Di pari importanza alla funzione estetica è la funzione di organizzazione dello spazio, creazione di percorsi, di aree di sosta, divieti di passaggio e, al contrario, inviti ed obblighi a seguire percorsi preordinati. Ancora: le fioriere ospitano il verde in quelle piazze, strade e aree pavimentate nelle quali non è possibile avere aiuole a terra; i lampioni e i corpi illuminanti rendono percorribile di notte la città. Tutte queste funzioni determinano la fruizione degli spazi urbani da parte dei cittadini e l’immagine della città.

Antico e nuovo in Giappone

Ecco quindi l’importanza della progettazione dell’arredo urbano non come disseminazione di oggetti nelle strade, ma come studio integrato tra aspetti estetici e funzionali all’uso della città, con il fine ultimo di aumentare la qualità degli spazi pubblici. Estetica e funzione devono essere obiettivi inscindibili della progettazione e l’arredo urbano diventa tessuto connettivo delle diverse aree urbane. L’arredo urbano spesso non gode di particolare attenzione nelle nostre città e tende ad appiattirsi in standard piuttosto uniformi, dando un’immagine qualitativa degli spazi per lo più monotona quando non sciatta. Il vandalismo, poi, si accanisce con scritte e danneggiamenti verso panchine e fioriere.
I committenti di arredo urbano sono le Amministrazioni Comunali e in generale gli enti pubblici. Sta alla sensibilità degli amministratori capire l’importanza di una buona progettazione dell’arredo nella qualità di vita della città.
Come sempre, in ogni progettazione si devono valutare diversi parametri legati alla città e ai suoi abitanti e alla qualità e tipi dell’arredo da proporre. L’argomento più acceso nel dibattito tra specialisti è il contrasto fra tradizione e innovazione. I centri storici delle città italiane sono caratterizzati da una stratificazione storica e culturale che determina una forte identità dell’immagine urbana. Inserirsi in questo contesto con interventi attuali è un problema complesso, che viene per lo più risolto secondo due linee di intervento:

  • proporre arredi nuovi realizzati su disegni, modelli e tipi di materiali vecchi. Questi arredi si rifanno per lo più a modelli ottocenteschi o del primo Novecento, epoche nelle quali la progettazione dell’arredo urbano era di alto livello qualitativo. Esempio diffuso sono i lampioni e le panchine in ghisa “in stile”;
  • proporre nuovi design e uso di materiali recenti come l’acciaio, la plastica e il cemento lasciando al progettista libertà di esprimere la propria creatività e di sovrapporre qualcosa di moderno alle antiche preesistenze.

Nessuna delle due linee è di per sé positiva o negativa. L’intervento va contestualizzato all’ambiente fisico e anche culturale e sociale in cui deve essere realizzato. Mi sento tuttavia di abbracciare la possibilità di una terza via: progettare il nuovo partendo da elementi di continuità con l’antico come materiali, colori, ecc. in modo che possa essere salvaguardata anche la possibilità per ogni epoca di esprimere la sua progettualità, inserendosi con continuità e senza rottura in un filone culturale esistente. Si pensi ad esempio come un materiale come il cotto, con il quale si realizzano pavimentazioni, fioriere e manufatti vari, sia stato usato in tutte le epoche e risulti tuttora di attualità e felice inserimento in molti contesti urbani. Il punto fondamentale e ancora poco sentito dagli amministratori è la assoluta necessità di un filo conduttore unico per tutti gli interventi. Il Piano di Arredo Urbano deve essere uno studio di inquadramento analitico e di linee progettuali che deve dare indirizzi all’interno dei quali muoversi. Gli interventi frammentari e disomogenei generano confusione e, non migliorando la vivibilità delle aree in cui sono calati, le trasformano sovente in zone degradate. Filo conduttore unico non significa necessariamente omogeneità di interventi.

La base di un Piano di Arredo Urbano è un’analisi della città da diversi punti di vista: storici, sociali, politici, culturali, urbanistici. Una ricerca che analizzi l’evoluzione storica della città, il tipo di fruitori e le fasce d’età, le funzioni che si richiedono all’arredo, porterà probabilmente a definire aree diverse, ognuna con sue proprie esigenze differenziate. Le linee di intervento potranno essere differenziate nelle diverse aree pur perseguendo i medesimi obiettivi. L’approccio alla progettazione dell’arredo urbano può seguire due linee principali: uso di forniture standard già presenti sul mercato, o progettazione e disegno ex novo dei manufatti. In alcune grandi città europee, ma anche americane e asiatiche, la ricerca progettuale dell’immagine della città è molto avanzata, per cui si preferiscono interventi progettuali “su misura”.

