Con il termine generico di "calcare" si intende un sale di calcio o di magnesio o di ambedue dell'acido carbonico nelle prevalenti forme mineralogiche di calcite (carbonato di calcio o CACO3) o di dolomite (carbonato doppio di calcio e magnesio o CaCO3*MgCO3). Nel terreno possono essere presenti anche altri minerali costituiti da carbonati di calcio e magnesio (tab. 2) i quali tuttavia o hanno una scarsa influenza sulle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo o sono presenti assai raramente.
In ogni caso non bisogna confondere il "calcare" con il "calcio" che sono due cose ben distinte.
Sotto l'aspetto dimensionale il calcare può assumere grandezze diverse: grandi massi, quali i crostoni calcarei del Mezzogiorno, o particelle molto piccole inferiori a 2 mm e quindi comprese nelle classi granulometriche della sabbia, del limo e dell'argilla (tab. 1).

Tab.1- Esempio di grandezza dimensionale di un carbonato di calcio in un terreno contenente il 68% di CaCO3 sulla terra fine (<2 mm)

 

Argilla (0,002 mm) (%)

Limo (0,05-0,002 mm) (%)

Sabbia (0,05-2 mm) (%)

CaCO3 (%)

Tessitura prima della rimozione del calcare

28

43

29

 

Tessitura dopo la rimozione del calcare

9

11

12

68

Distribuzione del carbonato per classi dimensionali

19

32

17

£nbsp

A differenza tuttavia dei classici componenti minerali della granulometria (sabbia, limo, argilla) che, come tali, non influiscono sulla reazione del terreno, i carbonati di calcio e, meno, i carbonati di magnesio, a seguito di reazioni chimiche che subiscono a contatto con l'acqua e con l'anidride carbonica, determinano modifiche di reazione (schema 1) poiché producono ossidrili alcalini (OH-); ed è per questa loro caratteristica che sono utilizzati per la correzione dell'acidità del terreno.
Il carbonato di calcio è decomposto rapidamente a freddo da un acido debole (pochi minuti) mentre il carbonato doppio di calcio e magnesio (dolomite) subisce una decomposizione lentissima che si prolunga per ore.
Il carbonato di calcio quindi sotto l'azione dell'anidride carbonica dell'atmosfera del terreno si dissocia rapidamente ed in quantità relativamente elevate, mentre il carbonato doppio di calcio e magnesio è poco dissociato o lo è lentamente. Ciò spiega perché terreni dolomitici, al contrario di terreni calcici, possono addirittura evidenziare una reazione acida.

Tab.2- Carbonati che si possono trovare nel terrenoe loro influenza sulla clorosi ferrica

Minerale

Formula

Influenza sulle clorosi

Calcite

CaCO3

Forte

Aragonite (*)

CaCO3

Lievissima

Dolomite

CaCO3 MgCO3

Nulla

Magnesite (*)

MgCO3

Molto forte

Idromagnesite (*)

3MgCO3 Mg(OH2) 3H2O

Molto Forte

Wintherite (*)

BaCO3

Lievissima

Stronzianite (*)

SrCO3

Leggera

(*) Raramente presenti

La velocità di solubilizzazione e l'entità della stessa sono legate alla finezza ed alla porosità del calcare. Ne deriva quindi che la frazione di calcare dimensionalmente locata nella classe delle argille è più "attiva" di quella a dimensione "limo" e questa più di quella a dimensione "sabbia" (tab. 1). Quando pertanto in un certificato di analisi si parla di "calcare totale" si intendono indicare le quantità globali di carbonato presente nella frazione di un terreno a granulazione massima di 2 mm (misura della terra fine d'analisi); quando invece si parla di "calcare attivo" si intendono le stesse forme chimiche precedenti ma caratterizzate da reattività notevole e quindi capaci di influenzare in breve tempo molteplici fattori della fertilità fisico-chimica.
Il calcare attivo è quindi parte del calcare totale ed è per questo che normalmente è espresso da una percentuale inferiore, al massimo uguale, del calcare totale.

 

Normalmente un terreno povero di calcare totale e attivo presenta un pH tampone acido (1), soggiace ad una bassa dotazione di elementi fertilizzanti a causa di forti lisciviamenti e, se provvisto di elevati contenuti di argilla, ha una struttura poco soddisfacente ed una limitata stabilità della stessa dopo le lavorazioni meccaniche.
La sostanza organica, se presente, è costituita da humus acido più difficilmente mineralizzabile di quello alcalino anche perché è scarsa la microflora batterica che presiede le attività di umificazione e di mineralizzazione.
Un terreno ben provvisto di calcare attivo (2) si presenta non molto dotato di sostanza organica e con un pH di 8,2 – 8, 5. Solo in presenza di una elevata dotazione organica, con conseguente maggior concentrazione dell'atmosfera in anidride carbonica, il pH può essere inferiore.

(1) Può verificarsi però anche il caso di un terreno alcalino pressoché privo di calcare, ma in questo caso l'alcalinità (del tipo labile o di scambio) è determinata da sali sodici (carbonati e bicarbonati) o da sodio di scambio o da altri sali alcalini. Il certificato di analisi può indirizzare verso l'identificazione della causa di alcalinità: ne può essere responsabile il sodio quando la percentuale scambiabile è maggiore del 7% della CSC; ne possono essere causa altri sali solubili alcalini quando l'indice di salinità è elevato.
(2) Il calcare di dimensione notevole ha scarsa influenza sui fattori di produzione salvo quando è presente in forme molto grandi poiché aumenta lo scheletro del suolo o quando forma depositi crostosi nel sottosuolo che riducono lo spessore dello strato attivo del suolo, il volume esploratile dalle radici e la capacità idrica.