesco I e poi a Bologna per essere incoronato Imperatore, Napoleone il cui passaggio è testimoniato da una vecchia bocca di cannone ripescata presso gli scogli e oggi sistemata sulla scogliera con la canna rivolta alla Francia.
Le cronache riferiscono che nel 1500 la Villa apparteneva alla famiglia Lenteri la cui ultima discendente, Violante, essendosi fatta monaca, la cedette agli Orengo i quali, poco dopo, la cedettero col terreno circostante, quasi tutto calcareo e poco adatto ad essere sfruttato ma in posizione panoramica incantevole verso Ventimiglia, Mentone e la costa da poco ceduta dal Regno di Sardegna alla Francia, ai Grandis di Ventimiglia.
Nell'estate del 1867, un baronetto inglese, Sir Thomas Hambury, la cui famiglia aveva fatto fortuna in Oriente (possedeva in Cina, intorno a Shangai, vaste piantagioni di cotone e manifatture), in vacanza sulla Costa Azzurra, a Montecarlo, da un battello che faceva servizio da Montecarlo a Nizza e a Ventimiglia con la scusa di snellire i pubblici trasporti, ma in realtà per portare a Montecarlo i giocatori italiani e francesi, vide per la prima volta il promontorio della Mortola e fu attratto dalla bellissima baia e dalla incantevole posizione della Villa e, pensando di crearvi un giardino botanico acclimatando specie provenienti dalle varie parti del mondo accanto alla tipica flora mediterranea, l'acquistò dai Grandis di Ventimiglia. Ma il terreno, allora in gran parte incolto, non bastava a realizzare il progetto che aveva in mente e così a poco a poco alla proprietà iniziale ne aggiunse altre fino ad avere a disposizione praticamente tutto il promontorio con una superficie di circa 18 ha.

Fontana degli aironi dinanzi al Palazzo Hambury con fiori di Nymphea hybrida Hort

Uno degli angoli con effetti scenografici: il movimento delle scale è accompagnato da ricche bordure verdi e fiorite

Nel 1867 Thomas Hambury aveva 35 anni, non era un botanico ma amava molto la natura; il fratello Daniel ne aveva 42, era farmacista e fu lui il vero ispiratore scientifico e consigliere intelligente di Thomas. Inoltre Sir Thomas, essendosi prefisso di iniziare una specie di scambio con quanti si interessavano di botanica, ospitò alla Mortola studenti di agraria del Sud Africa, dell'Australia, del Canada, ecc. e tra questi Ludwig Winter, venuto dalla Germania che concepì Villa Hambury come l'eden dei giardini botanici di tutto il mondo e fu anche iniziatore di quella produzione floricola che da Bordighera si estese più tardi a tutta la Liguria.
Gli Hambury rispettarono religiosamente l'architettura della Villa che non aveva nulla in comune con le grandi ville fiorentine o romane, ma si inseriva meravigliosamente nella vegetazione circostante. Il nucleo della dimora è ancora costituito dall'antica torre saracena di difesa che all'inizio rappresentava l'unica costruzione esistente. Successivamente vi furono aggiunte altre strutture che definirono l'attuale ed armonica forma architettonica. Nella hall vi è ancora l'antico pozzo che permise la resistenza ai lunghi assedi dei Saraceni. I vecchi muri esterni, patinati dal tempo, sono illeggiadriti dal colore delle foglie e dei fiori che li circondano. Un angolo della Villa è illuminato di rosso dal Pithecoctenium, un rosso sapientemente attenuato dal viola della bordura.