Paesaggio urbano. Il centro esposizioni di Madrid: giardini e piazze sono accuratamente studiati secondo schemi prevalentemente formali nei quali arredo urbano, pavimentazioni e verde si integrano formando un complesso altamente suggestivo

 

I giardini del centro esposizioni di Madrid sono stati completati nel 1992. La siepe curvilinea è stata formata impiegando Berberis thumbergii, le piante circostanti sono Populus nigra e Cupressocyparis leylandii

Un esempio molto vistoso è quello del Giappone. A Tokyo l’arredo urbano è curatissimo e molto “costruito”. Gli interventi hanno l’obiettivo di creare nuovi paesaggi urbani, usando in grande quantità materiali lapidei mescolati a poca vegetazione. Si ottengono così laghi e fiumi urbani che scorrono tra rive di pietre, cemento e piastrelle colorate. In Giappone, terra di fortissimi contrasti tra innovazione e tradizione, il legame culturale con la tradizione si annoda proprio attraverso la riproposta, nella megalopoli, di strutture prettamente territoriali come i corsi e gli specchi d’acqua, tipici del paesaggio esterno.
Ancora, il creare giardini con molte pietre e poca vegetazione si lega alla tradizione del giardino giapponese “zen”, un tipo di giardino “secco”, con pochissima vegetazione e impiego di pietre, sabbia e ghiaia, usate a evocare l’acqua. Più vicino alla nostra cultura europea è il caso della Francia. In Francia si ha una sedimentazione storico-culturale complessa e paragonabile a quella dell’Italia. I Francesi hanno sempre cercato di unire e sovrapporre il nuovo all’antico, lasciando che ogni epoca lasciasse il proprio segno sull’immagine urbana. A volte i risultati non sono stati splendidi e certe sovrapposizioni di moderno sull’antico intese come rottura e imposizione non hanno dato risultati positivi.
Al di là del giudizio estetico che può essere soggettivo, sono il tipo di fruizione e l’eventuale degrado che decretano se una progettazione è riuscita o meno.

Il caso delle Halles parigine, zona degradata e pericolosa dopo pochi anni dalla sua realizzazione, dimostra una progettazione non riuscita, ma qui siamo ben al di là del solo arredo urbano. Ricordo tuttavia che, appena realizzata, la zona si distingueva per l’originalità della progettazione dello spazio urbano e per lo studio di integrazione tra i materiali vegetali e lapidei.

Più recentemente la città francese di Lione, che negli ultimi anni ha lavorato moltissimo sulla qualità della propria immagine e si è distinta per progetti accuratamente studiati, ha incaricato l’architetto parigino Vilmotte di disegnare tutto l’arredo urbano del centro storico. Design, materiale e soprattutto il colore (divenuto noto come grigio “Vilmotte”) creano un filo conduttore che percorre e integra gli spazi della città. Sempre a Lione la grande cura nella progettazione di fontane, veramente belle e originali e con innovazioni tecnologiche sofisticate, come l’illuminazione dei getti o il calare automatico dell’altezza dei getti in relazione alla ventosità, ricrea il motivo del filo dell’acqua come integrazione degli spazi, secondo un concetto che la storia ha sempre ripreso a partire dai giardini egiziani e poi romani e poi rinascimentali e via via fino al tempo attuale. Il secondo filone della progettazione dell’arredo urbano è quello che usa manufatti standard prodotti da ditte specializzate.

 

Lione: panchina e gettacarta disegnati dall’architetto parigino Vilmotte

Si può ottenere un buon livello qualitativo di progettazione anche con prodotti standard, se usati con coerenza e inseriti in uno schema progettuale organico.
Anzi oggi il design in questo campo è molto avanzato e si trovano prodotti veramente eccellenti sia dal punto di vista estetico, sia come materiali. Normative e sicurezza dell’arredo urbano sono argomenti ancora non completamente messi a punto. Alcune norme stabiliscono i requisiti di sicurezza ad esempio per la stabilità delle panchine e delle pensiline, ma manca ancora un sistema di regole precise a causa della giovinezza di questa disciplina progettuale.