Meravigliosi angoli del giardino tropicale

La Villa è circondata dai «personal gardens», piccoli giardini segreti in cui sono situati una campana orientale, una statua greca, un'anfora romana, orci, un prezioso bacile, antiche colonne che testimoniano l'antica origine della proprietà.
Subito dopo l'acquisto della Villa Sir Thomas iniziò la sistemazione del Giardino Botanico prefiggendosi di creare una piccola oasi di mondo esotico in una splendida cornice di vegetazione mediterranea effettuando un'armonica fusione tra esotico e indigeno.
L'impianto dei giardini Hambury doveva rispondere a criteri ben precisi: non dovevano mai essere piantati esemplari isolati e doveva essere curato al massimo l'accostamento dei colori, preferendo le masse di colori omogenei, per ottenere un suggestivo effetto scenografico.
Inoltre tutte le piante venivano scrupolosamente determinate e classificate e nel 1898 fu pubblicata la prima edizione dell'Hortus Mortolensis che riportava ben 7600 specie di piante fra cui 50 specie diverse di Eucalyptus, compreso il superbo esemplare di Eucalyptus globulus, piantato da Sir Thomas nel 1867; Acacia horrida, l'acacia «hamburyana» un ibrido ottenuto da Ludwig Winter, dal fogliame azzurro argento e con le infiorescenze di colore giallo-arancio; agavi che raggiungono i 4 m di altezza tra cui la Victoria reginae e la franzosinii; Banksia marcescens, una Proteacea inviata in omaggio dal Castello imperiale viennese di Schonbrun nel 1871; Ceratonia siliqua, Caesalpinia sepiaria, Stenolobium, Phoenix dactylifera, la spinosa Colletia cruciata, sistemata nei punti facilmente accessibili dagli animali e quindi con funzione di difesa; Strelitzia reginae e Strelitzia augusta; una ricca collezione di Citrus fra cui Citrus aurantium bizzarria e Citrus medica 'dita di budda'; Opuntia microdasis dalle spine microscopiche e dai frutti velenosi; Callistemon speciosus o «pianta degli spazzolini».

Uno degli angoli più suggestivi del giardino

Nel 1907 Sir Thomas morì ma l'opera fu continuata dal figlio Cecil che nel 1915 sposò la signorina Dorothy Simons-Jeune che porto avanti il lavoro iniziato dal suocero e dal marito arricchendo il giardino di nuove piante.
Nel 1913 fu pubblicato il secondo catalogo dell'Hortus Mortolensis a cura del botanico tedesco Alwin Berger che morì durante la prima guerra mondiale privando la famiglia Hambury di un validissimo collaboratore.
Ma Villa Hambury non è soltanto un Giardino botanico, è ricco anche di angoli suggestivi come la grande scalinata che porta al mare accompagnata da ricche bordure verdi o fiorite che si snoda fra terrazze panoramiche, bellissime fontane e vecchi orci; il viale dei «vecchi cipressi» che fiancheggiano una rustica scala ; la stradina del frantoio che degrada, fino ad un belvedere sul mare dove è conservata una vecchia macina da mulino. La vasca del dragone formata da una coppa di bronzo proveniente dai giardini giapponesi di Kyoto circondata da ciuffi di papiri; il tempietto dalla cupola in ferro battuto che sovrasta una rampa della grande scalinata; di rara bellezza le molteplici varietà di piante grasse, che coprono una notevole superficie del giardino, che tra la vivacità dei colori che si staccano sullo sfondo dell'azzurro del mare si mescolano alla vegetazione mediterranea; spettacolo unico offrono le, gigantesche Agavi, il grande esemplare arboreo di Yucca radiosa e le Aloe ferox del Natal che gareggiano in altezza e venustà con l'ulivo: un angolo tropicale che vive su di un promontorio mediterraneo illeggiadrito ancora di più dagli agrumi dorati.
Angoli suggestivi sono anche il roseto, la pergola di glicine lunga cento metri a cui si intrecciano diverse varietà di Bignoniacee, Clematis e rose ed infine la pineta di Pino d'Aleppo che si affaccia sulla scogliera su cui è ormeggiato il cannone di Napoleone.
La seconda guerra mondiale danneggiò moltissimo i giardini di Villa Hambury che oltre a non essere curati furono oggetto di saccheggio da parte di militari e di civili.
Lady Dorothy Hambury, tornata in Italia alla fine della guerra risollevò le sorti della villa e dei giardini e nel 1960, dopo laboriose trattative, la vendette allo Stato italiano. Ma il giardino oggi non ha più lo splendore cui l'avevano portato l'entusiasmo e la cultura dei vecchi proprietari e segue il triste declino della maggior parte degli orti botanici italiani, famosi, un tempo, per l'antichità e la preziosità degli esemplari in essi raccolti.
Comunque ancora oggi Villa Hambury rimane uno dei più interessanti giardini botanici ed un angolo di incomparabile bellezza nel leggiadro paesaggio della Riviera.

Alla fine della guerra, per rimediare ai gravissimi guasti degli eventi bellici, il giardino fu affidato alla direzione di Onorato Masera, che, nonostante i limitatissimi mezzi forniti dallo Stato, riuscì a rimetterlo in sesto col suo grande entusiasmo e la sua alta competenza botanica (N.d.D.)